L’Ancora

Devozioni in formato semplice

  • I servi in attesa

    Peter Amsterdam

    [The Waiting Servants]

    Nel Vangelo di Marco e di Luca, Gesù parlò del suo ritorno in due parabole diverse. Anche se differiscono un po’ l’una dall’altra, entrambe propongono la stessa idea.

    Troviamo la prima parabola nel Vangelo di Marco. Gesù la racconta, poi prosegue dando ai suoi discepoli alcune spiegazioni su come applicarla. Prima di raccontarla, Gesù stava parlando degli avvenimenti che avrebbero preceduto la sua parusia (il suo ritorno al tempo della fine). Disse che solo il Padre sa quando verrà quel momento, ma nel frattempo i suoi discepoli dovevano “stare in guardia, vegliare, poiché non sapete quando sarà quel momento” (Marco 13:32-33).

    Poi proseguì raccontando la parabola:

    È come un uomo che si è messo in viaggio, dopo aver lasciato la sua casa, dandone la responsabilità ai suoi servi, a ciascuno il proprio compito, e comandando al portinaio di vegliare. Vegliate dunque perché non sapete quando viene il padrone di casa; se a sera, o a mezzanotte, o al cantare del gallo, o la mattina; perché, venendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quel che dico a voi, lo dico a tutti: Vegliate (Marco 13:34-37).

    Il padrone della casa preparò le cose in modo che ognuno dei suoi servi sapesse cosa doveva fare in sua assenza. Si assicurò di dire al portinaio di stare sveglio, di essere pronto per il suo ritorno e di aprirgli la porta quando fosse arrivato. In genere un portinaio aveva il dovere di tener fuori i possibili intrusi, ma in questo caso aveva istruzioni di essere pronto ad aprire la porta al ritorno del suo padrone. In ogni caso non ricevette nessuna indicazione di quando ciò sarebbe accaduto.

    Poi Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che anche loro dovevano restare svegli e in guardia, perché non sapevano quando sarebbe arrivato il loro padrone. Gesù si riferiva alle quattro vigilie notturne usate dai soldati romani: sera, mezzanotte, canto del gallo e mattina.

    Indicando che il padrone sarebbe arrivato all’improvviso non intendeva dire presto, ma inaspettatamente; sarebbe potuto arrivare in qualsiasi momento e nessuno avrebbe saputo esattamente quando. Se il servo fosse stato trovato addormentato all’arrivo del padrone, avrebbe mancato al suo dovere.

    In altri punti dei Vangeli troviamo simili inviti a restare svegli e all’erta: “Vegliate dunque, pregando in ogni momento, affinché siate in grado di scampare a tutte queste cose che stanno per venire, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo” (Luca 21:36). “Vegliate, dunque, perché non sapete in quale giorno il vostro Signore verrà” (Matteo 24:42). “Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora” (Matteo 25:13).

    Essere trovati addormentati durante il servizio sarebbe stata considerata una vergognosa inadempienza dei propri doveri. Leggiamo che questa stessa cosa avvenne la vigilia della crocifissione di Gesù, quando Lui disse a Pietro, Giacomo e Giovanni: “Rimanete qui e vegliate” mentre Lui pregava. In seguito leggiamo che “tornato indietro, trovò i discepoli che dormivano” e disse a Pietro: “Non hai avuto la forza di vegliare una sola ora?” (Marco 14:34-37).

    Gesù ci tenne a sottolineare che i suoi discepoli devono restare svegli, in guardia e vigilanti, perché nessuno sa il momento della sua venuta. La stessa cosa che Gesù disse ai suoi discepoli, la ripete ai Cristiani di ogni epoca, compresi noi oggi. Gesù ci chiede di vivere la nostra fede stando all’erta, in maniera da essere sicuri di essere pronti a incontrare il Signore. In Matteo 24, Gesù dice: “Qual è mai il servo fedele e prudente che il padrone ha costituito sui domestici per dare loro il vitto a suo tempo? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà così occupato” (Matteo 24:45-46).

    È facile lasciare che la nostra vita spirituale vada alla deriva, trascurando la nostra fede e il nostro rapporto con Dio. Le preoccupazioni della vita quotidiana ci chiedono di concentrarci sui doveri di ogni giorno, sul lavoro, sulla famiglia, sugli amici e sulle interminabili faccende della vita. Ci vuole determinazione, oltre a tempo ed energia, per vivere attivamente la nostra fede, nutrire la nostra anima, mantenere attiva e aggiornata la nostra vita spirituale e per rispondere alla chiamata di Gesù: Restate svegli!

    Troviamo la seconda parabola, con un messaggio simile, in Luca 12:

    I vostri fianchi siano cinti, e le vostre lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando tornerà dalle nozze, per aprirgli appena giungerà e busserà. Beati quei servi che il padrone, arrivando, troverà vigilanti! In verità io vi dico che egli si rimboccherà le vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. Se giungerà alla seconda o alla terza vigilia e li troverà così, beati loro! (Luca 12:35-38)

    Gesù apre questa parabola con l’invito a essere “pronti all’azione”. Esprime l’idea di essere costantemente pronti ad agire, come ripete 1 Pietro 1:13: “Perciò, dopo aver predisposto la vostra mente all'azione, state sobri, e abbiate piena speranza nella grazia che vi sarà recata al momento della rivelazione di Gesù Cristo”.

    Gesù dà seguito all’invito di essere pronto all’azione con un’altra frase in cui ripete lo stesso concetto: “Le vostre lampade siano accese”. Questo riflette l’idea di essere pronti all’azione anche di notte. Entrambe le cose puntano a un atteggiamento di preparazione che Gesù chiede ai discepoli di avere in attesa del suo ritorno.

    Questa terza immagine completa l’idea dell’essere pronti: “Siate come uomini in attesa che il loro padrone torni a casa dalla festa di nozze, così da aprirgli immediatamente la porta quando ritorna e bussa”. Le feste di nozze in quel periodo potevano durare giorni interi, fino a una settimana, quindi i servi non avevano modo di sapere quando il padrone sarebbe tornato a casa. Nell’attesa dovevano essere costantemente pronti e in guardia.

    Gesù usò tre esempi di prontezza (essere vestiti e pronti all’azione, tenere le lampade accese ed essere preparati in ogni momento per il ritorno del padrone) per indicare la necessità che i suoi seguaci vivano in maniera da rispecchiare i suoi insegnamenti. Dobbiamo condurre una vita guidata dalla sua Parola, con lo sguardo rivolto al cielo in attesa del suo ritorno.

    Poi Gesù parla del premio per chi è pronto. “Beati quei servi che il padrone, arrivando, troverà vigilanti!” Chi è sveglio al ritorno del padrone riceverà il favore di Dio. È stato vigilante nello spirito, ha vissuto la sua fede.

    Poi Gesù descrisse come si comporterà il padrone quando tornerà a casa e troverà i servi in sua attesa. “In verità io vi dico che egli si rimboccherà le vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli”. Il padrone si scambierà di ruolo con i suoi servi e farà quello che è compito loro, e ciò praticamente indica che i servi non avranno più la stessa posizione di prima. Il gesto del padrone in questa parabola riflette le azioni di Gesù all’ultima cena, quando lavò i piedi dei discepoli (Giovanni 13:4-5).

    Dopo averlo fatto, Gesù disse loro: “Se dunque io, il Signore e il Maestro, vi ho lavato i piedi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Io infatti vi ho dato l’esempio, affinché come ho fatto io facciate anche voi” (Giovanni 13:14-15).

    Questo concetto di Gesù come servitore è espresso in altri punti dei Vangeli come quando Lui disse di non essere “venuto per essere servito, ma per servire e per dare la vita come prezzo di riscatto per molti” (Marco 10:45) e “Io sono in mezzo a voi come colui che serve” (Luca 22:27).

    Gesù continuò: “Se giungerà alla seconda o alla terza vigilia e li troverà così, beati loro!” Diversamente dalle quattro vigilie notturne romane, usate nella parabola descritta da Marco, in questo caso Gesù si riferisce alle tre vigilie notturne usate dagli Ebrei. Dice a chi lo segue che il momento del suo ritorno è incerto e che chi sarà sveglio e pronto, in qualsiasi momento arrivi il padrone, sarà beato, benedetto.

    Due volte Gesù chiamò beati i servi che sono pronti e svegli al suo ritorno.Le Scritture insegnano che Gesù tornerà, ma che nessuno sa quando la sua seconda venuta avverrà. Come i servi della parabola, nessuno di noi sa il giorno o l’ora del ritorno del Signore, ma siamo esortati a essere sempre vigili nello spirito in previsione di quel momento. A un certo punto il Signore tornerà e noi vogliamo essere pronti per quel momento.

    Possiamo pensare seriamente agli stessi principi per quel che riguarda il momento della nostra morte. Nessun cristiano nella storia ha avuto l’esperienza del ritorno di Gesù, ma tutti i cristiani che sono passati oltre questa vita sono arrivati alla sua presenza. Nessuno di noi sa esattamente quando morirà, sappiamo soltanto che questo succederà. Da ciò che Gesù ha insegnato in queste parabole, dovremmo ammettere che non sappiamo quando il Padrone ci chiamerà a casa, quindi dovremmo sforzarci di essere svegli spiritualmente e pronti in qualsiasi momento.

    Pubblicato originariamente nel luglio 2018.
    Adattato e ripubblicato sull’Ancora in inglese il 27 maggio 2024.

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L’Angolo dei Direttori

Studi biblici e articoli che edificano la fede

  • La vita di un discepolo, parte 7: servire Dio servendo gli altri

    [The Life of Discipleship, Part 7: Serving God by Serving Others]

    Nei Vangeli, Gesù mise in evidenza il proprio esempio come modello di una vita devota che i suoi discepoli dovevano seguire. Ad esempio, leggiamo che esortò i suoi seguaci ad amarsi l’un l’altro come Lui aveva amato loro. «Io vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri. Come io vi ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri» (Giovanni 13:34).

    Mediante alcuni atti simbolici, Gesù fornì anche esempi di vita reale ai suoi seguaci su come voleva che vivessero, come quando lavò i piedi dei suoi discepoli. Nel Vangelo di Giovanni, mentre Gesù preparava i discepoli alla sua morte imminente, leggiamo che prese dell’acqua e un asciugamano e lavò i piedi di ciascun discepolo, un compito che normalmente sarebbe stato svolto da un servo quando in una casa entravano degli ospiti (Giovanni 13:1-11). Dopo averlo fatto, insegnò ai suoi discepoli il significato di quel gesto:

    Se dunque io, che sono il Signore e il Maestro, vi ho lavato i piedi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Infatti vi ho dato un esempio, affinché anche voi facciate come vi ho fatto io (Giovanni 13:14-15).

    Un commentario biblico fornisce le seguenti riflessioni su questo gesto:

    Con l’imminenza della sua crocifissione, Gesù lava i piedi dei suoi discepoli come prova finale del suo amore per loro, dando un esempio di umiltà e servitù, significando il lavaggio dei peccati mediante la sua morte. Con una straordinaria dimostrazione di amore per i suoi nemici, Gesù lava i piedi di tutti i suoi discepoli, compresi quelli di Giuda. Il gesto di Gesù è ancora più notevole, poiché lavare i piedi alle persone era considerato un compito riservato agli schiavi non ebrei. —ESV Study Bible1

    Invece di limitarsi a istruire verbalmente i suoi seguaci a servirsi a vicenda, Gesù usò il gesto di lavare i piedi agli altri per insegnare loro a servire il prossimo. Diede l’esempio di come noi, in quanto cristiani, dovremmo servire gli altri con amore e umiltà. Dopo aver lavato i piedi ai suoi discepoli, Gesù proseguì dicendo: «In verità, in verità vi dico che il servo non è maggiore del suo signore, né il messaggero è maggiore di colui che lo ha mandato» (Giovanni 13:16). Se Gesù, il loro maestro, era disposto a compiere azioni così umili al servizio degli altri, allora anche loro dovevano essere disposti a farlo.

    In un’altra occasione, quando i suoi discepoli discutevano su chi di loro dovesse essere considerato il più grande, Gesù indicò ancora una volta il suo esempio di servizio:

    Il più grande tra di voi sia come il più piccolo, e chi governa come colui che serve. Perché, chi è più grande: colui che è a tavola oppure colui che serve? Non è forse colui che è a tavola? Ma io sono in mezzo a voi come colui che serve (Luca 22:26-27).

    Gesù non insegnò ai suoi discepoli solo con le sue parole e il suo messaggio, ma con le sue azioni diede l’esempio di come la chiamata al discepolato vuol dire servire gli altri con amore. «Poiché anche il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti» (Marco 10:45). «Il più grande tra voi sia vostro servo» (Matteo 23:11).

    Il nostro servizio agli altri fa parte dell’adempimento del comandamento di Gesù di amare il prossimo come noi stessi. Il motivo per cui i credenti amano e servono il prossimo è che Cristo ci ha amati e ci ha dato un esempio da seguire. Lui ha vissuto ciò che predicava, ha dato l’esempio di amare e servire gli altri e ci chiama a seguire le sue orme, come sottolineano i seguenti articoli.

    Perché Gesù lavò i piedi ai suoi discepoli

    La storia di Gesù che si inginocchia sul pavimento durante l’Ultima Cena per lavare gentilmente i piedi dei suoi discepoli in modo che potessero cenare comodamente insieme è una delle immagini più profonde dell’amore del nostro Salvatore per noi! Gesù aveva davvero a cuore i dettagli della vita dei suoi seguaci. Era disposto a sporcarsi le mani per raggiungere, insegnare e mostrare amore immeritato al suo gruppo eterogeneo di discepoli. […]

    Il fatto che Gesù lavi i piedi ai suoi discepoli ha un significato molto importante, sia per i suoi discepoli in quel momento intimo, sia per tutti i cristiani che si sforzano di seguire il suo esempio e i suoi insegnamenti. Questo gesto altruistico dimostrò l’incredibile umiltà di Gesù nell’assumere il ruolo di servitore per lavare i piedi polverosi e sporchi dei suoi discepoli. Attraverso le sue umili azioni, Gesù stava dando un incredibile esempio di cosa significhi essere «simili a Cristo». La posizione, l’orgoglio e perfino lo sporco non gli impedirono di rimboccarsi le maniche per servire gli uomini che erano stati al suo fianco per tutta la durata del suo ministero.

    Prima di questo incontro, i discepoli avevano litigato tra loro cercando di determinare chi fosse il «più grande» tra loro (Luca 22:24). Gesù stava mostrando loro in modo molto pratico che nel suo regno gli ultimi saranno i primi e i primi saranno gli ultimi (Matteo 20:16). Gesù spinge persino i suoi discepoli a mostrare lo stesso servizio amorevole gli uni per gli altri (Giovanni 13:15). È chiaro che il servizio è essenziale per essere suoi seguaci. —Amanda Idleman2

    Cosa disse Gesù riguardo al servire gli altri?

    Gesù diede ai suoi discepoli l’esempio di un servizio altruistico come misura della sua grandezza e della sua influenza nel regno di Dio. Quando i discepoli di Gesù chiesero di ricevere una posizione d’onore nel regno di Dio, Gesù li riunì e disse:

    «Voi sapete che quelli che sono reputati principi delle nazioni le signoreggiano e che i loro grandi esercitano autorità su di esse. Ma non è così tra di voi; anzi, chiunque vorrà essere grande fra voi sarà vostro servitore; e chiunque tra di voi vorrà essere primo sarà servo di tutti. Poiché anche il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti» (Marco 10:42-45).

    Gesù sottolinea il servizio come mezzo per raggiungere la grandezza; spiega come si guidano gli altri attraverso il servizio e annuncia che la sua obbedienza a Dio lo porterà a sacrificarsi per gli altri. Gesù è Dio che è venuto a servire e si aspetta che i suoi seguaci mostrino la sua stessa caratteristica di servizio verso gli altri. […]

    Non si servono gli altri per guadagnarsi un rapporto con Dio, ma si servono con premura e compassione perché si ha un rapporto con Dio. Si serve chi ha bisogno per amore verso Dio, perché ha mandato Gesù a sacrificarsi per noi.

    Più tempo trascorri con Dio nella lettura delle Scritture e in preghiera, più Dio plasma il tuo cuore per farti vedere gli altri come li vede Lui – con compassione – e questo dovrebbe portarti a servire gli altri in modo disinteressato. Dio porterà gloria a Se stesso attraverso i tuoi gesti servizievoli motivati dal tuo amore per Dio e per gli altri. Nel Nuovo Testamento, Marco, Matteo e Pietro riferirono come Gesù si aspetta che i suoi seguaci servano gli altri.

    1. Servite i bisognosi in modo pratico: date da mangiare agli affamati, date da bere agli assetati, mostrate ospitalità agli stranieri, vestite gli ignudi e visitate i malati e i carcerati (Matteo 25:31-40).
    2. Servite gli altri facendo discepoli: andate e fate discepoli di tutte le nazioni, battezzandoli e insegnando loro a obbedire a Dio (Matteo 28:19-20).
    3. Servite gli altri nonostante le difficili circostanze della vita o la diversità all’interno di un gruppo: traboccate di amore divino gli uni per gli altri, mostrate benevolenza verso gli altri, siate ospitali gli uni verso gli altri e usate i vostri doni spirituali per servire gli altri (1 Pietro 4:8-11).

    I seguaci di Gesù servono gli altri affinché Dio possa essere glorificato in ogni cosa mediante il loro servizio altruistico modellato da Gesù e in risposta all’amore di Gesù verso di loro. —Courage for Life3

    Seguire le sue orme

    Vivere la nostra fede e seguire le orme di Gesù significa seguire il suo esempio di servizio e di attenzioni nei riguardi del prossimo, e farlo come se fosse fatto a Lui. «Qualunque cosa facciate, fatela di buon animo, come per il Signore. […] Perché servite Cristo, il Signore» (Colossesi 3:23-24). Serviamo Dio servendo gli altri nel Suo amore.

    Ci rivolgiamo a quelli che sono poveri, afflitti e hanno bisogno di un tocco tangibile dell’amore di Dio e di una speranza per il futuro. Agiamo con compassione verso gli stanchi, gli inquieti e i perduti. Siamo commossi dalla difficile situazione di quelli che sono perseguitati, emarginati dalla società o costretti contro la loro volontà a vivere in condizioni disumane. Piangiamo con coloro che soffrono per una perdita, una tragedia, una malattia o la disperazione.

    Molti oggi sono scettici nei confronti della religione e con la tecnologia moderna, sono bombardati da varie spiegazioni sull’universo, sulle origini dell’uomo, sul motivo dell’esistenza e sulla fede in un essere superiore. Per molti che sono diventati scettici, il cristianesimo è solo un’altra religione. In molti casi, ciò che aiuta le persone a comprendere il Vangelo è l’esempio tangibile dell’amore che vedono nei cristiani che aiutano gli altri e dimostrano bontà, nella loro cura compassionevole per i bisognosi e nel loro lavoro per migliorare la vita delle persone svantaggiate dal punto di vista sociale, educativo ed economico. Come viene espresso nel passo di Giacomo:

    Se un fratello o una sorella non hanno vestiti e mancano del cibo quotidiano, e uno di voi dice loro: «Andate in pace, scaldatevi e saziatevi», ma non date loro le cose necessarie al corpo, a che cosa serve? Così è della fede; se non ha opere, è per se stessa morta (Giacomo 2:15-17).

    Per alcune persone, sarà la manifestazione visibile della nostra fede attraverso azioni gentili e compassionevoli e opere caritatevoli e umanitarie ad attirarle al Vangelo; farà da esempio vivente del nostro amore e della nostra fede in azione. Anche le nostre parole e le nostre azioni premurose nel quartiere e nella comunità locale possono essere una testimonianza per molti e realizzare la chiamata di Gesù a far «risplendere la nostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le nostre buone opere e glorifichino il Padre nostro che è nei cieli» (Matteo 5:16). Durante la giornata, ognuno di noi incontrerà persone per le quali potrà essere un esempio di amore e di servizio, come sottolinea il seguente articolo.

    La persona accanto a te

    Hai notato che il nostro mondo sembra pieno di cose che drenano la nostra vita? C’è una netta mancanza di speranza, gioia, pace e amore. Quindi, in  che modo puoi essere fonte di vita e riversare queste qualità nel mondo? Tutto inizia con l’influenzare la persona accanto a te. Puoi cambiare il mondo condividendo l’amore di Cristo con una persona alla volta. Uno dei modi migliori per farlo è servire e incoraggiare gli altri. […]

    Ci sono molti modi in cui puoi servire e incoraggiare chi ti sta vicino. Ogni giorno incroci tante persone: familiari, amici, vicini, compagni di classe, insegnanti, persone in chiesa, medici, dentisti, il commesso del negozio di alimentari […] la lista è infinita! Servire gli altri offre un’incredibile opportunità di condividere l’amore di Cristo. —Focus on the Family4

    Vivere il nostro discepolato significa mettere in pratica la nostra fede e tendere la mano a quelli che il Signore mette sul nostro cammino, quelli che sono stanchi e afflitti, svantaggiati e bisognosi. Servire i bisognosi è un modo meraviglioso per esprimere la nostra fede, sia che si tratti del nostro prossimo e della nostra comunità locale, sia attraverso un’organizzazione di beneficenza che aiuta le persone e diffonde il Vangelo in altre parti del mondo. Ogni persona ha bisogno di sapere che è amata e curata. Dio la ama e l’apprezza, e, come cristiani, anche noi facciamo lo stesso.

    Sant’Agostino una volta disse: «Che aspetto ha l’amore? Ha mani per aiutare gli altri. Ha piedi per correre dai poveri e dai bisognosi. Ha occhi per vedere la miseria e il bisogno. Ha orecchie per ascoltare i sospiri e i dolori degli uomini. Ecco che aspetto ha l’amore».

    Che si tratti di servire un vicino o un amico bisognoso, di fare volontariato in un ospedale o in un orfanotrofio, di visitare i malati o gli anziani, di visitare qualcuno in prigione, quando serviamo gli altri, «serviamo Cristo, il Signore» (Colossesi 3:24). I destinatari del nostro servizio amorevole ricevono un esempio vivente dell’amore che Dio prova per loro. Rispondendo alle persone con compassione, comprendendo i loro bisogni fisici e spirituali ed essendo spinti a fare ciò che possiamo per migliorare la loro vita, sia spiritualmente che praticamente, noi seguiamo l’esempio dato da Gesù. Camminiamo come camminava Gesù. Seguiamo il Maestro.

    Formati per il servizio

    Ogni volta che servi gli altri in qualsiasi modo, in realtà stai servendo Dio. Dio ti ha creato per servirlo. La Bibbia dice: «Dio stesso […] ci ha fatto così e ci ha dato nuova vita in Gesù Cristo, per farci compiere quelle buone opere che egli aveva preparato per noi fin da principio» (Efesini 2:10). […]

    Dio non ti ha messo su questo pianeta solo per occupare spazio. No! Ti ha messo qui per servire Lui servendo gli altri. E nessun altro può essere te. Se non servi Dio nel modo in cui Lui desidera che tu lo serva, il mondo ne risente.

    Un altro nome per «buone opere» è «ministero». Ogni volta che usi i tuoi talenti e le tue capacità per aiutare un altro, stai svolgendo un ministero nei suoi confronti. La Bibbia dice in 1 Pietro 4:10: «Dio ha dato ad ognuno di voi particolari capacità: fate in modo di servirvene per aiutarvi a vicenda, mettendo così al servizio degli altri i doni che avete ricevuto da Dio». […]

    Dio vuole che tu metta in pratica qui sulla Terra ciò che farai in cielo. In cielo amerai Dio e amerai gli altri, quindi Lui vuole che tu ti eserciti fin da ora. Inoltre, in cielo crescerai spiritualmente e servirai Dio, quindi Lui vuole che tu faccia pratica anche sulla Terra.

    Poiché è impossibile servire direttamente Dio sulla Terra, qui lo servi servendo gli altri. Anzi, Dio dice che ogni volta che aiuti un altro, è come se lo facessi a Lui (Matteo 25:40). Quando servi gli altri, servi Dio. —Rick Warren5

    Pensieri su cui riflettere

    La forma di culto più sublime è quello di un servizio cristiano altruistico. La forma di lode più grande è il suono di piedi consacrati che cercano i perduti e gli indifesi. —Billy Graham

    Una delle regole principali del [cristianesimo] è quella di non perdere nessuna occasione per servire Dio. E, poiché Lui è invisibile ai nostri occhi, dobbiamo servirlo nel nostro prossimo; Lui lo riceve come se fosse fatto a Lui in persona, visibile lì davanti a noi. —John Wesley

    Quando servi silenziosamente una persona bisognosa, vieni plasmato a immagine di Gesù. Quando dai generosamente, il tuo cuore viene plasmato a immagine di Gesù, nostro Signore e Salvatore. —Allen R. Hunt

    Cosa dice la Bibbia

    «Ciascuno viva secondo la grazia ricevuta, mettendola a servizio degli altri, come buoni amministratori di una multiforme grazia di Dio. Chi parla, lo faccia come con parole di Dio; chi esercita un ufficio, lo compia con l'energia ricevuta da Dio, perché in tutto venga glorificato Dio per mezzo di Gesù Cristo, al quale appartiene la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen» (1 Pietro 4:10-11).

    «Non dimenticate poi di esercitare la beneficenza e di mettere in comune ciò che avete; perché è di tali sacrifici che Dio si compiace» (Ebrei 13:16).

    « Allora il re dirà a quelli della sua destra: “Venite, voi, i benedetti del Padre mio; ereditate il regno che vi è stato preparato fin dalla fondazione del mondo. Perché ebbi fame e mi deste da mangiare; ebbi sete e mi deste da bere; fui straniero e mi accoglieste; fui nudo e mi vestiste; fui ammalato e mi visitaste; fui in prigione e veniste a trovarmi. […] In verità vi dico che in quanto lo avete fatto a uno di questi miei minimi fratelli, lo avete fatto a me”» (Matteo 25:34-40).

    Una preghiera per servire gli altri

    Caro Dio, all’inizio della mia giornata, chiedo la tua guida e la tua forza per aiutarmi a servire gli altri. Ti prego, ricordami che ogni persona che incontro è creata a tua immagine e merita di essere trattata con amore e rispetto. Aiutami a vedere i bisogni di chi mi circonda e a essere disposto a intervenire e ad aiutare in ogni modo possibile. Che si tratti di offrire una parola gentile, un orecchio attento o una mano amica, ti prego, dammi il coraggio e la compassione per servire gli altri in modo disinteressato.

    Signore, con la tua vita e i tuoi insegnamenti mi hai mostrato che la vera grandezza viene dal servizio. Aiutami a modellare la mia vita sul tuo esempio e a mettere i bisogni degli altri prima dei miei. Nel corso della mia giornata, dammi gli occhi per vedere chi è solo, chi soffre e chi è emarginato. Aiutami a tendere loro la mano con amore e a mostrare loro che non sono stati dimenticati. Ricordami che ogni gesto di servizio, per quanto piccolo, può fare una grande differenza nella vita di qualcuno. Che si tratti di dare una mano a un vicino o di fare volontariato presso un ente di beneficenza locale, aiutami ad essere un canale del tuo amore e della tua grazia per coloro che mi circondano. […] Nel nome di Gesù, amen.6


    1 ESV Study Bible (Crossway, 2008).

    2 Amanda Idleman, “Why Did Jesus Wash the Feet of His Disciples?” Christianity.com, 15 marzo 2024, https://www.christianity.com/wiki/holidays/why-did-jesus-wash-the-disciples-feet-at-passover.html.

    3 “What Did Jesus Say About Serving Others?” Courage for Life, 14 marzo 2023, https://courageforlife.org/blog/what-did-jesus-say-about-serving-others/.

    4 “Serve One Another”, Focus on the Family, August 11 agosto 2023, https://www.focusonthefamily.com/live-it-post/serve-one-another/.

    5 Rick Warren, “God Shaped You for Service”, Daily Hope, 7 dicembre 2021, https://www.crosswalk.com/devotionals/daily-hope-with-rick-warren/daily-hope-with-rick-warren-december-7-2021.html.

    6 Stephanie Reeves, “A Morning Prayer for Serving Others”, Abide.com, 2 giugno 2023, https://abide.com/blog/a-morning-prayer-for-serving-others/.


    Pubblicato originariamente in inglese il 20 gennaio 2026.

  • Mar 10 1 Corinzi: capitolo 15 (versetti 1-19)
  • Feb 24 La vita di un discepolo, parte 6: Amore per gli altri
  • Feb 10 1 Corinzi; capitolo 14 (versetti 26-40)
  • Gen 27 La vita di un discepolo, parte 5: cercare prima il suo regno
  • Gen 13 1 Corinzi: capitolo 14 (versetti 1-25)
  • Dic 30 La vita di un discepolo, parte 4: il rapporto con Dio
  • Dic 16 La vita di un discepolo, parte 3: dimorare in Cristo
  • Dic 2 1 Corinzi: capitolo 13 (versetti 1-13)
  • Nov 18 La vita di un discepolo, parte 2: amare Dio con tutto il nostro essere
   

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