L’Ancora

Devozioni in formato semplice

  • Le ultime apparizioni di Gesù e il suo mandato

    [The Final Appearances and Commission of Jesus]

    I Vangeli di Matteo, Marco e Luca terminano tutti con la descrizione delle ultime interazioni di Gesù con i suoi discepoli, seguite dalla sua ascensione al cielo.

    Matteo racconta che «Gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato e, vedutolo, lo adorarono; alcuni però dubitarono» (Matteo 28:16–17). Mentre la reazione della maggior parte dei discepoli nel vedere Gesù era stata quella di adorarlo, leggiamo che nel gruppo dei suoi undici apostoli rimasti dopo la morte di Giuda alcuni erano esitanti e insicuri e alcuni dubitarono.

    In altri punti dei Vangeli leggiamo che i discepoli non riconobbero Gesù. «I loro occhi erano impediti dal riconoscerlo» (Luca 24:16). «Al mattino presto, Gesù si presentò sulla riva; i discepoli tuttavia non si resero conto che era Gesù» (Giovanni 21:4). (Vedi anche Luca 24:30–31).

    Matteo ci dice che, quando arrivarono sul monte, «Gesù si avvicinò e parlò loro dicendo: “Ogni potestà mi è stata data in cielo e sulla terra”». (Matteo 28:18). Gesù iniziò con l’affermare che dopo la risurrezione la sua condizione era piuttosto diversa da quella del predicatore itinerante, guaritore e operatore di miracoli che conoscevano tanto bene.

    «Ogni potestà mi è stata data in cielo e sulla terra»ricorda Daniele 7:14, che dice: «A lui fu dato dominio, gloria e regno, perché tutti i popoli, nazioni e lingue lo servissero; il suo dominio è un dominio eterno che non passerà, e il suo regno è un regno che non sarà mai distrutto».

    In vari punti del Vangelo di Matteo Gesù utilizzò il linguaggio di Daniele 7:13-14 per parlare del futuro regno del Figlio dell’Uomo. Per esempio: «E allora apparirà nel cielo il segno del Figlio dell’uomo; e tutte le nazioni della terra faranno cordoglio e vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nuvole del cielo con potenza e grande gloria. Ed egli manderà i suoi angeli con un potente suono di tromba; ed essi raccoglieranno i suoi eletti dai quattro venti, da una estremità dei cieli all’altra». (Matteo 24:30–31).

    Dopo aver dichiarato che ogni potestà gli era stata data in cielo e sulla terra, Gesù istruì i suoi discepoli: «Andate, dunque, e fate discepoli di tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro di osservare tutte le cose che io vi ho comandato» (Matteo 28:19–20).

    Invece di concentrarsi su come si sarebbe esercitata la sua potestà, o autorità, Gesù parlò del significato che avrebbe avuto per i suoi seguaci. Poiché era il Cristo risorto, il Figlio di Dio, e poiché aveva la piena autorità di Dio, poteva incaricare i suoi discepoli di “andare” e “fare discepoli”. Il loro compito era diffondere la notizia della vita, morte e risurrezione di Gesù; istruire e addestrare quelli che avrebbero creduto, così che anche loro diffondessero il messaggio nel mondo.

    Le ultime parole di Gesù nel libro di Matteo sono: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine dell’età presente» (Matteo 28:20). Questo Vangelo termina con l’ultima promessa che i discepoli non saranno lasciati da soli a seguirlo nel miglior modo possibile; al contrario, Gesù sarà sempre con loro.

    Il finale lungo del libro di Marco

    Nell’ultimo capitolo del libro di Marco (Marco 16), leggiamo che Maria Maddalena, Maria madre di Giacomo, e Salome, portarono profumi alla tomba di Gesù per ungerlo (Marco 16:1-4). Quando entrarono nel sepolcro, videro un giovane (un angelo) seduto sul lato destro, vestito di bianco, e si spaventarono (Marco 16:5). L’angelo diede alle donne alcune istruzioni: «“Andate a dire ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea; là lo vedrete come vi ha detto”. Ed esse, uscite prontamente, fuggirono via dal sepolcro, perché erano prese da tremore e stupore; e non dissero nulla a nessuno, perché avevano paura» (Marco 16:7–8).

    È a questo punto che terminano alcune delle prime traduzioni del Vangelo di Marco; altre versioni, invece includono altri dodici versetti (Marco 16:9-20). Questi versetti sono chiamati Il finale lungo. Oggi, quando sono inclusi nelle bibbie, solitamente sono stampate in corsivo e spesso hanno parentesi all’inizio e alla fine per tenerli separati dai primi otto versetti del capitolo.

    Alcuni dei primi cristiani, come Giustino Martire (ca. 100-165), citarono Marco 16:20 nelle loro opere; altri scrittori cristiani del primo e del secondo secolo fecero altrettanto; quindi, ci sono alcune basi per accettarli come originali. Comunque, questi ultimi versetti mancano in alcuni dei manoscritti più antichi, greci, latini, siriaci e armeni, quindi è possibile che siano stati aggiunti in seguito.

    La guida allo studio della versione biblica inglese ESV commenta così questo brano:

    Come in molte traduzioni, i curatori dell’ESV hanno inserito questa sezione tra parentesi, manifestando i propri dubbi sul fatto che facesse originariamente parte di ciò che scrisse Marco, ma riconoscendo al contempo la sua lunga tradizione di accettazione da parte di molti nella Chiesa. Il contenuto dei versetti 9–20 trova la spiegazione migliore quando riferito ad altri passi dei Vangeli e al resto del Nuovo Testamento. (La maggior parte del suo contenuto si ritrova altrove, e nessun punto dottrinale è influenzato dall’assenza o dalla presenza dei versetti 9–20.)

    Poiché Il finale lungo è incluso nella maggior parte delle bibbie, includeremo qui i commenti a questi versetti.

    «Ora Gesù, essendo risuscitato la mattina del primo giorno della settimana, apparve prima a Maria Maddalena, dalla quale aveva scacciato sette demoni. Ed ella andò e l’annunciò a quelli che erano stati con lui, i quali erano afflitti e piangevano. Ma essi, sentendo dire che era vivo e che era stato visto da lei, non credettero» (Marco 16:9–11).

    Leggiamo che la domenica, il primo giorno della settimana, Gesù apparve a Maria Maddalena. Anche i Vangeli di Luca e di Giovanni parlano del coinvolgimento di Maria Maddalena nella scoperta che Gesù non era più nella tomba e raccontano che andò dai discepoli per dire loro che il corpo di Gesù era sparito.  Nel Vangelo di Marco, i discepoli, che piangevano e lamentavano la morte di Gesù, rifiutarono di credere che Maria Maddalena l’avesse visto e che Lui fosse ancora vivo. La loro reazione è parallela a ciò che leggiamo nel Vangelo di Luca: «Quelle parole sembrarono loro un vaneggiare e non credettero [alle donne]» (Luca 24:11).

    «Dopo queste cose, apparve in altra forma a due di loro, che erano in cammino verso la campagna. Anch’essi andarono ad annunziarlo agli altri; ma non credettero neppure a loro» (Marco 16:12–13). È un parallelo a ciò che dice il Vangelo di Luca sui due discepoli che stavano andando a Emmaus, quando incontrarono Gesù ma non lo riconobbero (Luca 24:13–16). Non ci viene detto in che altra forma apparve loro, né se lo riconobbero immediatamente. Come i discepoli sulla via di Emmaus, questi discepoli tornarono dal resto dei discepoli per dire loro di aver visto Gesù.

    «Infine apparve agli undici mentre erano a tavola e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a coloro che lo avevano visto risuscitato» (Marco 16:14). Quando in seguito Gesù apparve agli undici mentre mangiavano insieme, li sgridò per i loro dubbi e perché avevano un cuore duro. È difficile immaginare che gli undici non credessero che i loro compagni stessero dicendo la verità, ma considerando tutto ciò che era avvenuto in precedenza – l’arresto, la crocifissione, la sepoltura e la risurrezione – probabilmente era un momento difficile e confuso per i discepoli.

    Poi Gesù proseguì dicendo loro: «Andate per tutto il mondo e predicate l’evangelo a ogni creatura» (Marco 16:15). Qui Lui indicò che il mandato che dava ai suoi seguaci era di portare il suo messaggio, il vangelo, e condividerlo con tutti. In altre parole, nel Vangelo di Marco predicare il messaggio a ogni creatura significava che il messaggio di Gesù doveva essere portato oltre Israele, oltre il giudaismo, e condiviso con “tutti i popoli”. I discepoli dovevano portare il vangelo a tutti, in ogni luogo.

    In questo passo, Gesù continua: «Chi ha creduto ed è stato battezzato, sarà salvato; ma chi non ha creduto, sarà condannato» (Marco 16:16). Avere fede e credere in Gesù sono la chiave della salvezza. È un punto ribadito nei Vangeli. «Chi crede nel Figlio ha vita eterna, ma chi non ubbidisce al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio dimora su di lui» (Giovanni 3:36).

    «E questi sono i segni che accompagneranno quelli che hanno creduto: nel mio nome scacceranno i demoni, parleranno nuove lingue; prenderanno in mano dei serpenti, anche se berranno qualcosa di mortifero, non farà loro alcun male; imporranno le mani agli infermi, e questi guariranno» (Marco 16:17–18).

    Anche il libro degli Atti parla dell’adempimento dei segni che Gesù disse avrebbero accompagnato i discepoli. «Molti segni e prodigi erano fatti fra il popolo per le mani degli apostoli» (Atti 5:12). Descrive anche dei casi in cui i discepoli scacciarono demoni, come quando l’apostolo Paolo scacciò uno spirito da una donna (Atti 16:17-18).

    Il libro degli Atti descrive il parlare in lingue quando. il giorno della Pentecoste, tutti i discepoli «furono tutti ripieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, secondo che lo Spirito dava loro di esprimersi» (Atti 2:1–4).

    Il finale lungo del Vangelo di Marco termina con l’ascensione di Gesù al cielo: «Il Signore Gesù, dunque, dopo aver loro parlato, fu portato in cielo e si assise alla destra di Dio. Essi poi se ne andarono a predicare dappertutto, mentre il Signore operava con loro e confermava la parola con i segni che l’accompagnavano» (Marco 16:19–20).

    Nel libro degli Atti leggiamo anche il racconto del mandato affidato da Gesù ai suoi discepoli e della sua ascensione: «Fino al giorno che fu elevato in cielo, dopo aver dato mediante lo Spirito Santo delle istruzioni agli apostoli che aveva scelti, […] facendosi vedere da loro per quaranta giorni, parlando delle cose relative al regno di Dio» (Atti 1:2–3). Le sue ultime parole prima dell’ascensione, riportate in questo racconto, fanno eco al mandato affidato ai discepoli nei Vangeli: «Riceverete potenza quando lo Spirito Santo scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra» (Atti 1:8).

    Nel finale del Vangelo di Matteo, nei versetti da 18 a 20, Gesù risorto, che ora aveva ricevuto ogni potere sul cielo e sulla terra, incaricò i discepoli di “andare” e “fare discepoli” in ogni luogo. Era un’istruzione diversa da un’altra data in precedenza in questo Vangelo, quando Gesù aveva detto ai suoi discepoli di «non andare tra i gentili e non entrare in alcuna città dei Samaritani» (Matteo 10:5).

    Ora dovevano andare e raggiungere tutti i popoli e battezzare i credenti nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, il Dio uno e trino, la Trinità. Poiché «vi è un unico corpo e un unico Spirito, come pure siete stati chiamati nell’unica speranza della vostra vocazione. Vi è un unico Signore, un’unica fede, un unico battesimo, un Dio unico e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, fra tutti e in voi tutti» (Efesini 4:4–6).

    Oltre ad andare e fare discepoli, i seguaci di Gesù dovevano insegnare loro a «osservare tutte le cose che io vi ho comandato» (Matteo 28:20). I credenti hanno l’incarico di insegnare a ubbidire gli insegnamenti di Gesù e di seguirli essi stessi, di applicarli alla loro vita quotidiana. Vivere e diffondere il messaggio dell’amore di Dio, della morte sacrificale di Gesù e del suo dono della vita eterna sono un incarico dato a ciascuno di noi.

    Quando conduciamo la nostra vita amando e servendo Dio, quando facciamo del nostro meglio per dare agli altri il suo messaggio di amore e salvezza, possiamo rallegrarci e sentirci in pace mentre ascoltiamo la promessa fatta da Gesù: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine dell’età presente» (Matteo 28:20).

    Pubblicato originariamente nell’agosto 2022.
    Adattato e ripubblicato sull’Ancora in inglese il 27 luglio 2026.

  • Lug 25 Camminiamo per fede, non per sensazioni
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  • Lug 21 Uno stile di vita all’insegna dell’adorazione
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  • Lug 18 Gesù Cristo è lo stesso
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  • Lug 15 Gratuitamente ricevuto, gratuitamente dato
  • Lug 14 Trionfare sulla preoccupazione, combattere la paura, parte 2
   

L’Angolo dei Direttori

Studi biblici e articoli che edificano la fede

  • La vita di un discepolo, parte 12: discepolato quotidiano

    [The Life of Discipleship, Part 12: Everyday Discipleship]

    Il discepolato è un percorso che dura tutta la vita e richiede perseveranza, determinazione, convinzione, l’amore di Dio e la forza dello Spirito Santo. Il defunto reverendo Billy Graham una volta disse: «Il cammino del cristiano nella vita non è uno sprint ma una maratona. […] Il discepolato è un impegno che dura tutta la vita, giorno dopo giorno». Il processo di crescita nel nostro discepolato e di trasformazione a immagine di Cristo è un compito che dura tutta la vita. Come qualcuno ha detto:

    Siamo creati come bozze che devono passare per un processo di correzione. Dio opera per trasformarci passo per passo in un articolo finito che varrà la pena di leggere. Il nostro essere è ripetutamente trasformato dalle scelte e dalle decisioni che prendiamo; i punti superficiali e superflui vengono eliminati grazie alle esperienze difficili della vita e noi veniamo rifiniti e levigati […] nelle mani del Grande Correttore. —Scott Montrose1

    Il nostro discepolato deve comprendere ogni aspetto della nostra vita, compreso il nostro rapporto con Dio e il nostro cammino quotidiano con Lui, nonché il nostro amore per gli altri, che include ogni persona che incontriamo nel corso della giornata. Il nostro discepolato comprende il compito di ambasciatori di Cristo e la condivisione della buona novella con le persone che Lui pone sul nostro cammino, oltre che essere un riflesso vivente dell’amore di Cristo in ogni ambito della nostra vita e sforzarci di crescere a sua immagine.

    Viviamo il nostro discepolato nelle nostre case, sul posto di lavoro, nelle scuole e nella comunità. Incorporiamo i principi del discepolato nella nostra genitorialità, nelle nostre relazioni e nell’investimento del nostro tempo, delle nostre competenze e delle nostre risorse. Ci sforziamo di essere un esempio vivente della nostra fede per le nostre famiglie, i nostri amici e i nostri vicini, per le persone con cui interagiamo durante la giornata e nelle nostre comunicazioni online.

    La vocazione di discepoli di Gesù è una chiamata a uno stile di vita completo. È una chiamata a riorganizzare le nostre priorità in modo che Dio occupi il primo posto nella nostra vita. Ciò non vuol dire che non avremo altre priorità, ma la nostra fedeltà va innanzitutto a Dio — al di sopra dei nostri desideri e della nostra volontà, dei nostri cari, dei nostri beni e persino della nostra stessa vita. Il discepolato cristiano non è facile da vivere — infatti, Gesù disse che «la via è stretta», ma «conduce alla vita» (Matteo 7:13–14). Richiede impegno, dedizione e il mettere Dio al centro della nostra vita, delle nostre decisioni e dei nostri rapporti.

    Nei Vangeli, Gesù sfidò i suoi seguaci a rinunciare alla propria vita per amor suo e a seguirlo. Nel Vangelo di Matteo, disse: «Se uno vuole venire dietro a me, rinunci a se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà» (Matteo 16:24–25).

    Rinunciare a noi stessi può essere inteso come il mettere da parte i nostri desideri, le nostre ambizioni e i nostri obiettivi personali e scegliere di cercare Dio per ricevere la sua guida nella nostra vita e perseguire la sua volontà piuttosto che la nostra. Ciò non significa che il Signore non ci guiderà mai a conseguire le nostre ambizioni e i nostri obiettivi personali. Se cerchiamo la volontà di Dio e desideriamo compiacerlo, è molto probabile che la sua volontà e i nostri desideri siano in armonia (Salmi 37:4). Tuttavia, se le indicazioni di Dio non coincidono con la direzione verso cui ci stavamo orientando, come suoi discepoli saremo disposti a «rinunciare a noi stessi» per seguirlo.

    Gesù ci ha dato la chiave per poter vivere il nostro impegno nel discepolato, a partire dalla nostra rinascita spirituale attraverso la salvezza. «Se uno è in Cristo, è una nuova creatura: le cose vecchie sono passate; ecco, sono diventate nuove. Sono stato crocifisso con Cristo. Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» (2 Corinzi 5:17; Galati 2:20).

    La capacità e la grazia di vivere la vita di un discepolo non derivano solo dal nostro desiderio di obbedire ai comandamenti di Dio e dai nostri sforzi di vivere in modo devoto, ma dalla potenza di Dio attraverso «Cristo in noi» (Colossesi 1:27) e dalla presenza dello Spirito Santo (Giovanni 14:15–17). «Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone che Dio ha predisposto perché noi le praticassimo» (Efesini 2:10).

    Cristo in noi

    Ogni nuova mattina possiamo aspettarci che il Signore Gesù Cristo si manifesti attraverso di noi quel giorno e realizzi qualche aspetto della sua opera, che riusciamo a riconoscere le sue azioni o no. È il nostro privilegio, è la nostra responsabilità.

    Il fatto che Cristo viva in noi ci dà forza. Non possiamo vivere efficacemente con nessun’altra forza se non quella che deriva dalla vita di Gesù Cristo, poiché Lui disse: «Senza di me non potete fare nulla» (Giovanni 15:5). Il fatto di essere in Cristo ci dà uno scopo. Non è una forza che ci permette di vivere per noi stessi, ma che ci mette in grado di realizzare i piani di Cristo. […]

    Il fatto che Cristo sia in noi ci offre delle risorse. Tutto ciò di cui potremmo aver bisogno è nostro nel Signore Gesù Cristo. E il fatto di essere in Cristo ci dà delle responsabilità. Come parte del suo corpo, la questione più importante che io devo affrontare è: «Cosa vuole che io faccia?»

    Il fatto che Cristo sia in noi è dinamico. Essere in Cristo è impegnativo. Se Lui ha qualcosa da fare, ha il diritto di usarci come mezzo per farlo. Se c’è un «eunuco etiope» sulla strada del deserto, Lui ha il diritto di dirti di lasciare la tua Samaria e andare a incontrarlo (Atti 8:26–40). Ma per ogni richiesta che ci fa, Lui fornisce la dinamica del suo Spirito dentro di noi per realizzarla.

    Questa è la vita cristiana. Dopo aver affrontato il nostro insuccesso nel manifestare la sua somiglianza e immagine nel mondo, ci avviciniamo alla Croce per essere perdonati, lo Spirito Santo viene a vivere in noi e veniamo incorporati in Cristo, diventando mezzi per manifestare la sua vita e il suo obiettivo. Il mondo ha un bisogno disperato di saperlo, ma non avrà alcun motivo per crederci finché non vedrà la vita e il carattere di Gesù Cristo vissuti nella tua vita e nella mia. Questo è lo scopo che Dio ha per te! —Charles Price2

    Unirsi alla missione del suo Regno

    Dio ti ha invitato a unirti a Lui per cambiare il mondo. Dio ha un sogno per questo mondo che Gesù ha chiamato il Regno di Dio. Dio ti ha creato per svolgere un ruolo importante nella sua visione del Regno. Non troverai mai il tuo scopo più profondo nella vita finché non troverai il tuo posto nella realizzazione del Regno di Dio.

    Non devi essere un genio per cambiare il mondo, né ricco, né influente, né un gigante spirituale. Quel che devi fare è dire di sì all’invito. Devi essere disponibile e disposto a farti usare, e forse dovrai pagare il prezzo che il seguire Gesù comporta, perché cambiare il mondo e seguire Gesù non è facile e non è a buon mercato. Bisognerà fare dei sacrifici: ce ne sono sempre.

    La nostra fede cristiana non è solo un modo per ricevere il perdono dei nostri peccati e poter entrare nella vita eterna, eppure lo è. Non è solo un sistema di giuste convinzioni sulla verità ultima e sull’ordine delle cose, sebbene lo sia. Né è solo un modo per ricevere conforto da Dio nei momenti difficili o un utile codice di condotta su come vivere una vita buona e produttiva, sebbene sia anche questo. Fondamentalmente, la fede cristiana è la vocazione di […] seguire il nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo e partecipare alla grande missione di Cristo nel nostro mondo. […] Solo allora diventeremo persone complete, persone che vivono secondo il disegno divino più profondo per la nostra vita. —Richard Stearns3

    Conclusione: il progetto per la vita

    Come abbiamo visto nel corso di questa serie sul discepolato, la Bibbia ci insegna qual è il rapporto che Dio desidera avere con noi e come vivere in modo da piacergli. Diventare sempre più simili a Cristo ed essere trasformati a sua immagine è il fondamento per vivere una vita devota e fruttuosa in armonia con Dio e con gli altri, che produce il frutto del suo Spirito nella nostra vita e in quella degli altri (Galati 5:22–23). È nella Bibbia che apprendiamo le verità rivelate da Dio su cui possiamo modellare la nostra esistenza.

    Nella Parola di Dio troviamo i principi biblici che fungono da bussola per la nostra vita e ci aiutano ad affrontare le sfide della vita quotidiana e ad essere testimoni efficaci di Cristo. La sua Parola trasmette principi che ci guidano nelle nostre interazioni con gli altri e nel nostro processo decisionale, aiutandoci a discernere la differenza tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Questi principi spirituali stabiliscono un modello per il nostro standard morale, la nostra etica, il nostro atteggiamento nei confronti della vita, dell’amore, del mondo, dell’ambiente e dei rapporti con gli altri. Sebbene non tratti specificamente ogni possibile situazione che potremmo affrontare, la Bibbia fornisce i principi necessari per affrontare le complessità della vita in un modo gradito a Dio.

    La sua Parola ci insegna a vivere il nostro discepolato amando e servendo gli altri. Il nostro amore per Gesù ci spinge a servire gli altri in suo nome. Ci motiva a essere suoi ambasciatori in qualunque situazione ci troviamo. Ci spinge ad aiutare chi è nel bisogno e a offrire speranza e conforto a chi ne è privo. Possiamo essere le sue mani per aiutare e toccare, la sua bocca per proclamare la verità della sua Parola e infondere incoraggiamento e speranza, i suoi occhi per trasmettere compassione, i suoi piedi per camminare al fianco di un’anima affaticata e le sue braccia per aiutare a portare il loro pesante fardello. Così facendo, le nostre vite lo glorificheranno e saranno di benedizione per gli altri, come evidenziano gli articoli che seguono.

    Una vita bellissima

    Quando la vita di un seguace di Gesù viene condotta come l’intendeva Lui, diventa una cosa di rara bellezza. Essere cristiani e avere un rapporto con Dio dovrebbe permeare le nostre esperienze quotidiane, integrarsi nelle nostre decisioni e colorare il modo in cui percepiamo noi stessi, gli altri e questa vita. Le innumerevoli espressioni dell’amore di Dio condivise con gli altri nel corso della vita di un cristiano possono a volte sembrare insignificanti in sé, tuttavia Dio le vede nella totalità di una vita che rende gloria a Lui ed esulta nella loro bellezza.

    Più siamo decisi a rafforzare il nostro cammino con Gesù e desideriamo mantenere una connessione spirituale con Lui, più Lui potrà manifestare il suo Spirito attraverso di noi. Siamo la sua opera. Quando gli consentiamo di mescolare le diverse sfumature di colore del suo amore e della sua misericordia e di sviluppare la bellezza che desiderava avessimo, diventiamo il suo capolavoro che ispirerà la vita di molti. Accettiamo di tutto cuore il dono inestimabile della sua presenza nella nostra vita. E mentre coltiviamo la bellezza accattivante dell’amore di Dio in tutto ciò che facciamo e diciamo, altri saranno attirati a Lui attraverso di noi. —Maria Fontaine

    Il profumo di Cristo

    L’apostolo Paolo scrisse che la Chiesa è il profumo di Cristo per il mondo: «Noi siamo infatti dinanzi a Dio il profumo di Cristo fra quelli che si salvano e fra quelli che si perdono» (2 Corinzi 2:15). Con questo intendeva dire che ogni credente e ogni comunità di credenti stabilisce una presenza di Cristo nel mondo che è palpabile per i non credenti. […]

    Ma cos’è questa fragranza? Come dovremmo aspettarci che gli altri sentano la presenza di Gesù in noi? Principalmente in due modi: la verità del Vangelo e l’amore di Gesù Cristo. La verità divina parla a ogni aspetto della vita umana. Con la verità della sua Parola, nelle mani del suo Spirito, Cristo rende nuove tutte le cose nella nostra vita (Apocalisse 21:5). Ciò significa che, in ogni ambito della nostra esistenza — tutte le nostre relazioni, i nostri ruoli e le nostre responsabilità — noi cristiani mostriamo una novità che non si conforma allo spirito del mondo, ma allo Spirito Santo di Cristo. La nostra conversazione sarà diversa: non sarà piena di lamentele e critiche, banalità e frivolezza, ma le nostre parole saranno sempre gentili ed edificanti, rispettose delle persone con cui parliamo (Colossesi 4:6; Efesini 4:29).

    Lo stesso vale per il modo in cui svolgiamo il nostro lavoro, educhiamo i nostri figli, partecipiamo alla cultura del nostro tempo e ci comportiamo con dignità e grazia. Siamo nuove creature in Gesù Cristo e, pertanto, sotto molti aspetti, fuori ritmo con la cultura che ci circonda. Ma vivendo la verità in ogni aspetto della nostra vita, facciamo risplendere la luce di Gesù e diffondiamo la fragranza della sua visione del mondo in ogni angolo della nostra esistenza.

    I credenti devono impegnarsi a fondo per essere la fragranza di Gesù. Immergendoci nella Parola di Dio e vivendo con un atteggiamento di preghiera, […] possiamo iniziare a diffondere il profumo del Re Gesù in più aspetti e ambiti della nostra vita quotidiana. Decidiamo, allora, di essere quella fragranza di verità e amore e scopriremo che il vento dello Spirito di Dio ci accompagnerà ovunque andremo, dando l’aroma di Gesù a tutti, e anche a Dio. —T. M. Moore4

    Gesù ci ha affidato la responsabilità di trasmettere il suo amore personale, incondizionato e totale ai nostri simili, a quelli che condividono il pianeta con noi oggi. Il mandato che ha dato ai suoi discepoli è di portare il Vangelo in tutto il mondo. In qualunque luogo il Signore ti abbia chiamato, quello è il tuo campo di missione e tu sei esortato a servire e a raggiungere le persone che Lui pone sul tuo cammino. Ognuno di noi ha qualche opportunità, qualche rete sociale, qualche ambiente in cui può condividere il suo amore e la sua verità con gli altri, rafforzando la fede, la speranza e il cuore delle persone.

    Il Signore benedica il tuo percorso di discepolato e il servizio che svolgi per Lui, insieme alla testimonianza che dai agli altri, così che tu possa essere il sale della terra e la luce del mondo, come Lui ci ha detto di essere (Matteo 5:13–14). Gesù disse: «Risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli» (Matteo 5:16). In questo modo, vivremo una vita di discepolato che glorifica Dio (1 Corinzi 10:31).

    Pensieri su cui meditare

    Il discepolato non è un programma o una circostanza; è uno stile di vita. Non è per un periodo limitato, ma per tutta la vita. Il discepolato […] è per tutti i credenti, per ogni giorno della loro vita. —Bill Hull

    Ogni credente che prende sul serio la propria vocazione di discepolo di Gesù si considererà un «inviato» ovunque si trovi e cercherà di mettersi all’opera in quel luogo. Questo potrebbe assumere la forma di «buon testimone» sul lavoro o di buon vicino per chi vive lì nei pressi, oppure potrebbe comportare il volontariato. —Michael Frost e Alan Hirsch

    Non lasciare che le parole di Gesù rimangano solo stampate nella tua Bibbia. Dai loro le ali, mettendole in pratica. Nella tua vita ci sono anime che hanno bisogno delle tue cure. Pensa a come potresti dimostrare interesse per il loro benessere, amandole e prendendoti cura di loro come già ami e ti prendi cura di te stesso. Quando lo farai, completerai la catena d’amore che è iniziata quando Dio ti ha amato per primo. —Karen Ehman

    Cosa dice la Bibbia

    «Colui che dimora in me, e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete fare nulla. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto, così sarete miei discepoli» (Giovanni 15:4–5; Giovanni 15:8).

    «Come dunque avete ricevuto Cristo Gesù, il Signore, così camminate in lui; radicati ed edificati in lui, saldi nella fede, come vi è stata insegnata, e abbondando nel ringraziamento» (Colossesi 2:6–7).

    «Ma voi, carissimi, edificando voi stessi sulla vostra santissima fede, pregando nello Spirito Santo, conservatevi nell’amore di Dio, aspettando la misericordia del Signore nostro Gesù Cristo, in vista della vita eterna» (Giuda 1:20–21).

    Una preghiera per il discepolato quotidiano

    Padre celeste, grazie per avermi salvato, chiamato e dato uno scopo. Tu sei così buono e la tua grazia mi basta. Ti chiedo di purificare il mio cuore dal peccato e di liberare la mia mente dalle distrazioni che oggi cercano di allontanarmi dalla comunione con te. Aiutami a vivere in Cristo, a imparare da Lui e ad affidarmi a Lui, per poter vivere per Lui e condurre altri a Lui. Tu sei degno di tutta la mia devozione e la mia lode. Rendimi un discepolo fedele e prolifico che ti porta gloria ogni giorno. Nel nome potente e incomparabile di Cristo, mio Re, amen. 5


    1 Scott Montrose, “La vita ci corregge”, Contatto, gennaio 2021, https://activated-europe.com/it/articolo/la-vita-ci-corregge//

    2 Charles Price, Christ for Real: How to Grow into Christ’s Likeness (Kregel Publications, 2011).

    3 Richard Stearns, Unfinished: Believing Is Only the Beginning (Thomas Nelson, 2013).

    4 T. M. Moore, “The Fragrance of Truth and Love”, 29 gennaio 2010.

    5 Annie McGuire, “What is a disciple of Christ?” Daily His Disciple, 11 gennaio 2022, https://dailyhisdisciple.com/2022/01/11/what-is-a-disciple-of-christ/.


    Pubblicato originariamente in inglese il 9 giugno 2026.

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  • Giu 9 La vita di un discepolo, parte 10: la nostra vita lavorativa
  • Mag 12 La vita di un discepolo, parte 8: fare discepoli
  • Apr 28 1 Corinzi: capitolo 15 (versetti 37-58)
  • Apr 21 La vita di un discepolo, parte 8: Comunicare la nostra fede
  • Apr 7 1 Corinzi, capitolo 15 (versetti 20-36)
  • Mar 24 La vita di un discepolo, parte 7: servire Dio servendo gli altri
  • Mar 10 1 Corinzi: capitolo 15 (versetti 1-19)
  • Feb 24 La vita di un discepolo, parte 6: Amore per gli altri
   

Dottrine

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  • La Famiglia Internazionale (LFI) [The Family International – TFI] è una comunità cristiana online impegnata nella diffusione del messaggio dell’amore di Dio in tutto il mondo. Crediamo che tutti possano avere una relazione personale con Dio, mediante Gesù Cristo, che concede felicità e pace spirituale, oltre alla motivazione ad aiutare altri e a diffondere la buona novella del suo amore.

Missione

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  • L´obiettivo principale della Famiglia Internazionale è il miglioramento della qualità di vita degli altri mediante la condivisione del messaggio vivificante dell´amore, della speranza e della salvezza che troviamo nella Parola di Dio. Crediamo che l´amore di Dio — applicato a livello pratico nella nostra vita quotidiana — sia la chiave per risolvere molti dei problemi della società, anche nel mondo complesso e frenetico di oggi. Impartendo la speranza e l´orientamento che troviamo negli insegnamenti della Bibbia, crediamo di poter contribuire alla costruzione di un mondo migliore — cambiando il mondo un cuore alla volta.

Valori

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  • Il discepolato

    Aspiriamo a creare un’atmosfera in cui i membri della Famiglia possano seguire Gesù secondo la loro chiamata personale e tener fede al loro impegno di seguire la volontà divina nella loro vita.

A proposito di LFI

LFI online è una comunità di membri della Famiglia Internazionale. LFIè una comunità cristiana internazionale impegnata a diffondere il messaggio dell'amore di Dio alle persone intorno al globo.

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Arrivare al Cuore di tutto
Una serie di articoli che coprono i fondamenti della fede e della dottrina cristiana.
Vivere il Cristianesimo
Applicare gli insegnamenti della Bibbia alla nostra vbita di tutti i giorni a alle nostre decisioni.
Gesù - la sua vita e il suo messaggio
Principi fondamentali tratti dai Vangeli su cui costruire le nostre vite.