Peter Amsterdam
Nel libro dell’Esodo leggiamo che quando Mosè era sul monte Sinai Dio gli rivelò alcuni aspetti del proprio carattere: «L’Eterno passò davanti a lui e gridò: «“L’Eterno, l’Eterno Dio, misericordioso e pietoso, lento all’ira, ricco in benignità e fedeltà”» (Esodo 34:4–6).
Questa descrizione del carattere di Dio come lento all’ira, indica la sua pazienza. Nell’Antico Testamento leggiamo della sua pazienza con il popolo d’Israele, anche quando continuava a peccare contro Lui.
«Il loro cuore non era sincero con lui e non erano fedeli al suo patto. Ma egli, che è pietoso, perdona l’iniquità e non distrugge il peccatore. Più volte trattenne la sua ira e non lasciò divampare tutto il suo sdegno» (Salmi 78:37–38).
Dio rimase paziente nei secoli. «Per lungo tempo sono stato in silenzio, ho taciuto, mi sono contenuto» (Isaia 42:14).
Gesù fece riferimento alla pazienza di suo Padre nella parabola dei vignaioli malvagi (Marco 12:1–11). Ecco la storia: il proprietario di una vigna la affittò ad alcuni vignaioli che non gli diedero la sua parte della vendemmia. Quando mandò uno dei suoi servi a ritirarla, i vignaioli lo picchiarono e lo mandarono via a mani vuote. Quando ne mandò altri, i vignaioli ne picchiarono alcuni e ne uccisero altri. Alla fine, il padrone mandò suo figlio, ma i vignaioli uccisero anche lui. Gesù poi chiese ai suoi ascoltatori: «Che farà dunque il padrone della vigna? Verrà, sterminerà quei vignaioli e darà la vigna ad altri» (Marco 12:9). Con questa parabola Gesù pone l’accento sul fatto che suo Padre aveva mandato un profeta dopo l’altro per spingere Israele a pentirsi e infine aveva mandato suo Figlio. Tra le altre cose, Gesù sottolineava la pazienza di suo Padre.
Anche gli autori del Nuovo Testamento fecero riferimento sia alla pazienza di Dio sia a quella di Gesù. Parlando della storia di Israele, Luca scrisse: «Ma ora, passando sopra ai tempi dell’ignoranza, Dio comanda a tutti gli uomini e dappertutto che si ravvedano» (Atti 17:30).
L’apostolo Paolo scrisse: «Ma per questo mi è stata fatta misericordia, affinché Gesù Cristo dimostrasse in me, per primo, tutta la sua pazienza, e io servissi di esempio a quanti in seguito avrebbero creduto in lui per avere vita eterna (1 Timoteo 1:16).
Nel libro dei Romani scrisse: «Che c’è da contestare se Dio, volendo manifestare la sua ira e far conoscere la sua potenza, ha sopportato con grande pazienza dei vasi d’ira preparati per la perdizione, e ciò per far conoscere la ricchezza della sua gloria verso dei vasi di misericordia che aveva già prima preparati per la gloria?» (Romani 9:22–24).
Da parte sua, l’apostolo Pietro scrisse: «Il Signore non ritarda l’adempimento della sua promessa, come alcuni credono che egli faccia, ma è paziente verso di noi, non volendo che alcuno perisca, ma che tutti vengano a ravvedimento» (2 Pietro 3:9).
Nel Nuovo Testamento anche a noi viene chiesto numerose volte di essere pazienti. La pazienza è uno dei frutti dello Spirito Santo (Galati 5:22). In 1 Corinzi 13, leggiamo che «‘amore è paziente e gentile» (1 Corinzi 13:4). Certamente chi vuole essere più simile a Gesù e vivere una vita pia dovrebbe imparare a essere paziente.
Nel Nuovo Testamento troviamo due parole greche tradotte con paziente o pazienza. Il primo tipo di pazienza (hypomonē) si riferisce all’imparare a vivere quando ci troviamo in circostanze difficili e dobbiamo affrontare le pressioni della vita. Significa perseverare, sopportare, non arrendersi o soccombere quando si passano momenti o situazioni difficili. È spesso tradotta con sopportazione, cioè la capacità di resistere alle avversità, e come costanza o perseveranza, la capacità di proseguire nonostante le avversità. Questo tipo di pazienza reagisce alle avversità in maniera cristiana.1
Le avversità che incontriamo nella vita possono provenire da numerose fonti come: malattie, tragedie, la perdita del proprio impiego, crisi economiche, discriminazione o opposizione a causa della nostra fede. In tutta la Bibbia leggiamo di personaggi biblici che perseverarono in circostanze dure o difficili, a volte per molti anni, e che furono benedetti dal Signore alla fine delle loro traversie.
Questo tipo di pazienza sopportatrice e perseverante è fortemente connessa con la speranza. Siamo pazienti nelle circostanze difficili perché crediamo che il Signore ci darà la grazia di sopportarle e che opererà in quelle circostanze e attraverso di esse, in questa vita o nella prossima, proprio come fece con i nostri padri nella fede.
«Tutte le cose che furono scritte in passato furono scritte per nostro ammaestramento, affinché mediante la perseveranza e la consolazione delle Scritture noi riteniamo la speranza» (Romani 15:4).
«Ci vantiamo anche nelle afflizioni, sapendo che l’afflizione produce perseveranza, la perseveranza esperienza e l’esperienza speranza. La speranza non confonde» (Romani 5:3–5).
«Avete infatti bisogno di perseveranza affinché, fatta la volontà di Dio, otteniate ciò che vi è stato promesso» (Ebrei 10:36).
Sopportiamo, perseveriamo, perché abbiamo fede in Dio e la speranza di vincere, se non in questa vita, almeno nell’eternità. Quindi possiamo essere pazienti nelle avversità.
Giacomo parlò della pazienza, sottolineando che «come l’agricoltore aspetta il prezioso frutto della terra con pazienza, finché abbia ricevuto la pioggia della prima e dell’ultima stagione, siate pazienti anche voi» (Giacomo 5:7–8). Indicò i vari profeti nelle Scritture che servirono Dio fedelmente e con pazienza e tuttavia morirono prima che le loro profezie si avverassero, come anche Giobbe, che soffrì moltissimo ma aspettò pazientemente che Dio lo guarisse (Giacomo 5:9–11).
La pazienza ci invita a confidare nei tempi di Dio e ad avere fede che Lui sa cos’è meglio in ogni situazione. Quando le cose non succedono rapidamente come vorremmo, manifestiamo la nostra pazienza riconoscendo che Lui ci ama e ha a cuore il nostro interesse. Riponiamo fiducia in Lui con la speranza, basata sulla fede, che Lui risponderà secondo la sua volontà. La pazienza ci permette di sopportare le avversità che persevera nonostante le difficoltà.
La seconda parola tradotta con pazienza (makrothymia) esprime la qualità di chi è in grado di vendicarsi, ma evita di farlo. Si riferisce alla lentezza nel vendicarsi del male ed è spesso tradotta anche con pazienza o sopportazione. È vista come il non reagire a una provocazione, il deliberato non fare o dire qualcosa quando si potrebbe farlo o dirlo. È la parola tradotta con pazienza nell’elenco dei frutti dello spirito. È anche la parola usata da Paolo quando scrisse che l’amore è paziente.
Possiamo interpretare questo tipo di pazienza come pazienza con le persone, essere tolleranti e magnanimi nei confronti delle colpe, degli errori, dei cattivi atteggiamenti e della scortesia o della cattiveria, a volte intenzionale, delle persone intorno a noi. Dio è paziente con noi perché è misericordioso e pietoso (Esodo 34:6). Allo stesso modo, la nostra pazienza con gli altri è analoga all’essere misericordiosi con loro.
Un’area in cui è necessario avere pazienza (makrothymia) è quando veniamo maltrattati. In simili casi la pazienza indica estrema tolleranza, quando per esempio sopportiamo di essere maltrattati senza riempirci di astio o risentimento. Possiamo seguire l’esempio di Gesù: «Oltraggiato, non rispondeva con oltraggi; soffrendo, non minacciava, ma si rimetteva nelle mani di colui che giudica giustamente» (1 Pietro 2:23).
È Dio che giudica con giustizia e le Scritture ci dicono: «Io renderò la retribuzione, dice il Signore» (Romani 12:19). Quindi dobbiamo essere pazienti quando ci troviamo in situazioni in cui siamo maltrattati e «se è possibile e per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti gli uomini. Non fate le vostre vendette, miei cari» (Romani 12:18–19).
Ciò non significa che non dobbiamo sforzarci di cambiare le circostanze quando necessario, o toglierci da una situazione dannosa; significa piuttosto che non dobbiamo rivalerci e cercare di vendicarci. La pazienza esige che confidiamo in Dio, che preghiamo che il Signore porti dei cambiamenti negli altri o nelle circostanze e che confidiamo che il nostro Dio, che è giusto, faccia giustizia quando lo riterrà opportuno. Per quanto possa essere difficile, Gesù ci esortò ad amare perfino i nostri nemici e pregare per quelli che ci perseguitano (Matteo 5:44).
Un altro aspetto della vita che richiede pazienza è la tolleranza nei confronti dei difetti, delle colpe e dei fallimenti degli altri. Tutti hanno dei difetti, noi compresi. Di solito sono cose minori che non sono né sbagliate né cattive e che non sono dirette contro di noi ma ci danno fastidio. Le notiamo soprattutto nelle persone che frequentiamo di più: marito, moglie, amici, colleghi ecc. In questo caso la pazienza consiste nel tollerare i difetti altrui che ci infastidiscono e sopportare pazientemente a vicenda i nostri difetti, per amore, come leggiamo in Efesini:
«Vi esorto a comportarvi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto, con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza, sopportandovi a vicenda con amore, Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo» (Efesini 4:1–2, 32).
È utile ricordarsi che Dio è paziente con noi tutti i giorni — e non solo con le peculiarità della nostra personalità, ma anche con i nostri peccati. Non si arrabbia né si infastidisce per le nostre colpe e le nostre mancanze; invece, nel suo amore e nella sua misericordia, è paziente con noi moltissime volte. Purtroppo, spesso per la troppa familiarità perdiamo la pazienza con le persone più vicine a noi, quelle cui vogliamo più bene. Ci scocciamo per le piccole cose ricorrenti che ci infastidiscono, a volte senza renderci conto che anche noi facciamo cose che infastidiscono loro. Come suoi seguaci, dobbiamo esercitare misericordia e pazienza e fare agli altri quello che vorremmo facessero a noi (Luca 6:31).
Una cosa interessante riguardo alla pazienza è il mondo in cui è connessa ad altre virtù. Quando mettiamo in pratica la nostra pazienza nei confronti degli altri, dimostriamo anche gentilezza, compassione, cortesia e umiltà – tutte caratteristiche manifestate da Gesù. Coltivare la virtù della pazienza fa parte della nostra crescita a immagine di Gesù.
Pubblicato originariamente nel giugno 2017.
Adattato e ripubblicato sull’Ancora in inglese il 2 novembre 2026.
1 Jerry Bridges, The Practice of Godliness (Colorado Springs: NavPress, 2010), 200.