L’Ancora

Devozioni in formato semplice

  • Le nozze e il vino

    [The Wedding and the Wine]

    Nel secondo capitolo del Vangelo di Giovanni leggiamo del primo miracolo operato da Gesù durante una festa di nozze a cui prese parte a Cana di Galilea. Cana, a circa quattordici chilometri a nord di Nazaret, era la città natale di Natanaele, uno dei primi discepoli di Gesù (Giovanni 21:2). Maria, madre di Gesù era presente alle nozze, a cui erano stati invitati anche Gesù e i suoi discepoli (Giovanni 2:1–2).

    Secondo le usanze di quei tempi, i festeggiamenti per le nozze duravano fino a sette giorni e molti amici degli sposi rimanevano per l’intero periodo. In netto anticipo rispetto alle feste, la coppia si era fidanzata – un impegno legalmente valido che poteva essere rotto soltanto con un vero e proprio procedimento legale. Il giorno delle nozze era quello in cui lo sposo portava la sposa a casa sua, o a quella dei propri genitori.

    Gli scritti ebraici parlavano dell’importanza del vino in occasioni festose come le nozze. Nell’antico mondo mediterraneo era abituale mescolare acqua al vino servito durante i pasti, spesso due o tre parti d’acqua ogni parte di vino. Gli invitati alle nozze spesso bevevano fino a notte tarda ed era socialmente inaccettabile non assolvere pienamente i doveri di ospitalità non fornendo cibo e bevande sufficienti per le feste. Restare senza vino sarebbe stata una vergogna su cui la gente avrebbe spettegolato per anni.1 Tuttavia è esattamente ciò che avvenne alle nozze cui partecipò Gesù.

    «Essendo venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: “Non hanno più vino”» (Giovanni 2:3). Udendo il commento di sua madre, Gesù le rispose: «Che cosa c’è tra te eme, o donna? L’ora mia non è ancora venuta» (Giovanni 2:4).

    Lo si può considerare un velato rimprovero, simile a quello che Gesù fece al funzionario il cui figlio era in punto di morte, quando disse: «Se non vedete segni e miracoli, voi non credete» (Giovanni 4:48), anche se poi procedette a guarire il bambino. Allo stesso modo, la reazione di Gesù a sua madre non era un rifiuto.

    Il commentatore biblico Craig Keener propone: «Il motivo principale per il rimprovero doveva essere che sua madre non capiva ciò che questo segno sarebbe costato a Gesù; avrebbe iniziato il suo percorso verso la sua ora, la croce». Philip Yancey ha scritto: «Si sarebbe avviato un orologio che non si sarebbe fermato fino al momento del Calvario».

    Il modo in cui Gesù chiamò sua madre donna non era consueto, ma non era nemmeno irrispettoso. In altri momenti si rivolse ad alcune donne usando lo stesso termine, ma sempre in maniera rispettosa.2 Questo uso forse indica che Gesù voleva mettere una certa distanza tra sé e sua madre e dichiarava che il loro rapporto stava cambiando mentre si apprestava a iniziare il suo ministero pubblico. È un po’ come nell’affermazione pubblica che fece in seguito: «Chiunque fa la volontà di Dio, questi è mio fratello, mia sorella e madre» (Marco 3:34–35).

    Rispondendo a sua madre che «la sua ora» non era ancora venuta, molto probabilmente Gesù si riferiva al momento della sua morte, della sua chiamata messianica, come fece la maggior parte delle diciassette volte in cui parlò della propria morte o di argomenti a essa relativi

    Dopo che Gesù si rivolse a Maria, questa disse ai servitori: «Fate tutto quello che Egli vi dirà» (Giovanni 2:5), indicando che si aspettava che Gesù avrebbe agito, che poteva e avrebbe fatto qualcosa per rimediare alla situazione. Maria agì per fede e così facendo diede un esempio di come pregare, presentando il bisogno e confidando che Dio avrebbe risposto secondo la sua volontà.

    «Or c’erano là sei recipienti di pietra, usati per la purificazione dei Giudei, che contenevano due o tre misure ciascuno. Gesù disse loro: “Riempite d’acqua i recipienti”. Ed essi li riempirono fino all’orlo» (Giovanni 2:6–7).

    I recipienti pieni d’acqua servivano per i riti di purificazione. Il Vangelo di Marco si riferisce a questo quando disse: «Infatti i farisei e tutti i Giudei non mangiano se non si sono prima lavate le mani con gran cura, attenendosi alla tradizione degli anziani; e, quando tornano dalla piazza, non mangiano senza prima essersi purificati» (Marco 7:3–4).

    Si trattava di grandi recipienti usati per conservare l’acqua necessaria per le normali abluzioni richieste per i riti di purificazione delle persone. L’acqua e i recipienti dovevano essere ritualmente puri. Se per qualsiasi ragione si fossero contaminati, sia l’acqua sia il recipiente sarebbero stati impuri. Quando ciò avveniva, se il recipiente era d’argilla, doveva essere distrutto. Se era di pietra, non era necessario distruggerlo ma poteva semplicemente essere pulito e riusato (Levitico 11:32). In genere, in ogni casa era possibile trovare un paio di questi recipienti, quindi in un’occasione del genere alcuni sarebbero stati presi in prestito da altri abitanti del villaggio.

    Come si può vedere in tutti i Vangeli, Gesù, che normalmente osservava la legge giudaica, spesso dava la precedenza ai bisogni della gente piuttosto che al semplice rispetto della legge.3 In questa occasione, chiaramente Gesù ritenne che fosse più importante risparmiare l’umiliazione allo sposo e lo scontento agli ospiti, che osservare la tradizione della purificazione mediante l’acqua.

    Le istruzioni di Gesù di riempire i recipienti erano più facili da impartire che da eseguire. Avere sei recipienti, giare che contenevano dai 75 ai 113 litri d’acqua, voleva dire avere a disposizione dai 454 ai 682 litri, per un peso totale dai 454 ai 682 chili. Presumibilmente i recipienti non erano completamente vuoti; ciononostante l’acqua necessaria a riempirli probabilmente doveva essere attinta dal pozzo del villaggio e portata fin lì. Una volta completato, avvenne il miracolo, in maniera da non attirare attenzione.

    Gesù poi disse ai servitori: «Ora attingete e portatene al maestro della festa». Ed essi gliene portarono» (Giovanni 2:8). Il maestro della festa era probabilmente il testimone o un amico dello sposo, con la responsabilità di badare agli intrattenimenti e alla musica; come parte dei suoi doveri avrebbe dovuto stabilire fino a che punto il vino doveva essere allungato. Questo maestro di cerimonia probabilmente osservava quanto gli ospiti bevevano. Sapeva che tendevano a bere di più all’inizio del banchetto e che col procedere della serata i loro sensi sarebbero stati un po’ annebbiati, quindi si poteva servire del vino di qualità inferiore, senza che si notasse la differenza.

    «E, come il maestro della festa assaggiò l’acqua mutata in vino (or egli non sapeva da dove venisse quel vino, ma ben lo sapevano i servi che avevano attinto l’acqua), il maestro della festa chiamò lo sposo, e gli disse: «Ogni uomo presenta all’inizio il vino migliore e, dopo che gli invitati hanno copiosamente bevuto, il meno buono; tu, invece, hai conservato il buon vino fino ad ora» (Giovanni 2:9–10).

    Senza saperlo, il maestro della festa stava confermando il miracolo operato da Gesù. Non aveva idea che il vino fosse stato attinto dai recipienti dell’acqua; sapeva soltanto che la sua qualità era migliore di quello servito fino a quel punto. A questo punto i servitori che avevano attinto l’acqua si sarebbero resi conto che era avvenuto un miracolo, ma non ci sono indicazioni che gli altri se ne siano accorti, forse a eccezione di Maria. In seguito scopriamo che anche i discepoli l’avevano notato.

    In questa storia, Gesù fece il sorprendente miracolo di alterare la composizione molecolare dell’acqua, trasformandola in vino. In termini odierni, Gesù fornì tra le 605 e le 910 bottiglie di buon vino. Un bel regalo di nozze! Provvide miracolosamente e generosamente in un momento di bisogno, come farà di nuovo quando nutrirà le folle.

    Lo scrittore del Vangelo termina dicendo: «Gesù fece questo primo dei suoi segni miracolosi in Cana di Galilea, e manifestò la sua gloria, e i suoi discepoli credettero in Lui» (Giovanni 2:11).

    Il Vangelo di Giovanni si riferisce alle azioni o ai miracoli di Gesù chiamandoli «segni». Il termine greco tradotto con segno in questo contesto sta a indicare «miracoli e prodigi mediante i quali Dio autentica gli uomini da Lui inviati».

    Un altro esempio di come i segni fatti da Gesù fossero visti come una conferma da parte di Dio fu quando Nicodemo disse: «Maestro, noi sappiamo che tu sei un dottore venuto da Dio, perché nessuno può fare i segni che tu fai, se Dio non è con lui» (Giovanni 3:2). I segni di Gesù dimostravano che Dio operava attraverso di Lui, venivano da Dio, puntavano a Dio e quindi generavano fede. In questo caso, i discepoli che erano con Lui «credettero in Lui».

    I segni manifestavano anche la gloria di Gesù. In precedenza i Vangeli ci avevano detto che «la Parola si è fatta carne ed ha abitato fra di noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, come gloria dell’unigenito proceduto dal Padre, piena di grazia e di verità» (Giovanni 1:14). Il racconto di Giovanni a proposito del primo segno operato da Gesù parla di una manifestazione della gloria, come l’ultimo miracolo narrato nel suo Vangelo: la risurrezione di Lazzaro dai morti, quando Gesù disse a Marta: «Non ti ho detto che se credi, vedrai la gloria di Dio?» (Giovanni 11:40).

    Con questo primo miracolo ci facciamo un’idea di cosa Gesù intendesse quando disse: «In verità, in verità io vi dico che da ora in poi vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo» (Giovanni 1:51).

    Pubblicato originariamente nell’aprile 2015.
    Adattato e ripubblicato sull’Ancora in inglese il 16 luglio 2026.


    1 Craig S. Keener, The Gospel of John: A Commentary (Baker Academic, 2003), 501–502.

    2 Vedi Giovanni 4:21; 20:13–15; Matteo 15:28; Luca 13:12.

    3 Vedi, per esempio, Matteo 12:1–8; Marco 3:1–5; Luca 13:10–17; 14:1–6; Giovanni 5:1–18.

  • Lug 15 Gratuitamente ricevuto, gratuitamente dato
  • Lug 14 Trionfare sulla preoccupazione, combattere la paura, parte 2
  • Lug 13 Arcobaleni dopo la pioggia
  • Lug 11 La bontà di Dio nei periodi difficili
  • Lug 10 Sopportare bene
  • Lug 7 Vivere in pace
  • Lug 6 La natura di Dio: la gentilezza
  • Lug 4 Quando Dio parla
  • Giu 30 Vestitevi di mansuetudine
   

L’Angolo dei Direttori

Studi biblici e articoli che edificano la fede

  • La vita di un discepolo, parte 12: discepolato quotidiano

    [The Life of Discipleship, Part 12: Everyday Discipleship]

    Il discepolato è un percorso che dura tutta la vita e richiede perseveranza, determinazione, convinzione, l’amore di Dio e la forza dello Spirito Santo. Il defunto reverendo Billy Graham una volta disse: «Il cammino del cristiano nella vita non è uno sprint ma una maratona. […] Il discepolato è un impegno che dura tutta la vita, giorno dopo giorno». Il processo di crescita nel nostro discepolato e di trasformazione a immagine di Cristo è un compito che dura tutta la vita. Come qualcuno ha detto:

    Siamo creati come bozze che devono passare per un processo di correzione. Dio opera per trasformarci passo per passo in un articolo finito che varrà la pena di leggere. Il nostro essere è ripetutamente trasformato dalle scelte e dalle decisioni che prendiamo; i punti superficiali e superflui vengono eliminati grazie alle esperienze difficili della vita e noi veniamo rifiniti e levigati […] nelle mani del Grande Correttore. —Scott Montrose1

    Il nostro discepolato deve comprendere ogni aspetto della nostra vita, compreso il nostro rapporto con Dio e il nostro cammino quotidiano con Lui, nonché il nostro amore per gli altri, che include ogni persona che incontriamo nel corso della giornata. Il nostro discepolato comprende il compito di ambasciatori di Cristo e la condivisione della buona novella con le persone che Lui pone sul nostro cammino, oltre che essere un riflesso vivente dell’amore di Cristo in ogni ambito della nostra vita e sforzarci di crescere a sua immagine.

    Viviamo il nostro discepolato nelle nostre case, sul posto di lavoro, nelle scuole e nella comunità. Incorporiamo i principi del discepolato nella nostra genitorialità, nelle nostre relazioni e nell’investimento del nostro tempo, delle nostre competenze e delle nostre risorse. Ci sforziamo di essere un esempio vivente della nostra fede per le nostre famiglie, i nostri amici e i nostri vicini, per le persone con cui interagiamo durante la giornata e nelle nostre comunicazioni online.

    La vocazione di discepoli di Gesù è una chiamata a uno stile di vita completo. È una chiamata a riorganizzare le nostre priorità in modo che Dio occupi il primo posto nella nostra vita. Ciò non vuol dire che non avremo altre priorità, ma la nostra fedeltà va innanzitutto a Dio — al di sopra dei nostri desideri e della nostra volontà, dei nostri cari, dei nostri beni e persino della nostra stessa vita. Il discepolato cristiano non è facile da vivere — infatti, Gesù disse che «la via è stretta», ma «conduce alla vita» (Matteo 7:13–14). Richiede impegno, dedizione e il mettere Dio al centro della nostra vita, delle nostre decisioni e dei nostri rapporti.

    Nei Vangeli, Gesù sfidò i suoi seguaci a rinunciare alla propria vita per amor suo e a seguirlo. Nel Vangelo di Matteo, disse: «Se uno vuole venire dietro a me, rinunci a se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà» (Matteo 16:24–25).

    Rinunciare a noi stessi può essere inteso come il mettere da parte i nostri desideri, le nostre ambizioni e i nostri obiettivi personali e scegliere di cercare Dio per ricevere la sua guida nella nostra vita e perseguire la sua volontà piuttosto che la nostra. Ciò non significa che il Signore non ci guiderà mai a conseguire le nostre ambizioni e i nostri obiettivi personali. Se cerchiamo la volontà di Dio e desideriamo compiacerlo, è molto probabile che la sua volontà e i nostri desideri siano in armonia (Salmi 37:4). Tuttavia, se le indicazioni di Dio non coincidono con la direzione verso cui ci stavamo orientando, come suoi discepoli saremo disposti a «rinunciare a noi stessi» per seguirlo.

    Gesù ci ha dato la chiave per poter vivere il nostro impegno nel discepolato, a partire dalla nostra rinascita spirituale attraverso la salvezza. «Se uno è in Cristo, è una nuova creatura: le cose vecchie sono passate; ecco, sono diventate nuove. Sono stato crocifisso con Cristo. Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» (2 Corinzi 5:17; Galati 2:20).

    La capacità e la grazia di vivere la vita di un discepolo non derivano solo dal nostro desiderio di obbedire ai comandamenti di Dio e dai nostri sforzi di vivere in modo devoto, ma dalla potenza di Dio attraverso «Cristo in noi» (Colossesi 1:27) e dalla presenza dello Spirito Santo (Giovanni 14:15–17). «Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone che Dio ha predisposto perché noi le praticassimo» (Efesini 2:10).

    Cristo in noi

    Ogni nuova mattina possiamo aspettarci che il Signore Gesù Cristo si manifesti attraverso di noi quel giorno e realizzi qualche aspetto della sua opera, che riusciamo a riconoscere le sue azioni o no. È il nostro privilegio, è la nostra responsabilità.

    Il fatto che Cristo viva in noi ci dà forza. Non possiamo vivere efficacemente con nessun’altra forza se non quella che deriva dalla vita di Gesù Cristo, poiché Lui disse: «Senza di me non potete fare nulla» (Giovanni 15:5). Il fatto di essere in Cristo ci dà uno scopo. Non è una forza che ci permette di vivere per noi stessi, ma che ci mette in grado di realizzare i piani di Cristo. […]

    Il fatto che Cristo sia in noi ci offre delle risorse. Tutto ciò di cui potremmo aver bisogno è nostro nel Signore Gesù Cristo. E il fatto di essere in Cristo ci dà delle responsabilità. Come parte del suo corpo, la questione più importante che io devo affrontare è: «Cosa vuole che io faccia?»

    Il fatto che Cristo sia in noi è dinamico. Essere in Cristo è impegnativo. Se Lui ha qualcosa da fare, ha il diritto di usarci come mezzo per farlo. Se c’è un «eunuco etiope» sulla strada del deserto, Lui ha il diritto di dirti di lasciare la tua Samaria e andare a incontrarlo (Atti 8:26–40). Ma per ogni richiesta che ci fa, Lui fornisce la dinamica del suo Spirito dentro di noi per realizzarla.

    Questa è la vita cristiana. Dopo aver affrontato il nostro insuccesso nel manifestare la sua somiglianza e immagine nel mondo, ci avviciniamo alla Croce per essere perdonati, lo Spirito Santo viene a vivere in noi e veniamo incorporati in Cristo, diventando mezzi per manifestare la sua vita e il suo obiettivo. Il mondo ha un bisogno disperato di saperlo, ma non avrà alcun motivo per crederci finché non vedrà la vita e il carattere di Gesù Cristo vissuti nella tua vita e nella mia. Questo è lo scopo che Dio ha per te! —Charles Price2

    Unirsi alla missione del suo Regno

    Dio ti ha invitato a unirti a Lui per cambiare il mondo. Dio ha un sogno per questo mondo che Gesù ha chiamato il Regno di Dio. Dio ti ha creato per svolgere un ruolo importante nella sua visione del Regno. Non troverai mai il tuo scopo più profondo nella vita finché non troverai il tuo posto nella realizzazione del Regno di Dio.

    Non devi essere un genio per cambiare il mondo, né ricco, né influente, né un gigante spirituale. Quel che devi fare è dire di sì all’invito. Devi essere disponibile e disposto a farti usare, e forse dovrai pagare il prezzo che il seguire Gesù comporta, perché cambiare il mondo e seguire Gesù non è facile e non è a buon mercato. Bisognerà fare dei sacrifici: ce ne sono sempre.

    La nostra fede cristiana non è solo un modo per ricevere il perdono dei nostri peccati e poter entrare nella vita eterna, eppure lo è. Non è solo un sistema di giuste convinzioni sulla verità ultima e sull’ordine delle cose, sebbene lo sia. Né è solo un modo per ricevere conforto da Dio nei momenti difficili o un utile codice di condotta su come vivere una vita buona e produttiva, sebbene sia anche questo. Fondamentalmente, la fede cristiana è la vocazione di […] seguire il nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo e partecipare alla grande missione di Cristo nel nostro mondo. […] Solo allora diventeremo persone complete, persone che vivono secondo il disegno divino più profondo per la nostra vita. —Richard Stearns3

    Conclusione: il progetto per la vita

    Come abbiamo visto nel corso di questa serie sul discepolato, la Bibbia ci insegna qual è il rapporto che Dio desidera avere con noi e come vivere in modo da piacergli. Diventare sempre più simili a Cristo ed essere trasformati a sua immagine è il fondamento per vivere una vita devota e fruttuosa in armonia con Dio e con gli altri, che produce il frutto del suo Spirito nella nostra vita e in quella degli altri (Galati 5:22–23). È nella Bibbia che apprendiamo le verità rivelate da Dio su cui possiamo modellare la nostra esistenza.

    Nella Parola di Dio troviamo i principi biblici che fungono da bussola per la nostra vita e ci aiutano ad affrontare le sfide della vita quotidiana e ad essere testimoni efficaci di Cristo. La sua Parola trasmette principi che ci guidano nelle nostre interazioni con gli altri e nel nostro processo decisionale, aiutandoci a discernere la differenza tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Questi principi spirituali stabiliscono un modello per il nostro standard morale, la nostra etica, il nostro atteggiamento nei confronti della vita, dell’amore, del mondo, dell’ambiente e dei rapporti con gli altri. Sebbene non tratti specificamente ogni possibile situazione che potremmo affrontare, la Bibbia fornisce i principi necessari per affrontare le complessità della vita in un modo gradito a Dio.

    La sua Parola ci insegna a vivere il nostro discepolato amando e servendo gli altri. Il nostro amore per Gesù ci spinge a servire gli altri in suo nome. Ci motiva a essere suoi ambasciatori in qualunque situazione ci troviamo. Ci spinge ad aiutare chi è nel bisogno e a offrire speranza e conforto a chi ne è privo. Possiamo essere le sue mani per aiutare e toccare, la sua bocca per proclamare la verità della sua Parola e infondere incoraggiamento e speranza, i suoi occhi per trasmettere compassione, i suoi piedi per camminare al fianco di un’anima affaticata e le sue braccia per aiutare a portare il loro pesante fardello. Così facendo, le nostre vite lo glorificheranno e saranno di benedizione per gli altri, come evidenziano gli articoli che seguono.

    Una vita bellissima

    Quando la vita di un seguace di Gesù viene condotta come l’intendeva Lui, diventa una cosa di rara bellezza. Essere cristiani e avere un rapporto con Dio dovrebbe permeare le nostre esperienze quotidiane, integrarsi nelle nostre decisioni e colorare il modo in cui percepiamo noi stessi, gli altri e questa vita. Le innumerevoli espressioni dell’amore di Dio condivise con gli altri nel corso della vita di un cristiano possono a volte sembrare insignificanti in sé, tuttavia Dio le vede nella totalità di una vita che rende gloria a Lui ed esulta nella loro bellezza.

    Più siamo decisi a rafforzare il nostro cammino con Gesù e desideriamo mantenere una connessione spirituale con Lui, più Lui potrà manifestare il suo Spirito attraverso di noi. Siamo la sua opera. Quando gli consentiamo di mescolare le diverse sfumature di colore del suo amore e della sua misericordia e di sviluppare la bellezza che desiderava avessimo, diventiamo il suo capolavoro che ispirerà la vita di molti. Accettiamo di tutto cuore il dono inestimabile della sua presenza nella nostra vita. E mentre coltiviamo la bellezza accattivante dell’amore di Dio in tutto ciò che facciamo e diciamo, altri saranno attirati a Lui attraverso di noi. —Maria Fontaine

    Il profumo di Cristo

    L’apostolo Paolo scrisse che la Chiesa è il profumo di Cristo per il mondo: «Noi siamo infatti dinanzi a Dio il profumo di Cristo fra quelli che si salvano e fra quelli che si perdono» (2 Corinzi 2:15). Con questo intendeva dire che ogni credente e ogni comunità di credenti stabilisce una presenza di Cristo nel mondo che è palpabile per i non credenti. […]

    Ma cos’è questa fragranza? Come dovremmo aspettarci che gli altri sentano la presenza di Gesù in noi? Principalmente in due modi: la verità del Vangelo e l’amore di Gesù Cristo. La verità divina parla a ogni aspetto della vita umana. Con la verità della sua Parola, nelle mani del suo Spirito, Cristo rende nuove tutte le cose nella nostra vita (Apocalisse 21:5). Ciò significa che, in ogni ambito della nostra esistenza — tutte le nostre relazioni, i nostri ruoli e le nostre responsabilità — noi cristiani mostriamo una novità che non si conforma allo spirito del mondo, ma allo Spirito Santo di Cristo. La nostra conversazione sarà diversa: non sarà piena di lamentele e critiche, banalità e frivolezza, ma le nostre parole saranno sempre gentili ed edificanti, rispettose delle persone con cui parliamo (Colossesi 4:6; Efesini 4:29).

    Lo stesso vale per il modo in cui svolgiamo il nostro lavoro, educhiamo i nostri figli, partecipiamo alla cultura del nostro tempo e ci comportiamo con dignità e grazia. Siamo nuove creature in Gesù Cristo e, pertanto, sotto molti aspetti, fuori ritmo con la cultura che ci circonda. Ma vivendo la verità in ogni aspetto della nostra vita, facciamo risplendere la luce di Gesù e diffondiamo la fragranza della sua visione del mondo in ogni angolo della nostra esistenza.

    I credenti devono impegnarsi a fondo per essere la fragranza di Gesù. Immergendoci nella Parola di Dio e vivendo con un atteggiamento di preghiera, […] possiamo iniziare a diffondere il profumo del Re Gesù in più aspetti e ambiti della nostra vita quotidiana. Decidiamo, allora, di essere quella fragranza di verità e amore e scopriremo che il vento dello Spirito di Dio ci accompagnerà ovunque andremo, dando l’aroma di Gesù a tutti, e anche a Dio. —T. M. Moore4

    Gesù ci ha affidato la responsabilità di trasmettere il suo amore personale, incondizionato e totale ai nostri simili, a quelli che condividono il pianeta con noi oggi. Il mandato che ha dato ai suoi discepoli è di portare il Vangelo in tutto il mondo. In qualunque luogo il Signore ti abbia chiamato, quello è il tuo campo di missione e tu sei esortato a servire e a raggiungere le persone che Lui pone sul tuo cammino. Ognuno di noi ha qualche opportunità, qualche rete sociale, qualche ambiente in cui può condividere il suo amore e la sua verità con gli altri, rafforzando la fede, la speranza e il cuore delle persone.

    Il Signore benedica il tuo percorso di discepolato e il servizio che svolgi per Lui, insieme alla testimonianza che dai agli altri, così che tu possa essere il sale della terra e la luce del mondo, come Lui ci ha detto di essere (Matteo 5:13–14). Gesù disse: «Risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli» (Matteo 5:16). In questo modo, vivremo una vita di discepolato che glorifica Dio (1 Corinzi 10:31).

    Pensieri su cui meditare

    Il discepolato non è un programma o una circostanza; è uno stile di vita. Non è per un periodo limitato, ma per tutta la vita. Il discepolato […] è per tutti i credenti, per ogni giorno della loro vita. —Bill Hull

    Ogni credente che prende sul serio la propria vocazione di discepolo di Gesù si considererà un «inviato» ovunque si trovi e cercherà di mettersi all’opera in quel luogo. Questo potrebbe assumere la forma di «buon testimone» sul lavoro o di buon vicino per chi vive lì nei pressi, oppure potrebbe comportare il volontariato. —Michael Frost e Alan Hirsch

    Non lasciare che le parole di Gesù rimangano solo stampate nella tua Bibbia. Dai loro le ali, mettendole in pratica. Nella tua vita ci sono anime che hanno bisogno delle tue cure. Pensa a come potresti dimostrare interesse per il loro benessere, amandole e prendendoti cura di loro come già ami e ti prendi cura di te stesso. Quando lo farai, completerai la catena d’amore che è iniziata quando Dio ti ha amato per primo. —Karen Ehman

    Cosa dice la Bibbia

    «Colui che dimora in me, e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete fare nulla. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto, così sarete miei discepoli» (Giovanni 15:4–5; Giovanni 15:8).

    «Come dunque avete ricevuto Cristo Gesù, il Signore, così camminate in lui; radicati ed edificati in lui, saldi nella fede, come vi è stata insegnata, e abbondando nel ringraziamento» (Colossesi 2:6–7).

    «Ma voi, carissimi, edificando voi stessi sulla vostra santissima fede, pregando nello Spirito Santo, conservatevi nell’amore di Dio, aspettando la misericordia del Signore nostro Gesù Cristo, in vista della vita eterna» (Giuda 1:20–21).

    Una preghiera per il discepolato quotidiano

    Padre celeste, grazie per avermi salvato, chiamato e dato uno scopo. Tu sei così buono e la tua grazia mi basta. Ti chiedo di purificare il mio cuore dal peccato e di liberare la mia mente dalle distrazioni che oggi cercano di allontanarmi dalla comunione con te. Aiutami a vivere in Cristo, a imparare da Lui e ad affidarmi a Lui, per poter vivere per Lui e condurre altri a Lui. Tu sei degno di tutta la mia devozione e la mia lode. Rendimi un discepolo fedele e prolifico che ti porta gloria ogni giorno. Nel nome potente e incomparabile di Cristo, mio Re, amen. 5


    1 Scott Montrose, “La vita ci corregge”, Contatto, gennaio 2021, https://activated-europe.com/it/articolo/la-vita-ci-corregge//

    2 Charles Price, Christ for Real: How to Grow into Christ’s Likeness (Kregel Publications, 2011).

    3 Richard Stearns, Unfinished: Believing Is Only the Beginning (Thomas Nelson, 2013).

    4 T. M. Moore, “The Fragrance of Truth and Love”, 29 gennaio 2010.

    5 Annie McGuire, “What is a disciple of Christ?” Daily His Disciple, 11 gennaio 2022, https://dailyhisdisciple.com/2022/01/11/what-is-a-disciple-of-christ/.


    Pubblicato originariamente in inglese il 9 giugno 2026.

  • Giu 23 La vita di un discepolo parte 11: condividere le nostre risorse
  • Giu 9 La vita di un discepolo, parte 10: la nostra vita lavorativa
  • Mag 12 La vita di un discepolo, parte 8: fare discepoli
  • Apr 28 1 Corinzi: capitolo 15 (versetti 37-58)
  • Apr 21 La vita di un discepolo, parte 8: Comunicare la nostra fede
  • Apr 7 1 Corinzi, capitolo 15 (versetti 20-36)
  • Mar 24 La vita di un discepolo, parte 7: servire Dio servendo gli altri
  • Mar 10 1 Corinzi: capitolo 15 (versetti 1-19)
  • Feb 24 La vita di un discepolo, parte 6: Amore per gli altri
   

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