L’Ancora

Devozioni in formato semplice

  • Più simili a Gesù — parte 1

    Peter Amsterdam

    [More Like Jesus—Part 1]

    Come cristiani, siamo chiamati a essere più simili a Gesù, ad avere nella nostra vita una maggior quantità della sua bontà e della sua carità, e meno dei pesi e dei peccati che ci ostacolano. Anche se siamo perdonati perché abbiamo accettato il sacrificio di Gesù, non per questo smettiamo automaticamente di peccare, di sperimentare gli effetti del peccato nella nostra vita o di influenzare gli altri con i peccati che commettiamo. La nostra salvezza — la riconciliazione con Dio che riceviamo grazie al sacrificio di Gesù sulla croce — non vuole soltanto determinare la nostra vita nell’aldilà; vuole anche trasformare la vita che conduciamo oggi, ogni giorno.

    È grazie a questa trasformazione quotidiana che sviluppiamo con il nostro Creatore il rapporto che dovevamo avere e quindi proviamo la gioia, la pace e la soddisfazione che vengono da Lui, perché abbiamo una maggior comprensione di Dio e un rapporto più completo con Lui.

    Il nostro scopo principale come Cristiani è di vivere da quel popolo di Dio che le Scritture dicono che siamo. «Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, tutte le cose sono diventate nuove» (2 Corinzi 5:17).

     Studiando l’esempio della vita di Gesù e ciò che Lui e i suoi primi seguaci ci hanno insegnato sul vivere come nuove creature in Cristo, possiamo imparare e crescere a immagine di Cristo e sviluppare un carattere cristiano.

    Per farlo, è utile esaminare alcuni aspetti dell’Antico Testamento, dei Vangeli e delle Epistole. Collegare i punti di riferimento all’interno delle Scritture può contribuire a darci una comprensione più profonda dell’importanza di imitare Cristo.1

    L’Antico Testamento

    Uno degli intrecci principali che si sviluppano nell’Antico Testamento è l’idea che il rapporto di Dio con l’umanità è un patto, un’alleanza. Le Scritture ci dicono che il Creatore di tutte le cose fece un patto con l’umanità che aveva creato: «Così Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina. E Dio li benedisse; e Dio disse loro: “Siate fruttiferi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela, e dominate sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo e sopra ogni essere vivente che si muove sulla terra”» (Genesi 1:27–28).

    Più tardi Dio rinnovò il suo patto universale con l’umanità quando disse a Noè: «Quanto a me, ecco io stabilisco il mio patto con voi e con la vostra progenie dopo di voi, e con tutti gli esseri viventi che sono con voi: uccelli, bestiame e tutti gli animali della terra con voi, da tutti quelli che sono usciti dall’arca a tutti gli animali della terra. Io stabilisco il mio patto con voi: nessuna carne sarà più sterminata dalle acque del diluvio, e non ci sarà più diluvio per distruggere la terra» (Genesi 9:9–11).

    Dio poi fece un patto preciso con Abraamo, dicendogli che da lui avrebbe fatto nascere una nazione forte e che in lui tutte le famiglie della terra sarebbero state benedette. «Quanto a me, ecco io faccio con te un patto: tu diventerai padre di una moltitudine di nazioni. E non sarai più chiamato Abramo, ma il tuo nome sarà Abraamo, poiché io ti faccio padre di una moltitudine di nazioni» (Genesi 17:4–5).

    Secoli più tardi, Dio liberò i discendenti di Abraamo dalla schiavitù e dall’oppressione in Egitto e grazie a ciò essi divennero il suo popolo secondo il patto (Levitico 26:12). Avendo sottoscritto il patto con Dio, c’erano alcune cose che il popolo ebraico doveva fare per rispettare il suo lato dell’accordo. La storia generale narrata nel resto del Vecchio Testamento è che Dio rimase continuamente fedele al patto, nonostante le costanti infrazioni da parte di Israele.

    Poiché Israele aveva un patto con un Dio santo, era previsto che si mantenesse anch’esso santo. Dovevano essere una “riunione sacra” (Esodo 12:16). La santità implicava l’ubbidienza a Dio – un’ubbidienza data per amore e gratitudine (Deuteronomio 6:20–22). Il popolo di Dio doveva amarlo con tutto il loro essere: «Tu amerai dunque l’Eterno, il tuo Dio, con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua forza» (Deuteronomio 6:5).

    Per il popolo ebreo la giustizia (la rettitudine) comportava ubbidienza; ciò significava mantenersi separati da ciò ch’era ritenuto impuro, non adorare altri dei ed essere consacrati ad uso di Dio. Oltre a incentrare la loro vita secondo i mandati divini, ciò significava anche il vivere come una comunità della fede. Essere associati in un patto con Dio significava vivere in maniera modellata su di Lui, sulla sua volontà rivelata e sulla sua Parola.

    Con le sue parole ricordate nelle Scritture, Dio rivelò il suo carattere a Israele che così imparò che Lui era fedele, santo, giusto e misericordioso. Lui si presentò come «l’Eterno, l’Eterno Dio, misericordioso e pietoso, lento all’ira, ricco in benignità e fedeltà, che usa misericordia a migliaia, che perdona l’iniquità, la trasgressione e il peccato» (Esodo 34:6–7). Il profeta Michea disse: «O uomo, egli ti ha fatto conoscere ciò che è bene; e che altro richiede da te l’Eterno, se non praticare la giustizia, amare la clemenza e camminare umilmente col tuo Dio?» (Michea 6:8).

    Poiché Dio aveva rivelato il suo carattere al popolo del patto, questo doveva imitare Lui. Dovevano essere santi, giusti, misericordiosi, amorevoli e pronti al perdono.

    I Vangeli

    Il popolo ebraico aspettava con ansia il momento in cui Dio avrebbe agito in suo soccorso, come dicevano le Scritture. Dio realizzò queste aspettative mandando Gesù e mediante la sua vita, morte e risurrezione stabilì un nuovo patto. «Poi, preso il pane, [Gesù] rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: “Questo è il mio corpo, che è dato per voi; fate questo in memoria di me”. Così pure, dopo aver cenato, prese il calice dicendo: “Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue, che è sparso per voi”» (Luca 22:19–20).

    Questo nuovo patto era stato predetto nel libro di Geremia: «“Ecco, verranno i giorni”, dice l’Eterno, “nei quali stabilirò un nuovo patto con la casa d’Israele e con la casa di Giuda; non come il patto che ho stabilito con i loro padri nel giorno in cui li presi per mano per farli uscire dal paese di Egitto, perché essi violarono il mio patto, benché io fossi loro Signore”, dice l’Eterno. “Ma questo è il patto che stabilirò con la casa d’Israele dopo quei giorni”, dice l’Eterno: “Metterò la mia legge nella loro mente e la scriverò sul loro cuore, e io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo. Poiché io perdonerò la loro iniquità e non mi ricorderò più del loro peccato”» (Geremia 31:32–34).

    Ai tempi di Gesù i farisei sostenevano che essere giusti e santi richiedeva la stretta osservanza della Legge data da Dio e che il popolo di Dio era composto da chi seguiva rigidamente la Legge. Si concentravano sulla lettera della Legge, senza prestare la giusta attenzioni ai principi di amore, misericordia e perdono che la guidavano. Credevano che Dio fosse contento perché ubbidivano alle regole della pietas ebraica e seguivano la Legge alla lettera. Gesù non era d’accordo. Lui proclamava che il popolo di Dio non erano le persone con l’apparenza di essere giuste per la loro stretta osservanza della Legge, ma quelli che sapevano di essere dei peccatori, si dispiacevano delle loro trasgressioni e chiedevano umilmente misericordia e perdono a Dio. Dio accetta queste persone e rifiuta gli orgogliosi che affermano di non avere bisogno di perdono. Sottolineò che non possiamo meritarci il favore divino con le cose che facciamo; non possiamo renderci giusti agli occhi di Dio. La nostra giustizia, invece, viene da Dio ed è liberamente conferita mediante una grazia incondizionata.

    La giustizia è un dono della grazia di Dio che ce lo concede grazie al sacrificio di suo Figlio. «Poiché egli ha fatto essere peccato per noi colui che non ha conosciuto peccato, affinché noi potessimo diventare giustizia di Dio in lui» (2 Corinzi 5:21). Questo dono della grazia, però, non è la fine della storia, è solo l’inizio. Mediante il sacrificio di Gesù, i credenti possono diventare il popolo di Dio, controparte del nuovo patto. In segno di gratitudine per ciò che Dio ha fatto per noi mediante Gesù, c’è l’attesa che rifletteremo Dio nel nostro mondo e che vivremo in maniera da glorificarlo (Matteo 5:16). È qui che entra in scena come si vivono gli insegnamenti di Gesù.

    Come il popolo ebraico del Vecchio Testamento, conosciamo il carattere di Dio che ci è stato rivelato. Oltre a ciò, comunque, abbiamo la vita di Gesù come ulteriore esempio dell’amore, della misericordia e della bontà divina. Con i suoi insegnamenti e il suo esempio, Gesù rivelò ulteriori verità su Dio. Predicò il regno di Dio, ci insegnò che Dio è nostro Padre e visse come puro riflesso di Lui.

    Nei Vangeli scopriamo che Gesù indicò il proprio esempio come modello per una vita pia. Per esempio, sfidò gli apostoli ad amarsi gli uni gli altri seguendo il modello del suo amore per loro. «Vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, anche voi amatevi gli uni gli altri» (Giovanni 13:34). «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi» (Giovanni 15:12). Gesù esemplificò la sottomissione alla volontà di suo Padre, che finì per portarlo alla croce. «Padre mio, se è possibile, allontana da me questo calice; tuttavia, non come io voglio, ma come vuoi Tu» (Matteo 26:39).

    Gesù indicò la vita che desiderava i suoi discepoli seguissero mediante gesti simbolici, come nell’occasione in cui lavò loro i piedi. Gesù prese dell’acqua e un asciugatoio e lavò i piedi a ogni discepolo, un compito che normalmente sarebbe toccato a un servo all’arrivo di un ospite in casa (Giovanni 13:2–10). Alla fine annunciò la natura simbolica del suo gesto: «Comprendete quello che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, vi ho lavato i piedi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Io infatti vi ho dato l’esempio, affinché come ho fatto io facciate anche voi» (Giovanni 13:12–15).

    Quando i suoi discepoli discutevano su chi dovesse essere considerato il più grande, Gesù disse loro: «I re delle nazioni le signoreggiano, e coloro che esercitano autorità su di esse sono chiamati benefattori. Ma con voi non sia così; anzi il più grande fra di voi sia come il minore e chi governa come colui che serve. Chi è infatti più grande, chi siede a tavola, o colui che serve? Non è forse colui che siede a tavola? Eppure io sono in mezzo a voi come colui che serve» (Luca 22:25–27).

    Il messaggio di Gesù non riguardava semplicemente i gesti specifici che aveva fatto; era più profondo. Dopo aver lavato i piedi ai suoi discepoli, non li ammonì semplicemente ad amare come avevano visto fare a Lui. Invece disse: «Come io vi ho amato, anche voi amatevi gli uni gli altri» (Giovanni 13:34). Dovevano amare come Lui aveva amato loro. Ognuno di loro aveva sperimentato il suo amore direttamente e personalmente; dovevano amare gli altri allo stesso modo.

    La motivazione a essere più simili a Gesù non nasce dall’ammirazione di un personaggio storico che vogliamo emulare. È uno sbocco naturale di gratitudine e di amore per Lui, il cui amore abbiamo sperimentato personalmente.

    Lo scrittore Stanley Grenz spiega:

    Non lo vediamo solo come il personaggio principale di una storia di un’epoca passata, sulla cui vita possiamo riflettere e da cui possiamo trarre delle istruzioni. Invece, ci ha amato e ha sacrificato la vita per noi. Davanti a questa esperienza personale del grande amore di Gesù, ci sentiamo costretti a rispondere con gratitudine e amore. Perciò, invece di limitarci a modellare la nostra vita sulla sua, instauriamo in rapporto con Lui. In questo rapporto desideriamo vivere come vorrebbe Cristo, cioè avere Cristo formato dentro di noi.2

    La morte di Gesù sulla croce ha salvato la nostra anima e ci ha permesso di avere un rapporto con Dio, con il quale passeremo l’eternità. La gratitudine e l’amore per come Gesù ha dato la vita per noi perché potessimo far parte della famiglia di Dio è il motivo determinante per voler essere simili a Lui.

    Pubblicato originariamente nel gennaio 2016. Adattato e ripubblicato sull’Ancora in inglese il 12 ottobre 2026.


    1 The concepts in this article are based on Stanley J. Grenz’s book, The Moral Quest (IVP Academic, 1997).

    2 Grenz, The Moral Quest, 116.

  • Ott 10 La venuta del Figlio dell’Uomo
  • Ott 9 Tutte le cose che fate, fatele con amore
  • Ott 8 Dio non ha fretta
  • Ott 6 Incoraggiamento per correre la nostra gara
  • Ott 3 I progetti di Dio sono per il bene
  • Ott 1 La storia del fico sterile
  • Set 29 Vivere una vita colma dello Spirito
  • Set 28 Affrontare le curve sulla strada — parte 2
  • Set 26 Il potere delle tue parole
   

L’Angolo dei Direttori

Studi biblici e articoli che edificano la fede

  • La vita di un discepolo, parte 12: discepolato quotidiano

    [The Life of Discipleship, Part 12: Everyday Discipleship]

    Il discepolato è un percorso che dura tutta la vita e richiede perseveranza, determinazione, convinzione, l’amore di Dio e la forza dello Spirito Santo. Il defunto reverendo Billy Graham una volta disse: «Il cammino del cristiano nella vita non è uno sprint ma una maratona. […] Il discepolato è un impegno che dura tutta la vita, giorno dopo giorno». Il processo di crescita nel nostro discepolato e di trasformazione a immagine di Cristo è un compito che dura tutta la vita. Come qualcuno ha detto:

    Siamo creati come bozze che devono passare per un processo di correzione. Dio opera per trasformarci passo per passo in un articolo finito che varrà la pena di leggere. Il nostro essere è ripetutamente trasformato dalle scelte e dalle decisioni che prendiamo; i punti superficiali e superflui vengono eliminati grazie alle esperienze difficili della vita e noi veniamo rifiniti e levigati […] nelle mani del Grande Correttore. —Scott Montrose1

    Il nostro discepolato deve comprendere ogni aspetto della nostra vita, compreso il nostro rapporto con Dio e il nostro cammino quotidiano con Lui, nonché il nostro amore per gli altri, che include ogni persona che incontriamo nel corso della giornata. Il nostro discepolato comprende il compito di ambasciatori di Cristo e la condivisione della buona novella con le persone che Lui pone sul nostro cammino, oltre che essere un riflesso vivente dell’amore di Cristo in ogni ambito della nostra vita e sforzarci di crescere a sua immagine.

    Viviamo il nostro discepolato nelle nostre case, sul posto di lavoro, nelle scuole e nella comunità. Incorporiamo i principi del discepolato nella nostra genitorialità, nelle nostre relazioni e nell’investimento del nostro tempo, delle nostre competenze e delle nostre risorse. Ci sforziamo di essere un esempio vivente della nostra fede per le nostre famiglie, i nostri amici e i nostri vicini, per le persone con cui interagiamo durante la giornata e nelle nostre comunicazioni online.

    La vocazione di discepoli di Gesù è una chiamata a uno stile di vita completo. È una chiamata a riorganizzare le nostre priorità in modo che Dio occupi il primo posto nella nostra vita. Ciò non vuol dire che non avremo altre priorità, ma la nostra fedeltà va innanzitutto a Dio — al di sopra dei nostri desideri e della nostra volontà, dei nostri cari, dei nostri beni e persino della nostra stessa vita. Il discepolato cristiano non è facile da vivere — infatti, Gesù disse che «la via è stretta», ma «conduce alla vita» (Matteo 7:13–14). Richiede impegno, dedizione e il mettere Dio al centro della nostra vita, delle nostre decisioni e dei nostri rapporti.

    Nei Vangeli, Gesù sfidò i suoi seguaci a rinunciare alla propria vita per amor suo e a seguirlo. Nel Vangelo di Matteo, disse: «Se uno vuole venire dietro a me, rinunci a se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà» (Matteo 16:24–25).

    Rinunciare a noi stessi può essere inteso come il mettere da parte i nostri desideri, le nostre ambizioni e i nostri obiettivi personali e scegliere di cercare Dio per ricevere la sua guida nella nostra vita e perseguire la sua volontà piuttosto che la nostra. Ciò non significa che il Signore non ci guiderà mai a conseguire le nostre ambizioni e i nostri obiettivi personali. Se cerchiamo la volontà di Dio e desideriamo compiacerlo, è molto probabile che la sua volontà e i nostri desideri siano in armonia (Salmi 37:4). Tuttavia, se le indicazioni di Dio non coincidono con la direzione verso cui ci stavamo orientando, come suoi discepoli saremo disposti a «rinunciare a noi stessi» per seguirlo.

    Gesù ci ha dato la chiave per poter vivere il nostro impegno nel discepolato, a partire dalla nostra rinascita spirituale attraverso la salvezza. «Se uno è in Cristo, è una nuova creatura: le cose vecchie sono passate; ecco, sono diventate nuove. Sono stato crocifisso con Cristo. Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» (2 Corinzi 5:17; Galati 2:20).

    La capacità e la grazia di vivere la vita di un discepolo non derivano solo dal nostro desiderio di obbedire ai comandamenti di Dio e dai nostri sforzi di vivere in modo devoto, ma dalla potenza di Dio attraverso «Cristo in noi» (Colossesi 1:27) e dalla presenza dello Spirito Santo (Giovanni 14:15–17). «Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone che Dio ha predisposto perché noi le praticassimo» (Efesini 2:10).

    Cristo in noi

    Ogni nuova mattina possiamo aspettarci che il Signore Gesù Cristo si manifesti attraverso di noi quel giorno e realizzi qualche aspetto della sua opera, che riusciamo a riconoscere le sue azioni o no. È il nostro privilegio, è la nostra responsabilità.

    Il fatto che Cristo viva in noi ci dà forza. Non possiamo vivere efficacemente con nessun’altra forza se non quella che deriva dalla vita di Gesù Cristo, poiché Lui disse: «Senza di me non potete fare nulla» (Giovanni 15:5). Il fatto di essere in Cristo ci dà uno scopo. Non è una forza che ci permette di vivere per noi stessi, ma che ci mette in grado di realizzare i piani di Cristo. […]

    Il fatto che Cristo sia in noi ci offre delle risorse. Tutto ciò di cui potremmo aver bisogno è nostro nel Signore Gesù Cristo. E il fatto di essere in Cristo ci dà delle responsabilità. Come parte del suo corpo, la questione più importante che io devo affrontare è: «Cosa vuole che io faccia?»

    Il fatto che Cristo sia in noi è dinamico. Essere in Cristo è impegnativo. Se Lui ha qualcosa da fare, ha il diritto di usarci come mezzo per farlo. Se c’è un «eunuco etiope» sulla strada del deserto, Lui ha il diritto di dirti di lasciare la tua Samaria e andare a incontrarlo (Atti 8:26–40). Ma per ogni richiesta che ci fa, Lui fornisce la dinamica del suo Spirito dentro di noi per realizzarla.

    Questa è la vita cristiana. Dopo aver affrontato il nostro insuccesso nel manifestare la sua somiglianza e immagine nel mondo, ci avviciniamo alla Croce per essere perdonati, lo Spirito Santo viene a vivere in noi e veniamo incorporati in Cristo, diventando mezzi per manifestare la sua vita e il suo obiettivo. Il mondo ha un bisogno disperato di saperlo, ma non avrà alcun motivo per crederci finché non vedrà la vita e il carattere di Gesù Cristo vissuti nella tua vita e nella mia. Questo è lo scopo che Dio ha per te! —Charles Price2

    Unirsi alla missione del suo Regno

    Dio ti ha invitato a unirti a Lui per cambiare il mondo. Dio ha un sogno per questo mondo che Gesù ha chiamato il Regno di Dio. Dio ti ha creato per svolgere un ruolo importante nella sua visione del Regno. Non troverai mai il tuo scopo più profondo nella vita finché non troverai il tuo posto nella realizzazione del Regno di Dio.

    Non devi essere un genio per cambiare il mondo, né ricco, né influente, né un gigante spirituale. Quel che devi fare è dire di sì all’invito. Devi essere disponibile e disposto a farti usare, e forse dovrai pagare il prezzo che il seguire Gesù comporta, perché cambiare il mondo e seguire Gesù non è facile e non è a buon mercato. Bisognerà fare dei sacrifici: ce ne sono sempre.

    La nostra fede cristiana non è solo un modo per ricevere il perdono dei nostri peccati e poter entrare nella vita eterna, eppure lo è. Non è solo un sistema di giuste convinzioni sulla verità ultima e sull’ordine delle cose, sebbene lo sia. Né è solo un modo per ricevere conforto da Dio nei momenti difficili o un utile codice di condotta su come vivere una vita buona e produttiva, sebbene sia anche questo. Fondamentalmente, la fede cristiana è la vocazione di […] seguire il nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo e partecipare alla grande missione di Cristo nel nostro mondo. […] Solo allora diventeremo persone complete, persone che vivono secondo il disegno divino più profondo per la nostra vita. —Richard Stearns3

    Conclusione: il progetto per la vita

    Come abbiamo visto nel corso di questa serie sul discepolato, la Bibbia ci insegna qual è il rapporto che Dio desidera avere con noi e come vivere in modo da piacergli. Diventare sempre più simili a Cristo ed essere trasformati a sua immagine è il fondamento per vivere una vita devota e fruttuosa in armonia con Dio e con gli altri, che produce il frutto del suo Spirito nella nostra vita e in quella degli altri (Galati 5:22–23). È nella Bibbia che apprendiamo le verità rivelate da Dio su cui possiamo modellare la nostra esistenza.

    Nella Parola di Dio troviamo i principi biblici che fungono da bussola per la nostra vita e ci aiutano ad affrontare le sfide della vita quotidiana e ad essere testimoni efficaci di Cristo. La sua Parola trasmette principi che ci guidano nelle nostre interazioni con gli altri e nel nostro processo decisionale, aiutandoci a discernere la differenza tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Questi principi spirituali stabiliscono un modello per il nostro standard morale, la nostra etica, il nostro atteggiamento nei confronti della vita, dell’amore, del mondo, dell’ambiente e dei rapporti con gli altri. Sebbene non tratti specificamente ogni possibile situazione che potremmo affrontare, la Bibbia fornisce i principi necessari per affrontare le complessità della vita in un modo gradito a Dio.

    La sua Parola ci insegna a vivere il nostro discepolato amando e servendo gli altri. Il nostro amore per Gesù ci spinge a servire gli altri in suo nome. Ci motiva a essere suoi ambasciatori in qualunque situazione ci troviamo. Ci spinge ad aiutare chi è nel bisogno e a offrire speranza e conforto a chi ne è privo. Possiamo essere le sue mani per aiutare e toccare, la sua bocca per proclamare la verità della sua Parola e infondere incoraggiamento e speranza, i suoi occhi per trasmettere compassione, i suoi piedi per camminare al fianco di un’anima affaticata e le sue braccia per aiutare a portare il loro pesante fardello. Così facendo, le nostre vite lo glorificheranno e saranno di benedizione per gli altri, come evidenziano gli articoli che seguono.

    Una vita bellissima

    Quando la vita di un seguace di Gesù viene condotta come l’intendeva Lui, diventa una cosa di rara bellezza. Essere cristiani e avere un rapporto con Dio dovrebbe permeare le nostre esperienze quotidiane, integrarsi nelle nostre decisioni e colorare il modo in cui percepiamo noi stessi, gli altri e questa vita. Le innumerevoli espressioni dell’amore di Dio condivise con gli altri nel corso della vita di un cristiano possono a volte sembrare insignificanti in sé, tuttavia Dio le vede nella totalità di una vita che rende gloria a Lui ed esulta nella loro bellezza.

    Più siamo decisi a rafforzare il nostro cammino con Gesù e desideriamo mantenere una connessione spirituale con Lui, più Lui potrà manifestare il suo Spirito attraverso di noi. Siamo la sua opera. Quando gli consentiamo di mescolare le diverse sfumature di colore del suo amore e della sua misericordia e di sviluppare la bellezza che desiderava avessimo, diventiamo il suo capolavoro che ispirerà la vita di molti. Accettiamo di tutto cuore il dono inestimabile della sua presenza nella nostra vita. E mentre coltiviamo la bellezza accattivante dell’amore di Dio in tutto ciò che facciamo e diciamo, altri saranno attirati a Lui attraverso di noi. —Maria Fontaine

    Il profumo di Cristo

    L’apostolo Paolo scrisse che la Chiesa è il profumo di Cristo per il mondo: «Noi siamo infatti dinanzi a Dio il profumo di Cristo fra quelli che si salvano e fra quelli che si perdono» (2 Corinzi 2:15). Con questo intendeva dire che ogni credente e ogni comunità di credenti stabilisce una presenza di Cristo nel mondo che è palpabile per i non credenti. […]

    Ma cos’è questa fragranza? Come dovremmo aspettarci che gli altri sentano la presenza di Gesù in noi? Principalmente in due modi: la verità del Vangelo e l’amore di Gesù Cristo. La verità divina parla a ogni aspetto della vita umana. Con la verità della sua Parola, nelle mani del suo Spirito, Cristo rende nuove tutte le cose nella nostra vita (Apocalisse 21:5). Ciò significa che, in ogni ambito della nostra esistenza — tutte le nostre relazioni, i nostri ruoli e le nostre responsabilità — noi cristiani mostriamo una novità che non si conforma allo spirito del mondo, ma allo Spirito Santo di Cristo. La nostra conversazione sarà diversa: non sarà piena di lamentele e critiche, banalità e frivolezza, ma le nostre parole saranno sempre gentili ed edificanti, rispettose delle persone con cui parliamo (Colossesi 4:6; Efesini 4:29).

    Lo stesso vale per il modo in cui svolgiamo il nostro lavoro, educhiamo i nostri figli, partecipiamo alla cultura del nostro tempo e ci comportiamo con dignità e grazia. Siamo nuove creature in Gesù Cristo e, pertanto, sotto molti aspetti, fuori ritmo con la cultura che ci circonda. Ma vivendo la verità in ogni aspetto della nostra vita, facciamo risplendere la luce di Gesù e diffondiamo la fragranza della sua visione del mondo in ogni angolo della nostra esistenza.

    I credenti devono impegnarsi a fondo per essere la fragranza di Gesù. Immergendoci nella Parola di Dio e vivendo con un atteggiamento di preghiera, […] possiamo iniziare a diffondere il profumo del Re Gesù in più aspetti e ambiti della nostra vita quotidiana. Decidiamo, allora, di essere quella fragranza di verità e amore e scopriremo che il vento dello Spirito di Dio ci accompagnerà ovunque andremo, dando l’aroma di Gesù a tutti, e anche a Dio. —T. M. Moore4

    Gesù ci ha affidato la responsabilità di trasmettere il suo amore personale, incondizionato e totale ai nostri simili, a quelli che condividono il pianeta con noi oggi. Il mandato che ha dato ai suoi discepoli è di portare il Vangelo in tutto il mondo. In qualunque luogo il Signore ti abbia chiamato, quello è il tuo campo di missione e tu sei esortato a servire e a raggiungere le persone che Lui pone sul tuo cammino. Ognuno di noi ha qualche opportunità, qualche rete sociale, qualche ambiente in cui può condividere il suo amore e la sua verità con gli altri, rafforzando la fede, la speranza e il cuore delle persone.

    Il Signore benedica il tuo percorso di discepolato e il servizio che svolgi per Lui, insieme alla testimonianza che dai agli altri, così che tu possa essere il sale della terra e la luce del mondo, come Lui ci ha detto di essere (Matteo 5:13–14). Gesù disse: «Risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli» (Matteo 5:16). In questo modo, vivremo una vita di discepolato che glorifica Dio (1 Corinzi 10:31).

    Pensieri su cui meditare

    Il discepolato non è un programma o una circostanza; è uno stile di vita. Non è per un periodo limitato, ma per tutta la vita. Il discepolato […] è per tutti i credenti, per ogni giorno della loro vita. —Bill Hull

    Ogni credente che prende sul serio la propria vocazione di discepolo di Gesù si considererà un «inviato» ovunque si trovi e cercherà di mettersi all’opera in quel luogo. Questo potrebbe assumere la forma di «buon testimone» sul lavoro o di buon vicino per chi vive lì nei pressi, oppure potrebbe comportare il volontariato. —Michael Frost e Alan Hirsch

    Non lasciare che le parole di Gesù rimangano solo stampate nella tua Bibbia. Dai loro le ali, mettendole in pratica. Nella tua vita ci sono anime che hanno bisogno delle tue cure. Pensa a come potresti dimostrare interesse per il loro benessere, amandole e prendendoti cura di loro come già ami e ti prendi cura di te stesso. Quando lo farai, completerai la catena d’amore che è iniziata quando Dio ti ha amato per primo. —Karen Ehman

    Cosa dice la Bibbia

    «Colui che dimora in me, e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete fare nulla. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto, così sarete miei discepoli» (Giovanni 15:4–5; Giovanni 15:8).

    «Come dunque avete ricevuto Cristo Gesù, il Signore, così camminate in lui; radicati ed edificati in lui, saldi nella fede, come vi è stata insegnata, e abbondando nel ringraziamento» (Colossesi 2:6–7).

    «Ma voi, carissimi, edificando voi stessi sulla vostra santissima fede, pregando nello Spirito Santo, conservatevi nell’amore di Dio, aspettando la misericordia del Signore nostro Gesù Cristo, in vista della vita eterna» (Giuda 1:20–21).

    Una preghiera per il discepolato quotidiano

    Padre celeste, grazie per avermi salvato, chiamato e dato uno scopo. Tu sei così buono e la tua grazia mi basta. Ti chiedo di purificare il mio cuore dal peccato e di liberare la mia mente dalle distrazioni che oggi cercano di allontanarmi dalla comunione con te. Aiutami a vivere in Cristo, a imparare da Lui e ad affidarmi a Lui, per poter vivere per Lui e condurre altri a Lui. Tu sei degno di tutta la mia devozione e la mia lode. Rendimi un discepolo fedele e prolifico che ti porta gloria ogni giorno. Nel nome potente e incomparabile di Cristo, mio Re, amen. 5


    1 Scott Montrose, “La vita ci corregge”, Contatto, gennaio 2021, https://activated-europe.com/it/articolo/la-vita-ci-corregge//

    2 Charles Price, Christ for Real: How to Grow into Christ’s Likeness (Kregel Publications, 2011).

    3 Richard Stearns, Unfinished: Believing Is Only the Beginning (Thomas Nelson, 2013).

    4 T. M. Moore, “The Fragrance of Truth and Love”, 29 gennaio 2010.

    5 Annie McGuire, “What is a disciple of Christ?” Daily His Disciple, 11 gennaio 2022, https://dailyhisdisciple.com/2022/01/11/what-is-a-disciple-of-christ/.


    Pubblicato originariamente in inglese il 9 giugno 2026.

  • Giu 23 La vita di un discepolo parte 11: condividere le nostre risorse
  • Giu 9 La vita di un discepolo, parte 10: la nostra vita lavorativa
  • Mag 12 La vita di un discepolo, parte 8: fare discepoli
  • Apr 28 1 Corinzi: capitolo 15 (versetti 37-58)
  • Apr 21 La vita di un discepolo, parte 8: Comunicare la nostra fede
  • Apr 7 1 Corinzi, capitolo 15 (versetti 20-36)
  • Mar 24 La vita di un discepolo, parte 7: servire Dio servendo gli altri
  • Mar 10 1 Corinzi: capitolo 15 (versetti 1-19)
  • Feb 24 La vita di un discepolo, parte 6: Amore per gli altri
   

Dottrine

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  • La Famiglia Internazionale (LFI) [The Family International – TFI] è una comunità cristiana online impegnata nella diffusione del messaggio dell’amore di Dio in tutto il mondo. Crediamo che tutti possano avere una relazione personale con Dio, mediante Gesù Cristo, che concede felicità e pace spirituale, oltre alla motivazione ad aiutare altri e a diffondere la buona novella del suo amore.

Missione

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  • L´obiettivo principale della Famiglia Internazionale è il miglioramento della qualità di vita degli altri mediante la condivisione del messaggio vivificante dell´amore, della speranza e della salvezza che troviamo nella Parola di Dio. Crediamo che l´amore di Dio — applicato a livello pratico nella nostra vita quotidiana — sia la chiave per risolvere molti dei problemi della società, anche nel mondo complesso e frenetico di oggi. Impartendo la speranza e l´orientamento che troviamo negli insegnamenti della Bibbia, crediamo di poter contribuire alla costruzione di un mondo migliore — cambiando il mondo un cuore alla volta.

Valori

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  • Un senso di collettività

    Coltiviamo la fratellanza e il cameratismo. Cerchiamo di sviluppare uno spirito di unità, amore e un senso di appartenenza che dia sostegno pratico e spirituale ai nostri membri. Insieme possiamo fare di più.

A proposito di LFI

LFI online è una comunità di membri della Famiglia Internazionale. LFIè una comunità cristiana internazionale impegnata a diffondere il messaggio dell'amore di Dio alle persone intorno al globo.

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Arrivare al Cuore di tutto
Una serie di articoli che coprono i fondamenti della fede e della dottrina cristiana.
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