L’Ancora

Devozioni in formato semplice

  • Il grande tumulto a Efeso

    Il tesoro

    [The Great Riot at Ephesus]

    Il terzo viaggio missionario di Paolo, avvenuto tra il 52 e il 57 d.C., lo portò principalmente nella città di Efeso, capitale della provincia romana dell’Asia, situata sulla costa occidentale della Turchia. Efeso era un importante centro commerciale ed era anche sede del tempio della dea pagana Artemide; era considerato una delle sette meraviglie del mondo antico. Il Tempio di Artemide, costruito nel 550 a.C. con il marmo più pregiato e dotato di 127 colonne in stile ionico, ciascuna alta poco meno di 18 metri, era uno degli edifici più maestosi mai realizzati dai Greci.

    Gran parte della vita commerciale di Efeso ruotava attorno al culto di Artemide, dato che il tempio attirava fedeli, pellegrini e turisti da tutto il mondo romano, che acquistavano anche talismani o souvenir. Esisteva una prospera corporazione di argentieri che svolgeva un’attività redditizia producendo e vendendo reliquiari e immagini in argento in miniatura della dea.

    A Efeso viveva una numerosa comunità ebraica e, durante i suoi primi tre mesi in città, Paolo parlò con franchezza nella sinagoga ebraica, predicando Cristo, discutendo e persuadendo il popolo circa il regno di Dio (Atti 19:8). Nonostante le sue argomentazioni volte a convincerli che Gesù era il Messia, il Figlio di Dio, molti di loro si rifiutarono di credere e respinsero il suo messaggio; poi cominciarono a diffamare la fede cristiana davanti all’intera assemblea (Atti 19:9). Così Paolo e i discepoli si allontanarono da loro e non tentarono più di convincerli, concentrando i propri sforzi sull’evangelizzazione dei Gentili (i non ebrei).

    In altri passi del libro degli Atti sono riportati episodi simili in cui Paolo predicava nella sinagoga delle città che visitava e veniva respinto dalla popolazione ebraica. In ogni singolo caso interruppe i suoi tentativi di rivolgersi agli ebrei e si concentrò sull’evangelizzazione dei Gentili (Atti 13:44–45; 18:5–6). In questo caso a Efeso, dopo aver subito l’opposizione pubblica nella sinagoga, Paolo iniziò a predicare ai greci nella scuola di Tiranno.

    La scuola di Tiranno era probabilmente uno spazio pubblico per conferenze a Efeso, utilizzato per l’insegnamento e le discussioni filosofiche, cosa comune nelle città greco-romane. Questa sala avrebbe permesso a Paolo di rivolgersi a un pubblico più ampio, in particolare a persone interessate alla filosofia e alla religione. Paolo discusse e insegnò lì per due anni, così che tutti gli abitanti dell’Asia, sia ebrei che greci, udirono il messaggio del Vangelo (Atti 19:10).

    Con il passare delle settimane e dei mesi, molti alti funzionari del governo della città si convertirono alla fede in Cristo. Studenti, funzionari romani, notabili e semplici cittadini, tra cui persone provenienti da Efeso e da città lontane, ricevettero la testimonianza e molti divennero cristiani, ancor più dopo aver assistito agli straordinari miracoli di guarigione che Dio compiva attraverso Paolo.

    Quando fazzoletti o grembiuli che avevano semplicemente sfiorato la sua pelle venivano posti sui malati, le malattie guarivano e gli spiriti maligni venivano scacciati (Atti 19:11–12). In una città in cui si praticava la magia pagana, la gente assistette alle ancora più potenti opere dello Spirito Santo attraverso Paolo. Questi miracoli aprirono la strada alla proclamazione del Vangelo e servirono a confermare che Dio operava attraverso Paolo e che il messaggio da lui diffuso era vero. «Questo fatto fu risaputo da tutti i Giudei e i Greci, che abitavano a Efeso […] e il nome del Signore Gesù era esaltato» (Atti 19:17).

    Di conseguenza, molti cittadini di Efeso si convertirono. Uomini che in precedenza avevano praticato la stregoneria e la magia nera si fecero avanti e confessarono apertamente le loro azioni malvagie (Atti 19:18). In epoca greco-romana, incantesimi e formule magiche venivano spesso raccolti e pubblicati in libri venduti a prezzi elevati. In una spettacolare dimostrazione di pentimento, la Bibbia racconta che «fra quanti avevano esercitato le arti magiche, molti portarono i loro libri e li bruciarono in presenza di tutti; e, calcolatone il prezzo, trovarono che era di cinquantamila dramme d’argento» (Atti 19:19).

    Dopo due anni, la parola del Signore e il messaggio del Vangelo avevano acquisito una tale potenza e influenza che tutti gli abitanti della provincia dell’Asia, ebrei, romani e greci, avevano udito il messaggio della salvezza.

    Fino a quel momento, il fiorente commercio di tempietti e idoli aveva garantito lavoro ai numerosi artigiani di Efeso. Ma man mano che sempre più efesini si convertivano al cristianesimo, gli argentieri cominciarono a registrare un calo significativo delle vendite. Uno di questi argentieri, che impiegava molti artigiani nella sua corporazione, era un uomo di nome Demetrio, il quale cominciò a considerare l’influenza degli insegnamenti di Paolo una minaccia sempre più grande per questa attività redditizia.

    Demetrio convocò tutti i suoi artigiani, insieme ai lavoratori con mestieri e arti affini, e quando si furono radunati, disse: «Uomini, voi sapete che da questo lavoro proviene la nostra prosperità; e voi vedete e udite che questo Paolo ha persuaso e sviato molta gente non solo a Efeso, ma in quasi tutta l’Asia, dicendo che quelli costruiti con le mani non sono dèi!» (Atti 19:25–26).

    Demetrio proseguì sottolineando che non solo avrebbero perso le loro entrate, ma lo stesso tempio della loro dea Artemide, venerata in tutta l’Asia, sarebbe stato screditato e addirittura «privato dalla sua maestà» (Atti 19:27). L’affermazione di Demetrio era vera, poiché la gente giungeva a Efeso dall’Asia e da tutto il mondo romano per adorare Artemide, in particolare durante la festa primaverile di una settimana dedicata alla dea.

    Quando gli artigiani riuniti udirono questo discorso, furono sopraffatti dalla furia e dall’ira religiosa e cominciarono a gridare all’unisono: «Grande è l’Artemide degli Efesini» (Atti 19:28). Ben presto la confusione si allargò alle strade e in breve tempo l’intera città di Efeso fu in subbuglio. La folla si precipitò nel teatro, trascinando con sé Gaio e Aristarco, i compagni di viaggio macedoni di Paolo (Atti 19:29). Il teatro di Efeso era il luogo di ritrovo per le riunioni cittadine e aveva una capienza di oltre 20.000 persone.

    A questo punto tutti i funzionari e gli amministratori civici di Efeso avevano saputo che la città era in subbuglio a causa di Paolo e che la folla aveva catturato i suoi due amici. Quando Paolo venne a sapere ciò che stava accadendo, volle recarsi davanti alla folla, ma i discepoli non glielo permisero. Persino alcuni funzionari della provincia, amici di Paolo, gli inviarono un messaggio supplicandolo di non avventurarsi nel teatro (Atti 19:30–31). Sapevano che molto probabilmente ciò gli sarebbe costato la vita.

    Nel frattempo, dall’altra parte della città, l’assemblea all’anfiteatro era in uno stato di caos e confusione totale. Alcuni gridavano una cosa, altri un’altra, e la maggior parte della gente non sapeva nemmeno perché si fosse radunata lì (Atti 19:32). Un artigiano ebreo di nome Alessandro fu spinto avanti dai capi ebrei, probabilmente per rilasciare una dichiarazione che li dissociasse da Paolo.

    Alessandro riuscì a farsi strada fino in prima fila, ma quando fece cenno alla folla di tacere, preparando la sua difesa, alcuni tra la folla si accorsero che era ebreo. Pensando che stesse per parlare contro la loro dea, furono presi da fervore religioso e cominciarono a gridare: «Grande è Artemide degli Efesini! Grande è Artemide degli Efesini!» Per due ore la folla continuò a scandire lo slogan e l’intera città tremò sotto quel fragore assordante (Atti 19:33–34).

    Alla fine, il cancelliere, che ricopriva la carica di capo dell’amministrazione cittadina, si alzò e placò la folla, rassicurandola che la reputazione della città era al sicuro.

    «Uomini di Efeso», disse. «Tutti sanno che Efeso è la custode ufficiale del tempio della grande Artemide, la cui immagine ci è scesa dal cielo. Poiché questo è un fatto innegabile, dovreste mantenere la calma e non compiere azioni avventate» (Atti 19:35–36). Indicando Gaio e Aristarco, proseguì dicendo: «Voi avete portato qui questi due uomini, i quali non hanno profanato il tempio, né hanno bestemmiato la nostra dea».

    Il cancelliere proseguì affermando: «Se dunque Demetrio e gli artigiani che sono con lui hanno qualcosa contro qualcuno, ci sono i tribunali e ci sono i proconsoli: si facciano citare gli uni e gli altri. Se hanno delle accuse da sollevare, allora dovrebbero risolverle attraverso i canali legali in un’assemblea legittima, in tribunale» (Atti 19:37–39).

    «Infatti corriamo il rischio di essere accusati di sedizione per la riunione di oggi, non essendovi ragione alcuna con la quale poter giustificare questo tumulto» (Atti 19:40). Dopo aver pronunciato questa dichiarazione, il cancelliere sciolse l’assemblea e mandò tutti a casa.

    Questo resoconto dettagliato contenuto negli Atti, in cui si illustra il ragionamento del cancelliere basato su argomenti giuridici, potrebbe aver fornito ai cristiani di altre città un importante fondamento per difendersi. Ciò stabilì un precedente secondo cui il Vangelo cristiano non era in contrasto con lo stato di diritto romano né turbava l’ordine pubblico, e che le accuse mosse in tal senso erano infondate. Dopo questo evento, la comunità cristiana di Efeso continuò a prosperare.

    Tratto da una serie di racconti biblici drammatizzati pubblicata dalla Famiglia Internazionale nel 1987. Adattato e ripubblicato nel settembre 2026.

  • Set 15 Seguire il nostro Salvatore
  • Set 12 Il nostro modo di pensare fa la differenza
  • Set 11 Il suo desiderio e il suo piano per il nostro viaggio nella vita
  • Set 10 Priorità eterne
  • Set 9 Perché la mansuetudine è importante
  • Set 7 La giusta motivazione
  • Set 4 Andare incontro ai lebbrosi
  • Set 1 Guardare al futuro con speranza
  • Ago 31 La parabola del seminatore
   

L’Angolo dei Direttori

Studi biblici e articoli che edificano la fede

  • La vita di un discepolo, parte 12: discepolato quotidiano

    [The Life of Discipleship, Part 12: Everyday Discipleship]

    Il discepolato è un percorso che dura tutta la vita e richiede perseveranza, determinazione, convinzione, l’amore di Dio e la forza dello Spirito Santo. Il defunto reverendo Billy Graham una volta disse: «Il cammino del cristiano nella vita non è uno sprint ma una maratona. […] Il discepolato è un impegno che dura tutta la vita, giorno dopo giorno». Il processo di crescita nel nostro discepolato e di trasformazione a immagine di Cristo è un compito che dura tutta la vita. Come qualcuno ha detto:

    Siamo creati come bozze che devono passare per un processo di correzione. Dio opera per trasformarci passo per passo in un articolo finito che varrà la pena di leggere. Il nostro essere è ripetutamente trasformato dalle scelte e dalle decisioni che prendiamo; i punti superficiali e superflui vengono eliminati grazie alle esperienze difficili della vita e noi veniamo rifiniti e levigati […] nelle mani del Grande Correttore. —Scott Montrose1

    Il nostro discepolato deve comprendere ogni aspetto della nostra vita, compreso il nostro rapporto con Dio e il nostro cammino quotidiano con Lui, nonché il nostro amore per gli altri, che include ogni persona che incontriamo nel corso della giornata. Il nostro discepolato comprende il compito di ambasciatori di Cristo e la condivisione della buona novella con le persone che Lui pone sul nostro cammino, oltre che essere un riflesso vivente dell’amore di Cristo in ogni ambito della nostra vita e sforzarci di crescere a sua immagine.

    Viviamo il nostro discepolato nelle nostre case, sul posto di lavoro, nelle scuole e nella comunità. Incorporiamo i principi del discepolato nella nostra genitorialità, nelle nostre relazioni e nell’investimento del nostro tempo, delle nostre competenze e delle nostre risorse. Ci sforziamo di essere un esempio vivente della nostra fede per le nostre famiglie, i nostri amici e i nostri vicini, per le persone con cui interagiamo durante la giornata e nelle nostre comunicazioni online.

    La vocazione di discepoli di Gesù è una chiamata a uno stile di vita completo. È una chiamata a riorganizzare le nostre priorità in modo che Dio occupi il primo posto nella nostra vita. Ciò non vuol dire che non avremo altre priorità, ma la nostra fedeltà va innanzitutto a Dio — al di sopra dei nostri desideri e della nostra volontà, dei nostri cari, dei nostri beni e persino della nostra stessa vita. Il discepolato cristiano non è facile da vivere — infatti, Gesù disse che «la via è stretta», ma «conduce alla vita» (Matteo 7:13–14). Richiede impegno, dedizione e il mettere Dio al centro della nostra vita, delle nostre decisioni e dei nostri rapporti.

    Nei Vangeli, Gesù sfidò i suoi seguaci a rinunciare alla propria vita per amor suo e a seguirlo. Nel Vangelo di Matteo, disse: «Se uno vuole venire dietro a me, rinunci a se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà» (Matteo 16:24–25).

    Rinunciare a noi stessi può essere inteso come il mettere da parte i nostri desideri, le nostre ambizioni e i nostri obiettivi personali e scegliere di cercare Dio per ricevere la sua guida nella nostra vita e perseguire la sua volontà piuttosto che la nostra. Ciò non significa che il Signore non ci guiderà mai a conseguire le nostre ambizioni e i nostri obiettivi personali. Se cerchiamo la volontà di Dio e desideriamo compiacerlo, è molto probabile che la sua volontà e i nostri desideri siano in armonia (Salmi 37:4). Tuttavia, se le indicazioni di Dio non coincidono con la direzione verso cui ci stavamo orientando, come suoi discepoli saremo disposti a «rinunciare a noi stessi» per seguirlo.

    Gesù ci ha dato la chiave per poter vivere il nostro impegno nel discepolato, a partire dalla nostra rinascita spirituale attraverso la salvezza. «Se uno è in Cristo, è una nuova creatura: le cose vecchie sono passate; ecco, sono diventate nuove. Sono stato crocifisso con Cristo. Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» (2 Corinzi 5:17; Galati 2:20).

    La capacità e la grazia di vivere la vita di un discepolo non derivano solo dal nostro desiderio di obbedire ai comandamenti di Dio e dai nostri sforzi di vivere in modo devoto, ma dalla potenza di Dio attraverso «Cristo in noi» (Colossesi 1:27) e dalla presenza dello Spirito Santo (Giovanni 14:15–17). «Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone che Dio ha predisposto perché noi le praticassimo» (Efesini 2:10).

    Cristo in noi

    Ogni nuova mattina possiamo aspettarci che il Signore Gesù Cristo si manifesti attraverso di noi quel giorno e realizzi qualche aspetto della sua opera, che riusciamo a riconoscere le sue azioni o no. È il nostro privilegio, è la nostra responsabilità.

    Il fatto che Cristo viva in noi ci dà forza. Non possiamo vivere efficacemente con nessun’altra forza se non quella che deriva dalla vita di Gesù Cristo, poiché Lui disse: «Senza di me non potete fare nulla» (Giovanni 15:5). Il fatto di essere in Cristo ci dà uno scopo. Non è una forza che ci permette di vivere per noi stessi, ma che ci mette in grado di realizzare i piani di Cristo. […]

    Il fatto che Cristo sia in noi ci offre delle risorse. Tutto ciò di cui potremmo aver bisogno è nostro nel Signore Gesù Cristo. E il fatto di essere in Cristo ci dà delle responsabilità. Come parte del suo corpo, la questione più importante che io devo affrontare è: «Cosa vuole che io faccia?»

    Il fatto che Cristo sia in noi è dinamico. Essere in Cristo è impegnativo. Se Lui ha qualcosa da fare, ha il diritto di usarci come mezzo per farlo. Se c’è un «eunuco etiope» sulla strada del deserto, Lui ha il diritto di dirti di lasciare la tua Samaria e andare a incontrarlo (Atti 8:26–40). Ma per ogni richiesta che ci fa, Lui fornisce la dinamica del suo Spirito dentro di noi per realizzarla.

    Questa è la vita cristiana. Dopo aver affrontato il nostro insuccesso nel manifestare la sua somiglianza e immagine nel mondo, ci avviciniamo alla Croce per essere perdonati, lo Spirito Santo viene a vivere in noi e veniamo incorporati in Cristo, diventando mezzi per manifestare la sua vita e il suo obiettivo. Il mondo ha un bisogno disperato di saperlo, ma non avrà alcun motivo per crederci finché non vedrà la vita e il carattere di Gesù Cristo vissuti nella tua vita e nella mia. Questo è lo scopo che Dio ha per te! —Charles Price2

    Unirsi alla missione del suo Regno

    Dio ti ha invitato a unirti a Lui per cambiare il mondo. Dio ha un sogno per questo mondo che Gesù ha chiamato il Regno di Dio. Dio ti ha creato per svolgere un ruolo importante nella sua visione del Regno. Non troverai mai il tuo scopo più profondo nella vita finché non troverai il tuo posto nella realizzazione del Regno di Dio.

    Non devi essere un genio per cambiare il mondo, né ricco, né influente, né un gigante spirituale. Quel che devi fare è dire di sì all’invito. Devi essere disponibile e disposto a farti usare, e forse dovrai pagare il prezzo che il seguire Gesù comporta, perché cambiare il mondo e seguire Gesù non è facile e non è a buon mercato. Bisognerà fare dei sacrifici: ce ne sono sempre.

    La nostra fede cristiana non è solo un modo per ricevere il perdono dei nostri peccati e poter entrare nella vita eterna, eppure lo è. Non è solo un sistema di giuste convinzioni sulla verità ultima e sull’ordine delle cose, sebbene lo sia. Né è solo un modo per ricevere conforto da Dio nei momenti difficili o un utile codice di condotta su come vivere una vita buona e produttiva, sebbene sia anche questo. Fondamentalmente, la fede cristiana è la vocazione di […] seguire il nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo e partecipare alla grande missione di Cristo nel nostro mondo. […] Solo allora diventeremo persone complete, persone che vivono secondo il disegno divino più profondo per la nostra vita. —Richard Stearns3

    Conclusione: il progetto per la vita

    Come abbiamo visto nel corso di questa serie sul discepolato, la Bibbia ci insegna qual è il rapporto che Dio desidera avere con noi e come vivere in modo da piacergli. Diventare sempre più simili a Cristo ed essere trasformati a sua immagine è il fondamento per vivere una vita devota e fruttuosa in armonia con Dio e con gli altri, che produce il frutto del suo Spirito nella nostra vita e in quella degli altri (Galati 5:22–23). È nella Bibbia che apprendiamo le verità rivelate da Dio su cui possiamo modellare la nostra esistenza.

    Nella Parola di Dio troviamo i principi biblici che fungono da bussola per la nostra vita e ci aiutano ad affrontare le sfide della vita quotidiana e ad essere testimoni efficaci di Cristo. La sua Parola trasmette principi che ci guidano nelle nostre interazioni con gli altri e nel nostro processo decisionale, aiutandoci a discernere la differenza tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Questi principi spirituali stabiliscono un modello per il nostro standard morale, la nostra etica, il nostro atteggiamento nei confronti della vita, dell’amore, del mondo, dell’ambiente e dei rapporti con gli altri. Sebbene non tratti specificamente ogni possibile situazione che potremmo affrontare, la Bibbia fornisce i principi necessari per affrontare le complessità della vita in un modo gradito a Dio.

    La sua Parola ci insegna a vivere il nostro discepolato amando e servendo gli altri. Il nostro amore per Gesù ci spinge a servire gli altri in suo nome. Ci motiva a essere suoi ambasciatori in qualunque situazione ci troviamo. Ci spinge ad aiutare chi è nel bisogno e a offrire speranza e conforto a chi ne è privo. Possiamo essere le sue mani per aiutare e toccare, la sua bocca per proclamare la verità della sua Parola e infondere incoraggiamento e speranza, i suoi occhi per trasmettere compassione, i suoi piedi per camminare al fianco di un’anima affaticata e le sue braccia per aiutare a portare il loro pesante fardello. Così facendo, le nostre vite lo glorificheranno e saranno di benedizione per gli altri, come evidenziano gli articoli che seguono.

    Una vita bellissima

    Quando la vita di un seguace di Gesù viene condotta come l’intendeva Lui, diventa una cosa di rara bellezza. Essere cristiani e avere un rapporto con Dio dovrebbe permeare le nostre esperienze quotidiane, integrarsi nelle nostre decisioni e colorare il modo in cui percepiamo noi stessi, gli altri e questa vita. Le innumerevoli espressioni dell’amore di Dio condivise con gli altri nel corso della vita di un cristiano possono a volte sembrare insignificanti in sé, tuttavia Dio le vede nella totalità di una vita che rende gloria a Lui ed esulta nella loro bellezza.

    Più siamo decisi a rafforzare il nostro cammino con Gesù e desideriamo mantenere una connessione spirituale con Lui, più Lui potrà manifestare il suo Spirito attraverso di noi. Siamo la sua opera. Quando gli consentiamo di mescolare le diverse sfumature di colore del suo amore e della sua misericordia e di sviluppare la bellezza che desiderava avessimo, diventiamo il suo capolavoro che ispirerà la vita di molti. Accettiamo di tutto cuore il dono inestimabile della sua presenza nella nostra vita. E mentre coltiviamo la bellezza accattivante dell’amore di Dio in tutto ciò che facciamo e diciamo, altri saranno attirati a Lui attraverso di noi. —Maria Fontaine

    Il profumo di Cristo

    L’apostolo Paolo scrisse che la Chiesa è il profumo di Cristo per il mondo: «Noi siamo infatti dinanzi a Dio il profumo di Cristo fra quelli che si salvano e fra quelli che si perdono» (2 Corinzi 2:15). Con questo intendeva dire che ogni credente e ogni comunità di credenti stabilisce una presenza di Cristo nel mondo che è palpabile per i non credenti. […]

    Ma cos’è questa fragranza? Come dovremmo aspettarci che gli altri sentano la presenza di Gesù in noi? Principalmente in due modi: la verità del Vangelo e l’amore di Gesù Cristo. La verità divina parla a ogni aspetto della vita umana. Con la verità della sua Parola, nelle mani del suo Spirito, Cristo rende nuove tutte le cose nella nostra vita (Apocalisse 21:5). Ciò significa che, in ogni ambito della nostra esistenza — tutte le nostre relazioni, i nostri ruoli e le nostre responsabilità — noi cristiani mostriamo una novità che non si conforma allo spirito del mondo, ma allo Spirito Santo di Cristo. La nostra conversazione sarà diversa: non sarà piena di lamentele e critiche, banalità e frivolezza, ma le nostre parole saranno sempre gentili ed edificanti, rispettose delle persone con cui parliamo (Colossesi 4:6; Efesini 4:29).

    Lo stesso vale per il modo in cui svolgiamo il nostro lavoro, educhiamo i nostri figli, partecipiamo alla cultura del nostro tempo e ci comportiamo con dignità e grazia. Siamo nuove creature in Gesù Cristo e, pertanto, sotto molti aspetti, fuori ritmo con la cultura che ci circonda. Ma vivendo la verità in ogni aspetto della nostra vita, facciamo risplendere la luce di Gesù e diffondiamo la fragranza della sua visione del mondo in ogni angolo della nostra esistenza.

    I credenti devono impegnarsi a fondo per essere la fragranza di Gesù. Immergendoci nella Parola di Dio e vivendo con un atteggiamento di preghiera, […] possiamo iniziare a diffondere il profumo del Re Gesù in più aspetti e ambiti della nostra vita quotidiana. Decidiamo, allora, di essere quella fragranza di verità e amore e scopriremo che il vento dello Spirito di Dio ci accompagnerà ovunque andremo, dando l’aroma di Gesù a tutti, e anche a Dio. —T. M. Moore4

    Gesù ci ha affidato la responsabilità di trasmettere il suo amore personale, incondizionato e totale ai nostri simili, a quelli che condividono il pianeta con noi oggi. Il mandato che ha dato ai suoi discepoli è di portare il Vangelo in tutto il mondo. In qualunque luogo il Signore ti abbia chiamato, quello è il tuo campo di missione e tu sei esortato a servire e a raggiungere le persone che Lui pone sul tuo cammino. Ognuno di noi ha qualche opportunità, qualche rete sociale, qualche ambiente in cui può condividere il suo amore e la sua verità con gli altri, rafforzando la fede, la speranza e il cuore delle persone.

    Il Signore benedica il tuo percorso di discepolato e il servizio che svolgi per Lui, insieme alla testimonianza che dai agli altri, così che tu possa essere il sale della terra e la luce del mondo, come Lui ci ha detto di essere (Matteo 5:13–14). Gesù disse: «Risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli» (Matteo 5:16). In questo modo, vivremo una vita di discepolato che glorifica Dio (1 Corinzi 10:31).

    Pensieri su cui meditare

    Il discepolato non è un programma o una circostanza; è uno stile di vita. Non è per un periodo limitato, ma per tutta la vita. Il discepolato […] è per tutti i credenti, per ogni giorno della loro vita. —Bill Hull

    Ogni credente che prende sul serio la propria vocazione di discepolo di Gesù si considererà un «inviato» ovunque si trovi e cercherà di mettersi all’opera in quel luogo. Questo potrebbe assumere la forma di «buon testimone» sul lavoro o di buon vicino per chi vive lì nei pressi, oppure potrebbe comportare il volontariato. —Michael Frost e Alan Hirsch

    Non lasciare che le parole di Gesù rimangano solo stampate nella tua Bibbia. Dai loro le ali, mettendole in pratica. Nella tua vita ci sono anime che hanno bisogno delle tue cure. Pensa a come potresti dimostrare interesse per il loro benessere, amandole e prendendoti cura di loro come già ami e ti prendi cura di te stesso. Quando lo farai, completerai la catena d’amore che è iniziata quando Dio ti ha amato per primo. —Karen Ehman

    Cosa dice la Bibbia

    «Colui che dimora in me, e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete fare nulla. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto, così sarete miei discepoli» (Giovanni 15:4–5; Giovanni 15:8).

    «Come dunque avete ricevuto Cristo Gesù, il Signore, così camminate in lui; radicati ed edificati in lui, saldi nella fede, come vi è stata insegnata, e abbondando nel ringraziamento» (Colossesi 2:6–7).

    «Ma voi, carissimi, edificando voi stessi sulla vostra santissima fede, pregando nello Spirito Santo, conservatevi nell’amore di Dio, aspettando la misericordia del Signore nostro Gesù Cristo, in vista della vita eterna» (Giuda 1:20–21).

    Una preghiera per il discepolato quotidiano

    Padre celeste, grazie per avermi salvato, chiamato e dato uno scopo. Tu sei così buono e la tua grazia mi basta. Ti chiedo di purificare il mio cuore dal peccato e di liberare la mia mente dalle distrazioni che oggi cercano di allontanarmi dalla comunione con te. Aiutami a vivere in Cristo, a imparare da Lui e ad affidarmi a Lui, per poter vivere per Lui e condurre altri a Lui. Tu sei degno di tutta la mia devozione e la mia lode. Rendimi un discepolo fedele e prolifico che ti porta gloria ogni giorno. Nel nome potente e incomparabile di Cristo, mio Re, amen. 5


    1 Scott Montrose, “La vita ci corregge”, Contatto, gennaio 2021, https://activated-europe.com/it/articolo/la-vita-ci-corregge//

    2 Charles Price, Christ for Real: How to Grow into Christ’s Likeness (Kregel Publications, 2011).

    3 Richard Stearns, Unfinished: Believing Is Only the Beginning (Thomas Nelson, 2013).

    4 T. M. Moore, “The Fragrance of Truth and Love”, 29 gennaio 2010.

    5 Annie McGuire, “What is a disciple of Christ?” Daily His Disciple, 11 gennaio 2022, https://dailyhisdisciple.com/2022/01/11/what-is-a-disciple-of-christ/.


    Pubblicato originariamente in inglese il 9 giugno 2026.

  • Giu 23 La vita di un discepolo parte 11: condividere le nostre risorse
  • Giu 9 La vita di un discepolo, parte 10: la nostra vita lavorativa
  • Mag 12 La vita di un discepolo, parte 8: fare discepoli
  • Apr 28 1 Corinzi: capitolo 15 (versetti 37-58)
  • Apr 21 La vita di un discepolo, parte 8: Comunicare la nostra fede
  • Apr 7 1 Corinzi, capitolo 15 (versetti 20-36)
  • Mar 24 La vita di un discepolo, parte 7: servire Dio servendo gli altri
  • Mar 10 1 Corinzi: capitolo 15 (versetti 1-19)
  • Feb 24 La vita di un discepolo, parte 6: Amore per gli altri
   

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