L’Ancora

Devozioni in formato semplice

  • Rapporti con il mondo

    Il tesoro

    [Relationship with the World]

    Quando Gesù pregò per i suoi discepoli in Giovanni 17 prima della sua imminente morte, sapeva che avrebbero affrontato difficoltà nel mondo; ciononostante, Gesù non pregò che fossero tolti dal mondo (Giovanni 17:15). I suoi discepoli avevano la missione di essere i suoi «testimoni in Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria, e fino all’estremità della terra» (Atti 1:8). A loro fu affidato il Grande Mandato di «andare in tutto il mondo e predicare il Vangelo» (Marco 16:15) e furono chiamati a essere «ambasciatori di Cristo» nel mondo (2 Corinzi 5:20).

    Il rapporto del cristiano con il mondo è stato spesso marcato dalla tensione di essere «nel mondo ma non del mondo». I credenti sono chiamati a impegnarsi attivamente nel mondo per condividere la buona notizia del Vangelo ed essere un esempio vivente dell’amore di Dio, evitando allo stesso tempo i valori, le usanze, le prospettive e le pratiche del mondo che non sono in linea con la loro fede cristiana e con gli insegnamenti biblici (2 Corinzi 6:14–17).

    Questa concezione dell’essere «nel mondo ma non del mondo» è evidenziata in vari versetti biblici: «Non sono del mondo, come io non sono del mondo. Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li preservi dal maligno» (Giovanni 17:14–16). «Non amate il mondo né le cose che sono nel mondo. Se uno ama il mondo, l'amore del Padre non è in lui» (1 Giovanni 2:15). «Non conformatevi alla mentalità di questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente. Così potrete discernere qual è la volontà di Dio: ciò che è buono, gradito e perfetto» (Romani 12:2).

    Dopo essere risorto, Gesù affidò ai suoi discepoli un incarico: «Come il Padre ha mandato me, così io mando voi» (Giovanni 20:21). Come cristiani, anche noi siamo stati inviati nel mondo per condividere il suo amore e la sua verità con gli altri. Se vogliamo farlo in modo efficace, dobbiamo stare in guardia e vigilare contro gli atteggiamenti empì del mondo che ci circonda, che possono permeare la nostra visione del mondo e indurci ad allontanarci dalla nostra fede.

    1 Giovanni ci offre un quadro sobrio delle influenze mondane che possono cercare di ostacolare la nostra fede e il nostro discepolato: «Perché tutto ciò che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, non viene dal Padre, ma dal mondo. E il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno» (1 Giovanni 2:16–17).

    Gesù mandò i suoi seguaci nel mondo, pur proclamando che essi non erano del mondo. Il significato originale della parola «ekklesia», tradotta come «chiesa» dal greco, la lingua del Nuovo Testamento, significa letteralmente «l’assemblea chiamata fuori» o il corpo dei credenti. La chiesa vivente di Dio è composta da credenti cristiani che sono chiamati a seguire Gesù e «santificati, utili al servizio del padrone, preparati per ogni opera buona» (2 Timoteo 2:21).

    Convinzione invece di conformismo

    Nella Bibbia ci sono molte storie ed esempi di uomini e donne che furono benedetti perché le loro vite e le loro decisioni erano fondate sulla Parola di Dio e si rifiutarono di compromettere le loro convinzioni per guadagno. Il profeta Geremia rivelò la fonte della sua forza e delle sue convinzioni quando proclamò: «Appena ho trovato le tue parole, io le ho divorate; le tue parole sono state la mia gioia, la delizia del mio cuore» (Geremia 15:16).

    Giobbe, la cui fede in mezzo alle tribolazioni e alle afflizioni è stata di grande incoraggiamento per innumerevoli milioni di persone, disse: «Non mi sono allontanato dai comandamenti delle sue labbra, ho fatto tesoro delle parole della sua bocca più della mia porzione di cibo» (Giobbe 23:12). Il salmista Davide parlava continuamente della Parola di Dio come sua guida e forza: «La legge della tua bocca per me vale più di migliaia di monete d'oro e d'argento. La tua parola è una lampada al mio piede e una luce sul mio sentiero» (Salmi 119:72, 105).

    Nel libro di Daniele, nell’Antico Testamento, si trova un racconto avvincente su quattro adolescenti — Daniele, Shadrach, Meshach e Abednego — che scelsero di non compromettere la loro fede nemmeno di fronte al pericolo. A quel tempo (intorno al 600 a.C.), Nabucodonosor, re di Babilonia, aveva assediato Gerusalemme e aveva ordinato che dei giovani «di bell’aspetto, dotati di ogni sorta di saggezza, istruiti e intelligenti, capaci» fossero condotti a palazzo e istruiti nella letteratura e nella lingua dei Caldei (Daniele 1:3–4).

    Ai funzionari del re era stato affidato il compito di insegnare a questi giovani israeliti la cultura e la lingua dei babilonesi. La Bibbia racconta che fu loro assegnata «una razione giornaliera dei cibi [del re] e dei vini che egli beveva», in modo da nutrirli per tre anni, «dopo i quali sarebbero passati al servizio del re» (Daniele 1:5).

    Uno di questi giovani, Daniele, decise che non si sarebbe contaminato con il cibo e il vino reali, e gli altri seguirono il suo esempio. Le leggi dell’Antico Testamento proibivano agli Israeliti di mangiare determinati cibi, così Daniele chiese al capo degli eunuchi il permesso di non infrangere i comandamenti divini consumando il loro cibo (Daniele 1:8). Dio aveva concesso a Daniele il favore e la benevolenza di quel funzionario, così lui chiese di poter mangiare per dieci giorni cibo adeguato ai comandamenti divini, al termine dei quali il funzionario avrebbe potuto giudicare quale fosse migliore.

    Passati i dieci giorni, la Bibbia riporta che i quattro giovani apparivano più sani e meglio nutriti di tutti quelli che avevano mangiato il cibo del re (Daniele 1:12–15). Prosegue raccontando che «a questi quattro giovani Dio diede di conoscere e comprendere ogni scrittura e ogni saggezza. Daniele aveva il dono di interpretare ogni specie di visioni e di sogni» (Daniele 1:17). In seguito, quando questi quattro giovani si presentarono al cospetto di Nabucodonosor, «su tutti i punti che richiedevano saggezza e intelletto, sui quali il re li interrogasse, egli li trovava dieci volte superiori a tutti i magi e astrologi che erano in tutto il suo regno» (Daniele 1:20).

    Dio pose questi giovani in una posizione unica, in cui potevano essere una testimonianza del vero Dio davanti ai loro carcerieri e contribuire a migliorare la società in cui si trovavano (Geremia 29:7), rimanendo allo stesso tempo fedeli alla loro fede e alle loro convinzioni nonostante la pressione a conformarsi.

    Da questa storia impariamo che è possibile rimanere saldi nelle nostre convinzioni fondate sulla Parola di Dio, anche quando siamo circondati da influenze e propaganda mondane o pagane. Quando scegliamo di non conformarci agli schemi di questo mondo, ma di basare le nostre decisioni e le nostre azioni sugli insegnamenti delle Scritture, saremo in grado di conoscere e discernere la buona, gradita e perfetta volontà di Dio (Romani 12:2). Come cristiani, la nostra fedeltà è rivolta a Cristo, e la Parola di Dio è il nostro punto di riferimento.

    Le vere ricchezze

    Le cose di questo mondo, compreso l’eccessivo materialismo e consumismo, fanno parte di un mondo che passa. Per assicurarci di avere un rapporto corretto con il mondo, dobbiamo impegnarci consapevolmente ad allineare la nostra visione sulle cose, gli atteggiamenti e le tendenze di questo mondo con la Parola di Dio nella Bibbia, come leggiamo nelle parole di Gesù nel Discorso della Montagna:

    «Non accumulatevi tesori sulla terra… accumulatevi invece tesori in cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano. Perché là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore». […] Nessuno può servire due padroni: o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure preferirà l’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e mammona» (Matteo 6:19–24).

    Naturalmente, tutti abbiamo bisogno di risorse materiali e la Bibbia promette che «Dio provvederà a ogni vostro bisogno secondo la sua gloriosa ricchezza, in Cristo Gesù» (Filippesi 4:19). Il denaro e i beni materiali sono bisogni fondamentali e di per sé non sono un male; lo è, piuttosto, il rapporto che abbiamo con essi, come espresse Paolo nella sua lettera a Timoteo: «Infatti l'amore del denaro è radice di ogni specie di mali, e alcuni che vi si sono dati si sono sviati dalla fede e si sono procurati molti dolori» (1 Timoteo 6:10).

    Né i nostri beni materiali né la nostra posizione nel mondo potranno mai soddisfarci pienamente, poiché solo in Dio si trova la vera soddisfazione. Quando Satana promise a Gesù i regni del mondo e tutte le sue ricchezze, Lui rifiutò l’offerta, poiché non aveva alcuna intenzione di allontanarsi da ciò che era più prezioso: amare e servire suo Padre (Matteo 4:8–10).

    Il giusto atteggiamento nei confronti dei beni materiali, della posizione sociale e del denaro inizia con il riconoscere che tutto ciò che abbiamo appartiene a Die e che a noi è stato solo affidato, in qualità di amministratori, il compito di curarle e gestirle secondo le sue istruzioni. Come cristiani, siamo esortati a vivere con generosità e a condividere le nostre risorse con gli altri. Proverbi 22:9 dice: «Chi ha l'occhio generoso sarà benedetto,
    perché dona del suo pane al povero». Dare generosamente riflette il carattere di Dio. Gesù insegnò: «Date e vi sarà dato; vi sarà versata in seno una buona misura, pigiata, scossa, traboccante; perché con la misura con cui misurate, sarà rimisurato a voi» (Luca 6:38). «Da' a chi ti chiede, e a chi desidera un prestito da te, non voltare le spalle» (Matteo 5:42).

    La Bibbia ci insegna che le risorse che Dio ci ha dato dovrebbero essere utilizzate in modo da glorificarlo, compreso il provvedere ai bisogni delle nostre famiglie e dei nostri cari, restituirgli qualcosa attraverso le nostre decime e le nostre donazioni benefiche e aiutare i bisognosi. Riconoscendo il suo amore e la sua cura per noi ed esprimendo la nostra gratitudine verso di Lui per aver provveduto ai nostri bisogni, saremo in grado di superare il materialismo e il consumismo promossi dal mondo e di rimanere fedeli alla nostra vocazione di discepoli cristiani.

    Come discepoli di Gesù oggi, siamo chiamati anche a essere nel mondo, ma non del mondo. La nostra vocazione è quella di essere la «luce del mondo», «una città posta sopra un monte», e di «far risplendere la nostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le nostre opere buone e glorifichino il Padre nostro che è nei cieli» (Matteo 5:14–16). Siamo opera di Dio, incaricati di essere ambasciatori di Cristo nel mondo che ci circonda: la nostra casa, la nostra comunità, il nostro quartiere e il nostro posto di lavoro (Efesini 2:10).

    Pubblicato originariamente sull’Ancora in inglese il 29 ottobre 2026.

  • Ott 26 Godersi il viaggio
  • Ott 24 Le orme di Dio nella natura
  • Ott 23 Dio costruisce dopo aver spezzato
  • Ott 22 Servire gli altri
  • Ott 21 Una grande pace
  • Ott 19 Più simili a Gesù (parte 2)
  • Ott 16 Il valore del farsi vedere al momento giusto
  • Ott 14 Amore per l’eternità
  • Ott 13 Possiamo imparare dagli errori
   

L’Angolo dei Direttori

Studi biblici e articoli che edificano la fede

  • La vita di un discepolo, parte 12: discepolato quotidiano

    [The Life of Discipleship, Part 12: Everyday Discipleship]

    Il discepolato è un percorso che dura tutta la vita e richiede perseveranza, determinazione, convinzione, l’amore di Dio e la forza dello Spirito Santo. Il defunto reverendo Billy Graham una volta disse: «Il cammino del cristiano nella vita non è uno sprint ma una maratona. […] Il discepolato è un impegno che dura tutta la vita, giorno dopo giorno». Il processo di crescita nel nostro discepolato e di trasformazione a immagine di Cristo è un compito che dura tutta la vita. Come qualcuno ha detto:

    Siamo creati come bozze che devono passare per un processo di correzione. Dio opera per trasformarci passo per passo in un articolo finito che varrà la pena di leggere. Il nostro essere è ripetutamente trasformato dalle scelte e dalle decisioni che prendiamo; i punti superficiali e superflui vengono eliminati grazie alle esperienze difficili della vita e noi veniamo rifiniti e levigati […] nelle mani del Grande Correttore. —Scott Montrose1

    Il nostro discepolato deve comprendere ogni aspetto della nostra vita, compreso il nostro rapporto con Dio e il nostro cammino quotidiano con Lui, nonché il nostro amore per gli altri, che include ogni persona che incontriamo nel corso della giornata. Il nostro discepolato comprende il compito di ambasciatori di Cristo e la condivisione della buona novella con le persone che Lui pone sul nostro cammino, oltre che essere un riflesso vivente dell’amore di Cristo in ogni ambito della nostra vita e sforzarci di crescere a sua immagine.

    Viviamo il nostro discepolato nelle nostre case, sul posto di lavoro, nelle scuole e nella comunità. Incorporiamo i principi del discepolato nella nostra genitorialità, nelle nostre relazioni e nell’investimento del nostro tempo, delle nostre competenze e delle nostre risorse. Ci sforziamo di essere un esempio vivente della nostra fede per le nostre famiglie, i nostri amici e i nostri vicini, per le persone con cui interagiamo durante la giornata e nelle nostre comunicazioni online.

    La vocazione di discepoli di Gesù è una chiamata a uno stile di vita completo. È una chiamata a riorganizzare le nostre priorità in modo che Dio occupi il primo posto nella nostra vita. Ciò non vuol dire che non avremo altre priorità, ma la nostra fedeltà va innanzitutto a Dio — al di sopra dei nostri desideri e della nostra volontà, dei nostri cari, dei nostri beni e persino della nostra stessa vita. Il discepolato cristiano non è facile da vivere — infatti, Gesù disse che «la via è stretta», ma «conduce alla vita» (Matteo 7:13–14). Richiede impegno, dedizione e il mettere Dio al centro della nostra vita, delle nostre decisioni e dei nostri rapporti.

    Nei Vangeli, Gesù sfidò i suoi seguaci a rinunciare alla propria vita per amor suo e a seguirlo. Nel Vangelo di Matteo, disse: «Se uno vuole venire dietro a me, rinunci a se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà» (Matteo 16:24–25).

    Rinunciare a noi stessi può essere inteso come il mettere da parte i nostri desideri, le nostre ambizioni e i nostri obiettivi personali e scegliere di cercare Dio per ricevere la sua guida nella nostra vita e perseguire la sua volontà piuttosto che la nostra. Ciò non significa che il Signore non ci guiderà mai a conseguire le nostre ambizioni e i nostri obiettivi personali. Se cerchiamo la volontà di Dio e desideriamo compiacerlo, è molto probabile che la sua volontà e i nostri desideri siano in armonia (Salmi 37:4). Tuttavia, se le indicazioni di Dio non coincidono con la direzione verso cui ci stavamo orientando, come suoi discepoli saremo disposti a «rinunciare a noi stessi» per seguirlo.

    Gesù ci ha dato la chiave per poter vivere il nostro impegno nel discepolato, a partire dalla nostra rinascita spirituale attraverso la salvezza. «Se uno è in Cristo, è una nuova creatura: le cose vecchie sono passate; ecco, sono diventate nuove. Sono stato crocifisso con Cristo. Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» (2 Corinzi 5:17; Galati 2:20).

    La capacità e la grazia di vivere la vita di un discepolo non derivano solo dal nostro desiderio di obbedire ai comandamenti di Dio e dai nostri sforzi di vivere in modo devoto, ma dalla potenza di Dio attraverso «Cristo in noi» (Colossesi 1:27) e dalla presenza dello Spirito Santo (Giovanni 14:15–17). «Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone che Dio ha predisposto perché noi le praticassimo» (Efesini 2:10).

    Cristo in noi

    Ogni nuova mattina possiamo aspettarci che il Signore Gesù Cristo si manifesti attraverso di noi quel giorno e realizzi qualche aspetto della sua opera, che riusciamo a riconoscere le sue azioni o no. È il nostro privilegio, è la nostra responsabilità.

    Il fatto che Cristo viva in noi ci dà forza. Non possiamo vivere efficacemente con nessun’altra forza se non quella che deriva dalla vita di Gesù Cristo, poiché Lui disse: «Senza di me non potete fare nulla» (Giovanni 15:5). Il fatto di essere in Cristo ci dà uno scopo. Non è una forza che ci permette di vivere per noi stessi, ma che ci mette in grado di realizzare i piani di Cristo. […]

    Il fatto che Cristo sia in noi ci offre delle risorse. Tutto ciò di cui potremmo aver bisogno è nostro nel Signore Gesù Cristo. E il fatto di essere in Cristo ci dà delle responsabilità. Come parte del suo corpo, la questione più importante che io devo affrontare è: «Cosa vuole che io faccia?»

    Il fatto che Cristo sia in noi è dinamico. Essere in Cristo è impegnativo. Se Lui ha qualcosa da fare, ha il diritto di usarci come mezzo per farlo. Se c’è un «eunuco etiope» sulla strada del deserto, Lui ha il diritto di dirti di lasciare la tua Samaria e andare a incontrarlo (Atti 8:26–40). Ma per ogni richiesta che ci fa, Lui fornisce la dinamica del suo Spirito dentro di noi per realizzarla.

    Questa è la vita cristiana. Dopo aver affrontato il nostro insuccesso nel manifestare la sua somiglianza e immagine nel mondo, ci avviciniamo alla Croce per essere perdonati, lo Spirito Santo viene a vivere in noi e veniamo incorporati in Cristo, diventando mezzi per manifestare la sua vita e il suo obiettivo. Il mondo ha un bisogno disperato di saperlo, ma non avrà alcun motivo per crederci finché non vedrà la vita e il carattere di Gesù Cristo vissuti nella tua vita e nella mia. Questo è lo scopo che Dio ha per te! —Charles Price2

    Unirsi alla missione del suo Regno

    Dio ti ha invitato a unirti a Lui per cambiare il mondo. Dio ha un sogno per questo mondo che Gesù ha chiamato il Regno di Dio. Dio ti ha creato per svolgere un ruolo importante nella sua visione del Regno. Non troverai mai il tuo scopo più profondo nella vita finché non troverai il tuo posto nella realizzazione del Regno di Dio.

    Non devi essere un genio per cambiare il mondo, né ricco, né influente, né un gigante spirituale. Quel che devi fare è dire di sì all’invito. Devi essere disponibile e disposto a farti usare, e forse dovrai pagare il prezzo che il seguire Gesù comporta, perché cambiare il mondo e seguire Gesù non è facile e non è a buon mercato. Bisognerà fare dei sacrifici: ce ne sono sempre.

    La nostra fede cristiana non è solo un modo per ricevere il perdono dei nostri peccati e poter entrare nella vita eterna, eppure lo è. Non è solo un sistema di giuste convinzioni sulla verità ultima e sull’ordine delle cose, sebbene lo sia. Né è solo un modo per ricevere conforto da Dio nei momenti difficili o un utile codice di condotta su come vivere una vita buona e produttiva, sebbene sia anche questo. Fondamentalmente, la fede cristiana è la vocazione di […] seguire il nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo e partecipare alla grande missione di Cristo nel nostro mondo. […] Solo allora diventeremo persone complete, persone che vivono secondo il disegno divino più profondo per la nostra vita. —Richard Stearns3

    Conclusione: il progetto per la vita

    Come abbiamo visto nel corso di questa serie sul discepolato, la Bibbia ci insegna qual è il rapporto che Dio desidera avere con noi e come vivere in modo da piacergli. Diventare sempre più simili a Cristo ed essere trasformati a sua immagine è il fondamento per vivere una vita devota e fruttuosa in armonia con Dio e con gli altri, che produce il frutto del suo Spirito nella nostra vita e in quella degli altri (Galati 5:22–23). È nella Bibbia che apprendiamo le verità rivelate da Dio su cui possiamo modellare la nostra esistenza.

    Nella Parola di Dio troviamo i principi biblici che fungono da bussola per la nostra vita e ci aiutano ad affrontare le sfide della vita quotidiana e ad essere testimoni efficaci di Cristo. La sua Parola trasmette principi che ci guidano nelle nostre interazioni con gli altri e nel nostro processo decisionale, aiutandoci a discernere la differenza tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Questi principi spirituali stabiliscono un modello per il nostro standard morale, la nostra etica, il nostro atteggiamento nei confronti della vita, dell’amore, del mondo, dell’ambiente e dei rapporti con gli altri. Sebbene non tratti specificamente ogni possibile situazione che potremmo affrontare, la Bibbia fornisce i principi necessari per affrontare le complessità della vita in un modo gradito a Dio.

    La sua Parola ci insegna a vivere il nostro discepolato amando e servendo gli altri. Il nostro amore per Gesù ci spinge a servire gli altri in suo nome. Ci motiva a essere suoi ambasciatori in qualunque situazione ci troviamo. Ci spinge ad aiutare chi è nel bisogno e a offrire speranza e conforto a chi ne è privo. Possiamo essere le sue mani per aiutare e toccare, la sua bocca per proclamare la verità della sua Parola e infondere incoraggiamento e speranza, i suoi occhi per trasmettere compassione, i suoi piedi per camminare al fianco di un’anima affaticata e le sue braccia per aiutare a portare il loro pesante fardello. Così facendo, le nostre vite lo glorificheranno e saranno di benedizione per gli altri, come evidenziano gli articoli che seguono.

    Una vita bellissima

    Quando la vita di un seguace di Gesù viene condotta come l’intendeva Lui, diventa una cosa di rara bellezza. Essere cristiani e avere un rapporto con Dio dovrebbe permeare le nostre esperienze quotidiane, integrarsi nelle nostre decisioni e colorare il modo in cui percepiamo noi stessi, gli altri e questa vita. Le innumerevoli espressioni dell’amore di Dio condivise con gli altri nel corso della vita di un cristiano possono a volte sembrare insignificanti in sé, tuttavia Dio le vede nella totalità di una vita che rende gloria a Lui ed esulta nella loro bellezza.

    Più siamo decisi a rafforzare il nostro cammino con Gesù e desideriamo mantenere una connessione spirituale con Lui, più Lui potrà manifestare il suo Spirito attraverso di noi. Siamo la sua opera. Quando gli consentiamo di mescolare le diverse sfumature di colore del suo amore e della sua misericordia e di sviluppare la bellezza che desiderava avessimo, diventiamo il suo capolavoro che ispirerà la vita di molti. Accettiamo di tutto cuore il dono inestimabile della sua presenza nella nostra vita. E mentre coltiviamo la bellezza accattivante dell’amore di Dio in tutto ciò che facciamo e diciamo, altri saranno attirati a Lui attraverso di noi. —Maria Fontaine

    Il profumo di Cristo

    L’apostolo Paolo scrisse che la Chiesa è il profumo di Cristo per il mondo: «Noi siamo infatti dinanzi a Dio il profumo di Cristo fra quelli che si salvano e fra quelli che si perdono» (2 Corinzi 2:15). Con questo intendeva dire che ogni credente e ogni comunità di credenti stabilisce una presenza di Cristo nel mondo che è palpabile per i non credenti. […]

    Ma cos’è questa fragranza? Come dovremmo aspettarci che gli altri sentano la presenza di Gesù in noi? Principalmente in due modi: la verità del Vangelo e l’amore di Gesù Cristo. La verità divina parla a ogni aspetto della vita umana. Con la verità della sua Parola, nelle mani del suo Spirito, Cristo rende nuove tutte le cose nella nostra vita (Apocalisse 21:5). Ciò significa che, in ogni ambito della nostra esistenza — tutte le nostre relazioni, i nostri ruoli e le nostre responsabilità — noi cristiani mostriamo una novità che non si conforma allo spirito del mondo, ma allo Spirito Santo di Cristo. La nostra conversazione sarà diversa: non sarà piena di lamentele e critiche, banalità e frivolezza, ma le nostre parole saranno sempre gentili ed edificanti, rispettose delle persone con cui parliamo (Colossesi 4:6; Efesini 4:29).

    Lo stesso vale per il modo in cui svolgiamo il nostro lavoro, educhiamo i nostri figli, partecipiamo alla cultura del nostro tempo e ci comportiamo con dignità e grazia. Siamo nuove creature in Gesù Cristo e, pertanto, sotto molti aspetti, fuori ritmo con la cultura che ci circonda. Ma vivendo la verità in ogni aspetto della nostra vita, facciamo risplendere la luce di Gesù e diffondiamo la fragranza della sua visione del mondo in ogni angolo della nostra esistenza.

    I credenti devono impegnarsi a fondo per essere la fragranza di Gesù. Immergendoci nella Parola di Dio e vivendo con un atteggiamento di preghiera, […] possiamo iniziare a diffondere il profumo del Re Gesù in più aspetti e ambiti della nostra vita quotidiana. Decidiamo, allora, di essere quella fragranza di verità e amore e scopriremo che il vento dello Spirito di Dio ci accompagnerà ovunque andremo, dando l’aroma di Gesù a tutti, e anche a Dio. —T. M. Moore4

    Gesù ci ha affidato la responsabilità di trasmettere il suo amore personale, incondizionato e totale ai nostri simili, a quelli che condividono il pianeta con noi oggi. Il mandato che ha dato ai suoi discepoli è di portare il Vangelo in tutto il mondo. In qualunque luogo il Signore ti abbia chiamato, quello è il tuo campo di missione e tu sei esortato a servire e a raggiungere le persone che Lui pone sul tuo cammino. Ognuno di noi ha qualche opportunità, qualche rete sociale, qualche ambiente in cui può condividere il suo amore e la sua verità con gli altri, rafforzando la fede, la speranza e il cuore delle persone.

    Il Signore benedica il tuo percorso di discepolato e il servizio che svolgi per Lui, insieme alla testimonianza che dai agli altri, così che tu possa essere il sale della terra e la luce del mondo, come Lui ci ha detto di essere (Matteo 5:13–14). Gesù disse: «Risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli» (Matteo 5:16). In questo modo, vivremo una vita di discepolato che glorifica Dio (1 Corinzi 10:31).

    Pensieri su cui meditare

    Il discepolato non è un programma o una circostanza; è uno stile di vita. Non è per un periodo limitato, ma per tutta la vita. Il discepolato […] è per tutti i credenti, per ogni giorno della loro vita. —Bill Hull

    Ogni credente che prende sul serio la propria vocazione di discepolo di Gesù si considererà un «inviato» ovunque si trovi e cercherà di mettersi all’opera in quel luogo. Questo potrebbe assumere la forma di «buon testimone» sul lavoro o di buon vicino per chi vive lì nei pressi, oppure potrebbe comportare il volontariato. —Michael Frost e Alan Hirsch

    Non lasciare che le parole di Gesù rimangano solo stampate nella tua Bibbia. Dai loro le ali, mettendole in pratica. Nella tua vita ci sono anime che hanno bisogno delle tue cure. Pensa a come potresti dimostrare interesse per il loro benessere, amandole e prendendoti cura di loro come già ami e ti prendi cura di te stesso. Quando lo farai, completerai la catena d’amore che è iniziata quando Dio ti ha amato per primo. —Karen Ehman

    Cosa dice la Bibbia

    «Colui che dimora in me, e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete fare nulla. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto, così sarete miei discepoli» (Giovanni 15:4–5; Giovanni 15:8).

    «Come dunque avete ricevuto Cristo Gesù, il Signore, così camminate in lui; radicati ed edificati in lui, saldi nella fede, come vi è stata insegnata, e abbondando nel ringraziamento» (Colossesi 2:6–7).

    «Ma voi, carissimi, edificando voi stessi sulla vostra santissima fede, pregando nello Spirito Santo, conservatevi nell’amore di Dio, aspettando la misericordia del Signore nostro Gesù Cristo, in vista della vita eterna» (Giuda 1:20–21).

    Una preghiera per il discepolato quotidiano

    Padre celeste, grazie per avermi salvato, chiamato e dato uno scopo. Tu sei così buono e la tua grazia mi basta. Ti chiedo di purificare il mio cuore dal peccato e di liberare la mia mente dalle distrazioni che oggi cercano di allontanarmi dalla comunione con te. Aiutami a vivere in Cristo, a imparare da Lui e ad affidarmi a Lui, per poter vivere per Lui e condurre altri a Lui. Tu sei degno di tutta la mia devozione e la mia lode. Rendimi un discepolo fedele e prolifico che ti porta gloria ogni giorno. Nel nome potente e incomparabile di Cristo, mio Re, amen. 5


    1 Scott Montrose, “La vita ci corregge”, Contatto, gennaio 2021, https://activated-europe.com/it/articolo/la-vita-ci-corregge//

    2 Charles Price, Christ for Real: How to Grow into Christ’s Likeness (Kregel Publications, 2011).

    3 Richard Stearns, Unfinished: Believing Is Only the Beginning (Thomas Nelson, 2013).

    4 T. M. Moore, “The Fragrance of Truth and Love”, 29 gennaio 2010.

    5 Annie McGuire, “What is a disciple of Christ?” Daily His Disciple, 11 gennaio 2022, https://dailyhisdisciple.com/2022/01/11/what-is-a-disciple-of-christ/.


    Pubblicato originariamente in inglese il 9 giugno 2026.

  • Giu 23 La vita di un discepolo parte 11: condividere le nostre risorse
  • Giu 9 La vita di un discepolo, parte 10: la nostra vita lavorativa
  • Mag 12 La vita di un discepolo, parte 9: fare discepoli
  • Apr 28 1 Corinzi: capitolo 15 (versetti 37-58)
  • Apr 21 La vita di un discepolo, parte 8: Comunicare la nostra fede
  • Apr 7 1 Corinzi, capitolo 15 (versetti 20-36)
  • Mar 24 La vita di un discepolo, parte 7: servire Dio servendo gli altri
  • Mar 10 1 Corinzi: capitolo 15 (versetti 1-19)
  • Feb 24 La vita di un discepolo, parte 6: Amore per gli altri
   

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Vivere il Cristianesimo
Applicare gli insegnamenti della Bibbia alla nostra vbita di tutti i giorni a alle nostre decisioni.
Gesù - la sua vita e il suo messaggio
Principi fondamentali tratti dai Vangeli su cui costruire le nostre vite.