L’Ancora

Devozioni in formato semplice

  • Discepolato cristiano, parte 3: la promessa

    Peter Amsterdam

    [Christian Discipleship, Part 3: The Promise]

    In ognuno dei tre Vangeli sinottici leggiamo come Gesù esortò i suoi discepoli a prendere la loro croce e seguirlo. Nel Vangelo di Matteo, Gesù disse: «Se qualcuno mi vuole seguire, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi avrà perduto la propria vita per amor mio, la ritroverà» (Matteo 16:24-25).1

    Oggi i Cristiani a volte credono che l’espressione «prendere la propria croce» sia intesa metaforicamente, nel senso di avere difficoltà, problemi o pesi che dovranno sopportare a lungo. Si sente dire: «Oh, questa è la mia croce». Tuttavia, nel contesto del discorso di Gesù ai suoi discepoli, la sfida a «prendere la croce e seguirmi» era una metafora scioccante il cui significato era che i discepoli dovevano essere disposti a rinnegare se stessi (la loro volontà), prendere la croce (accettare la volontà di Dio, a qualunque costo) e seguirlo.

    Anche se parlava ai discepoli che erano lì con Lui, il suo punto era che chiunque lo volesse seguire doveva prendere la croce e mettere Dio perfino prima della propria vita – e intende tutti i discepoli di tutte le epoche.

    Gesù non nascose la possibilità che scegliendo di essere suoi discepoli avrebbero affrontato opposizione e martirio e molti dei suoi discepoli originali effettivamente lo subirono. Anche se noi per la maggior parte non ci troviamo in situazioni in cui potremmo morire per la nostra fede, in alcuni luoghi i cristiani affrontano effettivamente quella possibilità ed è già successo nel corso della storia.

    Dato che la maggior parte dei cristiani non affronta minacce alla propria vita o danni significativi per seguire Cristo, in che modo i credenti dovrebbero applicare a sé questo invito a rinnegare se stessi e a prendere la croce? Troviamo alcune indicazioni di questo nel versetto citato sopra, dove Gesù definì come chi lo avrebbe seguito avrebbe dovuto rinnegare se stesso e prendere la propria croce.

    Rinnegare noi stessi può essere interpretato come mettere da parte i nostri desideri, le nostre ambizioni e i nostri obiettivi personali ed essere disposti a chiedere a Dio le sue istruzioni per la nostra vita e a seguire la sua volontà invece della nostra. Ciò non significa che il Signore non ci indicherà mai di darci da fare per le nostre ambizioni e i nostri obiettivi. Se cerchiamo continuamente la guida di Dio, è molto probabile che la sua volontà e i nostri desideri coincidano. Il concetto è che noi che seguiamo il Signore dobbiamo chiedere direzioni a Dio e mettere i suoi desideri prima dei nostri, in maniera tale che, se le indicazioni di Dio ci portano in una direzione diversa da quella che preferiamo, siamo disposti a «rinnegare noi stessi» per seguirlo.

    Possiamo trovare altre indicazioni del concetto di rinnegare noi stessi nelle lettere dell’apostolo Paolo, che parlò di «far morire» i nostri peccati, affermando che come Cristiani dobbiamo mettere da parte le cose che vorremmo fare e che sono sbagliate e peccaminose, scegliendo di fare ciò che è giusto agli occhi di Dio. «Fate dunque morire ciò che in voi è terreno» (Colossesi 3:5). «Se vivete secondo la carne voi morrete; ma se per mezzo dello Spirito fate morire le opere del corpo, voi vivrete» (Romani 8:13).

    La vocazione di seguire Gesù è un invito a seguire uno stile di vita. È un invito a riallineare le proprie priorità in modo che Dio abbia il primo posto nella nostra vita. Ciò non significa che non possiamo avere altre lealtà, ma che la diamo innanzitutto a Dio – prima dei nostri desideri, della nostra volontà, dei nostri beni, dei nostri cari e perfino della nostra vita. Non è una strada facile, ma Gesù disse che è la via che conduce alla vita (Matteo 7:13-14).

    Gesù ci diede la chiave per riuscire a vivere il nostro impegno di discepoli. Come essere umani peccatori, nessuno di noi può soddisfare in ogni momento le esigenze del discepolato; se tentassimo di farlo con le nostre forze potremmo finire come i farisei che Gesù rimproverava regolarmente per aver perso di vista le cose veramente importanti. Si concentravano troppo sul rispetto delle regole, a discapito del loro rapporto con Dio. Pur insegnando che il nostro impegno doveva essere principalmente con Dio, Gesù non voleva che l’applicazione di quel concetto degradasse in un inutile rispetto delle regole. I suoi discepoli ebbero una rinascita spirituale mediante la salvezza e furono riempiti dallo Spirito Santo per avere la potenza necessaria a realizzare la sua chiamata. La salvezza cambia tutto: «Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, tutte le cose sono diventate nuove» (2 Corinzi 5:17). «Io sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me» (Galati 2:20).

    Lo Spirito Santo che abita in noi è una manifestazione del nostro essere «in Cristo». «Da questo sappiamo che egli dimora in noi: dallo Spirito che egli ci ha dato» (1 Giovanni 3:24). Paolo scrisse: «Non sapete che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi, il quale voi avete da Dio?» (1 Corinzi 6:19). La capacità e la grazia per vivere il discepolato non vengono solo dal nostro desiderio e dal nostro sforzo di vivere in maniera pia, ma dalla potenza di Dio mediante lo Spirito Santo.

    Nel Vangelo di Giovanni leggiamo che la notte prima di essere crocifisso Gesù parlò a lungo con i suoi discepoli. Parte del suo discorso riguardava l’aiuto che avrebbe mandato loro una volta che se ne fosse andato. Riflettere su questo ci aiuta a vedere il ruolo dello Spirito di Dio nella vita dei primi discepoli e di quelli che li hanno seguiti da allora.

    Il contesto era quello dell’ultimo pasto con i suoi discepoli prima del suo arresto e della sua successiva esecuzione. Appena Giuda se ne andò per compiere la sua missione di traditore, Gesù parlò ai discepoli dello Spirito Santo che Lui avrebbe mandato per dotarli di potenza e aiutarli dopo la sua partenza. «Ed io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore, che rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce; ma voi lo conoscete, perché dimora con voi e sarà in voi» (Giovanni 14:16-17).

    Nel Vangelo di Luca leggiamo che Gesù disse ai suoi discepoli di non uscire da Gerusalemme, perché «ecco, io mando su di voi la promessa del Padre mio; ma voi rimanete nella città di Gerusalemme, finché siate rivestiti di potenza dall’alto» (Luca 24:49). Negli Atti leggiamo che Gesù disse ai discepoli che «aspettassero la promessa del Padre», così che potessero essere «battezzati con lo Spirito Santo» (Atti 1:4-5).

    Gesù proseguì dicendo: «Riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme e in tutta la Giudea, in Samaria e fino all’estremità della terra» (Atti 1:8). In Atti 2 leggiamo dell’adempimento di questa promessa nel giorno della Pentecoste, quando «furono tutti ripieni dello Spirito Santo» (Atti 2:1-4).

    Lo Spirito Santo fu mandato dopo la morte di Gesù e fu la sua presenza costante con i discepoli. Lo Spirito li infuse e diede loro potenza, come ha fatto con i suoi discepoli fin da allora. Indubbiamente, la sua presenza mediante lo Spirito Santo diede loro la forza e il coraggio di adempiere al la loro chiamata e di vivere il loro discepolato. Anche se lo Spirito Santo, non era con loro nella carne, come lo era stato Gesù, lo Spirito visse dentro di loro.

    Gesù sottolineò che era stato in grado di fare tutto quello che aveva fatto grazie al potere datogli da suo Padre e alla presenza del Padre in Lui. «Non credi che io sono nel Padre e che il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso. Il Padre che dimora in me è colui che fa le opere» (Giovanni 14:10). È a questo punto che spiegò ai discepoli che avrebbe richiesto al Padre di dare «l’Aiutante», lo Spirito Santo, ai discepoli.

    La parola greca tradotta con Aiutante, Difensore, Consolatore o Avvocato (a seconda delle traduzioni della Bibbia) è paraklētos, in italiano paracleto, e si riferisce a chi è chiamato al fianco di una persona per aiutarla. Un altro significato della parola indica una persona che perora la causa di qualcuno davanti a un giudice: un avvocato difensore o un intercessore. In senso più ampio significa aiutante, chi aiuta un altro. L’idea di un paracleto, in riferimento allo Spirito Santo, può quindi essere interpretata come un assistente o un avvocato che aiuta i credenti.

    È interessante notare che in un altro punto del Nuovo Testamento anche Gesù è chiamato un paracleto – un avvocato – dei discepoli: «Figlioletti miei, vi scrivo queste cose affinché non pecchiate; e se pure qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato [paracleto] presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto» (1 Giovanni 2:1). Anche Gesù si riferì indirettamente a Sé stesso come un paracleto quando disse: «Pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore [Aiutante]» Gesù, il primo avvocato, disse ai discepoli che non sarebbe stato con loro ancora per molto (Giovanni 13:33), tuttavia promise che avrebbe mandato un altro avvocato, che descrisse come «lo Spirito della verità», che avrebbe abitato in loro (Giovanni 14:16-17).

    Quando Gesù tornò da suo Padre, mandò lo Spirito Santo a quelli che lo avevano seguito durante la sua vita sulla terra e a tutti noi che l’avremmo seguito in futuro. Lo Spirito Santo che Gesù mandò dal Padre fa per noi quello che Gesù fece per i suoi discepoli. Finché i discepoli furono alla presenza di Gesù, Lui li istruì, li corresse, li consolò, li incoraggiò e li rafforzò. Grazie allo Spirito che dimora in noi, anche noi riceviamo guida, correzione, consolazione, incoraggiamento e forza.

    Dopo che Gesù ascese al cielo e fu glorificato, i suoi discepoli ricevettero la sua continua presenza nella loro vita mediante lo Spirito Santo. È la presenza dello Spirito Santo in noi che ci permette di essere veri discepoli, di vivere secondo gli insegnamenti di Gesù e di amare Lui sopra ogni altra cosa. Non è una cosa che dobbiamo rimediare noi da soli, ma possiamo farlo con la potenza dello Spirito di Dio, che Gesù ci ha mandato da suo Padre.

    Nel libro degli Atti, la manifestazione dell’infusione o battesimo dello Spirito Santo giunse per alcuni al momento della conversione e per altri qualche tempo dopo; ma in entrambi gli scenari lo Spirito scese su di loro. In tutto il Nuovo Testamento ci sono riferimenti all’intervento dello Spirito nella vita dei cristiani, perché abbiamo ricevuto lo Spirito (1 Corinzi 2:12), siamo guidati dallo Spirito (Galati 5:18) e lo Spirito Santo abita in noi, (2 Timoteo 1:14).

    Non solo riceviamo il meraviglioso dono della presenza di Dio nella nostra vita, ma siamo anche stati benedetti dalla sua Parola che ci guida. Abbiamo la sua promessa di essere ricompensati per ogni parte di noi e della nostra vita che diamo agli altri nel suo nome e per l’amore che diamo agli altri. Se siamo fedeli ad amarlo e seguirlo, a investire i talenti che ci ha donato e a fare del nostro meglio per testimoniare di Lui, possiamo sperare di sentirgli dire un giorno: «Bene, servo buono e fedele. Entra nella mia gioia» (Matteo 25:21).

    Pubblicato originariamente nell’ottobre 2017. Adattato e ripubblicato sull’Ancora in inglese il 25 maggio 2026.


    1 Per i racconti di Marco e Luca, vedi Marco 8:34–37, Luca 9:23–24, 14:27.

  • Mag 22 Il coraggio di andare avanti
  • Mag 21 Fede per vincere
  • Mag 20 Grazia per i tempi difficili
  • Mag 18 Discepolato cristiano, parte 2: il prezzo
  • Mag 16 Dio nel mondo
  • Mag 15 L’arazzo della tua vita
  • Mag 13 La cortesia è importante
  • Mag 11 Discepolato cristiano, parte 1: la chiamata
  • Mag 7 L’arte di aspettare il Signore
   

L’Angolo dei Direttori

Studi biblici e articoli che edificano la fede

  • La vita di un discepolo, parte 8: fare discepoli

    [The Life of Discipleship: Discipling Others]

    Con l’ultimo grande incarico che diede ai discepoli, mentre stava per ascendere al cielo, Gesù affidò loro la missione di evangelizzare e fare discepoli. «Andate dunque e fate discepoli di tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato» (Matteo 28:19-20). Come suoi discepoli, anche noi siamo chiamati a fare discepoli, a insegnare ad altri la fede cristiana e aiutarli a crescere nel loro discepolato.

    Insegnare alle persone chi è Gesù e aiutarle a crescere nella fede è essenziale per la continuità della fede ed è così che il cristianesimo viene portato nel futuro. Gesù trascorse circa tre anni a istruire i suoi seguaci e prepararli a continuare la sua opera e a diffondere la fede dopo la sua morte e risurrezione. Se i discepoli non fossero stati fedeli all’insegnamento di «insegnare ad altri a insegnare ad altri» (2 Timoteo 2:2), il messaggio sarebbe scomparso entro la loro generazione. Fare discepoli e insegnare ad altri sono elementi importanti del discepolato e del proseguimento della fede.

    C’è una differenza tra predicare il Vangelo e insegnare. Il termine greco usato nel Nuovo Testamento per predicare significa rendere pubblico, proclamare apertamente. Alcune delle definizioni del termine greco del Nuovo Testamento usato per insegnare sono impartire istruzioni, instillare dottrine. Lungo tutto il suo ministero Gesù fece entrambe le cose: predicò e insegnò, come indica Matteo 11:1: «Quando Gesù ebbe finito di dare istruzioni ai suoi dodici discepoli, se ne andò di là per insegnare e predicare nelle loro città».

    Gesù proclamò la Buona Novella e i suoi insegnamenti alle folle, e insegnò anche a singoli individui, come vediamo nel caso di Nicodemo (Giovanni 3:1-12) e della Samaritana al pozzo (Giovanni 4:7-30). Dichiarò che la sua missione era predicare e proclamare il regno di Dio. «Bisogna che io annunci la buona notizia del regno di Dio [...] perché per questo sono stato mandato» (Luca 4:43). Con i suoi insegnamenti formò discepoli in varie situazioni e contesti, e insegnò a quelli che a loro volta avrebbero formato altri discepoli, in modo che il processo potesse ripetersi più e più volte, persona dopo persona, secolo dopo secolo.

    Proclamare la buona notizia e guidare le persone alla salvezza mediante la fede in Cristo le pone sulla via del discepolato. Aiutare qualcuno a crescere nella fede e nel discepolato è un ulteriore passo avanti ed è importante per rafforzare i nuovi credenti e la loro vita spirituale. La storia e la crescita del cristianesimo in tutto il mondo si sono basate sulla condivisione della fede da parte dei credenti e sulla formazione di discepoli, che a loro volta condivideranno la loro fede e formeranno altri discepoli.

    Evangelizzare e fare discepoli sono fondamentali per la crescita e la continuità del cristianesimo. Se i credenti non proclamano la buona notizia, se non aiutano gli altri a crescere nella fede e a portare avanti la missione di Cristo, non possiamo adempiere alla nostra chiamata a essere la luce del mondo (Matteo 5:14).

    Cosa significa «fare discepoli»? I seguenti brani estratti da vari articoli ci forniscono utili definizioni:

    Fare discepoli indica un rapporto in cui camminiamo insieme ad altri discepoli per incoraggiarci, prepararci e sfidarci a vicenda con amore a crescere verso la maturità in Cristo. Ciò include anche preparare il discepolo perché insegni ad altri. —Greg Ogden1

    L’espressione «fare discepoli» è un termine che viene usato molto spesso, ma significa semplicemente aiutarsi a vicenda in modo deliberato a crescere in conformità con Gesù. Fare discepoli è una funzione deliberata perché cerca di aiutare individui specifici a crescere in maniera specifica verso la pietà. La funzione del fare discepoli è reciproca perché non è una strada a senso unico con un saggio da una parte e uno studente dall’altra. Ogni cristiano ha bisogno di una formazione spirituale e ogni cristiano è dotato dallo Spirito del necessario a edificarsi a vicenda (Giuda 1:20; Efesini 4:12; 1 Pietro 2:5).

    Non è necessario essere un guru per fare discepoli, basta essere disponibili. Non è necessario essere un teologo, basta essere un tramite di grazia per gli altri discepoli. Fare discepoli è un compito per dei comuni seguaci di Gesù, acquistati dal suo sangue e imperfetti. Quindi, cristiani, impegniamoci a fare discepoli gli uni degli altri! —Tony Shepherd2

    Non è necessario avere grandi doti di insegnante della Bibbia o avere una profonda conoscenza della dottrina cristiana per fare discepoli. Formare discepoli significa fare tutto il possibile per aiutare gli altri nel loro percorso spirituale e sforzarsi di essere un modello di Cristo. Non tutti sono insegnanti dotati, ma tutti dovremmo imparare a condividere la nostra fede in Dio e nel suo amore e aiutare gli altri ad aumentare la loro comprensione di Gesù, della salvezza e dei fondamenti della fede. Si può anche studiare la Bibbia o altro materiale di lettura cristiano insieme ad altri per aiutarli a crescere nella fede.

    Potreste non avere tutte le risposte a possibili domande poste da una persona nuova alla fede o da qualcuno che sta attraversando un periodo di crisi di fede, ma potete aiutarli a cercare le risposte nella Bibbia o mediante le lezioni di bravi insegnanti della Bibbia, oppure potete condividere ciò che avete imparato attraverso la vostra esperienza personale nel vostro cammino con il Signore. Potete pregare con loro e così facendo aiutarli a imparare a pregare e a rivendicare i versetti della Bibbia.

    Il discepolato è un processo che dura una vita, poiché veniamo progressivamente trasformati nell’immagine di Cristo «di gloria in gloria» (2 Corinzi 3:18). Formare qualcuno come discepolo non significa necessariamente guidarlo in ogni fase della sua vita cristiana, ma piuttosto condividere con lui la vostra esperienza e la vostra fede e indirizzarlo al Signore e alla sua Parola. L’obiettivo è fare in modo che il tempo che trascorrete con lui lo aiuti ad accrescere la sua comprensione e il suo rapporto con Dio e a rafforzare la sua fede.

    Fare discepoli non deve necessariamente essere una lezione formale; può essere la condivisione di un momento di comunione spirituale. Può essere il rispondere alle domande delle persone, pregare con loro nei momenti di difficoltà e aiutarle a trovare risposte ai loro dubbi. Può essere camminare al loro fianco in momenti tragici o luttuosi, riflettendo su di loro l’amore e il conforto di Cristo.

    Gesù dedicò gran parte del suo ministero a formare consapevolmente i suoi convertiti. Sono i discepoli che portano avanti e diffondono la fede e poiché l’obiettivo è fare discepoli di tutte le nazioni, formare altri discepoli è una parte importante del Grande Mandato. La formazione e l’insegnamento rendono più forti i cristiani che giungono alla fede nel Signore. È nell’insegnamento, nel radicare le persone nella fede, nella comprensione delle dottrine cristiane fondamentali, nell’esperienza della presenza di Gesù e nello sviluppo di un cammino più vicino a Dio, che i discepoli crescono nel loro discepolato.

    Discepoli che fanno discepoli

    Fin dall’inizio del cristianesimo, la naturale conseguenza dell’essere discepoli di Gesù è sempre stata quella di fare [altri] discepoli di Gesù. «Seguitemi», disse Gesù, «e vi farò pescatori di uomini» (Matteo 4:19). Era una promessa: Gesù avrebbe preso i suoi discepoli e li avrebbe trasformati in formatori di discepoli. Ed era un comando: disse a ciascuno dei suoi discepoli di andare e fare discepoli di tutte le nazioni, battezzandoli e insegnando loro ad obbedirgli (Matteo 28:19-20). Il disegno di Dio è stato fin dall’inizio che ogni singolo discepolo di Gesù facesse discepoli che facessero discepoli che facessero discepoli fino a quando il Vangelo non si fosse diffuso a tutti i popoli.

    Fece in modo che tutto il suo popolo potesse conoscere la sua gioia mentre condivide il suo amore, diffonde la sua Parola e moltiplica la sua vita tra tutti i popoli della terra. È questo il grande scopo per cui siamo stati creati: godere della grazia di Cristo mentre diffondiamo il Vangelo di Cristo da dove viviamo fino ai confini della terra. E vale la pena di dedicare la nostra vita a realizzare questo scopo. Ne vale la pena per miliardi di persone che ancora non conoscono la misericordia e la maestà di Dio in Cristo. E ne vale la pena per te e per me, perché siamo stati creati per essere discepoli che fanno discepoli, fino al giorno in cui vedremo il volto di Colui che seguiamo e, insieme a tutte le nazioni, saremo da Lui saziati per tutta l’eternità. —Francis Chan & Mark Beuving3

    Agenti della trasformazione evangelica

    Dopo la sua risurrezione e verso la fine del suo ministero terreno, Gesù affidò ai suoi discepoli l’incarico che oggi conosciamo come il Grande Mandato, una dichiarazione carica di implicazioni. […]

    «Andate dunque, e fate discepoli di tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutte le cose che io vi ho comandato. Or ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine dell’età presente. Amen» (Matteo 28:19-20).

    Andate. Fate discepoli. Battezzate. Insegnate. Ispirate.

    In verità, nulla scioglie il freddo pungente di un mondo caduto più rapidamente del calore esponenziale di una persona che fa un discepolo, due che ne fanno altri due, quattro che ne fanno altri quattro, fino a quando nuovi credenti maturi spuntano e si diffondono a macchia d’olio. […]

    Questo sviluppo della crescita e dei principi spirituali tra il popolo di Dio, specialmente quando applicato ai cuori appassionati dei nuovi cristiani, popola la chiesa di ribelli formati biblicamente, il cui amore per ritrovare i figli di Dio perduti è pari solo al nutrire i suoi figli ritrovati. —Ed Stetzer4

    La chiamata di Dio è proclamare il Vangelo, condividere il suo amore e la sua verità con gli altri e aiutare le persone a crescere nel loro discepolato. Ma dove, come e a chi realizzare il suo Grande Mandato dipende da dove Dio vi ha posto, dalla vita che vi ha chiamati a condurre e dalle persone che ha messo sul vostro cammino. Condividere la buona notizia e fare discepoli dei nuovi credenti avviene nel nostro quartiere, nella nostra comunità, sul nostro posto di lavoro, all’università, in un campo missionario straniero, in un’organizzazione non profit locale, ovunque Dio ci abbia posto. Gesù stesso ci ha incaricati di aiutare gli altri a diventare discepoli. I discepoli fanno discepoli.

    Fare discepoli non comporta un rapporto formale, ma di amicizia. Gesù chiamava amici quelli che stava trasformando in discepoli: «Vi ho chiamati amici, perché vi ho fatto conoscere tutte le cose che ho udite dal Padre mio» (Giovanni 15:15). L’aspetto dell’amicizia è molto importante. Ci sono molti modi pratici per creare momenti di amicizia con le persone che state evangelizzando e trasformando in discepoli, come invitarle a prendere un caffè, invitarle a cena, andare a fare una passeggiata o avviare un gruppo di preghiera o un piccolo gruppo di studi biblici.

    Quando accompagnate una persona nel suo percorso spirituale, contribuite ad aiutarla a formare un rapporto più profondo con Dio. I brani di questo articolo lo esprimono bene:

    Discepolato nell’amicizia

    Fare discepoli non è solo compito della cosiddetta élite spirituale, ma è compito di ogni discepolo (Matteo 28:18-20). I discepoli fanno discepoli.

    È utile ricordare che Gesù chiamò amici i suoi discepoli (Giovanni 15:12-15). È un fatto sorprendente. Sulla croce, l’ira di Dio si abbatté sul Figlio, affinché noi potessimo essere amici di Dio. Quando il Figlio di Dio ti ha chiamato al discepolato, ti ha chiamato all’amicizia con lui. Sentire l’amicizia di Gesù attraverso la sua Parola, la preghiera e il suo popolo significa vivere il discepolato (Giovanni 15:7-11). Fare discepoli, quindi, significa invitare anche altri a essere amici di Gesù. Significa chiedersi: «Come posso aiutare questa persona a conoscere e ad amare Gesù di più?».

    Essere discepoli spesso significa semplicemente essere presenti. Significa pregare insieme a qualcuno durante una riunione. Significa discutere di ciò che hai imparato dal sermone. Significa cantare a voce abbastanza alta da incoraggiare le persone intorno a te, anche se non hai una voce da corista. Significa condurre una vita cristiana in modo da essere un esempio di Cristo e invitare gli altri a viverla insieme a te. Per fortuna, la crescita spirituale degli altri è in ultima analisi opera di Dio, nonostante i nostri sforzi imperfetti di fare discepoli (1 Corinzi 3:6-7). Non dobbiamo essere una fonte di completa saggezza spirituale. Né abbiamo bisogno di una laurea in teologia o di anni di esperienza in pastorale vocazionale. Quando facciamo discepoli, aiutiamo semplicemente gli altri a incrementare la loro amicizia con Gesù condividendo e modellando ciò che abbiamo imparato attraverso la Parola di Dio nella nostra amicizia con Gesù. —Quina Aragon5

    La vita spirituale di una persona è come un viaggio. Il punto di partenza di ogni persona sarà diverso. Il Signore potrebbe chiamarti a camminare al fianco di qualcuno per un po’, per trasmettere il suo amore, la sua verità e la sua Parola e condividere la comunione. Potresti seminare o annaffiare, aiutandoli a diventare discepoli o aiutandoli a crescere nel loro discepolato, se si trovano a un punto del viaggio in cui sono pronti a dedicarsi maggiormente a Dio. Tu sei lì per aiutare, per dare loro consigli quando lo chiedono, per condividere con loro i principi di Dio, per aiutarli a comprendere la sua Parola e le sue vie, per incoraggiarli e sostenerli, per condividere con loro il tuo percorso di vita come discepolo.

    Insegnare e fare da guida spirituale a qualcuno richiede tempo, ma quando riusciamo a guidare efficacemente anche una sola persona, è tempo ben speso. Potremmo essere inclini a valutare il nostro successo nel guidare spiritualmente gli altri in base al numero di persone che aiutiamo nel loro percorso della fede, ma questo non è un metro di misura accurato. Dobbiamo solo fare ciò che Dio ci chiede, testimoniare e guidare spiritualmente quelli che Lui mette sul nostro cammino, pregare e confidare che lo Spirito Santo opererà nella loro vita.

    Francesco d’Assisi una volta disse: «Il nostro cammino per andare a predicare è inutile se il nostro cammino non è la nostra predicazione». La nostra forza e la nostra motivazione per condividere Gesù con gli altri inizia con il nostro amore per Lui e il nostro rapporto con Lui. La capacità del cristiano di vivere la vita di un discepolo, di testimoniare e di fare da guida spirituale per gli altri nasce quando fa le cose che Dio ha chiesto ai discepoli di fare, per esempio modellare la nostra vita secondo la sua Parola e seguire l’esempio di Gesù. (Vedi le parti 1-4 della serie La vita di un discepolo). Tutto inizia con l’individuo: l’individuo che lo ama e vive secondo i suoi principi, che poi ha anche la convinzione, la spinta, il desiderio di testimoniare e proclamare la Buona Novella e di far parte del processo di formazione dei discepoli.

    Ognuno di noi ha delle opportunità, una rete di contatti, un ambiente in cui può entrare in contatto con gli altri e rafforzare la loro fede, la loro speranza e il loro spirito vivendo il suo discepolato e applicando i principi del discepolato alle sue relazioni. Lo stesso Gesù ci incarica di aiutare gli altri a diventare discepoli. Come discepoli, amiamo, crediamo e seguiamo gli insegnamenti di Gesù e contribuiamo anche a diffondere gli insegnamenti, la Parola di Dio, aiutando altri e insegnando loro a crescere nel discepolato.

    Pensieri su cui riflettere

    Ogni cristiano dovrebbe aiutare i non credenti a diventare credenti mostrando loro Cristo. Questo è fare un discepolo. E ogni cristiano dovrebbe aiutare gli altri credenti a crescere sempre più nella maturità. Questo è fare un discepolo. —John Piper

    I discepoli si moltiplicano. Una delle ultime cose che Gesù disse ai suoi discepoli prima della sua ascensione fu di «andare e fare discepoli di tutte le nazioni» (Matteo 28:19). Questo implica l’evangelizzazione, ovvero condividere il Vangelo ed esortare le persone a pentirsi e a credere in Cristo, ma implica anche il discepolato. I cristiani dovrebbero impegnarsi attivamente nella formazione di persone che a loro volta formeranno altre persone. È il modello che vediamo nel ministero di Gesù: Egli formò undici uomini che trascorsero il resto della loro vita come formatori di discepoli, formando altri affinché diventassero a loro volta formatori di discepoli, e così via. —Got Questions6

    Quando saremo trasformati a sua immagine, gli altri vedranno Gesù in noi e conosceranno la forza che distrugge le paure e i dubbi e dà loro speranza. In 1 Corinzi 11:1, l’apostolo Paolo esorta: «Seguite il mio esempio, come io seguo l’esempio di Cristo». Non c’è modello migliore di Gesù per fare discepoli! Egli insegnò ai suoi seguaci a trasformare altri in discepoli, dando loro l’esempio con la sua vita. —Shawn D. Anderson

    Cosa dice la Bibbia

    «Il vangelo è in mezzo a voi, e nel mondo intero porta frutto e cresce, come avviene anche tra di voi dal giorno che ascoltaste e conosceste la grazia di Dio in verità» (Colossesi 1:6).

    «Un discepolo non è da più del maestro; ma ogni discepolo ben preparato sarà come il suo maestro» (Luca 6:40).

    «Dio ha voluto far loro conoscere quale sia la ricchezza della gloria di questo mistero fra gli stranieri, cioè Cristo in voi, la speranza della gloria, che noi proclamiamo, esortando ciascun uomo e ciascun uomo istruendo in ogni sapienza, affinché presentiamo ogni uomo perfetto in Cristo» (Colossesi 1:27-28).

    Una preghiera

    Padre celeste, grazie per avermi dato uno stile di vita che mi permette di fare discepoli in Cristo Gesù. Mentre affronto ogni momento di questa giornata, aiutami ad amare te e le persone che incrociano il mio cammino. […] Aiutami a non perdermi le avventure che mi stai mettendo davanti per vivere e proclamare la Buona Novella di Gesù oggi. Indirizza il mio cuore a te e alle persone cui desideri che mi avvicini per stringere amicizie che formino discepoli simili a Gesù. Con la tua Parola e il tuo Spirito, trasformami in un seguace di Gesù che ama te, ama le persone e forma discepoli. Nel nome di Gesù, amen.7


    1 Greg Ogden, Transforming Discipleship (InterVarsity Press, 2016).

    2 Tony Shepherd, “Disciple Others”, 9Marks.org, March 30, 2021, https://www.9marks.org/article/disciple-others/.

    3 Francis Chan and Mark Beuving, Multiply: Disciples Making Disciples (David C. Cook, 2012).

    4 Ed Stetzer, Subversive Kingdom: Living as Agents of Gospel Transformation (B&H Publishing Group, 2012).

    5 Quina Aragon, “But I’ve Never Been Discipled”, The Gospel Coalition, August 8, 2020, https://www.thegospelcoalition.org/article/never-been-discipled/.

    6 “What is Christian discipleship?” GotQuestions.org, https://www.gotquestions.org/Christian-discipleship.html.

    7 “Disciplemaker’s Prayer”, Cadre Missionaries, https://www.cadremissionaries.com/disciplemakers-prayer.


    Pubblicato originariamente in inglese il 17 marzo 2026.

  • Apr 28 1 Corinzi: capitolo 15 (versetti 37-58)
  • Apr 21 La vita di un discepolo, parte 8: Comunicare la nostra fede
  • Apr 7 1 Corinzi, capitolo 15 (versetti 20-36)
  • Mar 24 La vita di un discepolo, parte 7: servire Dio servendo gli altri
  • Mar 10 1 Corinzi: capitolo 15 (versetti 1-19)
  • Feb 24 La vita di un discepolo, parte 6: Amore per gli altri
  • Feb 10 1 Corinzi; capitolo 14 (versetti 26-40)
  • Gen 27 La vita di un discepolo, parte 5: cercare prima il suo regno
  • Gen 13 1 Corinzi: capitolo 14 (versetti 1-25)
   

Dottrine

Altro…
  • La Famiglia Internazionale (LFI) [The Family International – TFI] è una comunità cristiana online impegnata nella diffusione del messaggio dell’amore di Dio in tutto il mondo. Crediamo che tutti possano avere una relazione personale con Dio, mediante Gesù Cristo, che concede felicità e pace spirituale, oltre alla motivazione ad aiutare altri e a diffondere la buona novella del suo amore.

Missione

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  • L´obiettivo principale della Famiglia Internazionale è il miglioramento della qualità di vita degli altri mediante la condivisione del messaggio vivificante dell´amore, della speranza e della salvezza che troviamo nella Parola di Dio. Crediamo che l´amore di Dio — applicato a livello pratico nella nostra vita quotidiana — sia la chiave per risolvere molti dei problemi della società, anche nel mondo complesso e frenetico di oggi. Impartendo la speranza e l´orientamento che troviamo negli insegnamenti della Bibbia, crediamo di poter contribuire alla costruzione di un mondo migliore — cambiando il mondo un cuore alla volta.

Valori

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  • Un senso di collettività

    Coltiviamo la fratellanza e il cameratismo. Cerchiamo di sviluppare uno spirito di unità, amore e un senso di appartenenza che dia sostegno pratico e spirituale ai nostri membri. Insieme possiamo fare di più.

A proposito di LFI

LFI online è una comunità di membri della Famiglia Internazionale. LFIè una comunità cristiana internazionale impegnata a diffondere il messaggio dell'amore di Dio alle persone intorno al globo.

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Una serie di articoli che coprono i fondamenti della fede e della dottrina cristiana.
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