L’Ancora

Devozioni in formato semplice

  • La presenza di Dio nei momenti di depressione

    Compilazione

    [God’s Presence in Times of Depression]

    Il Signore cammina egli stesso davanti a te; egli sarà con te; non ti lascerà e non ti abbandonerà; non temere e non perderti di animo. —Deuteronomio 31:8

    Se non hai vissuto momenti di depressione, è difficile capire come sia terribile. Arrivare alla guarigione non è facile e richiede tempo. Nessuno ha tutte le risposte. Qui però ci sono alcune cose utili da ricordare, se sei un cristiano che passa momenti di depressione o se conosci qualcuno che lo fa.

    Non sei tagliato fuori da Dio. L’amico più grande che troviamo in mezzo al nostro dolore è Gesù. Ha pianto per noi. Sulla croce ha sperimentato la completa separazione da Dio. Il nostro Salvatore sa cosa vuol dire soffrire le tenebre della depressione. Quando però si è in preda a una crisi della salute mentale e ci si sente isolati, è molto facile dimenticare che Dio è letteralmente dentro di noi. […]

    Gesù ha promesso ai suoi seguaci il dono dello Spirito Santo – Dio in loro – come il suo mezzo per fornire loro pace e guida in ogni giorno di vita. Se hai riposto fiducia in Gesù, questo stesso Spirito abita dentro di te. Dio non potrebbe essere più vicino a te di così, letteralmente, in qualsiasi cosa tu stia passando. […]

    La Bibbia fornisce molti esempi di persone che sperimentarono la depressione, le tenebre e la frustrazione nei confronti di Dio. Lui non si arrabbia per le tue parole sincere. Dio vuole che il tuo rapporto con Lui sia autentico. […] Dio può tollerare i tuoi dubbi, le tue frustrazioni, i tuoi fallimenti e i tuoi momenti più bui, perché è incredibilmente magnanimo. Ti ama in mezzo a tutto, perché è fatto semplicemente così. […]

    La buona notizia è che il tuo rapporto con Dio dipende dalla sua fedeltà immutabile e non dalle tue emozioni mutevoli. «Dio stesso ha detto: “Io non ti lascerò e non ti abbandonerò”» (Ebrei 13:5). «Sono persuaso che né morte né vita né angeli né demoni né i nostri timori per il presente né le nostre preoccupazioni per il domani e nemmeno le potenze dell’inferno potranno separarci dall’amore di Dio» (Romani 8:38)1 […]

    Se soffri di depressione o di qualche altra malattia mentale, sappi questo: Dio ti ha veramente a cuore quando soffri. Provi dolore, forse ti chiedi dov’è Dio. È lì con te, proprio come sempre, che tu lo senta o no. Anche se sei così depresso che non riesci a esprimere le tue preghiere con parole coerenti, Dio capisce. Dio ascolta il grido del tuo cuore ed è con te. Come dice Salmi 34:18: «L’Eterno è vicino a quelli che hanno il cuore rotto e salva quelli che hanno lo spirito affranto».

    Se ti senti depresso, parlane a qualcuno. Dillo a un medico, a un amico, a un membro della tua famiglia o a un consulente. Per favore, non soffrire da solo. —Elizabeth Clayton Lee e Mary Keith2

    Suggerimenti per resistere alla depressione

    La depressione può essere molto debilitante. Se non è gestita e superata, può influenzare drasticamente il tuo benessere spirituale, fisico ed emotivo. La depressione può crescere col tempo, fino a far sembrare che ogni cosa che succede si vada ad aggiungere direttamente a pensieri e sensazioni deprimenti che sono già come una nube che blocca la tua visione di una realtà più positiva. Le difficoltà, gli ostacoli, le paure e le preoccupazioni cominciano a fondersi, al punto che la vita comincia a sembrare cupa e tu cominci a sentirti privo di speranza.

    Presentare le nostre battaglie e i nostri problemi al Signore e chiedergli di aiutarci e guidarci è sempre il primo passo da fare ogni volta che abbiamo problemi in qualunque area della nostra vita. Spesso, nelle attività della vita quotidiana non ci prendiamo abbastanza tempo per fermarci, pregare, pensare, meditare, riflettere ed esaminare il nostro cuore. Così, oltre a sentirsi triste e depressa, quando arriva la depressione la persona che ne è affetta potrebbe non sapere nemmeno perché si sente così. Per questo è importante cercare il Signore per chiedergli guida e aiuto in questi momenti.

    Quando una persona si sente depressa, potrebbe non avere voglia di fare niente; quindi, per chi lotta contro la depressione può essere difficile riuscire a pensare con chiarezza, concentrarsi, leggere la Parola e ascoltare il Signore per riceverne guida e aiuto. Ci può essere la tendenza a dimenticarsi della depressione una volta che non è più tanto forte; quello, invece, è il momento giusto per chiedere al Signore consiglio, incoraggiamento e aiuto per prevalere e fare progresso. Lui ha le soluzioni a tutto quello che affrontiamo nella vita, anche nei momenti di peggior confusione.

    Una delle cose più difficili e sconcertanti riguardo alla depressione è che spesso non si può identificare cosa c’è che non va o perché ci si sente così scoraggiati. Le persone che passano questo sanno che qualcosa non va, ma non sanno esattamente che cosa e perché. Spesso si sentono giù, tristi, deluse, confuse, frustrate o disorientate e non riescono a capire cosa succede.

    La depressione mina il benessere emotivo e mentale e può essere ancora più pericolosa delle malattie fisiche, perché, come dice la Bibbia, «lo spirito dell’uomo lo sostiene nella sua infermità, ma chi può sollevare uno spirito abbattuto» (Proverbi 18:14) per questo le persone che combattono la depressione hanno bisogno del sostegno e dell’incoraggiamento degli altri.

    Sono molte le cose che possono innescare la depressione o contribuire a essa, come una perdita o una tragedia personale; forti contrattempi come la perdita del lavoro, problemi medici, malattie o dolori cronici; problemi nei rapporti, stress e ansia; menopausa; cambiamenti nelle abitudini del sonno; mancanza di sonno o difficoltà nell’addormentarsi. Le persone che soffrono di depressione spesso sono tentate di pensare che il problema giaccia dentro di loro. Potrebbero cominciare a pensare che il problema siano loro e che la situazione sia disperata o che la loro vita sia inutile. Lasciata senza controllo, la depressione può minare la felicità di una persona e ostacolare la sua fede.

    Qualunque ne sia la causa, gli attacchi di depressione non vanno presi alla leggera ed è importante fare i passi necessari per gestirla e superarla, e fornire aiuto e sostegno alle persone intorno a noi che la provano. Se tu o qualcuno che conosci soffre di depressione, è importante chiedere preghiera e aiuto ad altri.

    A prescindere dai problemi che incontriamo sulla strada della vita, abbiamo la certezza che la grazia soprannaturale di Dio e la pace che supera ogni comprensione sono reali e sono lì come un rifugio per noi (Filippesi 4:7). La Bibbia dice che c’è un tempo e un luogo per ogni cosa (Ecclesiaste 3:1), quindi abbiamo la certezza che, anche se ora siamo «abbassati» e passiamo momenti difficili, non sarà sempre così. Il Signore conosce ogni nostro bisogno e non mancherà di supplire e prendersi cura di te, mentre continui a resistere in mezzo alle tempeste e a confidare in Lui.

    Guarda a Lui per conforto e guida; abbi fede che c’è una speranza in ogni situazione. Non esistono limiti al suo amore e ai miracoli che può fare per donare pienezza di vita a ognuno dei suoi figli. —Maria Fontaine

    *

    «[Prego] perché, radicati e fondati nell’amore, siate resi capaci di abbracciare con tutti i santi quale sia la larghezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità dell’amore di Cristo e di conoscere questo amore che sorpassa ogni conoscenza, affinché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio». —Efesini 3:17–19

    Una preghiera contro la depressione

    Caro padre celeste, grazie perché non cambi mai, nemmeno quando tutto intorno a me cambia ed è imprevedibile (Ebrei 13:8). Grazie perché sei stabile, anche quando mi sento molto instabile. Mi sento come se Satana mi stesse sbattendo di qua e di là. Sostienimi, ti prego, proteggimi e dammi la forza di resistere. […]

    Ti prego di guidarmi alla giusta fonte di aiuto. Grazie per come capisci quello che sto passando (Ebrei 4:15), grazie che la tua Parola mi dice che anche tuo Figlio ha passato dei momenti difficili emotivamente. Ci sono stati momenti in cui era depresso e sopraffatto dal dolore, quando è stato solo e ha provato una tristezza profonda. Dopo la morte di Giovanni si è isolato (Matteo 14:13). Ha pianto mentre pregava e a volte è stato immensamente triste (Ebrei 5:7–9). […]

    Grazie per la grazia che hai fornito (Ebrei 4:16). Prego che userai questo momento difficile per farmi approfondire il mio rapporto con Te. […] Grazie per come userai questo periodo della mia vita; grazie per tutto quello che stai facendo per mezzo di questa depressione. Grazie che hai permesso che la mia debolezza si manifestasse sotto forma di depressione, così che T possa inserire maggiormente la tua immagine nella mia vita.

    Grazie perché non sono definito da questa debolezza. Poiché sono tuo figlio, sono definito da ciò che Tu hai compiuto sulla croce. Grazie alla morte di Cristo sulla croce io possono svegliarmi ogni mattino e vivere sapendo che, qualsiasi cosa io faccia, pensi, dica o senta, la croce copre tutto. Poiché hai offerto il tuo Figlio diletto, posso avere la tua pace e affrontare ogni nuovo giorno con speranza e grazia rinnovate. Aiutami a concentrarmi su ciò che è vero e non su come mi sento. Mentre siedo davanti alla croce, aiutami a rinnovare la mia riconoscenza per ciò che significa per me su base giornaliera.

    Aiutami ad accettare la mia debolezza come un dono. Ricordami che la mia debolezza ti permette di operare attraverso di me anche quando sono così debole e mi sento incapace di fare qualsiasi cosa (2 Corinzi 12:9). Prego che grazie a questo momento Tu possa allargare il mio cuore perché io possa amarti, ubbidirti e amare gli altri più profondamente. Amen. —Gina Smith3

    Pubblicato originariamente sull’Ancora in inglese il 27 settembre 2022.

  • Giu 5 Dio si prenderà cura di te
  • Giu 2 Pensieri pieni di fede
  • Giu 1 Avere sempre più perseveranza, parte 1
  • Mag 28 Persecuzione a Corinto
  • Mag 27 Comunicare l’amore di Dio
  • Mag 25 Discepolato cristiano, parte 3: la promessa
  • Mag 22 Il coraggio di andare avanti
  • Mag 21 Fede per vincere
  • Mag 20 Grazia per i tempi difficili
   

L’Angolo dei Direttori

Studi biblici e articoli che edificano la fede

  • La vita di un discepolo, parte 8: fare discepoli

    [The Life of Discipleship: Discipling Others]

    Con l’ultimo grande incarico che diede ai discepoli, mentre stava per ascendere al cielo, Gesù affidò loro la missione di evangelizzare e fare discepoli. «Andate dunque e fate discepoli di tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato» (Matteo 28:19-20). Come suoi discepoli, anche noi siamo chiamati a fare discepoli, a insegnare ad altri la fede cristiana e aiutarli a crescere nel loro discepolato.

    Insegnare alle persone chi è Gesù e aiutarle a crescere nella fede è essenziale per la continuità della fede ed è così che il cristianesimo viene portato nel futuro. Gesù trascorse circa tre anni a istruire i suoi seguaci e prepararli a continuare la sua opera e a diffondere la fede dopo la sua morte e risurrezione. Se i discepoli non fossero stati fedeli all’insegnamento di «insegnare ad altri a insegnare ad altri» (2 Timoteo 2:2), il messaggio sarebbe scomparso entro la loro generazione. Fare discepoli e insegnare ad altri sono elementi importanti del discepolato e del proseguimento della fede.

    C’è una differenza tra predicare il Vangelo e insegnare. Il termine greco usato nel Nuovo Testamento per predicare significa rendere pubblico, proclamare apertamente. Alcune delle definizioni del termine greco del Nuovo Testamento usato per insegnare sono impartire istruzioni, instillare dottrine. Lungo tutto il suo ministero Gesù fece entrambe le cose: predicò e insegnò, come indica Matteo 11:1: «Quando Gesù ebbe finito di dare istruzioni ai suoi dodici discepoli, se ne andò di là per insegnare e predicare nelle loro città».

    Gesù proclamò la Buona Novella e i suoi insegnamenti alle folle, e insegnò anche a singoli individui, come vediamo nel caso di Nicodemo (Giovanni 3:1-12) e della Samaritana al pozzo (Giovanni 4:7-30). Dichiarò che la sua missione era predicare e proclamare il regno di Dio. «Bisogna che io annunci la buona notizia del regno di Dio [...] perché per questo sono stato mandato» (Luca 4:43). Con i suoi insegnamenti formò discepoli in varie situazioni e contesti, e insegnò a quelli che a loro volta avrebbero formato altri discepoli, in modo che il processo potesse ripetersi più e più volte, persona dopo persona, secolo dopo secolo.

    Proclamare la buona notizia e guidare le persone alla salvezza mediante la fede in Cristo le pone sulla via del discepolato. Aiutare qualcuno a crescere nella fede e nel discepolato è un ulteriore passo avanti ed è importante per rafforzare i nuovi credenti e la loro vita spirituale. La storia e la crescita del cristianesimo in tutto il mondo si sono basate sulla condivisione della fede da parte dei credenti e sulla formazione di discepoli, che a loro volta condivideranno la loro fede e formeranno altri discepoli.

    Evangelizzare e fare discepoli sono fondamentali per la crescita e la continuità del cristianesimo. Se i credenti non proclamano la buona notizia, se non aiutano gli altri a crescere nella fede e a portare avanti la missione di Cristo, non possiamo adempiere alla nostra chiamata a essere la luce del mondo (Matteo 5:14).

    Cosa significa «fare discepoli»? I seguenti brani estratti da vari articoli ci forniscono utili definizioni:

    Fare discepoli indica un rapporto in cui camminiamo insieme ad altri discepoli per incoraggiarci, prepararci e sfidarci a vicenda con amore a crescere verso la maturità in Cristo. Ciò include anche preparare il discepolo perché insegni ad altri. —Greg Ogden1

    L’espressione «fare discepoli» è un termine che viene usato molto spesso, ma significa semplicemente aiutarsi a vicenda in modo deliberato a crescere in conformità con Gesù. Fare discepoli è una funzione deliberata perché cerca di aiutare individui specifici a crescere in maniera specifica verso la pietà. La funzione del fare discepoli è reciproca perché non è una strada a senso unico con un saggio da una parte e uno studente dall’altra. Ogni cristiano ha bisogno di una formazione spirituale e ogni cristiano è dotato dallo Spirito del necessario a edificarsi a vicenda (Giuda 1:20; Efesini 4:12; 1 Pietro 2:5).

    Non è necessario essere un guru per fare discepoli, basta essere disponibili. Non è necessario essere un teologo, basta essere un tramite di grazia per gli altri discepoli. Fare discepoli è un compito per dei comuni seguaci di Gesù, acquistati dal suo sangue e imperfetti. Quindi, cristiani, impegniamoci a fare discepoli gli uni degli altri! —Tony Shepherd2

    Non è necessario avere grandi doti di insegnante della Bibbia o avere una profonda conoscenza della dottrina cristiana per fare discepoli. Formare discepoli significa fare tutto il possibile per aiutare gli altri nel loro percorso spirituale e sforzarsi di essere un modello di Cristo. Non tutti sono insegnanti dotati, ma tutti dovremmo imparare a condividere la nostra fede in Dio e nel suo amore e aiutare gli altri ad aumentare la loro comprensione di Gesù, della salvezza e dei fondamenti della fede. Si può anche studiare la Bibbia o altro materiale di lettura cristiano insieme ad altri per aiutarli a crescere nella fede.

    Potreste non avere tutte le risposte a possibili domande poste da una persona nuova alla fede o da qualcuno che sta attraversando un periodo di crisi di fede, ma potete aiutarli a cercare le risposte nella Bibbia o mediante le lezioni di bravi insegnanti della Bibbia, oppure potete condividere ciò che avete imparato attraverso la vostra esperienza personale nel vostro cammino con il Signore. Potete pregare con loro e così facendo aiutarli a imparare a pregare e a rivendicare i versetti della Bibbia.

    Il discepolato è un processo che dura una vita, poiché veniamo progressivamente trasformati nell’immagine di Cristo «di gloria in gloria» (2 Corinzi 3:18). Formare qualcuno come discepolo non significa necessariamente guidarlo in ogni fase della sua vita cristiana, ma piuttosto condividere con lui la vostra esperienza e la vostra fede e indirizzarlo al Signore e alla sua Parola. L’obiettivo è fare in modo che il tempo che trascorrete con lui lo aiuti ad accrescere la sua comprensione e il suo rapporto con Dio e a rafforzare la sua fede.

    Fare discepoli non deve necessariamente essere una lezione formale; può essere la condivisione di un momento di comunione spirituale. Può essere il rispondere alle domande delle persone, pregare con loro nei momenti di difficoltà e aiutarle a trovare risposte ai loro dubbi. Può essere camminare al loro fianco in momenti tragici o luttuosi, riflettendo su di loro l’amore e il conforto di Cristo.

    Gesù dedicò gran parte del suo ministero a formare consapevolmente i suoi convertiti. Sono i discepoli che portano avanti e diffondono la fede e poiché l’obiettivo è fare discepoli di tutte le nazioni, formare altri discepoli è una parte importante del Grande Mandato. La formazione e l’insegnamento rendono più forti i cristiani che giungono alla fede nel Signore. È nell’insegnamento, nel radicare le persone nella fede, nella comprensione delle dottrine cristiane fondamentali, nell’esperienza della presenza di Gesù e nello sviluppo di un cammino più vicino a Dio, che i discepoli crescono nel loro discepolato.

    Discepoli che fanno discepoli

    Fin dall’inizio del cristianesimo, la naturale conseguenza dell’essere discepoli di Gesù è sempre stata quella di fare [altri] discepoli di Gesù. «Seguitemi», disse Gesù, «e vi farò pescatori di uomini» (Matteo 4:19). Era una promessa: Gesù avrebbe preso i suoi discepoli e li avrebbe trasformati in formatori di discepoli. Ed era un comando: disse a ciascuno dei suoi discepoli di andare e fare discepoli di tutte le nazioni, battezzandoli e insegnando loro ad obbedirgli (Matteo 28:19-20). Il disegno di Dio è stato fin dall’inizio che ogni singolo discepolo di Gesù facesse discepoli che facessero discepoli che facessero discepoli fino a quando il Vangelo non si fosse diffuso a tutti i popoli.

    Fece in modo che tutto il suo popolo potesse conoscere la sua gioia mentre condivide il suo amore, diffonde la sua Parola e moltiplica la sua vita tra tutti i popoli della terra. È questo il grande scopo per cui siamo stati creati: godere della grazia di Cristo mentre diffondiamo il Vangelo di Cristo da dove viviamo fino ai confini della terra. E vale la pena di dedicare la nostra vita a realizzare questo scopo. Ne vale la pena per miliardi di persone che ancora non conoscono la misericordia e la maestà di Dio in Cristo. E ne vale la pena per te e per me, perché siamo stati creati per essere discepoli che fanno discepoli, fino al giorno in cui vedremo il volto di Colui che seguiamo e, insieme a tutte le nazioni, saremo da Lui saziati per tutta l’eternità. —Francis Chan & Mark Beuving3

    Agenti della trasformazione evangelica

    Dopo la sua risurrezione e verso la fine del suo ministero terreno, Gesù affidò ai suoi discepoli l’incarico che oggi conosciamo come il Grande Mandato, una dichiarazione carica di implicazioni. […]

    «Andate dunque, e fate discepoli di tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutte le cose che io vi ho comandato. Or ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine dell’età presente. Amen» (Matteo 28:19-20).

    Andate. Fate discepoli. Battezzate. Insegnate. Ispirate.

    In verità, nulla scioglie il freddo pungente di un mondo caduto più rapidamente del calore esponenziale di una persona che fa un discepolo, due che ne fanno altri due, quattro che ne fanno altri quattro, fino a quando nuovi credenti maturi spuntano e si diffondono a macchia d’olio. […]

    Questo sviluppo della crescita e dei principi spirituali tra il popolo di Dio, specialmente quando applicato ai cuori appassionati dei nuovi cristiani, popola la chiesa di ribelli formati biblicamente, il cui amore per ritrovare i figli di Dio perduti è pari solo al nutrire i suoi figli ritrovati. —Ed Stetzer4

    La chiamata di Dio è proclamare il Vangelo, condividere il suo amore e la sua verità con gli altri e aiutare le persone a crescere nel loro discepolato. Ma dove, come e a chi realizzare il suo Grande Mandato dipende da dove Dio vi ha posto, dalla vita che vi ha chiamati a condurre e dalle persone che ha messo sul vostro cammino. Condividere la buona notizia e fare discepoli dei nuovi credenti avviene nel nostro quartiere, nella nostra comunità, sul nostro posto di lavoro, all’università, in un campo missionario straniero, in un’organizzazione non profit locale, ovunque Dio ci abbia posto. Gesù stesso ci ha incaricati di aiutare gli altri a diventare discepoli. I discepoli fanno discepoli.

    Fare discepoli non comporta un rapporto formale, ma di amicizia. Gesù chiamava amici quelli che stava trasformando in discepoli: «Vi ho chiamati amici, perché vi ho fatto conoscere tutte le cose che ho udite dal Padre mio» (Giovanni 15:15). L’aspetto dell’amicizia è molto importante. Ci sono molti modi pratici per creare momenti di amicizia con le persone che state evangelizzando e trasformando in discepoli, come invitarle a prendere un caffè, invitarle a cena, andare a fare una passeggiata o avviare un gruppo di preghiera o un piccolo gruppo di studi biblici.

    Quando accompagnate una persona nel suo percorso spirituale, contribuite ad aiutarla a formare un rapporto più profondo con Dio. I brani di questo articolo lo esprimono bene:

    Discepolato nell’amicizia

    Fare discepoli non è solo compito della cosiddetta élite spirituale, ma è compito di ogni discepolo (Matteo 28:18-20). I discepoli fanno discepoli.

    È utile ricordare che Gesù chiamò amici i suoi discepoli (Giovanni 15:12-15). È un fatto sorprendente. Sulla croce, l’ira di Dio si abbatté sul Figlio, affinché noi potessimo essere amici di Dio. Quando il Figlio di Dio ti ha chiamato al discepolato, ti ha chiamato all’amicizia con lui. Sentire l’amicizia di Gesù attraverso la sua Parola, la preghiera e il suo popolo significa vivere il discepolato (Giovanni 15:7-11). Fare discepoli, quindi, significa invitare anche altri a essere amici di Gesù. Significa chiedersi: «Come posso aiutare questa persona a conoscere e ad amare Gesù di più?».

    Essere discepoli spesso significa semplicemente essere presenti. Significa pregare insieme a qualcuno durante una riunione. Significa discutere di ciò che hai imparato dal sermone. Significa cantare a voce abbastanza alta da incoraggiare le persone intorno a te, anche se non hai una voce da corista. Significa condurre una vita cristiana in modo da essere un esempio di Cristo e invitare gli altri a viverla insieme a te. Per fortuna, la crescita spirituale degli altri è in ultima analisi opera di Dio, nonostante i nostri sforzi imperfetti di fare discepoli (1 Corinzi 3:6-7). Non dobbiamo essere una fonte di completa saggezza spirituale. Né abbiamo bisogno di una laurea in teologia o di anni di esperienza in pastorale vocazionale. Quando facciamo discepoli, aiutiamo semplicemente gli altri a incrementare la loro amicizia con Gesù condividendo e modellando ciò che abbiamo imparato attraverso la Parola di Dio nella nostra amicizia con Gesù. —Quina Aragon5

    La vita spirituale di una persona è come un viaggio. Il punto di partenza di ogni persona sarà diverso. Il Signore potrebbe chiamarti a camminare al fianco di qualcuno per un po’, per trasmettere il suo amore, la sua verità e la sua Parola e condividere la comunione. Potresti seminare o annaffiare, aiutandoli a diventare discepoli o aiutandoli a crescere nel loro discepolato, se si trovano a un punto del viaggio in cui sono pronti a dedicarsi maggiormente a Dio. Tu sei lì per aiutare, per dare loro consigli quando lo chiedono, per condividere con loro i principi di Dio, per aiutarli a comprendere la sua Parola e le sue vie, per incoraggiarli e sostenerli, per condividere con loro il tuo percorso di vita come discepolo.

    Insegnare e fare da guida spirituale a qualcuno richiede tempo, ma quando riusciamo a guidare efficacemente anche una sola persona, è tempo ben speso. Potremmo essere inclini a valutare il nostro successo nel guidare spiritualmente gli altri in base al numero di persone che aiutiamo nel loro percorso della fede, ma questo non è un metro di misura accurato. Dobbiamo solo fare ciò che Dio ci chiede, testimoniare e guidare spiritualmente quelli che Lui mette sul nostro cammino, pregare e confidare che lo Spirito Santo opererà nella loro vita.

    Francesco d’Assisi una volta disse: «Il nostro cammino per andare a predicare è inutile se il nostro cammino non è la nostra predicazione». La nostra forza e la nostra motivazione per condividere Gesù con gli altri inizia con il nostro amore per Lui e il nostro rapporto con Lui. La capacità del cristiano di vivere la vita di un discepolo, di testimoniare e di fare da guida spirituale per gli altri nasce quando fa le cose che Dio ha chiesto ai discepoli di fare, per esempio modellare la nostra vita secondo la sua Parola e seguire l’esempio di Gesù. (Vedi le parti 1-4 della serie La vita di un discepolo). Tutto inizia con l’individuo: l’individuo che lo ama e vive secondo i suoi principi, che poi ha anche la convinzione, la spinta, il desiderio di testimoniare e proclamare la Buona Novella e di far parte del processo di formazione dei discepoli.

    Ognuno di noi ha delle opportunità, una rete di contatti, un ambiente in cui può entrare in contatto con gli altri e rafforzare la loro fede, la loro speranza e il loro spirito vivendo il suo discepolato e applicando i principi del discepolato alle sue relazioni. Lo stesso Gesù ci incarica di aiutare gli altri a diventare discepoli. Come discepoli, amiamo, crediamo e seguiamo gli insegnamenti di Gesù e contribuiamo anche a diffondere gli insegnamenti, la Parola di Dio, aiutando altri e insegnando loro a crescere nel discepolato.

    Pensieri su cui riflettere

    Ogni cristiano dovrebbe aiutare i non credenti a diventare credenti mostrando loro Cristo. Questo è fare un discepolo. E ogni cristiano dovrebbe aiutare gli altri credenti a crescere sempre più nella maturità. Questo è fare un discepolo. —John Piper

    I discepoli si moltiplicano. Una delle ultime cose che Gesù disse ai suoi discepoli prima della sua ascensione fu di «andare e fare discepoli di tutte le nazioni» (Matteo 28:19). Questo implica l’evangelizzazione, ovvero condividere il Vangelo ed esortare le persone a pentirsi e a credere in Cristo, ma implica anche il discepolato. I cristiani dovrebbero impegnarsi attivamente nella formazione di persone che a loro volta formeranno altre persone. È il modello che vediamo nel ministero di Gesù: Egli formò undici uomini che trascorsero il resto della loro vita come formatori di discepoli, formando altri affinché diventassero a loro volta formatori di discepoli, e così via. —Got Questions6

    Quando saremo trasformati a sua immagine, gli altri vedranno Gesù in noi e conosceranno la forza che distrugge le paure e i dubbi e dà loro speranza. In 1 Corinzi 11:1, l’apostolo Paolo esorta: «Seguite il mio esempio, come io seguo l’esempio di Cristo». Non c’è modello migliore di Gesù per fare discepoli! Egli insegnò ai suoi seguaci a trasformare altri in discepoli, dando loro l’esempio con la sua vita. —Shawn D. Anderson

    Cosa dice la Bibbia

    «Il vangelo è in mezzo a voi, e nel mondo intero porta frutto e cresce, come avviene anche tra di voi dal giorno che ascoltaste e conosceste la grazia di Dio in verità» (Colossesi 1:6).

    «Un discepolo non è da più del maestro; ma ogni discepolo ben preparato sarà come il suo maestro» (Luca 6:40).

    «Dio ha voluto far loro conoscere quale sia la ricchezza della gloria di questo mistero fra gli stranieri, cioè Cristo in voi, la speranza della gloria, che noi proclamiamo, esortando ciascun uomo e ciascun uomo istruendo in ogni sapienza, affinché presentiamo ogni uomo perfetto in Cristo» (Colossesi 1:27-28).

    Una preghiera

    Padre celeste, grazie per avermi dato uno stile di vita che mi permette di fare discepoli in Cristo Gesù. Mentre affronto ogni momento di questa giornata, aiutami ad amare te e le persone che incrociano il mio cammino. […] Aiutami a non perdermi le avventure che mi stai mettendo davanti per vivere e proclamare la Buona Novella di Gesù oggi. Indirizza il mio cuore a te e alle persone cui desideri che mi avvicini per stringere amicizie che formino discepoli simili a Gesù. Con la tua Parola e il tuo Spirito, trasformami in un seguace di Gesù che ama te, ama le persone e forma discepoli. Nel nome di Gesù, amen.7


    1 Greg Ogden, Transforming Discipleship (InterVarsity Press, 2016).

    2 Tony Shepherd, “Disciple Others”, 9Marks.org, March 30, 2021, https://www.9marks.org/article/disciple-others/.

    3 Francis Chan and Mark Beuving, Multiply: Disciples Making Disciples (David C. Cook, 2012).

    4 Ed Stetzer, Subversive Kingdom: Living as Agents of Gospel Transformation (B&H Publishing Group, 2012).

    5 Quina Aragon, “But I’ve Never Been Discipled”, The Gospel Coalition, August 8, 2020, https://www.thegospelcoalition.org/article/never-been-discipled/.

    6 “What is Christian discipleship?” GotQuestions.org, https://www.gotquestions.org/Christian-discipleship.html.

    7 “Disciplemaker’s Prayer”, Cadre Missionaries, https://www.cadremissionaries.com/disciplemakers-prayer.


    Pubblicato originariamente in inglese il 17 marzo 2026.

  • Apr 28 1 Corinzi: capitolo 15 (versetti 37-58)
  • Apr 21 La vita di un discepolo, parte 8: Comunicare la nostra fede
  • Apr 7 1 Corinzi, capitolo 15 (versetti 20-36)
  • Mar 24 La vita di un discepolo, parte 7: servire Dio servendo gli altri
  • Mar 10 1 Corinzi: capitolo 15 (versetti 1-19)
  • Feb 24 La vita di un discepolo, parte 6: Amore per gli altri
  • Feb 10 1 Corinzi; capitolo 14 (versetti 26-40)
  • Gen 27 La vita di un discepolo, parte 5: cercare prima il suo regno
  • Gen 13 1 Corinzi: capitolo 14 (versetti 1-25)
   

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