L’Ancora

Devozioni in formato semplice

  • La parabola del fattore infedele

    Peter Amsterdam

    [The Parable of the Unjust Steward]

    La parabola del fattore infedele è la seconda di tre parabole nel Vangelo di Luca che trattano della gestione del denaro e delle proprietà. Le altre erano quella del ricco stolto (Luca 12:16-21) e quella del ricco e di Lazzaro (Luca 16:19–31). La parabola del fattore infedele è considerata una delle più difficili da comprendere ed è interessante vedere quante interpretazioni diverse se ne sono date nei secoli.

    In questa parabola, che troviamo in Luca 16:1–13, Gesù raccontò la storia di un fattore (amministratore) di un ricco possidente terriero, che fu da lui licenziato dopo aver scoperto la sua disonestà. Il fattore poi agisce nel proprio interesse, defraudando ulteriormente il suo capo. Quando questi lo scopre, gli fa i suoi complimenti.

    Questa parabola sembrerebbe insegnare che Gesù giustifica, e perfino loda, il comportamento peccatore del fattore — ed è certamente una cosa un po’ imbarazzante. Anzi, nel quarto secolo, l’imperatore Giuliano, chiamato l’Apostata, ultimo degli imperatori romani non cristiani, usò questa parabola per affermare che Gesù insegnava ai suoi seguaci a essere ladri e bugiardi.1

    Nel corso dei secoli sono state date varie interpretazioni del significato di questa parabola, secondo le quali parlerebbe di una serie di argomenti, tra i quali il fare l’elemosina ai poveri, l’uso corretto del denaro, oppure come avvertimento a Israele.2 Sottolineerò quella che a me sembra sia una spiegazione accurata del messaggio della parabola, basata in gran parte sulle vedute di Kenneth Bailey nel suo libro Gesù visto da occhi medio-orientali.

    Iniziamo dal primo versetto della parabola, che introduce i due personaggi principali e prepara la scena per ciò che verrà in seguito.

    Vi era un uomo ricco che aveva un fattore; e questi fu accusato davanti a lui di dissipare i suoi beni (Luca 16:1).

    Man mano che la storia si sviluppa, diventa chiaro che questo ricco aveva una considerevole quantità di terreni che affittava ad altri perché la coltivassero, e che aveva un fattore responsabile di curare i suoi affari. Qualcuno era andato dal ricco possidente e gli aveva detto che il suo fattore stava sperperando le sue risorse. La parola qui usata per dissipare è lo stesso termine greco utilizzato nella parabola del Figliol Prodigo (Luca 15:11–12), quando parla di come il figlio più giovane aveva sperperato la sua ricchezza in piaceri personali. Il fattore era stato accusato di sperperare la ricchezza del suo padrone.

    Allora egli lo chiamò e gli disse: «Che cosa è questo che sento dire di te? Rendi ragione della tua amministrazione, perché tu non puoi più essere mio fattore» (Luca 16:2).

    Il ricco fa sapere al fattore che altre persone gli hanno parlato della sua cattiva gestione — presumibilmente che aveva approfittato della sua posizione e si era riempito le tasche alle spese del vero padrone.

    Nella Palestina del primo secolo e negli altri paesi del mondo antico, i fattori avevano piena autorità di gestire gli affari in nome dei proprietari terrieri. Qualsiasi contratto fatto in nome del proprietario era legalmente vincolante, quindi, prima di nominare qualcuno gestore dei suoi affari, della sua casa e delle sue questioni finanziarie, un proprietario doveva avere completa fiducia in lui. Evidentemente questo ricco aveva questo tipo di fiducia nel suo fattore, che però lo aveva ripagato male.

    Messo alle strette dal proprietario, il fattore non dice niente. Non si difende. Non chiede chi siano i suoi accusatori. Non lo nega e il suo silenzio è preso come un’ammissione di colpevolezza. Il proprietario lo licenzia immediatamente e gli impone di riconsegnare i libri contabili. Da quel momento l’uomo non ha più l’autorità legale di condurre affari in nome del proprietario. Nei due versetti successivi ascoltiamo i pensieri del fattore che considera le sue possibilità di trovare un altro impiego, mentre va a prendere i registri.

    Il fattore disse fra se stesso: «Che farò ora, dato che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? A zappare non son capace, e a mendicare mi vergogno» (Luca 16:3).

    La valutazione che del suo futuro è sconfortante. Il suo licenziamento significa che ben presto tutti nel villaggio sapranno che è stato licenziato. Lui non è abbastanza forte per lavorare nei campi come contadino o bracciante e si vergogna troppo per mendicare. Le sue prospettive non sono molto buone. Ora sentiamo il suo ragionamento interiore successivo:

    «Io so cosa fare affinché, quando io sarò rimosso dall’amministrazione, mi accolgano nelle loro case!» (Luca 16:4).

    Ha un piano che spingerà altre persone ad «accoglierlo nelle loro case», una frase idiomatica che significa venire impiegato da un altro proprietario terriero. Il suo piano gli darà la possibilità di trovare un altro lavoro, nonostante la gente sappia che è stato disonesto ed è stato licenziato dalla sua posizione. Poi comincia a mettere azione il suo piano.

    Chiamati dunque ad uno ad uno i debitori del suo padrone, disse al primo: «Quanto devi al mio padrone?». Quello rispose: «Cento bati di olio». Allora egli gli disse: «Prendi la tua ricevuta, siedi e scrivi subito cinquanta». Poi disse ad un altro: «E tu quanto devi?». Ed egli disse: «Cento cori di grano». Allora egli gli disse: «Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta» (Luca 16:5–7).

    Il fatto che l’uomo convochi i debitori del suo padrone individualmente informa l’ascoltatore che a questo punto le uniche persone che sanno che il fattore è stato licenziato sono il proprietario e il fattore stesso. Evidentemente i servi del proprietario non lo sanno ancora, perché se avessero saputo che non era più l’amministratore, non avrebbero eseguito i suoi ordini.

    Nemmeno i debitori lo sanno, perché se l’avessero saputo, probabilmente non sarebbero andati a un incontro privato con lui. Questi debitori non erano povera gente; avevano affittato vaste parti delle terre del possidente. Uno aveva affittato un uliveto e un altro un campo di grano.

    In quei giorni una persona affittava e lavorava campi, frutteti e vigneti, pagando al proprietario una certa quantità del raccolto. Uno di questi uomini aveva concordato di dare cento misure d’olio d’oliva e un altro cento misure di grano.

    Un bato d’olio, dalla parola ebraica bath, corrisponde approssimativamente a 39 litri, quindi uno dei debitori aveva concordato di pagare circa 3.900 litri di olio d’oliva, cioè più o meno il prodotto di 150 ulivi, per un valore di circa mille denari. Un denaro (in Latino denarius) era l’equivalente della paga giornaliera di un operaio non qualificato. Un altro debitore aveva promesso di pagare 27 tonnellate di grano, cioè il raccolto di un campo di 40 ettari. Il valore del grano dovuto era all’incirca 2.500 denari.

    Il fattore infedele diminuì la quantità di olio dovuto del 50 percento, o 500 denari, e quella del grano dovuto del 20 percento (anche questa 500 denari). Disse a entrambi di riscrivere il conto da pagare, così da indicare 500 denari in meno di quello originale, una bella somma. Dopo aver truffato il possidente a proprio vantaggio, lo truffò di nuovo di 10.000 denari, soltanto che questa volta non fu per un guadagno finanziario, ma perché questi uomini si facessero una buona opinione di lui e forse gli offrissero un lavoro una volta che avessero saputo del suo licenziamento.

    I debitori se ne andarono contenti che il proprietario dei terreni fosse stato così generoso e contenti anche con il fattore, a cui probabilmente diedero il merito di aver convinto il padrone a fare un gesto tanto generoso.

    In un certo senso, il fattore aveva messo il padrone con le spalle al muro. Una volta scoperto che il fattore aveva cambiato la somma dovutagli, il padrone aveva legalmente diritto a non rispettare lo sconto e a esigere il pagamento completo al momento del raccolto. Comunque, se avesse annullato la modifica, avrebbe perso la buona reputazione appena guadagnata con i suoi affittuari. E quando gli altri abitanti del villaggio l’avessero saputo, come sarebbe senz’altro successo, la sua reputazione sarebbe scaduta anche con loro. Il fattore stava derubando il suo padrone ancora una volta, tuttavia con la sua astuzia lo stava facendo in maniera che andasse a suo vantaggio e offrisse dei benefici anche al proprietario. La storia termina con il seguente commento:

    Il padrone lodò il fattore disonesto, perché aveva agito con avvedutezza (Luca 16:8).

    Qui si afferma chiaramente che il fattore è disonesto, quindi non si suggerisce che venga lodato per essere buono, virtuoso o pentito. Il padrone si complimenta con lui per la sua avvedutezza; in altre parole, per la sua scaltrezza e astuzia negli affari. Ciò che aveva fatto era sbagliato e lui era stato punito con la perdita del suo lavoro, ma era stato lodato per aver giudicato bene la natura e il carattere del suo padrone e per il suo piano astuto e avveduto.

    Le azioni del fattore misero in buona luce con i fittavoli sia lui che il padrone. Molto probabilmente anche la comunità locale avrebbe sentito che il padrone era stato incredibilmente generoso. La storia di quello che il fattore aveva fatto probabilmente sarebbe finita per diventare nota e gli abitanti della zona si sarebbero resi conto che il padrone avrebbe potuto punirlo e vendere la sua famiglia, ma non l’aveva fatto. Anche se è improbabile che qualcuno l’avrebbe assunto localmente come fattore, vista la sua disonestà, molto probabilmente avrebbe trovato qualche altro lavoro a causa della sua avvedutezza — e questo era il suo obiettivo. Il suo piano si rivelò una vittoria per lui e una vittoria per il padrone, anche se per quest’ultimo fu costosa.

    Probabilmente questa parabola affascinò gli ascoltatori originali, come potrebbe succedere oggi a chi legge un libro o guarda un film che parla di un ladro il cui piano è estremamente astuto, complesso e fantasioso; ma avrebbero anche capito che il padrone era buono e generoso.

    Alla fine della storia, Gesù dice qualcos’altro per spiegare come applicarla:

    Il padrone lodò il fattore disonesto, perché aveva agito con avvedutezza. Poiché i figli di questo mondo, nella loro generazione, sono più avveduti dei figli della luce. Or io vi dico: Fatevi degli amici con le ricchezze ingiuste perché, quando esse verranno a mancare, vi ricevano nelle dimore eterne (Luca 16:8-9).

    Con quest’affermazione difficile da comprendere, Gesù fa un paragone tra le persone di questo mondo e quelle della luce. Le persone di questo mondo trattano i loro simili con maggior astuzia delle persone della luce, perché, come il fattore, sanno lavorare all’interno del sistema del mondo. Sanno come fare buoni affari, fare soldi, diventare ricchi, avere successo secondo le maniere e i principi del mondo.

    Gesù invece dice alle persone della luce di operare saggiamente secondo una diversa scala di principi: quelli del regno di Dio, basati sulla natura amorevole, generosa e misericordiosa di Dio. Devono operare secondo la volontà divina e comportarsi con amore e generosità nei confronti degli altri, per diventare ricchi verso Dio e farsi dei tesori in cielo (Matteo 6:19–21).

    Ai credenti viene insegnato di usare il denaro e le ricchezze di questo mondo per farsi degli amici in questo mondo. In altre parole, di fare cose buone con il vostro denaro, essere generosi, condividere, dare a chi ha bisogno, aiutare chi potete. Verrà il momento in cui il denaro non avrà più valore né importanza; e verrà il momento in cui passerete da questo mondo in quello a venire. Se vivete secondo i principi del regno di Dio, quando arriverete in cielo sarete accolti nelle vostre dimore eterne dalle persone che avete aiutato e che sono arrivate là prima di voi.

    In questa parabola, Gesù insegna la natura di Dio, il quale, come il possidente terriero, è misericordioso e generoso. Sottolinea che i credenti dovrebbero imparare qualcosa dal fattore infedele. Anche se quello che aveva fatto era chiaramente sbagliato, per lo meno aveva capito la natura del suo padrone e si era comportato di conseguenza. Quanto più noi cristiani dovremmo capire la natura amorevole e generosa di Dio e condurre la nostra vita con una grande fede nel suo amore, nella sua misericordia e nella sua generosità, e allo stesso tempo imitare le sue qualità dimostrandoci generosi e magnanimi nei confronti degli altri.

    Tutti abbiamo bisogno di soldi per vivere, per prenderci cura di noi e della nostra famiglia, ma usare parte di quello che abbiamo ricevuto per grazia per aiutare gli altri è un mezzo per farceli amici e far capire loro che Dio li ama e vuole benedirli. Quando condividiamo le nostre risorse, noi riflettiamo la generosità di Dio e nel farlo non solo aiutiamo gli altri, ma ci facciamo tesori in cielo.

    Forse non abbiamo molte delle ricchezze di questo mondo da condividere con gli altri, ma abbiamo beni in abbondanza da condividere, molto più preziosi del semplice denaro: la verità della Parola di Dio, l’amore di Dio e la conoscenza di come entrare in un rapporto salvifico con Lui attraverso Gesù. Forse adesso non siete nella posizione di aiutare gli altri finanziariamente, ma potete donare loro il vostro tempo, la vostra assistenza, le vostre preghiere, il vostro conforto e il vostro amore.

    Ognuno di noi ha la vera ricchezza della giustizia, la buona notizia della salvezza da condividere liberamente con gli altri. Quindi, condividiamo le nostre benedizioni materiali e spirituali con chi ne ha bisogno, così che possano conoscere il nostro Dio amorevole e generoso e il suo Figlio meraviglioso, Gesù.

    Pubblicato originariamente nell’agosto 2014. Adattato e ripubblicato sull’Ancora in inglese il 22 giugno 2026.


    1 Kenneth E. Bailey, Jesus Through Middle Eastern Eyes (InterVarsity Press, 2008), 333.

    2 Klyne Snodgrass, Stories With Intent (Eerdmans, 2008), 406–409.

  • Giu 20 La grazia divina
  • Giu 19 Il mio Spirito all’opera in te
  • Giu 16 Quando Dio non ci concede i desideri del nostro cuore
  • Giu 15 Emanare sempre di più la sua radiosità
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  • Giu 8 Avere sempre più perseveranza, parte 2
  • Giu 6 La presenza di Dio nei momenti di depressione
  • Giu 5 Dio si prenderà cura di te
   

L’Angolo dei Direttori

Studi biblici e articoli che edificano la fede

  • La vita di un discepolo parte 11: condividere le nostre risorse

    [The Life of Discipleship, Part 11: Sharing Our Resources]

    La generosità è un tema centrale della Bibbia e riflette il carattere di Dio, descritto come un Dio generoso e magnanimo che ama elargire doni preziosi ai suoi figli (Matteo 7:11). Quando contempliamo la sua creazione dell’universo – il sole, la luna, i pianeti e miliardi di galassie e stelle – intravediamo la natura munifica e generosa di Dio. La creazione dell’umanità – il coronamento della sua opera (Salmi 8:5) – e di tutte le creature viventi e della vita vegetale fornisce la prova della sua generosa bontà. «I cieli raccontano la gloria di Dio e il firmamento annuncia l’opera delle sue mani» (Salmi 19:1), offrendo un’illustrazione continua della sua generosità e della sua benevolenza nei nostri confronti.

    Il dono più grande che Dio ha fatto all’umanità è stato suo Figlio Gesù, che ha dato la vita per la nostra redenzione. «Colui che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per noi tutti, non ci donerà forse anche tutte le cose con lui?» (Romani 8:32). Dio non solo ci ha donato la vita eterna e la salvezza attraverso il sacrificio di Gesù, ma ci ha anche adottati come suoi figli e ci ha reso coeredi con Cristo (Galati 4:4–7; Romani 8:16–17). Grazie alla copiosa generosità divina, la nostra vita è piena di benedizioni. «Benedetto sia Dio, Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che ci ha benedetti di ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo» (Efesini 1:3).

    Gesù insegnò spesso l’importanza della generosità e offrì ai suoi discepoli un esempio concreto di dare e di servire il prossimo. Lo espresse bene Paolo: «Infatti voi conoscete la grazia del nostro Signore Gesù Cristo il quale, essendo ricco, si è fatto povero per voi, affinché, mediante la sua povertà, voi poteste diventare ricchi» (2 Corinzi 8:9). Mentre cerchiamo di diventare sempre più simili a Cristo, vediamo che la generosità fa parte della stessa natura di Gesù ed è una virtù che dobbiamo sforzarci di coltivare.

    Gesù articolò il principio della generosità quando insegnò: «Date, e vi sarà dato; vi sarà versata in seno una buona misura, pigiata, scossa, traboccante; perché con la misura con cui misurate, sarà rimisurato a voi» (Luca 6:38). Con questo esprimeva una legge spirituale che è prevalente sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento: quando si dà, si riceve; Dio ricompensa la generosità; aiutare gli altri è un aspetto della vita dei discepoli e nel fare queste cose si onora e si glorifica Dio ma, ancora di più, si dà a Dio.

    Naturalmente, non è sempre facile essere generosi, sia con le nostre finanze e con i nostri i beni materiali, sia con il nostro tempo e il nostro servizio. Dare agli altri è un sacrificio. Ha un prezzo. Significa che offriamo a un altro qualcosa che ci appartiene e, così facendo, in un certo senso lo perdiamo. Tuttavia, come Dio disse numerose volte sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento, Lui benedice quella generosità in modi tangibili.

    Dio ha promesso di benedire chi è generoso e di prendersene cura:

    «Se tu supplisci ai bisogni dell’affamato e sazi l’afflitto, la tua luce spunterà nelle tenebre e la tua notte oscura sarà come il mezzogiorno; il Signore ti guiderà sempre, ti sazierà nei luoghi aridi, darà vigore alle tue ossa; tu sarai come un giardino ben annaffiato, come una sorgente la cui acqua non manca mai» (Isaia 58:10–11).

    «Dagli generosamente e, quando gli darai, il tuo cuore non si rattristi; perché proprio per questo il Signore Dio tuo ti benedirà in ogni lavoro e in ogni cosa a cui avrai messo mano» (Deuteronomio 15:10).

    Quando siamo generosi, quando diamo, quando ci prendiamo cura degli altri, noi diamo a Dio. «Chi ha pietà del povero presta al Signore, che gli contraccambierà l’opera buona» (Proverbi 19:17).

    Gesù insegnò ai suoi discepoli a dare generosamente: «Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera un prestito da te, non voltare le spalle» (Matteo 5:42). Insegnò anche a non aspettarsi nulla in cambio del loro dono:

    «Se prestate a coloro dai quali sperate di riavere, che merito ne avrete? Anche i peccatori prestano ai peccatori, per riceverne altrettanto. Ma amate i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e il vostro premio sarà grande e sarete i figli dell’Altissimo, perché egli è benigno verso gli ingrati e i malvagi» (Luca 6:34–35).

    L’Antico Testamento insegna la stessa cosa: «Non rifiutare un beneficio a chi vi ha diritto, quando è in tuo potere di farlo. Non dire al tuo prossimo: “Va’ e torna, te lo darò domani”, quando hai la cosa con te» (Proverbi 3:27–28).

    Come discepoli, abbiamo anche il compito di essere generosi gli uni con gli altri, specialmente davanti a una necessità. «Siate solleciti per le necessità dei fratelli, esercitando con premura l’ospitalità. Finché ne abbiamo l’opportunità, facciamo del bene a tutti, ma specialmente a coloro della famiglia della fede» (Romani 12:13; Galati 6:10).

    Amare e prendersi cura degli altri nella nostra «famiglia della fede» è chiaramente importante. Quando veniamo a sapere che alcuni nostri fratelli e sorelle nella fede si trovano in difficoltà, il Signore si aspetta che ci sforziamo di aiutarli in qualche modo, che si tratti di fornire l’assistenza necessaria, di prenderci cura di qualcuno nel momento del bisogno, di offrire un sostegno economico quando ne abbiamo la possibilità, di preparare e consegnare pasti, di condividere provviste o vestiti in eccesso, o di accompagnarli in auto da qualche parte. Essere generosi significa dare per soddisfare un bisogno e a volte ciò di cui c’è più bisogno è l’amicizia, la compagnia, un orecchio attento e il dono del proprio tempo e di un sostegno spirituale ed emotivo.

    Essere generosi piace a Dio, che ha promesso di ricompensare abbondantemente la nostra generosità. Dare agli altri è un investimento nel nostro presente e nel nostro futuro eterno, e causa ringraziamenti e lodi al Signore. «[Ordina loro] di fare del bene, di arricchirsi di opere buone, di essere generosi nel donare, pronti a dare, così da mettersi da parte un tesoro ben fondato per l’avvenire, per ottenere la vera vita» (1 Timoteo 6:18–19).

    Vivere in maniera generosa

    La generosità è la qualità di essere premurosi e altruisti, specialmente quando si tratta di condividere denaro e altri beni. La Bibbia ha molto da dire sulla generosità come qualità desiderabile del nostro carattere. Proverbi 22:9 dice: «Chi ha l’occhio generoso sarà benedetto,
    perché egli dona del suo pane al povero». Dio è generoso e si aspetta che seguiamo il suo esempio.

    La generosità divina è evidente ovunque intorno a noi. Dio ha creato questo pianeta che è particolarmente adatto a sostenerci e a provvedere ai nostri bisogni e ai nostri piaceri. Ci dona i colori, la luce, i suoni, l’aria e la capacità di gustare e godere, di ascoltare e apprezzare, di toccare e di essere soddisfatti. Soprattutto, Dio ha dimostrato la sua generosità quando ha offerto suo Figlio come sacrificio per espiare il nostro peccato. Di fronte a tanta generosità, possiamo solo dire: «Ringraziato sia Dio per il suo dono ineffabile!» (2 Corinzi 9:15 […]

    Visto che Dio è generoso, anche noi dobbiamo esserlo. La generosità può manifestarsi in molti modi. Possiamo donare il nostro tempo, le nostre risorse materiali, la nostra ospitalità e la nostra amicizia. […] La Parola di Dio dice chiaramente che i generosi vengono ricordati e ricompensati, sia in questa vita che nella prossima. —Got Questions1

    Più beati

    Gesù ci insegna che «ci è più gioia nel dare che nel ricevere» (Atti 20:35). […] Cosa dice la Bibbia? «Dio ama chi dona con gioia» (2 Corinzi 9:7). Perché? Forse perché quando doniamo siamo più simili a Dio, e Lui non dona a malincuore.

    Inoltre, quello che diamo determina quanto Dio può fare nella nostra vita. Quando doniamo a Lui con gioia, ci apriamo a ricevere da Lui liberamente. Malachia 3:10 dice: «“Portate tutte le decime alla casa del tesoro, perché ci sia cibo nella mia casa; poi mettetemi alla prova in questo”, dice il Signore degli eserciti; “vedrete se io non vi aprirò le cateratte del cielo e non riverserò su di voi tanta benedizione che non vi sia più dove riporla”». […] Non possiamo dare più di Dio. Come disse una volta un anziano contadino credente: «Io riempio il granaio di Dio a palate e Lui riempie il mio a palate – ma Dio ha una pala più grande». —Rick Warren2

    Mettere in pratica il principio della generosità

    Ci sono molti modi per mettere in pratica il principio della generosità nella nostra vita quotidiana e spesso questo richiede da parte nostra scelte precise di dedicare il nostro tempo, le nostre preghiere, il nostro denaro, le nostre risorse e i nostri doni a servire gli altri. Fa parte dell’offrire noi stessi «come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio» che Paolo descrive come il nostro «culto spirituale» a Dio (Romani 12:1). Donare noi stessi è un culto gradito a Dio. «Non dimenticate la beneficenza e di far parte dei vostri beni agli altri, perché Dio si compiace di tali sacrifici» (Ebrei 13:16).

    Come cristiani, siamo esortati a mettere in pratica la nostra fede e a tendere la mano a chi è sfinito e turbato, così come agli emarginati, agli oppressi e ai bisognosi, come se fossero Gesù stesso. Donare generosamente il nostro tempo, le nostre preghiere e le nostre risorse a chi si trova nel bisogno è un modo meraviglioso per esprimere la nostra fede: servire Dio servendo il prossimo. I meno fortunati, i bisognosi, gli affamati hanno bisogno di sapere che sono amati, che c’è chi tiene a loro, che sono apprezzati. Dio ama ogni essere umano come una sua creazione unica e a noi cristiani viene chiesto di fare lo stesso.

    Condividere la buona notizia del Vangelo con gli altri, pregare per loro e aiutarli a crescere nella fede è un modo importante per dare agli altri e adempiere il Grande Mandato. Servire negli orfanotrofi o negli ospedali, visitare i malati, prendersi cura dei rifugiati e dei senzatetto, assistere i detenuti, insegnare ai meno fortunati e partecipare a campagne sanitarie sono tutti modi preziosi per portare l’amore di Cristo ai bisognosi.

    Vivere la nostra fede e seguire le orme di Gesù significa mettere la fede in azione, dare agli altri e prendersi cura di loro come se fossero il Signore stesso. Lo facciamo quando tendiamo la mano alle persone che potrebbero trovarsi in difficoltà, affrontare tragedie, perdite o ansie, per condividere con loro il conforto divino e una speranza per il futuro. Inoltre, offriamo generosamente le nostre ricchezze spirituali a quelli che, pur non mancando di salute o di beni materiali, sono afflitti, turbati e smarriti. L’amore di Cristo ci costringe a farlo, poiché non viviamo più per noi stessi, ma per Colui che ha dato la vita per noi (2 Corinzi 5:14–15).

    Come suoi seguaci, aiutiamo i bisognosi; sosteniamo la missione di Dio nel mondo, spesso in modi invisibili di cui altri potrebbero non venire mai a conoscenza, come ad esempio: finanziare una squadra di missionari in un paese lontano; donare qualcosa di cui abbiamo bisogno a chi ne ha più bisogno di noi; sacrificare il nostro tempo per intercedere per i bisogni di un’altra persona che forse non sa nemmeno che si sta pregando per lei. Facciamo queste cose come se fossero per il Signore, come sottolinea il seguente articolo.

    Il Dio della Bibbia è un Dio missionario con un programma mondiale e porta avanti la sua missione mediante il suo popolo. I cristiani [sono chiamati] a spendere e a spendersi per la causa di Gesù Cristo. Alcuni partecipano a questi sforzi portando il Vangelo dove è più necessario. Altri inviano missionari e sostengono quelli che sono partiti. Pertanto, una delle responsabilità dei cristiani è donare per sostenere l’opera evangelica.

    Donare fa parte del culto. È importante non pensare alle donazioni cristiane semplicemente come a un dono fatto a individui o istituzioni. Ogni donazione all’opera evangelica è in effetti un atto di culto. Si rende grazie a Dio e gli si si dà ciò che gli è dovuto. In un certo senso, si offre un sacrificio di lode al Signore. Donare è un gesto di gratitudine in risposta a ciò che Dio ha fatto mediante Cristo e per il privilegio di far parte della sua famiglia (2 Corinzi 8–9). È un modo per riconoscere che tutto appartiene a Dio e proviene da Lui (Giacomo 1:17).

    Ci è stato comandato di donare. Dio si aspetta che il suo popolo contribuisca alla sua opera e sostenga i suoi collaboratori. Ogni cristiano coopera alla mietitura di Dio (Filippesi 1:3–5). Visto che Dio ci benedice con dei mezzi economici, siamo esortati a essere amministratori buoni e fedeli di quelle benedizioni. A chi molto è dato, molto sarà richiesto. E queste benedizioni richiedono che la nostra donazione sia generosa, fatta con gioia e disposta al sacrificio.

    Dio utilizza dei mezzi. Dio realizza i suoi propositi e i suoi piani attraverso vari mezzi, spesso tramite strumenti umani. Ciò significa che le persone non giungeranno alla fede se non vi sarà chi predichi (Romani 10:15–17). […] Quelli che sono inviati devono essere sostenuti. Dio permette alle persone di prendere parte alla sua opera missionaria. Provvede e soddisfa i bisogni utilizzando mezzi umani – con generose donazioni, per esempio. Per un cristiano, è un privilegio meraviglioso essere invitato a partecipare alla missione divina di salvare persone di ogni lingua, tribù e nazione, anche attraverso le sue donazioni. —Chopo Mwanza3

    Ciò che diamo agli altri – il nostro servizio, le nostre preghiere, le nostre donazioni – lo diamo a Gesù. Non lo facciamo per ottenere riconoscimento, guadagno economico o per fare carriera nella società. Tutto ciò che facciamo, in qualsiasi ministero o nelle nostre azioni quotidiane, lo facciamo per glorificare il Signore. Ci sentiamo spronati a fare ciò che possiamo per migliorare la vita degli altri, per aiutarli nel momento del bisogno e per condividere la buona notizia della nostra speranza eterna in Cristo. Camminiamo come camminava Gesù.

    Vivere secondo il principio della generosità ci rende una benedizione per gli altri e in cambio ci porta la benedizione di Dio. Quando scegli di donare te stesso, il tuo tempo, le tue preghiere, le tue risorse e le tue finanze, non stai solo compiendo atti generosi, stai diventando una persona generosa e Dio benedice chi è generoso. «In ogni cosa vi ho mostrato che bisogna venire in aiuto ai deboli lavorando così, e ricordarsi delle parole del Signore Gesù, il quale disse egli stesso: “Vi è più gioia nel dare che nel ricevere”» (Atti 20:35).

    Pensieri su cui meditare

    La Bibbia dice che la generosità attira benedizioni. In Proverbi 11:25, la Bibbia ci dice: «La persona generosa si arricchirà e chi annaffia sarà egli pure annaffiato». Dio si avvicina alle persone che sono generose, che prestano liberamente e agiscono con giustizia (Salmi 112:5). Se date generosamente, allora Dio riverserà su di voi più benedizioni di quanto possiate immaginare (Malachia 3:10). —Chris Witts

    Dimostriamo di essere veramente figli di Dio con tutto ciò che portiamo con noi in modo da poter godere per sempre di un rapporto con Lui. […] La generosità ci mantiene concentrati su ciò che conta davvero, su ciò che è veramente importante per Dio. Quando siamo generosi nel nome di Cristo, stiamo arredando la nostra dimora eterna con tesori ben più grandi di qualsiasi cosa si possa acquistare sulla terra. —Todd Harper

    Quando doniamo come fa Dio e con quel dono lo onoriamo, ci avviciniamo maggiormente a Lui. Ci fa smettere di vedere solo noi e ci spinge a prenderci cura degli altri. Più ci avviciniamo a Dio, più le nostre priorità e i nostri valori iniziano a riflettere i suoi. In che modo, allora, possiamo vivere con generosità? Partendo dal chiedere a Dio di darci una mentalità generosa. —YouVersion.com

    Cosa dice la Bibbia

    «Dio vi farà ricchi di tutto, in modo che possiate dare a tutti generosamente, e quando porteremo la vostra offerta a quelli che ne hanno bisogno, essi ringrazieranno e loderanno Dio per il vostro aiuto» (2 Corinzi 9:11).

    «Ma se qualcuno possiede dei beni di questo mondo e vede suo fratello nel bisogno e non ha pietà di lui, come potrebbe l’amore di Dio essere in lui?
    Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e in verità» (1 Giovanni 3:17–18).

    «Dio ha il potere di far abbondare in voi ogni grazia perché, avendo sempre il necessario in tutto, possiate compiere generosamente tutte le opere di bene» (2 Corinzi 9:8).

    Una preghiera per essere generosi

    Caro Signore, ti chiediamo un cuore generoso. Aiutaci a donare liberamente il nostro tempo, le nostre risorse e il nostro amore a chi ne ha bisogno. Facci vedere le opportunità di fare la differenza. Possa la nostra generosità essere un riflesso del tuo amore e della tua bontà.

    Grazie per le benedizioni che abbiamo ricevuto. Aiutaci a condividerle con gli altri e a essere una luce nel mondo. Aiutaci a essere generosi non solo con i nostri beni materiali, ma anche con il nostro tempo, la nostra attenzione e la nostra compassione. Aiutaci a riconoscere i bisogni di chi ci sta intorno e a rispondere con cuori e mani aperte. Possa la nostra generosità ispirare altri a donare e creare un effetto a catena di bontà e sostegno.

    Preghiamo per le persone bisognose. Fornisci loro le risorse e il sostegno di cui hanno bisogno e aiuta noi a essere parte della soluzione. Grazie per la gioia che viene dal donare. Aiutaci a coltivare uno spirito di generosità in tutto ciò che facciamo. Nel nome di Gesù, Amen.4


    1 “What does the Bible say about Generosity?” GotQuestions.org, https://www.gotquestions.org/Bible-generosity.html.

    2 Rick Warren, God’s Power to Change Your Life (Harper Collins, 2006).

    3 Chopo Mwanza, “If God Provides, Why Should We Give to Missions?” radical.net, 6 gennaio 2025, https://radical.net/article/why-give-to-missions/.

    4 “A Prayer for Generosity”, tmumc.org, https://www.tmumc.org/stories/posts/a-prayer-for-generosity.

    Pubblicato originariamente in inglese il 19 maggio 2026.

  • Giu 9 La vita di un discepolo, parte 10: la nostra vita lavorativa
  • Mag 12 La vita di un discepolo, parte 8: fare discepoli
  • Apr 28 1 Corinzi: capitolo 15 (versetti 37-58)
  • Apr 21 La vita di un discepolo, parte 8: Comunicare la nostra fede
  • Apr 7 1 Corinzi, capitolo 15 (versetti 20-36)
  • Mar 24 La vita di un discepolo, parte 7: servire Dio servendo gli altri
  • Mar 10 1 Corinzi: capitolo 15 (versetti 1-19)
  • Feb 24 La vita di un discepolo, parte 6: Amore per gli altri
  • Feb 10 1 Corinzi; capitolo 14 (versetti 26-40)
   

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