L’Ancora

Devozioni in formato semplice

  • Seguire il nostro Salvatore

    Compilazione

    [Following Our Savior]

    Mentre Gesù percorreva Israele esortando la gente a pentirsi e a credere nel Vangelo, «seguitemi» era un ritornello costante nel suo messaggio. All’inizio del suo ministero, chiamò i suoi primi discepoli con un ordine conciso: «Seguitemi e vi farò pescatori di uomini». Man mano che il suo ministero procedeva disse alle folle: «Se uno vuol venire dietro a me, rinunci a se stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Marco 8:34). Alla fine del suo ministero terreno, riassegnò l’incarico al contrito Pietro con una sola parola: «Seguimi» (Giovanni 21:19). […]

    Cosa significa seguire Gesù? Seguire Gesù inizia quando rispondiamo alla sua chiamata a pentirci e a credere nel Vangelo. La Buona Novella che Dio ci ama e ha preso l’iniziativa di riconciliarci con sé donando suo Figlio in espiazione dei nostri peccati ci fa comprendere la grazia di Dio e ci spinge a voler vivere per Cristo e a seguirlo. […]

    Quando osserviamo attentamente gli insegnamenti e l’esempio di Gesù Cristo, la chiamata a seguirlo assume una chiarezza e una specificità molto maggiori. È davvero una chiamata a «camminare come camminò Gesù», a vivere una vita di fede e amore radicali. Una volta compreso questo, la nostra prima reazione sarà probabilmente di sgomento. Se siamo minimamente consapevoli della profondità del peccato che alberga in noi e delle disfunzioni che affliggono la nostra vita, sappiamo che è impossibile per noi rispondere a una tale chiamata. Eppure, questa reazione è in realtà salutare, perché si fonda sulla realtà. Infatti è impossibile per noi vivere in questo modo. Ed è proprio questo il punto. Gesù sa che non possiamo seguirlo senza una forza superiore a noi stessi. Per questo ha mandato lo Spirito Santo a darci la forza.

    È solo attraverso lo Spirito Santo che dimora in noi che possiamo obbedire all’insegnamento di Gesù e seguire il suo esempio. Egli ci rassicura dell’amore del Padre, rende reali per noi ciò che riguarda Cristo; rende prezioso per noi il Vangelo; ci convince di peccato e ci assicura il perdono quando ci pentiamo; ci trasforma di gloria in gloria, a immagine di Gesù (2 Corinzi 3:16–18). Ecco perché ci viene insegnato a cercare con fervore di essere ricolmi di Spirito ogni giorno (Efesini 5:18) e di essere guidati da Lui in tutte le nostre vie (Galati 5:16–17). Quando lo faremo, scopriremo di poter vivere una vita nuova. Non in modo perfetto e non immediatamente.

    Ma giorno dopo giorno, mentre camminiamo con fede e obbedienza, lo Spirito produrrà in noi il carattere di Gesù: «amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine e autocontrollo» (Galati 5:22–23). —Thomas A. Tarrants1

    Studenti del Maestro

    La definizione di discepolo è “seguace di Gesù”, “allievo, apprendista”, “uno che segue le orme del maestro”, “aderente”, “uno che mira a essere come Gesù”. I discepoli cercano di imparare, studiare e poi seguire e mettere in pratica ciò che il maestro dice loro. Noi siamo studenti di Gesù, il nostro Maestro. Non solo cerchiamo di imparare qualcosa sulla sua vita terrena, sulle verità della Parola di Dio e sulla sua natura e il suo carattere, ma anche di seguire il suo esempio e vivere come ci ha insegnato a fare, amare come Lui ha amato e condurre una vita di fede.

    Uno degli inviti più rivoluzionari di Gesù fu espresso con una semplice parola: «Seguimi» — e dicendo questo, intendeva proprio che lo seguissimo, che modellassimo su di Lui la nostra vita, i nostri pensieri, le nostre abitudini e le nostre azioni. Come esseri umani fallibili, non potremo mai essere all’altezza di questa sfida, ma sottomettendoci a Dio e facendo ricorso alla potenza dello Spirito Santo, ci trasformiamo progressivamente all’immagine di Cristo (2 Corinzi 3:18).

    Il discepolato non è un evento isolato e unico nella vita. È un percorso spirituale, un viaggio della fede. Comporta le azioni e le scelte quotidiane di mettere Gesù al centro della nostra vita, di dimorare in Lui e lasciare che dimori in noi, di essere guidati, nutriti e purificati dalla sua Parola, di operare sotto l’influenza dello Spirito Santo e dell’amore di Dio, di cercarlo, di abbandonarci alla sua volontà nella nostra vita, di ubbidirgli come meglio possiamo e di testimoniare il suo amore mediante le nostre parole e le nostre azioni.

    Il discepolato cristiano è un impegno a modellare la nostra vita, il nostro comportamento e le nostre azioni sugli insegnamenti e sull’esempio di Gesù; in breve, a essere come Lui. È un compito arduo, dato che Gesù visse l’esempio supremo di una vita d’amore, misericordia, compassione, sacrificio, verità e integrità morale, più di qualunque uomo o donna che abbia mai camminato su questa terra

    Dio vuole che tutto — il tuo cuore, la tua vita, la tua carriera e le tue attività personali — glorifichino Lui, innalzino Gesù, siano una luce posta su una collina per illuminare il cammino di altri, qualunque sia la tua professione o la tua carriera. —Peter Amsterdam

    Nessun altro maestro

    L’autocontrollo è il potere emancipante dello Spirito che ci rende liberi, non di controllare noi stessi o di essere controllati da qualcos’altro, ma di poter dire che ci sottomettiamo al padrone migliore, Gesù. […] In Cristo, il peccato e i nostri desideri egoistici non sono più i nostri padroni. Solo Gesù è il nostro Re. Che dolce sollievo! Se il nostro cuore desidera il peccato, non dobbiamo necessariamente agire in base a quel desiderio; lo Spirito ci dona autocontrollo. […]

    L’autocontrollo nasce da due cose. È il desiderio donato da Dio di fare ciò che Dio desidera, ed è la forza donata da Dio di onorare Dio in ciò che facciamo. È libertà dal desiderio di disobbedire a Dio ed è libertà dal danno che deriva dal disonorare Dio con la vita che conduciamo.

    Hai un solo padrone, ed è il migliore che esista. Sradichiamo ogni tentazione di sostituirlo con noi stessi o di sostituirlo con il piacere di qualsiasi altro essere umano. A volte è molto difficile accorgerci quando siamo scivolati dietro ad altri padroni. Ecco perché Dio lo descrive come una trappola e dice che «il timore dell’uomo è un laccio» (Proverbi 29:25). Un laccio è una trappola nascosta. Si cade nel pericolo senza rendersene conto. Quando viviamo prendendo decisioni basate su ciò che pensiamo possa piacere alle persone che ci stanno intorno, come se fossero i nostri padroni, ci mettiamo in pericolo. […]

    Ecco la buona notizia. Non devi sottometterti ai capricci di nessun padrone terreno. Paolo esorta, letteralmente supplica i cristiani: «Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà» (Romani 12:2). Il frutto dello Spirito è autocontrollo. Lasciarsi guidare dallo Spirito infonde in noi una forza incredibile. Possiamo remare controcorrente. Possiamo correre in salita. Possiamo essere genitori in modo diverso, liberi dall’oppressione di padroni diversi da Cristo.

    Kin noi c’è propensione al peccato, ma il peccato non è il nostro padrone. Ci troviamo di fronte a una cultura che non ci spinge verso Cristo, ma la nostra cultura non è il nostro padrone. […] La buona notizia è che il nostro padrone ci dà la forza di seguirlo.  —Adam Griffin2

    Acquistati a caro prezzo

    In Matteo 6:24, Gesù disse: «Nessuno può servire due padroni; perché o odierà l'uno e amerà l'altro, o avrà riguardo per l'uno e disprezzo per l'altro. Voi non potete servire Dio e Mammona [il denaro]». Pronunciò queste parole nell’ambito del suo Sermone sul Monte, nel quale aveva affermato che era da stolti accumulare tesori sulla terra, dove «la tignola e la ruggine li consumano e dove i ladri scassinano e rubano» (Matteo 6:19–20); ci esortò invece ad accumulare tesori in cielo, dove dureranno per sempre.

    L’ostacolo che ci impedisce di investire con saggezza è il cuore. Dove è il nostro tesoro, lì sarà anche il nostro cuore (Matteo 6:21). Seguiamo le cose che hanno conquistato il nostro cuore. Gesù ha chiarito che non possiamo servire due padroni. Un padrone è qualsiasi cosa faccia di noi degli schiavi (Romani 6:16). […]

    La chiamata di Gesù a seguirlo è l’esortazione ad abbandonare tutti gli altri padroni. […] Il diritto che Gesù ha su di noi è esclusivo. Ci ha riscattati con il suo sangue e ci ha liberati dal nostro antico padrone, il peccato (1 Corinzi 6:20). Lui non condivide il suo trono con nessuno. […] Quando seguiamo Cristo, dobbiamo morire a tutto il resto. —Got Questions3

    Pubblicato originariamente sull’Ancora in inglese il 15 settembre 2026.


    1 Thomas A. Tarrants, “Following Jesus Christ”, cslewisinstitute.org, September 2, 2011, https://www.cslewisinstitute.org/resources/following-jesus-christ.

    2 Adam Griffin, “When Pleasing Our Kids Becomes Idolatry”, crossway.org, 26 ottobre 2025, https://www.crossway.org/articles/when-pleasing-our-kids-becomes-idolatry.

    3 “What does it mean that you cannot serve two masters in Matthew 6:24?” gotquestions.org, https://www.gotquestions.org/you-cannot-serve-two-masters.html.

  • Set 12 Il nostro modo di pensare fa la differenza
  • Set 11 Il suo desiderio e il suo piano per il nostro viaggio nella vita
  • Set 10 Priorità eterne
  • Set 9 Perché la mansuetudine è importante
  • Set 7 La giusta motivazione
  • Set 4 Andare incontro ai lebbrosi
  • Set 1 Guardare al futuro con speranza
  • Ago 31 La parabola del seminatore
  • Ago 27 Le parole possono ferire o guarire
   

L’Angolo dei Direttori

Studi biblici e articoli che edificano la fede

  • 1 Corinzi, capitolo 15 (versetti 20-36)

    [1 Corinthians: Chapter 15 (verses 20–36)]

    In 1 Corinzi 15:14-19, Paolo affrontò le implicazioni del negare la risurrezione di Cristo e concluse affermando: «E se Cristo non è stato risuscitato, vana è la vostra fede; voi siete ancora nei vostri peccati. […] Se abbiamo sperato in Cristo per questa vita soltanto, noi siamo i più miseri fra tutti gli uomini». Ora, nella parte successiva del suo discorso sulla risurrezione, Paolo non usa più un approccio condizionale e lo dichiara come un fatto.

    Ma ora Cristo è stato risuscitato dai morti, primizia di quelli che sono morti (1 Corinzi 15:20).

    Gesù è stato risuscitato da Dio dopo la sua morte sulla croce. Paolo si riferisce alla sua risurrezione come alla «primizia» dei morti. Primizia è un termine che veniva usato per il primo covone del raccolto di grano, che veniva portato al tempio e offerto a Dio per consacrare il raccolto.

    Parla ai figli d’Israele e di’ loro: “Quando sarete entrati nel paese che io vi do e ne mieterete la raccolta, porterete al sacerdote un fascio di spighe, come primizia della vostra raccolta; il sacerdote agiterà il fascio di spighe davanti al Signore, perché sia gradito per il vostro bene; lo agiterà il giorno dopo il sabato” (Levitico 23:10-11).

    Quando fu risuscitato dai morti dopo la sua crocifissione, Cristo fu il primo frutto e il precursore di quelli che sono morti e risorgeranno con un corpo risorto. La sua risurrezione mostra ciò che attende tutti i credenti in futuro. «Ecco, vi dico un mistero: non tutti moriremo, ma tutti saremo trasformati» (1 Corinzi 15:51). «Carissimi, ora siamo figli di Dio, ma non è stato ancora manifestato ciò che saremo. Sappiamo che quando egli sarà manifestato saremo simili a lui, perché lo vedremo come egli è» (1 Giovanni 3:2). Come Dio ha risuscitato Gesù, così risusciterà tutti quelli che credono in Cristo quando verrà il momento. Poiché Cristo è risorto, anche noi risorgeremo.

    Infatti, poiché per mezzo di un uomo è venuta la morte, così anche per mezzo di un uomo è venuta la risurrezione dei morti. Poiché, come tutti muoiono in Adamo, così anche in Cristo saranno tutti vivificati (1 Corinzi 15:21-22).

    Paolo usa Adamo come esempio. Lui fu il primo uomo e, poiché peccò, la morte entrò nel mondo. Attraverso un altro uomo, Gesù, giunsero la vita e la risurrezione dei morti. Egli aprì la strada affinché tutti quelli che credono in Lui possano ricevere il perdono dei loro peccati.

    Il peccato di Adamo portò la morte nel mondo e la sua morte fu il modello per tutti quelli che sarebbero venuti dopo di lui. Poiché Adamo morì, ogni altro essere umano perisce. Allo stesso modo, la risurrezione di Cristo dai morti ha reso possibile la risurrezione di quelli che hanno ricevuto il perdono dei loro peccati attraverso la fede in Lui. Poiché Gesù risorse, anche quelli che sono in Cristo saranno «vivificati» attraverso la risurrezione dei loro corpi dalla tomba.

    Ma ciascuno nel proprio ordine: Cristo la primizia, poi quelli che sono di Cristo alla sua venuta. (1 Corinzi 15:23).

    Paolo descrive l’ordine in cui i credenti risorgeranno. Ci dice che, poiché Cristo risorse dai morti, c’è la promessa che anche tutti i salvati risorgeranno. La sua risurrezione non fu un evento isolato, ma il primo frutto dei credenti che risorgeranno anch’essi.

    Alla seconda venuta di Cristo, i morti in Cristo risorgeranno proprio come fece Lui dopo la sua crocifissione. La sua risurrezione mostra ciò che accadrà a tutti i credenti. Ci rassicura che, sebbene tutti debbano affrontare la morte, possiamo farlo senza paura, perché come Cristo risorse dai morti, così anche noi risorgeremo.

    Poi verrà la fine, quando consegnerà il regno nelle mani di Dio Padre, dopo che avrà ridotto al nulla ogni principato, ogni potestà e ogni potenza (1 Corinzi 15:24).

    Una volta che tutti i credenti saranno risorti, la storia giungerà al termine. Il tempo lascerà il posto all’eternità. Gesù parlò di questo giorno, che sarebbe stato preceduto dalla sua seconda venuta, in Matteo 24: «E questo vangelo del regno sarà predicato in tutto il mondo, affinché ne sia resa testimonianza a tutte le genti; allora verrà la fine» (Matteo 24:14).

    La fine verrà quando Cristo avrà completato la sua opera e quindi consegnerà il regno al Padre. Avrà adempiuto il piano di Dio e distrutto ogni dominio, autorità e potenza (2 Pietro 3:10-13). A questo proposito, lo studioso biblico Leon Morris ha scritto:

    Dopo il ritorno di Cristo, verrà la fine. Sarà il momento del giudizio finale e della formazione della nuova creazione. In quel momento, Cristo consegnerà il regno a Dio Padre. […] Questa consegna al Padre avverrà solo dopo che Cristo avrà distrutto ogni dominio, autorità e potenza. In altri passi Paolo ha usato questa terminologia per descrivere sia l’autorità umana (Romani 13:1-3) sia le potenze demoniache (Efesini 1:21). In questo contesto, aveva in mente la distruzione di tutte le potenze che si oppongono al regno di Cristo, sia umani che soprannaturali.1

    Questo rappresenta la sconfitta finale di ogni opposizione e sottolinea la vittoria di Cristo. Inoltre, questo versetto incoraggia i credenti a rimanere saldi nella loro fede, sapendo che, sebbene possano incontrare lotte e difficoltà, esse fanno parte di un piano divino che si conclude con la vittoria.

    Poiché bisogna che egli regni finché abbia messo tutti i suoi nemici sotto i suoi piedi (1 Corinzi 15:25).

    Il regno di Cristo continuerà dopo la risurrezione fisica dei credenti, fino a quando tutti i nemici saranno sconfitti e sottomessi. Ciò significa che Gesù avrà autorità totale su ogni avversario. Il fatto di mettere i suoi «nemici sotto i suoi piedi» indica la vittoria di Cristo e la sconfitta definitiva di ogni nemico. Tutti i peccati, le lotte e le opposizioni avranno fine sotto il suo regno.

    L’ultimo nemico che sarà distrutto sarà la morte (1 Corinzi 15:26).

    Paolo guarda a un futuro in cui la morte sarà distrutta, in cui la morte o la paura della morte non avranno più alcun potere su di noi. La nostra speranza è nella promessa dell’eternità con Dio. Questa consapevolezza ci aiuta a superare la paura della morte e libera «tutti quelli che dal timore della morte erano tenuti schiavi per tutta la loro vita» (Ebrei 2:14-15). La vittoria di Cristo sulla morte ci dà speranza e certezza. Anche se tutti noi dovremo affrontare la morte, abbiamo la promessa della vita eterna.

    Difatti, Dio ha posto ogni cosa sotto i suoi piedi; ma quando dice che ogni cosa gli è sottoposta, è chiaro che colui che gli ha sottoposto ogni cosa ne è eccettuato (1 Corinzi 15:27).

    Affermando che Dio ha posto ogni cosa sotto i piedi di Cristo, si intende che il Figlio ha autorità su ogni cosa creata, compresi gli angeli, i governanti, le forze naturali e i demoni. Questa subordinazione di tutte le cose a Cristo porta alla risurrezione di tutti i credenti e alla sconfitta e distruzione della morte stessa. Paolo aggiunge un’eccezione a «ogni cosa» sottoposta, cioè Dio. È Dio che ha sottoposto a Cristo ogni cosa, eccetto se stesso.

    Quando ogni cosa gli sarà stata sottoposta, allora anche il Figlio stesso sarà sottoposto a colui che gli ha sottoposto ogni cosa, affinché Dio sia tutto in tutti (1 Corinzi 15:28).

    Una volta che Cristo avrà sconfitto tutti i nemici, compresa la morte, e avrà sottoposto tutte le cose alla sua autorità, si ripresenterà con il suo regno al Padre, «affinché Dio sia tutto in tutti». «Perché da lui, per mezzo di lui e per lui sono tutte le cose. A lui sia la gloria in eterno. Amen» (Romani 11:36). Gesù sarà in eterna sottomissione al Padre. Naturalmente, Gesù è anche uguale a Dio come Seconda Persona della Trinità. Come il Padre ha autorità assoluta su tutto in quanto Creatore, così anche Gesù ha autorità assoluta in quanto Creatore. «Egli è l’immagine del Dio invisibile, il primogenito di ogni creatura; poiché in lui sono state create tutte le cose che sono nei cieli e sulla terra, le visibili e le invisibili: troni, signorie, principati, potestà; tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui» (Colossesi 1:15-16).

    Altrimenti che faranno quelli che sono battezzati per i morti? Se i morti non risuscitano affatto, perché dunque sono battezzati per loro? (1 Corinzi 15:29).

    In questo versetto e nei versetti 30-34, Paolo usa la logica per cercare di persuadere i Corinzi che ci sarà una risurrezione finale di tutti i cristiani dai morti. Utilizza l’approccio di fare appello alle loro esperienze e a quelle di Paolo e degli apostoli per poi porre la domanda: perché fare queste cose se non c’è risurrezione?2

    Paolo inizia riferendosi a quella che sembra essere una pratica diffusa tra alcuni membri della chiesa di Corinto. Sebbene siano state avanzate varie interpretazioni sul significato di questo versetto, l’interpretazione più evidente è che i Corinzi praticassero il battesimo vicario per conto delle persone che erano morte.3 Sembra che Paolo faccia riferimento a questa pratica per mettere in discussione le credenze dei Corinzi riguardo alla vita dopo la morte: se non ci fosse la risurrezione dei morti, che senso avrebbe una pratica del genere? Tuttavia, non vi è alcuna indicazione che approvasse questa pratica, che oggi non è più in uso nella Chiesa. Come osserva un commentario biblico, «la Bibbia non sostiene l’idea che qualcuno possa essere salvato senza una fede personale in Cristo».4

    E perché anche noi siamo ogni momento in pericolo? (1 Corinzi 15:30).

    Paolo prosegue in questo versetto facendo appello alle sfide affrontate e ai sacrifici compiuti da lui stesso e dagli altri apostoli nel proclamare il Vangelo e nell’edificare la chiesa primitiva. A questo proposito, un commentatore ha osservato:

    Egli [Paolo] chiese una spiegazione del fatto che mettevano in pericolo la vita in ogni momento. Quelli che per primi portarono il Vangelo di Cristo lo fecero con grande rischio personale. Furono imprigionati, picchiati, lapidati e uccisi. […] L’intero ministero di Paolo comportava pericoli e sacrifici quotidiani. La sua perdita personale era certa quanto il fatto che egli provava gloria e gioia per i fedeli corinzi che credevano in Cristo Gesù, il Signore.5

    L’affermazione di Paolo indica anche che affrontare il pericolo fa parte dell’essere cristiani. Condurre una vita basata sulla fede comporta rischi, sacrifici e l’uscita dalla nostra zona di sicurezza. Dobbiamo affrontare le sfide, rimanere saldi e credere nelle promesse di Dio. Sottolineando l’espressione «ogni momento», Paolo sottolinea che il nostro cammino con Cristo non è un evento occasionale, ma un impegno quotidiano, anzi continuo, a seguirlo.

    Ogni giorno sono esposto alla morte; sì, fratelli, com'è vero che siete il mio vanto in Cristo Gesù, nostro Signore! (1 Corinzi 15:31).

    Parlando di morire ogni giorno, Paolo si riferisce ai sacrifici che compie quotidianamente e alla rinuncia a se stesso e ai propri desideri personali per seguire Cristo. Sottolinea il costo del suo discepolato quando afferma: «Muoio ogni giorno». In un altro passo fa riferimento ai pericoli che affrontò mentre predicava il Vangelo, poiché la sua vita di missionario era piena di difficoltà. Cinque volte fu sferzato con trentanove frustate. Tre volte fu bastonato. Una volta fu lapidato. Tre volte fece naufragio. (Vedi 2 Corinzi 11:24-25).

    Se soltanto per fini umani ho lottato con le belve a Efeso, che utile ne ho? Se i morti non risuscitano, «mangiamo e beviamo, perché domani morremo» (1 Corinzi 15:32).

    Paolo si riferisce alle sue esperienze a Efeso, dove affrontò sfide e pericoli mentre diffondeva il Vangelo, per sollevare ancora una volta la domanda sul significato che avrebbero avuto se non ci fosse la risurrezione. Quando menziona la lotta con le bestie feroci, probabilmente si riferisce alle prove e alle difficoltà che incontrò, ai falsi insegnamenti che dovette confutare e alle intense persecuzioni che affrontò mentre lavorava per predicare il Vangelo e costruire la chiesa locale. Paolo sostiene che i sacrifici necessari per vivere per Cristo non possono essere giustificati senza la speranza della risurrezione.6

    Paolo sottolinea che, se non c’è speranza oltre questa vita, lo sforzo che mettiamo nel vivere in modo devoto e i sacrifici che facciamo per servire Cristo sono tutti vani. Se non c’è risurrezione, allora esistiamo semplicemente in un mondo pieno di difficoltà e sofferenze e la nostra unica risorsa sarebbe quella di «mangiare e bere, perché domani moriremo». Per fortuna, non è così. La risurrezione è reale. La promessa della vita eterna esiste. «La fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono» (Ebrei 11:1).

    Non v’ingannate: «Le cattive compagnie corrompono i buoni costumi» (1 Corinzi 15:33).

    Paolo era preoccupato per i falsi insegnanti che erano entrati nella chiesa di Corinto. Citò un proverbio di un poeta greco: «Le cattive compagnie corrompono i buoni costumi». È probabile che questo proverbio fosse ben noto tra i Corinzi. Paolo sottolinea che i credenti dovrebbero essere saggi nella scelta delle persone che frequentano e, in questo caso, di persone che negano una dottrina cristiana essenziale come la risurrezione, poiché ciò può allontanare le persone dalla verità.

    Ridiventate sobri per davvero e non peccate; perché alcuni non hanno conoscenza di Dio; lo dico a vostra vergogna (1 Corinzi 15:34).

    Paolo esorta poi i Corinzi a tornare in sé. Non dice che hanno bevuto e sono letteralmente ubriachi. Piuttosto li ammonisce a svegliarsi e a uscire dal torpore dell’ubriachezza della loro anima e della loro mente. Paolo li corregge con forza, dicendo loro che dovrebbero vergognarsi. Li esorta a smettere di peccare, a tornare in sé e ad avere una giusta conoscenza di Dio e la comprensione della futura risurrezione dei credenti. Scrivendo: «Lo dico a vostra vergogna», Paolo rimprovera i Corinzi per non aver vissuto in modo coerente con la loro conoscenza di Dio.

    Ma qualcuno dirà: «Come risuscitano i morti? E con quale corpo ritornano?» Insensato, quello che tu semini non è vivificato se prima non muore (1 Corinzi 15:35–36).

    Paolo passa poi ad affrontare le obiezioni e le domande sulla risurrezione e sull’aldilà, che probabilmente ha già sentito o si aspetta di sentire. Le domande che solleva qui riguardano il modo in cui Dio riporterà in vita i morti e quale forma fisica avranno. Paolo risponde vigorosamente alla domanda. Probabilmente gli sono state poste molte volte delle domande sulla risurrezione dei morti e sul tipo di corpo che avranno. Probabilmente sa che queste domande non sono poste in modo sincero e definisce sciocco l’immaginario interlocutore che le pone.

    Paolo sottolinea che i semi devono morire per dare nuova vita e che ciò che viene piantato non cresce se prima il seme non muore. Nella sezione successiva di questo capitolo, dimostrerà che il corpo risorto è in qualche modo simile al corpo prima della morte. I nostri corpi terreni subiranno un cambiamento. I nostri corpi attuali sono soggetti all’invecchiamento, alla malattia e finalmente alla morte. Paolo afferma che alla risurrezione ci sarà una trasformazione. I nuovi corpi che riceveremo saranno incorruttibili e non più soggetti alla decomposizione (1 Corinzi 15:51-53).

    (Continua.)


    1 Leon Morris, 1 Corinthians: An Introduction and Commentary, Vol. 7, Tyndale New Testament Commentaries (InterVarsity Press, 1985), 186.

    2 Alan F. Johnson, 1 Corinthians, The IVP New Testament Commentary Series (IVP Academic, 2004), 295.

    3 Morris, 1 Corinthians: An Introduction and Commentary, 190.

    4 Crossway, ESV Study Bible (Crossway Bibles, 2008).

    5 Richard L. Pratt, Holman New Testament Commentary—1 & 2 Corinthians. Vol. 7 (B&H Publishing Group, 2000).

    6 Pratt, Holman New Testament Commentary—1 & 2 Corinthians.


    Pubblicato originariamente in inglese il 3 febbraio 2026.

  • Mar 24 La vita di un discepolo, parte 7: servire Dio servendo gli altri
  • Mar 10 1 Corinzi: capitolo 15 (versetti 1-19)
  • Feb 24 La vita di un discepolo, parte 6: Amore per gli altri
  • Lug 14 La vita di un discepolo, parte 12: discepolato quotidiano
  • Giu 23 La vita di un discepolo parte 11: condividere le nostre risorse
  • Giu 9 La vita di un discepolo, parte 10: la nostra vita lavorativa
  • Mag 12 La vita di un discepolo, parte 8: fare discepoli
  • Apr 28 1 Corinzi: capitolo 15 (versetti 37-58)
  • Apr 21 La vita di un discepolo, parte 8: Comunicare la nostra fede
   

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