Peter Amsterdam
Quando pensiamo alla fratellanza, o comunione fraterna, la maggior parte di noi cristiani pensa al riunirsi con altri cristiani per un momento di preghiera, culto, canto, lettura della Bibbia e/o ascolto di un sermone, per parlare e mangiare insieme, e in generale per interagire in maniera spiritualmente edificante e ispirante. Anche se queste attività sono una parte importante della fratellanza cristiana, esiste un concetto biblico più ampio che aiuta a comprendere in modo più profondo il suo significato.
Prima della creazione del mondo, Dio esisteva in comunione come trinità: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Nella sua Parola, Dio ha rivelato di essere un unico essere divino, con una sola essenza e con tre distinte personalità, o persone. Il Padre è Dio, il Figlio è Dio e lo Spirito Santo è Dio, ma c’è solo un Dio. Questa è una dottrina fondamentale della fede cristiana. Le tre persone distinte — Padre, Figlio e Spirito Santo — vivono eternamente in un rapporto amorevole interpersonale.
Quando Dio creò Adamo e poi Eva, li creò a sua immagine. Furono creati come esseri relazionali (Genesi 2:18) e, oltre alla relazione tra di loro, godevano anche di amicizia e comunione con Dio. Quando disubbidirono a Dio, si vergognarono e si nascosero da Lui e la comunione che avevano con Lui, fu interrotta (Genesi 3:8–10). Nonostante la disubbidienza di Adamo ed Eva e la conseguente caduta dell’umanità, Dio ha creato un modo per ripristinare la comunione tra Lui e l’umanità attraverso la vita e la morte di Gesù.
Con la morte e la risurrezione di Gesù, Dio cambiò la natura della comunione disponibile all’umanità, prendendo permanentemente dimora nei cuori dei credenti. Gesù insegnò ai suoi discepoli che «se uno mi ama, osserverà la mia parola; e il Padre mio l’amerà, e noi verremo a lui e dimoreremo presso di lui» (Giovanni 14:23). La comunione con Dio ora è incentrata nel nostro rapporto personale con Gesù.«In quel giorno conoscerete che io sono nel Padre mio, e che voi siete in me ed io in voi. Chi ha i miei comandamenti e li osserva, è uno che mi ama; e chi mi ama sarà amato dal Padre mio; e io lo amerò e mi manifesterò a lui» (Giovanni 14:20–21).
Un rapporto personale con Dio
L’aspetto più importante della nostra fratellanza cristiana è il nostro rapporto personale con Dio attraverso suo Figlio Gesù. L’apostolo Giovanni scrisse che la vita di Gesù, «che abbiamo visto e udito, noi ve l’annunziamo, affinché anche voi abbiate comunione con noi; e la nostra comunione è col Padre e col suo Figlio, Gesù Cristo» (1 Giovanni 1:3).
La comunione con Dio disponibile a noi in quanto credenti alla fine passerà a uno stadio nuovo, in cui Dio dimorerà con il suo popolo.
«E io, Giovanni, vidi la santa città, la nuova Gerusalemme, che scendeva dal cielo da presso Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. E udii una gran voce dal cielo, che diceva: «Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini! Ed egli abiterà con loro; e essi saranno suo popolo e Dio stesso sarà con loro e sarà il loro Dio» (Apocalisse 21:2–3).
Sono il rapporto e la comunione individuali di un credente con Dio a rendere possibile la comunione fraterna tra i credenti; è il fondamento per la fratellanza tra i cristiani. Prima Dio ristora la comunione con noi mediante la sofferenza e la morte di Gesù; poi, quando conduciamo una vita che segue la sua Parola, diventa possibile la comunione con altri credenti. Come scrisse Giovanni: «Se camminiamo nella luce, come egli è nella luce, abbiamo comunione gli uni con gli altri» (1 Giovanni 1:7).
Compartecipazione nella fede con gli altri credenti
Oltre alla nostra comunione con Dio, un altro aspetto della fratellanza consiste nel compartecipare alla fede in vari modi. L’apostolo Paolo presenta il rapporto tra i credenti utilizzando diverse parole greche che esprimono tutte l’idea di una partecipazione comune. Le parole da lui più usate provengono dal gruppo linguistico di koinonia; esprimevano l’avere qualcosa in comune con qualcuno e sono tradotte nel Nuovo Testamento con parole come associazione, comunione, fratellanza, comunicazione, partecipazione, rapporto stretto, generosità, dono, contribuzione, compartecipazione e condivisione. L’accento posto su queste parole nel Nuovo Testamento era quello di partecipazione “in qualcosa”, piuttosto che “con qualcuno”, come viene utilizzato più comunemente oggi.
All’interno del testo biblico, le parole del gruppo linguistico di koinonia sono comunemente usate come “partecipare di, avere parte di qualcosa” o “condividere, dare una parte di qualcosa”. Vediamo il “partecipare di” espresso come essere un compagno, un socio, un partecipante — nel lavoro di Dio, nelle sue benedizioni e perfino nei guai — in numerosi versetti, come: «Talvolta esposti a oltraggi e tribolazioni, altre volte facendovi solidali con coloro che venivano trattati in questo modo» (Ebrei 10:32–33); «Faccio tutto per il vangelo, al fine di esserne partecipe insieme ad altri» (1 Corinzi 9:23).
Come possiamo vedere da questi e altri versetti, il senso più ampio di comunione fraterna ha a che fare con la nostra partecipazione all’ampia gamma delle attività evangeliche: le benedizioni, le prove e le tribolazioni, la consolazione e la grazia. È un partecipare insieme della natura divina attraverso la grazia dataci da Dio., come scrisse nella sua epistola l’apostolo Pietro: «La sua potenza divina ci ha donato tutto ciò che riguarda la vita e la pietà mediante la conoscenza di colui che ci ha chiamati con la propria gloria e virtù. Attraverso queste ci sono state elargite le sue preziose e grandissime promesse perché per mezzo di esse voi diventaste partecipi della natura divina» (2 Pietro 1:3–4).
Anche se la fratellanza include il riunirsi con altri cristiani, include anche la nostra compartecipazione nel Vangelo, il lavorare in qualche modo nella missione cristiana. È un associarsi a Dio e ad altri nel Grande Mandato di portare la buona notizia a tutti e condurre altri alla conoscenza salvifica di Cristo e al discepolato.
L’apostolo Paolo utilizzò la parola koinonia anche per descrivere l’unità e il legame che dovrebbe esistere tra cristiani. Scrivendo a proposito del dibattito in corso a Gerusalemme se i gentili, cioè i non-ebrei, dovessero essere circoncisi per diventare cristiani), Paolo disse che Giacomo, il fratello di Gesù, e gli apostoli Pietro e Giovanni avevano dato a lui e a Barnaba «la mano di associazione» (Galati 2:9). Questo significava che sarebbero rimasti uniti come fratelli nella fede, anche se gli apostoli a Gerusalemme avrebbero continuato il loro lavoro con gli ebrei e il ministero di Paolo si sarebbe invece rivolto ai gentili. Ciò indica l’importanza del fatto che i cristiani di tutte le confessioni rimangano in unità e comunione anche quando sono impegnati in ministeri diversi, o seguono diverse interpretazioni teologiche su punti dottrinali secondari che non sono essenziali per la fede cristiana.
Presa nel contesto generale del significato dell’originale greco, la comunione fraterna cristiana può essere vista come una partecipazione nell’intero sistema della fede. Include i nostri rapporti con Dio e gli altri cristiani e i nostri sforzi comuni per vivere il Grande Mandato ed essere il sale e la luce per il mondo intorni a noi e nella cultura dei nostri tempi.
Ovviamente, riunirsi con altri cristiani è una parte importante della fratellanza, ma è più profonda del semplice socializzare tra cristiani. Nella comunione spirituale è compreso il ritrovarsi con altri cristiani per confidarsi e rafforzare la nostra fede, per incoraggiarci a vicenda a condurre la nostra vita per il Signore, discutere problemi e soluzioni riguardanti il modo di vivere il nostro discepolato, pregare gli uni per gli altri e chiedere buoni consigli a fratelli e sorelle. Comprende anche leggere le Scritture, lodare, pregare, celebrare il culto e la comunione insieme. Questo tipo di fratellanza può esserci quando si riunisce un gruppo più ampio di cristiani, o quando ci si riunisce nel suo nome anche solo in due o tre (Matteo 18:20).
Come ha scritto Donald Whitney: «Qualunque sia il tipo di ambiente sociale in cui ha luogo la fratellanza, essa dovrebbe comprendere la condivisione della vita di Cristo a parole e a fatti. Vivendo come Cristo quando ci raduniamo, ci incoraggiamo a vicenda a vivere come cristiani. Esprimendoci come Cristo quando parliamo di argomenti spirituali, ci stimoliamo a vicenda a vivere religiosamente».1
La fratellanza con altri cristiani include il dedicare tempo a riunirsi per partecipare insieme alla nostra vita di fede, al nostro cammino con il Signore, alla nostra vita di culto e preghiera, e a rafforzarci a vicenda in Cristo. Come scrisse l’autore di Ebrei: «Cerchiamo anche di stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone, senza disertare le nostre riunioni, come alcuni hanno l’abitudine di fare, ma esortandoci a vicenda (Ebrei 10:24–25).
La fratellanza inizia con il coltivare un rapporto personale con Dio, seguito dalla partecipazione ai vari aspetti della nostra fede: condividere con altri le nostre benedizioni, lavorare con gli altri credenti e riunirci con loro. Se mettiamo in pratica queste cose, modelleremo la nostra fratellanza sulle immagini verbali usate per descrivere la stretta connessione e solidarietà di cui godevano i membri della prima chiesa. Erano chiamati «concittadini dei santi e membri della famiglia di Dio (Efesini 2:19) e «famiglia della fede» (Galati 6:10). In quanto adottati nella famiglia di Dio (Galati 4:4–6), erano governati da amore, dolcezza, compassione e umiltà.
«Se dunque v'è qualche consolazione in Cristo, se vi è qualche conforto d'amore, se vi è qualche comunione di Spirito, se vi è qualche tenerezza di affetto e qualche compassione, rendete perfetta la mia gioia, avendo un medesimo pensare, un medesimo amore, essendo di un animo solo e di un unico sentimento. Non fate nulla per spirito di parte o per vanagloria, ma ciascuno, con umiltà, stimi gli altri superiori a se stesso, cercando ciascuno non il proprio interesse, ma anche quello degli altri» (Filippesi 2:1–4).
La nostra comunione spirituale con Dio e con altri è una parte importante del vivere la nostra fede e del portare frutto nella nostra vita e in quella degli altri. Come membra del corpo di Cristo, mentre ci sforziamo di camminare nella luce come Lui è nella luce, avremo tra di noi una comunione fraterna più completa e più profonda.
Pubblicato originariamente nel giugno 2014.
Adattato e ripubblicato sull’Ancora in inglese il 17 settembre 2026.
1 Donald S. Whitney, Spiritual Disciplines for the Christian Life (Colorado Springs: Navpress, 1991), 241.