L’Ancora

Devozioni in formato semplice

  • Dio nel mondo

    John Lincoln Brandt

    [God in the World]

    «Nel principio Dio». —Genesi 1:1

    La frase «Nel principio Dio», s’impone come un portale all’inizio dell’universo. Nel principio dei cieli, Dio; nel principio della terra, Dio; nel principio del tempo, Dio; nel principio dell’uomo, Dio; nel principio della Bibbia, Dio; nel principio della salvezza, Dio.

    Riguardando nel passato dell’universo, al momento in cui le nebbie del caos velavano la mattina della creazione, vediamo sulle loro sommità argentate estendersi quella parola infinita: «Dio». Guardando sopra di noi le stelle dei cieli e contemplando la loro quantità e grandezza, meditando sulla potenza che le ha create e che le sostiene, pensiamo a «Dio». Guardando avanti nel futuro infinito, verso il quale tutti stiamo viaggiando, ci incontriamo con «Dio».

    L’idea di Dio è al centro dell’universo spirituale. È il punto focale del pensiero umano. È la risposta alla sete dell’anima. È la preghiera universale. È l’idea più grande al mondo. È l’idea che ci travolge, che ci umilia, che ci esalta, che ci salva; quella che ci ispira e ci fa credere nella nostra immortalità. È il concetto fondamentale del progresso religioso.

    Prima o poi ogni persona sorgerà o cadrà secondo il concetto che ha di Dio. L’idea di Dio è stata un’ispirazione per ogni nobile servigio e ha spinto i buoni e i grandi a fare gesti di bontà e filantropia.

    Purtroppo, il nostro Dio è stato raffigurato sotto una luce né attraente né fatta per costringerci ad amarlo. Nell’arte è rappresentato troppo spesso seduto in modo rigido e formale su una sedia dallo schienale dritto, con gli occhi persi nello spazio, con una corona sul capo e i piedi appoggiati su un globo, quasi per farne il terribile sovrano della terra.

    Nella scienza, è stato rappresentato troppo spesso non come una persona – non come un Padre, con un cuore per amare, con orecchie per udire le invocazioni dei suoi figli, non con labbra per perdonare i nostri peccati, non con occhi per vedere con tenerezza i nostri dubbi – ma come qualcosa di irreale e intangibile, privo di personalità.

    In filosofia è stato rappresentato troppo spesso come se avesse creato il mondo ma poi l’avesse lasciato a se stesso; abbandonato a vagare nello spazio in obbedienza alle leggi della natura; lasciando una razza senza speranza, senza preghiera, senza il permesso di avvicinarsi al trono della grazia.

    Nel panteismo, Dio è visto come se fosse identico all’universo; quindi è un fiore o una pietra o un albero, o luce o calore, o la terra o i cieli, o l’insieme di tutte queste cose; un Dio senza pensieri ed emozioni; un Dio senza tenerezza e amore, un Dio senza interesse nelle faccende umane.

    Nella storia è stato frequentemente rappresentato come un Re conquistatore che governa il suo popolo con volontà ferrea; come un Giudice che impone le leggi; come un Padrone che soggioga i suoi schiavi; un Dio la cui ira va placata e il cui favore va vinto con l’offerta di sacrifici.

    Ma noi ci rallegriamo di avere in Cristo un concetto nuovo di Dio. Gesù ci ha insegnato a dire: «Padre nostro». È stata l’enunciazione della grande verità della Paternità universale di Dio e della fratellanza degli uomini. Né l’arte né la scienza né la filosofia né il panteismo né la storia hanno insegnato una veduta così esauriente del nostro Dio. È un’idea nuova di Dio, pervenuta a noi grazie alla Rivelazione di nostro Signore Gesù Cristo; un’idea di Dio che riunisce in un’unica famiglia tutto ciò che abita la superficie della terra; un’idea che livella tutte le caste e le classi dell’uomo; un’idea che porta pace e buona volontà agli uomini; un’idea che lega tutte le razze e i colori in un comune vincolo di simpatia; un’idea che santi e peccatori, schiavi e liberi, greci e barbari, possono accettare con tutto il cuore e l’anima.

    Ci piace intrattenere questa idea di Dio. Possiamo comprendere questa idea di «Padre nostro», pur non essendo in grado di comprendere la pienezza del suo significato. La Bibbia dà per scontato che Dio esista e che la coscienza di ogni uomo attesti quel fatto; in vista di questa idea, ci piace pensare che Dio sia nel mondo e che il mondo gli appartenga; che in Lui viviamo, ci muoviamo e siamo (Atti 17:28).

    Satana è stato nel mondo e l’ha rivendicato e governato come principe delle potenze delle tenebre. L’ha rivendicato quando ha portato Gesù sul monte e gli ha mostrato tutti i regni del mondo, offrendoglieli se si fosse inchinato ad adorarlo; ma noi ci rallegriamo perché il potere di Satana è stato rotto e uomini sono passati da lui a Dio. Grandi conquistatori sono vissuti nel mondo e sono riusciti a governarlo. Uomini ricchi hanno cercato di comprarlo, monopolisti hanno cercato di monopolizzarlo, re sono riusciti a regnare su di esso, ma ogni sforzo per controllare la terra è stato un fallimento tale che sul cuore degli usurpatori si potrebbe incidere l’iscrizione che vediamo sulle porte del Royal Exchange, la Borsa di Londra: «Al Signore appartiene la terra e tutto ciò che essa contiene».

    Dio è nel mondo come suo Creatore. Le Scritture ci dicono che «nel principio Dio creò i cieli e la terra». «Tu hai fatto i cieli, i cieli dei cieli e tutto il loro esercito, la terra e tutto ciò che sta su di essa, i mari e tutto ciò che è in essi. Tu conservi in vita tutte queste cose» (Neemia 9:6). «Egli distende il settentrione sul vuoto e tiene sospesa la terra sul nulla» (Giobbe 26:7).

    «Egli ha fatto ogni cosa bella nel suo tempo» (Ecclesiaste 3:11). «Lo Spirito di Dio mi ha fatto e il soffio dell’Onnipotente mi dà la vita» (Giobbe 33:4). «È lui che ci ha fatti e non noi da noi stessi; noi siamo il suo popolo e il gregge del suo pascolo» (Salmi 100:3). «Dà a tutti la vita, il fiato e ogni cosa; or egli ha tratto da uno solo tutte le stirpi degli uomini, perché abitassero sopra tutta la faccia della terra, avendo determinato le epoche prestabilite e i confini della loro abitazione» (Atti 17:25–26).

    C’è un disegno nella natura, e un disegno presuppone un disegnatore. Una nave presuppone un costruttore navale; un orologio un orologiaio; un mondo un architetto e un creatore di mondi. Un disegnatore di mondi è un pensatore e quel Pensatore è Dio: il Creatore dell’universo. L’uomo ha fatto cose meravigliose; ci sono stupende bellezze artistiche e meraviglie della scienza, tuttavia, nonostante tutta la loro bellezza e finitura, nessuna può uguagliare la delicatezza di un piccolo fiore né superare la bellezza di uno splendido tramonto o la magnificenza del cielo stellato. Nemmeno il migliore dei figli di Dio, per quanto provato al massimo – per quanto la sua vita ne dipendesse – potrebbe fare un filo d’erba. Dio è nell’armonia, nella legge, nell’ordine, nell’intelligenza, nel disegno, nel rapporto causa-effetto, nell’adattamento dei mezzi a un fine e nello scopo di tutta la natura.

    Riassumiamo quindi tutta la questione e ascoltiamo la conclusione dell’intera discussione: il nostro Dio è grande, santo, saggio, buono, potente e misericordioso. È nel mondo nella sua creazione, conservazione, storia e redenzione. Sei pronto a incontrare il tuo Dio? Se no, t’imploro, per il suo amore e la sua misericordia, di prepararti a incontrarlo. Preparati finché ne hai l’opportunità; accetta l’invito finché ti viene rivolto; obbedisci alla sua volontà e consacrati, corpo, anima e spirito, al suo servizio oggi stesso!

    John Lincoln Brandt (1860–1946) era il padre di Virginia Brandt Berg. Brani tratti da Soul Saving Revival Sermons, pubblicato originariamente nel 1907. Adattato e ripubblicato sull’Ancora il 15 settembre 2022.

  • Mag 15 L’arazzo della tua vita
  • Mag 13 La cortesia è importante
  • Mag 11 Discepolato cristiano, parte 1: la chiamata
  • Mag 7 L’arte di aspettare il Signore
  • Mag 5 Diventare più simili a Cristo
  • Mag 4 Chiavi per superare l’amarezza
  • Mag 2 Trovare il proposito divino nella delusione
  • Mag 1 Fede contro la paura
  • Apr 29 Un aiuto extra
   

L’Angolo dei Direttori

Studi biblici e articoli che edificano la fede

  • La vita di un discepolo, parte 8: fare discepoli

    [The Life of Discipleship: Discipling Others]

    Con l’ultimo grande incarico che diede ai discepoli, mentre stava per ascendere al cielo, Gesù affidò loro la missione di evangelizzare e fare discepoli. «Andate dunque e fate discepoli di tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato» (Matteo 28:19-20). Come suoi discepoli, anche noi siamo chiamati a fare discepoli, a insegnare ad altri la fede cristiana e aiutarli a crescere nel loro discepolato.

    Insegnare alle persone chi è Gesù e aiutarle a crescere nella fede è essenziale per la continuità della fede ed è così che il cristianesimo viene portato nel futuro. Gesù trascorse circa tre anni a istruire i suoi seguaci e prepararli a continuare la sua opera e a diffondere la fede dopo la sua morte e risurrezione. Se i discepoli non fossero stati fedeli all’insegnamento di «insegnare ad altri a insegnare ad altri» (2 Timoteo 2:2), il messaggio sarebbe scomparso entro la loro generazione. Fare discepoli e insegnare ad altri sono elementi importanti del discepolato e del proseguimento della fede.

    C’è una differenza tra predicare il Vangelo e insegnare. Il termine greco usato nel Nuovo Testamento per predicare significa rendere pubblico, proclamare apertamente. Alcune delle definizioni del termine greco del Nuovo Testamento usato per insegnare sono impartire istruzioni, instillare dottrine. Lungo tutto il suo ministero Gesù fece entrambe le cose: predicò e insegnò, come indica Matteo 11:1: «Quando Gesù ebbe finito di dare istruzioni ai suoi dodici discepoli, se ne andò di là per insegnare e predicare nelle loro città».

    Gesù proclamò la Buona Novella e i suoi insegnamenti alle folle, e insegnò anche a singoli individui, come vediamo nel caso di Nicodemo (Giovanni 3:1-12) e della Samaritana al pozzo (Giovanni 4:7-30). Dichiarò che la sua missione era predicare e proclamare il regno di Dio. «Bisogna che io annunci la buona notizia del regno di Dio [...] perché per questo sono stato mandato» (Luca 4:43). Con i suoi insegnamenti formò discepoli in varie situazioni e contesti, e insegnò a quelli che a loro volta avrebbero formato altri discepoli, in modo che il processo potesse ripetersi più e più volte, persona dopo persona, secolo dopo secolo.

    Proclamare la buona notizia e guidare le persone alla salvezza mediante la fede in Cristo le pone sulla via del discepolato. Aiutare qualcuno a crescere nella fede e nel discepolato è un ulteriore passo avanti ed è importante per rafforzare i nuovi credenti e la loro vita spirituale. La storia e la crescita del cristianesimo in tutto il mondo si sono basate sulla condivisione della fede da parte dei credenti e sulla formazione di discepoli, che a loro volta condivideranno la loro fede e formeranno altri discepoli.

    Evangelizzare e fare discepoli sono fondamentali per la crescita e la continuità del cristianesimo. Se i credenti non proclamano la buona notizia, se non aiutano gli altri a crescere nella fede e a portare avanti la missione di Cristo, non possiamo adempiere alla nostra chiamata a essere la luce del mondo (Matteo 5:14).

    Cosa significa «fare discepoli»? I seguenti brani estratti da vari articoli ci forniscono utili definizioni:

    Fare discepoli indica un rapporto in cui camminiamo insieme ad altri discepoli per incoraggiarci, prepararci e sfidarci a vicenda con amore a crescere verso la maturità in Cristo. Ciò include anche preparare il discepolo perché insegni ad altri. —Greg Ogden1

    L’espressione «fare discepoli» è un termine che viene usato molto spesso, ma significa semplicemente aiutarsi a vicenda in modo deliberato a crescere in conformità con Gesù. Fare discepoli è una funzione deliberata perché cerca di aiutare individui specifici a crescere in maniera specifica verso la pietà. La funzione del fare discepoli è reciproca perché non è una strada a senso unico con un saggio da una parte e uno studente dall’altra. Ogni cristiano ha bisogno di una formazione spirituale e ogni cristiano è dotato dallo Spirito del necessario a edificarsi a vicenda (Giuda 1:20; Efesini 4:12; 1 Pietro 2:5).

    Non è necessario essere un guru per fare discepoli, basta essere disponibili. Non è necessario essere un teologo, basta essere un tramite di grazia per gli altri discepoli. Fare discepoli è un compito per dei comuni seguaci di Gesù, acquistati dal suo sangue e imperfetti. Quindi, cristiani, impegniamoci a fare discepoli gli uni degli altri! —Tony Shepherd2

    Non è necessario avere grandi doti di insegnante della Bibbia o avere una profonda conoscenza della dottrina cristiana per fare discepoli. Formare discepoli significa fare tutto il possibile per aiutare gli altri nel loro percorso spirituale e sforzarsi di essere un modello di Cristo. Non tutti sono insegnanti dotati, ma tutti dovremmo imparare a condividere la nostra fede in Dio e nel suo amore e aiutare gli altri ad aumentare la loro comprensione di Gesù, della salvezza e dei fondamenti della fede. Si può anche studiare la Bibbia o altro materiale di lettura cristiano insieme ad altri per aiutarli a crescere nella fede.

    Potreste non avere tutte le risposte a possibili domande poste da una persona nuova alla fede o da qualcuno che sta attraversando un periodo di crisi di fede, ma potete aiutarli a cercare le risposte nella Bibbia o mediante le lezioni di bravi insegnanti della Bibbia, oppure potete condividere ciò che avete imparato attraverso la vostra esperienza personale nel vostro cammino con il Signore. Potete pregare con loro e così facendo aiutarli a imparare a pregare e a rivendicare i versetti della Bibbia.

    Il discepolato è un processo che dura una vita, poiché veniamo progressivamente trasformati nell’immagine di Cristo «di gloria in gloria» (2 Corinzi 3:18). Formare qualcuno come discepolo non significa necessariamente guidarlo in ogni fase della sua vita cristiana, ma piuttosto condividere con lui la vostra esperienza e la vostra fede e indirizzarlo al Signore e alla sua Parola. L’obiettivo è fare in modo che il tempo che trascorrete con lui lo aiuti ad accrescere la sua comprensione e il suo rapporto con Dio e a rafforzare la sua fede.

    Fare discepoli non deve necessariamente essere una lezione formale; può essere la condivisione di un momento di comunione spirituale. Può essere il rispondere alle domande delle persone, pregare con loro nei momenti di difficoltà e aiutarle a trovare risposte ai loro dubbi. Può essere camminare al loro fianco in momenti tragici o luttuosi, riflettendo su di loro l’amore e il conforto di Cristo.

    Gesù dedicò gran parte del suo ministero a formare consapevolmente i suoi convertiti. Sono i discepoli che portano avanti e diffondono la fede e poiché l’obiettivo è fare discepoli di tutte le nazioni, formare altri discepoli è una parte importante del Grande Mandato. La formazione e l’insegnamento rendono più forti i cristiani che giungono alla fede nel Signore. È nell’insegnamento, nel radicare le persone nella fede, nella comprensione delle dottrine cristiane fondamentali, nell’esperienza della presenza di Gesù e nello sviluppo di un cammino più vicino a Dio, che i discepoli crescono nel loro discepolato.

    Discepoli che fanno discepoli

    Fin dall’inizio del cristianesimo, la naturale conseguenza dell’essere discepoli di Gesù è sempre stata quella di fare [altri] discepoli di Gesù. «Seguitemi», disse Gesù, «e vi farò pescatori di uomini» (Matteo 4:19). Era una promessa: Gesù avrebbe preso i suoi discepoli e li avrebbe trasformati in formatori di discepoli. Ed era un comando: disse a ciascuno dei suoi discepoli di andare e fare discepoli di tutte le nazioni, battezzandoli e insegnando loro ad obbedirgli (Matteo 28:19-20). Il disegno di Dio è stato fin dall’inizio che ogni singolo discepolo di Gesù facesse discepoli che facessero discepoli che facessero discepoli fino a quando il Vangelo non si fosse diffuso a tutti i popoli.

    Fece in modo che tutto il suo popolo potesse conoscere la sua gioia mentre condivide il suo amore, diffonde la sua Parola e moltiplica la sua vita tra tutti i popoli della terra. È questo il grande scopo per cui siamo stati creati: godere della grazia di Cristo mentre diffondiamo il Vangelo di Cristo da dove viviamo fino ai confini della terra. E vale la pena di dedicare la nostra vita a realizzare questo scopo. Ne vale la pena per miliardi di persone che ancora non conoscono la misericordia e la maestà di Dio in Cristo. E ne vale la pena per te e per me, perché siamo stati creati per essere discepoli che fanno discepoli, fino al giorno in cui vedremo il volto di Colui che seguiamo e, insieme a tutte le nazioni, saremo da Lui saziati per tutta l’eternità. —Francis Chan & Mark Beuving3

    Agenti della trasformazione evangelica

    Dopo la sua risurrezione e verso la fine del suo ministero terreno, Gesù affidò ai suoi discepoli l’incarico che oggi conosciamo come il Grande Mandato, una dichiarazione carica di implicazioni. […]

    «Andate dunque, e fate discepoli di tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutte le cose che io vi ho comandato. Or ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine dell’età presente. Amen» (Matteo 28:19-20).

    Andate. Fate discepoli. Battezzate. Insegnate. Ispirate.

    In verità, nulla scioglie il freddo pungente di un mondo caduto più rapidamente del calore esponenziale di una persona che fa un discepolo, due che ne fanno altri due, quattro che ne fanno altri quattro, fino a quando nuovi credenti maturi spuntano e si diffondono a macchia d’olio. […]

    Questo sviluppo della crescita e dei principi spirituali tra il popolo di Dio, specialmente quando applicato ai cuori appassionati dei nuovi cristiani, popola la chiesa di ribelli formati biblicamente, il cui amore per ritrovare i figli di Dio perduti è pari solo al nutrire i suoi figli ritrovati. —Ed Stetzer4

    La chiamata di Dio è proclamare il Vangelo, condividere il suo amore e la sua verità con gli altri e aiutare le persone a crescere nel loro discepolato. Ma dove, come e a chi realizzare il suo Grande Mandato dipende da dove Dio vi ha posto, dalla vita che vi ha chiamati a condurre e dalle persone che ha messo sul vostro cammino. Condividere la buona notizia e fare discepoli dei nuovi credenti avviene nel nostro quartiere, nella nostra comunità, sul nostro posto di lavoro, all’università, in un campo missionario straniero, in un’organizzazione non profit locale, ovunque Dio ci abbia posto. Gesù stesso ci ha incaricati di aiutare gli altri a diventare discepoli. I discepoli fanno discepoli.

    Fare discepoli non comporta un rapporto formale, ma di amicizia. Gesù chiamava amici quelli che stava trasformando in discepoli: «Vi ho chiamati amici, perché vi ho fatto conoscere tutte le cose che ho udite dal Padre mio» (Giovanni 15:15). L’aspetto dell’amicizia è molto importante. Ci sono molti modi pratici per creare momenti di amicizia con le persone che state evangelizzando e trasformando in discepoli, come invitarle a prendere un caffè, invitarle a cena, andare a fare una passeggiata o avviare un gruppo di preghiera o un piccolo gruppo di studi biblici.

    Quando accompagnate una persona nel suo percorso spirituale, contribuite ad aiutarla a formare un rapporto più profondo con Dio. I brani di questo articolo lo esprimono bene:

    Discepolato nell’amicizia

    Fare discepoli non è solo compito della cosiddetta élite spirituale, ma è compito di ogni discepolo (Matteo 28:18-20). I discepoli fanno discepoli.

    È utile ricordare che Gesù chiamò amici i suoi discepoli (Giovanni 15:12-15). È un fatto sorprendente. Sulla croce, l’ira di Dio si abbatté sul Figlio, affinché noi potessimo essere amici di Dio. Quando il Figlio di Dio ti ha chiamato al discepolato, ti ha chiamato all’amicizia con lui. Sentire l’amicizia di Gesù attraverso la sua Parola, la preghiera e il suo popolo significa vivere il discepolato (Giovanni 15:7-11). Fare discepoli, quindi, significa invitare anche altri a essere amici di Gesù. Significa chiedersi: «Come posso aiutare questa persona a conoscere e ad amare Gesù di più?».

    Essere discepoli spesso significa semplicemente essere presenti. Significa pregare insieme a qualcuno durante una riunione. Significa discutere di ciò che hai imparato dal sermone. Significa cantare a voce abbastanza alta da incoraggiare le persone intorno a te, anche se non hai una voce da corista. Significa condurre una vita cristiana in modo da essere un esempio di Cristo e invitare gli altri a viverla insieme a te. Per fortuna, la crescita spirituale degli altri è in ultima analisi opera di Dio, nonostante i nostri sforzi imperfetti di fare discepoli (1 Corinzi 3:6-7). Non dobbiamo essere una fonte di completa saggezza spirituale. Né abbiamo bisogno di una laurea in teologia o di anni di esperienza in pastorale vocazionale. Quando facciamo discepoli, aiutiamo semplicemente gli altri a incrementare la loro amicizia con Gesù condividendo e modellando ciò che abbiamo imparato attraverso la Parola di Dio nella nostra amicizia con Gesù. —Quina Aragon5

    La vita spirituale di una persona è come un viaggio. Il punto di partenza di ogni persona sarà diverso. Il Signore potrebbe chiamarti a camminare al fianco di qualcuno per un po’, per trasmettere il suo amore, la sua verità e la sua Parola e condividere la comunione. Potresti seminare o annaffiare, aiutandoli a diventare discepoli o aiutandoli a crescere nel loro discepolato, se si trovano a un punto del viaggio in cui sono pronti a dedicarsi maggiormente a Dio. Tu sei lì per aiutare, per dare loro consigli quando lo chiedono, per condividere con loro i principi di Dio, per aiutarli a comprendere la sua Parola e le sue vie, per incoraggiarli e sostenerli, per condividere con loro il tuo percorso di vita come discepolo.

    Insegnare e fare da guida spirituale a qualcuno richiede tempo, ma quando riusciamo a guidare efficacemente anche una sola persona, è tempo ben speso. Potremmo essere inclini a valutare il nostro successo nel guidare spiritualmente gli altri in base al numero di persone che aiutiamo nel loro percorso della fede, ma questo non è un metro di misura accurato. Dobbiamo solo fare ciò che Dio ci chiede, testimoniare e guidare spiritualmente quelli che Lui mette sul nostro cammino, pregare e confidare che lo Spirito Santo opererà nella loro vita.

    Francesco d’Assisi una volta disse: «Il nostro cammino per andare a predicare è inutile se il nostro cammino non è la nostra predicazione». La nostra forza e la nostra motivazione per condividere Gesù con gli altri inizia con il nostro amore per Lui e il nostro rapporto con Lui. La capacità del cristiano di vivere la vita di un discepolo, di testimoniare e di fare da guida spirituale per gli altri nasce quando fa le cose che Dio ha chiesto ai discepoli di fare, per esempio modellare la nostra vita secondo la sua Parola e seguire l’esempio di Gesù. (Vedi le parti 1-4 della serie La vita di un discepolo). Tutto inizia con l’individuo: l’individuo che lo ama e vive secondo i suoi principi, che poi ha anche la convinzione, la spinta, il desiderio di testimoniare e proclamare la Buona Novella e di far parte del processo di formazione dei discepoli.

    Ognuno di noi ha delle opportunità, una rete di contatti, un ambiente in cui può entrare in contatto con gli altri e rafforzare la loro fede, la loro speranza e il loro spirito vivendo il suo discepolato e applicando i principi del discepolato alle sue relazioni. Lo stesso Gesù ci incarica di aiutare gli altri a diventare discepoli. Come discepoli, amiamo, crediamo e seguiamo gli insegnamenti di Gesù e contribuiamo anche a diffondere gli insegnamenti, la Parola di Dio, aiutando altri e insegnando loro a crescere nel discepolato.

    Pensieri su cui riflettere

    Ogni cristiano dovrebbe aiutare i non credenti a diventare credenti mostrando loro Cristo. Questo è fare un discepolo. E ogni cristiano dovrebbe aiutare gli altri credenti a crescere sempre più nella maturità. Questo è fare un discepolo. —John Piper

    I discepoli si moltiplicano. Una delle ultime cose che Gesù disse ai suoi discepoli prima della sua ascensione fu di «andare e fare discepoli di tutte le nazioni» (Matteo 28:19). Questo implica l’evangelizzazione, ovvero condividere il Vangelo ed esortare le persone a pentirsi e a credere in Cristo, ma implica anche il discepolato. I cristiani dovrebbero impegnarsi attivamente nella formazione di persone che a loro volta formeranno altre persone. È il modello che vediamo nel ministero di Gesù: Egli formò undici uomini che trascorsero il resto della loro vita come formatori di discepoli, formando altri affinché diventassero a loro volta formatori di discepoli, e così via. —Got Questions6

    Quando saremo trasformati a sua immagine, gli altri vedranno Gesù in noi e conosceranno la forza che distrugge le paure e i dubbi e dà loro speranza. In 1 Corinzi 11:1, l’apostolo Paolo esorta: «Seguite il mio esempio, come io seguo l’esempio di Cristo». Non c’è modello migliore di Gesù per fare discepoli! Egli insegnò ai suoi seguaci a trasformare altri in discepoli, dando loro l’esempio con la sua vita. —Shawn D. Anderson

    Cosa dice la Bibbia

    «Il vangelo è in mezzo a voi, e nel mondo intero porta frutto e cresce, come avviene anche tra di voi dal giorno che ascoltaste e conosceste la grazia di Dio in verità» (Colossesi 1:6).

    «Un discepolo non è da più del maestro; ma ogni discepolo ben preparato sarà come il suo maestro» (Luca 6:40).

    «Dio ha voluto far loro conoscere quale sia la ricchezza della gloria di questo mistero fra gli stranieri, cioè Cristo in voi, la speranza della gloria, che noi proclamiamo, esortando ciascun uomo e ciascun uomo istruendo in ogni sapienza, affinché presentiamo ogni uomo perfetto in Cristo» (Colossesi 1:27-28).

    Una preghiera

    Padre celeste, grazie per avermi dato uno stile di vita che mi permette di fare discepoli in Cristo Gesù. Mentre affronto ogni momento di questa giornata, aiutami ad amare te e le persone che incrociano il mio cammino. […] Aiutami a non perdermi le avventure che mi stai mettendo davanti per vivere e proclamare la Buona Novella di Gesù oggi. Indirizza il mio cuore a te e alle persone cui desideri che mi avvicini per stringere amicizie che formino discepoli simili a Gesù. Con la tua Parola e il tuo Spirito, trasformami in un seguace di Gesù che ama te, ama le persone e forma discepoli. Nel nome di Gesù, amen.7


    1 Greg Ogden, Transforming Discipleship (InterVarsity Press, 2016).

    2 Tony Shepherd, “Disciple Others”, 9Marks.org, March 30, 2021, https://www.9marks.org/article/disciple-others/.

    3 Francis Chan and Mark Beuving, Multiply: Disciples Making Disciples (David C. Cook, 2012).

    4 Ed Stetzer, Subversive Kingdom: Living as Agents of Gospel Transformation (B&H Publishing Group, 2012).

    5 Quina Aragon, “But I’ve Never Been Discipled”, The Gospel Coalition, August 8, 2020, https://www.thegospelcoalition.org/article/never-been-discipled/.

    6 “What is Christian discipleship?” GotQuestions.org, https://www.gotquestions.org/Christian-discipleship.html.

    7 “Disciplemaker’s Prayer”, Cadre Missionaries, https://www.cadremissionaries.com/disciplemakers-prayer.


    Pubblicato originariamente in inglese il 17 marzo 2026.

  • Apr 28 1 Corinzi: capitolo 15 (versetti 37-58)
  • Apr 21 La vita di un discepolo, parte 8: Comunicare la nostra fede
  • Apr 7 1 Corinzi, capitolo 15 (versetti 20-36)
  • Mar 24 La vita di un discepolo, parte 7: servire Dio servendo gli altri
  • Mar 10 1 Corinzi: capitolo 15 (versetti 1-19)
  • Feb 24 La vita di un discepolo, parte 6: Amore per gli altri
  • Feb 10 1 Corinzi; capitolo 14 (versetti 26-40)
  • Gen 27 La vita di un discepolo, parte 5: cercare prima il suo regno
  • Gen 13 1 Corinzi: capitolo 14 (versetti 1-25)
   

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