L’Ancora

Devozioni in formato semplice

  • Perché i pensieri contano

    Compilazione

    [Why Thoughts Matter]

    A volte non ci rendiamo nemmeno conto dell’influenza che i nostri pensieri hanno su di noi, né di quanto siano importanti. La verità è che i nostri pensieri esercitano una grande influenza su di noi dal punto di vista emotivo, spirituale e comportamentale. Le cose su cui ci soffermiamo e su cui rimuginiamo sono come il timone di una nave: dirigono e guidano le nostre emozioni e i nostri affetti. […]

    Come credenti, ciò che pensiamo è importante. Poiché Gesù ci ha comprati e riscattati dal peccato, siamo creature nuove. Siamo morti al nostro vecchio io (Romani 6:6) e questo include la nostra vita mentale. […]  

    Poiché siamo nuove creature in Cristo, le Scritture ci esortano a stare in guardia riguardo a ciò che pensiamo. L’apostolo Paolo scrisse che lui rendeva ogni pensiero prigioniero e lo sottometteva a Cristo (2 Corinzi 10:5). È un linguaggio militare forte. Dobbiamo essere aggressivi e decisi e cercare deliberatamente i pensieri disobbedienti, perché siamo nel mezzo di una battaglia spirituale e in tempo di guerra non possiamo essere passivi (vedi Efesini 6:10–18).

    Ciò significa anche che dobbiamo considerare attentamente il tipo di pensieri che nutriamo. Dobbiamo conformare i nostri pensieri in modo che obbediscano e glorifichino Cristo. Come scrisse Paolo in Filippesi 4:8: «Tutte le cose vere, tutte le cose onorevoli, tutte le cose giuste, tutte le cose pure, tutte le cose amabili, tutte le cose di buona fama, quelle in cui è qualche virtù e qualche lode, siano oggetto dei vostri pensieri». Sono pensieri come questi che vogliamo coltivare, far radicare e far crescere. […]

    I pensieri veri e giusti che dobbiamo nutrire si trovano nella Parola di Dio. È lì che Lui ci rivela chi è e che cosa ha fatto per noi con Cristo. Dobbiamo soffermarci su queste verità, sull’amore di Dio per noi nel Vangelo e su ciò che Cristo ha compiuto per noi attraverso la sua vita, morte e risurrezione. Dobbiamo meditare su chi siamo agli occhi di Dio grazie a Cristo e su cosa significhi essere figli del Dio vivente. Dobbiamo nutrire questi pensieri, non come parte di una specie di lista di cose spirituali da fare, o come esercizio per una maggiore realizzazione personale, ma per via di chi siamo in Cristo (Colossesi 3:1–2).

    Anche se siamo inclini a vagare, specialmente nei nostri pensieri, Gesù non ci ha lasciati soli. Ci ha dato il suo Spirito, che ci convince di peccato, ci ricorda la verità e perfino prega per noi quando non siamo in grado di farlo da soli. Se, come me, tu lotti con pensieri ribelli, prega che lo Spirito ti guidi quando i tuoi pensieri si perdono. Chiedi discernimento per capire cosa è vero e cosa non lo è. Valuta i tuoi pensieri e confrontali con la Parola di Dio. Stai all’erta, sii vigile e in guardia. E, soprattutto, concentra la tua mente su Cristo. —Christina Fox1

    Assumere la mente di Cristo

    La Parola di Dio ci dice che ci è stata donata la mente di Cristo (1 Corinzi 2:16). Avere la mente di Cristo è una guida per tutto ciò che facciamo e deve influenzare il nostro modo di pensare. Ciò non significa che il nostro modo di pensare sarà esattamente come quello di Dio, ma significa che possiamo pensare e agire sempre più come Cristo man mano che le nostre menti vengono rinnovate (Romani 12:2). […]

    Con la pace di Dio che custodisce i nostri cuori e le nostre menti (Filippesi 4:7), ci ritroveremo a meditare sulle promesse del Signore e sulla sua provvidenza nei nostri confronti. Questo cambierà il nostro modo di pensare, portandoci a non soffermarci più sui pensieri carnali, ma su quelli spirituali e incentrati su Cristo. Ci è stata data una mente completamente nuova. Ciò che scegliamo di pensare è importante.

    La Parola di Dio non ci lascia lì a chiederci in che modo sottomettere ogni pensiero a Cristo (2 Corinzi 10:5); abbiamo un elenco dettagliato di ciò a cui dobbiamo pensare come cristiani e ci viene esposto in Filippesi 4:8. Le Scritture sono la nostra fonte per sapere ciò che è vero, onorevole, giusto, puro, amabile e lodevole. […] 

    Le nostre menti sono un dono del Signore da proteggere. In Cristo, ora siamo in grado di scegliere pensieri che piacciono al Signore e lo onorano. Paolo conclude Filippesi 4:8 dicendo che le cose «in cui è qualche virtù e qualche lode, siano oggetto dei vostri pensieri», perché abbiamo bisogno di questo promemoria per proteggere continuamente il nostro modo di pensare. Dobbiamo essere proattivi riguardo ai pensieri che entrano nella nostra mente. Le nostre menti vengono rinnovate pensiero dopo pensiero. […]  Quando vediamo Gesù come l’immagine perfetta di tutto ciò che è vero, bello e puro, scopriamo che i nostri pensieri vengono filtrati attraverso la lente del Vangelo. Se meditiamo su ciò che è vero, bello e nobile nel Vangelo e mettiamo in pratica queste cose come diceva Paolo, la pace di Dio sarà con noi (Filippesi 4:9). —Marci Ferrell2

    Trasformare i pensieri in preghiere

    La Bibbia ha un sacco da dire sui nostri pensieri; è uno studio molto interessante. Per esempio, dice che non potremmo enumerare le cose che Dio ha ideato per noi (Salmi 40:5) e che Lui conosce ogni nostro pensiero ancora prima che ci venga in mente (Salmi 139:1-2).

    Pensa a tutte le cose che fai durante il giorno, tutte le cose a cui pensi, tutti i pensieri che ti passano per la testa. È utile considerare i nostri pensieri di tanto in tanto, pesarli e analizzarli. Li stiamo indirizzando dove possano fare del bene e avere un effetto positivo? Li stiamo trasformando in preghiere che causeranno del bene nella vita degli altri?

    La Bibbia ci insegna ad «avere in mente le cose di lassù, non quelle che sono sulla terra» (Colossesi 3:2). Quando ci sforziamo consapevolmente di concentrare i nostri pensieri sulle cose del regno di Dio, il suo Spirito può parlare ai nostri cuori e guidarci (Giovanni 16:13). Può anche aiutarci a filtrare i pensieri infruttuosi o quelli che causano ansia, disperazione, depressione o infelicità, mentre ci concentriamo sulle cose che sono buone, vere, amabili e degne di lode (Filippesi 4:8).

    Dio vuole che impariamo a convertire i nostri pensieri in preghiere, man mano che ci abituiamo a pregare incessantemente (1 Tessalonicesi 5:17). I pensieri trasformati in preghiere ci faranno camminare più vicino a Dio e porteranno alle sue benedizioni, alle sue soluzioni e al suo intervento in accordo con la sua volontà, oltre che al suo conforto e alla sua pace per noi e per chi si trova nel bisogno. Quando gli presentiamo ogni cosa in preghiera, Lui può aiutarci a vedere le situazioni con occhi nuovi e a vedere il bene e le possibilità di cui non eravamo nemmeno consapevoli (Filippesi 4:6).

    I pensieri trasformati in preghiere ci avvicineranno a Gesù e ci rafforzeranno spiritualmente. Al contrario, i pensieri lasciati inattivi spesso scivolano via nella massa grigia del nulla o nelle fessure e nelle crepe dell’indifferenza. Durante tutto il giorno, indipendentemente da ciò che stiamo facendo, abbiamo molti pensieri, ma è il modo in cui li filtriamo e li indirizziamo che può fare la differenza.

    Ciò che decidiamo di fare con i nostri pensieri e la direzione che diamo loro ha grande importanza. Man mano che impareremo a orientare i nostri pensieri, filtrandoli attraverso il setaccio della sua Parola, saremo in grado di fissare la nostra mente su Cristo e adempiere questa missione di preghiera.  —Maria Fontaine

    Pregare i nostri pensieri

    Con la preghiera arriviamo faccia a faccia con Dio e facciamo un esame di coscienza. Alla presenza di Dio, osserviamo i nostri pensieri, rivolgiamo lo sguardo a Dio e riflettiamo su come Dio a sua volta vede noi. Dio trasforma i nostri pensieri mentre elaboriamo ciò che pensiamo, consapevoli della sua presenza.

    Quando preghi i tuoi pensieri, come immagini che Dio ti guardi? Il salmo 139:23 ci offre un’immagine: «Esaminami, o Dio, e conosci il mio cuore; mettimi alla prova e conosci i miei pensieri». Quando ci avviciniamo a Dio, Egli scruta e conosce i nostri cuori, ci mette alla prova e conosce i nostri pensieri ansiosi. Egli vede le vie offensive che seguiamo, eppure sceglie di guidarci sulla via eterna (Salmo 139:24). In altre parole, Dio vede il nostro vero io e ci ama comunque.

    Quando preghi e confidi i tuoi pensieri a Dio, Egli ti guarda con amore, misericordia e compassione. Il suo amore non si materializza perché hai appena avuto un pensiero vero, onorevole, lodevole o puro. Non scompare perché […] non riesci a sfuggire a pensieri pieni di sofferenza. L’amore di Dio per te è presente anche in mezzo ai tuoi pensieri indesiderati. Non è una ricompensa per averli trasformati.

    Guarda i tuoi pensieri indesiderati e probabilmente vedrai la tua sofferenza e il tuo peccato. Guarda Dio con fede e vedrai il suo amore e la sua accettazione. Guarda come Dio guarda te in Cristo e vedrai in te stesso la giustizia di Dio (2 Corinzi 5:21). È quando vediamo Dio in modo accurato e vediamo noi stessi come Dio ci vede che troviamo la forza di cui abbiamo bisogno per cambiare.

    I nostri pensieri non si trasformano grazie a degli sforzi o alla forza di volontà, ma attraverso il rapporto e il legame con Lui. La presenza di Dio è potente perché grazie a essa veniamo a conoscere il suo carattere. Vediamo chi Lui è e cosa questo significhi per la nostra vita. […]

    La quiete che troviamo alla sua fedele presenza calma i nostri pensieri frenetici e le nostre preoccupazioni. La sua compassione e il suo amore ci aiutano a credere nella verità quando questa sembra non corrispondere alla nostra realtà attuale. Ci lasciamo alle spalle i pensieri di rimpianto, quando riceviamo il suo perdono. Troviamo aiuto per i pensieri di disperazione quando meditiamo sulla sua bontà. […] Incontrare Dio e sperimentare chi Lui è nella nostra vita ha il potere di cambiare tutto. —Esther Smith3

    Pubblicato originariamente sull’Ancora in inglese il 7 aprile 2026.


    1 Christina Fox, “Our Thoughts Really Do Matter”, ibelieve.com, September 21, 2021, https://www.ibelieve.com/christian-living/our-thoughts-really-do-matter.html

    2 Marci Ferrell, “Six Thought Patterns of a Christian Mind (Philippians 4:8)”, thankfulhomemaker.com, https://thankfulhomemaker.com/six-thought-patterns-of-a-christian-mind-philippians-48/

    3 Esther Smith, “Pray Your Uncensored Thoughts”, The Gospel Coalition, 7 agosto 2022, https://www.thegospelcoalition.org/article/pray-uncensored-thoughts

  • Apr 6 I servi in attesa
  • Apr 1 La conversione di un proconsole romano
  • Mar 31 I testimoni oculari
  • Mar 30 La risurrezione di Gesù, parte 2
  • Mar 28 Gesù soddisfa completamente
  • Mar 26 Salvati da un volantino
  • Mar 23 La risurrezione di Gesù. Parte 1
  • Mar 17 Lo scopo della Bibbia
  • Mar 16 La natura di Dio: l’amore
   

L’Angolo dei Direttori

Studi biblici e articoli che edificano la fede

  • 1 Corinzi, capitolo 15 (versetti 20-36)

    [1 Corinthians: Chapter 15 (verses 20–36)]

    In 1 Corinzi 15:14-19, Paolo affrontò le implicazioni del negare la risurrezione di Cristo e concluse affermando: «E se Cristo non è stato risuscitato, vana è la vostra fede; voi siete ancora nei vostri peccati. […] Se abbiamo sperato in Cristo per questa vita soltanto, noi siamo i più miseri fra tutti gli uomini». Ora, nella parte successiva del suo discorso sulla risurrezione, Paolo non usa più un approccio condizionale e lo dichiara come un fatto.

    Ma ora Cristo è stato risuscitato dai morti, primizia di quelli che sono morti (1 Corinzi 15:20).

    Gesù è stato risuscitato da Dio dopo la sua morte sulla croce. Paolo si riferisce alla sua risurrezione come alla «primizia» dei morti. Primizia è un termine che veniva usato per il primo covone del raccolto di grano, che veniva portato al tempio e offerto a Dio per consacrare il raccolto.

    Parla ai figli d’Israele e di’ loro: “Quando sarete entrati nel paese che io vi do e ne mieterete la raccolta, porterete al sacerdote un fascio di spighe, come primizia della vostra raccolta; il sacerdote agiterà il fascio di spighe davanti al Signore, perché sia gradito per il vostro bene; lo agiterà il giorno dopo il sabato” (Levitico 23:10-11).

    Quando fu risuscitato dai morti dopo la sua crocifissione, Cristo fu il primo frutto e il precursore di quelli che sono morti e risorgeranno con un corpo risorto. La sua risurrezione mostra ciò che attende tutti i credenti in futuro. «Ecco, vi dico un mistero: non tutti moriremo, ma tutti saremo trasformati» (1 Corinzi 15:51). «Carissimi, ora siamo figli di Dio, ma non è stato ancora manifestato ciò che saremo. Sappiamo che quando egli sarà manifestato saremo simili a lui, perché lo vedremo come egli è» (1 Giovanni 3:2). Come Dio ha risuscitato Gesù, così risusciterà tutti quelli che credono in Cristo quando verrà il momento. Poiché Cristo è risorto, anche noi risorgeremo.

    Infatti, poiché per mezzo di un uomo è venuta la morte, così anche per mezzo di un uomo è venuta la risurrezione dei morti. Poiché, come tutti muoiono in Adamo, così anche in Cristo saranno tutti vivificati (1 Corinzi 15:21-22).

    Paolo usa Adamo come esempio. Lui fu il primo uomo e, poiché peccò, la morte entrò nel mondo. Attraverso un altro uomo, Gesù, giunsero la vita e la risurrezione dei morti. Egli aprì la strada affinché tutti quelli che credono in Lui possano ricevere il perdono dei loro peccati.

    Il peccato di Adamo portò la morte nel mondo e la sua morte fu il modello per tutti quelli che sarebbero venuti dopo di lui. Poiché Adamo morì, ogni altro essere umano perisce. Allo stesso modo, la risurrezione di Cristo dai morti ha reso possibile la risurrezione di quelli che hanno ricevuto il perdono dei loro peccati attraverso la fede in Lui. Poiché Gesù risorse, anche quelli che sono in Cristo saranno «vivificati» attraverso la risurrezione dei loro corpi dalla tomba.

    Ma ciascuno nel proprio ordine: Cristo la primizia, poi quelli che sono di Cristo alla sua venuta. (1 Corinzi 15:23).

    Paolo descrive l’ordine in cui i credenti risorgeranno. Ci dice che, poiché Cristo risorse dai morti, c’è la promessa che anche tutti i salvati risorgeranno. La sua risurrezione non fu un evento isolato, ma il primo frutto dei credenti che risorgeranno anch’essi.

    Alla seconda venuta di Cristo, i morti in Cristo risorgeranno proprio come fece Lui dopo la sua crocifissione. La sua risurrezione mostra ciò che accadrà a tutti i credenti. Ci rassicura che, sebbene tutti debbano affrontare la morte, possiamo farlo senza paura, perché come Cristo risorse dai morti, così anche noi risorgeremo.

    Poi verrà la fine, quando consegnerà il regno nelle mani di Dio Padre, dopo che avrà ridotto al nulla ogni principato, ogni potestà e ogni potenza (1 Corinzi 15:24).

    Una volta che tutti i credenti saranno risorti, la storia giungerà al termine. Il tempo lascerà il posto all’eternità. Gesù parlò di questo giorno, che sarebbe stato preceduto dalla sua seconda venuta, in Matteo 24: «E questo vangelo del regno sarà predicato in tutto il mondo, affinché ne sia resa testimonianza a tutte le genti; allora verrà la fine» (Matteo 24:14).

    La fine verrà quando Cristo avrà completato la sua opera e quindi consegnerà il regno al Padre. Avrà adempiuto il piano di Dio e distrutto ogni dominio, autorità e potenza (2 Pietro 3:10-13). A questo proposito, lo studioso biblico Leon Morris ha scritto:

    Dopo il ritorno di Cristo, verrà la fine. Sarà il momento del giudizio finale e della formazione della nuova creazione. In quel momento, Cristo consegnerà il regno a Dio Padre. […] Questa consegna al Padre avverrà solo dopo che Cristo avrà distrutto ogni dominio, autorità e potenza. In altri passi Paolo ha usato questa terminologia per descrivere sia l’autorità umana (Romani 13:1-3) sia le potenze demoniache (Efesini 1:21). In questo contesto, aveva in mente la distruzione di tutte le potenze che si oppongono al regno di Cristo, sia umani che soprannaturali.1

    Questo rappresenta la sconfitta finale di ogni opposizione e sottolinea la vittoria di Cristo. Inoltre, questo versetto incoraggia i credenti a rimanere saldi nella loro fede, sapendo che, sebbene possano incontrare lotte e difficoltà, esse fanno parte di un piano divino che si conclude con la vittoria.

    Poiché bisogna che egli regni finché abbia messo tutti i suoi nemici sotto i suoi piedi (1 Corinzi 15:25).

    Il regno di Cristo continuerà dopo la risurrezione fisica dei credenti, fino a quando tutti i nemici saranno sconfitti e sottomessi. Ciò significa che Gesù avrà autorità totale su ogni avversario. Il fatto di mettere i suoi «nemici sotto i suoi piedi» indica la vittoria di Cristo e la sconfitta definitiva di ogni nemico. Tutti i peccati, le lotte e le opposizioni avranno fine sotto il suo regno.

    L’ultimo nemico che sarà distrutto sarà la morte (1 Corinzi 15:26).

    Paolo guarda a un futuro in cui la morte sarà distrutta, in cui la morte o la paura della morte non avranno più alcun potere su di noi. La nostra speranza è nella promessa dell’eternità con Dio. Questa consapevolezza ci aiuta a superare la paura della morte e libera «tutti quelli che dal timore della morte erano tenuti schiavi per tutta la loro vita» (Ebrei 2:14-15). La vittoria di Cristo sulla morte ci dà speranza e certezza. Anche se tutti noi dovremo affrontare la morte, abbiamo la promessa della vita eterna.

    Difatti, Dio ha posto ogni cosa sotto i suoi piedi; ma quando dice che ogni cosa gli è sottoposta, è chiaro che colui che gli ha sottoposto ogni cosa ne è eccettuato (1 Corinzi 15:27).

    Affermando che Dio ha posto ogni cosa sotto i piedi di Cristo, si intende che il Figlio ha autorità su ogni cosa creata, compresi gli angeli, i governanti, le forze naturali e i demoni. Questa subordinazione di tutte le cose a Cristo porta alla risurrezione di tutti i credenti e alla sconfitta e distruzione della morte stessa. Paolo aggiunge un’eccezione a «ogni cosa» sottoposta, cioè Dio. È Dio che ha sottoposto a Cristo ogni cosa, eccetto se stesso.

    Quando ogni cosa gli sarà stata sottoposta, allora anche il Figlio stesso sarà sottoposto a colui che gli ha sottoposto ogni cosa, affinché Dio sia tutto in tutti (1 Corinzi 15:28).

    Una volta che Cristo avrà sconfitto tutti i nemici, compresa la morte, e avrà sottoposto tutte le cose alla sua autorità, si ripresenterà con il suo regno al Padre, «affinché Dio sia tutto in tutti». «Perché da lui, per mezzo di lui e per lui sono tutte le cose. A lui sia la gloria in eterno. Amen» (Romani 11:36). Gesù sarà in eterna sottomissione al Padre. Naturalmente, Gesù è anche uguale a Dio come Seconda Persona della Trinità. Come il Padre ha autorità assoluta su tutto in quanto Creatore, così anche Gesù ha autorità assoluta in quanto Creatore. «Egli è l’immagine del Dio invisibile, il primogenito di ogni creatura; poiché in lui sono state create tutte le cose che sono nei cieli e sulla terra, le visibili e le invisibili: troni, signorie, principati, potestà; tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui» (Colossesi 1:15-16).

    Altrimenti che faranno quelli che sono battezzati per i morti? Se i morti non risuscitano affatto, perché dunque sono battezzati per loro? (1 Corinzi 15:29).

    In questo versetto e nei versetti 30-34, Paolo usa la logica per cercare di persuadere i Corinzi che ci sarà una risurrezione finale di tutti i cristiani dai morti. Utilizza l’approccio di fare appello alle loro esperienze e a quelle di Paolo e degli apostoli per poi porre la domanda: perché fare queste cose se non c’è risurrezione?2

    Paolo inizia riferendosi a quella che sembra essere una pratica diffusa tra alcuni membri della chiesa di Corinto. Sebbene siano state avanzate varie interpretazioni sul significato di questo versetto, l’interpretazione più evidente è che i Corinzi praticassero il battesimo vicario per conto delle persone che erano morte.3 Sembra che Paolo faccia riferimento a questa pratica per mettere in discussione le credenze dei Corinzi riguardo alla vita dopo la morte: se non ci fosse la risurrezione dei morti, che senso avrebbe una pratica del genere? Tuttavia, non vi è alcuna indicazione che approvasse questa pratica, che oggi non è più in uso nella Chiesa. Come osserva un commentario biblico, «la Bibbia non sostiene l’idea che qualcuno possa essere salvato senza una fede personale in Cristo».4

    E perché anche noi siamo ogni momento in pericolo? (1 Corinzi 15:30).

    Paolo prosegue in questo versetto facendo appello alle sfide affrontate e ai sacrifici compiuti da lui stesso e dagli altri apostoli nel proclamare il Vangelo e nell’edificare la chiesa primitiva. A questo proposito, un commentatore ha osservato:

    Egli [Paolo] chiese una spiegazione del fatto che mettevano in pericolo la vita in ogni momento. Quelli che per primi portarono il Vangelo di Cristo lo fecero con grande rischio personale. Furono imprigionati, picchiati, lapidati e uccisi. […] L’intero ministero di Paolo comportava pericoli e sacrifici quotidiani. La sua perdita personale era certa quanto il fatto che egli provava gloria e gioia per i fedeli corinzi che credevano in Cristo Gesù, il Signore.5

    L’affermazione di Paolo indica anche che affrontare il pericolo fa parte dell’essere cristiani. Condurre una vita basata sulla fede comporta rischi, sacrifici e l’uscita dalla nostra zona di sicurezza. Dobbiamo affrontare le sfide, rimanere saldi e credere nelle promesse di Dio. Sottolineando l’espressione «ogni momento», Paolo sottolinea che il nostro cammino con Cristo non è un evento occasionale, ma un impegno quotidiano, anzi continuo, a seguirlo.

    Ogni giorno sono esposto alla morte; sì, fratelli, com'è vero che siete il mio vanto in Cristo Gesù, nostro Signore! (1 Corinzi 15:31).

    Parlando di morire ogni giorno, Paolo si riferisce ai sacrifici che compie quotidianamente e alla rinuncia a se stesso e ai propri desideri personali per seguire Cristo. Sottolinea il costo del suo discepolato quando afferma: «Muoio ogni giorno». In un altro passo fa riferimento ai pericoli che affrontò mentre predicava il Vangelo, poiché la sua vita di missionario era piena di difficoltà. Cinque volte fu sferzato con trentanove frustate. Tre volte fu bastonato. Una volta fu lapidato. Tre volte fece naufragio. (Vedi 2 Corinzi 11:24-25).

    Se soltanto per fini umani ho lottato con le belve a Efeso, che utile ne ho? Se i morti non risuscitano, «mangiamo e beviamo, perché domani morremo» (1 Corinzi 15:32).

    Paolo si riferisce alle sue esperienze a Efeso, dove affrontò sfide e pericoli mentre diffondeva il Vangelo, per sollevare ancora una volta la domanda sul significato che avrebbero avuto se non ci fosse la risurrezione. Quando menziona la lotta con le bestie feroci, probabilmente si riferisce alle prove e alle difficoltà che incontrò, ai falsi insegnamenti che dovette confutare e alle intense persecuzioni che affrontò mentre lavorava per predicare il Vangelo e costruire la chiesa locale. Paolo sostiene che i sacrifici necessari per vivere per Cristo non possono essere giustificati senza la speranza della risurrezione.6

    Paolo sottolinea che, se non c’è speranza oltre questa vita, lo sforzo che mettiamo nel vivere in modo devoto e i sacrifici che facciamo per servire Cristo sono tutti vani. Se non c’è risurrezione, allora esistiamo semplicemente in un mondo pieno di difficoltà e sofferenze e la nostra unica risorsa sarebbe quella di «mangiare e bere, perché domani moriremo». Per fortuna, non è così. La risurrezione è reale. La promessa della vita eterna esiste. «La fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono» (Ebrei 11:1).

    Non v’ingannate: «Le cattive compagnie corrompono i buoni costumi» (1 Corinzi 15:33).

    Paolo era preoccupato per i falsi insegnanti che erano entrati nella chiesa di Corinto. Citò un proverbio di un poeta greco: «Le cattive compagnie corrompono i buoni costumi». È probabile che questo proverbio fosse ben noto tra i Corinzi. Paolo sottolinea che i credenti dovrebbero essere saggi nella scelta delle persone che frequentano e, in questo caso, di persone che negano una dottrina cristiana essenziale come la risurrezione, poiché ciò può allontanare le persone dalla verità.

    Ridiventate sobri per davvero e non peccate; perché alcuni non hanno conoscenza di Dio; lo dico a vostra vergogna (1 Corinzi 15:34).

    Paolo esorta poi i Corinzi a tornare in sé. Non dice che hanno bevuto e sono letteralmente ubriachi. Piuttosto li ammonisce a svegliarsi e a uscire dal torpore dell’ubriachezza della loro anima e della loro mente. Paolo li corregge con forza, dicendo loro che dovrebbero vergognarsi. Li esorta a smettere di peccare, a tornare in sé e ad avere una giusta conoscenza di Dio e la comprensione della futura risurrezione dei credenti. Scrivendo: «Lo dico a vostra vergogna», Paolo rimprovera i Corinzi per non aver vissuto in modo coerente con la loro conoscenza di Dio.

    Ma qualcuno dirà: «Come risuscitano i morti? E con quale corpo ritornano?» Insensato, quello che tu semini non è vivificato se prima non muore (1 Corinzi 15:35–36).

    Paolo passa poi ad affrontare le obiezioni e le domande sulla risurrezione e sull’aldilà, che probabilmente ha già sentito o si aspetta di sentire. Le domande che solleva qui riguardano il modo in cui Dio riporterà in vita i morti e quale forma fisica avranno. Paolo risponde vigorosamente alla domanda. Probabilmente gli sono state poste molte volte delle domande sulla risurrezione dei morti e sul tipo di corpo che avranno. Probabilmente sa che queste domande non sono poste in modo sincero e definisce sciocco l’immaginario interlocutore che le pone.

    Paolo sottolinea che i semi devono morire per dare nuova vita e che ciò che viene piantato non cresce se prima il seme non muore. Nella sezione successiva di questo capitolo, dimostrerà che il corpo risorto è in qualche modo simile al corpo prima della morte. I nostri corpi terreni subiranno un cambiamento. I nostri corpi attuali sono soggetti all’invecchiamento, alla malattia e finalmente alla morte. Paolo afferma che alla risurrezione ci sarà una trasformazione. I nuovi corpi che riceveremo saranno incorruttibili e non più soggetti alla decomposizione (1 Corinzi 15:51-53).

    (Continua.)


    1 Leon Morris, 1 Corinthians: An Introduction and Commentary, Vol. 7, Tyndale New Testament Commentaries (InterVarsity Press, 1985), 186.

    2 Alan F. Johnson, 1 Corinthians, The IVP New Testament Commentary Series (IVP Academic, 2004), 295.

    3 Morris, 1 Corinthians: An Introduction and Commentary, 190.

    4 Crossway, ESV Study Bible (Crossway Bibles, 2008).

    5 Richard L. Pratt, Holman New Testament Commentary—1 & 2 Corinthians. Vol. 7 (B&H Publishing Group, 2000).

    6 Pratt, Holman New Testament Commentary—1 & 2 Corinthians.


    Pubblicato originariamente in inglese il 3 febbraio 2026.

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  • Feb 24 La vita di un discepolo, parte 6: Amore per gli altri
  • Feb 10 1 Corinzi; capitolo 14 (versetti 26-40)
  • Gen 27 La vita di un discepolo, parte 5: cercare prima il suo regno
  • Gen 13 1 Corinzi: capitolo 14 (versetti 1-25)
  • Dic 30 La vita di un discepolo, parte 4: il rapporto con Dio
  • Dic 16 La vita di un discepolo, parte 3: dimorare in Cristo
  • Dic 2 1 Corinzi: capitolo 13 (versetti 1-13)
   

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