L’Ancora

Devozioni in formato semplice

  • La risurrezione di Gesù, parte 2

    Peter Amsterdam

    [The Resurrection of Jesus—Part 2]

    Dopo aver visto Gesù risorto, le donne seguirono le sue istruzioni e andarono a dire ai discepoli che era vivo. Il Vangelo di Luca ci dice che i discepoli non credettero a ciò che dicevano, perché «queste parole parvero loro come un’assurdità» (Luca 24:10-11).

    «Pietro tuttavia corse al sepolcro e chinatosi vide solo le bende. E tornò a casa pieno di stupore per l’accaduto» (Luca 24:12).  Anche se i discepoli non ci credettero, Pietro andò lo stesso alla tomba, esaminò la situazione e tornò a casa, pieno di stupore.

    Luca prosegue raccontando cosa successe a due discepoli, nessuno dei quali faceva parte del gruppo degli undici apostoli, che erano in viaggio, verosimilmente per tornare a casa.

    In quello stesso giorno, due di loro se ne andavano verso un villaggio, di nome Emmaus, distante sessanta stadi da Gerusalemme. Ed essi parlavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Or avvenne che, mentre parlavano e discorrevano insieme, Gesù stesso si accostò e si mise a camminare con loro. Ma i loro occhi erano impediti dal riconoscerlo (Luca 24:13-16).

    È il solo accenno a Emmaus nelle Scritture, quindi non si sa bene dove si trovasse esattamente. Mentre erano in cammino, i due discepoli si misero a discutere sugli avvenimenti recenti. Era stato un periodo difficile; Gesù era stato arrestato, condannato a morte, crocifisso e sepolto, ma tre giorni dopo la sua tomba era vuota. Dato che stavano lasciando Gerusalemme, forse stavano tornando a casa per riprendere la vita precedente.

    Comunque, avvenne l’inaspettato. Mentre parlavano di tutto quello che era successo, Gesù stesso si avvicinò e cominciò a camminare con loro, senza essere riconosciuto. Nel Vangelo di Giovanni troviamo una situazione simile, quando i discepoli di Gesù non riconobbero il Cristo risorto: «Gesù si presentò sulla riva; i discepoli, tuttavia, non si resero conto che era Gesù» (Luca 21:4). Nemmeno Maria all’inizio riconobbe il Cristo risorto: «Si voltò indietro e vide Gesù in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù» (Giovanni 20:14).

    Gesù entrò nella conversazione tra i due discepoli che camminavano lungo la strada.

    Egli disse loro: «Che discorsi sono questi che vi scambiate l’un l’altro, cammin facendo? E perché siete mesti?». E uno di loro, di nome Cleopa, rispondendo, gli disse: «Sei tu l’unico forestiero in Gerusalemme, che non conosca le cose che vi sono accadute in questi giorni?» (Luca 24:17-18).

    Cleopa rimase piuttosto sorpreso dalla domanda di Gesù. Gli era difficile credere che chiunque venisse da Gerusalemme potesse non sapere cos’era successo nei giorni precedenti, perché il processo e la crocifissione di Gesù erano stati pubblici.

    Ed egli disse loro: «Quali?». Essi gli dissero: «Le cose di Gesù Nazareno, che era un profeta potente in opere e parole davanti a Dio e davanti a tutto il popolo. E come i capi dei sacerdoti e i nostri magistrati lo hanno consegnato per essere condannato a morte e l’hanno crocifisso. Or noi speravamo che fosse lui che avrebbe liberato Israele; invece, con tutto questo, siamo già al terzo giorno da quando sono avvenute queste cose». (Luca 24:19-21).

    Cleopa e l’altro discepolo avevano creduto in Gesù e ospitato grandi speranze in Lui e nel suo ministero; tuttavia, dopo tutto ciò che era successo con il suo arresto e la sua crocifissione, erano rimasti delusi. Anche se durante il suo ministero poteva aver fatto opere potenti, compreso risuscitare i morti, era stato respinto dai capi sacerdoti e dai governanti, che erano stati responsabili della sua condanna a morte, dato che lo avevano consegnato ai Romani perché fosse crocifisso.

    Erano passati tre giorni dalla crocifissione di Gesù, i tre giorni che Lui stesso aveva predetto nei Vangeli (Luca 9:21-22; Matteo 20:17-19).

    I due discepoli poi riassunsero ciò che Luca ha scritto nella prima parte di questo capitolo, cioè che le donne erano andate alla tomba e avevano scoperto che Gesù non era lì.

    «Ma anche alcune donne tra di noi ci hanno fatto stupire perché, essendo andate di buon mattino al sepolcro e non avendo trovato il suo corpo, sono tornate dicendo di aver avuto una visione di angeli, i quali dicono che egli vive. E alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato le cose come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto» (Luca 24:22-24).

    Il loro racconto includeva la tomba vuota, l’apparizione degli angeli e il messaggio che Gesù era vivo. I due, però, dissero che i discepoli che erano andati alla tomba l’avevano trovata vuota e non avevano visto Gesù. Gesù rispose al loro racconto dicendo: «O insensati e tardi di cuore a credere a tutte le cose che i profeti hanno detto! Non doveva il Cristo soffrire tali cose, e così entrare nella sua gloria?» (Luca 24:25-26).

    Dicendo ai due discepoli che erano insensati e tardi di cuore, Gesù sottolineava il fatto che non capivano quello che era ovvio. Gesù fece notare che l’Antico Testamento insegnava molte cose al riguardo, perché parlò di «tutto» ciò che i profeti avevano detto. Affermò che i due discepoli avrebbero dovuto sapere dalle Scritture che era necessario che Cristo soffrisse ed entrasse nella sua gloria, come dice nel libro di Isaia (Isaia 53:5-7).

    «E cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture le cose che lo riguardavano» (Luca 24:27). Gesù proseguì, spiegando a Cleopa e all’altro discepolo senza nome ciò che tutte le Scritture (l’Antico Testamento) dicevano sul Messia promesso, Gesù.

    Quando Gesù e i due discepoli arrivarono vicino al villaggio di Emmaus, Gesù si comportò come se volesse continuare, forse verso il paese successivo. Poiché era tardi e presto avrebbe fatto buio, i discepoli insistettero perché rimanesse con loro. Gesù acconsentì e «quando fu a tavola con loro prese il pane, lo benedisse, lo spezzò e lo diede loro. Allora i loro occhi furono aperti e lo riconobbero; ma egli scomparve alla loro vista» (Luca 24:28-31).

    Quando i due discepoli si misero a tavola con Gesù, non sapevano ancora che era Lui. Appena «i loro occhi furono aperti e lo riconobbero», Lui scomparve. Nei Vangeli leggiamo più volte che Gesù apparve e scomparve tra i discepoli dopo la sua risurrezione (Vedi Luca 24:36; Giovanni 20:19).

    Dopo la scomparsa di Gesù, i due discepoli «si dissero l’un l’altro: “Non ardeva il nostro cuore dentro di noi, mentre egli ci parlava per la via e ci apriva le Scritture?”» (Luca 24:32). Quando i due discepoli capirono che chi era stato con loro era Gesù, espressero grande emozione l’effetto che la sua presenza e le sue parole avevano avuto su di loro.

    In quello stesso momento si alzarono e ritornarono a Gerusalemme, dove trovarono gli undici e quelli che erano con loro riuniti insieme. Costoro dicevano: «Il Signore è veramente risorto ed è apparso a Simone». Essi allora raccontarono le cose avvenute loro per via, e come lo avevano riconosciuto allo spezzar del pane (Luca 24:33-35).

    I due discepoli vollero condividere la notizia di avere visto Gesù, così ritornarono a Gerusalemme, ma prima che avessero l’opportunità di raccontare quello che era successo giunse un’altra notizia. Dissero loro: «Il Signore è veramente risorto ed è apparso a Simone!»

    Mentre parlavano di questi due incontri con il Cristo risorto, «Gesù stesso si rese presente in mezzo a loro e disse loro: “Pace a voi!” Ma essi, terrorizzati e pieni di paura, pensavano di vedere uno spirito» (Luca 24:36-37). Per calmarli, Gesù fece loro un paio di domande.

    «Perché siete turbati? E perché nei vostri cuori sorgono dei dubbi? Guardate le mie mani e i miei piedi, perché sono io. Toccatemi e guardate, perché uno spirito non ha carne e ossa, come vedete che ho io». E, detto questo, mostrò loro le mani e i piedi (Luca 24:38-40).

    Gesù disse ai discepoli di guardare le sue mani e i suoi piedi, per vedere le ferite che aveva riportato dalla crocifissione. Questo passo, oltre a un altro dal libro di Giovanni (Giovanni 20:25), dimostra che Gesù era stato inchiodato alla croce e non soltanto legato. Oltre a guardare le sue ferite, disse loro anche di toccarlo, perché voleva che capissero che era un corpo in carne e ossa, non uno spirito disincarnato.

    Ma poiché essi non credevano ancora per la gioia ed erano pieni di meraviglia, egli disse loro: «Avete qui qualcosa da mangiare?». Ed essi gli diedero un pezzo di pesce arrostito e un favo di miele. Ed egli li prese e mangiò in loro presenza (Luca 24:41-43).

    Chiedendo qualcosa da mangiare e sedendosi a tavola con loro, Gesù dimostrava di non essere uno spirito o una specie di fantasma. Era anche una prova che Gesù era veramente risorto. Apparve loro, parlò con loro e mangiò insieme a loro. Non c’erano dubbi che fosse risorto dai morti.

    Poi disse loro: «Queste sono le parole che vi dicevo quando ero ancora con voi: che si dovevano adempiere tutte le cose scritte a mio riguardo nella legge di Mosè, nei profeti e nei salmi» (Luca 24:44). Il riferimento di Gesù alle parole che vi dicevo non riguardava solo i suoi insegnamenti generici, ma specificamente quelli riguardanti la sua morte e risurrezione.

    Allora aprì loro la mente, perché comprendessero le Scritture, e disse loro: «Così sta scritto, e così era necessario che il Cristo soffrisse e risuscitasse dai morti il terzo giorno, e che nel suo nome si predicasse il ravvedimento e il perdono dei peccati a tutte le genti, cominciando da Gerusalemme (Luca 24:45-47).

    Grazie alla spiegazione di Gesù, i discepoli compresero meglio gli insegnamenti delle Scritture riguardanti la sua morte e risurrezione, mentre in precedenza non potevano comprenderle perché alcune cose erano nascoste a loro (Luca 9:45, 18:34).

    Un altro punto da Lui toccato è che «nel suo nome si predicasse il ravvedimento e il perdono dei peccati a tutte le genti». Qui viene indicato il futuro del piano divino: il messaggio del pentimento e del perdono deve essere proclamato in ogni luogo. L’ordine di Gesù era di cominciare la loro missione a Gerusalemme e in seguito spostarsi altrove, per portare il vangelo in tutto il mondo.

    Poi Gesù prosegue: «Voi siete testimoni di queste cose» (Luca 24:48). I discepoli erano testimoni della vita, della morte, della risurrezione e dell’ascensione di Gesù. Ricevettero l’incarico di dare testimonianza della loro esperienza personale con il Cristo risorto; la loro missione era proclamare il messaggio a tutte le nazioni. La stessa missione è affidata ai suoi discepoli di oggi. Come seguaci di Gesù, anche noi siamo incaricati di «andare in tutto il mondo e predicare il vangelo a tutte le creature» (Marco 16:15).

    Pubblicato originariamente nel luglio 2022. Adattato e ripubblicato sull’Ancora in inglese il 30 marzo 2026.

  • Mar 28 Gesù soddisfa completamente
  • Mar 26 Salvati da un volantino
  • Mar 23 La risurrezione di Gesù. Parte 1
  • Mar 17 Lo scopo della Bibbia
  • Mar 16 La natura di Dio: l’amore
  • Mar 14 Una speranza viva
  • Mar 12 Il nostro Dio liberatore
  • Mar 9 La storia di Ruth (parte 2)
  • Mar 6 Superare il dolore quando si perde qualcuno
   

L’Angolo dei Direttori

Studi biblici e articoli che edificano la fede

  • La vita di un discepolo, parte 7: servire Dio servendo gli altri

    [The Life of Discipleship, Part 7: Serving God by Serving Others]

    Nei Vangeli, Gesù mise in evidenza il proprio esempio come modello di una vita devota che i suoi discepoli dovevano seguire. Ad esempio, leggiamo che esortò i suoi seguaci ad amarsi l’un l’altro come Lui aveva amato loro. «Io vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri. Come io vi ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri» (Giovanni 13:34).

    Mediante alcuni atti simbolici, Gesù fornì anche esempi di vita reale ai suoi seguaci su come voleva che vivessero, come quando lavò i piedi dei suoi discepoli. Nel Vangelo di Giovanni, mentre Gesù preparava i discepoli alla sua morte imminente, leggiamo che prese dell’acqua e un asciugamano e lavò i piedi di ciascun discepolo, un compito che normalmente sarebbe stato svolto da un servo quando in una casa entravano degli ospiti (Giovanni 13:1-11). Dopo averlo fatto, insegnò ai suoi discepoli il significato di quel gesto:

    Se dunque io, che sono il Signore e il Maestro, vi ho lavato i piedi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Infatti vi ho dato un esempio, affinché anche voi facciate come vi ho fatto io (Giovanni 13:14-15).

    Un commentario biblico fornisce le seguenti riflessioni su questo gesto:

    Con l’imminenza della sua crocifissione, Gesù lava i piedi dei suoi discepoli come prova finale del suo amore per loro, dando un esempio di umiltà e servitù, significando il lavaggio dei peccati mediante la sua morte. Con una straordinaria dimostrazione di amore per i suoi nemici, Gesù lava i piedi di tutti i suoi discepoli, compresi quelli di Giuda. Il gesto di Gesù è ancora più notevole, poiché lavare i piedi alle persone era considerato un compito riservato agli schiavi non ebrei. —ESV Study Bible1

    Invece di limitarsi a istruire verbalmente i suoi seguaci a servirsi a vicenda, Gesù usò il gesto di lavare i piedi agli altri per insegnare loro a servire il prossimo. Diede l’esempio di come noi, in quanto cristiani, dovremmo servire gli altri con amore e umiltà. Dopo aver lavato i piedi ai suoi discepoli, Gesù proseguì dicendo: «In verità, in verità vi dico che il servo non è maggiore del suo signore, né il messaggero è maggiore di colui che lo ha mandato» (Giovanni 13:16). Se Gesù, il loro maestro, era disposto a compiere azioni così umili al servizio degli altri, allora anche loro dovevano essere disposti a farlo.

    In un’altra occasione, quando i suoi discepoli discutevano su chi di loro dovesse essere considerato il più grande, Gesù indicò ancora una volta il suo esempio di servizio:

    Il più grande tra di voi sia come il più piccolo, e chi governa come colui che serve. Perché, chi è più grande: colui che è a tavola oppure colui che serve? Non è forse colui che è a tavola? Ma io sono in mezzo a voi come colui che serve (Luca 22:26-27).

    Gesù non insegnò ai suoi discepoli solo con le sue parole e il suo messaggio, ma con le sue azioni diede l’esempio di come la chiamata al discepolato vuol dire servire gli altri con amore. «Poiché anche il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti» (Marco 10:45). «Il più grande tra voi sia vostro servo» (Matteo 23:11).

    Il nostro servizio agli altri fa parte dell’adempimento del comandamento di Gesù di amare il prossimo come noi stessi. Il motivo per cui i credenti amano e servono il prossimo è che Cristo ci ha amati e ci ha dato un esempio da seguire. Lui ha vissuto ciò che predicava, ha dato l’esempio di amare e servire gli altri e ci chiama a seguire le sue orme, come sottolineano i seguenti articoli.

    Perché Gesù lavò i piedi ai suoi discepoli

    La storia di Gesù che si inginocchia sul pavimento durante l’Ultima Cena per lavare gentilmente i piedi dei suoi discepoli in modo che potessero cenare comodamente insieme è una delle immagini più profonde dell’amore del nostro Salvatore per noi! Gesù aveva davvero a cuore i dettagli della vita dei suoi seguaci. Era disposto a sporcarsi le mani per raggiungere, insegnare e mostrare amore immeritato al suo gruppo eterogeneo di discepoli. […]

    Il fatto che Gesù lavi i piedi ai suoi discepoli ha un significato molto importante, sia per i suoi discepoli in quel momento intimo, sia per tutti i cristiani che si sforzano di seguire il suo esempio e i suoi insegnamenti. Questo gesto altruistico dimostrò l’incredibile umiltà di Gesù nell’assumere il ruolo di servitore per lavare i piedi polverosi e sporchi dei suoi discepoli. Attraverso le sue umili azioni, Gesù stava dando un incredibile esempio di cosa significhi essere «simili a Cristo». La posizione, l’orgoglio e perfino lo sporco non gli impedirono di rimboccarsi le maniche per servire gli uomini che erano stati al suo fianco per tutta la durata del suo ministero.

    Prima di questo incontro, i discepoli avevano litigato tra loro cercando di determinare chi fosse il «più grande» tra loro (Luca 22:24). Gesù stava mostrando loro in modo molto pratico che nel suo regno gli ultimi saranno i primi e i primi saranno gli ultimi (Matteo 20:16). Gesù spinge persino i suoi discepoli a mostrare lo stesso servizio amorevole gli uni per gli altri (Giovanni 13:15). È chiaro che il servizio è essenziale per essere suoi seguaci. —Amanda Idleman2

    Cosa disse Gesù riguardo al servire gli altri?

    Gesù diede ai suoi discepoli l’esempio di un servizio altruistico come misura della sua grandezza e della sua influenza nel regno di Dio. Quando i discepoli di Gesù chiesero di ricevere una posizione d’onore nel regno di Dio, Gesù li riunì e disse:

    «Voi sapete che quelli che sono reputati principi delle nazioni le signoreggiano e che i loro grandi esercitano autorità su di esse. Ma non è così tra di voi; anzi, chiunque vorrà essere grande fra voi sarà vostro servitore; e chiunque tra di voi vorrà essere primo sarà servo di tutti. Poiché anche il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti» (Marco 10:42-45).

    Gesù sottolinea il servizio come mezzo per raggiungere la grandezza; spiega come si guidano gli altri attraverso il servizio e annuncia che la sua obbedienza a Dio lo porterà a sacrificarsi per gli altri. Gesù è Dio che è venuto a servire e si aspetta che i suoi seguaci mostrino la sua stessa caratteristica di servizio verso gli altri. […]

    Non si servono gli altri per guadagnarsi un rapporto con Dio, ma si servono con premura e compassione perché si ha un rapporto con Dio. Si serve chi ha bisogno per amore verso Dio, perché ha mandato Gesù a sacrificarsi per noi.

    Più tempo trascorri con Dio nella lettura delle Scritture e in preghiera, più Dio plasma il tuo cuore per farti vedere gli altri come li vede Lui – con compassione – e questo dovrebbe portarti a servire gli altri in modo disinteressato. Dio porterà gloria a Se stesso attraverso i tuoi gesti servizievoli motivati dal tuo amore per Dio e per gli altri. Nel Nuovo Testamento, Marco, Matteo e Pietro riferirono come Gesù si aspetta che i suoi seguaci servano gli altri.

    1. Servite i bisognosi in modo pratico: date da mangiare agli affamati, date da bere agli assetati, mostrate ospitalità agli stranieri, vestite gli ignudi e visitate i malati e i carcerati (Matteo 25:31-40).
    2. Servite gli altri facendo discepoli: andate e fate discepoli di tutte le nazioni, battezzandoli e insegnando loro a obbedire a Dio (Matteo 28:19-20).
    3. Servite gli altri nonostante le difficili circostanze della vita o la diversità all’interno di un gruppo: traboccate di amore divino gli uni per gli altri, mostrate benevolenza verso gli altri, siate ospitali gli uni verso gli altri e usate i vostri doni spirituali per servire gli altri (1 Pietro 4:8-11).

    I seguaci di Gesù servono gli altri affinché Dio possa essere glorificato in ogni cosa mediante il loro servizio altruistico modellato da Gesù e in risposta all’amore di Gesù verso di loro. —Courage for Life3

    Seguire le sue orme

    Vivere la nostra fede e seguire le orme di Gesù significa seguire il suo esempio di servizio e di attenzioni nei riguardi del prossimo, e farlo come se fosse fatto a Lui. «Qualunque cosa facciate, fatela di buon animo, come per il Signore. […] Perché servite Cristo, il Signore» (Colossesi 3:23-24). Serviamo Dio servendo gli altri nel Suo amore.

    Ci rivolgiamo a quelli che sono poveri, afflitti e hanno bisogno di un tocco tangibile dell’amore di Dio e di una speranza per il futuro. Agiamo con compassione verso gli stanchi, gli inquieti e i perduti. Siamo commossi dalla difficile situazione di quelli che sono perseguitati, emarginati dalla società o costretti contro la loro volontà a vivere in condizioni disumane. Piangiamo con coloro che soffrono per una perdita, una tragedia, una malattia o la disperazione.

    Molti oggi sono scettici nei confronti della religione e con la tecnologia moderna, sono bombardati da varie spiegazioni sull’universo, sulle origini dell’uomo, sul motivo dell’esistenza e sulla fede in un essere superiore. Per molti che sono diventati scettici, il cristianesimo è solo un’altra religione. In molti casi, ciò che aiuta le persone a comprendere il Vangelo è l’esempio tangibile dell’amore che vedono nei cristiani che aiutano gli altri e dimostrano bontà, nella loro cura compassionevole per i bisognosi e nel loro lavoro per migliorare la vita delle persone svantaggiate dal punto di vista sociale, educativo ed economico. Come viene espresso nel passo di Giacomo:

    Se un fratello o una sorella non hanno vestiti e mancano del cibo quotidiano, e uno di voi dice loro: «Andate in pace, scaldatevi e saziatevi», ma non date loro le cose necessarie al corpo, a che cosa serve? Così è della fede; se non ha opere, è per se stessa morta (Giacomo 2:15-17).

    Per alcune persone, sarà la manifestazione visibile della nostra fede attraverso azioni gentili e compassionevoli e opere caritatevoli e umanitarie ad attirarle al Vangelo; farà da esempio vivente del nostro amore e della nostra fede in azione. Anche le nostre parole e le nostre azioni premurose nel quartiere e nella comunità locale possono essere una testimonianza per molti e realizzare la chiamata di Gesù a far «risplendere la nostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le nostre buone opere e glorifichino il Padre nostro che è nei cieli» (Matteo 5:16). Durante la giornata, ognuno di noi incontrerà persone per le quali potrà essere un esempio di amore e di servizio, come sottolinea il seguente articolo.

    La persona accanto a te

    Hai notato che il nostro mondo sembra pieno di cose che drenano la nostra vita? C’è una netta mancanza di speranza, gioia, pace e amore. Quindi, in  che modo puoi essere fonte di vita e riversare queste qualità nel mondo? Tutto inizia con l’influenzare la persona accanto a te. Puoi cambiare il mondo condividendo l’amore di Cristo con una persona alla volta. Uno dei modi migliori per farlo è servire e incoraggiare gli altri. […]

    Ci sono molti modi in cui puoi servire e incoraggiare chi ti sta vicino. Ogni giorno incroci tante persone: familiari, amici, vicini, compagni di classe, insegnanti, persone in chiesa, medici, dentisti, il commesso del negozio di alimentari […] la lista è infinita! Servire gli altri offre un’incredibile opportunità di condividere l’amore di Cristo. —Focus on the Family4

    Vivere il nostro discepolato significa mettere in pratica la nostra fede e tendere la mano a quelli che il Signore mette sul nostro cammino, quelli che sono stanchi e afflitti, svantaggiati e bisognosi. Servire i bisognosi è un modo meraviglioso per esprimere la nostra fede, sia che si tratti del nostro prossimo e della nostra comunità locale, sia attraverso un’organizzazione di beneficenza che aiuta le persone e diffonde il Vangelo in altre parti del mondo. Ogni persona ha bisogno di sapere che è amata e curata. Dio la ama e l’apprezza, e, come cristiani, anche noi facciamo lo stesso.

    Sant’Agostino una volta disse: «Che aspetto ha l’amore? Ha mani per aiutare gli altri. Ha piedi per correre dai poveri e dai bisognosi. Ha occhi per vedere la miseria e il bisogno. Ha orecchie per ascoltare i sospiri e i dolori degli uomini. Ecco che aspetto ha l’amore».

    Che si tratti di servire un vicino o un amico bisognoso, di fare volontariato in un ospedale o in un orfanotrofio, di visitare i malati o gli anziani, di visitare qualcuno in prigione, quando serviamo gli altri, «serviamo Cristo, il Signore» (Colossesi 3:24). I destinatari del nostro servizio amorevole ricevono un esempio vivente dell’amore che Dio prova per loro. Rispondendo alle persone con compassione, comprendendo i loro bisogni fisici e spirituali ed essendo spinti a fare ciò che possiamo per migliorare la loro vita, sia spiritualmente che praticamente, noi seguiamo l’esempio dato da Gesù. Camminiamo come camminava Gesù. Seguiamo il Maestro.

    Formati per il servizio

    Ogni volta che servi gli altri in qualsiasi modo, in realtà stai servendo Dio. Dio ti ha creato per servirlo. La Bibbia dice: «Dio stesso […] ci ha fatto così e ci ha dato nuova vita in Gesù Cristo, per farci compiere quelle buone opere che egli aveva preparato per noi fin da principio» (Efesini 2:10). […]

    Dio non ti ha messo su questo pianeta solo per occupare spazio. No! Ti ha messo qui per servire Lui servendo gli altri. E nessun altro può essere te. Se non servi Dio nel modo in cui Lui desidera che tu lo serva, il mondo ne risente.

    Un altro nome per «buone opere» è «ministero». Ogni volta che usi i tuoi talenti e le tue capacità per aiutare un altro, stai svolgendo un ministero nei suoi confronti. La Bibbia dice in 1 Pietro 4:10: «Dio ha dato ad ognuno di voi particolari capacità: fate in modo di servirvene per aiutarvi a vicenda, mettendo così al servizio degli altri i doni che avete ricevuto da Dio». […]

    Dio vuole che tu metta in pratica qui sulla Terra ciò che farai in cielo. In cielo amerai Dio e amerai gli altri, quindi Lui vuole che tu ti eserciti fin da ora. Inoltre, in cielo crescerai spiritualmente e servirai Dio, quindi Lui vuole che tu faccia pratica anche sulla Terra.

    Poiché è impossibile servire direttamente Dio sulla Terra, qui lo servi servendo gli altri. Anzi, Dio dice che ogni volta che aiuti un altro, è come se lo facessi a Lui (Matteo 25:40). Quando servi gli altri, servi Dio. —Rick Warren5

    Pensieri su cui riflettere

    La forma di culto più sublime è quello di un servizio cristiano altruistico. La forma di lode più grande è il suono di piedi consacrati che cercano i perduti e gli indifesi. —Billy Graham

    Una delle regole principali del [cristianesimo] è quella di non perdere nessuna occasione per servire Dio. E, poiché Lui è invisibile ai nostri occhi, dobbiamo servirlo nel nostro prossimo; Lui lo riceve come se fosse fatto a Lui in persona, visibile lì davanti a noi. —John Wesley

    Quando servi silenziosamente una persona bisognosa, vieni plasmato a immagine di Gesù. Quando dai generosamente, il tuo cuore viene plasmato a immagine di Gesù, nostro Signore e Salvatore. —Allen R. Hunt

    Cosa dice la Bibbia

    «Ciascuno viva secondo la grazia ricevuta, mettendola a servizio degli altri, come buoni amministratori di una multiforme grazia di Dio. Chi parla, lo faccia come con parole di Dio; chi esercita un ufficio, lo compia con l'energia ricevuta da Dio, perché in tutto venga glorificato Dio per mezzo di Gesù Cristo, al quale appartiene la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen» (1 Pietro 4:10-11).

    «Non dimenticate poi di esercitare la beneficenza e di mettere in comune ciò che avete; perché è di tali sacrifici che Dio si compiace» (Ebrei 13:16).

    « Allora il re dirà a quelli della sua destra: “Venite, voi, i benedetti del Padre mio; ereditate il regno che vi è stato preparato fin dalla fondazione del mondo. Perché ebbi fame e mi deste da mangiare; ebbi sete e mi deste da bere; fui straniero e mi accoglieste; fui nudo e mi vestiste; fui ammalato e mi visitaste; fui in prigione e veniste a trovarmi. […] In verità vi dico che in quanto lo avete fatto a uno di questi miei minimi fratelli, lo avete fatto a me”» (Matteo 25:34-40).

    Una preghiera per servire gli altri

    Caro Dio, all’inizio della mia giornata, chiedo la tua guida e la tua forza per aiutarmi a servire gli altri. Ti prego, ricordami che ogni persona che incontro è creata a tua immagine e merita di essere trattata con amore e rispetto. Aiutami a vedere i bisogni di chi mi circonda e a essere disposto a intervenire e ad aiutare in ogni modo possibile. Che si tratti di offrire una parola gentile, un orecchio attento o una mano amica, ti prego, dammi il coraggio e la compassione per servire gli altri in modo disinteressato.

    Signore, con la tua vita e i tuoi insegnamenti mi hai mostrato che la vera grandezza viene dal servizio. Aiutami a modellare la mia vita sul tuo esempio e a mettere i bisogni degli altri prima dei miei. Nel corso della mia giornata, dammi gli occhi per vedere chi è solo, chi soffre e chi è emarginato. Aiutami a tendere loro la mano con amore e a mostrare loro che non sono stati dimenticati. Ricordami che ogni gesto di servizio, per quanto piccolo, può fare una grande differenza nella vita di qualcuno. Che si tratti di dare una mano a un vicino o di fare volontariato presso un ente di beneficenza locale, aiutami ad essere un canale del tuo amore e della tua grazia per coloro che mi circondano. […] Nel nome di Gesù, amen.6


    1 ESV Study Bible (Crossway, 2008).

    2 Amanda Idleman, “Why Did Jesus Wash the Feet of His Disciples?” Christianity.com, 15 marzo 2024, https://www.christianity.com/wiki/holidays/why-did-jesus-wash-the-disciples-feet-at-passover.html.

    3 “What Did Jesus Say About Serving Others?” Courage for Life, 14 marzo 2023, https://courageforlife.org/blog/what-did-jesus-say-about-serving-others/.

    4 “Serve One Another”, Focus on the Family, August 11 agosto 2023, https://www.focusonthefamily.com/live-it-post/serve-one-another/.

    5 Rick Warren, “God Shaped You for Service”, Daily Hope, 7 dicembre 2021, https://www.crosswalk.com/devotionals/daily-hope-with-rick-warren/daily-hope-with-rick-warren-december-7-2021.html.

    6 Stephanie Reeves, “A Morning Prayer for Serving Others”, Abide.com, 2 giugno 2023, https://abide.com/blog/a-morning-prayer-for-serving-others/.


    Pubblicato originariamente in inglese il 20 gennaio 2026.

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  • Feb 10 1 Corinzi; capitolo 14 (versetti 26-40)
  • Gen 27 La vita di un discepolo, parte 5: cercare prima il suo regno
  • Gen 13 1 Corinzi: capitolo 14 (versetti 1-25)
  • Dic 30 La vita di un discepolo, parte 4: il rapporto con Dio
  • Dic 16 La vita di un discepolo, parte 3: dimorare in Cristo
  • Dic 2 1 Corinzi: capitolo 13 (versetti 1-13)
  • Nov 18 La vita di un discepolo, parte 2: amare Dio con tutto il nostro essere
   

Dottrine

Altro…
  • La Famiglia Internazionale (LFI) [The Family International – TFI] è una comunità cristiana online impegnata nella diffusione del messaggio dell’amore di Dio in tutto il mondo. Crediamo che tutti possano avere una relazione personale con Dio, mediante Gesù Cristo, che concede felicità e pace spirituale, oltre alla motivazione ad aiutare altri e a diffondere la buona novella del suo amore.

Missione

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  • L´obiettivo principale della Famiglia Internazionale è il miglioramento della qualità di vita degli altri mediante la condivisione del messaggio vivificante dell´amore, della speranza e della salvezza che troviamo nella Parola di Dio. Crediamo che l´amore di Dio — applicato a livello pratico nella nostra vita quotidiana — sia la chiave per risolvere molti dei problemi della società, anche nel mondo complesso e frenetico di oggi. Impartendo la speranza e l´orientamento che troviamo negli insegnamenti della Bibbia, crediamo di poter contribuire alla costruzione di un mondo migliore — cambiando il mondo un cuore alla volta.

Valori

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  • Un senso di collettività

    Coltiviamo la fratellanza e il cameratismo. Cerchiamo di sviluppare uno spirito di unità, amore e un senso di appartenenza che dia sostegno pratico e spirituale ai nostri membri. Insieme possiamo fare di più.

A proposito di LFI

LFI online è una comunità di membri della Famiglia Internazionale. LFIè una comunità cristiana internazionale impegnata a diffondere il messaggio dell'amore di Dio alle persone intorno al globo.

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