L’Ancora

Devozioni in formato semplice

  • Perché la mansuetudine è importante

    Compilazione

    [Why Meekness Matters]

    Gesù disse: «Beati i mansueti, perché erediteranno la terra» (Matteo 5:5). La parola mansueti nella lingua originale era usata per descrivere il tenere a freno un cavallo. È l’idea di come un cavallo è controllato da morso e redini. Il cavallo sceglie di sottomettersi all’autorità. Questa è la mansuetudine. È potenza sotto controllo.

    La mansuetudine non è debolezza; è potenza sotto controllo. Come dice lo scrittore dei Proverbi: «Chi è lento all’ira vale più del prode guerriero; chi ha autocontrollo vale più di chi espugna città» (Proverbi 16:32). Al contrario, l’individuo che non è mite è paragonato a «una città smantellata, priva di mura» (Proverbi 25:28). La mitezza usa sempre le sue risorse nel modo appropriato, al contrario delle emozioni fuori controllo che spesso sono distruttive e non hanno posto nella vita di un credente.

    Nella cultura [moderna] l’orgoglio è stato riqualificato come una virtù. Il forte, il bello, il potente, l’intelligente e il privilegiato colgono ogni opportunità per proporsi. I personaggi politici esprimono orgoglio in discorsi e dibattiti; gli artisti rendono affascinante l’orgoglio nei loro film e nei loro stili di vita; gli insegnanti insegnano l’orgoglio esaltando l’autostima e facendo di ogni bambino un vincitore (che lo meriti o no) e i campioni dello sport rinforzano l’orgoglio come strada per la grandezza.

    La qualità caratteriale probabilmente meno ammirata in America è la mansuetudine. Tuttavia, la Persona più grande che sia mai vissuta era un uomo umile e mansueto: «Imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore» (Matteo 11:29). Gesù fu un esempio di mansuetudine nel suo primo avvento, anche mentre svolgeva il suo ministero con la potenza di Dio. Quelli che lo seguono dimostrano anch’essi mansuetudine, o mitezza, come frutto di una vita piena dello Spirito (Galati 5:22). […]

    La mitezza è una caratteristica di nostro Signore Gesù Cristo. Egli difese sempre la gloria di Dio e alla fine si offrì in sacrificio per gli altri (vedi 1 Pietro 2:21-23). Gesù non reagì con un attacco quando fu criticato, calunniato o trattato ingiustamente, ma rispose in maniera appropriata quando l’onore di Dio fu profanato o la sua verità fu traviata o ignorata. Due volte ripulì il Tempio con la forza (Matteo 21:12-17; Giovanni 2:14-15). Più volte denunciò senza paura l’ipocrisia dei capi religiosi giudei (Matteo 23:13-36; Marco 12:13-40; Giovanni 8:12-59).

     Quando giunse il momento della sua sofferenza, però, Gesù si sottomise alla volontà di suo Padre e sopportò i maltrattamenti e le intenzioni omicide di quei leader ipocriti. Dimostrò la sua mansuetudine fino alla fine. «Oltraggiato, non rendeva gli oltraggi; soffrendo, non minacciava, ma si rimetteva a colui che giudica giustamente» (1 Pietro 2:23).

    Anche se Gesù disse che «beati sono i mansueti», noi non esaltiamo la mansuetudine nella nostra cultura. Al suo posto esaltiamo la sicurezza di sé. Esaltiamo il prendere le cose dagli altri, a volte perfino l’approfittarci di loro. Quando è stata l’ultima volta che hai visto un film in cui si esaltava la virtù della mansuetudine? […]

    Com’è diverso da ciò che insegna la Bibbia. La Bibbia esalta la mansuetudine. Il punto di vista biblico dice che l’ultimo è primo. Dare è ricevere. Morire è vivere. Perdere è trovare. Il più piccolo è il più grande. La mansuetudine è forza. L’idea di vivere secondo la verità divina — non secondo ciò che dice la nostra cultura — dovrebbe renderci felici. —Christianity.com1

    Benedizioni per i mansueti

    L’apostolo Pietro ci dice: «Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, affinché egli vi innalzi a suo tempo» (1 Pietro 5:6). E in Salmi 37:11 leggiamo che «i mansueti possederanno la terra e godranno di una grande pace». Essere umili e mansueti sono caratteristiche caratteriali che piacciono molto a Dio perché rendono gloria a Lui, l’unico a cui ogni gloria appartiene.

    La Bibbia ci dice che «Mosè era un uomo molto mansueto, più di chiunque altro sulla faccia della terra» (Numeri 12:3). Mosè conosceva un segreto; la sua forza e la sua unzione venivano da Dio. Non poteva essergli tolta da esseri umani. Era stato Dio a ordinare Mosè e sarebbe stato Dio a difenderlo e permettergli di svolgere il ruolo a cui l’aveva chiamato. Questo permise a Mosè di essere mite, mansueto e umile, perché Confidava che Dio era in controllo.

    Gesù manifestò la mansuetudine più grande, uno dei frutti dello Spirito Santo (Galati 5:22-23). Gesù disse: «Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore; e voi troverete riposo per le vostre anime» (Matteo 11:29).

    Gesù sapeva che noi avremmo trovato difficile essere miti, mansueti e umili, così ce ne diede un esempio nel modo in cui agì durante la sua vita sulla terra. Per esempio, durante l’Ultima Cena, in preparazione a quando sarebbe morto per la nostra redenzione, Gesù lavò i piedi a ognuno dei suoi discepoli, (Giovanni 13:4-17). Gesù disse ai discepoli che, «se qualcuno vuol essere il primo, sarà l’ultimo di tutti e il servitore di tutti» (Marco 9:35).

    Essere il «Servitore di tutti» significa anteporre i bisogni degli altri ai propri. Avere un cuore da servitore ci dà un’indole umile e mansueta. Quando abbiamo questo atteggiamento, siamo anche miti — a prescindere dal fatto che siamo più forti fisicamente, più intelligenti o abbiamo più influenza o più privilegi di qualcun altro — perché ricordiamo che è stato Dio a farci questi doni in primo luogo.

    Quando siamo più consapevoli della presenza di Dio nella nostra vita, dipendiamo da Lui per la nostra forza e ci rendiamo conto che siamo stati creati da Lui e che i nostri talenti e le nostre capacità sono doni suoi da usare per la sua gloria e per i suoi propositi. Questa consapevolezza ci aiuta a comportarci con mansuetudine, mitezza e umiltà. —R. A. Watterson

    Chi sono i mansueti?

    Gesù apre il Sermone sul Monte con una serie di affermazioni note come Beatitudini. La terza beatitudine è: «Beati i mansueti, perché erediteranno la terra» (Matteo 5:5). Le parole di Gesù ricordano Salmi 37:11, che dice: «I mansueti possederanno la terra e godranno di una grande pace». Il termine greco tradotto «beati» in questo versetto può essere tradotto anche come «felici». L’idea è che una persona sarà piena di gioia se è mansueta. La benedizione è vista dalla prospettiva di Dio, non dalla nostra. È una prosperità spirituale, non necessariamente una felicità terrena.

    Inoltre dobbiamo capire cosa significa «mansueto». Il termine greco tradotto «mansueto» è praeis e si riferisce a mitezza, dolcezza dello spirito o umiltà. […] La mansuetudine è umiltà nei confronti di Dio e degli altri. […] La mansuetudine modella l’umiltà di Gesù Cristo. […] Essendo «in forma di Dio», Gesù aveva il diritto di fare ciò che voleva, ma per amor nostro si sottomise alla «morte di croce» (Filippesi 2:6-8). Quello è il massimo della mansuetudine. […]

    Potrebbe sembrare controintuitivo, ma la promessa di Gesù è sempre valida: una persona mansueta sarà felice, o beata. —GotQuestions.org2

    La mansuetudine sul luogo di lavoro

    La terza beatitudine sconcerta molte persone sul luogo di lavoro, in parte perché non capiscono cosa significhi essere mansueti. Molti presumono che il termine significhi debole, docile o privo di coraggio. L’idea biblica della mansuetudine, invece, è potenza sotto controllo. Nell’Antico Testamento, è descritto come l’uomo più mansueto del mondo (Numeri 12:3). Gesù si autodefinì «mansueto e umile» (Matteo 11:28-29), cosa coerente con la sua azione vigorosa nella purificazione del tempio (Matteo 21:12-13).

    Potenza sotto il controllo di Dio significa due cose: (1) rifiuto di gonfiare la propria autostima e (2) reticenza a farsi valere per se stessi. Paolo coglie perfettamente il primo aspetto in Romani 12:3: «Per la grazia che mi è stata concessa, dico quindi a ciascuno di voi che non abbia di sé un concetto più alto di quello che deve avere, ma abbia di sé un concetto sobrio, secondo la misura di fede che Dio ha assegnata a ciascuno».

    I mansueti vedono se stessi come servi di Dio e non hanno un concetto di sé più alto di quel che dovrebbero avere. Essere mansueti vuol dire accettare le proprie forze e i propri limiti per quelli che sono veramente, invece di cercare costantemente di farsi vedere sotto la miglior luce possibile. Ciò non significa che dovremmo negare i nostri punti forti e le nostre capacità.

    Quando gli chiesero se fosse il Messia, Gesù replicò: «I ciechi ricuperano la vista e gli zoppi camminano; i lebbrosi sono purificati e i sordi odono; i morti risuscitano e il vangelo è annunciato ai poveri. Beato colui che non si sarà scandalizzato di me!» (Matteo 11:4-6). Non aveva né una visione smodata di sé né un complesso d’inferiorità, ma il cuore di un servo basato su ciò che in seguito Paolo avrebbe chiamato «un concetto sobrio» (Romani 12:3). […]

    Nel nostro mondo corrotto, sembra che a fare strada siano le persone aggressive e che si autopromuovono. […] Sul luogo di lavoro sembra che siano gli arroganti e i potenti a vincere, ma alla fine perdono. Non vincono nei rapporti personali. Nessuno vuole un amico arrogante ed egocentrico. Uomini e donne assetati di potere spesso sono persone sole. Non vincono nemmeno per quel che riguarda la sicurezza finanziaria. Pensano di possedere il mondo, ma è il mondo a possedere loro. Più soldi hanno, meno sicuri si sentono finanziariamente.

    Al contrario, Gesù disse che i mansueti «erediteranno la terra». Come abbiamo visto, la terra è diventata l’ubicazione del regno dei cieli. Tendiamo a pensare al regno dei cieli come al paradiso, un luogo completamente diverso da qualunque cosa conosciamo qui (strade d’oro, porte di perla, un palazzo sulla collina). Ma la promessa divina di un regno è un nuovo cielo e una nuova terra (Apocalisse 21:1). Chi sottomette la propria forza a Dio erediterà il regno perfetto che scende sulla terra. —Theology of Work, Bible Commentary3

    Pubblicato originariamente sull’Ancora in inglese il 18 giugno 2024.

  • Set 7 La giusta motivazione
  • Set 4 Andare incontro ai lebbrosi
  • Set 1 Guardare al futuro con speranza
  • Ago 31 La parabola del seminatore
  • Ago 27 Le parole possono ferire o guarire
  • Ago 26 Obbedienza per amore
  • Ago 25 Voi valete molto
  • Ago 24 Calcolare il costo
  • Ago 22 Fede per il sostegno finanziario
   

L’Angolo dei Direttori

Studi biblici e articoli che edificano la fede

  • La vita di un discepolo, parte 12: discepolato quotidiano

    [The Life of Discipleship, Part 12: Everyday Discipleship]

    Il discepolato è un percorso che dura tutta la vita e richiede perseveranza, determinazione, convinzione, l’amore di Dio e la forza dello Spirito Santo. Il defunto reverendo Billy Graham una volta disse: «Il cammino del cristiano nella vita non è uno sprint ma una maratona. […] Il discepolato è un impegno che dura tutta la vita, giorno dopo giorno». Il processo di crescita nel nostro discepolato e di trasformazione a immagine di Cristo è un compito che dura tutta la vita. Come qualcuno ha detto:

    Siamo creati come bozze che devono passare per un processo di correzione. Dio opera per trasformarci passo per passo in un articolo finito che varrà la pena di leggere. Il nostro essere è ripetutamente trasformato dalle scelte e dalle decisioni che prendiamo; i punti superficiali e superflui vengono eliminati grazie alle esperienze difficili della vita e noi veniamo rifiniti e levigati […] nelle mani del Grande Correttore. —Scott Montrose1

    Il nostro discepolato deve comprendere ogni aspetto della nostra vita, compreso il nostro rapporto con Dio e il nostro cammino quotidiano con Lui, nonché il nostro amore per gli altri, che include ogni persona che incontriamo nel corso della giornata. Il nostro discepolato comprende il compito di ambasciatori di Cristo e la condivisione della buona novella con le persone che Lui pone sul nostro cammino, oltre che essere un riflesso vivente dell’amore di Cristo in ogni ambito della nostra vita e sforzarci di crescere a sua immagine.

    Viviamo il nostro discepolato nelle nostre case, sul posto di lavoro, nelle scuole e nella comunità. Incorporiamo i principi del discepolato nella nostra genitorialità, nelle nostre relazioni e nell’investimento del nostro tempo, delle nostre competenze e delle nostre risorse. Ci sforziamo di essere un esempio vivente della nostra fede per le nostre famiglie, i nostri amici e i nostri vicini, per le persone con cui interagiamo durante la giornata e nelle nostre comunicazioni online.

    La vocazione di discepoli di Gesù è una chiamata a uno stile di vita completo. È una chiamata a riorganizzare le nostre priorità in modo che Dio occupi il primo posto nella nostra vita. Ciò non vuol dire che non avremo altre priorità, ma la nostra fedeltà va innanzitutto a Dio — al di sopra dei nostri desideri e della nostra volontà, dei nostri cari, dei nostri beni e persino della nostra stessa vita. Il discepolato cristiano non è facile da vivere — infatti, Gesù disse che «la via è stretta», ma «conduce alla vita» (Matteo 7:13–14). Richiede impegno, dedizione e il mettere Dio al centro della nostra vita, delle nostre decisioni e dei nostri rapporti.

    Nei Vangeli, Gesù sfidò i suoi seguaci a rinunciare alla propria vita per amor suo e a seguirlo. Nel Vangelo di Matteo, disse: «Se uno vuole venire dietro a me, rinunci a se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà» (Matteo 16:24–25).

    Rinunciare a noi stessi può essere inteso come il mettere da parte i nostri desideri, le nostre ambizioni e i nostri obiettivi personali e scegliere di cercare Dio per ricevere la sua guida nella nostra vita e perseguire la sua volontà piuttosto che la nostra. Ciò non significa che il Signore non ci guiderà mai a conseguire le nostre ambizioni e i nostri obiettivi personali. Se cerchiamo la volontà di Dio e desideriamo compiacerlo, è molto probabile che la sua volontà e i nostri desideri siano in armonia (Salmi 37:4). Tuttavia, se le indicazioni di Dio non coincidono con la direzione verso cui ci stavamo orientando, come suoi discepoli saremo disposti a «rinunciare a noi stessi» per seguirlo.

    Gesù ci ha dato la chiave per poter vivere il nostro impegno nel discepolato, a partire dalla nostra rinascita spirituale attraverso la salvezza. «Se uno è in Cristo, è una nuova creatura: le cose vecchie sono passate; ecco, sono diventate nuove. Sono stato crocifisso con Cristo. Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» (2 Corinzi 5:17; Galati 2:20).

    La capacità e la grazia di vivere la vita di un discepolo non derivano solo dal nostro desiderio di obbedire ai comandamenti di Dio e dai nostri sforzi di vivere in modo devoto, ma dalla potenza di Dio attraverso «Cristo in noi» (Colossesi 1:27) e dalla presenza dello Spirito Santo (Giovanni 14:15–17). «Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone che Dio ha predisposto perché noi le praticassimo» (Efesini 2:10).

    Cristo in noi

    Ogni nuova mattina possiamo aspettarci che il Signore Gesù Cristo si manifesti attraverso di noi quel giorno e realizzi qualche aspetto della sua opera, che riusciamo a riconoscere le sue azioni o no. È il nostro privilegio, è la nostra responsabilità.

    Il fatto che Cristo viva in noi ci dà forza. Non possiamo vivere efficacemente con nessun’altra forza se non quella che deriva dalla vita di Gesù Cristo, poiché Lui disse: «Senza di me non potete fare nulla» (Giovanni 15:5). Il fatto di essere in Cristo ci dà uno scopo. Non è una forza che ci permette di vivere per noi stessi, ma che ci mette in grado di realizzare i piani di Cristo. […]

    Il fatto che Cristo sia in noi ci offre delle risorse. Tutto ciò di cui potremmo aver bisogno è nostro nel Signore Gesù Cristo. E il fatto di essere in Cristo ci dà delle responsabilità. Come parte del suo corpo, la questione più importante che io devo affrontare è: «Cosa vuole che io faccia?»

    Il fatto che Cristo sia in noi è dinamico. Essere in Cristo è impegnativo. Se Lui ha qualcosa da fare, ha il diritto di usarci come mezzo per farlo. Se c’è un «eunuco etiope» sulla strada del deserto, Lui ha il diritto di dirti di lasciare la tua Samaria e andare a incontrarlo (Atti 8:26–40). Ma per ogni richiesta che ci fa, Lui fornisce la dinamica del suo Spirito dentro di noi per realizzarla.

    Questa è la vita cristiana. Dopo aver affrontato il nostro insuccesso nel manifestare la sua somiglianza e immagine nel mondo, ci avviciniamo alla Croce per essere perdonati, lo Spirito Santo viene a vivere in noi e veniamo incorporati in Cristo, diventando mezzi per manifestare la sua vita e il suo obiettivo. Il mondo ha un bisogno disperato di saperlo, ma non avrà alcun motivo per crederci finché non vedrà la vita e il carattere di Gesù Cristo vissuti nella tua vita e nella mia. Questo è lo scopo che Dio ha per te! —Charles Price2

    Unirsi alla missione del suo Regno

    Dio ti ha invitato a unirti a Lui per cambiare il mondo. Dio ha un sogno per questo mondo che Gesù ha chiamato il Regno di Dio. Dio ti ha creato per svolgere un ruolo importante nella sua visione del Regno. Non troverai mai il tuo scopo più profondo nella vita finché non troverai il tuo posto nella realizzazione del Regno di Dio.

    Non devi essere un genio per cambiare il mondo, né ricco, né influente, né un gigante spirituale. Quel che devi fare è dire di sì all’invito. Devi essere disponibile e disposto a farti usare, e forse dovrai pagare il prezzo che il seguire Gesù comporta, perché cambiare il mondo e seguire Gesù non è facile e non è a buon mercato. Bisognerà fare dei sacrifici: ce ne sono sempre.

    La nostra fede cristiana non è solo un modo per ricevere il perdono dei nostri peccati e poter entrare nella vita eterna, eppure lo è. Non è solo un sistema di giuste convinzioni sulla verità ultima e sull’ordine delle cose, sebbene lo sia. Né è solo un modo per ricevere conforto da Dio nei momenti difficili o un utile codice di condotta su come vivere una vita buona e produttiva, sebbene sia anche questo. Fondamentalmente, la fede cristiana è la vocazione di […] seguire il nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo e partecipare alla grande missione di Cristo nel nostro mondo. […] Solo allora diventeremo persone complete, persone che vivono secondo il disegno divino più profondo per la nostra vita. —Richard Stearns3

    Conclusione: il progetto per la vita

    Come abbiamo visto nel corso di questa serie sul discepolato, la Bibbia ci insegna qual è il rapporto che Dio desidera avere con noi e come vivere in modo da piacergli. Diventare sempre più simili a Cristo ed essere trasformati a sua immagine è il fondamento per vivere una vita devota e fruttuosa in armonia con Dio e con gli altri, che produce il frutto del suo Spirito nella nostra vita e in quella degli altri (Galati 5:22–23). È nella Bibbia che apprendiamo le verità rivelate da Dio su cui possiamo modellare la nostra esistenza.

    Nella Parola di Dio troviamo i principi biblici che fungono da bussola per la nostra vita e ci aiutano ad affrontare le sfide della vita quotidiana e ad essere testimoni efficaci di Cristo. La sua Parola trasmette principi che ci guidano nelle nostre interazioni con gli altri e nel nostro processo decisionale, aiutandoci a discernere la differenza tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Questi principi spirituali stabiliscono un modello per il nostro standard morale, la nostra etica, il nostro atteggiamento nei confronti della vita, dell’amore, del mondo, dell’ambiente e dei rapporti con gli altri. Sebbene non tratti specificamente ogni possibile situazione che potremmo affrontare, la Bibbia fornisce i principi necessari per affrontare le complessità della vita in un modo gradito a Dio.

    La sua Parola ci insegna a vivere il nostro discepolato amando e servendo gli altri. Il nostro amore per Gesù ci spinge a servire gli altri in suo nome. Ci motiva a essere suoi ambasciatori in qualunque situazione ci troviamo. Ci spinge ad aiutare chi è nel bisogno e a offrire speranza e conforto a chi ne è privo. Possiamo essere le sue mani per aiutare e toccare, la sua bocca per proclamare la verità della sua Parola e infondere incoraggiamento e speranza, i suoi occhi per trasmettere compassione, i suoi piedi per camminare al fianco di un’anima affaticata e le sue braccia per aiutare a portare il loro pesante fardello. Così facendo, le nostre vite lo glorificheranno e saranno di benedizione per gli altri, come evidenziano gli articoli che seguono.

    Una vita bellissima

    Quando la vita di un seguace di Gesù viene condotta come l’intendeva Lui, diventa una cosa di rara bellezza. Essere cristiani e avere un rapporto con Dio dovrebbe permeare le nostre esperienze quotidiane, integrarsi nelle nostre decisioni e colorare il modo in cui percepiamo noi stessi, gli altri e questa vita. Le innumerevoli espressioni dell’amore di Dio condivise con gli altri nel corso della vita di un cristiano possono a volte sembrare insignificanti in sé, tuttavia Dio le vede nella totalità di una vita che rende gloria a Lui ed esulta nella loro bellezza.

    Più siamo decisi a rafforzare il nostro cammino con Gesù e desideriamo mantenere una connessione spirituale con Lui, più Lui potrà manifestare il suo Spirito attraverso di noi. Siamo la sua opera. Quando gli consentiamo di mescolare le diverse sfumature di colore del suo amore e della sua misericordia e di sviluppare la bellezza che desiderava avessimo, diventiamo il suo capolavoro che ispirerà la vita di molti. Accettiamo di tutto cuore il dono inestimabile della sua presenza nella nostra vita. E mentre coltiviamo la bellezza accattivante dell’amore di Dio in tutto ciò che facciamo e diciamo, altri saranno attirati a Lui attraverso di noi. —Maria Fontaine

    Il profumo di Cristo

    L’apostolo Paolo scrisse che la Chiesa è il profumo di Cristo per il mondo: «Noi siamo infatti dinanzi a Dio il profumo di Cristo fra quelli che si salvano e fra quelli che si perdono» (2 Corinzi 2:15). Con questo intendeva dire che ogni credente e ogni comunità di credenti stabilisce una presenza di Cristo nel mondo che è palpabile per i non credenti. […]

    Ma cos’è questa fragranza? Come dovremmo aspettarci che gli altri sentano la presenza di Gesù in noi? Principalmente in due modi: la verità del Vangelo e l’amore di Gesù Cristo. La verità divina parla a ogni aspetto della vita umana. Con la verità della sua Parola, nelle mani del suo Spirito, Cristo rende nuove tutte le cose nella nostra vita (Apocalisse 21:5). Ciò significa che, in ogni ambito della nostra esistenza — tutte le nostre relazioni, i nostri ruoli e le nostre responsabilità — noi cristiani mostriamo una novità che non si conforma allo spirito del mondo, ma allo Spirito Santo di Cristo. La nostra conversazione sarà diversa: non sarà piena di lamentele e critiche, banalità e frivolezza, ma le nostre parole saranno sempre gentili ed edificanti, rispettose delle persone con cui parliamo (Colossesi 4:6; Efesini 4:29).

    Lo stesso vale per il modo in cui svolgiamo il nostro lavoro, educhiamo i nostri figli, partecipiamo alla cultura del nostro tempo e ci comportiamo con dignità e grazia. Siamo nuove creature in Gesù Cristo e, pertanto, sotto molti aspetti, fuori ritmo con la cultura che ci circonda. Ma vivendo la verità in ogni aspetto della nostra vita, facciamo risplendere la luce di Gesù e diffondiamo la fragranza della sua visione del mondo in ogni angolo della nostra esistenza.

    I credenti devono impegnarsi a fondo per essere la fragranza di Gesù. Immergendoci nella Parola di Dio e vivendo con un atteggiamento di preghiera, […] possiamo iniziare a diffondere il profumo del Re Gesù in più aspetti e ambiti della nostra vita quotidiana. Decidiamo, allora, di essere quella fragranza di verità e amore e scopriremo che il vento dello Spirito di Dio ci accompagnerà ovunque andremo, dando l’aroma di Gesù a tutti, e anche a Dio. —T. M. Moore4

    Gesù ci ha affidato la responsabilità di trasmettere il suo amore personale, incondizionato e totale ai nostri simili, a quelli che condividono il pianeta con noi oggi. Il mandato che ha dato ai suoi discepoli è di portare il Vangelo in tutto il mondo. In qualunque luogo il Signore ti abbia chiamato, quello è il tuo campo di missione e tu sei esortato a servire e a raggiungere le persone che Lui pone sul tuo cammino. Ognuno di noi ha qualche opportunità, qualche rete sociale, qualche ambiente in cui può condividere il suo amore e la sua verità con gli altri, rafforzando la fede, la speranza e il cuore delle persone.

    Il Signore benedica il tuo percorso di discepolato e il servizio che svolgi per Lui, insieme alla testimonianza che dai agli altri, così che tu possa essere il sale della terra e la luce del mondo, come Lui ci ha detto di essere (Matteo 5:13–14). Gesù disse: «Risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli» (Matteo 5:16). In questo modo, vivremo una vita di discepolato che glorifica Dio (1 Corinzi 10:31).

    Pensieri su cui meditare

    Il discepolato non è un programma o una circostanza; è uno stile di vita. Non è per un periodo limitato, ma per tutta la vita. Il discepolato […] è per tutti i credenti, per ogni giorno della loro vita. —Bill Hull

    Ogni credente che prende sul serio la propria vocazione di discepolo di Gesù si considererà un «inviato» ovunque si trovi e cercherà di mettersi all’opera in quel luogo. Questo potrebbe assumere la forma di «buon testimone» sul lavoro o di buon vicino per chi vive lì nei pressi, oppure potrebbe comportare il volontariato. —Michael Frost e Alan Hirsch

    Non lasciare che le parole di Gesù rimangano solo stampate nella tua Bibbia. Dai loro le ali, mettendole in pratica. Nella tua vita ci sono anime che hanno bisogno delle tue cure. Pensa a come potresti dimostrare interesse per il loro benessere, amandole e prendendoti cura di loro come già ami e ti prendi cura di te stesso. Quando lo farai, completerai la catena d’amore che è iniziata quando Dio ti ha amato per primo. —Karen Ehman

    Cosa dice la Bibbia

    «Colui che dimora in me, e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete fare nulla. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto, così sarete miei discepoli» (Giovanni 15:4–5; Giovanni 15:8).

    «Come dunque avete ricevuto Cristo Gesù, il Signore, così camminate in lui; radicati ed edificati in lui, saldi nella fede, come vi è stata insegnata, e abbondando nel ringraziamento» (Colossesi 2:6–7).

    «Ma voi, carissimi, edificando voi stessi sulla vostra santissima fede, pregando nello Spirito Santo, conservatevi nell’amore di Dio, aspettando la misericordia del Signore nostro Gesù Cristo, in vista della vita eterna» (Giuda 1:20–21).

    Una preghiera per il discepolato quotidiano

    Padre celeste, grazie per avermi salvato, chiamato e dato uno scopo. Tu sei così buono e la tua grazia mi basta. Ti chiedo di purificare il mio cuore dal peccato e di liberare la mia mente dalle distrazioni che oggi cercano di allontanarmi dalla comunione con te. Aiutami a vivere in Cristo, a imparare da Lui e ad affidarmi a Lui, per poter vivere per Lui e condurre altri a Lui. Tu sei degno di tutta la mia devozione e la mia lode. Rendimi un discepolo fedele e prolifico che ti porta gloria ogni giorno. Nel nome potente e incomparabile di Cristo, mio Re, amen. 5


    1 Scott Montrose, “La vita ci corregge”, Contatto, gennaio 2021, https://activated-europe.com/it/articolo/la-vita-ci-corregge//

    2 Charles Price, Christ for Real: How to Grow into Christ’s Likeness (Kregel Publications, 2011).

    3 Richard Stearns, Unfinished: Believing Is Only the Beginning (Thomas Nelson, 2013).

    4 T. M. Moore, “The Fragrance of Truth and Love”, 29 gennaio 2010.

    5 Annie McGuire, “What is a disciple of Christ?” Daily His Disciple, 11 gennaio 2022, https://dailyhisdisciple.com/2022/01/11/what-is-a-disciple-of-christ/.


    Pubblicato originariamente in inglese il 9 giugno 2026.

  • Giu 23 La vita di un discepolo parte 11: condividere le nostre risorse
  • Giu 9 La vita di un discepolo, parte 10: la nostra vita lavorativa
  • Mag 12 La vita di un discepolo, parte 8: fare discepoli
  • Apr 28 1 Corinzi: capitolo 15 (versetti 37-58)
  • Apr 21 La vita di un discepolo, parte 8: Comunicare la nostra fede
  • Apr 7 1 Corinzi, capitolo 15 (versetti 20-36)
  • Mar 24 La vita di un discepolo, parte 7: servire Dio servendo gli altri
  • Mar 10 1 Corinzi: capitolo 15 (versetti 1-19)
  • Feb 24 La vita di un discepolo, parte 6: Amore per gli altri
   

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