L’Ancora

Devozioni in formato semplice

  • La giusta motivazione

    Peter Amsterdam

    [Right Motivation]

    Nel sesto capitolo del Vangelo di Matteo, Gesù inizia questa parte del Sermone sul Monte dicendo: «Guardatevi dal praticare le vostre opere di giustizia davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli» (Matteo 6:1).

    Il termine “opere di giustizia” qui usato si riferisce alle pratiche o osservanze della fede espresse nelle Scritture, che nell’esempio dato da Gesù includono l’elemosina ai poveri, la preghiera e il digiuno. Questi tre esempi rappresentano le pratiche che i credenti svolgono come manifestazione della loro vita di fede. Gesù ci dice che quando facciamo queste cose non dovremmo farle con l’intenzione di farci vedere dagli altri.

    Il termine greco usato in questo caso per ammirare significa guardare con attenzione, guardare persone importanti con ammirazione. Più in là in Matteo leggiamo che Gesù rimprovera i farisei per questa stessa cosa: «Fanno tutte le loro opere per essere ammirati dagli uomini» (Matteo 23:5).

    Un po’ prima nel Sermone, Gesù aveva detto che il risultato del modo di vivere dei discepoli doveva essere che gli altri potessero «vedere le vostre buone opere e glorificare il Padre vostro che è nei cieli» (Matteo 5:16) Potrebbe sembrare una contraddizione con ciò che si insegna qui nel capitolo 6. La differenza è che in precedenza Gesù si riferiva al carattere e allo stile di vita dei discepoli, mentre in questo punto del Sermone parla specificamente delle pratiche e dei doveri religiosi.

    R. T. France spiega:

    Questo passo parla della ricerca deliberata di un riconoscimento pubblico, mentre [Matteo] 5:16 era un riassunto dello studio caratteriale dei veri discepoli, concentrato su alcune qualità essenziali: chi vive in quel modo sarà inevitabilmente «una città posta sopra un monte che non può essere nascosta», che gli piaccia o no. E mentre il risultato dell’ostentazione religiosa è il desiderato “premio” del plauso umano, quello della luce brillante della vita dei discepoli è che la gente glorifica Dio e non loro.1

    Come discepoli cerchiamo di rispecchiare Dio nella nostra vita, ma ciò è molto diverso dall’attirare intenzionalmente l’attenzione su di noi quando preghiamo, diamo agli altri ecc., con l’obiettivo di essere notati e ammirati dagli altri.

    Il primo esempio dato da Gesù parlava di dare ai bisognosi: «Quando dunque fai l’elemosina, non far suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere onorati dagli uomini; in verità vi dico, che essi hanno già ricevuto il loro premio» (Matteo 6:2).

    Dare ai poveri era comandato nelle Scritture come parte importante della vita giudaica. Nel Deuteronomio leggiamo: «Poiché i bisognosi non mancheranno mai nel paese, perciò io ti do questo comandamento e ti dico: Apri generosamente la tua mano a tuo fratello, al povero e al bisognoso nel tuo paese»(Deuteronomio 15:11).

    Su questo punto, R. T. France ha scritto:

    Entro il primo secolo era sorto un sistema di soccorso ai poveri ben organizzato e incentrato sulle sinagoghe, che forniva parte di ciò che i nostri sistemi moderni di assistenza sociale offerti dallo stato hanno l’obiettivo di prestare. Il finanziamento di questo sistema dipendeva dalle contribuzioni dei membri della società, alcune delle quali erano stabilite dalle regole della “decima per i poveri” (Deuteronomio 14:28–29), ma comportava anche una buona quantità di iniziativa privata.2

    Evidentemente Gesù si aspettava che i suoi discepoli dessero ai poveri. Non inizia con un «se fai» ma con un «quando fai». Descrive una persona che suona la tromba quando si accinge a dare, per attirare l’attenzione ed essere ammirata per la propria generosità e condanna questa pratica. Denuncia l’ipocrisia di chi si concentrava sul dare come una forma di autopromozione invece che di aiuto ai poveri. Si illudono di fare una buona azione quando elargiscono ai poveri, ma le loro motivazioni sono sbagliate. Quando elargiamo ai poveri, dovremmo farlo per amore, compassione e obbedienza ai comandamenti di Dio, e mai come mezzo per accrescere la nostra reputazione.

    Se l’obiettivo è farsi notare dagli altri, Gesù dice: «In verità vi dico, che essi hanno già ricevuto il loro premio» (Matteo 6:2). Sappiamo che questo è importante, perché Lui inizia con la solenne affermazione «in verità vi dico». E il punto che sottolinea è fondamentale: quelli che donano con l’intento di ricevere l’attenzione e l’acclamazione degli altri hanno già ricevuto tutta la ricompensa che potrebbero ottenere. Dopotutto, è quello che cercano.

    Dopo aver indicato cosa non fare, Gesù descrive l’atteggiamento corretto da adottare quando rendiamo servizio a Dio — in questo caso, fare l’elemosina ai bisognosi. «Ma quando tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra quel che fa la destra, affinché la tua elemosina sia fatta in segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa» (Matteo 6:3–4).

    Ovviamente è impossibile che, letteralmente, una mano non sappia quello che fa l’altra. Gesù usa questa immagine per far capire che non solo non dovremmo dare per cercare gli applausi degli altri, ma anche che non dovremmo soffermarci sul fatto di aver dato, congratulandoci con noi stessi per averlo fatto.

    Su questo argomento John Stott ha scritto:

    La generosità del Cristiano deve essere contrassegnata dall’altruismo e dalla dimenticanza, non dall’autocompiacimento. Quello che dovremmo desiderare quando diamo ai bisognosi non è né la lode degli uomini, né un’occasione per complimentarci con noi stessi, ma l’approvazione di Dio.3

    Anche se la nostra generosità deve essere un gesto di misericordia fatto per ubbidienza ai comandamenti divini, che riflette la natura divina ed è fatto per la sua gloria e non la nostra, ciò non vuol dire che non sarà ricompensata. «Il Padre tuo, che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa palesemente» (Matteo 6:4).

    Quando «pratichiamo le nostre opere di giustizia» — facendo ciò che la nostra fede richiede, nutrendo il nostro spirito con la preghiera, adorando Dio, dimorando nella sua Parola e rispettando gli altri aspetti religiosi della nostra vita con il giusto atteggiamento del cuore — Dio vede e ci ricompensa. Gesù non specifica esattamente quale sarà il premio, ma nei Vangeli lo cita ripetutamente con parole che sembrano generosamente sproporzionate alle azioni da noi compiute. «E il suo signore gli disse: “Bene, buono e fedele servo; tu sei stato fedele in poca cosa; io ti costituirò sopra molte cose; entra nella gioia del tuo signore» (Matteo 25:21). «Allora il Re dirà a coloro che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio; ricevete in eredità il regno che vi è stato preparato sin dalla fondazione del mondo”» (Matteo 25:34). «Amate i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e il vostro premio sarà grande» (Luca 6:35).

     A prescindere da quali saranno le nostre ricompense e il nostro premio eterno, quando diamo con le motivazioni giuste siamo ricompensati con la consapevolezza che noi abbiamo ubbidito a Dio e che altri hanno beneficiato di ciò che abbiamo dato – che si tratti di tempo, denaro o preghiera – e che «tutte le volte che l’avete fatto ad uno di questi miei minimi fratelli, l’avete fatto a me» (Matteo 25:40).

    Gesù poi disse qualcosa di simile riguardo alla preghiera: «E quando tu preghi, non essere come gli ipocriti, perché essi amano pregare stando in piedi nelle sinagoghe e agli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini; in verità vi dico, che essi hanno già ricevuto il loro premio» (Matteo 6:5).

    Le preghiere che alcuni fanno «stando in piedi nelle sinagoghe e agli angoli delle piazze» erano le orazioni consuetudinarie recitate dagli Ebrei praticanti tre volte al giorno. Queste preghiere venivano fatte quando si alzavano, al momento del sacrificio pomeridiano nel tempio (intorno alle 15:00) e prima di andare a letto. Dovunque uno si trovasse all’ora di queste preghiere, doveva fermarsi e pregare.

    Gesù non parlava contro queste preghiere e nemmeno contro le preghiere fatte in pubblico. Parlava contro chi programmava di proposito il proprio orario in modo da trovarsi alle 15:00 in luoghi bene in vista per essere notati mentre pregavano. Come nel caso di chi si assicurava di fare l’elemosina per essere visto, denunciava chi pregava per mettersi in mostra.

    Non c’è niente di male nel pregare in pubblico, come avviene regolarmente nelle chiese, nei gruppi di studi biblici, nelle riunioni di preghiera e così via. Del resto, possiamo pregare dovunque, in qualsiasi momento. Ci viene detto di «non cessare mai di pregare» (1 Tessalonicesi 5:17). L’attenzione di Gesù su questo punto riguarda l’intenzione o il motivo e specificamente la denuncia del motivo sbagliato: «per essere visti dagli altri». Come per l’esempio da Lui fatto di dare per essere visti dagli altri, dice che chi prega per quel motivo ha già ricevuto il suo premio, cioè l’attenzione e il plauso degli altri, ma non può aspettarsi ricompense da Dio per quel tipo di preghiere.

    Gesù poi descrisse il modo migliore di pregare: «Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta, chiudi la tua porta e prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà pubblicamente» (Matteo 6:6).

    L’immagine usata da Gesù implica l’essere da soli con Dio. Leggiamo che dedicava spesso tempo alla preghiera da solo con suo Padre (Luca 5:16; Marco 1:35). Naturalmente Gesù pregava anche pubblicamente, come facevano anche i suoi discepoli, il che dimostra che non era tanto la preghiera pubblica che Gesù condannava, quanto il motivo sbagliato per pregare, quello di cercare gloria o attenzione per se stessi.

    A quelli che entrano in comunione con Dio, che lo cercano diligentemente ed entrano alla sua presenza in preghiera per i motivi giusti, viene promesso un premio da Dio, che vede e ascolta la loro preghiera segreta. Gesù parlava delle nostre motivazioni. Queste devono essere il compiacere Dio, il desiderio di fare queste cose con un cuore puro che cerca intimità con Dio e un rapporto con Lui. Questo è l’atteggiamento che Lui benedice.

    Come Cristiani, abbiamo un rapporto con Dio e desideriamo fare le cose che nelle Scritture Lui ci ha detto di fare, le cose in cui si diletta: adorarlo, pregare, essere generosi, amare gli altri e nutrire il nostro rapporto con Lui. Simili azioni, quando fatte con il cuore per amore e per la gloria del Signore, causano trasformazione interiore, crescita spirituale e maturità.

    Quando pratichiamo la nostra fede basandoci sul desiderio di amare e compiacere Dio e diventare più simili a Lui, allora rifletteremo la sua luce e la gente vedrà i frutti di una vita vissuta per Lui, una vita che gli rende gloria. Possa quindi ognuno di noi vivere la sua vita per il motivo giusto e così essere ricompensato da nostro Padre che vede nel segreto (Matteo 6:4).

    Pubblicato originariamente nel giugno 2016.
    Adattato e ripubblicato sull’Ancora in inglese il 7 settembre 2026.


    1 R. T. France, The Gospel of Matthew (Grand Rapids: Eerdmans, 2007), 234.

    2 France, The Gospel of Matthew, 235.

    3 John R. W. Stott, The Message of the Sermon on the Mount (Downers Grove: InterVarsity Press, 1978), 130–31.

  • Set 4 Andare incontro ai lebbrosi
  • Set 1 Guardare al futuro con speranza
  • Ago 31 La parabola del seminatore
  • Ago 27 Le parole possono ferire o guarire
  • Ago 26 Obbedienza per amore
  • Ago 25 Voi valete molto
  • Ago 24 Calcolare il costo
  • Ago 22 Fede per il sostegno finanziario
  • Ago 18 La generosità divina
   

L’Angolo dei Direttori

Studi biblici e articoli che edificano la fede

  • La vita di un discepolo, parte 12: discepolato quotidiano

    [The Life of Discipleship, Part 12: Everyday Discipleship]

    Il discepolato è un percorso che dura tutta la vita e richiede perseveranza, determinazione, convinzione, l’amore di Dio e la forza dello Spirito Santo. Il defunto reverendo Billy Graham una volta disse: «Il cammino del cristiano nella vita non è uno sprint ma una maratona. […] Il discepolato è un impegno che dura tutta la vita, giorno dopo giorno». Il processo di crescita nel nostro discepolato e di trasformazione a immagine di Cristo è un compito che dura tutta la vita. Come qualcuno ha detto:

    Siamo creati come bozze che devono passare per un processo di correzione. Dio opera per trasformarci passo per passo in un articolo finito che varrà la pena di leggere. Il nostro essere è ripetutamente trasformato dalle scelte e dalle decisioni che prendiamo; i punti superficiali e superflui vengono eliminati grazie alle esperienze difficili della vita e noi veniamo rifiniti e levigati […] nelle mani del Grande Correttore. —Scott Montrose1

    Il nostro discepolato deve comprendere ogni aspetto della nostra vita, compreso il nostro rapporto con Dio e il nostro cammino quotidiano con Lui, nonché il nostro amore per gli altri, che include ogni persona che incontriamo nel corso della giornata. Il nostro discepolato comprende il compito di ambasciatori di Cristo e la condivisione della buona novella con le persone che Lui pone sul nostro cammino, oltre che essere un riflesso vivente dell’amore di Cristo in ogni ambito della nostra vita e sforzarci di crescere a sua immagine.

    Viviamo il nostro discepolato nelle nostre case, sul posto di lavoro, nelle scuole e nella comunità. Incorporiamo i principi del discepolato nella nostra genitorialità, nelle nostre relazioni e nell’investimento del nostro tempo, delle nostre competenze e delle nostre risorse. Ci sforziamo di essere un esempio vivente della nostra fede per le nostre famiglie, i nostri amici e i nostri vicini, per le persone con cui interagiamo durante la giornata e nelle nostre comunicazioni online.

    La vocazione di discepoli di Gesù è una chiamata a uno stile di vita completo. È una chiamata a riorganizzare le nostre priorità in modo che Dio occupi il primo posto nella nostra vita. Ciò non vuol dire che non avremo altre priorità, ma la nostra fedeltà va innanzitutto a Dio — al di sopra dei nostri desideri e della nostra volontà, dei nostri cari, dei nostri beni e persino della nostra stessa vita. Il discepolato cristiano non è facile da vivere — infatti, Gesù disse che «la via è stretta», ma «conduce alla vita» (Matteo 7:13–14). Richiede impegno, dedizione e il mettere Dio al centro della nostra vita, delle nostre decisioni e dei nostri rapporti.

    Nei Vangeli, Gesù sfidò i suoi seguaci a rinunciare alla propria vita per amor suo e a seguirlo. Nel Vangelo di Matteo, disse: «Se uno vuole venire dietro a me, rinunci a se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà» (Matteo 16:24–25).

    Rinunciare a noi stessi può essere inteso come il mettere da parte i nostri desideri, le nostre ambizioni e i nostri obiettivi personali e scegliere di cercare Dio per ricevere la sua guida nella nostra vita e perseguire la sua volontà piuttosto che la nostra. Ciò non significa che il Signore non ci guiderà mai a conseguire le nostre ambizioni e i nostri obiettivi personali. Se cerchiamo la volontà di Dio e desideriamo compiacerlo, è molto probabile che la sua volontà e i nostri desideri siano in armonia (Salmi 37:4). Tuttavia, se le indicazioni di Dio non coincidono con la direzione verso cui ci stavamo orientando, come suoi discepoli saremo disposti a «rinunciare a noi stessi» per seguirlo.

    Gesù ci ha dato la chiave per poter vivere il nostro impegno nel discepolato, a partire dalla nostra rinascita spirituale attraverso la salvezza. «Se uno è in Cristo, è una nuova creatura: le cose vecchie sono passate; ecco, sono diventate nuove. Sono stato crocifisso con Cristo. Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» (2 Corinzi 5:17; Galati 2:20).

    La capacità e la grazia di vivere la vita di un discepolo non derivano solo dal nostro desiderio di obbedire ai comandamenti di Dio e dai nostri sforzi di vivere in modo devoto, ma dalla potenza di Dio attraverso «Cristo in noi» (Colossesi 1:27) e dalla presenza dello Spirito Santo (Giovanni 14:15–17). «Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone che Dio ha predisposto perché noi le praticassimo» (Efesini 2:10).

    Cristo in noi

    Ogni nuova mattina possiamo aspettarci che il Signore Gesù Cristo si manifesti attraverso di noi quel giorno e realizzi qualche aspetto della sua opera, che riusciamo a riconoscere le sue azioni o no. È il nostro privilegio, è la nostra responsabilità.

    Il fatto che Cristo viva in noi ci dà forza. Non possiamo vivere efficacemente con nessun’altra forza se non quella che deriva dalla vita di Gesù Cristo, poiché Lui disse: «Senza di me non potete fare nulla» (Giovanni 15:5). Il fatto di essere in Cristo ci dà uno scopo. Non è una forza che ci permette di vivere per noi stessi, ma che ci mette in grado di realizzare i piani di Cristo. […]

    Il fatto che Cristo sia in noi ci offre delle risorse. Tutto ciò di cui potremmo aver bisogno è nostro nel Signore Gesù Cristo. E il fatto di essere in Cristo ci dà delle responsabilità. Come parte del suo corpo, la questione più importante che io devo affrontare è: «Cosa vuole che io faccia?»

    Il fatto che Cristo sia in noi è dinamico. Essere in Cristo è impegnativo. Se Lui ha qualcosa da fare, ha il diritto di usarci come mezzo per farlo. Se c’è un «eunuco etiope» sulla strada del deserto, Lui ha il diritto di dirti di lasciare la tua Samaria e andare a incontrarlo (Atti 8:26–40). Ma per ogni richiesta che ci fa, Lui fornisce la dinamica del suo Spirito dentro di noi per realizzarla.

    Questa è la vita cristiana. Dopo aver affrontato il nostro insuccesso nel manifestare la sua somiglianza e immagine nel mondo, ci avviciniamo alla Croce per essere perdonati, lo Spirito Santo viene a vivere in noi e veniamo incorporati in Cristo, diventando mezzi per manifestare la sua vita e il suo obiettivo. Il mondo ha un bisogno disperato di saperlo, ma non avrà alcun motivo per crederci finché non vedrà la vita e il carattere di Gesù Cristo vissuti nella tua vita e nella mia. Questo è lo scopo che Dio ha per te! —Charles Price2

    Unirsi alla missione del suo Regno

    Dio ti ha invitato a unirti a Lui per cambiare il mondo. Dio ha un sogno per questo mondo che Gesù ha chiamato il Regno di Dio. Dio ti ha creato per svolgere un ruolo importante nella sua visione del Regno. Non troverai mai il tuo scopo più profondo nella vita finché non troverai il tuo posto nella realizzazione del Regno di Dio.

    Non devi essere un genio per cambiare il mondo, né ricco, né influente, né un gigante spirituale. Quel che devi fare è dire di sì all’invito. Devi essere disponibile e disposto a farti usare, e forse dovrai pagare il prezzo che il seguire Gesù comporta, perché cambiare il mondo e seguire Gesù non è facile e non è a buon mercato. Bisognerà fare dei sacrifici: ce ne sono sempre.

    La nostra fede cristiana non è solo un modo per ricevere il perdono dei nostri peccati e poter entrare nella vita eterna, eppure lo è. Non è solo un sistema di giuste convinzioni sulla verità ultima e sull’ordine delle cose, sebbene lo sia. Né è solo un modo per ricevere conforto da Dio nei momenti difficili o un utile codice di condotta su come vivere una vita buona e produttiva, sebbene sia anche questo. Fondamentalmente, la fede cristiana è la vocazione di […] seguire il nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo e partecipare alla grande missione di Cristo nel nostro mondo. […] Solo allora diventeremo persone complete, persone che vivono secondo il disegno divino più profondo per la nostra vita. —Richard Stearns3

    Conclusione: il progetto per la vita

    Come abbiamo visto nel corso di questa serie sul discepolato, la Bibbia ci insegna qual è il rapporto che Dio desidera avere con noi e come vivere in modo da piacergli. Diventare sempre più simili a Cristo ed essere trasformati a sua immagine è il fondamento per vivere una vita devota e fruttuosa in armonia con Dio e con gli altri, che produce il frutto del suo Spirito nella nostra vita e in quella degli altri (Galati 5:22–23). È nella Bibbia che apprendiamo le verità rivelate da Dio su cui possiamo modellare la nostra esistenza.

    Nella Parola di Dio troviamo i principi biblici che fungono da bussola per la nostra vita e ci aiutano ad affrontare le sfide della vita quotidiana e ad essere testimoni efficaci di Cristo. La sua Parola trasmette principi che ci guidano nelle nostre interazioni con gli altri e nel nostro processo decisionale, aiutandoci a discernere la differenza tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Questi principi spirituali stabiliscono un modello per il nostro standard morale, la nostra etica, il nostro atteggiamento nei confronti della vita, dell’amore, del mondo, dell’ambiente e dei rapporti con gli altri. Sebbene non tratti specificamente ogni possibile situazione che potremmo affrontare, la Bibbia fornisce i principi necessari per affrontare le complessità della vita in un modo gradito a Dio.

    La sua Parola ci insegna a vivere il nostro discepolato amando e servendo gli altri. Il nostro amore per Gesù ci spinge a servire gli altri in suo nome. Ci motiva a essere suoi ambasciatori in qualunque situazione ci troviamo. Ci spinge ad aiutare chi è nel bisogno e a offrire speranza e conforto a chi ne è privo. Possiamo essere le sue mani per aiutare e toccare, la sua bocca per proclamare la verità della sua Parola e infondere incoraggiamento e speranza, i suoi occhi per trasmettere compassione, i suoi piedi per camminare al fianco di un’anima affaticata e le sue braccia per aiutare a portare il loro pesante fardello. Così facendo, le nostre vite lo glorificheranno e saranno di benedizione per gli altri, come evidenziano gli articoli che seguono.

    Una vita bellissima

    Quando la vita di un seguace di Gesù viene condotta come l’intendeva Lui, diventa una cosa di rara bellezza. Essere cristiani e avere un rapporto con Dio dovrebbe permeare le nostre esperienze quotidiane, integrarsi nelle nostre decisioni e colorare il modo in cui percepiamo noi stessi, gli altri e questa vita. Le innumerevoli espressioni dell’amore di Dio condivise con gli altri nel corso della vita di un cristiano possono a volte sembrare insignificanti in sé, tuttavia Dio le vede nella totalità di una vita che rende gloria a Lui ed esulta nella loro bellezza.

    Più siamo decisi a rafforzare il nostro cammino con Gesù e desideriamo mantenere una connessione spirituale con Lui, più Lui potrà manifestare il suo Spirito attraverso di noi. Siamo la sua opera. Quando gli consentiamo di mescolare le diverse sfumature di colore del suo amore e della sua misericordia e di sviluppare la bellezza che desiderava avessimo, diventiamo il suo capolavoro che ispirerà la vita di molti. Accettiamo di tutto cuore il dono inestimabile della sua presenza nella nostra vita. E mentre coltiviamo la bellezza accattivante dell’amore di Dio in tutto ciò che facciamo e diciamo, altri saranno attirati a Lui attraverso di noi. —Maria Fontaine

    Il profumo di Cristo

    L’apostolo Paolo scrisse che la Chiesa è il profumo di Cristo per il mondo: «Noi siamo infatti dinanzi a Dio il profumo di Cristo fra quelli che si salvano e fra quelli che si perdono» (2 Corinzi 2:15). Con questo intendeva dire che ogni credente e ogni comunità di credenti stabilisce una presenza di Cristo nel mondo che è palpabile per i non credenti. […]

    Ma cos’è questa fragranza? Come dovremmo aspettarci che gli altri sentano la presenza di Gesù in noi? Principalmente in due modi: la verità del Vangelo e l’amore di Gesù Cristo. La verità divina parla a ogni aspetto della vita umana. Con la verità della sua Parola, nelle mani del suo Spirito, Cristo rende nuove tutte le cose nella nostra vita (Apocalisse 21:5). Ciò significa che, in ogni ambito della nostra esistenza — tutte le nostre relazioni, i nostri ruoli e le nostre responsabilità — noi cristiani mostriamo una novità che non si conforma allo spirito del mondo, ma allo Spirito Santo di Cristo. La nostra conversazione sarà diversa: non sarà piena di lamentele e critiche, banalità e frivolezza, ma le nostre parole saranno sempre gentili ed edificanti, rispettose delle persone con cui parliamo (Colossesi 4:6; Efesini 4:29).

    Lo stesso vale per il modo in cui svolgiamo il nostro lavoro, educhiamo i nostri figli, partecipiamo alla cultura del nostro tempo e ci comportiamo con dignità e grazia. Siamo nuove creature in Gesù Cristo e, pertanto, sotto molti aspetti, fuori ritmo con la cultura che ci circonda. Ma vivendo la verità in ogni aspetto della nostra vita, facciamo risplendere la luce di Gesù e diffondiamo la fragranza della sua visione del mondo in ogni angolo della nostra esistenza.

    I credenti devono impegnarsi a fondo per essere la fragranza di Gesù. Immergendoci nella Parola di Dio e vivendo con un atteggiamento di preghiera, […] possiamo iniziare a diffondere il profumo del Re Gesù in più aspetti e ambiti della nostra vita quotidiana. Decidiamo, allora, di essere quella fragranza di verità e amore e scopriremo che il vento dello Spirito di Dio ci accompagnerà ovunque andremo, dando l’aroma di Gesù a tutti, e anche a Dio. —T. M. Moore4

    Gesù ci ha affidato la responsabilità di trasmettere il suo amore personale, incondizionato e totale ai nostri simili, a quelli che condividono il pianeta con noi oggi. Il mandato che ha dato ai suoi discepoli è di portare il Vangelo in tutto il mondo. In qualunque luogo il Signore ti abbia chiamato, quello è il tuo campo di missione e tu sei esortato a servire e a raggiungere le persone che Lui pone sul tuo cammino. Ognuno di noi ha qualche opportunità, qualche rete sociale, qualche ambiente in cui può condividere il suo amore e la sua verità con gli altri, rafforzando la fede, la speranza e il cuore delle persone.

    Il Signore benedica il tuo percorso di discepolato e il servizio che svolgi per Lui, insieme alla testimonianza che dai agli altri, così che tu possa essere il sale della terra e la luce del mondo, come Lui ci ha detto di essere (Matteo 5:13–14). Gesù disse: «Risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli» (Matteo 5:16). In questo modo, vivremo una vita di discepolato che glorifica Dio (1 Corinzi 10:31).

    Pensieri su cui meditare

    Il discepolato non è un programma o una circostanza; è uno stile di vita. Non è per un periodo limitato, ma per tutta la vita. Il discepolato […] è per tutti i credenti, per ogni giorno della loro vita. —Bill Hull

    Ogni credente che prende sul serio la propria vocazione di discepolo di Gesù si considererà un «inviato» ovunque si trovi e cercherà di mettersi all’opera in quel luogo. Questo potrebbe assumere la forma di «buon testimone» sul lavoro o di buon vicino per chi vive lì nei pressi, oppure potrebbe comportare il volontariato. —Michael Frost e Alan Hirsch

    Non lasciare che le parole di Gesù rimangano solo stampate nella tua Bibbia. Dai loro le ali, mettendole in pratica. Nella tua vita ci sono anime che hanno bisogno delle tue cure. Pensa a come potresti dimostrare interesse per il loro benessere, amandole e prendendoti cura di loro come già ami e ti prendi cura di te stesso. Quando lo farai, completerai la catena d’amore che è iniziata quando Dio ti ha amato per primo. —Karen Ehman

    Cosa dice la Bibbia

    «Colui che dimora in me, e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete fare nulla. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto, così sarete miei discepoli» (Giovanni 15:4–5; Giovanni 15:8).

    «Come dunque avete ricevuto Cristo Gesù, il Signore, così camminate in lui; radicati ed edificati in lui, saldi nella fede, come vi è stata insegnata, e abbondando nel ringraziamento» (Colossesi 2:6–7).

    «Ma voi, carissimi, edificando voi stessi sulla vostra santissima fede, pregando nello Spirito Santo, conservatevi nell’amore di Dio, aspettando la misericordia del Signore nostro Gesù Cristo, in vista della vita eterna» (Giuda 1:20–21).

    Una preghiera per il discepolato quotidiano

    Padre celeste, grazie per avermi salvato, chiamato e dato uno scopo. Tu sei così buono e la tua grazia mi basta. Ti chiedo di purificare il mio cuore dal peccato e di liberare la mia mente dalle distrazioni che oggi cercano di allontanarmi dalla comunione con te. Aiutami a vivere in Cristo, a imparare da Lui e ad affidarmi a Lui, per poter vivere per Lui e condurre altri a Lui. Tu sei degno di tutta la mia devozione e la mia lode. Rendimi un discepolo fedele e prolifico che ti porta gloria ogni giorno. Nel nome potente e incomparabile di Cristo, mio Re, amen. 5


    1 Scott Montrose, “La vita ci corregge”, Contatto, gennaio 2021, https://activated-europe.com/it/articolo/la-vita-ci-corregge//

    2 Charles Price, Christ for Real: How to Grow into Christ’s Likeness (Kregel Publications, 2011).

    3 Richard Stearns, Unfinished: Believing Is Only the Beginning (Thomas Nelson, 2013).

    4 T. M. Moore, “The Fragrance of Truth and Love”, 29 gennaio 2010.

    5 Annie McGuire, “What is a disciple of Christ?” Daily His Disciple, 11 gennaio 2022, https://dailyhisdisciple.com/2022/01/11/what-is-a-disciple-of-christ/.


    Pubblicato originariamente in inglese il 9 giugno 2026.

  • Giu 23 La vita di un discepolo parte 11: condividere le nostre risorse
  • Giu 9 La vita di un discepolo, parte 10: la nostra vita lavorativa
  • Mag 12 La vita di un discepolo, parte 8: fare discepoli
  • Apr 28 1 Corinzi: capitolo 15 (versetti 37-58)
  • Apr 21 La vita di un discepolo, parte 8: Comunicare la nostra fede
  • Apr 7 1 Corinzi, capitolo 15 (versetti 20-36)
  • Mar 24 La vita di un discepolo, parte 7: servire Dio servendo gli altri
  • Mar 10 1 Corinzi: capitolo 15 (versetti 1-19)
  • Feb 24 La vita di un discepolo, parte 6: Amore per gli altri
   

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