L’Ancora

Devozioni in formato semplice

  • Dio costruisce dopo aver spezzato

    Il tesoro

    [God’s Makings Through Breakings]

    Per quelli di noi che conoscono e amano Gesù, l’intera esperienza di questa vita è come una grande lezione, Il Signore è il nostro insegnante e vuole insegnare a ognuno di noi chi è Lui e cosa sono il suo amore, la salvezza e il servizio dedicato a Lui. Vuole aiutarci a crescere nella fede e nella sua Parola e a trasformarci nella sua immagine (2 Corinzi 3:18).

    Dio sa che nessuno di noi sarà mai in grado di compiere davvero la sua volontà nelle proprie forze, senza di Lui. Anzi, Gesù ha detto: «Senza di Me non potete fare nulla» (Giovanni 15:5). La Bibbia, però, dice anche che «possiamo ogni cosa in Cristo» (Filippesi 4:13). Se abbandoneremo il nostro cuore e la nostra vita al Signore e saremo disposti a diventare ciò che Dio potrebbe volere che diventiamo – non quello che siamo ma ciò che Dio vuole che diventiamo – allora potrà usarci per la sua gloria.

    Naturalmente, mettere il Signore al primo posto nella nostra vita e sottometterci a Lui non è una cosa che si impara da un giorno all’altro. Ci vuole tempo, ci vogliono rotture, ci vogliono lezioni ed esperienze che ci fanno avvicinare a Lui.

    Nella Bibbia c’è una lista quasi interminabile di tutte le persone che Dio dovette umiliare prima di poterle usare, di tutti i leader che Dio dovette portare giù in basso prima di poterli davvero usare, perché altrimenti si sarebbero presi tutto il merito e non avrebbero reso gloria a Dio.

    Prendete la vita di Giuseppe, per esempio. Dei dodici figli di Giacobbe, lui era il preferito. I suoi fratelli più grandi alla fine divennero così gelosi di lui che quasi lo uccisero; lo gettarono in una fossa e poi lo vendettero come schiavo. Ma è quello che il Signore usò per renderlo umile e prepararlo a realizzare lo scopo che aveva in mente per lui. Giuseppe dovette diventare uno schiavo e un carcerato, dovette essere condannato come un criminale prima che Dio potesse innalzarlo e trasformarlo nel salvatore del suo popolo in un periodo di carestia (Genesi 37-41).

    Un altro esempio è Mosè. Per quarant’anni fu preparato alla corte del faraone e giunse ad avere il secondo posto per importanza nel potente impero mondiale dell’antico Egitto.  La Bibbia dice che fu «istruito in tutta la sapienza degli Egiziani» (Atti 7:22), ma Dio non poteva ancora usarlo per portare il suo popolo alla libertà, perché era pieno delle vie del mondo e non di quelle di Dio. Mosè dovette essere rotto, prima. Dio permise che diventasse un fuggiasco, così che dovette passare quarant’anni nelle steppe a custodire pecore, prima di esser abbastanza umile perché Dio lo potesse usare per il grande compito a cui lo aveva destinato (Vedi Esodo 2-3).

    Pensate poi al re Davide, il re più grande che Israele abbia mai avuto. Quando si innamorò di Bathsceba, fece uccidere suo marito in battaglia e poi cercò di mentire e nascondere il suo crimine, Dio dovette smascherarlo, umiliarlo e castigarlo severamente. In seguito fu anche tradito e scacciato dal trono dal suo stesso figlio Assalonne. (Vedi 2 Samuele 11, 12 e 15).

    Ma in realtà, quella di Davide fu una caduta verso il basso o piuttosto verso l’alto? A volte, anzi spesso, la via di Dio per portarci in alto è verso il basso. Davide fu umiliato, l’intero regno fu umiliato e a tutti fu ricordato che era solo il Signore a renderli grandi. Da quello spremere e torcere della vita di Davide uscirono il dolce miele dei salmi e la fragranza delle sue lodi al Signore per la sua misericordia.

    Il coraggioso e poderoso profeta Elia riuscì a far scendere il fuoco dal cielo per confondere i falsi profeti di Baal e dimostrare la potenza di Dio (1 Re 18), ma in seguito si fece prendere dal panico e scappò via da una donna, la malvagia regina Jezebel. Nascosto nel deserto, era così scoraggiato che desiderò perfino la morte. Ma nel momento della disperazione, questo profeta di fuoco e tuoni divenne un uomo mansueto che imparò ad ascoltare il dolce sussurro di Dio (1 Re 19:11-12). Divenne poi uno strumento molto migliore e più umile nelle mani del Signore, un profeta che tornò senza paura ad affrontare non solo la regina, ma il re e tutti i loro soldati.

    Anche l’apostolo Pietro è un altro esempio di come Dio costruisce dopo aver spezzato. Giurò a Gesù: «Signore, io sono pronto ad andare con te tanto in prigione che alla morte» (Luca 22:33), ma solo poche ore dopo, quando Gesù fu arrestato dalle guardie del tempio e trascinato davanti al tribunale religioso ebraico, alcune persone all’esterno dell’edificio riconobbero Pietro e lo additarono come un amico di Gesù, Pietro negò energicamente di conoscere il Signore, imprecando e giurando di non avere idea di cosa stessero parlando (Marco 14:66-71).

    Quando rinnegò il Signore per la terza volta, Gesù, mentre veniva portato dai suoi carcerieri in un’altra parte dell’edificio, si voltò e fissò Pietro, che a quel punto si ricordò di aver giurato che non l’avrebbe mai rinnegato. La Bibbia ci dice che poi Pietro «uscì fuori e pianse amaramente» (Luca 22:62). Quella fu forse la fine del servizio di Pietro per il Signore? No! Fu poco dopo questa sconfitta umiliante, questo grande fallimento, che il Signore usò Pietro perché diventasse il leader della prima chiesa.

    Oppure pensate all’apostolo Paolo. Era uno zelante fariseo ebreo e si era preso personalmente la briga di mettere fine alla rapida crescita della setta dei seguaci di Gesù di Nazareth. Mentre viaggiava a cavallo verso Damasco, dove intendeva catturare, imprigionare e giustiziare quanti più cristiani potesse, Dio lo buttò letteralmente giù dal cavallo e lo accecò con la luce brillante della sua presenza. Tremante, indifeso e cieco, dovette essere portato per mano in città, dove rimase così sbigottito da non riuscire a mangiare né bere per tre giorni! Poi un discepolo del Signore venne a dargli il messaggio di Dio e a pregare per i suoi occhi. Saulo si convertì e divenne il grande apostolo Paolo. Dio, però, dovette umiliarlo, spezzarlo e trasformarlo in un uomo nuovo prima di poterlo usare. (Vedi Atti 9.)

    Quindi, anche se non sempre capisci perché stai affrontando prove, difficoltà, avversità e rotture, ricorda: Dio sa quel che fa. Sa tutti gli scopi e i motivi dietro a ogni prova, difficoltà o avversità che affrontiamo. Promette che «tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno» (Romani 8:28). Non lascerà che niente accada a te, suo figlio, se non quello che in qualche modo concorrerà al tuo bene. Naturalmente, spesso pensiamo che succedano molte cose che non sembrano poi così buone, ma prima o poi (in questa vita o nella prossima) scoprirai che in qualche modo hanno cooperato al tuo bene.

    Scoprirai che Dio ottiene alcune delle sue vittorie più grandi da quelle che sembrano sconfitte. Vittorie di sottomissione, rottura, umiltà e completa dipendenza da Lui, che devi avere, se dovrai diventare tutto ciò che Dio vuole che tu sia. Fatti animo con questi esempi della Bibbia e non ti sentirai scoraggiato quando le cose sembreranno andare male e le tue speranze verranno deluse.

    Tutti quelli che sono stati usati dal Signore prima sono stati spezzati, umiliati e portati praticamente al limite. Altrimenti, sarebbero stati troppo sicuri di sé, della loro saggezza e delle loro capacità naturali e avrebbero avuto la tentazione di prendersi tutta la gloria, se Dio li avesse usati. Per questo Lui sceglie di usare le cose deboli e folli «affinché nessuno si glori alla sua presenza» (1 Corinzi 1:25-29).

    Dio non vede sempre le cose come le vediamo noi, «poiché i suoi pensieri non sono i nostri pensieri né le sue vie le nostre vie» (Isaia 55:8-9) e non ci giudica né ci ricompensa secondo i nostri successi o insuccessi, ma secondo la nostra fedeltà. Un giorno, in cielo, a quelli che sono fedeli a Lui dirà: «Va bene, servo buono e fedele» (Matteo 25:21). Non dirà “servo fallito” o “servo di successo”, ma dirà “servo fedele”.

    Così, sopra ogni cosa, rimani fedele a Gesù! E ricorda: le tue apparenti sconfitte possono diventare vittorie per il Signore, se ti umilierai e imparerai le lezioni che cerca di insegnarti, come fecero questi uomini della Bibbia. «Tutte queste cose avvennero loro come esempio, e sono scritte per nostro avvertimento, per noi, che ci troviamo alla fine delle età» (1 Corinzi 10:11).

    Da un articolo in Il tesoro, pubblicato dalla Famiglia Internazionale nel 1987.
    Adattato e ripubblicato sull’Ancora in inglese il 24 agosto 2023.

  • Ott 22 Servire gli altri
  • Ott 21 Una grande pace
  • Ott 19 Più simili a Gesù (parte 2)
  • Ott 16 Il valore del farsi vedere al momento giusto
  • Ott 14 Amore per l’eternità
  • Ott 13 Possiamo imparare dagli errori
  • Ott 12 Più simili a Gesù — parte 1
  • Ott 10 La venuta del Figlio dell’Uomo
  • Ott 9 Tutte le cose che fate, fatele con amore
   

L’Angolo dei Direttori

Studi biblici e articoli che edificano la fede

  • La vita di un discepolo, parte 12: discepolato quotidiano

    [The Life of Discipleship, Part 12: Everyday Discipleship]

    Il discepolato è un percorso che dura tutta la vita e richiede perseveranza, determinazione, convinzione, l’amore di Dio e la forza dello Spirito Santo. Il defunto reverendo Billy Graham una volta disse: «Il cammino del cristiano nella vita non è uno sprint ma una maratona. […] Il discepolato è un impegno che dura tutta la vita, giorno dopo giorno». Il processo di crescita nel nostro discepolato e di trasformazione a immagine di Cristo è un compito che dura tutta la vita. Come qualcuno ha detto:

    Siamo creati come bozze che devono passare per un processo di correzione. Dio opera per trasformarci passo per passo in un articolo finito che varrà la pena di leggere. Il nostro essere è ripetutamente trasformato dalle scelte e dalle decisioni che prendiamo; i punti superficiali e superflui vengono eliminati grazie alle esperienze difficili della vita e noi veniamo rifiniti e levigati […] nelle mani del Grande Correttore. —Scott Montrose1

    Il nostro discepolato deve comprendere ogni aspetto della nostra vita, compreso il nostro rapporto con Dio e il nostro cammino quotidiano con Lui, nonché il nostro amore per gli altri, che include ogni persona che incontriamo nel corso della giornata. Il nostro discepolato comprende il compito di ambasciatori di Cristo e la condivisione della buona novella con le persone che Lui pone sul nostro cammino, oltre che essere un riflesso vivente dell’amore di Cristo in ogni ambito della nostra vita e sforzarci di crescere a sua immagine.

    Viviamo il nostro discepolato nelle nostre case, sul posto di lavoro, nelle scuole e nella comunità. Incorporiamo i principi del discepolato nella nostra genitorialità, nelle nostre relazioni e nell’investimento del nostro tempo, delle nostre competenze e delle nostre risorse. Ci sforziamo di essere un esempio vivente della nostra fede per le nostre famiglie, i nostri amici e i nostri vicini, per le persone con cui interagiamo durante la giornata e nelle nostre comunicazioni online.

    La vocazione di discepoli di Gesù è una chiamata a uno stile di vita completo. È una chiamata a riorganizzare le nostre priorità in modo che Dio occupi il primo posto nella nostra vita. Ciò non vuol dire che non avremo altre priorità, ma la nostra fedeltà va innanzitutto a Dio — al di sopra dei nostri desideri e della nostra volontà, dei nostri cari, dei nostri beni e persino della nostra stessa vita. Il discepolato cristiano non è facile da vivere — infatti, Gesù disse che «la via è stretta», ma «conduce alla vita» (Matteo 7:13–14). Richiede impegno, dedizione e il mettere Dio al centro della nostra vita, delle nostre decisioni e dei nostri rapporti.

    Nei Vangeli, Gesù sfidò i suoi seguaci a rinunciare alla propria vita per amor suo e a seguirlo. Nel Vangelo di Matteo, disse: «Se uno vuole venire dietro a me, rinunci a se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà» (Matteo 16:24–25).

    Rinunciare a noi stessi può essere inteso come il mettere da parte i nostri desideri, le nostre ambizioni e i nostri obiettivi personali e scegliere di cercare Dio per ricevere la sua guida nella nostra vita e perseguire la sua volontà piuttosto che la nostra. Ciò non significa che il Signore non ci guiderà mai a conseguire le nostre ambizioni e i nostri obiettivi personali. Se cerchiamo la volontà di Dio e desideriamo compiacerlo, è molto probabile che la sua volontà e i nostri desideri siano in armonia (Salmi 37:4). Tuttavia, se le indicazioni di Dio non coincidono con la direzione verso cui ci stavamo orientando, come suoi discepoli saremo disposti a «rinunciare a noi stessi» per seguirlo.

    Gesù ci ha dato la chiave per poter vivere il nostro impegno nel discepolato, a partire dalla nostra rinascita spirituale attraverso la salvezza. «Se uno è in Cristo, è una nuova creatura: le cose vecchie sono passate; ecco, sono diventate nuove. Sono stato crocifisso con Cristo. Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» (2 Corinzi 5:17; Galati 2:20).

    La capacità e la grazia di vivere la vita di un discepolo non derivano solo dal nostro desiderio di obbedire ai comandamenti di Dio e dai nostri sforzi di vivere in modo devoto, ma dalla potenza di Dio attraverso «Cristo in noi» (Colossesi 1:27) e dalla presenza dello Spirito Santo (Giovanni 14:15–17). «Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone che Dio ha predisposto perché noi le praticassimo» (Efesini 2:10).

    Cristo in noi

    Ogni nuova mattina possiamo aspettarci che il Signore Gesù Cristo si manifesti attraverso di noi quel giorno e realizzi qualche aspetto della sua opera, che riusciamo a riconoscere le sue azioni o no. È il nostro privilegio, è la nostra responsabilità.

    Il fatto che Cristo viva in noi ci dà forza. Non possiamo vivere efficacemente con nessun’altra forza se non quella che deriva dalla vita di Gesù Cristo, poiché Lui disse: «Senza di me non potete fare nulla» (Giovanni 15:5). Il fatto di essere in Cristo ci dà uno scopo. Non è una forza che ci permette di vivere per noi stessi, ma che ci mette in grado di realizzare i piani di Cristo. […]

    Il fatto che Cristo sia in noi ci offre delle risorse. Tutto ciò di cui potremmo aver bisogno è nostro nel Signore Gesù Cristo. E il fatto di essere in Cristo ci dà delle responsabilità. Come parte del suo corpo, la questione più importante che io devo affrontare è: «Cosa vuole che io faccia?»

    Il fatto che Cristo sia in noi è dinamico. Essere in Cristo è impegnativo. Se Lui ha qualcosa da fare, ha il diritto di usarci come mezzo per farlo. Se c’è un «eunuco etiope» sulla strada del deserto, Lui ha il diritto di dirti di lasciare la tua Samaria e andare a incontrarlo (Atti 8:26–40). Ma per ogni richiesta che ci fa, Lui fornisce la dinamica del suo Spirito dentro di noi per realizzarla.

    Questa è la vita cristiana. Dopo aver affrontato il nostro insuccesso nel manifestare la sua somiglianza e immagine nel mondo, ci avviciniamo alla Croce per essere perdonati, lo Spirito Santo viene a vivere in noi e veniamo incorporati in Cristo, diventando mezzi per manifestare la sua vita e il suo obiettivo. Il mondo ha un bisogno disperato di saperlo, ma non avrà alcun motivo per crederci finché non vedrà la vita e il carattere di Gesù Cristo vissuti nella tua vita e nella mia. Questo è lo scopo che Dio ha per te! —Charles Price2

    Unirsi alla missione del suo Regno

    Dio ti ha invitato a unirti a Lui per cambiare il mondo. Dio ha un sogno per questo mondo che Gesù ha chiamato il Regno di Dio. Dio ti ha creato per svolgere un ruolo importante nella sua visione del Regno. Non troverai mai il tuo scopo più profondo nella vita finché non troverai il tuo posto nella realizzazione del Regno di Dio.

    Non devi essere un genio per cambiare il mondo, né ricco, né influente, né un gigante spirituale. Quel che devi fare è dire di sì all’invito. Devi essere disponibile e disposto a farti usare, e forse dovrai pagare il prezzo che il seguire Gesù comporta, perché cambiare il mondo e seguire Gesù non è facile e non è a buon mercato. Bisognerà fare dei sacrifici: ce ne sono sempre.

    La nostra fede cristiana non è solo un modo per ricevere il perdono dei nostri peccati e poter entrare nella vita eterna, eppure lo è. Non è solo un sistema di giuste convinzioni sulla verità ultima e sull’ordine delle cose, sebbene lo sia. Né è solo un modo per ricevere conforto da Dio nei momenti difficili o un utile codice di condotta su come vivere una vita buona e produttiva, sebbene sia anche questo. Fondamentalmente, la fede cristiana è la vocazione di […] seguire il nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo e partecipare alla grande missione di Cristo nel nostro mondo. […] Solo allora diventeremo persone complete, persone che vivono secondo il disegno divino più profondo per la nostra vita. —Richard Stearns3

    Conclusione: il progetto per la vita

    Come abbiamo visto nel corso di questa serie sul discepolato, la Bibbia ci insegna qual è il rapporto che Dio desidera avere con noi e come vivere in modo da piacergli. Diventare sempre più simili a Cristo ed essere trasformati a sua immagine è il fondamento per vivere una vita devota e fruttuosa in armonia con Dio e con gli altri, che produce il frutto del suo Spirito nella nostra vita e in quella degli altri (Galati 5:22–23). È nella Bibbia che apprendiamo le verità rivelate da Dio su cui possiamo modellare la nostra esistenza.

    Nella Parola di Dio troviamo i principi biblici che fungono da bussola per la nostra vita e ci aiutano ad affrontare le sfide della vita quotidiana e ad essere testimoni efficaci di Cristo. La sua Parola trasmette principi che ci guidano nelle nostre interazioni con gli altri e nel nostro processo decisionale, aiutandoci a discernere la differenza tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Questi principi spirituali stabiliscono un modello per il nostro standard morale, la nostra etica, il nostro atteggiamento nei confronti della vita, dell’amore, del mondo, dell’ambiente e dei rapporti con gli altri. Sebbene non tratti specificamente ogni possibile situazione che potremmo affrontare, la Bibbia fornisce i principi necessari per affrontare le complessità della vita in un modo gradito a Dio.

    La sua Parola ci insegna a vivere il nostro discepolato amando e servendo gli altri. Il nostro amore per Gesù ci spinge a servire gli altri in suo nome. Ci motiva a essere suoi ambasciatori in qualunque situazione ci troviamo. Ci spinge ad aiutare chi è nel bisogno e a offrire speranza e conforto a chi ne è privo. Possiamo essere le sue mani per aiutare e toccare, la sua bocca per proclamare la verità della sua Parola e infondere incoraggiamento e speranza, i suoi occhi per trasmettere compassione, i suoi piedi per camminare al fianco di un’anima affaticata e le sue braccia per aiutare a portare il loro pesante fardello. Così facendo, le nostre vite lo glorificheranno e saranno di benedizione per gli altri, come evidenziano gli articoli che seguono.

    Una vita bellissima

    Quando la vita di un seguace di Gesù viene condotta come l’intendeva Lui, diventa una cosa di rara bellezza. Essere cristiani e avere un rapporto con Dio dovrebbe permeare le nostre esperienze quotidiane, integrarsi nelle nostre decisioni e colorare il modo in cui percepiamo noi stessi, gli altri e questa vita. Le innumerevoli espressioni dell’amore di Dio condivise con gli altri nel corso della vita di un cristiano possono a volte sembrare insignificanti in sé, tuttavia Dio le vede nella totalità di una vita che rende gloria a Lui ed esulta nella loro bellezza.

    Più siamo decisi a rafforzare il nostro cammino con Gesù e desideriamo mantenere una connessione spirituale con Lui, più Lui potrà manifestare il suo Spirito attraverso di noi. Siamo la sua opera. Quando gli consentiamo di mescolare le diverse sfumature di colore del suo amore e della sua misericordia e di sviluppare la bellezza che desiderava avessimo, diventiamo il suo capolavoro che ispirerà la vita di molti. Accettiamo di tutto cuore il dono inestimabile della sua presenza nella nostra vita. E mentre coltiviamo la bellezza accattivante dell’amore di Dio in tutto ciò che facciamo e diciamo, altri saranno attirati a Lui attraverso di noi. —Maria Fontaine

    Il profumo di Cristo

    L’apostolo Paolo scrisse che la Chiesa è il profumo di Cristo per il mondo: «Noi siamo infatti dinanzi a Dio il profumo di Cristo fra quelli che si salvano e fra quelli che si perdono» (2 Corinzi 2:15). Con questo intendeva dire che ogni credente e ogni comunità di credenti stabilisce una presenza di Cristo nel mondo che è palpabile per i non credenti. […]

    Ma cos’è questa fragranza? Come dovremmo aspettarci che gli altri sentano la presenza di Gesù in noi? Principalmente in due modi: la verità del Vangelo e l’amore di Gesù Cristo. La verità divina parla a ogni aspetto della vita umana. Con la verità della sua Parola, nelle mani del suo Spirito, Cristo rende nuove tutte le cose nella nostra vita (Apocalisse 21:5). Ciò significa che, in ogni ambito della nostra esistenza — tutte le nostre relazioni, i nostri ruoli e le nostre responsabilità — noi cristiani mostriamo una novità che non si conforma allo spirito del mondo, ma allo Spirito Santo di Cristo. La nostra conversazione sarà diversa: non sarà piena di lamentele e critiche, banalità e frivolezza, ma le nostre parole saranno sempre gentili ed edificanti, rispettose delle persone con cui parliamo (Colossesi 4:6; Efesini 4:29).

    Lo stesso vale per il modo in cui svolgiamo il nostro lavoro, educhiamo i nostri figli, partecipiamo alla cultura del nostro tempo e ci comportiamo con dignità e grazia. Siamo nuove creature in Gesù Cristo e, pertanto, sotto molti aspetti, fuori ritmo con la cultura che ci circonda. Ma vivendo la verità in ogni aspetto della nostra vita, facciamo risplendere la luce di Gesù e diffondiamo la fragranza della sua visione del mondo in ogni angolo della nostra esistenza.

    I credenti devono impegnarsi a fondo per essere la fragranza di Gesù. Immergendoci nella Parola di Dio e vivendo con un atteggiamento di preghiera, […] possiamo iniziare a diffondere il profumo del Re Gesù in più aspetti e ambiti della nostra vita quotidiana. Decidiamo, allora, di essere quella fragranza di verità e amore e scopriremo che il vento dello Spirito di Dio ci accompagnerà ovunque andremo, dando l’aroma di Gesù a tutti, e anche a Dio. —T. M. Moore4

    Gesù ci ha affidato la responsabilità di trasmettere il suo amore personale, incondizionato e totale ai nostri simili, a quelli che condividono il pianeta con noi oggi. Il mandato che ha dato ai suoi discepoli è di portare il Vangelo in tutto il mondo. In qualunque luogo il Signore ti abbia chiamato, quello è il tuo campo di missione e tu sei esortato a servire e a raggiungere le persone che Lui pone sul tuo cammino. Ognuno di noi ha qualche opportunità, qualche rete sociale, qualche ambiente in cui può condividere il suo amore e la sua verità con gli altri, rafforzando la fede, la speranza e il cuore delle persone.

    Il Signore benedica il tuo percorso di discepolato e il servizio che svolgi per Lui, insieme alla testimonianza che dai agli altri, così che tu possa essere il sale della terra e la luce del mondo, come Lui ci ha detto di essere (Matteo 5:13–14). Gesù disse: «Risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli» (Matteo 5:16). In questo modo, vivremo una vita di discepolato che glorifica Dio (1 Corinzi 10:31).

    Pensieri su cui meditare

    Il discepolato non è un programma o una circostanza; è uno stile di vita. Non è per un periodo limitato, ma per tutta la vita. Il discepolato […] è per tutti i credenti, per ogni giorno della loro vita. —Bill Hull

    Ogni credente che prende sul serio la propria vocazione di discepolo di Gesù si considererà un «inviato» ovunque si trovi e cercherà di mettersi all’opera in quel luogo. Questo potrebbe assumere la forma di «buon testimone» sul lavoro o di buon vicino per chi vive lì nei pressi, oppure potrebbe comportare il volontariato. —Michael Frost e Alan Hirsch

    Non lasciare che le parole di Gesù rimangano solo stampate nella tua Bibbia. Dai loro le ali, mettendole in pratica. Nella tua vita ci sono anime che hanno bisogno delle tue cure. Pensa a come potresti dimostrare interesse per il loro benessere, amandole e prendendoti cura di loro come già ami e ti prendi cura di te stesso. Quando lo farai, completerai la catena d’amore che è iniziata quando Dio ti ha amato per primo. —Karen Ehman

    Cosa dice la Bibbia

    «Colui che dimora in me, e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete fare nulla. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto, così sarete miei discepoli» (Giovanni 15:4–5; Giovanni 15:8).

    «Come dunque avete ricevuto Cristo Gesù, il Signore, così camminate in lui; radicati ed edificati in lui, saldi nella fede, come vi è stata insegnata, e abbondando nel ringraziamento» (Colossesi 2:6–7).

    «Ma voi, carissimi, edificando voi stessi sulla vostra santissima fede, pregando nello Spirito Santo, conservatevi nell’amore di Dio, aspettando la misericordia del Signore nostro Gesù Cristo, in vista della vita eterna» (Giuda 1:20–21).

    Una preghiera per il discepolato quotidiano

    Padre celeste, grazie per avermi salvato, chiamato e dato uno scopo. Tu sei così buono e la tua grazia mi basta. Ti chiedo di purificare il mio cuore dal peccato e di liberare la mia mente dalle distrazioni che oggi cercano di allontanarmi dalla comunione con te. Aiutami a vivere in Cristo, a imparare da Lui e ad affidarmi a Lui, per poter vivere per Lui e condurre altri a Lui. Tu sei degno di tutta la mia devozione e la mia lode. Rendimi un discepolo fedele e prolifico che ti porta gloria ogni giorno. Nel nome potente e incomparabile di Cristo, mio Re, amen. 5


    1 Scott Montrose, “La vita ci corregge”, Contatto, gennaio 2021, https://activated-europe.com/it/articolo/la-vita-ci-corregge//

    2 Charles Price, Christ for Real: How to Grow into Christ’s Likeness (Kregel Publications, 2011).

    3 Richard Stearns, Unfinished: Believing Is Only the Beginning (Thomas Nelson, 2013).

    4 T. M. Moore, “The Fragrance of Truth and Love”, 29 gennaio 2010.

    5 Annie McGuire, “What is a disciple of Christ?” Daily His Disciple, 11 gennaio 2022, https://dailyhisdisciple.com/2022/01/11/what-is-a-disciple-of-christ/.


    Pubblicato originariamente in inglese il 9 giugno 2026.

  • Giu 23 La vita di un discepolo parte 11: condividere le nostre risorse
  • Giu 9 La vita di un discepolo, parte 10: la nostra vita lavorativa
  • Mag 12 La vita di un discepolo, parte 8: fare discepoli
  • Apr 28 1 Corinzi: capitolo 15 (versetti 37-58)
  • Apr 21 La vita di un discepolo, parte 8: Comunicare la nostra fede
  • Apr 7 1 Corinzi, capitolo 15 (versetti 20-36)
  • Mar 24 La vita di un discepolo, parte 7: servire Dio servendo gli altri
  • Mar 10 1 Corinzi: capitolo 15 (versetti 1-19)
  • Feb 24 La vita di un discepolo, parte 6: Amore per gli altri
   

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