L’Ancora

Devozioni in formato semplice

  • La virtù della pazienza

    Peter Amsterdam

    [The Virtue of Patience]

    Nel libro dell’Esodo leggiamo che quando Mosè era sul monte Sinai Dio gli rivelò alcuni aspetti del proprio carattere: «L’Eterno passò davanti a lui e gridò: «“L’Eterno, l’Eterno Dio, misericordioso e pietoso, lento all’ira, ricco in benignità e fedeltà”» (Esodo 34:4–6).

    Questa descrizione del carattere di Dio come lento all’ira, indica la sua pazienza. Nell’Antico Testamento leggiamo della sua pazienza con il popolo d’Israele, anche quando continuava a peccare contro Lui.

    «Il loro cuore non era sincero con lui e non erano fedeli al suo patto. Ma egli, che è pietoso, perdona l’iniquità e non distrugge il peccatore. Più volte trattenne la sua ira e non lasciò divampare tutto il suo sdegno» (Salmi 78:37–38).

    Dio rimase paziente nei secoli. «Per lungo tempo sono stato in silenzio, ho taciuto, mi sono contenuto» (Isaia 42:14).

    Gesù fece riferimento alla pazienza di suo Padre nella parabola dei vignaioli malvagi (Marco 12:1–11).  Ecco la storia: il proprietario di una vigna la affittò ad alcuni vignaioli che non gli diedero la sua parte della vendemmia. Quando mandò uno dei suoi servi a ritirarla, i vignaioli lo picchiarono e lo mandarono via a mani vuote. Quando ne mandò altri, i vignaioli ne picchiarono alcuni e ne uccisero altri. Alla fine, il padrone mandò suo figlio, ma i vignaioli uccisero anche lui. Gesù poi chiese ai suoi ascoltatori: «Che farà dunque il padrone della vigna? Verrà, sterminerà quei vignaioli e darà la vigna ad altri» (Marco 12:9). Con questa parabola Gesù pone l’accento sul fatto che suo Padre aveva mandato un profeta dopo l’altro per spingere Israele a pentirsi e infine aveva mandato suo Figlio. Tra le altre cose, Gesù sottolineava la pazienza di suo Padre.

    Anche gli autori del Nuovo Testamento fecero riferimento sia alla pazienza di Dio sia a quella di Gesù. Parlando della storia di Israele, Luca scrisse: «Ma ora, passando sopra ai tempi dell’ignoranza, Dio comanda a tutti gli uomini e dappertutto che si ravvedano» (Atti 17:30).

    L’apostolo Paolo scrisse: «Ma per questo mi è stata fatta misericordia, affinché Gesù Cristo dimostrasse in me, per primo, tutta la sua pazienza, e io servissi di esempio a quanti in seguito avrebbero creduto in lui per avere vita eterna (1 Timoteo 1:16).

    Nel libro dei Romani scrisse: «Che c’è da contestare se Dio, volendo manifestare la sua ira e far conoscere la sua potenza, ha sopportato con grande pazienza dei vasi d’ira preparati per la perdizione, e ciò per far conoscere la ricchezza della sua gloria verso dei vasi di misericordia che aveva già prima preparati per la gloria?» (Romani 9:22–24).

    Da parte sua, l’apostolo Pietro scrisse: «Il Signore non ritarda l’adempimento della sua promessa, come alcuni credono che egli faccia, ma è paziente verso di noi, non volendo che alcuno perisca, ma che tutti vengano a ravvedimento» (2 Pietro 3:9).

    Nel Nuovo Testamento anche a noi viene chiesto numerose volte di essere pazienti. La pazienza è uno dei frutti dello Spirito Santo (Galati 5:22). In 1 Corinzi 13, leggiamo che «‘amore è paziente e gentile» (1 Corinzi 13:4). Certamente chi vuole essere più simile a Gesù e vivere una vita pia dovrebbe imparare a essere paziente.

    Nel Nuovo Testamento troviamo due parole greche tradotte con paziente o pazienza. Il primo tipo di pazienza (hypomonē) si riferisce all’imparare a vivere quando ci troviamo in circostanze difficili e dobbiamo affrontare le pressioni della vita. Significa perseverare, sopportare, non arrendersi o soccombere quando si passano momenti o situazioni difficili. È spesso tradotta con sopportazione, cioè la capacità di resistere alle avversità, e come costanza o perseveranza, la capacità di proseguire nonostante le avversità. Questo tipo di pazienza reagisce alle avversità in maniera cristiana.1

    Le avversità che incontriamo nella vita possono provenire da numerose fonti come: malattie, tragedie, la perdita del proprio impiego, crisi economiche, discriminazione o opposizione a causa della nostra fede. In tutta la Bibbia leggiamo di personaggi biblici che perseverarono in circostanze dure o difficili, a volte per molti anni, e che furono benedetti dal Signore alla fine delle loro traversie.

    Questo tipo di pazienza sopportatrice e perseverante è fortemente connessa con la speranza. Siamo pazienti nelle circostanze difficili perché crediamo che il Signore ci darà la grazia di sopportarle e che opererà in quelle circostanze e attraverso di esse, in questa vita o nella prossima, proprio come fece con i nostri padri nella fede.

    «Tutte le cose che furono scritte in passato furono scritte per nostro ammaestramento, affinché mediante la perseveranza e la consolazione delle Scritture noi riteniamo la speranza» (Romani 15:4).

    «Ci vantiamo anche nelle afflizioni, sapendo che l’afflizione produce perseveranza, la perseveranza esperienza e l’esperienza speranza. La speranza non confonde» (Romani 5:3–5).

    «Avete infatti bisogno di perseveranza affinché, fatta la volontà di Dio, otteniate ciò che vi è stato promesso» (Ebrei 10:36).

    Sopportiamo, perseveriamo, perché abbiamo fede in Dio e la speranza di vincere, se non in questa vita, almeno nell’eternità. Quindi possiamo essere pazienti nelle avversità.

    Giacomo parlò della pazienza, sottolineando che «come l’agricoltore aspetta il prezioso frutto della terra con pazienza, finché abbia ricevuto la pioggia della prima e dell’ultima stagione, siate pazienti anche voi» (Giacomo 5:7–8). Indicò i vari profeti nelle Scritture che servirono Dio fedelmente e con pazienza e tuttavia morirono prima che le loro profezie si avverassero, come anche Giobbe, che soffrì moltissimo ma aspettò pazientemente che Dio lo guarisse (Giacomo 5:9–11).

    La pazienza ci invita a confidare nei tempi di Dio e ad avere fede che Lui sa cos’è meglio in ogni situazione. Quando le cose non succedono rapidamente come vorremmo, manifestiamo la nostra pazienza riconoscendo che Lui ci ama e ha a cuore il nostro interesse. Riponiamo fiducia in Lui con la speranza, basata sulla fede, che Lui risponderà secondo la sua volontà. La pazienza ci permette di sopportare le avversità che persevera nonostante le difficoltà.

     La seconda parola tradotta con pazienza (makrothymia) esprime la qualità di chi è in grado di vendicarsi, ma evita di farlo. Si riferisce alla lentezza nel vendicarsi del male ed è spesso tradotta anche con pazienza o sopportazione. È vista come il non reagire a una provocazione, il deliberato non fare o dire qualcosa quando si potrebbe farlo o dirlo. È la parola tradotta con pazienza nell’elenco dei frutti dello spirito. È anche la parola usata da Paolo quando scrisse che l’amore è paziente.

    Possiamo interpretare questo tipo di pazienza come pazienza con le persone, essere tolleranti e magnanimi nei confronti delle colpe, degli errori, dei cattivi atteggiamenti e della scortesia o della cattiveria, a volte intenzionale, delle persone intorno a noi. Dio è paziente con noi perché è misericordioso e pietoso (Esodo 34:6). Allo stesso modo, la nostra pazienza con gli altri è analoga all’essere misericordiosi con loro.

    Un’area in cui è necessario avere pazienza (makrothymia) è quando veniamo maltrattati. In simili casi la pazienza indica estrema tolleranza, quando per esempio sopportiamo di essere maltrattati senza riempirci di astio o risentimento. Possiamo seguire l’esempio di Gesù: «Oltraggiato, non rispondeva con oltraggi; soffrendo, non minacciava, ma si rimetteva nelle mani di colui che giudica giustamente» (1 Pietro 2:23).

    È Dio che giudica con giustizia e le Scritture ci dicono: «Io renderò la retribuzione, dice il Signore» (Romani 12:19). Quindi dobbiamo essere pazienti quando ci troviamo in situazioni in cui siamo maltrattati e «se è possibile e per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti gli uomini. Non fate le vostre vendette, miei cari» (Romani 12:18–19).

    Ciò non significa che non dobbiamo sforzarci di cambiare le circostanze quando necessario, o toglierci da una situazione dannosa; significa piuttosto che non dobbiamo rivalerci e cercare di vendicarci. La pazienza esige che confidiamo in Dio, che preghiamo che il Signore porti dei cambiamenti negli altri o nelle circostanze e che confidiamo che il nostro Dio, che è giusto, faccia giustizia quando lo riterrà opportuno. Per quanto possa essere difficile, Gesù ci esortò ad amare perfino i nostri nemici e pregare per quelli che ci perseguitano (Matteo 5:44).

    Un altro aspetto della vita che richiede pazienza è la tolleranza nei confronti dei difetti, delle colpe e dei fallimenti degli altri. Tutti hanno dei difetti, noi compresi. Di solito sono cose minori che non sono né sbagliate né cattive e che non sono dirette contro di noi ma ci danno fastidio. Le notiamo soprattutto nelle persone che frequentiamo di più: marito, moglie, amici, colleghi ecc. In questo caso la pazienza consiste nel tollerare i difetti altrui che ci infastidiscono e sopportare pazientemente a vicenda i nostri difetti, per amore, come leggiamo in Efesini:

    «Vi esorto a comportarvi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto, con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza, sopportandovi a vicenda con amore, Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo» (Efesini 4:1–2, 32).

    È utile ricordarsi che Dio è paziente con noi tutti i giorni — e non solo con le peculiarità della nostra personalità, ma anche con i nostri peccati. Non si arrabbia né si infastidisce per le nostre colpe e le nostre mancanze; invece, nel suo amore e nella sua misericordia, è paziente con noi moltissime volte. Purtroppo, spesso per la troppa familiarità perdiamo la pazienza con le persone più vicine a noi, quelle cui vogliamo più bene. Ci scocciamo per le piccole cose ricorrenti che ci infastidiscono, a volte senza renderci conto che anche noi facciamo cose che infastidiscono loro. Come suoi seguaci, dobbiamo esercitare misericordia e pazienza e fare agli altri quello che vorremmo facessero a noi (Luca 6:31).

    Una cosa interessante riguardo alla pazienza è il mondo in cui è connessa ad altre virtù. Quando mettiamo in pratica la nostra pazienza nei confronti degli altri, dimostriamo anche gentilezza, compassione, cortesia e umiltà – tutte caratteristiche manifestate da Gesù. Coltivare la virtù della pazienza fa parte della nostra crescita a immagine di Gesù.

    Pubblicato originariamente nel giugno 2017.
    Adattato e ripubblicato sull’Ancora in inglese il 2 novembre 2026.


    1 Jerry Bridges, The Practice of Godliness (Colorado Springs: NavPress, 2010), 200.

  • Ott 29 Rapporti con il mondo
  • Ott 26 Godersi il viaggio
  • Ott 24 Le orme di Dio nella natura
  • Ott 23 Dio costruisce dopo aver spezzato
  • Ott 22 Servire gli altri
  • Ott 21 Una grande pace
  • Ott 19 Più simili a Gesù (parte 2)
  • Ott 16 Il valore del farsi vedere al momento giusto
  • Ott 14 Amore per l’eternità
   

L’Angolo dei Direttori

Studi biblici e articoli che edificano la fede

  • La vita di un discepolo, parte 12: discepolato quotidiano

    [The Life of Discipleship, Part 12: Everyday Discipleship]

    Il discepolato è un percorso che dura tutta la vita e richiede perseveranza, determinazione, convinzione, l’amore di Dio e la forza dello Spirito Santo. Il defunto reverendo Billy Graham una volta disse: «Il cammino del cristiano nella vita non è uno sprint ma una maratona. […] Il discepolato è un impegno che dura tutta la vita, giorno dopo giorno». Il processo di crescita nel nostro discepolato e di trasformazione a immagine di Cristo è un compito che dura tutta la vita. Come qualcuno ha detto:

    Siamo creati come bozze che devono passare per un processo di correzione. Dio opera per trasformarci passo per passo in un articolo finito che varrà la pena di leggere. Il nostro essere è ripetutamente trasformato dalle scelte e dalle decisioni che prendiamo; i punti superficiali e superflui vengono eliminati grazie alle esperienze difficili della vita e noi veniamo rifiniti e levigati […] nelle mani del Grande Correttore. —Scott Montrose1

    Il nostro discepolato deve comprendere ogni aspetto della nostra vita, compreso il nostro rapporto con Dio e il nostro cammino quotidiano con Lui, nonché il nostro amore per gli altri, che include ogni persona che incontriamo nel corso della giornata. Il nostro discepolato comprende il compito di ambasciatori di Cristo e la condivisione della buona novella con le persone che Lui pone sul nostro cammino, oltre che essere un riflesso vivente dell’amore di Cristo in ogni ambito della nostra vita e sforzarci di crescere a sua immagine.

    Viviamo il nostro discepolato nelle nostre case, sul posto di lavoro, nelle scuole e nella comunità. Incorporiamo i principi del discepolato nella nostra genitorialità, nelle nostre relazioni e nell’investimento del nostro tempo, delle nostre competenze e delle nostre risorse. Ci sforziamo di essere un esempio vivente della nostra fede per le nostre famiglie, i nostri amici e i nostri vicini, per le persone con cui interagiamo durante la giornata e nelle nostre comunicazioni online.

    La vocazione di discepoli di Gesù è una chiamata a uno stile di vita completo. È una chiamata a riorganizzare le nostre priorità in modo che Dio occupi il primo posto nella nostra vita. Ciò non vuol dire che non avremo altre priorità, ma la nostra fedeltà va innanzitutto a Dio — al di sopra dei nostri desideri e della nostra volontà, dei nostri cari, dei nostri beni e persino della nostra stessa vita. Il discepolato cristiano non è facile da vivere — infatti, Gesù disse che «la via è stretta», ma «conduce alla vita» (Matteo 7:13–14). Richiede impegno, dedizione e il mettere Dio al centro della nostra vita, delle nostre decisioni e dei nostri rapporti.

    Nei Vangeli, Gesù sfidò i suoi seguaci a rinunciare alla propria vita per amor suo e a seguirlo. Nel Vangelo di Matteo, disse: «Se uno vuole venire dietro a me, rinunci a se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà» (Matteo 16:24–25).

    Rinunciare a noi stessi può essere inteso come il mettere da parte i nostri desideri, le nostre ambizioni e i nostri obiettivi personali e scegliere di cercare Dio per ricevere la sua guida nella nostra vita e perseguire la sua volontà piuttosto che la nostra. Ciò non significa che il Signore non ci guiderà mai a conseguire le nostre ambizioni e i nostri obiettivi personali. Se cerchiamo la volontà di Dio e desideriamo compiacerlo, è molto probabile che la sua volontà e i nostri desideri siano in armonia (Salmi 37:4). Tuttavia, se le indicazioni di Dio non coincidono con la direzione verso cui ci stavamo orientando, come suoi discepoli saremo disposti a «rinunciare a noi stessi» per seguirlo.

    Gesù ci ha dato la chiave per poter vivere il nostro impegno nel discepolato, a partire dalla nostra rinascita spirituale attraverso la salvezza. «Se uno è in Cristo, è una nuova creatura: le cose vecchie sono passate; ecco, sono diventate nuove. Sono stato crocifisso con Cristo. Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» (2 Corinzi 5:17; Galati 2:20).

    La capacità e la grazia di vivere la vita di un discepolo non derivano solo dal nostro desiderio di obbedire ai comandamenti di Dio e dai nostri sforzi di vivere in modo devoto, ma dalla potenza di Dio attraverso «Cristo in noi» (Colossesi 1:27) e dalla presenza dello Spirito Santo (Giovanni 14:15–17). «Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone che Dio ha predisposto perché noi le praticassimo» (Efesini 2:10).

    Cristo in noi

    Ogni nuova mattina possiamo aspettarci che il Signore Gesù Cristo si manifesti attraverso di noi quel giorno e realizzi qualche aspetto della sua opera, che riusciamo a riconoscere le sue azioni o no. È il nostro privilegio, è la nostra responsabilità.

    Il fatto che Cristo viva in noi ci dà forza. Non possiamo vivere efficacemente con nessun’altra forza se non quella che deriva dalla vita di Gesù Cristo, poiché Lui disse: «Senza di me non potete fare nulla» (Giovanni 15:5). Il fatto di essere in Cristo ci dà uno scopo. Non è una forza che ci permette di vivere per noi stessi, ma che ci mette in grado di realizzare i piani di Cristo. […]

    Il fatto che Cristo sia in noi ci offre delle risorse. Tutto ciò di cui potremmo aver bisogno è nostro nel Signore Gesù Cristo. E il fatto di essere in Cristo ci dà delle responsabilità. Come parte del suo corpo, la questione più importante che io devo affrontare è: «Cosa vuole che io faccia?»

    Il fatto che Cristo sia in noi è dinamico. Essere in Cristo è impegnativo. Se Lui ha qualcosa da fare, ha il diritto di usarci come mezzo per farlo. Se c’è un «eunuco etiope» sulla strada del deserto, Lui ha il diritto di dirti di lasciare la tua Samaria e andare a incontrarlo (Atti 8:26–40). Ma per ogni richiesta che ci fa, Lui fornisce la dinamica del suo Spirito dentro di noi per realizzarla.

    Questa è la vita cristiana. Dopo aver affrontato il nostro insuccesso nel manifestare la sua somiglianza e immagine nel mondo, ci avviciniamo alla Croce per essere perdonati, lo Spirito Santo viene a vivere in noi e veniamo incorporati in Cristo, diventando mezzi per manifestare la sua vita e il suo obiettivo. Il mondo ha un bisogno disperato di saperlo, ma non avrà alcun motivo per crederci finché non vedrà la vita e il carattere di Gesù Cristo vissuti nella tua vita e nella mia. Questo è lo scopo che Dio ha per te! —Charles Price2

    Unirsi alla missione del suo Regno

    Dio ti ha invitato a unirti a Lui per cambiare il mondo. Dio ha un sogno per questo mondo che Gesù ha chiamato il Regno di Dio. Dio ti ha creato per svolgere un ruolo importante nella sua visione del Regno. Non troverai mai il tuo scopo più profondo nella vita finché non troverai il tuo posto nella realizzazione del Regno di Dio.

    Non devi essere un genio per cambiare il mondo, né ricco, né influente, né un gigante spirituale. Quel che devi fare è dire di sì all’invito. Devi essere disponibile e disposto a farti usare, e forse dovrai pagare il prezzo che il seguire Gesù comporta, perché cambiare il mondo e seguire Gesù non è facile e non è a buon mercato. Bisognerà fare dei sacrifici: ce ne sono sempre.

    La nostra fede cristiana non è solo un modo per ricevere il perdono dei nostri peccati e poter entrare nella vita eterna, eppure lo è. Non è solo un sistema di giuste convinzioni sulla verità ultima e sull’ordine delle cose, sebbene lo sia. Né è solo un modo per ricevere conforto da Dio nei momenti difficili o un utile codice di condotta su come vivere una vita buona e produttiva, sebbene sia anche questo. Fondamentalmente, la fede cristiana è la vocazione di […] seguire il nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo e partecipare alla grande missione di Cristo nel nostro mondo. […] Solo allora diventeremo persone complete, persone che vivono secondo il disegno divino più profondo per la nostra vita. —Richard Stearns3

    Conclusione: il progetto per la vita

    Come abbiamo visto nel corso di questa serie sul discepolato, la Bibbia ci insegna qual è il rapporto che Dio desidera avere con noi e come vivere in modo da piacergli. Diventare sempre più simili a Cristo ed essere trasformati a sua immagine è il fondamento per vivere una vita devota e fruttuosa in armonia con Dio e con gli altri, che produce il frutto del suo Spirito nella nostra vita e in quella degli altri (Galati 5:22–23). È nella Bibbia che apprendiamo le verità rivelate da Dio su cui possiamo modellare la nostra esistenza.

    Nella Parola di Dio troviamo i principi biblici che fungono da bussola per la nostra vita e ci aiutano ad affrontare le sfide della vita quotidiana e ad essere testimoni efficaci di Cristo. La sua Parola trasmette principi che ci guidano nelle nostre interazioni con gli altri e nel nostro processo decisionale, aiutandoci a discernere la differenza tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Questi principi spirituali stabiliscono un modello per il nostro standard morale, la nostra etica, il nostro atteggiamento nei confronti della vita, dell’amore, del mondo, dell’ambiente e dei rapporti con gli altri. Sebbene non tratti specificamente ogni possibile situazione che potremmo affrontare, la Bibbia fornisce i principi necessari per affrontare le complessità della vita in un modo gradito a Dio.

    La sua Parola ci insegna a vivere il nostro discepolato amando e servendo gli altri. Il nostro amore per Gesù ci spinge a servire gli altri in suo nome. Ci motiva a essere suoi ambasciatori in qualunque situazione ci troviamo. Ci spinge ad aiutare chi è nel bisogno e a offrire speranza e conforto a chi ne è privo. Possiamo essere le sue mani per aiutare e toccare, la sua bocca per proclamare la verità della sua Parola e infondere incoraggiamento e speranza, i suoi occhi per trasmettere compassione, i suoi piedi per camminare al fianco di un’anima affaticata e le sue braccia per aiutare a portare il loro pesante fardello. Così facendo, le nostre vite lo glorificheranno e saranno di benedizione per gli altri, come evidenziano gli articoli che seguono.

    Una vita bellissima

    Quando la vita di un seguace di Gesù viene condotta come l’intendeva Lui, diventa una cosa di rara bellezza. Essere cristiani e avere un rapporto con Dio dovrebbe permeare le nostre esperienze quotidiane, integrarsi nelle nostre decisioni e colorare il modo in cui percepiamo noi stessi, gli altri e questa vita. Le innumerevoli espressioni dell’amore di Dio condivise con gli altri nel corso della vita di un cristiano possono a volte sembrare insignificanti in sé, tuttavia Dio le vede nella totalità di una vita che rende gloria a Lui ed esulta nella loro bellezza.

    Più siamo decisi a rafforzare il nostro cammino con Gesù e desideriamo mantenere una connessione spirituale con Lui, più Lui potrà manifestare il suo Spirito attraverso di noi. Siamo la sua opera. Quando gli consentiamo di mescolare le diverse sfumature di colore del suo amore e della sua misericordia e di sviluppare la bellezza che desiderava avessimo, diventiamo il suo capolavoro che ispirerà la vita di molti. Accettiamo di tutto cuore il dono inestimabile della sua presenza nella nostra vita. E mentre coltiviamo la bellezza accattivante dell’amore di Dio in tutto ciò che facciamo e diciamo, altri saranno attirati a Lui attraverso di noi. —Maria Fontaine

    Il profumo di Cristo

    L’apostolo Paolo scrisse che la Chiesa è il profumo di Cristo per il mondo: «Noi siamo infatti dinanzi a Dio il profumo di Cristo fra quelli che si salvano e fra quelli che si perdono» (2 Corinzi 2:15). Con questo intendeva dire che ogni credente e ogni comunità di credenti stabilisce una presenza di Cristo nel mondo che è palpabile per i non credenti. […]

    Ma cos’è questa fragranza? Come dovremmo aspettarci che gli altri sentano la presenza di Gesù in noi? Principalmente in due modi: la verità del Vangelo e l’amore di Gesù Cristo. La verità divina parla a ogni aspetto della vita umana. Con la verità della sua Parola, nelle mani del suo Spirito, Cristo rende nuove tutte le cose nella nostra vita (Apocalisse 21:5). Ciò significa che, in ogni ambito della nostra esistenza — tutte le nostre relazioni, i nostri ruoli e le nostre responsabilità — noi cristiani mostriamo una novità che non si conforma allo spirito del mondo, ma allo Spirito Santo di Cristo. La nostra conversazione sarà diversa: non sarà piena di lamentele e critiche, banalità e frivolezza, ma le nostre parole saranno sempre gentili ed edificanti, rispettose delle persone con cui parliamo (Colossesi 4:6; Efesini 4:29).

    Lo stesso vale per il modo in cui svolgiamo il nostro lavoro, educhiamo i nostri figli, partecipiamo alla cultura del nostro tempo e ci comportiamo con dignità e grazia. Siamo nuove creature in Gesù Cristo e, pertanto, sotto molti aspetti, fuori ritmo con la cultura che ci circonda. Ma vivendo la verità in ogni aspetto della nostra vita, facciamo risplendere la luce di Gesù e diffondiamo la fragranza della sua visione del mondo in ogni angolo della nostra esistenza.

    I credenti devono impegnarsi a fondo per essere la fragranza di Gesù. Immergendoci nella Parola di Dio e vivendo con un atteggiamento di preghiera, […] possiamo iniziare a diffondere il profumo del Re Gesù in più aspetti e ambiti della nostra vita quotidiana. Decidiamo, allora, di essere quella fragranza di verità e amore e scopriremo che il vento dello Spirito di Dio ci accompagnerà ovunque andremo, dando l’aroma di Gesù a tutti, e anche a Dio. —T. M. Moore4

    Gesù ci ha affidato la responsabilità di trasmettere il suo amore personale, incondizionato e totale ai nostri simili, a quelli che condividono il pianeta con noi oggi. Il mandato che ha dato ai suoi discepoli è di portare il Vangelo in tutto il mondo. In qualunque luogo il Signore ti abbia chiamato, quello è il tuo campo di missione e tu sei esortato a servire e a raggiungere le persone che Lui pone sul tuo cammino. Ognuno di noi ha qualche opportunità, qualche rete sociale, qualche ambiente in cui può condividere il suo amore e la sua verità con gli altri, rafforzando la fede, la speranza e il cuore delle persone.

    Il Signore benedica il tuo percorso di discepolato e il servizio che svolgi per Lui, insieme alla testimonianza che dai agli altri, così che tu possa essere il sale della terra e la luce del mondo, come Lui ci ha detto di essere (Matteo 5:13–14). Gesù disse: «Risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli» (Matteo 5:16). In questo modo, vivremo una vita di discepolato che glorifica Dio (1 Corinzi 10:31).

    Pensieri su cui meditare

    Il discepolato non è un programma o una circostanza; è uno stile di vita. Non è per un periodo limitato, ma per tutta la vita. Il discepolato […] è per tutti i credenti, per ogni giorno della loro vita. —Bill Hull

    Ogni credente che prende sul serio la propria vocazione di discepolo di Gesù si considererà un «inviato» ovunque si trovi e cercherà di mettersi all’opera in quel luogo. Questo potrebbe assumere la forma di «buon testimone» sul lavoro o di buon vicino per chi vive lì nei pressi, oppure potrebbe comportare il volontariato. —Michael Frost e Alan Hirsch

    Non lasciare che le parole di Gesù rimangano solo stampate nella tua Bibbia. Dai loro le ali, mettendole in pratica. Nella tua vita ci sono anime che hanno bisogno delle tue cure. Pensa a come potresti dimostrare interesse per il loro benessere, amandole e prendendoti cura di loro come già ami e ti prendi cura di te stesso. Quando lo farai, completerai la catena d’amore che è iniziata quando Dio ti ha amato per primo. —Karen Ehman

    Cosa dice la Bibbia

    «Colui che dimora in me, e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete fare nulla. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto, così sarete miei discepoli» (Giovanni 15:4–5; Giovanni 15:8).

    «Come dunque avete ricevuto Cristo Gesù, il Signore, così camminate in lui; radicati ed edificati in lui, saldi nella fede, come vi è stata insegnata, e abbondando nel ringraziamento» (Colossesi 2:6–7).

    «Ma voi, carissimi, edificando voi stessi sulla vostra santissima fede, pregando nello Spirito Santo, conservatevi nell’amore di Dio, aspettando la misericordia del Signore nostro Gesù Cristo, in vista della vita eterna» (Giuda 1:20–21).

    Una preghiera per il discepolato quotidiano

    Padre celeste, grazie per avermi salvato, chiamato e dato uno scopo. Tu sei così buono e la tua grazia mi basta. Ti chiedo di purificare il mio cuore dal peccato e di liberare la mia mente dalle distrazioni che oggi cercano di allontanarmi dalla comunione con te. Aiutami a vivere in Cristo, a imparare da Lui e ad affidarmi a Lui, per poter vivere per Lui e condurre altri a Lui. Tu sei degno di tutta la mia devozione e la mia lode. Rendimi un discepolo fedele e prolifico che ti porta gloria ogni giorno. Nel nome potente e incomparabile di Cristo, mio Re, amen. 5


    1 Scott Montrose, “La vita ci corregge”, Contatto, gennaio 2021, https://activated-europe.com/it/articolo/la-vita-ci-corregge//

    2 Charles Price, Christ for Real: How to Grow into Christ’s Likeness (Kregel Publications, 2011).

    3 Richard Stearns, Unfinished: Believing Is Only the Beginning (Thomas Nelson, 2013).

    4 T. M. Moore, “The Fragrance of Truth and Love”, 29 gennaio 2010.

    5 Annie McGuire, “What is a disciple of Christ?” Daily His Disciple, 11 gennaio 2022, https://dailyhisdisciple.com/2022/01/11/what-is-a-disciple-of-christ/.


    Pubblicato originariamente in inglese il 9 giugno 2026.

  • Giu 23 La vita di un discepolo parte 11: condividere le nostre risorse
  • Giu 9 La vita di un discepolo, parte 10: la nostra vita lavorativa
  • Mag 12 La vita di un discepolo, parte 9: fare discepoli
  • Apr 28 1 Corinzi: capitolo 15 (versetti 37-58)
  • Apr 21 La vita di un discepolo, parte 8: Comunicare la nostra fede
  • Apr 7 1 Corinzi, capitolo 15 (versetti 20-36)
  • Mar 24 La vita di un discepolo, parte 7: servire Dio servendo gli altri
  • Mar 10 1 Corinzi: capitolo 15 (versetti 1-19)
  • Feb 24 La vita di un discepolo, parte 6: Amore per gli altri
   

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Applicare gli insegnamenti della Bibbia alla nostra vbita di tutti i giorni a alle nostre decisioni.
Gesù - la sua vita e il suo messaggio
Principi fondamentali tratti dai Vangeli su cui costruire le nostre vite.