L’Ancora

Devozioni in formato semplice

  • Discepolato cristiano, parte 1: la chiamata

    Peter Amsterdam

    [Christian Discipleship, Part 1: The Call]

    I Vangeli raccontano la storia della vita, del ministero, della morte e della risurrezione di Gesù; parlano anche dei suoi insegnamenti a quelli che lo seguirono come discepoli. Nei quattro Vangeli leggiamo delle interazioni di Gesù con i suoi seguaci e del loro percorso spirituale nella comprensione di chi Lui era veramente e le questioni che sorsero per come a volte essi fraintesero i suoi insegnamenti.

    Troviamo un ritratto generale di questo discepolato nei Vangeli, ognuno dei quali contiene alcune similarità riguardo ai discepoli di Gesù, oltre ad alcune differenze.1 Per esempio, il Vangelo di Luca parla dei dodici discepoli che Gesù designò come apostoli (Luca 6:13) oltre a un organismo più vasto composto di settantadue discepoli, oltre ai dodici, che non sono menzionati negli altri Vangeli (Luca 10:1). Il Vangelo di Luca parla di una «folla di discepoli» che «iniziò con gioia a lodare Dio a gran voce per tutte le opere potenti che avevano visto» (Luca 19:37).

    I Vangeli dipingono i discepoli come persone comuni che commettevano errori, fraintendevano le parole Gesù, litigavano tra loro, esibivano orgoglio ed egoismo, ma allo stesso tempo rimasero con Gesù quando gli altri se ne andarono e alla fine riuscirono a capire che Gesù era il Messia, il Figlio di Dio (Matteo 16:16).

    Ai tempi di Gesù, gli Ebrei che volevano onorare Dio ubbidendo pienamente alla sua Parola a volte diventavano discepoli di un rabbino. Per farlo dovevano scegliere un rabbino specifico da cui imparare e da servire, poi iniziavano con lui un rapporto maestro–discepolo. Comunque, quando si trattò dei suoi discepoli, Gesù rovesciò il solito procedimento, perché fu Lui a scegliere i suoi seguaci.

    Poi Gesù, passando oltre, vide un uomo che sedeva al banco delle imposte, chiamato Matteo, e gli disse: «Seguimi!». Ed egli, alzatosi, lo seguì (Matteo 9:9).

    E disse loro: «Seguitemi e io vi farò pescatori di uomini» (Matteo 4:19).

    Non siete voi che avete scelto me, ma sono io che ho scelto voi, e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; affinché tutto quello che chiederete al Padre, nel mio nome, egli ve lo dia (Giovanni 15:16).

    Anche se fu Gesù a scegliere e chiamare i suoi discepoli, furono loro a rispondere alla sua chiamata. Lo vediamo nei casi dei fratelli Simone (Pietro) e Andrea, che «lasciate subito le loro reti, lo seguirono» e di Giacomo e Giovanni, che «lasciato Zebedeo loro padre nella barca con gli operai, lo seguirono» (Marco 1:17-20).

    Rispondere alla chiamata del discepolato portò un notevole cambiamento nello stile di vita dei discepoli, come disse Gesù: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda ogni giorno la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi perderà la sua vita per causa mia, la salverà» (Luca 9:23-24). Ai tempi di Gesù, discepolato significava dare la precedenza alla fedeltà a Cristo.

    Questa fedeltà prese forme diverse nei Vangeli. Ai dodici apostoli, oltre agli altri discepoli di Gesù, fu richiesto di abbandonare tutto – le loro professioni, i loro beni e la loro famiglia – per seguire Gesù nel suo ministero.

    Anche se tutti i discepoli dovevano calcolare il costo del discepolato, la chiamata a seguire Gesù nei suoi viaggi di città in città non era per tutti. Lo vediamo, per esempio, nella storia dell’uomo che dopo essere stato liberato da un demonio implorò Gesù di permettergli di seguirlo come discepolo. La risposta di Gesù fu: «Va’ a casa tua dai tuoi, e racconta loro le grandi cose che il Signore ti ha fatte, e come ha avuto pietà di te». Poi leggiamo: «Ed egli se ne andò e cominciò a proclamare nella Decapoli le grandi cose che Gesù aveva fatte per lui. E tutti si meravigliavano» (Marco 5:18-20). L’uomo ubbidì a Gesù e predicò parlando di Lui con successo, in questo modo comportandosi da discepolo anche se non si unì a Gesù nei suoi viaggi.

    Giuseppe d’Arimatea a un certo punto divenne un discepolo, ma a quanto pare rimase all’interno della classe dirigente religiosa ebraica. I Vangeli commentano che era «un rispettabile membro del consiglio» (Marco 15:43) e «un uomo ricco […] il quale era diventato anche lui discepolo di Gesù, ma di nascosto per timore dei Giudei» (Matteo 27:57; Giovanni 19:38). Dimostrò la sua lealtà di discepolo quando si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù e lo depose nella sua tomba privata. Anche ai tempi di Gesù, la definizione di discepolo non comportava sempre che i discepoli lasciassero il lavoro, la casa o la famiglia.

    Dai Vangeli risulta chiaro che i discepoli erano tutt’altro che perfetti e spesso non capivano quello che Gesù insegnava. Vediamo anche che la loro comprensione aumentò con il passar del tempo. Leggiamo che, nonostante le loro debolezze, Gesù insegnò loro e li corresse, così che diventarono abbastanza forti da fare altri discepoli e contribuire a diffondere il Vangelo nel loro mondo.

    Nel libro degli Atti, Luca riferisce che credere in Gesù e seguirlo era sinonimo di essere discepoli. Negli Atti leggiamo che Paolo giunse a Efeso e «trovati là alcuni discepoli», chiese loro se avessero ricevuto lo Spirito Santo quando avevano creduto in Cristo. Al che gli risposero che non avevano «neppure udito che vi sia uno Spirito Santo» (Atti 19:1-2). Queste persone che credevano in Gesù (qui chiamate discepoli) non avevano ancora sentito parlare dello Spirito Santo.

    Dopo che Paolo e Barnaba ebbero predicato in diverse città, leggiamo che tornarono da loro, «confermando gli animi dei discepoli ed esortandoli a perseverare nella fede, e dicendo che attraverso molte afflizioni dobbiamo entrare nel regno di Dio» (Atti 14:22-23). Anche qui leggiamo che i credenti sono chiamati discepoli. Nell’ultima parte del libro degli Atti e nelle Epistole, scopriamo che i credenti cominciarono a essere noti come «la chiesa» e alla fine furono chiamati Cristiani (Atti 11:26).

    In vari punti dei Vangeli leggiamo anche che nel suo gruppo di discepoli c’erano delle donne, alcune delle quali accompagnarono Gesù nei suoi viaggi (Luca 8:1-2). Queste donne seguirono Gesù quando andò a Gerusalemme, erano presenti alla sua crocifissione e furono le prime ad arrivare al sepolcro vuoto dopo la sua risurrezione. Nel libro degli Atti, leggiamo che le donne avevano ruoli importanti all’interno della chiesa. Quando si parla di Tabita, si parla di discepola, al femminile anche in greco, indicando che, come gli uomini, anche le donne erano considerate tali (Atti 9:36).

    Quando riconosciamo che essere cristiani è sinonimo con l’essere discepoli di Gesù, capiamo che gli insegnamenti di Gesù riguardanti il discepolato si applicano a tutti i credenti. Non sono solo indicazioni per le persone chiamate a un servizio cristiano a tempo pieno, come missionari, operatori cristiani, pastori, parroci o predicatori. Le parole di Gesù sono indirizzate a tutti i credenti e noi siamo tutti chiamati a credere in quelle parole e a metterle in pratica.

    Molte delle istruzioni di Gesù ai suoi seguaci sono molto impegnative, come quelli sull’abnegazione, sul prendere la propria croce ogni giorno, seguire i suoi passi e mettere in prospettiva i nostri rapporti con i beni materiali. Nel Vangelo di Giovanni leggiamo di alcuni discepoli che avevano seguito Gesù per un certo tempo, ma lo avevano abbandonato dopo che Lui aveva affermato cose che trovavano difficili da accettare. «Udito questo, molti dei suoi discepoli dissero: “Questo parlare è duro, chi lo può capire?” […] Da quel momento molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui» (Giovanni 6:60, 66).

    Anche se all’inizio si erano in qualche modo impegnati, lo abbandonarono. Le parole si tirarono indietro indicano che tornarono alle cose che si erano lasciati indietro. Voltarono le spalle al discepolato.

    Per i molti che credettero in Gesù e lo seguirono durante e dopo la sua vita, la chiamata al discepolato – cioè la fede in Gesù e l’intenzione di vivere secondo i suoi insegnamenti – comportava un grande costo personale. Essere suoi seguaci richiedeva impegno, dedizione e altruismo, cosa che Lui indicò molto chiaramente con quello che predicava e insegnava.

    Troviamo uno di questi insegnamenti nel Vangelo di Luca, dove si parla di tre aspiranti discepoli, due dei quali espressero il desiderio di diventare seguaci di Gesù mentre l’altro fu chiamato da Lui. «Mentre camminavano per la via, qualcuno gli disse: “Signore, io ti seguirò dovunque andrai”. Ma Gesù gli disse: “Le volpi hanno delle tane e gli uccelli del cielo dei nidi; ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo”» (Luca 9:57-58).

    Non sappiamo in che modo la persona che si offrì di seguire Gesù rispose al suo commento, ma il messaggio è chiaro: avere fede nel Signore e vivere per Lui ha un costo.

    «Poi disse ad un altro: “Seguimi!”. Ma quello rispose: “Signore, permettimi prima di andare a seppellire mio padre”. Gesù gli disse: “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; ma tu va’ ad annunziare il regno di Dio”» (Luca 9:59-60).

    Gesù chiamò quest’uomo perché lo seguisse, ma a differenza di alcuni dei suoi altri discepoli che lasciarono immediatamente le reti, le barche e il loro lavoro per seguirlo, questa persona cercò di adempiere a un obbligo di famiglia prima di seguirlo. Considerando l’importanza che veniva data al seppellire i propri genitori, è molto probabile che il padre di quest’uomo non fosse appena morto.2  L’uomo diceva di dover rinviare il seguire Gesù finché non avesse adempiuto la sua responsabilità nei confronti di suo padre per tutta la durata della sua vita – il che probabilmente voleva dire per anni o perfino decenni.

    Il punto di questo passo non è denigrare gli obblighi o i rapporti familiari; in altri momenti Gesù aveva rimproverato i farisei perché non onoravano i genitori (Matteo 15:3-9). Qui, invece, vuole affermare che seguirlo richiede il superamento delle lealtà precedenti, perché assegniamo a Dio e al suo regno il ruolo principale nelle nostre priorità. Ciò non significa che le altre cose a cui dedichiamo la nostra fedeltà – la famiglia e gli amici, le nostre responsabilità ecc. – siano prive d’importanza, ma che il nostro impegno con Cristo viene prima.

    Questi esempi ci insegnano che la chiamata al regno di Dio deve avere la precedenza. Essere un discepolo – una persona che crede agli insegnamenti di Gesù e li mette in pratica e il cui obiettivo è camminare con Dio – impegna una persona a riorientare la propria vita in maniera che sia in linea con le priorità di Dio.

    Pubblicato originariamente nel settembre 2017. Adattato e ripubblicato sull’Ancora in inglese l’11 maggio 2026.


    1 Vari punti di questo articolo sono presi e riassunti dalla sezione “Discipleship”, di M. J. Wilkins, in The Dictionary of Jesus and the Gospels (Edito da Joel B. Green and Scot McKnight. Downers Grove: Inter Varsity Press, 1992), 182–188.

    2 Kenneth E. Bailey, Through Peasant Eyes (Eerdmans, 1980), 26.

  • Mag 7 L’arte di aspettare il Signore
  • Mag 5 Diventare più simili a Cristo
  • Mag 4 Chiavi per superare l’amarezza
  • Mag 2 Trovare il proposito divino nella delusione
  • Mag 1 Fede contro la paura
  • Apr 29 Un aiuto extra
  • Apr 27 Il lavacro dei piedi dei discepoli
  • Apr 25 Il Cielo, la nostra dimora eterna
  • Apr 22 L’esortazione a ricordare
   

L’Angolo dei Direttori

Studi biblici e articoli che edificano la fede

  • La vita di un discepolo, parte 8: fare discepoli

    [The Life of Discipleship: Discipling Others]

    Con l’ultimo grande incarico che diede ai discepoli, mentre stava per ascendere al cielo, Gesù affidò loro la missione di evangelizzare e fare discepoli. «Andate dunque e fate discepoli di tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato» (Matteo 28:19-20). Come suoi discepoli, anche noi siamo chiamati a fare discepoli, a insegnare ad altri la fede cristiana e aiutarli a crescere nel loro discepolato.

    Insegnare alle persone chi è Gesù e aiutarle a crescere nella fede è essenziale per la continuità della fede ed è così che il cristianesimo viene portato nel futuro. Gesù trascorse circa tre anni a istruire i suoi seguaci e prepararli a continuare la sua opera e a diffondere la fede dopo la sua morte e risurrezione. Se i discepoli non fossero stati fedeli all’insegnamento di «insegnare ad altri a insegnare ad altri» (2 Timoteo 2:2), il messaggio sarebbe scomparso entro la loro generazione. Fare discepoli e insegnare ad altri sono elementi importanti del discepolato e del proseguimento della fede.

    C’è una differenza tra predicare il Vangelo e insegnare. Il termine greco usato nel Nuovo Testamento per predicare significa rendere pubblico, proclamare apertamente. Alcune delle definizioni del termine greco del Nuovo Testamento usato per insegnare sono impartire istruzioni, instillare dottrine. Lungo tutto il suo ministero Gesù fece entrambe le cose: predicò e insegnò, come indica Matteo 11:1: «Quando Gesù ebbe finito di dare istruzioni ai suoi dodici discepoli, se ne andò di là per insegnare e predicare nelle loro città».

    Gesù proclamò la Buona Novella e i suoi insegnamenti alle folle, e insegnò anche a singoli individui, come vediamo nel caso di Nicodemo (Giovanni 3:1-12) e della Samaritana al pozzo (Giovanni 4:7-30). Dichiarò che la sua missione era predicare e proclamare il regno di Dio. «Bisogna che io annunci la buona notizia del regno di Dio [...] perché per questo sono stato mandato» (Luca 4:43). Con i suoi insegnamenti formò discepoli in varie situazioni e contesti, e insegnò a quelli che a loro volta avrebbero formato altri discepoli, in modo che il processo potesse ripetersi più e più volte, persona dopo persona, secolo dopo secolo.

    Proclamare la buona notizia e guidare le persone alla salvezza mediante la fede in Cristo le pone sulla via del discepolato. Aiutare qualcuno a crescere nella fede e nel discepolato è un ulteriore passo avanti ed è importante per rafforzare i nuovi credenti e la loro vita spirituale. La storia e la crescita del cristianesimo in tutto il mondo si sono basate sulla condivisione della fede da parte dei credenti e sulla formazione di discepoli, che a loro volta condivideranno la loro fede e formeranno altri discepoli.

    Evangelizzare e fare discepoli sono fondamentali per la crescita e la continuità del cristianesimo. Se i credenti non proclamano la buona notizia, se non aiutano gli altri a crescere nella fede e a portare avanti la missione di Cristo, non possiamo adempiere alla nostra chiamata a essere la luce del mondo (Matteo 5:14).

    Cosa significa «fare discepoli»? I seguenti brani estratti da vari articoli ci forniscono utili definizioni:

    Fare discepoli indica un rapporto in cui camminiamo insieme ad altri discepoli per incoraggiarci, prepararci e sfidarci a vicenda con amore a crescere verso la maturità in Cristo. Ciò include anche preparare il discepolo perché insegni ad altri. —Greg Ogden1

    L’espressione «fare discepoli» è un termine che viene usato molto spesso, ma significa semplicemente aiutarsi a vicenda in modo deliberato a crescere in conformità con Gesù. Fare discepoli è una funzione deliberata perché cerca di aiutare individui specifici a crescere in maniera specifica verso la pietà. La funzione del fare discepoli è reciproca perché non è una strada a senso unico con un saggio da una parte e uno studente dall’altra. Ogni cristiano ha bisogno di una formazione spirituale e ogni cristiano è dotato dallo Spirito del necessario a edificarsi a vicenda (Giuda 1:20; Efesini 4:12; 1 Pietro 2:5).

    Non è necessario essere un guru per fare discepoli, basta essere disponibili. Non è necessario essere un teologo, basta essere un tramite di grazia per gli altri discepoli. Fare discepoli è un compito per dei comuni seguaci di Gesù, acquistati dal suo sangue e imperfetti. Quindi, cristiani, impegniamoci a fare discepoli gli uni degli altri! —Tony Shepherd2

    Non è necessario avere grandi doti di insegnante della Bibbia o avere una profonda conoscenza della dottrina cristiana per fare discepoli. Formare discepoli significa fare tutto il possibile per aiutare gli altri nel loro percorso spirituale e sforzarsi di essere un modello di Cristo. Non tutti sono insegnanti dotati, ma tutti dovremmo imparare a condividere la nostra fede in Dio e nel suo amore e aiutare gli altri ad aumentare la loro comprensione di Gesù, della salvezza e dei fondamenti della fede. Si può anche studiare la Bibbia o altro materiale di lettura cristiano insieme ad altri per aiutarli a crescere nella fede.

    Potreste non avere tutte le risposte a possibili domande poste da una persona nuova alla fede o da qualcuno che sta attraversando un periodo di crisi di fede, ma potete aiutarli a cercare le risposte nella Bibbia o mediante le lezioni di bravi insegnanti della Bibbia, oppure potete condividere ciò che avete imparato attraverso la vostra esperienza personale nel vostro cammino con il Signore. Potete pregare con loro e così facendo aiutarli a imparare a pregare e a rivendicare i versetti della Bibbia.

    Il discepolato è un processo che dura una vita, poiché veniamo progressivamente trasformati nell’immagine di Cristo «di gloria in gloria» (2 Corinzi 3:18). Formare qualcuno come discepolo non significa necessariamente guidarlo in ogni fase della sua vita cristiana, ma piuttosto condividere con lui la vostra esperienza e la vostra fede e indirizzarlo al Signore e alla sua Parola. L’obiettivo è fare in modo che il tempo che trascorrete con lui lo aiuti ad accrescere la sua comprensione e il suo rapporto con Dio e a rafforzare la sua fede.

    Fare discepoli non deve necessariamente essere una lezione formale; può essere la condivisione di un momento di comunione spirituale. Può essere il rispondere alle domande delle persone, pregare con loro nei momenti di difficoltà e aiutarle a trovare risposte ai loro dubbi. Può essere camminare al loro fianco in momenti tragici o luttuosi, riflettendo su di loro l’amore e il conforto di Cristo.

    Gesù dedicò gran parte del suo ministero a formare consapevolmente i suoi convertiti. Sono i discepoli che portano avanti e diffondono la fede e poiché l’obiettivo è fare discepoli di tutte le nazioni, formare altri discepoli è una parte importante del Grande Mandato. La formazione e l’insegnamento rendono più forti i cristiani che giungono alla fede nel Signore. È nell’insegnamento, nel radicare le persone nella fede, nella comprensione delle dottrine cristiane fondamentali, nell’esperienza della presenza di Gesù e nello sviluppo di un cammino più vicino a Dio, che i discepoli crescono nel loro discepolato.

    Discepoli che fanno discepoli

    Fin dall’inizio del cristianesimo, la naturale conseguenza dell’essere discepoli di Gesù è sempre stata quella di fare [altri] discepoli di Gesù. «Seguitemi», disse Gesù, «e vi farò pescatori di uomini» (Matteo 4:19). Era una promessa: Gesù avrebbe preso i suoi discepoli e li avrebbe trasformati in formatori di discepoli. Ed era un comando: disse a ciascuno dei suoi discepoli di andare e fare discepoli di tutte le nazioni, battezzandoli e insegnando loro ad obbedirgli (Matteo 28:19-20). Il disegno di Dio è stato fin dall’inizio che ogni singolo discepolo di Gesù facesse discepoli che facessero discepoli che facessero discepoli fino a quando il Vangelo non si fosse diffuso a tutti i popoli.

    Fece in modo che tutto il suo popolo potesse conoscere la sua gioia mentre condivide il suo amore, diffonde la sua Parola e moltiplica la sua vita tra tutti i popoli della terra. È questo il grande scopo per cui siamo stati creati: godere della grazia di Cristo mentre diffondiamo il Vangelo di Cristo da dove viviamo fino ai confini della terra. E vale la pena di dedicare la nostra vita a realizzare questo scopo. Ne vale la pena per miliardi di persone che ancora non conoscono la misericordia e la maestà di Dio in Cristo. E ne vale la pena per te e per me, perché siamo stati creati per essere discepoli che fanno discepoli, fino al giorno in cui vedremo il volto di Colui che seguiamo e, insieme a tutte le nazioni, saremo da Lui saziati per tutta l’eternità. —Francis Chan & Mark Beuving3

    Agenti della trasformazione evangelica

    Dopo la sua risurrezione e verso la fine del suo ministero terreno, Gesù affidò ai suoi discepoli l’incarico che oggi conosciamo come il Grande Mandato, una dichiarazione carica di implicazioni. […]

    «Andate dunque, e fate discepoli di tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutte le cose che io vi ho comandato. Or ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine dell’età presente. Amen» (Matteo 28:19-20).

    Andate. Fate discepoli. Battezzate. Insegnate. Ispirate.

    In verità, nulla scioglie il freddo pungente di un mondo caduto più rapidamente del calore esponenziale di una persona che fa un discepolo, due che ne fanno altri due, quattro che ne fanno altri quattro, fino a quando nuovi credenti maturi spuntano e si diffondono a macchia d’olio. […]

    Questo sviluppo della crescita e dei principi spirituali tra il popolo di Dio, specialmente quando applicato ai cuori appassionati dei nuovi cristiani, popola la chiesa di ribelli formati biblicamente, il cui amore per ritrovare i figli di Dio perduti è pari solo al nutrire i suoi figli ritrovati. —Ed Stetzer4

    La chiamata di Dio è proclamare il Vangelo, condividere il suo amore e la sua verità con gli altri e aiutare le persone a crescere nel loro discepolato. Ma dove, come e a chi realizzare il suo Grande Mandato dipende da dove Dio vi ha posto, dalla vita che vi ha chiamati a condurre e dalle persone che ha messo sul vostro cammino. Condividere la buona notizia e fare discepoli dei nuovi credenti avviene nel nostro quartiere, nella nostra comunità, sul nostro posto di lavoro, all’università, in un campo missionario straniero, in un’organizzazione non profit locale, ovunque Dio ci abbia posto. Gesù stesso ci ha incaricati di aiutare gli altri a diventare discepoli. I discepoli fanno discepoli.

    Fare discepoli non comporta un rapporto formale, ma di amicizia. Gesù chiamava amici quelli che stava trasformando in discepoli: «Vi ho chiamati amici, perché vi ho fatto conoscere tutte le cose che ho udite dal Padre mio» (Giovanni 15:15). L’aspetto dell’amicizia è molto importante. Ci sono molti modi pratici per creare momenti di amicizia con le persone che state evangelizzando e trasformando in discepoli, come invitarle a prendere un caffè, invitarle a cena, andare a fare una passeggiata o avviare un gruppo di preghiera o un piccolo gruppo di studi biblici.

    Quando accompagnate una persona nel suo percorso spirituale, contribuite ad aiutarla a formare un rapporto più profondo con Dio. I brani di questo articolo lo esprimono bene:

    Discepolato nell’amicizia

    Fare discepoli non è solo compito della cosiddetta élite spirituale, ma è compito di ogni discepolo (Matteo 28:18-20). I discepoli fanno discepoli.

    È utile ricordare che Gesù chiamò amici i suoi discepoli (Giovanni 15:12-15). È un fatto sorprendente. Sulla croce, l’ira di Dio si abbatté sul Figlio, affinché noi potessimo essere amici di Dio. Quando il Figlio di Dio ti ha chiamato al discepolato, ti ha chiamato all’amicizia con lui. Sentire l’amicizia di Gesù attraverso la sua Parola, la preghiera e il suo popolo significa vivere il discepolato (Giovanni 15:7-11). Fare discepoli, quindi, significa invitare anche altri a essere amici di Gesù. Significa chiedersi: «Come posso aiutare questa persona a conoscere e ad amare Gesù di più?».

    Essere discepoli spesso significa semplicemente essere presenti. Significa pregare insieme a qualcuno durante una riunione. Significa discutere di ciò che hai imparato dal sermone. Significa cantare a voce abbastanza alta da incoraggiare le persone intorno a te, anche se non hai una voce da corista. Significa condurre una vita cristiana in modo da essere un esempio di Cristo e invitare gli altri a viverla insieme a te. Per fortuna, la crescita spirituale degli altri è in ultima analisi opera di Dio, nonostante i nostri sforzi imperfetti di fare discepoli (1 Corinzi 3:6-7). Non dobbiamo essere una fonte di completa saggezza spirituale. Né abbiamo bisogno di una laurea in teologia o di anni di esperienza in pastorale vocazionale. Quando facciamo discepoli, aiutiamo semplicemente gli altri a incrementare la loro amicizia con Gesù condividendo e modellando ciò che abbiamo imparato attraverso la Parola di Dio nella nostra amicizia con Gesù. —Quina Aragon5

    La vita spirituale di una persona è come un viaggio. Il punto di partenza di ogni persona sarà diverso. Il Signore potrebbe chiamarti a camminare al fianco di qualcuno per un po’, per trasmettere il suo amore, la sua verità e la sua Parola e condividere la comunione. Potresti seminare o annaffiare, aiutandoli a diventare discepoli o aiutandoli a crescere nel loro discepolato, se si trovano a un punto del viaggio in cui sono pronti a dedicarsi maggiormente a Dio. Tu sei lì per aiutare, per dare loro consigli quando lo chiedono, per condividere con loro i principi di Dio, per aiutarli a comprendere la sua Parola e le sue vie, per incoraggiarli e sostenerli, per condividere con loro il tuo percorso di vita come discepolo.

    Insegnare e fare da guida spirituale a qualcuno richiede tempo, ma quando riusciamo a guidare efficacemente anche una sola persona, è tempo ben speso. Potremmo essere inclini a valutare il nostro successo nel guidare spiritualmente gli altri in base al numero di persone che aiutiamo nel loro percorso della fede, ma questo non è un metro di misura accurato. Dobbiamo solo fare ciò che Dio ci chiede, testimoniare e guidare spiritualmente quelli che Lui mette sul nostro cammino, pregare e confidare che lo Spirito Santo opererà nella loro vita.

    Francesco d’Assisi una volta disse: «Il nostro cammino per andare a predicare è inutile se il nostro cammino non è la nostra predicazione». La nostra forza e la nostra motivazione per condividere Gesù con gli altri inizia con il nostro amore per Lui e il nostro rapporto con Lui. La capacità del cristiano di vivere la vita di un discepolo, di testimoniare e di fare da guida spirituale per gli altri nasce quando fa le cose che Dio ha chiesto ai discepoli di fare, per esempio modellare la nostra vita secondo la sua Parola e seguire l’esempio di Gesù. (Vedi le parti 1-4 della serie La vita di un discepolo). Tutto inizia con l’individuo: l’individuo che lo ama e vive secondo i suoi principi, che poi ha anche la convinzione, la spinta, il desiderio di testimoniare e proclamare la Buona Novella e di far parte del processo di formazione dei discepoli.

    Ognuno di noi ha delle opportunità, una rete di contatti, un ambiente in cui può entrare in contatto con gli altri e rafforzare la loro fede, la loro speranza e il loro spirito vivendo il suo discepolato e applicando i principi del discepolato alle sue relazioni. Lo stesso Gesù ci incarica di aiutare gli altri a diventare discepoli. Come discepoli, amiamo, crediamo e seguiamo gli insegnamenti di Gesù e contribuiamo anche a diffondere gli insegnamenti, la Parola di Dio, aiutando altri e insegnando loro a crescere nel discepolato.

    Pensieri su cui riflettere

    Ogni cristiano dovrebbe aiutare i non credenti a diventare credenti mostrando loro Cristo. Questo è fare un discepolo. E ogni cristiano dovrebbe aiutare gli altri credenti a crescere sempre più nella maturità. Questo è fare un discepolo. —John Piper

    I discepoli si moltiplicano. Una delle ultime cose che Gesù disse ai suoi discepoli prima della sua ascensione fu di «andare e fare discepoli di tutte le nazioni» (Matteo 28:19). Questo implica l’evangelizzazione, ovvero condividere il Vangelo ed esortare le persone a pentirsi e a credere in Cristo, ma implica anche il discepolato. I cristiani dovrebbero impegnarsi attivamente nella formazione di persone che a loro volta formeranno altre persone. È il modello che vediamo nel ministero di Gesù: Egli formò undici uomini che trascorsero il resto della loro vita come formatori di discepoli, formando altri affinché diventassero a loro volta formatori di discepoli, e così via. —Got Questions6

    Quando saremo trasformati a sua immagine, gli altri vedranno Gesù in noi e conosceranno la forza che distrugge le paure e i dubbi e dà loro speranza. In 1 Corinzi 11:1, l’apostolo Paolo esorta: «Seguite il mio esempio, come io seguo l’esempio di Cristo». Non c’è modello migliore di Gesù per fare discepoli! Egli insegnò ai suoi seguaci a trasformare altri in discepoli, dando loro l’esempio con la sua vita. —Shawn D. Anderson

    Cosa dice la Bibbia

    «Il vangelo è in mezzo a voi, e nel mondo intero porta frutto e cresce, come avviene anche tra di voi dal giorno che ascoltaste e conosceste la grazia di Dio in verità» (Colossesi 1:6).

    «Un discepolo non è da più del maestro; ma ogni discepolo ben preparato sarà come il suo maestro» (Luca 6:40).

    «Dio ha voluto far loro conoscere quale sia la ricchezza della gloria di questo mistero fra gli stranieri, cioè Cristo in voi, la speranza della gloria, che noi proclamiamo, esortando ciascun uomo e ciascun uomo istruendo in ogni sapienza, affinché presentiamo ogni uomo perfetto in Cristo» (Colossesi 1:27-28).

    Una preghiera

    Padre celeste, grazie per avermi dato uno stile di vita che mi permette di fare discepoli in Cristo Gesù. Mentre affronto ogni momento di questa giornata, aiutami ad amare te e le persone che incrociano il mio cammino. […] Aiutami a non perdermi le avventure che mi stai mettendo davanti per vivere e proclamare la Buona Novella di Gesù oggi. Indirizza il mio cuore a te e alle persone cui desideri che mi avvicini per stringere amicizie che formino discepoli simili a Gesù. Con la tua Parola e il tuo Spirito, trasformami in un seguace di Gesù che ama te, ama le persone e forma discepoli. Nel nome di Gesù, amen.7


    1 Greg Ogden, Transforming Discipleship (InterVarsity Press, 2016).

    2 Tony Shepherd, “Disciple Others”, 9Marks.org, March 30, 2021, https://www.9marks.org/article/disciple-others/.

    3 Francis Chan and Mark Beuving, Multiply: Disciples Making Disciples (David C. Cook, 2012).

    4 Ed Stetzer, Subversive Kingdom: Living as Agents of Gospel Transformation (B&H Publishing Group, 2012).

    5 Quina Aragon, “But I’ve Never Been Discipled”, The Gospel Coalition, August 8, 2020, https://www.thegospelcoalition.org/article/never-been-discipled/.

    6 “What is Christian discipleship?” GotQuestions.org, https://www.gotquestions.org/Christian-discipleship.html.

    7 “Disciplemaker’s Prayer”, Cadre Missionaries, https://www.cadremissionaries.com/disciplemakers-prayer.


    Pubblicato originariamente in inglese il 17 marzo 2026.

  • Apr 28 1 Corinzi: capitolo 15 (versetti 37-58)
  • Apr 21 La vita di un discepolo, parte 8: Comunicare la nostra fede
  • Apr 7 1 Corinzi, capitolo 15 (versetti 20-36)
  • Mar 24 La vita di un discepolo, parte 7: servire Dio servendo gli altri
  • Mar 10 1 Corinzi: capitolo 15 (versetti 1-19)
  • Feb 24 La vita di un discepolo, parte 6: Amore per gli altri
  • Feb 10 1 Corinzi; capitolo 14 (versetti 26-40)
  • Gen 27 La vita di un discepolo, parte 5: cercare prima il suo regno
  • Gen 13 1 Corinzi: capitolo 14 (versetti 1-25)
   

Dottrine

Altro…
  • La Famiglia Internazionale (LFI) [The Family International – TFI] è una comunità cristiana online impegnata nella diffusione del messaggio dell’amore di Dio in tutto il mondo. Crediamo che tutti possano avere una relazione personale con Dio, mediante Gesù Cristo, che concede felicità e pace spirituale, oltre alla motivazione ad aiutare altri e a diffondere la buona novella del suo amore.

Missione

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  • L´obiettivo principale della Famiglia Internazionale è il miglioramento della qualità di vita degli altri mediante la condivisione del messaggio vivificante dell´amore, della speranza e della salvezza che troviamo nella Parola di Dio. Crediamo che l´amore di Dio — applicato a livello pratico nella nostra vita quotidiana — sia la chiave per risolvere molti dei problemi della società, anche nel mondo complesso e frenetico di oggi. Impartendo la speranza e l´orientamento che troviamo negli insegnamenti della Bibbia, crediamo di poter contribuire alla costruzione di un mondo migliore — cambiando il mondo un cuore alla volta.

Valori

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  • L’amore per l’umanità

    L’amore incondizionato di Dio per l’umanità, che non conosce barriere di razza, credo o condizione sociale, ci motiva e ci spinge ad andare incontro, sia spiritualmente sia praticamente, ai bisogni delle persone con cui veniamo in contatto.

A proposito di LFI

LFI online è una comunità di membri della Famiglia Internazionale. LFIè una comunità cristiana internazionale impegnata a diffondere il messaggio dell'amore di Dio alle persone intorno al globo.

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