L’Ancora

Devozioni in formato semplice

  • Tutti abbiamo bisogno di essere perdonati

    Compilazione

    [We All Need Forgiveness]

    La parola «perdono» significa metterci una pietra sopra, condonare, cancellare un debito. […] La Bibbia dice che tutti abbiamo bisogno del perdono di Dio. Tutti abbiamo peccato. In Ecclesiaste 7:20 è scritto: «Certo, non c’è sulla terra nessun uomo giusto che faccia il bene e non pecchi mai». […]

    La buona notizia è che Dio è amorevole e misericordioso, ansioso di perdonare i nostri peccati. 2 Pietro 3:9 ci dice: «Il Signore […] è paziente verso di voi, non volendo che qualcuno perisca, ma che tutti giungano al ravvedimento». Dio desidera perdonarci, perciò ha provveduto al nostro perdono. […]

    2 Corinzi 5:21 ci insegna questo: «Colui che non ha conosciuto peccato, egli lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui». Gesù morì sulla croce, subendo il castigo che meritavamo noi! […] In 1 Giovanni 2:2 è scritto: «Egli è il sacrificio propiziatorio per i nostri peccati, e non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo». Gesù risuscitò dai morti, proclamando la sua vittoria sul peccato e sulla morte (1 Corinzi 15:1-28). Grazie a Dio, mediante la morte e risurrezione di Gesù Cristo è vero quanto è affermato nella seconda metà di Romani 6:23: «…ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore». —GotQuestions.org1

    *

    Dio non serba rancore. Non cerca mai di vendicarsi di noi. Gesù ha pagato il prezzo di tutti i nostri errori.

    Dio aveva pianificato tutto questo molto prima che tu nascessi. Efesini 1:4 dice: «Dio ci ha scelti prima della fondazione del mondo perché fossimo santi e irreprensibili dinanzi a Lui».

    Dio aveva già un piano per la colpa nella nostra vita molto prima che facessimo il nostro primo respiro.

    Poiché Dio ci ha perdonato, si aspetta che noi perdoniamo gli altri. La Bibbia dice: «Sopportatevi a vicenda e perdonatevi se uno ha qualche lamentela contro un altro. Come il Signore ha perdonato voi, così voi dovete perdonare gli altri» (Colossesi 3:13).2

    Ecco perché il perdono è così importante:

    — Perché Dio ha perdonato noi. Non avremo mai bisogno di perdonare un altro più di quanto Dio abbia già perdonato noi. Quando veniamo a Cristo, tutti i nostri peccati vengono cancellati. In cielo, Dio non tiene un registro dei nostri peccati, se abbiamo accettato Cristo nella nostra vita. Dato che Dio ci offre questo tipo di perdono, noi dovremmo offrirlo liberamente agli altri.

    — Perché il risentimento ci rende infelici. Serbare rancore non fa male solo all’altra persona. Fa male anche a noi. Anzi, fa più male a noi.

    — Perché avremo bisogno di altro perdono in futuro. In futuro commetteremo degli errori. Peccheremo. Falliremo. Cadremo. Avremo bisogno del perdono di Dio e degli altri in futuro. Ma Gesù ha insegnato: «Se voi non perdonate agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe» (Matteo 6:15). —Rick Warren3

    Il mio avvocato — Una storia

    Dopo aver vissuto una vita «decente», il mio tempo sulla terra giunse al termine. La prima cosa che ricordo è di essermi seduto su una panchina nella sala d’attesa di quello che sembrava essere un tribunale. Le porte si aprirono e mi fu chiesto di entrare e di sedermi al tavolo della difesa.

    Guardandomi intorno, vidi il pubblico ministero. Era un signore dall’aspetto malvagio che mi fissava digrignando i denti. Era di certo la persona più malvagia che avessi mai visto. Mi sedetti e guardai alla mia sinistra: lì c’era il mio avvocato, un uomo dall’aspetto gentile e benevolo che mi sembrava stranamente familiare.

    La porta sull’angolo si spalancò e apparve il giudice, che attraversò l’aula. Era una figura imponente, con una lunga toga che gli scendeva dalle spalle. Non riuscivo a staccargli gli occhi di dosso. Prese posto dietro il banco e disse: «Cominciamo».

    Il pubblico ministero si alzò e disse: «Mi chiamo Satana e sono qui per dimostrarvi perché quest’uomo deve andare all’inferno». Poi continuò, enumerando le bugie che avevo detto, le cose che avevo rubato e le volte che avevo ingannato gli altri. Più parlava, più mi sentivo sprofondare nella sedia.

    Ero così imbarazzato che non riuscivo a guardare nessuno, nemmeno il mio avvocato, mentre il Diavolo parlava di peccati che persino io avevo completamente dimenticato. Per quanto fossi arrabbiato con Satana per aver raccontato tutte queste cose su di me, ero altrettanto arrabbiato con il mio rappresentante che se ne stava lì seduto in silenzio, senza offrire alcuna forma di difesa.

    Sapevo di essere colpevole di quelle cose, ma avevo anche fatto del bene nella vita. Questo non poteva compensare almeno in parte il male che avevo fatto? Satana concluse con rabbia e disse: «Quest’uomo deve andare all’inferno. È colpevole di tutto ciò di cui l’ho accusato e non c’è nessuno che possa dimostrare il contrario».

    Quando fu il suo turno, il mio avvocato chiese prima se poteva avvicinarsi al banco. Il giudice lo autorizzò, nonostante la forte opposizione di Satana, e gli fece cenno di avvicinarsi. Quando il mio avvocato si alzò e si avvicinò al banco, riuscii per la prima volta a vederlo in tutto il suo splendore e la sua maestà. Capii perché mi sembrava così familiare. Era Gesù a rappresentarmi, il mio Signore e Salvatore!

    Si fermò davanti al banco e disse dolcemente al giudice: «Ciao, Padre». Poi si rivolse alla corte: «Satana aveva ragione nel dire che quest’uomo ha peccato. Non nego nessuna di queste accuse. E sì, il prezzo del peccato è l’inferno, e quest’uomo merita di essere punito».

    Gesù fece un respiro profondo, poi si rivolse a suo Padre con le braccia aperte e proclamò: «Tuttavia, io sono morto sulla croce come prezzo per i peccati di quest’uomo, affinché questa persona potesse avere la vita eterna. Lui mi ha accettato come suo Salvatore. È mio».

    Il mio Signore continuò dicendo: «Il suo nome è scritto nel Libro della Vita e nessuno può strapparmelo via. Satana ancora non capisce. Quest’uomo non richiede giustizia, ma misericordia».

    Quando Gesù si sedette, fece una breve pausa, guardò suo Padre e disse: «Non c’è altro da fare. Ho fatto tutto Io».

    Il Giudice alzò la sua mano potente e batté il martelletto. Le seguenti parole risuonarono nella sala: «Quest’uomo è libero. La sua pena è già stata pagata per intero. Il caso è chiuso».

    Mentre Gesù mi dava istruzioni su dove andare, gli chiesi: «Hai mai perso una causa?».

    Cristo sorrise amorevolmente e disse: «Tutti quelli che sono venuti da me e mi hanno chiesto di rappresentarli hanno ricevuto lo stesso verdetto che hai ricevuto tu: “Pena pagata per intero”». —Anonimo4

    *

    Fin dall’inizio, Dio ha deciso che chiunque fosse andato da Lui, lo avrebbe trasformato per renderlo simile a suo Figlio. Anzi, suo Figlio sarebbe stato il primogenito di molti fratelli.

    Quindi, quando siamo andati da Lui, accogliendo Gesù come nostro Salvatore, il Padre ci ha dichiarati «non colpevoli», ci ha riempiti della bontà di Cristo e ci ha promesso una gloria come quella del nostro Salvatore.

    Cosa possiamo dire di fronte a cose così meravigliose? Se Dio è per noi, chi può essere contro di noi? Dio non ha risparmiato nemmeno il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi. Non ci darà forse anche tutto il resto? —Romani 8:29-32, parafrasato

    Pubblicato originariamente sull’Ancora in inglese il 3 marzo 2026.


    1 “Come faccio a ricevere il perdono di Dio?” GotQuestions.org, 4 gennaio 2022, https://www.gotquestions.org/Italiano/Ricevere-Perdono-Dio.html

    2 Rick Warren, “Four Ways to Love Others Like Jesus”, Pastors.com, https://blog.pastors.com/articles/four-ways-to-love-others-like-jesus/

    3 Rick Warren, “How Jesus Gives Us Freedom”, Pastors.com, https://blog.pastors.com/articles/how-jesus-gives-us-freedom/

    4 “Jesus, Our Advocate”, God’s Other Ways (blog),  https://www.godsotherways.com/stories/2020/3/25/do-the-next-thing-4baw5-8faz4-8858t-9sdzk-94pzd

  • Feb 25 Non è quel che sembra
  • Feb 23 La storia di Ruth (parte 1)
  • Feb 21 Prenditi una pausa
  • Feb 20 Trovare la volontà di Dio e prendere buone decisioni
  • Feb 17 La realtà dell’eternità
  • Feb 16 Vivere il cammino della fede
  • Feb 13 Qualcosa da fare per Gesù
  • Feb 12 Investire nella nostra crescita spirituale
  • Feb 11 Che cosa vuole dire “amore”
   

L’Angolo dei Direttori

Studi biblici e articoli che edificano la fede

  • La vita di un discepolo, parte 6: Amore per gli altri

    [The Life of Discipleship, Part 6: Love for Others]

    Il comandamento «Ama il tuo prossimo come te stesso» ha origine nell’Antico Testamento, in Levitico 19:18. Nello stesso capitolo, l’amore per il prossimo viene esteso fino a includere lo straniero: «Tratterete lo straniero, che abita fra voi, come chi è nato fra voi; tu lo amerai come te stesso» (Levitico 19:34). I Vangeli di Matteo, Marco e Luca riportano in vari modi l’affermazione di Gesù secondo cui questo comandamento è il secondo dei due comandamenti più importanti, il primo dei quali è amare Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza (Marco 12:30-31).

    Nel Vangelo di Luca leggiamo che, dopo aver sentito Gesù proclamare l’amore per il prossimo come uno dei comandamenti più importanti, un esperto della legge sfidò Gesù con la domanda: «E chi è il mio prossimo?». Chiaramente, stava cercando di classificare alcune persone come «non prossimo» per escluderle da questo comandamento. Gesù continuò raccontando la storia del Buon Samaritano per illustrare con enfasi che amare il prossimo va ben oltre i nostri amici e la nostra comunità locale, fino a includere gli stranieri e i forestieri, e significa mostrare compassione e premura nei confronti dei bisognosi (Luca 10:25-35).

    Gesù diede uno standard più alto nel Discorso della Montagna quando istruì i suoi seguaci ad amare i loro nemici «affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli, poiché egli fa levare il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti» (Matteo 5:43-45). Chiaramente nessuno era escluso dal comandamento di amare.

    Il punto fondamentale dell’amare il prossimo, per noi cristiani, è la consapevolezza che ogni persona è preziosa per Dio, indipendentemente dall’età, dall’etnia, dal sesso, dalla nazionalità, dalla condizione economica, dal credo religioso, dall’appartenenza politica o da qualsiasi altra differenza. Dio ama tutti. Ama il mendicante per strada tanto quanto ama l’uomo più ricco del mondo. È «misericordioso e pieno di compassione» e di amore incondizionato, e «il Signore è buono con tutti» (Salmo 145:8-9).

    Dio ci chiede di vedere ogni persona che ha creato nello stesso modo in cui la vede Lui, con occhi pieni d’amore, il che significa che guarderemo gli altri senza pregiudizi, preconcetti o stereotipi. L’amore incondizionato di Dio non conosce confini di razza, credo o condizione sociale e dovrebbe impostare il nostro atteggiamento verso gli altri, specialmente verso quelli che sono in qualche modo diversi da noi. Il nostro compito come discepoli, come uomini e donne che seguono le orme del Maestro, è quello di mostrare agli altri lo stesso amore che Gesù ha mostrato a noi. Come scrisse l’apostolo Paolo:

    Al momento stabilito, mentre eravamo ancora senza forza, Cristo è morto per noi peccatori.  Già è difficile che qualcuno voglia morire per un uomo giusto, ma forse per una persona buona qualcuno avrebbe il coraggio di morire. Ma Dio ha dimostrato il suo grande amore per noi proprio in questo modo: mandando Cristo a morire per noi, mentre eravamo ancora peccatori (Romani 5:6-8).

    Non dobbiamo per forza apprezzare o condividere il credo, lo stile di vita o le scelte di ogni persona. Potrebbero vivere senza tener conto degli standard morali di Dio o condurre una vita di grave peccato, ma indipendentemente dalla loro situazione attuale, Dio le ama. Le Scritture insegnano che ogni essere umano è creato a immagine e somiglianza di Dio, che l’amore è da Dio e che Dio è amore (1 Giovanni 4:7-8). Il meraviglioso amore di Dio è la nostra pietra di paragone. Come discepoli, abbiamo il compito di emulare qualità divine quali amore, compassione e misericordia, proprio come fece Gesù. Amare il prossimo è fondamentale per essere discepoli cristiani.

    Amore attivo

    Ci viene comandato di amarci gli uni gli altri come fa Gesù. Non c’è una sola persona che Gesù non ami e che Lui non sia venuto a salvare: questo include tutti quelli con cui incroci lo sguardo, che incroci per strada, di cui senti parlare al telegiornale, che vivono alla porta accanto, che stanno dietro di te in fila al supermercato o che siedono accanto a te in una sala d’attesa. Quando amiamo attivamente quelli che ci circondano, mettendo le loro necessità prima delle nostre, prendiamo lo stesso amore straordinario che Gesù ha riversato su di noi e diventiamo una sua dimostrazione vivente, palpitante e meravigliosa per l’umanità.

    Vedete, mentre molti credono che l’amore sia solo un sentimento piacevole e commovente, come cristiani siamo chiamati a essere qualcosa di più: siamo chiamati ad agire. Possiamo condividere l’amore di Dio notando chi non viene notato, amando chi non è amabile o anche estendendo la grazia a coloro con cui non è facile stare. […]

    Facciamo in modo che la nostra preghiera di oggi sia la richiesta a Dio di aiutarci ad amare attivamente gli altri: ad attraversare attivamente la strada per aiutare i nostri vicini, a cucinare attivamente un pasto caldo per un amico bisognoso o a visitare attivamente una casa di riposo nelle vicinanze per amare gli anziani. Chiediamogli di condurci nei luoghi in cui vuole che facciamo risplendere la sua luce e chiediamogli il coraggio e la forza di condividere il suo amore con tutti coloro che ci circondano nella nostra vita quotidiana. —Gini Wietecha1

    La chiave del discepolato

    L’amore è la prima chiave per un discepolato intenzionale. Secondo alcune persone che in precedenza non erano credenti, questo è il tratto caratteriale che ha avuto il maggiore impatto sulla loro decisione di seguire Gesù. Ciò non dovrebbe sorprendere. Gesù ha dimostrato amore per le persone ovunque andasse. Di conseguenza le loro vite sono cambiate per sempre. Gesù […] era spinto ad amare le persone e non lasciava che niente e nessuno gli impedisse di esprimere il suo amore. L’amore sgorgava da lui e toccava la vita delle persone che incontrava. —Shawn D. Anderson2

    Amore agape

    Nel greco classico ci sono quattro parole per indicare l’amore: storghì, che significa affetto naturale (come quello di un genitore per un figlio); philos, che significa amicizia o amore fraterno; eros, che significa amore sensuale o passionale; e agape, che è la parola usata in tutto il Nuovo Testamento per indicare l’amore immeritato che Dio ha mostrato all’umanità mandando suo Figlio come Redentore.

    Quando si parla di amore umano nel Nuovo Testamento, agape si riferisce all’amore altruistico e generoso. Agape può essere inteso come il tipo di amore che ti spinge a tendere la mano e a fare del bene agli altri, ad amare il tuo prossimo e a mettere i bisogni degli altri prima dei tuoi; il tipo di amore che cerca sinceramente la redenzione dei non salvati e cerca di aiutare chi è nel bisogno.

    Il teologo italiano Tommaso d’Aquino (1225-1274) definì l’amore agape come «volere il bene altrui». L’amore agape non è un’emozione o un desiderio passeggero, ma una scelta di agire in modo da promuovere il benessere dell’altro, anche quando ciò richiede il sacrificio di sé. Quindi, quando Gesù parla di amare gli altri, si riferisce al tipo di amore in cui si dà a un altro senza aspettarsi nulla in cambio, il tipo di amore che perdona quando le persone hanno peccato contro di noi o ci hanno ferito, il tipo di amore in cui si fa di tutto per aiutare qualcuno. L’amore altruistico e generoso di cui parla Gesù è il frutto dell’opera dello Spirito Santo nella nostra vita, radicato nei principi della sua Parola, ed è destinato a essere la caratteristica distintiva del nostro discepolato.

    Amore altruistico

    Sono colpito dai diversi aspetti del sacrificio di Gesù e da come questo rispecchi l’immenso amore di Dio. Ho anche riflettuto su come la mia vita dovrebbe rispecchiare il modello di amore altruistico di Gesù.

    La morte di Gesù sulla croce è, a un certo livello, una straordinaria illustrazione delle sue parole secondo cui nessuno ha un amore più grande di chi dà la sua vita per i suoi amici (Giovanni 15:13). La croce si è trasformata dall’immagine più brutale della morte all’illustrazione più sconvolgente dell’amore di Dio.

    Fino a che punto si spingerà Dio per mostrare il suo amore? Oltre ogni nostra immaginazione. Quanto darà? Tutto.

    E dopo aver assunto l’umile compito di lavare i piedi dei suoi discepoli, Gesù dice ai suoi primi seguaci: «Io infatti vi ho dato l'esempio, affinché come ho fatto io facciate anche voi. In verità, in verità vi dico: Il servo non è più grande del suo padrone, né il messaggero più grande di colui che l'ha mandato» (Giovanni 13:15-16).

    Gesù ha dato. Ha dato completamente. Il suo dare era un gesto di amore divino. Anche noi dovremmo dare. Dovremmo dare completamente. Il nostro dare dovrebbe essere un atto di amore divino. «Se sapete queste cose, siete beati se le fate» (Giovanni 13:17). —Matt Erickson3

    Amore per i nostri fratelli cristiani

    Dio vuole che amiamo tutta l’umanità e che siamo esempi delle sue qualità per quelli che incontriamo e con cui interagiamo quotidianamente. Ma è ancora più interessato a che mostriamo amore per gli altri cristiani (indicati nella Bibbia come nostri fratelli e sorelle), il corpo di Cristo (1 Corinzi 12:12-13). Questo è il tipo di amore di cui parla Gesù quando dice:

    Io vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri. Come io vi ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri. Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri (Giovanni 13:34-35).

    In 1 Giovanni leggiamo anche dell’importanza del nostro amore per i nostri fratelli cristiani. «Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli» (1 Giovanni 3:14). E «Da questo abbiamo conosciuto l’amore: [Gesù Cristo] ha dato la sua vita per noi. Anche noi dobbiamo dare la nostra vita per i nostri fratelli» (1 Giovanni 3:16).

    Nelle epistole ci viene chiesto di aiutare i nostri fratelli, prendercene cura, mostrare compassione e fare loro del bene. «Quindi, finché ne abbiamo l’opportunità, facciamo del bene a tutti, ma soprattutto a quelli che appartengono alla famiglia della fede» (Galati 6:10). Giovanni usò parole forti per descrivere cosa significa trascurare i nostri fratelli quando scrisse: «Ma se qualcuno possiede dei beni di questo mondo e vede suo fratello nel bisogno e non ha pietà di lui, come potrebbe l’amore di Dio essere in lui?» (1 Giovanni 3:17).

    Perché è così importante che ci prendiamo cura dei nostri fratelli nella fede e che li sosteniamo, sia spiritualmente che materialmente? Gesù rispose a questa domanda quando disse: «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri». Gesù vuole che noi, suoi seguaci, siamo conosciuti per il nostro amore. Amare i nostri fratelli è un elemento chiave del discepolato e del diffondere la luce del suo amore e del suo Vangelo nel mondo.

    Poche ore prima di essere arrestato, Gesù pregò il Padre affinché i discepoli, sia quelli che erano con Lui in quel momento sia tutti quelli che lo avrebbero seguito, fossero uniti come Lui e il Padre sono uniti, «affinché il mondo il mondo conosca che tu mi hai mandato, e che li hai amati come hai amato me» (Giovanni 17:20-23). Gesù pregò affinché tutti i suoi discepoli fossero uno: un solo corpo, uniti nell’amore; uno nella fede, uno nella missione, uno nella mentalità cristiana. Non è possibile che tutti i discepoli la pensino allo stesso modo, ma nelle questioni di fede, amore, servizio e diffusione del Vangelo nel mondo, ovvero in quelle cose che li rendono discepoli, Gesù pregò che fossero uniti. I cristiani possono differire su punti secondari di dottrina o di credo, ma dovrebbero essere uniti nelle dottrine fondamentali del cristianesimo (tra cui la fede in Dio, la salvezza in Gesù, la Trinità, la Bibbia come Parola di Dio e il Grande Mandato di predicare il Vangelo).

    Quando siamo uniti e riuniti in Lui, Lui è lì con noi. «Perché dove due o tre sono riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro» (Matteo 18:20). Avere Cristo in mezzo a noi aiuta gli altri a sentire la sua presenza; la gioia e l’amore li attirano a Lui e forniscono un esempio vivente del suo amore per loro. Fa parte della testimonianza dei discepoli. Serve anche a rafforzarci nel discepolato. In Ebrei leggiamo: «Cerchiamo anche di stimolarci a vicenda nell’amore fraterno e nelle opere buone, senza disertare le nostre riunioni, come alcuni hanno l’abitudine di fare, ma esortandoci a vicenda; tanto più che vedete avvicinarsi come il giorno» (Ebrei 10:24-25).

    Quando i discepoli si riuniscono per una comunione spirituale, la presenza di Dio è con loro. Lo Spirito Santo crea un’atmosfera viva e amorevole all’interno del corpo dei credenti. Quando i cristiani si riuniscono ed entrano in comunione, questo li rafforza. Pregare, adorare, dare testimonianza, avere conversazioni profonde, godere della reciproca compagnia, tutto questo crea un’atmosfera meravigliosa che rafforza ed edifica quelli che partecipano. La comunione con altri cristiani, in qualunque modo il Signore ci guidi a fare nelle nostre situazioni personali, fa parte del vivere il nostro discepolato.

    Siamo chiamati ad amare il nostro prossimo e ad amare i nostri fratelli cristiani come pietre angolari del nostro discepolato. Impegniamoci a essere ogni giorno esempi viventi dell’amore di Dio per le persone che il Signore mette sul nostro cammino. Possa l’amore di Cristo costringerci «perché siamo giunti a questa conclusione: […] che egli morì per tutti, affinché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro» (2 Corinzi 5:14-15).

    Pensieri su cui riflettere

    Credo che Dio ami il mondo attraverso di noi, attraverso te e me. —Madre Teresa

    Istintivamente tendiamo a limitare [il numero delle] persone per cui ci impegniamo. Lo facciamo per le persone che sono come noi e per quelle che ci piacciono. Gesù non accetta niente del genere. Parlando di un samaritano che aiutava un ebreo, Gesù non avrebbe potuto trovare un modo più efficace per dire che chiunque si trovi nel bisogno, indipendentemente dalla razza, dall’orientamento politico, dalla classe sociale e dalla religione, è il tuo prossimo. Non tutti sono tuoi fratelli o sorelle nella fede, ma tutti sono tuoi prossimi e tu devi amare il tuo prossimo. —Timothy Keller

    Ogni singola persona che incontriamo è amata da Dio ed è qualcuno per cui Gesù è morto. Tutti quelli che incontriamo durante la giornata – sconosciuti, conoscenti, amici, familiari – possono sperimentare l’amore di Dio attraverso di noi! Ogni giorno abbiamo l’opportunità di mostrare l’amore di Dio agli altri. —Askaboutmyfaith.com

    Cosa dice la Bibbia

    «Carissimi, se Dio ci ha tanto amati, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. Nessuno ha mai visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e il suo amore diventa perfetto in noi» (1 Giovanni 4:11-12).

    «Se amate quelli che vi amano, che premio ne avete? Non fanno lo stesso anche i pubblicani? E se salutate soltanto i vostri fratelli, che fate di straordinario? Non fanno anche i pagani altrettanto? Voi dunque siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro celeste» (Matteo 5:46-48).

    «Soprattutto, abbiate amore intenso gli uni per gli altri, perché l'amore copre una gran quantità di peccati» (1 Pietro 4:8).

    Preghiera per amare il nostro prossimo

    Carissimo Signore, fa’ che io sia una benedizione per il mio prossimo. Non solo per quelli che mi sono vicini, ma anche per quelli con cui comunico, anche se sono lontani. Fa’ che io sia una buona samaritana per qualcuno oggi. Dammi compassione per essere portatrice di buona volontà verso i miei fratelli.

    Signore, dammi la forza di vivere secondo il tuo comandamento di amare. […] Fa’ che io non chiuda il mio cuore a chi ha bisogno. Che io possa condividere le benedizioni che ho ricevuto da Te con quelli che le chiedono. Che io non perda mai di vista il modo di amare. […] Che le persone che incontro su questo cammino diventino per me opportunità di vivere gli insegnamenti di Cristo.

    Signore, ti chiedo di aprire il mio cuore affinché io possa provare un amore sincero per i tuoi comandamenti. Insegnami, Signore, ad amarti sopra ogni cosa e ad amare il mio prossimo come amo me stessa. Fa’ che io possa tenere sempre a mente l’essenza del tuo comandamento di amare.4


    1 Gini Wietecha, “What God Says About Loving Others”, Dayspring, 25 agosto 2023, https://www.dayspring.com/articles/loving-others-well?srsltid=AfmBOopdtkbOB8KU0CKhjKhVDsfMpiTzEZ7HKjXsHwPWxRs_y-rYtam6.

    2 Shawn D. Anderson, Living Dangerously (Wipf and Stock, 2010).

    3 Matt Erickson, “Self-Giving Love”, 14 giugno 2010, https://mwerickson.com/2010/06/14/self-giving-love/.

    4 Pearl Dy, “How to ‘Love Your Neighbor As Yourself’ as in Mark 12:31”, Christianity.com, 24 gennaio 2023, https://www.christianity.com/wiki/bible/love-your-neighbor-as-yourself-bible-meaning-of-mark-12-31.html.


    Pubblicato originariamente in inglese il 2 dicembre 2025.

  • Feb 10 1 Corinzi; capitolo 14 (versetti 26-40)
  • Gen 27 La vita di un discepolo, parte 5: cercare prima il suo regno
  • Gen 13 1 Corinzi: capitolo 14 (versetti 1-25)
  • Dic 30 La vita di un discepolo, parte 4: il rapporto con Dio
  • Dic 16 La vita di un discepolo, parte 3: dimorare in Cristo
  • Dic 2 1 Corinzi: capitolo 13 (versetti 1-13)
  • Nov 18 La vita di un discepolo, parte 2: amare Dio con tutto il nostro essere
  • Nov 4 1 Corinzi: capitolo 12 (versetti 12-30)
  • Ott 21 La vita di un discepolo: introduzione
   

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