L’Ancora

Devozioni in formato semplice

  • Seguire le indicazioni divine

    Compilazione

    [Following God’s Lead]

    Come la maggior parte delle persone, apprezzo la prevedibilità. I cambiamenti possono significare un passo nell’ignoto e la perdita della mia preziosa routine — un’eventualità spaventosa.

    Significa anche che devo rinunciare a parte del controllo sulle cose. Anche questo mi spaventa. Per quanto uno si prepari come meglio può, i fattori coinvolti sono così tanti che è impossibile controllarli tutti.

    «Il cambiamento arriva sempre con dei regali», scrisse Price Pritchett, ma sono sicuro che a volte tutti ci siamo chiesti se ne valeva la pena e se non sarebbe stato meglio (o almeno più facile) rinunciare ai cambiamenti invece di doverne subire i disagi. D’altra parte, spesso non abbiamo scelta; i cambiamenti hanno un modo tutto loro di arrivare, che li vogliamo o no.

    Una cosa di cui ho fatto esperienza recentemente, però, è che è più facile affrontare un cambiamento quando al nostro fianco c’è Dio.

    Dio conosce tutto, compreso il futuro. Può prepararci come noi non potremmo mai fare e fa cooperare tutte le cose al nostro bene (Romani 8:28). Non è mai sorpreso dalle curve sulla strada o dai colpi di scena ed è in grado di guidarci e prepararci per quello che ci aspetta, anche se noi non riconosciamo ciò che sta avvenendo.

    Dio è in controllo. Sapere che l’Essere che ci ha creato e che porterà a termine lo scopo che ha per noi (Salmi 138:8) è dalla nostra parte, può essere proprio l’iniezione di fiducia di cui abbiamo bisogno per affrontare quello che ci aspetta. «Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?» (Romani 8:31).

    Un’importante consapevolezza che Dio ci aiuta a raggiungere nei momenti di cambiamento è quella dell’amore incondizionato che prova per ciascuno di noi. Quando i cambiamenti sono difficili, spaventosi o dolorosi, Lui rimane al nostro fianco. Il suo amore non vacilla mai. Vuole solo il meglio per noi. Anche se affrontiamo innumerevoli cambiamenti ed esperienze che plasmano e modificano il nostro carattere, Lui rimane costante, solidale e affidabile. È il miglior amico che potremmo avere — e questo non cambierà mai: «Gesù Cristo è lo stesso, ieri, oggi e in eterno» (Ebrei 13:8). —Ronan Keane

    Indicatori e segnalatori

    L’estate scorsa ho distrutto il nostro furgone. Nessuno se lo aspettava. Stavo guidando nel pieno dell’estate, e anche nel pieno dell’ora di punta, completamente persa. In mezzo al traffico che procedeva a passo d’uomo, il climatizzatore ha smesso di funzionare. Ho pensato che fosse solo sfortuna rimanere bloccata nel traffico senza aria condizionata, quindi ho fatto quello che faccio spesso quando le cose vanno male: andare avanti a tutti i costi.

    Finalmente sono riuscita a far funzionare il GPS, sono arrivata dove dovevo prendere i miei figli e sono tornata verso casa con i finestrini aperti. Nell’ultimo tratto del viaggio di ritorno, ho iniziato a sentire uno strano rumore. Sapevo che c’era una stazione di servizio a circa tre chilometri, quindi ho proseguito fino a raggiungerla. Quando siamo arrivati, l’auto faceva fumo; le nuvole di fumo misto a olio hanno annunciato il nostro arrivo a tutti quelli che stavano intorno.

    In pochi minuti, sono stata circondata da diversi ragazzi che avevano notato la mia evidente situazione di «dama in pericolo». Ci hanno messo meno di un secondo a capire che il radiatore era asciutto, l’auto era surriscaldata e molto probabilmente il motore era fuso.

    Uno dei ragazzi mi ha mostrato l’indicatore sul cruscotto, quello chiamato termometro. Era su al massimo, indicando che il motore era troppo caldo. Probabilmente il termometro aveva segnalato il problema molto prima che costringessi l’auto surriscaldata a percorrere un centinaio di chilometri nella torrida estate texana.

    Se avessi prestato attenzione ai segnali di avvertimento e controllato il termometro, mi sarei accorta che si stava scaldando troppo. Avrei potuto accostare e cercare di aggiungere del liquido al radiatore. Quella semplice piccola azione avrebbe salvato la nostra auto. Ah, la saggezza del senno di poi!

    Con questa esperienza ho imparato una lezione importante che può essere applicata alla vita. Dio ha impiantato in ciascuno di noi degli indicatori che ci dicono di cosa abbiamo bisogno fisicamente, mentalmente, emotivamente e spiritualmente. Quando iniziamo a sentirci stanchi e sfiniti, dobbiamo prestare attenzione e prenderci del tempo per ricaricare lo spirito e stare un po’ in comunione con Dio e la sua Parola.

    A volte è difficile resistere al desiderio di «andare avanti a tutti i costi», ma così facendo possiamo ignorare i segnali di pericolo. Gesù comprende questa tentazione e ci ha insegnato a gestire i nostri momenti di stress:

    «Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo. Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore, e voi troverete riposo per le vostre anime. Poiché il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero» (Matteo 11:28-30).

    Secondo Gesù, non dovremmo sentirci sempre in dovere di prendere il controllo e superare a forza le situazioni. Quando ci sentiamo oppressi, il che significa fondamentalmente appesantiti, sovraccarichi, oberati o stressati, dovremmo andare da Lui e Lui ci darà riposo.

    Imparare ad ascoltare i nostri indicatori e prestare attenzione ai nostri segnali ci aiuta a sintonizzarci con ciò di cui il nostro corpo, la nostra mente e il nostro spirito hanno bisogno per sopravvivere e prosperare. Prenderci del tempo per comunicare con Dio e cercare la sua guida ci preparerà ad affrontare qualsiasi cosa la giornata ci riservi. «Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in più» (Matteo 6:33). —Mara Hodler

    Vivere una vita degna della sua chiamata

    Una delle domande centrali a cui i filosofi e i teologi si sono sforzati per millenni di dare una risposta è il mistero di ciò che dà significato alla vita. Tutti vogliono essere felici e soddisfatti, ma come possiamo distinguere la vera felicità e da dove proviene?

    Gli antichi greci credevano che la fonte della felicità fosse interiore e potesse essere coltivata conducendo una vita degna. Chiamavano questo stato eudaimonia, che Aristotele descrisse come la partecipazione ad attività che richiedono i nostri talenti e pongono una sfida alle nostre capacità, un comportamento tale da giovare agli altri, una vita condotta secondo principi e virtù. Non è sufficiente limitarsi a possedere la capacità o l’inclinazione a fare qualcosa: l’eudaimonia richiede che vengano messe in pratica con fatti concreti.

    Nella sua lettera agli Efesini, Paolo implora i cristiani di quella città a condurre una vita degna della loro vocazione (Efesini 4:1). Prosegue poi spiegando che ciò si può fare mantenendosi umili, mansueti, pazienti, tolleranti, amorevoli e vivendo in pace con gli altri.

    Condurre una vita virtuosa e basata su principi sani sembra una buona idea. Purtroppo, in quanto esseri umani, la nostra natura imperfetta spesso non ci permette di riuscirci da soli. Come credenti, però, possiamo usufruire della potenza divina che ci aiuta a fare progressi nel trascendere le nostre limitazioni. «È Dio che mi cinge di forza e che rende la mia vita perfetta» (Salmi 18:32).

    Anche Salomone, spesso ritenuto l’uomo più saggio mai esistito, scoprì la futilità di una vita vissuta soltanto per se stessi e per le cose del mondo, ma intravide la soluzione. Alla fine della sua ricerca di significato e felicità nel libro dell’Ecclesiaste, conclude: «Ecco la conclusione di tutto il discorso: rispetta Dio e ubbidiscigli; questo è tutto il senso della vita» (Ecclesiaste 12:13).

    Più impariamo a mettere Dio e il benessere degli altri al centro dei nostri pensieri e delle nostre azioni, più la nostra vita avrà un senso e uno scopo. —Ronan Keane

    Pubblicato originariamente sull’Ancora in inglese il 27 gennaio 2026.

  • Gen 24 La vedova di Sarepta: una storia di speranza
  • Gen 23 Un’opera in divenire
  • Gen 19 Comunicare con Dio
  • Gen 17 Superare paura e preoccupazione
  • Gen 10 La forza di Dio nella nostra debolezza
  • Gen 7 Riflessioni sull’amicizia
  • Gen 6 Accettare le stagioni della vita
  • Gen 5 Diffondiamo la buona notizia!
  • Gen 3 Le azioni superano le intenzioni
   

L’Angolo dei Direttori

Studi biblici e articoli che edificano la fede

  • La vita di un discepolo, parte 5: cercare prima il suo regno

    [The Life of Discipleship, Part 5: Seeking First His Kingdom]

    Il regno di Dio era un tema centrale degli insegnamenti di Gesù in tutti i Vangeli e si trova in passaggi chiave, come il Padre Nostro (Matteo 6:9-13), il Sermone sul Monte (Matteo 5-7) e l'Ultima Cena (Matteo 26:20-29, Luca 22:14-23). Il Sermone sul Monte, uno degli insegnamenti più noti di Gesù, parla della realtà del regno di Dio e fornisce importanti principi su come vivere come cristiani all'interno del regno di Dio.

    Nei Vangeli, Gesù insegna che il regno di Dio è una realtà presente e futura. In alcune occasioni disse che il regno era arrivato (Marco 1:14-15; Luca 17:20-21), mentre in altre occasioni parlò di un regno che deve ancora venire alla fine dell'età, o del mondo (Matteo 25:31-34). La Bibbia insegna che il completamento del regno avviene quando Gesù ritorna per instaurare il suo regno sulla Terra. "Il regno del mondo è passato al nostro Signore e al suo Cristo ed egli regnerà nei secoli dei secoli" (Apocalisse 11:15).

    Che cos'è dunque il regno di Dio? In termini generali, la Bibbia si riferisce al regno di Dio come al dominio eterno e sovrano di Dio sull'intero universo. "Il Signore ha stabilito il suo trono nei cieli e il suo dominio si estende su tutto" (Salmi 103:19). Il Signore è il sovrano dell'universo e il regno di Dio è il suo regno. Lui è “il benedetto e unico Sovrano, il Re dei re e Signore dei signori, […] a lui sia l'onore e il dominio eterno" (1 Timoteo 6:15-16).

    Il regno di Dio si riferisce anche al dominio attuale di Dio nei cuori e nelle vite di tutti quelli che credono in Lui e si sottomettono a Lui, ricevendo così il suo dono della salvezza. "Anche quando eravamo morti nei peccati, ci ha vivificati con Cristo (è per grazia che siete stati salvati), e ci ha risuscitati con lui e con lui ci ha fatti sedere nei luoghi celesti in Cristo Gesù" (Efesini 2:4-6).

    Per quelli che si affidano a Dio e instaurano un rapporto con Lui attraverso il sacrificio di suo Figlio Gesù, il regno di Dio diventa una realtà presente. Vivere nel regno nel presente significa permettere a Dio di governare e regnare nella nostra vita, riconoscendolo e onorandolo come nostro Creatore. Significa cercare di vivere in modo da onorarlo e glorificarlo, facendo del nostro meglio per vivere secondo le sue parole nelle Scritture.

    Nel Vangelo di Giovanni leggiamo che per entrare nel regno di Dio è necessario nascere di nuovo (Giovanni 3:3). È accettando Gesù come Signore e Salvatore, credendo nella sua risurrezione e impegnandosi a entrare in relazione con Dio che si entra a far parte del suo regno.

    Nel Sermone sul Monte, Gesù insegna ai suoi seguaci a "cercare prima il regno di Dio e la sua giustizia" (Matteo 6:31-34). Nei versetti che precedono questo, Gesù parlò delle cose temporali e materiali di questo mondo e del posto che dovrebbero occupare nella nostra vita rispetto a Dio e alle cose eterne del regno dei cieli: "Non fatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine distruggono e dove i ladri scassinano e rubano, ma fatevi tesori in cielo. […] Perché dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore" (Matteo 6:19-21).

    Quando nasciamo di nuovo nel regno di Dio, il centro della nostra vita cambia completamente. Gesù ci invita a cercare prima il regno di Dio, confidando che tutto il resto seguirà secondo la volontà divina. Quando Dio regna nella nostra vita, riponiamo la nostra fede e la nostra fiducia in Lui e cerchiamo di allineare la nostra volontà alla sua, come Gesù insegnò ai suoi discepoli a pregare: "Sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra" (Matteo 6:10).

    A ciascuno di noi è stato concesso da Dio il libero arbitrio e quindi, in un certo senso, ci è stato dato un "regno" in cui possiamo fare scelte libere. Questo fa parte dell'essere creati a immagine di Dio. Quando entriamo nel regno di Dio, ci viene chiesto di integrare il nostro "regno" — ciò su cui abbiamo controllo — nel suo. Dobbiamo cercare di allineare la nostra volontà con quella di Dio e lasciare che la sua volontà, espressa nella Bibbia, guidi la nostra vita, compresi i nostri pensieri interiori e le nostre azioni esteriori. Come ha detto un commentatore,

    In pratica, cosa significa "cercare prima il Regno"? Significa guardare prima a Dio e al suo Regno per tutto ciò di cui abbiamo bisogno, compreso il nostro scopo nella vita, la nostra disponibilità quotidiana, la nostra ispirazione creativa, le nostre idee imprenditoriali, le nostre relazioni familiari, tutto. Se mantenete Dio e il vostro rapporto con Lui al centro della vostra vita, "tutte queste cose vi saranno date in più".1

    Vivere nel regno di Dio significa vivere giorno per giorno come persone che hanno un rapporto personale e interattivo con Lui, un rapporto che dura tutta la nostra vita terrena e poi continua per l'eternità. Cercare prima il regno di Dio significa riorganizzare le nostre priorità in modo che Dio abbia il primo posto nella nostra vita, al di sopra dei nostri desideri e della nostra volontà, dei nostri beni, dei nostri cari e persino della nostra stessa vita, come evidenziano i seguenti estratti.

    Il Regno di Dio dentro di noi

    Dal momento del suo battesimo fino all'ascensione, Gesù parlò di una cosa sola: la buona notizia del Regno (vedi Matteo 4:23). È questo, ci spiega, che è stato mandato a fare (vedi Luca 4:43). E ha inviato i suoi discepoli a fare lo stesso (vedi Luca 9:1-2). L'espressione "Regno di Dio" o il suo equivalente è usata 101 volte nel Nuovo Testamento. La preghiera che Gesù insegnò ai suoi discepoli inizia e finisce con essa. Le Beatitudini iniziano e finiscono con essa (confronta Matteo 5:3 con 5:10). Lo stesso ministero di Gesù inizia e finisce con il Regno di Dio (confronta Matteo 4:17 con Atti 1:3). […]

    Il Regno di Dio include tutto [per i seguaci di Cristo]. Regola i nostri pensieri e le nostre azioni. Regola il nostro modo di lavorare e di giocare. Regola ciò che diciamo e come lo diciamo. Regola il nostro matrimonio e la nostra famiglia. Regola le nostre amicizie e le nostre finanze. Regola il modo in cui perdoniamo e la frequenza con cui perdoniamo, cioè liberamente e sempre (Matteo 18:21-22; Colossesi 3:13). […]

    Quando Gesù disse che il Regno di Dio è dentro di voi (Luca 17:21), diceva che è radicato nella nostra anima proprio come il nostro DNA è radicato nel nostro corpo. Siamo stati creati per esso, ed esso per noi. Quando viviamo in armonia con i suoi principi, accadono cose meravigliose. Il paradiso scende sulla terra. Spuntano vari Eden e ovunque la natura selvaggia si trasforma in un’oasi, specialmente la natura selvaggia del cuore umano". —Leif Hetland2

    Dio al primo posto

    Mettere Dio al primo posto significa dargli la massima priorità su tutto il resto. Egli è la figura principale della nostra vita ed è al centro di tutto ciò che facciamo e pensiamo. Quando scegliamo di mettere Dio al primo posto, stabiliamo che Egli è più importante di qualsiasi altra persona, la sua Parola è più preziosa di qualsiasi altro messaggio e la sua volontà ha maggior peso di qualsiasi altro obbligo.

    Mettere Dio al primo posto significa osservare il comandamento più grande: "Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente" (Matteo 22:37). In altre parole, siamo totalmente impegnati nel nostro rapporto con Dio. Tutto ciò che abbiamo e tutto ciò che siamo è dedicato a Lui. Non gli rifiutiamo nulla […]

    Gesù ci ha insegnato a cercare il Regno di Dio sopra ogni altra cosa (Matteo 6:33). In altre parole dobbiamo cercare le cose di Dio piuttosto che le cose del mondo. Dobbiamo cercare la salvezza che è insita nel regno di Dio, considerandola più preziosa di tutte le ricchezze del mondo messe insieme (Matteo 13:44-46). La promessa associata a quell’ordine è che, se mettiamo Dio al primo posto, Lui ci darà tutto ciò di cui abbiamo bisogno. —Got Questions3

    Il principio di non-ansia

    Nell'insegnare ai suoi seguaci a dare priorità al regno di Dio nel Sermone sul Monte, Gesù affronta due principi importanti: non essere in ansia per la nostra vita o per i nostri bisogni e confidare che, se cerchiamo prima il regno, Dio si prenderà cura di noi. Esaminiamo questo passo:

    Perciò vi dico: non siate in ansia per la vostra vita, di che cosa mangerete o di che cosa berrete; né per il vostro corpo, di che vi vestirete. Non è la vita più del nutrimento e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, non mietono, non raccolgono in granai, e il Padre vostro celeste li nutre. Non valete voi molto più di loro? E chi di voi può, con la propria ansietà, aggiungere un'ora sola alla durata della sua vita? […]

    Non siate dunque in ansia, dicendo: "Che mangeremo? Che berremo? Di che ci vestiremo?" Perché sono i pagani che ricercano tutte queste cose; il Padre vostro celeste, infatti, sa che avete bisogno di tutte queste cose. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in più (Matteo 6:25-34).

    Gesù ci insegna, come suoi discepoli, a non essere ansiosi, turbati o preoccupati per le cose di questa vita, ma a confidare nella cura di Dio, nella sua conoscenza dei nostri bisogni e nella sua capacità di provvedere. Come figli di Dio, possiamo avere pace nel cuore e nella mente, sapendo che Dio è sovrano, è più grande di ogni nostro problema e preoccupazione e ha a cuore i nostri interessi. Possiamo sostituire l'agitazione e la preoccupazione, così comuni nel mondo attorno a noi, con la fiducia in Dio e nelle sue promesse nella Bibbia, e con la certezza del suo amore e della sua cura per noi. Dio è fedele e possiamo confidare che ciò che promette lo realizzerà.

    Se Gesù ci insegna a non preoccuparci e a non essere ansiosi per il nostro cibo, i nostri vestiti o il nostro futuro, ciò non significa che non dobbiamo lavorare o adempiere alle nostre responsabilità quotidiane o fare il necessario per provvedere alle nostre necessità quotidiane. Lui dice, piuttosto, che non dobbiamo essere ansiosi o timorosi al riguardo. Quando i suoi discepoli chiesero a Gesù di insegnare loro a pregare, Lui insegnò loro a dire: "Dacci oggi il nostro pane quotidiano" (Matteo 6:11). In altre parole, dobbiamo pregare per le nostre necessità quotidiane.

    Dio sa di cosa abbiamo bisogno e, come Padre celeste, ha promesso di prendersi cura delle nostre necessità. Gesù vuole che ci sia pace nel nostro cuore, che abbiamo fiducia in Lui, che sappiamo che può calmare le acque agitate delle nostre preoccupazioni e che si prenderà cura di noi. Gesù ci dice ancora oggi:

    Il vostro cuore non sia turbato; credete in Dio, e credete anche in me! Vi lascio pace; vi do la mia pace. Io non vi do come il mondo dà. Il vostro cuore non sia turbato e non si sgomenti (Giovanni 14:1, 27).

    Dio non vuole che siamo in ansia, preoccupati o stressati, ma che confidiamo nel fatto che, se lo mettiamo al primo posto nel nostro cuore e nella nostra vita e cerchiamo di fare la sua volontà, Lui si prenderà cura di noi. Ci darà la pace del cuore, della mente e dello spirito, come Paolo espresse così bene in Filippesi:

    Non siate in ansia per nessuna cosa, ma in ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio in preghiere e suppliche, accompagnate da ringraziamenti. E la pace di Dio, che supera qualsiasi immaginazione, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù (Filippesi 4:6-7).

    Il nostro Padre compassionevole

    Dio è un Padre premuroso, amorevole e compassionevole. In Salmi 103:13 la Bibbia dice: "Come un padre è pietoso verso i suoi figli, così è pietoso il Signore verso quelli che lo temono". Si preoccupa di tutto ciò che riguarda la nostra vita, con compassione.

    I discepoli ebbero una prova della compassione divina. Nella maggior parte erano pescatori di professione. Un giorno, mentre erano fuori a pescare, Gesù era stanco, così si sdraiò a un'estremità della barca e si mise a dormire. Ma poi si scatenò una tempesta, che doveva essere molto forte perché i discepoli si spaventarono.

    La barca ballava e rollava e si riempiva d'acqua. I discepoli si agitarono e svegliarono Gesù per fargli una delle domande più importanti nella vita: "Maestro, non ti importa?" (Marco 4:38).

    Voi e io poniamo questa domanda a Dio in continuazione, in mille modi: "Dio, hai visto il referto del medico? Non ti importa? Vedi in che stato è il mio matrimonio? Non ti importa? Non vedi che abbiamo pochi soldi in banca, con tutte le bollette da pagare? Non ti importa? Vedi come i miei figli vanno male a scuola? Non ti importa? Tu conosci la paura che mi attanaglia la mente e di cui non riesco a liberarmi. Non ti importa?"

    La risposta è sì, a Dio importa. Anzi, gli importa più di quanto importi a voi. Vuole aiutarvi più di quanto voi vogliate essere aiutati. Sa cosa vi aiuterà più di quanto lo sappiate voi. Ne è consapevole e si preoccupa.

    La Bibbia ci assicura: "Gettate su di lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi" (1 Pietro 5:7). […] Prendetevi del tempo oggi per gettare la vostra ansia su Dio — e confidate che la riceverà con cura e compassione". —Rick Warren4

    Gesù vuole che nel nostro cuore ci sia pace, invece di ansia o paura, e che ci fidiamo di Lui, sapendo che può calmare le acque agitate delle nostre preoccupazioni. Dio non vuole che ci sentiamo ansiosi, preoccupati o soffocati, ma che confidiamo nel fatto che se gli diamo la giusta priorità nella vita e cerchiamo di fare la sua volontà, Lui si prenderà cura di noi e provvederà alle nostre necessità. Ci darà la pace del cuore, della mente e dello spirito.

    Come cristiani, abbiamo il privilegio di vivere la vita nel contesto dell'amore e della cura di Dio per noi. Possiamo gioire del fatto che i nostri nomi sono scritti nei cieli, che siamo in unione e comunione con il nostro Padre celeste. Non importa quali difficoltà possiamo affrontare nella vita, Lui è sempre con noi. Siamo un popolo redento e benedetto che abiterà con Dio nel suo regno per sempre.

    Pensieri su cui meditare

    Gesù ci dice di "cercare prima il regno di Dio" (Matteo 6:33). Questo è il suo invito. Desiderate ardentemente la vostra dimora [celeste]. Nel suo piano tutto ruota attorno al Re e al suo regno. Lui ha scritto il copione, ha ideato le scene, dirige gli attori e conosce già l’ultimo atto: un regno eterno. "E questo è il suo scopo quando i tempi saranno maturati, egli riunirà tutte le cose, sia in cielo che in terra, sotto un unico capo: Cristo" (Efesini 1:10). —Max Lucado

    Affidiamo al Signore le nostre preoccupazioni, perché il giorno ha già abbastanza problemi così com'è. Corriamo dal Signore con le nostre emozioni, cerchiamo il suo regno e il suo controllo nella nostra vita e confidiamo nel fatto che ci darà tutto ciò di cui abbiamo bisogno per glorificarlo — per il suo perfetto piano e la sua perfetta volontà. —Stephanie Englehart

    Cercare la sovranità divina in ogni faccenda e in ogni momento della vita è un modo entusiasmante di vivere. È pieno di libertà, pace, gioia e avventura, oltre che difficoltà, e ne vale la pena. Se credete nella sovranità del vostro Padre celeste, non c’è bisogno di essere ansiosi per nessuna cosa. —John Piper

    Cosa dice la Bibbia

    "Non ci soffermiamo su ciò che vediamo adesso, ma su ciò che non vediamo, perché le cose che si vedono passano, mentre quelle che non si vedono durano per sempre" (2 Corinzi 4:18).

    "Perché il regno di Dio non consiste in vivanda né in bevanda, ma è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo" (Romani 14:17).

    "Quando ero turbato da grandi preoccupazioni, il tuo conforto ha alleviato l'anima mia" (Salmo 94:19).

    Preghiera

    Caro Padre celeste, ci presentiamo a Te con il cuore pieno di gratitudine. […] Aiutaci, Signore, a cercare innanzitutto il tuo regno in tutto ciò che facciamo. Fa’ che le nostre priorità siano allineate con la tua volontà. Fa’ che confidiamo nella tua provvidenza. Riempici di fame e sete di giustizia, sapendo che nel cercare Te troviamo vero appagamento. Noi deponiamo ai tuoi piedi le nostre preoccupazioni e i nostri affanni, nella certezza che Tu sei il nostro Padre amorevole che si prende cura di noi. Concedici la saggezza di fare scelte che ti onorano. Aiutaci a essere una luce in questo mondo. Nel nome di Gesù, ti preghiamo. Amen.5



    1 Matt Tommey, “How Do We Seek the Kingdom of God While Being Here on Earth?” Crosswalk, 8 giugno 2021, https://www.crosswalk.com/faith/bible-study/how-do-we-seek-the-kingdom-of-god-while-being-here-on-earth.html.

    2 Leif Hetland, Seeing Through Heaven's Eyes: A World View that Will Transform Your Life (Destiny Image Publishers, 2011).

    3 “What does putting God first really mean?” GotQuestions.org, 4 gennaio 2024, https://www.gotquestions.org/putting-God-first.html.

    4 Rick Warren, “God Is Aware, and He Cares”, Daily Hope, https://www.pastorrick.com/current-teaching/devotional/god-is-aware-and-he-cares-4-2025.

    5 “Seeking God First—Discovering True Fulfillment in Matthew 6:33,” Women of Faith, https://www.womenoffaith.com/blog/seeking-god-first-discovering-true-fulfillment-in-matthew-6-33.


    Pubblicato originariamente in inglese il 28 ottobre 2025.

  • Gen 13 1 Corinzi: capitolo 14 (versetti 1-25)
  • Dic 30 La vita di un discepolo, parte 4: il rapporto con Dio
  • Dic 16 La vita di un discepolo, parte 3: dimorare in Cristo
  • Dic 2 1 Corinzi: capitolo 13 (versetti 1-13)
  • Nov 18 La vita di un discepolo, parte 2: amare Dio con tutto il nostro essere
  • Nov 4 1 Corinzi: capitolo 12 (versetti 12-30)
  • Ott 21 La vita di un discepolo: introduzione
  • Ott 7 1 Corinzi: capitolo 12 (versetti 1-11)
  • Set 23 1 Corinzi: capitolo 11 (versetti 17-34)
   

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