L’Ancora

Devozioni in formato semplice

  • La conversione di un proconsole romano

    Il tesoro

    [The Conversion of a Roman Proconsul]

    Questa storia si svolge intorno all’anno 45 d.C., quando i confini dell’Impero Romano, sorvegliati dalle sue legioni, si estendevano in tutto il mondo, dalla Britannia alla Persia. Definita la «città eterna» dal poeta romano Tibullo nel I secolo a.C., Roma regnava sovrana come sede di ogni autorità e dimora dei Cesari.

    Quindici anni prima, un falegname ebreo apparentemente insignificante di nome Gesù di Nazareth — un uomo che aveva affermato di essere il Figlio di Dio — aveva dato inizio a una rivoluzione religiosa nella remota provincia romana della Palestina. Ma il suo movimento sembrava essere stato schiacciato quando Lui fu arrestato e messo a morte mediante crocifissione, secondo il tipico stile romano. L’incidente fu presto dimenticato e la Roma imperiale, in tutto il suo splendore e la sua gloria decadente, continuò a governare il mondo senza opposizione.

    La nostra storia si svolge a Cipro, che era un luogo chiave nel Nuovo Testamento. Cipro era la patria di Mnasone, che viene definito un «discepolo della prima ora» e probabilmente uno dei primi convertiti durante la Pentecoste (Atti 21:16). Anche l’apostolo Barnaba era originario di Cipro (Atti 4:36).

    Il libro degli Atti racconta che quando a Gerusalemme scoppiò la persecuzione molti cristiani si dispersero da Gerusalemme e alcuni «andarono fino in Fenicia, a Cipro e ad Antiochia», diffondendo la fede cristiana, ma solo tra il popolo ebraico (Atti 11:19). Alcuni dei credenti di Cipro che si recarono ad Antiochia (in Siria) iniziarono ad annunciare il Vangelo ai Greci, «predicando la buona novella del Signore Gesù», e «un gran numero di persone credette e si convertì al Signore» (Atti 11:20–21).

    L’apostolo Paolo intraprese il suo primo viaggio missionario con Barnaba e Giovanni Marco a Cipro. Salparono dalla Siria verso Salamina, all’estremità orientale di Cipro, dove predicarono nella sinagoga (Atti 13:4–5). Attraversarono poi l’intera isola, fino ad arrivare alla città di Pafo, a ovest (Atti 13:6).

    Fu in questo momento cruciale della storia che Sergio Paolo ricoprì la carica di proconsole dell’isola di Cipro, che era la carica più alta in questa provincia senatoriale romana. In questa veste aveva accesso a ogni conforto, lusso e piacere materiale disponibile, ma non era soddisfatto e cercava la verità al di là dell’imperialismo e del materialismo del suo tempo.

    Sergio era un uomo intelligente e colto ed era giunto alla conclusione che gli dèi romani e le cerimonie religiose fossero superstizioni vuote e prive di significato. Nella sua ricerca della verità spirituale, si era unito a un falso profeta ebreo di nome Bar-Gesù (Atti 13:6). Quest’uomo era conosciuto anche come «Elima», che significa «il mago». Nella storia antica, la magia veniva praticata per curare malattie, ottenere benedizioni materiali e maledire o danneggiare gli altri. I maghi venivano anche chiamati per predire il futuro.

    Sergio doveva ammettere che Elima sembrava possedere una sorta di potere spirituale, eppure non trovava pace. «Che cos’è veramente la verità?», si chiedeva.

    Fu allora che sentì dire che alcuni uomini che insegnavano la parola di Dio avevano attraversato Cipro ed erano giunti a Pafo. Si era sparsa la voce che questi uomini insegnavano la rinascita spirituale e la via per la vita eterna. Interessato a saperne di più, Sergio aveva convocato questi stranieri per un’udienza nella sua corte, in modo da poter ascoltare la parola di Dio (Atti 13:7).

    Il giorno seguente, i suoi pensieri furono interrotti da un servitore che disse: «Signore, gli uomini sono arrivati per l’appuntamento». Sergio lasciò la terrazza e scese al pianterreno della sua villa per incontrarli. Tre ebrei, che si presentarono come Barnaba, suo nipote Giovanni Marco e Paolo di Tarso, lo salutarono. Sergio salutò calorosamente il suo caro amico e consigliere, il mago Elima, che era appena arrivato.

    Dopo aver imbandito davanti a loro un banchetto con cibo e vino secco di Cipro, cominciarono a parlare. Sergio fu felicissimo di scoprire non solo che Paolo era cittadino romano, ma che Barnaba era originario di Cipro. Allora Sergio disse: «Ho sentito parlare molto della vostra religione e che il re Erode, poco più di un anno fa, ha ucciso uno dei vostri capi e ne ha imprigionati altri, non è così? (Atti 12:1–4). In quel periodo sentii ogni sorta di resoconti negativi su di voi, ma non sapevo bene a cosa credere.

    «Quando seppi che poco dopo Erode era morto, divorato dai vermi, cominciai a chiedermi se il vostro Dio lo stesse giudicando (Atti 12:20–23). D’altra parte, la vostra setta è oggetto di critiche ovunque!» (Atti 28:22).

    Paolo rispose: «Un tempo anch’io odiavo i cristiani così tanto da istigare una persecuzione contro di loro in tutto il paese. Mi opponevo a loro così violentemente che davo loro la caccia fino nelle città straniere. Irrompevo nelle loro case e facevo gettare in prigione sia uomini che donne. Non solo cercavo di costringerli a bestemmiare il nome di Cristo e a rinnegare la loro fede, ma li facevo perfino mettere a morte!» (Atti 26:9–11).

    Sergio esclamò: «E ora sei diventato famoso come il capo di questa setta. Come vi chiamate?» Elima osservò sarcasticamente: «Si chiamano “la setta dei Nazareni”!» (Atti 24:5).

    Barnaba rispose: «Preferiamo essere conosciuti come cristiani» (Atti 11:26).

    Mentre Paolo continuava a raccontare come si fosse miracolosamente convertito al cristianesimo sulla via di Damasco, Elima si accorse che Sergio stava ascoltando le loro parole con grande attenzione. Rendendosi conto che se il suo amico governatore si fosse convertito al cristianesimo non avrebbe più dato ascolto ai suoi consigli, Elima fu colto da una gelosia furiosa. Con rabbia, lo interruppe e cominciò a contraddire Paolo e Barnaba, parlando delle accuse che aveva sentito sul loro movimento.

    Sergio Paolo era confuso. Era interessato alla dottrina dell’amore di Dio e alla verità di questi cristiani, eppure Elima era stato per lungo tempo suo stretto collaboratore e consigliere. A chi doveva credere?

    Quando Paolo vide che Elima stava cercando di allontanare il governatore dalla fede, lo Spirito Santo scese su di lui con grande potenza e autorità e lui rimproverò il mago, dicendo: «Tu sei nemico di ogni cosa giusta! Sei pieno di ogni sorta di frode e malizia. Non smetterai di pervertire le rette vie del Signore? La mano del Signore è su di te e sarai cieco per un certo tempo» (Atti 13:10–11).

    Immediatamente Elima gridò che si sentiva avvolto da una nebbia scura e cominciò a barcollare qua e là, cercando qualcuno che lo prendesse per mano. Sergio rimase così sbalordito da questa dimostrazione della potenza di Dio che si convinse che Paolo e Barnaba gli avevano detto la verità e credette ai loro insegnamenti riguardo al Signore. Quel giorno, il proconsole romano chiese a Gesù Cristo di entrare nella sua vita e di renderlo un uomo nuovo, e divenne cristiano (Atti 13:12).

    Sergio Paolo non gettò via le sue vesti regali per unirsi a Paolo e Barnaba nei loro viaggi missionari, ma decise di fare quel che poteva: avrebbe usato il suo potere e la sua autorità di governatore per contribuire alla diffusione del cristianesimo nell’isola di Cipro e proteggere i piccoli gruppi di credenti cristiani che Paolo e Barnaba avevano già fondato in tutta l’isola, da Salamina a Pafo, che era la sede del governo romano sull’isola. Anche se poi Paolo, Barnaba e Giovanni Marco lasciarono Cipro per continuare a predicare il Vangelo in altre regioni (Atti 13:13), in seguito sarebbero tornati a Cipro per assistere alla crescita della chiesa mentre il cristianesimo prosperava nella regione con il favore e la protezione di Sergio Paolo.

    Sebbene il Nuovo Testamento non descriva in dettaglio la vita di Sergio Paolo dopo la sua conversione, la sua storia riportata negli Atti è significativa, perché costituisce il primo resoconto della conversione al cristianesimo di un funzionario romano. Fu anche il primo gentile menzionato nel libro degli Atti a convertirsi dopo la visita di Paolo e Barnaba a Cipro. La conversione al cristianesimo di un funzionario romano di alto rango come Sergio Paolo avrebbe avuto un grande impatto sulla diffusione del cristianesimo nella regione. Essendo un uomo influente, la sua nuova fede avrebbe potuto aprire le porte all’evangelizzazione in tutta l’isola e dare credibilità al messaggio cristiano.

    Da una serie di storie bibliche sceneggiate, pubblicata dalla Famiglia Internazionale nel 1987.
    Adattata e ripubblicata sull’Ancora in inglese il
    1° aprile 2026.

  • Mar 31 I testimoni oculari
  • Mar 30 La risurrezione di Gesù, parte 2
  • Mar 28 Gesù soddisfa completamente
  • Mar 26 Salvati da un volantino
  • Mar 23 La risurrezione di Gesù. Parte 1
  • Mar 17 Lo scopo della Bibbia
  • Mar 16 La natura di Dio: l’amore
  • Mar 14 Una speranza viva
  • Mar 12 Il nostro Dio liberatore
   

L’Angolo dei Direttori

Studi biblici e articoli che edificano la fede

  • La vita di un discepolo, parte 7: servire Dio servendo gli altri

    [The Life of Discipleship, Part 7: Serving God by Serving Others]

    Nei Vangeli, Gesù mise in evidenza il proprio esempio come modello di una vita devota che i suoi discepoli dovevano seguire. Ad esempio, leggiamo che esortò i suoi seguaci ad amarsi l’un l’altro come Lui aveva amato loro. «Io vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri. Come io vi ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri» (Giovanni 13:34).

    Mediante alcuni atti simbolici, Gesù fornì anche esempi di vita reale ai suoi seguaci su come voleva che vivessero, come quando lavò i piedi dei suoi discepoli. Nel Vangelo di Giovanni, mentre Gesù preparava i discepoli alla sua morte imminente, leggiamo che prese dell’acqua e un asciugamano e lavò i piedi di ciascun discepolo, un compito che normalmente sarebbe stato svolto da un servo quando in una casa entravano degli ospiti (Giovanni 13:1-11). Dopo averlo fatto, insegnò ai suoi discepoli il significato di quel gesto:

    Se dunque io, che sono il Signore e il Maestro, vi ho lavato i piedi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Infatti vi ho dato un esempio, affinché anche voi facciate come vi ho fatto io (Giovanni 13:14-15).

    Un commentario biblico fornisce le seguenti riflessioni su questo gesto:

    Con l’imminenza della sua crocifissione, Gesù lava i piedi dei suoi discepoli come prova finale del suo amore per loro, dando un esempio di umiltà e servitù, significando il lavaggio dei peccati mediante la sua morte. Con una straordinaria dimostrazione di amore per i suoi nemici, Gesù lava i piedi di tutti i suoi discepoli, compresi quelli di Giuda. Il gesto di Gesù è ancora più notevole, poiché lavare i piedi alle persone era considerato un compito riservato agli schiavi non ebrei. —ESV Study Bible1

    Invece di limitarsi a istruire verbalmente i suoi seguaci a servirsi a vicenda, Gesù usò il gesto di lavare i piedi agli altri per insegnare loro a servire il prossimo. Diede l’esempio di come noi, in quanto cristiani, dovremmo servire gli altri con amore e umiltà. Dopo aver lavato i piedi ai suoi discepoli, Gesù proseguì dicendo: «In verità, in verità vi dico che il servo non è maggiore del suo signore, né il messaggero è maggiore di colui che lo ha mandato» (Giovanni 13:16). Se Gesù, il loro maestro, era disposto a compiere azioni così umili al servizio degli altri, allora anche loro dovevano essere disposti a farlo.

    In un’altra occasione, quando i suoi discepoli discutevano su chi di loro dovesse essere considerato il più grande, Gesù indicò ancora una volta il suo esempio di servizio:

    Il più grande tra di voi sia come il più piccolo, e chi governa come colui che serve. Perché, chi è più grande: colui che è a tavola oppure colui che serve? Non è forse colui che è a tavola? Ma io sono in mezzo a voi come colui che serve (Luca 22:26-27).

    Gesù non insegnò ai suoi discepoli solo con le sue parole e il suo messaggio, ma con le sue azioni diede l’esempio di come la chiamata al discepolato vuol dire servire gli altri con amore. «Poiché anche il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti» (Marco 10:45). «Il più grande tra voi sia vostro servo» (Matteo 23:11).

    Il nostro servizio agli altri fa parte dell’adempimento del comandamento di Gesù di amare il prossimo come noi stessi. Il motivo per cui i credenti amano e servono il prossimo è che Cristo ci ha amati e ci ha dato un esempio da seguire. Lui ha vissuto ciò che predicava, ha dato l’esempio di amare e servire gli altri e ci chiama a seguire le sue orme, come sottolineano i seguenti articoli.

    Perché Gesù lavò i piedi ai suoi discepoli

    La storia di Gesù che si inginocchia sul pavimento durante l’Ultima Cena per lavare gentilmente i piedi dei suoi discepoli in modo che potessero cenare comodamente insieme è una delle immagini più profonde dell’amore del nostro Salvatore per noi! Gesù aveva davvero a cuore i dettagli della vita dei suoi seguaci. Era disposto a sporcarsi le mani per raggiungere, insegnare e mostrare amore immeritato al suo gruppo eterogeneo di discepoli. […]

    Il fatto che Gesù lavi i piedi ai suoi discepoli ha un significato molto importante, sia per i suoi discepoli in quel momento intimo, sia per tutti i cristiani che si sforzano di seguire il suo esempio e i suoi insegnamenti. Questo gesto altruistico dimostrò l’incredibile umiltà di Gesù nell’assumere il ruolo di servitore per lavare i piedi polverosi e sporchi dei suoi discepoli. Attraverso le sue umili azioni, Gesù stava dando un incredibile esempio di cosa significhi essere «simili a Cristo». La posizione, l’orgoglio e perfino lo sporco non gli impedirono di rimboccarsi le maniche per servire gli uomini che erano stati al suo fianco per tutta la durata del suo ministero.

    Prima di questo incontro, i discepoli avevano litigato tra loro cercando di determinare chi fosse il «più grande» tra loro (Luca 22:24). Gesù stava mostrando loro in modo molto pratico che nel suo regno gli ultimi saranno i primi e i primi saranno gli ultimi (Matteo 20:16). Gesù spinge persino i suoi discepoli a mostrare lo stesso servizio amorevole gli uni per gli altri (Giovanni 13:15). È chiaro che il servizio è essenziale per essere suoi seguaci. —Amanda Idleman2

    Cosa disse Gesù riguardo al servire gli altri?

    Gesù diede ai suoi discepoli l’esempio di un servizio altruistico come misura della sua grandezza e della sua influenza nel regno di Dio. Quando i discepoli di Gesù chiesero di ricevere una posizione d’onore nel regno di Dio, Gesù li riunì e disse:

    «Voi sapete che quelli che sono reputati principi delle nazioni le signoreggiano e che i loro grandi esercitano autorità su di esse. Ma non è così tra di voi; anzi, chiunque vorrà essere grande fra voi sarà vostro servitore; e chiunque tra di voi vorrà essere primo sarà servo di tutti. Poiché anche il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti» (Marco 10:42-45).

    Gesù sottolinea il servizio come mezzo per raggiungere la grandezza; spiega come si guidano gli altri attraverso il servizio e annuncia che la sua obbedienza a Dio lo porterà a sacrificarsi per gli altri. Gesù è Dio che è venuto a servire e si aspetta che i suoi seguaci mostrino la sua stessa caratteristica di servizio verso gli altri. […]

    Non si servono gli altri per guadagnarsi un rapporto con Dio, ma si servono con premura e compassione perché si ha un rapporto con Dio. Si serve chi ha bisogno per amore verso Dio, perché ha mandato Gesù a sacrificarsi per noi.

    Più tempo trascorri con Dio nella lettura delle Scritture e in preghiera, più Dio plasma il tuo cuore per farti vedere gli altri come li vede Lui – con compassione – e questo dovrebbe portarti a servire gli altri in modo disinteressato. Dio porterà gloria a Se stesso attraverso i tuoi gesti servizievoli motivati dal tuo amore per Dio e per gli altri. Nel Nuovo Testamento, Marco, Matteo e Pietro riferirono come Gesù si aspetta che i suoi seguaci servano gli altri.

    1. Servite i bisognosi in modo pratico: date da mangiare agli affamati, date da bere agli assetati, mostrate ospitalità agli stranieri, vestite gli ignudi e visitate i malati e i carcerati (Matteo 25:31-40).
    2. Servite gli altri facendo discepoli: andate e fate discepoli di tutte le nazioni, battezzandoli e insegnando loro a obbedire a Dio (Matteo 28:19-20).
    3. Servite gli altri nonostante le difficili circostanze della vita o la diversità all’interno di un gruppo: traboccate di amore divino gli uni per gli altri, mostrate benevolenza verso gli altri, siate ospitali gli uni verso gli altri e usate i vostri doni spirituali per servire gli altri (1 Pietro 4:8-11).

    I seguaci di Gesù servono gli altri affinché Dio possa essere glorificato in ogni cosa mediante il loro servizio altruistico modellato da Gesù e in risposta all’amore di Gesù verso di loro. —Courage for Life3

    Seguire le sue orme

    Vivere la nostra fede e seguire le orme di Gesù significa seguire il suo esempio di servizio e di attenzioni nei riguardi del prossimo, e farlo come se fosse fatto a Lui. «Qualunque cosa facciate, fatela di buon animo, come per il Signore. […] Perché servite Cristo, il Signore» (Colossesi 3:23-24). Serviamo Dio servendo gli altri nel Suo amore.

    Ci rivolgiamo a quelli che sono poveri, afflitti e hanno bisogno di un tocco tangibile dell’amore di Dio e di una speranza per il futuro. Agiamo con compassione verso gli stanchi, gli inquieti e i perduti. Siamo commossi dalla difficile situazione di quelli che sono perseguitati, emarginati dalla società o costretti contro la loro volontà a vivere in condizioni disumane. Piangiamo con coloro che soffrono per una perdita, una tragedia, una malattia o la disperazione.

    Molti oggi sono scettici nei confronti della religione e con la tecnologia moderna, sono bombardati da varie spiegazioni sull’universo, sulle origini dell’uomo, sul motivo dell’esistenza e sulla fede in un essere superiore. Per molti che sono diventati scettici, il cristianesimo è solo un’altra religione. In molti casi, ciò che aiuta le persone a comprendere il Vangelo è l’esempio tangibile dell’amore che vedono nei cristiani che aiutano gli altri e dimostrano bontà, nella loro cura compassionevole per i bisognosi e nel loro lavoro per migliorare la vita delle persone svantaggiate dal punto di vista sociale, educativo ed economico. Come viene espresso nel passo di Giacomo:

    Se un fratello o una sorella non hanno vestiti e mancano del cibo quotidiano, e uno di voi dice loro: «Andate in pace, scaldatevi e saziatevi», ma non date loro le cose necessarie al corpo, a che cosa serve? Così è della fede; se non ha opere, è per se stessa morta (Giacomo 2:15-17).

    Per alcune persone, sarà la manifestazione visibile della nostra fede attraverso azioni gentili e compassionevoli e opere caritatevoli e umanitarie ad attirarle al Vangelo; farà da esempio vivente del nostro amore e della nostra fede in azione. Anche le nostre parole e le nostre azioni premurose nel quartiere e nella comunità locale possono essere una testimonianza per molti e realizzare la chiamata di Gesù a far «risplendere la nostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le nostre buone opere e glorifichino il Padre nostro che è nei cieli» (Matteo 5:16). Durante la giornata, ognuno di noi incontrerà persone per le quali potrà essere un esempio di amore e di servizio, come sottolinea il seguente articolo.

    La persona accanto a te

    Hai notato che il nostro mondo sembra pieno di cose che drenano la nostra vita? C’è una netta mancanza di speranza, gioia, pace e amore. Quindi, in  che modo puoi essere fonte di vita e riversare queste qualità nel mondo? Tutto inizia con l’influenzare la persona accanto a te. Puoi cambiare il mondo condividendo l’amore di Cristo con una persona alla volta. Uno dei modi migliori per farlo è servire e incoraggiare gli altri. […]

    Ci sono molti modi in cui puoi servire e incoraggiare chi ti sta vicino. Ogni giorno incroci tante persone: familiari, amici, vicini, compagni di classe, insegnanti, persone in chiesa, medici, dentisti, il commesso del negozio di alimentari […] la lista è infinita! Servire gli altri offre un’incredibile opportunità di condividere l’amore di Cristo. —Focus on the Family4

    Vivere il nostro discepolato significa mettere in pratica la nostra fede e tendere la mano a quelli che il Signore mette sul nostro cammino, quelli che sono stanchi e afflitti, svantaggiati e bisognosi. Servire i bisognosi è un modo meraviglioso per esprimere la nostra fede, sia che si tratti del nostro prossimo e della nostra comunità locale, sia attraverso un’organizzazione di beneficenza che aiuta le persone e diffonde il Vangelo in altre parti del mondo. Ogni persona ha bisogno di sapere che è amata e curata. Dio la ama e l’apprezza, e, come cristiani, anche noi facciamo lo stesso.

    Sant’Agostino una volta disse: «Che aspetto ha l’amore? Ha mani per aiutare gli altri. Ha piedi per correre dai poveri e dai bisognosi. Ha occhi per vedere la miseria e il bisogno. Ha orecchie per ascoltare i sospiri e i dolori degli uomini. Ecco che aspetto ha l’amore».

    Che si tratti di servire un vicino o un amico bisognoso, di fare volontariato in un ospedale o in un orfanotrofio, di visitare i malati o gli anziani, di visitare qualcuno in prigione, quando serviamo gli altri, «serviamo Cristo, il Signore» (Colossesi 3:24). I destinatari del nostro servizio amorevole ricevono un esempio vivente dell’amore che Dio prova per loro. Rispondendo alle persone con compassione, comprendendo i loro bisogni fisici e spirituali ed essendo spinti a fare ciò che possiamo per migliorare la loro vita, sia spiritualmente che praticamente, noi seguiamo l’esempio dato da Gesù. Camminiamo come camminava Gesù. Seguiamo il Maestro.

    Formati per il servizio

    Ogni volta che servi gli altri in qualsiasi modo, in realtà stai servendo Dio. Dio ti ha creato per servirlo. La Bibbia dice: «Dio stesso […] ci ha fatto così e ci ha dato nuova vita in Gesù Cristo, per farci compiere quelle buone opere che egli aveva preparato per noi fin da principio» (Efesini 2:10). […]

    Dio non ti ha messo su questo pianeta solo per occupare spazio. No! Ti ha messo qui per servire Lui servendo gli altri. E nessun altro può essere te. Se non servi Dio nel modo in cui Lui desidera che tu lo serva, il mondo ne risente.

    Un altro nome per «buone opere» è «ministero». Ogni volta che usi i tuoi talenti e le tue capacità per aiutare un altro, stai svolgendo un ministero nei suoi confronti. La Bibbia dice in 1 Pietro 4:10: «Dio ha dato ad ognuno di voi particolari capacità: fate in modo di servirvene per aiutarvi a vicenda, mettendo così al servizio degli altri i doni che avete ricevuto da Dio». […]

    Dio vuole che tu metta in pratica qui sulla Terra ciò che farai in cielo. In cielo amerai Dio e amerai gli altri, quindi Lui vuole che tu ti eserciti fin da ora. Inoltre, in cielo crescerai spiritualmente e servirai Dio, quindi Lui vuole che tu faccia pratica anche sulla Terra.

    Poiché è impossibile servire direttamente Dio sulla Terra, qui lo servi servendo gli altri. Anzi, Dio dice che ogni volta che aiuti un altro, è come se lo facessi a Lui (Matteo 25:40). Quando servi gli altri, servi Dio. —Rick Warren5

    Pensieri su cui riflettere

    La forma di culto più sublime è quello di un servizio cristiano altruistico. La forma di lode più grande è il suono di piedi consacrati che cercano i perduti e gli indifesi. —Billy Graham

    Una delle regole principali del [cristianesimo] è quella di non perdere nessuna occasione per servire Dio. E, poiché Lui è invisibile ai nostri occhi, dobbiamo servirlo nel nostro prossimo; Lui lo riceve come se fosse fatto a Lui in persona, visibile lì davanti a noi. —John Wesley

    Quando servi silenziosamente una persona bisognosa, vieni plasmato a immagine di Gesù. Quando dai generosamente, il tuo cuore viene plasmato a immagine di Gesù, nostro Signore e Salvatore. —Allen R. Hunt

    Cosa dice la Bibbia

    «Ciascuno viva secondo la grazia ricevuta, mettendola a servizio degli altri, come buoni amministratori di una multiforme grazia di Dio. Chi parla, lo faccia come con parole di Dio; chi esercita un ufficio, lo compia con l'energia ricevuta da Dio, perché in tutto venga glorificato Dio per mezzo di Gesù Cristo, al quale appartiene la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen» (1 Pietro 4:10-11).

    «Non dimenticate poi di esercitare la beneficenza e di mettere in comune ciò che avete; perché è di tali sacrifici che Dio si compiace» (Ebrei 13:16).

    « Allora il re dirà a quelli della sua destra: “Venite, voi, i benedetti del Padre mio; ereditate il regno che vi è stato preparato fin dalla fondazione del mondo. Perché ebbi fame e mi deste da mangiare; ebbi sete e mi deste da bere; fui straniero e mi accoglieste; fui nudo e mi vestiste; fui ammalato e mi visitaste; fui in prigione e veniste a trovarmi. […] In verità vi dico che in quanto lo avete fatto a uno di questi miei minimi fratelli, lo avete fatto a me”» (Matteo 25:34-40).

    Una preghiera per servire gli altri

    Caro Dio, all’inizio della mia giornata, chiedo la tua guida e la tua forza per aiutarmi a servire gli altri. Ti prego, ricordami che ogni persona che incontro è creata a tua immagine e merita di essere trattata con amore e rispetto. Aiutami a vedere i bisogni di chi mi circonda e a essere disposto a intervenire e ad aiutare in ogni modo possibile. Che si tratti di offrire una parola gentile, un orecchio attento o una mano amica, ti prego, dammi il coraggio e la compassione per servire gli altri in modo disinteressato.

    Signore, con la tua vita e i tuoi insegnamenti mi hai mostrato che la vera grandezza viene dal servizio. Aiutami a modellare la mia vita sul tuo esempio e a mettere i bisogni degli altri prima dei miei. Nel corso della mia giornata, dammi gli occhi per vedere chi è solo, chi soffre e chi è emarginato. Aiutami a tendere loro la mano con amore e a mostrare loro che non sono stati dimenticati. Ricordami che ogni gesto di servizio, per quanto piccolo, può fare una grande differenza nella vita di qualcuno. Che si tratti di dare una mano a un vicino o di fare volontariato presso un ente di beneficenza locale, aiutami ad essere un canale del tuo amore e della tua grazia per coloro che mi circondano. […] Nel nome di Gesù, amen.6


    1 ESV Study Bible (Crossway, 2008).

    2 Amanda Idleman, “Why Did Jesus Wash the Feet of His Disciples?” Christianity.com, 15 marzo 2024, https://www.christianity.com/wiki/holidays/why-did-jesus-wash-the-disciples-feet-at-passover.html.

    3 “What Did Jesus Say About Serving Others?” Courage for Life, 14 marzo 2023, https://courageforlife.org/blog/what-did-jesus-say-about-serving-others/.

    4 “Serve One Another”, Focus on the Family, August 11 agosto 2023, https://www.focusonthefamily.com/live-it-post/serve-one-another/.

    5 Rick Warren, “God Shaped You for Service”, Daily Hope, 7 dicembre 2021, https://www.crosswalk.com/devotionals/daily-hope-with-rick-warren/daily-hope-with-rick-warren-december-7-2021.html.

    6 Stephanie Reeves, “A Morning Prayer for Serving Others”, Abide.com, 2 giugno 2023, https://abide.com/blog/a-morning-prayer-for-serving-others/.


    Pubblicato originariamente in inglese il 20 gennaio 2026.

  • Mar 10 1 Corinzi: capitolo 15 (versetti 1-19)
  • Feb 24 La vita di un discepolo, parte 6: Amore per gli altri
  • Feb 10 1 Corinzi; capitolo 14 (versetti 26-40)
  • Gen 27 La vita di un discepolo, parte 5: cercare prima il suo regno
  • Gen 13 1 Corinzi: capitolo 14 (versetti 1-25)
  • Dic 30 La vita di un discepolo, parte 4: il rapporto con Dio
  • Dic 16 La vita di un discepolo, parte 3: dimorare in Cristo
  • Dic 2 1 Corinzi: capitolo 13 (versetti 1-13)
  • Nov 18 La vita di un discepolo, parte 2: amare Dio con tutto il nostro essere
   

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