L’Ancora

Devozioni in formato semplice

  • Guardare al futuro con speranza

    Compilazione

    [Looking to the Future with Hope]

    Quando ho compiuto sessant’anni, ho fatto un esame di coscienza. Chiaramente non avevo realizzato tutto quello che avrei potuto o dovuto fare nella mia vita. Dovevo considerarmi un fallito? Datemi un minuto prima di rispondere.

    Ultimamente avevo avuto dei cambiamenti e vivevo in un posto che, sia geograficamente che come scelta di lavoro, non era quello che avevo in mente. Non ero proprio infelice, ma non ero nemmeno del tutto soddisfatto delle circostanze. Mi sembrava di essere in piena bonaccia, con le vele sgonfie, cin mezzo a un oceano che stendeva monotonamente in tutte le direzioni. L’orizzonte era visibile, ma non serviva a niente. Non potevo decidere verso quale punto dell’orizzonte dirigermi e, anche se avessi potuto, non avevo i mezzi per dirigermi in quella direzione. Qual era lo scopo della mia vita e come avrei fatto per trovarlo?

    Per tutta la mia vita da adulto mi ero dedicato a realizzare quello che mi sembrava essere l’obiettivo che Dio aveva per me. In precedenza mi sembrava di avere un’idea piuttosto chiara di cosa fosse, ma ora non ne ero più sicuro. Mi ero preparato a fare grandi cose, ma ora sembrava tutto un sogno irrealizzabile.

    Mentre riflettevo sulla mia vita e su quella degli altri, mi resi conto che ci sono persone che la maggior parte di noi definirebbe grandi — non necessariamente perché approviamo quello che hanno detto o fatto, ma perché hanno avuto un grande impatto: in qualche maniera la loro vita e le loro realizzazioni erano grandi. Ma queste relativamente poche persone erano le uniche ad aver adempiuto il loro destino? Anzi, esiste una cosa che si può chiamare destino? Le nostre vite dovrebbero trovare adempimento in se stesse? Dovremmo ritrovarci soddisfatti alla fine di tutto? È quello il vero significato delle cose? Oppure c’è in ballo qualcos’altro?

    San Paolo scrisse: «Se abbiamo sperato in Cristo per questa vita soltanto, noi siamo i più miseri fra tutti gli uomini» (1 Corinzi 15:19). Meditando su questo versetto in passato, l’avevo visto dalla prospettiva di Paolo, che viveva nel primo secolo. Sappiamo tutti che i cristiani a cui Paolo scriveva erano oggetto di grandi persecuzioni. Lui voleva incoraggiarli col pensiero che la loro breve vita non era il punto finale della storia.

    La vita è spesso paragonata a una scuola. Mi ricordo di aver brontolato con molti miei compagni di classe per essere bloccati in una scuola mentre volevamo solo proseguire con la nostra vita. La scuola, però, non era destinata a essere l’apice della nostra vita. Non era il nostro destino. Era soltanto un campo d’addestramento, un’opportunità per guadagnare conoscenze e abilità che ci sarebbero servire in seguito.

    Questa vita è solo un punto intermedio. Sì, dobbiamo trarne il massimo profitto, ma non dobbiamo preoccuparci di aver mancato il nostro destino, se tutto quello che possiamo mostrare è qualche cicatrice e un po’ di saggezza acquisita attraverso le difficoltà.

    Allora, che cosa dobbiamo effettivamente realizzare qui? Che cosa vuole da noi Dio, o che cosa si aspetta da noi in questa vita? Qual è il nostro scopo? Ecco che cosa ha detto Salomone: «Temi Dio e osserva i suoi comandamenti, perché questo per l’uomo è tutto». (Ecclesiaste 12:13).

    Siamo tutti opere in corso, ma se riusciamo a guardarci nello specchio e dire onestamente che stiamo cercando di vivere in quel modo, allora stiamo facendo il nostro dovere. Adempiere questo è il nostro destino. —Phillip Lynch

    *

    Infatti avete bisogno di costanza, affinché, fatta la volontà di Dio, otteniate quello che vi è stato promesso. Perché: «Ancora un brevissimo tempo e colui che deve venire verrà, e non tarderà». —Ebrei 10:36–37

    Se hai pregato perché succeda qualcosa nella tua chiesa – o nel tuo cuore – e Dio sembra tacere, ricorda questo:

    Un ritardo non è un rifiuto.

    Solo perché la risposta non è ancora arrivata non significa che Dio non stia ascoltando. Significa semplicemente “non ancora”.

    Parte della maturità spirituale consiste nell’imparare la differenza tra “no” e “non ancora”. Tra una porta chiusa e una che tarda ad aprirsi. […]

    Spesso un ritardo di Dio è un test – non per mettere a nudo la nostra debolezza, ma per rafforzare la nostra resistenza. Chiunque può aspettare in qualche occasione. La fede cresce quando si continua ad avere fiducia anche alla quarta, alla quinta e alla cinquantesima occasione.

    Forse hai pregato per un risveglio spirituale e non hai visto frutti.

    Forse hai chiesto a Dio di sanare le divisioni nella tua chiesa o di ricomporre una relazione che è ancora incrinata.

    Forse porti nel cuore una visione che non si è ancora realizzata. In quei momenti, Dio non ti sta ignorando. Ti sta facendo crescere.

    Le prove rivelano ciò che c’è veramente dentro di te e ti ricordano chi ti sta accanto. Dio usa l’attesa per approfondire la tua dipendenza da Lui, per ricordarti che il ministero segue i suoi tempi, non i tuoi.

    Potresti sentirti stanco o addirittura sul punto di arrenderti, ma non è ancora finita per te – e nemmeno per Dio.

    La sua promessa è ancora valida.

    Puoi resistere più a lungo perché Dio è con te. Ti darà la forza di andare avanti quando le tue forze si esauriranno.

    Ricorda, non sei un fallito finché non ti arrendi. Rimani fedele nell’attesa. Colui che ti ha chiamato manterrà la sua promessa — al momento giusto. —Pastors.com1

    *

    La maggior parte delle persone considera la speranza una pia illusione, come nell’affermazione “spero che accada qualcosa”. Non è quello che la Bibbia intende per speranza. La definizione biblica di speranza è “aspettativa fiduciosa”. La speranza è una ferma rassicurazione su cose incerte e sconosciute (Romani 8:24–25; Ebrei 11:1, 7). La speranza è una componente fondamentale della vita dei giusti (Proverbi 23:17–18). […] Il giusto che crede o ripone la sua speranza in Dio verrà aiutato (Salmi 28:7), e non verrà confuso, svergognato, o deluso (Isaia 49:23). Il giusto, che nutre una speranza fiduciosa in Dio, ha in genere la certezza della protezione e dell’aiuto divino (Geremia 29:11) ed è libero da paura ed ansietà (Salmi 46:2–3). […]

    La speranza nasce dalla sopportazione in mezzo alle sofferenze (Romani 5:2–5). […] Le promesse degne di fiducia fatteci da Dio ci infondono speranza (Ebrei 6:18–19) e noi possiamo vantarci di questa speranza (Ebrei 3:6) e mostrare grande coraggio nella nostra fede (2 Corinzi 3:12). […] Insieme alla fede e all’amore, la speranza è una virtù costante della vita cristiana (1 Corinzi 13:13) e l’amore nasce dalla speranza (Colossesi 1:4-5). La speranza produce gioia e pace nei credenti, per mezzo del potere dello Spirito (Romani 12:12; 15:13). —Got Questions2

    *

    «Questo non faceva parte del piano».

    Ho sussurrato quelle parole in una stanza d’albergo nel cuore della Cina. Mentre io e mio marito stringevamo tra le braccia la nostra figlia appena adottata, ci siamo resi conto che le sue esigenze fisiche erano molto più gravi di quanto avessimo inizialmente pensato.

    Non capivo cosa Dio stesse facendo. Non mi sentivo pronta a essere madre di una bambina con bisogni speciali. All’improvviso, la mia storia aveva preso una svolta. C’erano tantissime domande, ma nessuna risposta.

    Andrà a scuola?

    Chi si prenderà cura di lei quando io non ci sarò più?

    Riuscirò davvero a farcela?

    Sono una persona che ama pianificare e adoro le risposte perché voglio prepararmi, ma attraverso l’adozione di nostra figlia Dio mi ha insegnato che non si può trovare certezza nei miei piani né in previsioni per il futuro. Anche adesso Lui continua a insegnarmi qualcosa – perché quando la mia storia cambia, spesso mi affretto a mettere in discussione la bontà di Dio.

    Nostra figlia è cresciuta bene in questi ultimi anni, ma alcuni aspetti del suo futuro sono ancora ignoti. Riuscirà a vivere da sola? Di che tipo di assistenza avrà bisogno tra tre anni, o tra dieci, o tra venti? Nonostante l’incertezza, la bontà divina non ha mai abbandonato né lei né la nostra famiglia — e so che non lo farà mai.

    Probabilmente anche la tua vita è cambiata nel corso degli anni. Forse vuoi solo sapere cosa aspettarti. Ma anche se non posso dirti come sarà il tuo futuro, posso dirti Chi lo tiene nelle sue mani.

    La storia di Mosè ci mostra come la bontà di Dio non sia necessariamente legata ai nostri piani, ma alla sua gloria. Prima di incamminarsi verso la terra promessa con gli Israeliti, Mosè disse a Dio: «Ti prego, mostrami la tua gloria» (Esodo 33:18). Dio rispose: «Farò passare davanti a te tutta la mia bontà e proclamerò davanti a te il mio nome: “Il Signore”» (Esodo 33:19).

    La gloria di Dio è legata alla sua bontà, e la bontà di Dio è legata al suo nome, che rivela il suo carattere. Mosè aveva incontrato il Signore davanti al roveto ardente (Esodo 3:15) e, anche durante le piaghe e il vagare nel deserto, Dio continuò a essere buono con Mosè e con il suo popolo Israele. E continuerà a essere buono con te e con me.

    Dio potrebbe condurci lungo una strada che non avevamo previsto, ma non ci abbandonerà mai. Mosè non aveva bisogno di un piano dettagliato prima di dirigersi verso la terra promessa; aveva bisogno che gli venisse ricordata la bontà di Dio. E la bontà di Dio passò davanti a Mosè! L’unica cosa che Mosè doveva fare era affidarsi ad essa e lo stesso vale per noi.

    La vita non ci viene fornita con una mappa, ma con una promessa: se seguiamo Dio, la sua bontà ci accompagnerà tutti i giorni della nostra vita (Salmi 23:6).

    Caro Signore, non so cosa mi aspetta, ma Tu lo sai. Aiutami a riposare nella Tua bontà, che è radicata nel Tuo carattere, mentre mi avventuro con fiducia in qualunque cosa Tu abbia pianificato per me. Nel nome di Gesù, Amen. —Sarah Frazer3

    Pubblicato originariamente sull’Ancora in inglese il 1° settembre 2026.


    1 “God’s Delays Aren’t Denials”, pastors.com, https://www.pastors.com/free-resources/gods-delays-arent-denials

    2 “Cos’è la Speranza cristiana?” gotquestions.org, https://www.gotquestions.org/Italiano/bibbia-speranza.html

    3 Sarah Frazer, “Resting in God’s Goodness When Your Story Shifts”, proverbs31.org, 1° novembre 2025, https://proverbs31.org/read/devotions/full-post/2025/11/01/resting-in-gods-goodness-when-your-story-shifts

  • Ago 31 La parabola del seminatore
  • Ago 27 Le parole possono ferire o guarire
  • Ago 26 Obbedienza per amore
  • Ago 25 Voi valete molto
  • Ago 24 Calcolare il costo
  • Ago 22 Fede per il sostegno finanziario
  • Ago 18 La generosità divina
  • Ago 17 Adattarsi ai cambiamenti nelle stagioni della vita
  • Ago 15 Gioia in mezzo alle avversità
   

L’Angolo dei Direttori

Studi biblici e articoli che edificano la fede

  • La vita di un discepolo, parte 12: discepolato quotidiano

    [The Life of Discipleship, Part 12: Everyday Discipleship]

    Il discepolato è un percorso che dura tutta la vita e richiede perseveranza, determinazione, convinzione, l’amore di Dio e la forza dello Spirito Santo. Il defunto reverendo Billy Graham una volta disse: «Il cammino del cristiano nella vita non è uno sprint ma una maratona. […] Il discepolato è un impegno che dura tutta la vita, giorno dopo giorno». Il processo di crescita nel nostro discepolato e di trasformazione a immagine di Cristo è un compito che dura tutta la vita. Come qualcuno ha detto:

    Siamo creati come bozze che devono passare per un processo di correzione. Dio opera per trasformarci passo per passo in un articolo finito che varrà la pena di leggere. Il nostro essere è ripetutamente trasformato dalle scelte e dalle decisioni che prendiamo; i punti superficiali e superflui vengono eliminati grazie alle esperienze difficili della vita e noi veniamo rifiniti e levigati […] nelle mani del Grande Correttore. —Scott Montrose1

    Il nostro discepolato deve comprendere ogni aspetto della nostra vita, compreso il nostro rapporto con Dio e il nostro cammino quotidiano con Lui, nonché il nostro amore per gli altri, che include ogni persona che incontriamo nel corso della giornata. Il nostro discepolato comprende il compito di ambasciatori di Cristo e la condivisione della buona novella con le persone che Lui pone sul nostro cammino, oltre che essere un riflesso vivente dell’amore di Cristo in ogni ambito della nostra vita e sforzarci di crescere a sua immagine.

    Viviamo il nostro discepolato nelle nostre case, sul posto di lavoro, nelle scuole e nella comunità. Incorporiamo i principi del discepolato nella nostra genitorialità, nelle nostre relazioni e nell’investimento del nostro tempo, delle nostre competenze e delle nostre risorse. Ci sforziamo di essere un esempio vivente della nostra fede per le nostre famiglie, i nostri amici e i nostri vicini, per le persone con cui interagiamo durante la giornata e nelle nostre comunicazioni online.

    La vocazione di discepoli di Gesù è una chiamata a uno stile di vita completo. È una chiamata a riorganizzare le nostre priorità in modo che Dio occupi il primo posto nella nostra vita. Ciò non vuol dire che non avremo altre priorità, ma la nostra fedeltà va innanzitutto a Dio — al di sopra dei nostri desideri e della nostra volontà, dei nostri cari, dei nostri beni e persino della nostra stessa vita. Il discepolato cristiano non è facile da vivere — infatti, Gesù disse che «la via è stretta», ma «conduce alla vita» (Matteo 7:13–14). Richiede impegno, dedizione e il mettere Dio al centro della nostra vita, delle nostre decisioni e dei nostri rapporti.

    Nei Vangeli, Gesù sfidò i suoi seguaci a rinunciare alla propria vita per amor suo e a seguirlo. Nel Vangelo di Matteo, disse: «Se uno vuole venire dietro a me, rinunci a se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà» (Matteo 16:24–25).

    Rinunciare a noi stessi può essere inteso come il mettere da parte i nostri desideri, le nostre ambizioni e i nostri obiettivi personali e scegliere di cercare Dio per ricevere la sua guida nella nostra vita e perseguire la sua volontà piuttosto che la nostra. Ciò non significa che il Signore non ci guiderà mai a conseguire le nostre ambizioni e i nostri obiettivi personali. Se cerchiamo la volontà di Dio e desideriamo compiacerlo, è molto probabile che la sua volontà e i nostri desideri siano in armonia (Salmi 37:4). Tuttavia, se le indicazioni di Dio non coincidono con la direzione verso cui ci stavamo orientando, come suoi discepoli saremo disposti a «rinunciare a noi stessi» per seguirlo.

    Gesù ci ha dato la chiave per poter vivere il nostro impegno nel discepolato, a partire dalla nostra rinascita spirituale attraverso la salvezza. «Se uno è in Cristo, è una nuova creatura: le cose vecchie sono passate; ecco, sono diventate nuove. Sono stato crocifisso con Cristo. Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» (2 Corinzi 5:17; Galati 2:20).

    La capacità e la grazia di vivere la vita di un discepolo non derivano solo dal nostro desiderio di obbedire ai comandamenti di Dio e dai nostri sforzi di vivere in modo devoto, ma dalla potenza di Dio attraverso «Cristo in noi» (Colossesi 1:27) e dalla presenza dello Spirito Santo (Giovanni 14:15–17). «Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone che Dio ha predisposto perché noi le praticassimo» (Efesini 2:10).

    Cristo in noi

    Ogni nuova mattina possiamo aspettarci che il Signore Gesù Cristo si manifesti attraverso di noi quel giorno e realizzi qualche aspetto della sua opera, che riusciamo a riconoscere le sue azioni o no. È il nostro privilegio, è la nostra responsabilità.

    Il fatto che Cristo viva in noi ci dà forza. Non possiamo vivere efficacemente con nessun’altra forza se non quella che deriva dalla vita di Gesù Cristo, poiché Lui disse: «Senza di me non potete fare nulla» (Giovanni 15:5). Il fatto di essere in Cristo ci dà uno scopo. Non è una forza che ci permette di vivere per noi stessi, ma che ci mette in grado di realizzare i piani di Cristo. […]

    Il fatto che Cristo sia in noi ci offre delle risorse. Tutto ciò di cui potremmo aver bisogno è nostro nel Signore Gesù Cristo. E il fatto di essere in Cristo ci dà delle responsabilità. Come parte del suo corpo, la questione più importante che io devo affrontare è: «Cosa vuole che io faccia?»

    Il fatto che Cristo sia in noi è dinamico. Essere in Cristo è impegnativo. Se Lui ha qualcosa da fare, ha il diritto di usarci come mezzo per farlo. Se c’è un «eunuco etiope» sulla strada del deserto, Lui ha il diritto di dirti di lasciare la tua Samaria e andare a incontrarlo (Atti 8:26–40). Ma per ogni richiesta che ci fa, Lui fornisce la dinamica del suo Spirito dentro di noi per realizzarla.

    Questa è la vita cristiana. Dopo aver affrontato il nostro insuccesso nel manifestare la sua somiglianza e immagine nel mondo, ci avviciniamo alla Croce per essere perdonati, lo Spirito Santo viene a vivere in noi e veniamo incorporati in Cristo, diventando mezzi per manifestare la sua vita e il suo obiettivo. Il mondo ha un bisogno disperato di saperlo, ma non avrà alcun motivo per crederci finché non vedrà la vita e il carattere di Gesù Cristo vissuti nella tua vita e nella mia. Questo è lo scopo che Dio ha per te! —Charles Price2

    Unirsi alla missione del suo Regno

    Dio ti ha invitato a unirti a Lui per cambiare il mondo. Dio ha un sogno per questo mondo che Gesù ha chiamato il Regno di Dio. Dio ti ha creato per svolgere un ruolo importante nella sua visione del Regno. Non troverai mai il tuo scopo più profondo nella vita finché non troverai il tuo posto nella realizzazione del Regno di Dio.

    Non devi essere un genio per cambiare il mondo, né ricco, né influente, né un gigante spirituale. Quel che devi fare è dire di sì all’invito. Devi essere disponibile e disposto a farti usare, e forse dovrai pagare il prezzo che il seguire Gesù comporta, perché cambiare il mondo e seguire Gesù non è facile e non è a buon mercato. Bisognerà fare dei sacrifici: ce ne sono sempre.

    La nostra fede cristiana non è solo un modo per ricevere il perdono dei nostri peccati e poter entrare nella vita eterna, eppure lo è. Non è solo un sistema di giuste convinzioni sulla verità ultima e sull’ordine delle cose, sebbene lo sia. Né è solo un modo per ricevere conforto da Dio nei momenti difficili o un utile codice di condotta su come vivere una vita buona e produttiva, sebbene sia anche questo. Fondamentalmente, la fede cristiana è la vocazione di […] seguire il nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo e partecipare alla grande missione di Cristo nel nostro mondo. […] Solo allora diventeremo persone complete, persone che vivono secondo il disegno divino più profondo per la nostra vita. —Richard Stearns3

    Conclusione: il progetto per la vita

    Come abbiamo visto nel corso di questa serie sul discepolato, la Bibbia ci insegna qual è il rapporto che Dio desidera avere con noi e come vivere in modo da piacergli. Diventare sempre più simili a Cristo ed essere trasformati a sua immagine è il fondamento per vivere una vita devota e fruttuosa in armonia con Dio e con gli altri, che produce il frutto del suo Spirito nella nostra vita e in quella degli altri (Galati 5:22–23). È nella Bibbia che apprendiamo le verità rivelate da Dio su cui possiamo modellare la nostra esistenza.

    Nella Parola di Dio troviamo i principi biblici che fungono da bussola per la nostra vita e ci aiutano ad affrontare le sfide della vita quotidiana e ad essere testimoni efficaci di Cristo. La sua Parola trasmette principi che ci guidano nelle nostre interazioni con gli altri e nel nostro processo decisionale, aiutandoci a discernere la differenza tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Questi principi spirituali stabiliscono un modello per il nostro standard morale, la nostra etica, il nostro atteggiamento nei confronti della vita, dell’amore, del mondo, dell’ambiente e dei rapporti con gli altri. Sebbene non tratti specificamente ogni possibile situazione che potremmo affrontare, la Bibbia fornisce i principi necessari per affrontare le complessità della vita in un modo gradito a Dio.

    La sua Parola ci insegna a vivere il nostro discepolato amando e servendo gli altri. Il nostro amore per Gesù ci spinge a servire gli altri in suo nome. Ci motiva a essere suoi ambasciatori in qualunque situazione ci troviamo. Ci spinge ad aiutare chi è nel bisogno e a offrire speranza e conforto a chi ne è privo. Possiamo essere le sue mani per aiutare e toccare, la sua bocca per proclamare la verità della sua Parola e infondere incoraggiamento e speranza, i suoi occhi per trasmettere compassione, i suoi piedi per camminare al fianco di un’anima affaticata e le sue braccia per aiutare a portare il loro pesante fardello. Così facendo, le nostre vite lo glorificheranno e saranno di benedizione per gli altri, come evidenziano gli articoli che seguono.

    Una vita bellissima

    Quando la vita di un seguace di Gesù viene condotta come l’intendeva Lui, diventa una cosa di rara bellezza. Essere cristiani e avere un rapporto con Dio dovrebbe permeare le nostre esperienze quotidiane, integrarsi nelle nostre decisioni e colorare il modo in cui percepiamo noi stessi, gli altri e questa vita. Le innumerevoli espressioni dell’amore di Dio condivise con gli altri nel corso della vita di un cristiano possono a volte sembrare insignificanti in sé, tuttavia Dio le vede nella totalità di una vita che rende gloria a Lui ed esulta nella loro bellezza.

    Più siamo decisi a rafforzare il nostro cammino con Gesù e desideriamo mantenere una connessione spirituale con Lui, più Lui potrà manifestare il suo Spirito attraverso di noi. Siamo la sua opera. Quando gli consentiamo di mescolare le diverse sfumature di colore del suo amore e della sua misericordia e di sviluppare la bellezza che desiderava avessimo, diventiamo il suo capolavoro che ispirerà la vita di molti. Accettiamo di tutto cuore il dono inestimabile della sua presenza nella nostra vita. E mentre coltiviamo la bellezza accattivante dell’amore di Dio in tutto ciò che facciamo e diciamo, altri saranno attirati a Lui attraverso di noi. —Maria Fontaine

    Il profumo di Cristo

    L’apostolo Paolo scrisse che la Chiesa è il profumo di Cristo per il mondo: «Noi siamo infatti dinanzi a Dio il profumo di Cristo fra quelli che si salvano e fra quelli che si perdono» (2 Corinzi 2:15). Con questo intendeva dire che ogni credente e ogni comunità di credenti stabilisce una presenza di Cristo nel mondo che è palpabile per i non credenti. […]

    Ma cos’è questa fragranza? Come dovremmo aspettarci che gli altri sentano la presenza di Gesù in noi? Principalmente in due modi: la verità del Vangelo e l’amore di Gesù Cristo. La verità divina parla a ogni aspetto della vita umana. Con la verità della sua Parola, nelle mani del suo Spirito, Cristo rende nuove tutte le cose nella nostra vita (Apocalisse 21:5). Ciò significa che, in ogni ambito della nostra esistenza — tutte le nostre relazioni, i nostri ruoli e le nostre responsabilità — noi cristiani mostriamo una novità che non si conforma allo spirito del mondo, ma allo Spirito Santo di Cristo. La nostra conversazione sarà diversa: non sarà piena di lamentele e critiche, banalità e frivolezza, ma le nostre parole saranno sempre gentili ed edificanti, rispettose delle persone con cui parliamo (Colossesi 4:6; Efesini 4:29).

    Lo stesso vale per il modo in cui svolgiamo il nostro lavoro, educhiamo i nostri figli, partecipiamo alla cultura del nostro tempo e ci comportiamo con dignità e grazia. Siamo nuove creature in Gesù Cristo e, pertanto, sotto molti aspetti, fuori ritmo con la cultura che ci circonda. Ma vivendo la verità in ogni aspetto della nostra vita, facciamo risplendere la luce di Gesù e diffondiamo la fragranza della sua visione del mondo in ogni angolo della nostra esistenza.

    I credenti devono impegnarsi a fondo per essere la fragranza di Gesù. Immergendoci nella Parola di Dio e vivendo con un atteggiamento di preghiera, […] possiamo iniziare a diffondere il profumo del Re Gesù in più aspetti e ambiti della nostra vita quotidiana. Decidiamo, allora, di essere quella fragranza di verità e amore e scopriremo che il vento dello Spirito di Dio ci accompagnerà ovunque andremo, dando l’aroma di Gesù a tutti, e anche a Dio. —T. M. Moore4

    Gesù ci ha affidato la responsabilità di trasmettere il suo amore personale, incondizionato e totale ai nostri simili, a quelli che condividono il pianeta con noi oggi. Il mandato che ha dato ai suoi discepoli è di portare il Vangelo in tutto il mondo. In qualunque luogo il Signore ti abbia chiamato, quello è il tuo campo di missione e tu sei esortato a servire e a raggiungere le persone che Lui pone sul tuo cammino. Ognuno di noi ha qualche opportunità, qualche rete sociale, qualche ambiente in cui può condividere il suo amore e la sua verità con gli altri, rafforzando la fede, la speranza e il cuore delle persone.

    Il Signore benedica il tuo percorso di discepolato e il servizio che svolgi per Lui, insieme alla testimonianza che dai agli altri, così che tu possa essere il sale della terra e la luce del mondo, come Lui ci ha detto di essere (Matteo 5:13–14). Gesù disse: «Risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli» (Matteo 5:16). In questo modo, vivremo una vita di discepolato che glorifica Dio (1 Corinzi 10:31).

    Pensieri su cui meditare

    Il discepolato non è un programma o una circostanza; è uno stile di vita. Non è per un periodo limitato, ma per tutta la vita. Il discepolato […] è per tutti i credenti, per ogni giorno della loro vita. —Bill Hull

    Ogni credente che prende sul serio la propria vocazione di discepolo di Gesù si considererà un «inviato» ovunque si trovi e cercherà di mettersi all’opera in quel luogo. Questo potrebbe assumere la forma di «buon testimone» sul lavoro o di buon vicino per chi vive lì nei pressi, oppure potrebbe comportare il volontariato. —Michael Frost e Alan Hirsch

    Non lasciare che le parole di Gesù rimangano solo stampate nella tua Bibbia. Dai loro le ali, mettendole in pratica. Nella tua vita ci sono anime che hanno bisogno delle tue cure. Pensa a come potresti dimostrare interesse per il loro benessere, amandole e prendendoti cura di loro come già ami e ti prendi cura di te stesso. Quando lo farai, completerai la catena d’amore che è iniziata quando Dio ti ha amato per primo. —Karen Ehman

    Cosa dice la Bibbia

    «Colui che dimora in me, e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete fare nulla. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto, così sarete miei discepoli» (Giovanni 15:4–5; Giovanni 15:8).

    «Come dunque avete ricevuto Cristo Gesù, il Signore, così camminate in lui; radicati ed edificati in lui, saldi nella fede, come vi è stata insegnata, e abbondando nel ringraziamento» (Colossesi 2:6–7).

    «Ma voi, carissimi, edificando voi stessi sulla vostra santissima fede, pregando nello Spirito Santo, conservatevi nell’amore di Dio, aspettando la misericordia del Signore nostro Gesù Cristo, in vista della vita eterna» (Giuda 1:20–21).

    Una preghiera per il discepolato quotidiano

    Padre celeste, grazie per avermi salvato, chiamato e dato uno scopo. Tu sei così buono e la tua grazia mi basta. Ti chiedo di purificare il mio cuore dal peccato e di liberare la mia mente dalle distrazioni che oggi cercano di allontanarmi dalla comunione con te. Aiutami a vivere in Cristo, a imparare da Lui e ad affidarmi a Lui, per poter vivere per Lui e condurre altri a Lui. Tu sei degno di tutta la mia devozione e la mia lode. Rendimi un discepolo fedele e prolifico che ti porta gloria ogni giorno. Nel nome potente e incomparabile di Cristo, mio Re, amen. 5


    1 Scott Montrose, “La vita ci corregge”, Contatto, gennaio 2021, https://activated-europe.com/it/articolo/la-vita-ci-corregge//

    2 Charles Price, Christ for Real: How to Grow into Christ’s Likeness (Kregel Publications, 2011).

    3 Richard Stearns, Unfinished: Believing Is Only the Beginning (Thomas Nelson, 2013).

    4 T. M. Moore, “The Fragrance of Truth and Love”, 29 gennaio 2010.

    5 Annie McGuire, “What is a disciple of Christ?” Daily His Disciple, 11 gennaio 2022, https://dailyhisdisciple.com/2022/01/11/what-is-a-disciple-of-christ/.


    Pubblicato originariamente in inglese il 9 giugno 2026.

  • Giu 23 La vita di un discepolo parte 11: condividere le nostre risorse
  • Giu 9 La vita di un discepolo, parte 10: la nostra vita lavorativa
  • Mag 12 La vita di un discepolo, parte 8: fare discepoli
  • Apr 28 1 Corinzi: capitolo 15 (versetti 37-58)
  • Apr 21 La vita di un discepolo, parte 8: Comunicare la nostra fede
  • Apr 7 1 Corinzi, capitolo 15 (versetti 20-36)
  • Mar 24 La vita di un discepolo, parte 7: servire Dio servendo gli altri
  • Mar 10 1 Corinzi: capitolo 15 (versetti 1-19)
  • Feb 24 La vita di un discepolo, parte 6: Amore per gli altri
   

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