L’Ancora

Devozioni in formato semplice

  • L’esortazione a ricordare

    Compilazione

    The Call to Remember[]

    Io rievocherò i prodigi del Signore; sì, ricorderò le tue meraviglie antiche, mediterò su tutte le opere tue e ripenserò alle tue gesta. —Salmi 77:11-12

    Uno dei temi principali che ho notato nella Bibbia è quanto sia importante ricordare. In tutte le Scritture, Dio esorta il suo popolo a ricordare la sua bontà.

    Nel libro del Levitico, Dio stabilì per il popolo d’Israele regolari momenti di commemorazione settimanali e annuali. Ad esempio, il sabato era un momento settimanale per ricordare come Dio si riposò il settimo giorno. La Pasqua arrivava a cadenza annuale per ricordare come Dio liberò gli Israeliti dall’Egitto. […]

    Nei Salmi, Davide e altri autori meditavano sulle opere e sulle meraviglie di Dio. Esortavano il lettore a ricordare la fedeltà di Dio in passato e a soffermarsi sulla sua bontà. In modo particolarmente toccante, durante l’Ultima Cena Gesù invitò i suoi seguaci a condividere il pane e il calice in memoria di Lui.

    È chiaro che Dio chiede ai suoi seguaci di essere un popolo caratterizzato dal ricordo. Ricordare la bontà divina ha una grande forza.

    Gli Israeliti dimenticarono diverse volte il Signore e la sua bontà nei loro confronti. Passavano da periodi in cui erano fedeli a ricordare a periodi di dimenticanza. Quando dimenticavano Dio, diventavano schiavi dell’idolatria e dell’oppressione.

    Vedo il mio cuore riflesso nella storia di Israele. Dimentico molto in fretta tutto ciò che Dio ha fatto per me. […] Ho notato che sono più vulnerabile all’ansia quando concentro la mia attenzione sulla delusione e sul dolore. […]

    Tuttavia, accade il contrario quando mi soffermo sulla bontà divina nella mia vita. Mi rendo conto di come Lui abbia guidato e sostenuto la mia vita fin dal giorno in cui sono nata. Ricordo i periodi difficili che mi ha aiutato a superare e il modo in cui ha fatto maturare il mio cuore. Sono colpita dalle relazioni profonde e significative che mi ha donato nelle diverse fasi della mia vita. Ricordo soprattutto il modo in cui mi ha amato incondizionatamente e ha perdonato i miei peccati. […]

    Alla fine di ogni giornata mi piace fare il punto della situazione e chiedere a Dio di rivelarmi la sua bontà e la sua grazia. Questo può includere momenti molto piccoli, come la grazia di gestire una conversazione difficile, l’energia in un momento in cui mi sentivo debole, o la bellissima mattina nebbiosa mentre andavo al lavoro. Cercare le impronte di Dio nelle piccole cose mi permette di vedere gli schemi più ampi della sua bontà nella mia vita.

    Circa una volta all’anno, rileggo i miei diari. Ogni volta rimango colpita dai modi in cui Dio è stato fedele nella mia vita. Ricordo momenti in cui mi sentivo persa e spaventata, ma in realtà Dio era all’opera in modi che a quel punto non riuscivo a vedere. Sono colpita da come Dio abbia ripetutamente usato situazioni dolorose per condurmi a una più profonda intimità con Lui. […]

    Anche nei momenti più difficili, Dio mi invita a riformulare la mia prospettiva. Mi invita a ricordare chi Lui è e cosa ha fatto. Non voglio dimenticarlo. —Hannah1

    Ricordare chi siamo e a chi apparteniamo

    In tutto l’Antico Testamento troviamo continui richiami a non dimenticare.

    Deuteronomio 8:2 ci dice: «Ricordati di tutto il cammino che il Signore, il tuo Dio, ti ha fatto fare in questi quarant'anni nel deserto per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore e se tu avresti osservato o no i suoi comandamenti». Ecclesiaste 12:1 dice: «Ricordati del tuo Creatore nei giorni della tua giovinezza, prima che vengano i giorni cattivi e giungano gli anni dei quali dirai: “Non ho in essi alcun piacere”». E il salmo 77:11 dice: «Ricorderò le opere del Signore; sì, ricorderò i tuoi miracoli di tanto tempo fa». […]

    Dio dice: «Ricordati». Dobbiamo ricordarci chi siamo e a chi apparteniamo. Perché dobbiamo ricordarci? Non per tornare indietro e pensare con nostalgia: «Ricordo quando le cose andavano bene». I ricordi ci rendono consapevoli di tutte le cose meravigliose di cui dovremmo essere grati e di ciò che Dio ha fatto per noi in passato. Inoltre, il nostro ricordo dovrebbe ispirare in noi la fiducia che Dio agirà continuamente a nostro favore e che «opera per il bene di quelli che lo amano, che sono stati chiamati secondo il suo disegno» (Romani 8:28).

    Prendiamoci un momento per ricordare e magari prendiamo carta e penna per annotare dove Dio ci ha incontrati e dove ci sta incontrando. Così potremo aprirgli ogni aspetto della nostra vita e affidarci a Lui, ovunque voglia condurci. […]

    Come credenti, dobbiamo fissare i nostri cuori e le nostre menti sulle cose di lassù, ricordando che quando abbiamo accolto Gesù nella nostra vita l’abbiamo messa a morte e ora viviamo per Cristo (Colossesi 3:1–3). Possiamo noi vivere nella pienezza di Gesù Cristo, ricordando che Lui è la nostra vita e che un giorno anche noi appariremo con Lui in gloria (Colossesi 3:4). —Living Truth2

    Ricordare il fattore Dio

    Nella vita tutti affrontiamo momenti in cui ci sentiamo sopraffatti dalle avversità. Siamo circondati da difficoltà o da problemi economici o di salute. Quando affrontiamo un ostacolo dopo l’altro, sembra quasi che la vita cospiri contro di noi. Possiamo rimanere straniti e confusi al punto da cominciare a dubitare del buon disegno divino per la nostra vita. È importante ricordare, però, che, anche se le sfide possono sembrare insormontabili, non hanno l’ultima parola. La chiave per superare le avversità è a portata di mano. È la fiducia nel «fattore Dio»: l’intervento divino nella nostra vita.

    «Agli uomini è impossibile, ma non a Dio; perché ogni cosa è possibile a Dio» (Marco 10:27). L’autorità e l’onnipotenza divina possono alterare qualsiasi circostanza o darci la grazia di fronteggiare le sfide in arrivo. Con Dio, l’impossibile diventa possibile. La fede in Dio e nelle sue promesse cambia il corso degli eventi.

    Ricorda che Dio è sovrano in ogni situazione. È il Dio dei miracoli, il Dio delle circostanze straordinarie, il Dio dell’impossibile. È il Dio che cammina con noi in ogni valle buia. Non si tratta di una pia illusione, si tratta di applicare la fede alla nostra realtà e vedere come l’Onnipotente fa funzionare tutto per il nostro bene (Romani 8:28). —Gabriel e Sally García

    La costante esortazione a ricordare

    Fate questo in memoria di me—Luca 22:19

    L’invito a ricordare non è semplicemente un «non dimenticate ciò che è accaduto»; è un’esortazione a ricordare che la potenza di Dio che ha risuscitato Gesù dai morti non si è esaurita né si esaurirà. Tutto ciò che Dio ha compiuto sulla croce continua con una potenza che è a nostra disposizione in una gamma di possibilità in costante espansione. Ecco cosa Lui non vuole che dimentichiamo: che ciò che è stato iniziato sulla croce continua fino ad ora. […]

    Dobbiamo ricordare la speranza, perché il Signore ci chiede di alzare lo sguardo su di Lui. Non lasciarti sconfortare dalla società o dalle cose che ti opprimono. Gesù mostrerà ripetutamente il suo amore lì dove ti trovi. Dobbiamo soprattutto ricordare Gesù.

    Lui è vivo. Giovanni si trova sulla minuscola isola di Patmos, è isolato e non può fare nulla per il suo futuro, quando Gesù gli appare e gli dice: «Ecco, ecco sono vivo per i secoli dei secoli, e tengo le chiavi della morte e degli inferi» (Apocalisse 1:18). Alleluia! Non c’è nulla che Lui non possa aprire. È vivo. […]

    Lui è attivo. Ebrei 7:25 dice che Gesù continua a intercedere per noi, sempre. Gesù sta pregando per te e per me in questo stesso momento.

    Lui è al nostro fianco. Quel giorno sulla via per Emmaus, i discepoli pensavano che ogni speranza che avevano nutrito fosse svanita nella città che si lasciavano alle spalle, Gerusalemme, che la loro speranza in un Messia fosse svanita tra le nuvole di una giornata tempestosa sul Calvario e che ora la sua tomba fosse stata profanata. Che speranza può esserci per il futuro? — si chiedevano. Poi uno Straniero si unisce a loro lungo la strada e poco dopo scoprono che Colui che si era avvicinato a loro quando pensavano che tutto fosse andato perduto era il Salvatore risorto.

    Lui va in avanti. Filippesi 1:6 dice: «Colui che ha cominciato in voi un’opera buona la condurrà a compimento fino al suo ritorno». Ricordiamoci queste cose. —Jack Hayford3

    Pubblicato originariamente sull’Ancora in inglese il 21 aprile 2026.


    1 Hannah, “The Power of Remembrance”, Grace to Be Imperfect (blog), 9 novembre 2019,  https://gracetobeimperfect.wordpress.com/2019/11/09/the-power-of-remembrance

    2 “Remember”, dal devozionale Living Truth.

    3 Jack Hayford, “The Constant Call to Remember”, Jack Hayford Ministries, https://www.jackhayford.org/teaching/articles/the-constant-call-to-remember

  • Apr 20 Che cos’è la fede?
  • Apr 18 La speranza del Cielo
  • Apr 15 Non ha mai riguardato solo il pozzo
  • Apr 14 Trionfo nei periodi di prove
  • Apr 13 La parabola dei due debitori
  • Apr 10 Essere diligenti è importante
  • Apr 8 Perché i pensieri contano
  • Apr 6 I servi in attesa
  • Apr 1 La conversione di un proconsole romano
   

L’Angolo dei Direttori

Studi biblici e articoli che edificano la fede

  • La vita di un discepolo, parte 8: Comunicare la nostra fede

    [The Life of Discipleship, Part 8: Sharing Our Faith]

    Le ultime istruzioni di Gesù a quelli che credevano in Lui erano di diffondere il Vangelo ovunque e a tutti e di insegnare agli altri tutto ciò che Lui aveva insegnato loro. Nel Vangelo di Marco, alcune delle sue ultime parole prima di ascendere al cielo erano la dichiarazione di intenti per i suoi discepoli: «Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo a ogni creatura» (Marco 16:15). E negli ultimi versetti del Vangelo di Matteo, disse: «Andate dunque e fate discepoli di tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato» (Matteo 28:19-20).

    Gesù era morto sulla croce quarantatré giorni prima e dopo tre giorni era risorto ed era apparso ai suoi discepoli e a oltre cinquecento dei suoi seguaci, impartendo loro le sue ultime istruzioni (1 Corinzi 15:3-7). Lo scopo della sua morte e risurrezione era dare all’umanità l’opportunità di ricevere il perdono dei propri peccati e di iniziare un rapporto con Dio (Giovanni 3:3). Gesù compì la sua missione sulla terra; la sua morte e risurrezione ci permisero di riconciliarci con Dio e di ricevere il suo dono della salvezza eterna.

    Gesù trascorse gli anni del suo ministero pubblico predicando, insegnando e preparando i suoi discepoli a portare avanti la sua missione di salvezza. Affermò che la predicazione del Vangelo era uno dei motivi per cui era sulla terra quando disse: «Devo predicare la buona notizia del regno di Dio [...] perché per questo sono stato mandato» (Luca 4:43). Era stato mandato per predicare il Vangelo e insegnò ai suoi discepoli a fare lo stesso. «Li mandò ad annunciare il regno di Dio e a guarire i malati» (Luca 9:2) e a «proclamare questo messaggio: "Il regno dei cieli è vicino"» (Matteo 10:7 NIV).

    Dopo la sua morte e risurrezione, Gesù disse loro: «Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi» (Giovanni 20:21-22). E prima di ascendere al cielo, dichiarò: «Riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni» (Atti 1:8). Poco dopo, nel giorno di Pentecoste, i primi discepoli furono riempiti dello Spirito Santo e cominciarono ad annunciare con forza il Vangelo (Atti 2:4).

    È mediante la proclamazione del Vangelo che il cristianesimo si diffonde e che il dono della salvezza che Gesù ci ha portato con la sua morte viene offerto agli altri. Se i primi discepoli non avessero proclamato la buona notizia e insegnato agli altri a fare lo stesso, il Vangelo avrebbe smesso di essere conosciuto. Dio ci ha dato qualcosa di così grande, qualcosa che cambia la vita eternamente in modo tale che è nostra responsabilità come discepoli condividerlo con gli altri perché abbiano l’opportunità di ricevere Gesù e conoscere la verità che li renderà liberi (Giovanni 8:32).

    Il Vangelo viene annunciato attraverso le parole dei discepoli, attraverso le pubblicazioni cristiane che loro condividono con gli altri, attraverso la testimonianza che condividono online, così come attraverso la vita che conducono e la manifestazione dello Spirito di Dio in loro. Una parte importante dell’annuncio del Vangelo è una vita vissuta in modo tale che le persone possano vedere l’amore di Dio manifestarsi in noi, attraverso l’amore e la premura che abbiamo per gli altri e la gioia, l’integrità, la pace, la fede e lo scopo che fanno parte di noi.

    I discepoli sono esortati a essere pronti a testimoniare, pregare e servire chiunque Dio metta sul loro cammino. 2 Timoteo 4:2 esprime molto bene questo concetto con le parole «predica la parola, insisti a tempo e fuor di tempo». L’espressione «a tempo e fuor di tempo» è tradotta in altre versioni della Bibbia come perseverare nella predicazione a prescindere che sia conveniente o no, che il momento sia favorevole o no, e continuare a farlo nei momenti opportuni e in situazioni inopportune. Non possiamo sapere quando incontreremo qualcuno che ha bisogno del messaggio di Dio; quando ciò accadrà, in quanto discepoli dobbiamo essere pronti a condividere con loro l’amore e la verità di Dio.

    Gesù si trovò ad affrontare una moltitudine di situazioni diverse e la sua risposta fu quella di testimoniare, insegnare, amare, guarire, perdonare e confortare. Era disposto ad assistere quelli che gli altri respingevano: gli esattori delle tasse tanto odiati, i peccatori, quelli che erano considerati impuri e indegni. Fu criticato quando si rivolse a quelli che erano ai margini della società, ma con le sue azioni indicò quanto ogni anima fosse importante per il cuore di Dio.

    È desiderio di Dio che ogni persona accolga Gesù come suo Signore e Salvatore e Lui gioisce quando questo accade. Dio non ha riguardi personali. Tutti, indipendentemente dalla loro condizione sociale, dal loro passato o dalla loro situazione attuale, sono peccatori davanti a Lui e hanno bisogno del suo amore e della sua redenzione. Come cristiani, siamo esortati a essere pronti a condividere la buona novella del Vangelo con quelli che Lui mette sul nostro cammino, indipendentemente dal loro retroterra, dalla loro occupazione o da qualsiasi altro fattore distintivo.

    La nostra salvezza è dipesa dal fatto che altri ci hanno parlato di Gesù e la loro è dipesa da qualcun altro che aveva trasmesso loro il messaggio in qualche momento della loro vita. Il cristianesimo esiste oggi perché nel corso della storia i credenti hanno fatto ciò che Gesù aveva insegnato ai primi discepoli: predicare il Vangelo e fare discepoli.

    Forse non vi trovate in una situazione in cui potete proclamare il Vangelo a centinaia di persone, ma ognuno di noi può rivolgersi alla persona che ha davanti e fare la propria parte per aiutarla a conoscere Cristo e a fare un passo per arrivare ad aver fede in Lui. Come genitori, possiamo crescere i nostri figli affinché conoscano e amino Gesù, in modo che abbiano l’opportunità di seguirlo quando saranno grandi.

    Ciascuno di noi ha un posto stabilito da Dio nella sua storia universale di salvezza, redenzione e riconciliazione. Il mondo intorno a noi ha tantissimi bisogni: tante vite spezzate, cuori feriti e spiriti distrutti. La guarigione, l’aiuto e la ristrutturazione di cui il nostro mondo distrutto ha bisogno possono venire solo dalla mano di Dio. Come suoi discepoli, siamo i suoi messaggeri nel mondo, per proclamare il suo messaggio di speranza, amore e pace e per portare ad altri la conoscenza salvifica di Gesù.

    I piani di Dio per raggiungere il mondo

    Dio non solo ha dei piani per questo mondo, ma ha anche dei piani in questo mondo. Ogni nuovo giorno porta con sé la realizzazione dei propositi divini. Ma come vengono realizzati? La risposta sorprendente è che i suoi propositi vengono realizzati principalmente attraverso le persone, e per di più attraverso persone molto comuni. […]

    Non so come tu personalmente sia giunto a conoscere Cristo, tranne che per una cosa. C’è stato il coinvolgimento di qualche agente umano. Forse hai ascoltato qualcuno che predicava il Vangelo e grazie a ciò lo Spirito Santo ti ha convinto del tuo bisogno e di come Cristo bastasse a soddisfare tale bisogno. Forse hai letto un libro scritto da qualcuno o hai letto la Bibbia, scritta da uomini sotto l’ispirazione dello Spirito Santo, e di conseguenza sei giunto a conoscere Cristo. Forse nel tuo luogo di lavoro o di studio, o osservando un vicino, hai notato una vita così diversa da suscitare in te il desiderio di trovare ciò che lui o lei aveva in modo così evidente e hai scoperto che era Cristo. Qualunque sia la causa, a un certo punto Dio ha usato delle persone per parlarti di Sé. […] Se Dio ha operato attraverso altri per raggiungerti, il suo piano è di poter operare adesso attraverso di te per raggiungere altri. —Charles Price1

    Evangelizzazione: amore per Dio e amore per gli altri

    Ci sono, in effetti, due motivi che dovrebbero spingerci a evangelizzare costantemente. Il primo è l’amore per Dio e l’interesse per la sua gloria; il secondo è l’amore per l’uomo e l’interesse per il suo benessere. —J. I. Packer

    Non aspettare di provare un sentimento d’amore prima di condividere Cristo con uno sconosciuto. Tu ami già il tuo Padre celeste e sai che questo sconosciuto è stato creato da Lui, ma se ne è allontanato, quindi tu fai quei primi passi nell’evangelizzazione perché ami Dio. —John Piper

    L’evangelizzazione è aiutare ogni giorno e in ogni modo i tuoi amici non credenti ad avvicinarsi a Gesù Cristo. Ciò significa in pratica che ogni giorno dobbiamo chiederci: «Cosa devo fare oggi per aiutare i miei amici non credenti ad avvicinarsi a Gesù?» —Norman e David Geisler

    Evangelizzazione quotidiana

    Tutti i cristiani sono chiamati a condividere il Vangelo e sono incaricati da Gesù stesso di comunicare agli altri il grande piano salvifico di Dio. Di solito le persone non giungono alla fede a meno che noi, come cristiani, non condividiamo il Vangelo con loro. «Come potranno chiedergli di essere salvati, se non credono in lui? E come possono credere in lui, se non ne hanno mai sentito parlare? E come possono sentir parlare di lui, se qualcuno non lo fa?» (Romani 10:14).

    L’evangelizzazione inizia con l’impegno a lasciarti usare da Dio come suo messaggero agli altri nella tua vita quotidiana. Può essere un sacrificio trovare di proposito il tempo per comunicare la tua fede agli altri, ma i risultati eterni della testimonianza valgono più di ogni sacrificio. Dare a qualcuno un opuscolo o altre pubblicazioni cristiane, incontrare un collega per un caffè, instaurare un rapporto con amici non cristiani, visitare i vicini: queste cose spesso accadono solo se le pianifichi, se cerchi intenzionalmente delle opportunità per condividere il Vangelo.

    Non sempre possiamo avere lunghe conversazioni con le persone che incontriamo durante la giornata, ma possiamo comunque piantare i semi del Vangelo. Possiamo dare un opuscolo a qualcuno. Possiamo chiedere loro se c’è qualcosa per cui possiamo pregare. Possiamo essere gentili con loro e dir loro che Gesù li ama. Anche se l’occasione non consente una testimonianza approfondita, puoi preparare il terreno dei cuori delle persone dimostrando l’amore e l’attenzione che Dio ha per loro. Se preghi che il Signore ti aiuti a testimoniare e ti mostri un metodo che possa funzionare nella tua situazione, Lui può darti idee e opportunità.

    In molti casi, il massimo che potrai ottenere dalla tua testimonianza sarà «preparare il terreno» piuttosto che «piantare il seme». Questo periodo iniziale è talvolta chiamato «pre-evangelizzazione». Questa citazione di Norman Geisler lo spiega bene:

    Se l’evangelizzazione è piantare i semi del Vangelo, allora la pre-evangelizzazione è preparare il terreno delle menti e dei cuori delle persone per aiutarle ad essere più disposte ad ascoltare la verità (1 Corinzi 3:6). […] Nel mondo in cui viviamo oggi, potremmo dover piantare molti semi spirituali per un certo periodo di tempo prima che qualcuno prenda seriamente in considerazione la persona di Cristo. Potremmo dover preparare il terreno prima di avere l’opportunità di piantare un seme. Non siamo chiamati a portare tutte le persone a Cristo, ma semplicemente a portare Cristo a tutte le persone.2

    Naturalmente, non esiste un unico contesto o un unico modo per parlare efficacemente del Vangelo. Il modo in cui il messaggio può essere trasmesso a ciascun individuo perché risponda positivamente può variare. Quindi, mentre noi, come discepoli, abbiamo l’incarico di annunciare il Vangelo e abbiamo la potenza dello Spirito Santo a farlo, chi raggiungerai e come lo raggiungerai sarà diverso a seconda della situazione e di come Dio ti guiderà. Ma sappiamo che Dio userà ciascuno di noi per raggiungere gli altri in qualunque circostanza ci troviamo, se siamo disposti a farlo.

    Condividere il Vangelo con gli altri è la chiamata che Cristo rivolge a ogni cristiano. Tutto intorno a noi ci sono persone che devono ancora ascoltare la grande notizia che Dio le ama, che ha mandato suo Figlio affinché tutti quelli che credono in Lui siano salvati e instaurino un rapporto con Lui. Hanno bisogno di qualcuno che spieghi loro come ricevere il dono divino della salvezza, che insegni loro a studiare la Parola di Dio e a venire trasformati spiritualmente, che li guidi nella loro crescita spirituale.

    In 2 Corinzi 5:20 leggiamo che «noi facciamo da ambasciatori per Cristo, e Dio esorta attraverso di noi». È un’affermazione straordinaria. Noi rappresentiamo Gesù e abbiamo il compito di trasmettere il suo messaggio al mondo. E qual è questo messaggio? La seconda parte del versetto presenta quello che dobbiamo trasmettere: «Vi supplichiamo nel nome di Cristo: riconciliatevi con Dio».

    Ci sono milioni, persino miliardi di persone che non conoscono Dio personalmente, che non hanno mai sentito parlare di Gesù e che non hanno alcuna conoscenza del dono della salvezza e del tesoro della vita eterna che li attende quando accetteranno Gesù come loro Salvatore. Il nostro privilegio è quello di condividere questa buona notizia, di presentare Gesù alle persone e, in ultima analisi, di aiutarle ad arrivare a una conoscenza salvifica di Lui (1 Timoteo 2:3-4).

    Piantare il seme

    Il lavoro di un contadino non è facile. Ma un buon contadino lavora sodo per preparare il terreno, piantare i semi, annaffiarli e mantenere i campi liberi dalle erbacce, tutto per un ottimo motivo: si anticipano il momento del raccolto! Non vedono l’ora di raccogliere ceste di frutta fresca e riempire i loro granai di raccolti.

    Mentre ci impegniamo in questo incredibile compito di evangelizzazione, possiamo e dobbiamo anticiparci il raccolto che verrà. Dio si aspetta che le nostre vite e le nostre preghiere portino frutto per il suo regno. Vite saranno cambiate dal messaggio del Vangelo; i cuori di uomini, donne e bambini saranno trasformati e guariti per l’eternità quando riporranno la loro fede in Gesù Cristo. Questa è la visione che Gesù ci ha dato quando ha parlato del raccolto, dicendo: «Altri caddero sul terreno fertile; questi semi germogliarono e produssero un raccolto cento volte maggiore di quanto era stato seminato» (Luca 8:8).

    Ecco perché prepariamo il terreno con diligenza, spargiamo generosamente i semi e innaffiamo fedelmente il terreno. Dio ci ha invitati a partecipare al suo raccolto – e Dio ama i frutti! —Kevin G. Harney3

    Pensieri su cui riflettere

    Uno dei motivi per cui Dio ti ha salvato è perché tu possa portare frutto in questo mondo. Vivi in un mondo affamato, dove le persone sono assetate di realtà spirituale. —Warren W. Wiersbe

    L’evangelizzazione non è uno sport da spettatori. Siamo chiamati tutti a partecipare al gioco. Dio invita ogni seguace di Gesù a lasciare la panchina e scendere in campo. […] Nel piano di Dio per l’evangelizzazione, tutti giocano. Non ci sono spettatori o riserve quando si tratta di evangelizzazione. Dio vuole che tutti scendano in campo, anche quelli che pensano di non essere in grado di farlo o di non avere nulla da offrire. Dio vuole che tu ti impegni. Il mondo ha bisogno che tu entri in gioco. —Kevin G. Harney

    Il compito incompiuto della Chiesa è quello di continuare a uscire nel mondo a proclamare la buona novella di Gesù Cristo a tutti gli uomini. Sì, dobbiamo aiutare i poveri, difendere gli oppressi, visitare i carcerati, difendere gli indifesi, ma tutto questo è solo una parte del compito. Dobbiamo anche annunciare agli uomini, a livello locale e globale, che Dio è venuto a noi in Gesù per offrirci il perdono dei peccati. Gesù ci manda agli angoli delle strade, nei quartieri poveri, nelle fabbriche che sfruttano i lavoratori, nelle scuole, nelle periferie, per invitare le persone a prendere su di sé il giogo di Gesù, a scoprire che il nostro maestro è buono e che il suo amore dura per sempre. —N. T. Wright

    Cosa dice la Bibbia

    «Vedendo le folle, ne ebbe compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: “La messe è grande, ma pochi sono gli operai. Pregate dunque il Signore della mèsse che mandi degli operai nella sua messe”» (Matteo 9:36-38).

    «Ma grazie siano rese a Dio, che sempre ci fa trionfare in Cristo e che per mezzo nostro spande dappertutto il profumo della sua conoscenza. Noi siamo infatti davanti a Dio il profumo di Cristo fra quelli che sono sulla via della salvezza e fra quelli che sono sulla via della perdizione» (2 Corinzi 2:14-15).

    «Noi predichiamo la parola di Dio con sincerità e con l’autorità di Cristo, sapendo che Dio ci sta osservando» (2 Corinzi 2:17 NLT).

    Preghiera

    Signore, prego per un impegno costante e incrollabile a essere obbediente nell’adempimento del Grande Mandato. Aiutami a ricordare sempre l’urgenza e l’importanza di proclamare la tua verità a un mondo bisognoso. Dammi un cuore disposto a fare un passo avanti per fede, a superare la paura e a condividere con coraggio il Vangelo con quelli che mi circondano. […] Preparami con i doni, le capacità e le risorse necessarie per comunicare efficacemente il tuo amore e il tuo messaggio di salvezza. Aprimi porte di opportunità e dammi appuntamenti divini per condividere la Buona Novella con gli altri. […]

    Rinnova il mio amore per le anime smarrite e riempimi di profonda compassione per quelli che ancora non ti conoscono. Aiutami a vedere le persone come le vedi Tu, con i loro bisogni unici, le loro lotte e i loro cuori che cercano. […] Grazie, Signore, per avermi affidato l’incredibile compito di partecipare al Grande Mandato. Ti prego di usarmi come strumento del tuo amore, della tua grazia e della tua verità. Possa la mia vita essere una testimonianza vivente del tuo potere di trasformazione e aiutare gli altri a stabilire un rapporto con te. Nel nome di Gesù, ti prego. Amen.4


    1 Charles Price, Christ for Real: How to Grow into God’s Likeness (Kregel Publications, 2011).

    2 Norman and David Geisler, Conversational Evangelism (Harvest House Publishers, 2009), 22–23.

    3 Kevin G. Harney, Organic Outreach for Ordinary People (Zondervan, 2009).

    4 “7 Prayers To Boldly Share The Gospel Of Jesus”, Daily Prayers,  26 maggio 2025, https://dailyprayers.com/7-prayers-to-boldly-share-the-gospel-of-jesus/.


    Pubblicato originariamente in inglese il 17 febbraio 2026.

  • Apr 7 1 Corinzi, capitolo 15 (versetti 20-36)
  • Mar 24 La vita di un discepolo, parte 7: servire Dio servendo gli altri
  • Mar 10 1 Corinzi: capitolo 15 (versetti 1-19)
  • Feb 24 La vita di un discepolo, parte 6: Amore per gli altri
  • Feb 10 1 Corinzi; capitolo 14 (versetti 26-40)
  • Gen 27 La vita di un discepolo, parte 5: cercare prima il suo regno
  • Gen 13 1 Corinzi: capitolo 14 (versetti 1-25)
  • Dic 30 La vita di un discepolo, parte 4: il rapporto con Dio
  • Dic 16 La vita di un discepolo, parte 3: dimorare in Cristo
   

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