L’Ancora

Devozioni in formato semplice

  • Il lavacro dei piedi dei discepoli

    Peter Amsterdam

    [Washing the Disciples’ Feet]

    Nel Vangelo di Giovanni il ministero pubblico di Gesù termina nel capitolo 12. Per la maggior parte i cinque capitoli successivi si concentrano sul suo insegnamento finale ai discepoli. In Giovanni 13:1 leggiamo: «Prima della festa di Pasqua, sapendo Gesù che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine».

    Questo versetto d’apertura del capitolo 13 ci dice che Gesù sapeva che «era venuta la sua ora», cioè il momento della sua morte. Sapendo che gli era rimasto poco tempo, Gesù si dedicò a istruire i suoi discepoli. In questa frase d’apertura apprendiamo anche qualcosa sul rapporto di Gesù con quelli che lo avevano seguito nel corso del suo ministero. Aveva sempre amato i suoi discepoli e li avrebbe amati fino alla fine — una fine che si stava avvicinando.

    «Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani, e che egli era proceduto da Dio e a Dio ritornava, […] si alzò dalla cena e depose le sue vesti; poi, preso un asciugatoio, se lo cinse» (Giovanni 13:2-4).

    L’autore del Vangelo sottolinea che Gesù aveva il pieno controllo della situazione. Proprio come sapeva «che era venuta la sua ora di passare da questo mondo», sapeva anche che «il Padre aveva posto ogni cosa nelle sue mani». Gesù stava per assumere una posizione di grande umiltà, ma sapeva che sarebbe tornato al posto d’onore più alto alla presenza del Padre.

    Leggiamo che Gesù si alzò da tavola e si tolse le vesti. Probabilmente rimase con addosso solo una fascia intorno ai fianchi, come uno schiavo. Il termine greco tradotto asciugatoio si riferisce a una salvietta o un grembiule di lino che i servi indossavano quando svolgevano un lavoro.

    «Dopo aver messo dell’acqua in una bacinella, cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio di cui era cinto». Anche se era un compito umile, Gesù lavò e asciugò i piedi dei suoi discepoli. Quando arrivò a Simon Pietro, questi gli disse: «Signore tu lavi i piedi a me?» (Giovanni 13:5-6).

    Sembra probabile che i discepoli siano rimasti in silenzio mentre Gesù lavava i loro piedi. Si udirono delle parole solo quando Lui si avvicinò a Pietro e, in un certo senso Pietro parlava per tutti i discepoli. Considerava inopportuno che la persona che poco prima lui stesso aveva chiamato «il Santo di Dio» (Giovanni 6:68-69) gli lavasse i piedi.

    Gesù rispose a Pietro dicendogli: «Quello che io faccio, ora non lo comprendi, ma lo comprenderai dopo» (Giovanni 13:7). Non sembra che Gesù si sia offeso per le parole di Pietro, ma gli indica ciò che avrebbe compreso in seguito. È simile ad altri commenti che troviamo nel Vangelo di Giovanni. «Quando poi egli fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che egli aveva loro detto questo e credettero alla Scrittura e alle parole che Gesù aveva detto» (Giovanni 2:22). Può darsi che il dopo si riferisca al momento in cui i discepoli ricevettero lo Spirito Santo, dopo l’ascensione in cielo di Gesù.

    «Pietro gli disse: “Tu non mi laverai mai i piedi». Gesù gli rispose: «Se non ti lavo, non avrai nessuna parte con me”» (Giovanni 13:8).

    Anche se Gesù gli aveva detto che in seguito avrebbe capito il significato del suo gesto, Pietro continuò a respingere l’idea che Gesù gli lavasse i piedi. La risposta di Gesù fu brusca. Se non gli avesse permesso di lavargli i piedi, non avrebbe avuto alcuna parte con Lui. Come risposta, Pietro gli disse: «Signore, non solo i piedi, ma anche le mani e il capo» (Giovanni 13:9).

    Dopo aver dichiarato affrettatamente che non si sarebbe mai fatto lavare i piedi da Gesù, adesso vuole che gli lavi anche il capo e le mani! Anche se impetuoso, la risposta di Pietro era sincera e diede a Gesù l’opportunità di dire una cosa importante ai discepoli e a tutti quelli che avrebbero letto questo Vangelo.

    «Gesù gli disse: “Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno che di lavarsi i piedi ed è tutto mondo; anche voi siete mondi, ma non tutti”. Egli infatti sapeva chi lo avrebbe tradito; perciò disse: “Non tutti siete mondi”» (Giovanni 13:10-11).

    Gesù precisò che i suoi discepoli erano purificati dal peccato, nel senso che credevano e i loro peccati erano stati perdonati. L’unica eccezione era Giuda Iscariota.

    Il capitolo continua: «Dopo aver lavato i piedi, riprese le sue vesti, si mise di nuovo a tavola e disse loro: “Comprendete quello che vi ho fatto?”» (Giovanni 13:12).

    Dopo aver finito di lavare i piedi ai discepoli, compreso Giuda che lo avrebbe tradito, Gesù si rimise le vesti e ritornò al suo posto a tavola. Chiedendo ai suoi discepoli se avevano capito quello che aveva fatto, Lui sapeva già la risposta, cioè che non avevano capito e avevano bisogno di ulteriori spiegazioni.

    «Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, vi ho lavato i piedi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri»(Giovanni 13:13-14).

    Gesù si riferiva al modo in cui si rivolgevano a Lui i discepoli, chiamandolo Maestro e Signore. «Maestro» è l’equivalente di «Rabbi», il termine rispettoso con cui rivolgersi a un capo religioso nel Giudaismo. Chiamare qualcuno «Signore» era molto più raro ed esprimeva un profondo rispetto. Gesù indicava che, se una persona investita di tale dignità e onore aveva lavato loro i piedi, allora avrebbero dovuto essere disposti a lavarsi i piedi a vicenda.

    Gesù proseguì dicendo: «Io infatti vi ho dato l’esempio, affinché come ho fatto io facciate anche voi» (Giovanni 13:15). Gesù stava dimostrando un atteggiamento di umiltà e di servizio per gli altri. Stabilì un esempio di come noi, come cristiani, dovremmo servirci a vicenda, anche se il fatto può essere spiacevole o umiliante.

    Anche l’apostolo Paolo disse qualcosa di simile quando scrisse:

    «Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato anche in Cristo Gesù, il quale, pur essendo in forma di Dio, non considerò l’essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente, ma svuotò se stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini; trovato esteriormente come un uomo, umiliò se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte sulla croce» (Filippesi 2:5-8).

    Gesù poi disse: «In verità, in verità vi dico: Il servo non è più grande del suo padrone, né il messaggero più grande di colui che l’ha mandato» (Giovanni 13:16). Ricordò ai discepoli che erano servi e messaggeri e in quanto tali non dovevano avere un’opinione troppo alta di se stessi. Se Gesù, il loro maestro che li aveva mandati, era disposto a compiere dei gesti così umili, loro, che erano stati mandati, non dovevano ritenere i compiti più modesti al di sotto della propria dignità.

    Poi Gesù disse: «Se sapete queste cose, siete beati se le fate» (Giovanni 13:17). Gesù spiega ai discepoli che adesso che comprendevano quelle cose sarebbero stati beati se le avessero fatte. Anche se è importante che i credenti sappiano ciò che Gesù vuole da ognuno di noi, è facendo ciò che ci chiede che riceviamo le sue benedizioni.

    «In verità, in verità vi dico: Chi riceve colui che manderò, riceve me; e chi riceve me, riceve colui che mi ha mandato» (Giovanni 13:20).

    Ancora una volta, come nel versetto 16, Gesù usa l’espressione in verità, in verità e con questo esprime la dignità dei suoi messaggeri. Chi riceve i messaggeri, e quindi il loro messaggio, riceve chi l’ha mandato (Gesù). Ricevendo chi lo ha mandato ricevono il Padre.

    Dopo aver detto queste cose, il Vangelo di Giovanni racconta che Giuda avrebbe tradito Gesù e che Lui gli dice: «Quel che fai, fallo presto!» (Giovanni 13:21-30).  Appena Giuda uscì, Gesù parlò ai discepoli apertamente e a lungo.

    «Figlioli, per poco tempo sono ancora con voi; voi mi cercherete, ma come ho detto ai Giudei: “Dove io vado voi non potete venire”» (Giovanni 13:33).

    Chiamando i suoi discepoli “figlioli”, Gesù esprime il suo affetto e la sua tenera preoccupazione per loro. La notizia che sarebbe stato con loro ancora solo per poco tempo era difficile da udire. Poi prosegue con un annuncio speciale: «Vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, anche voi amatevi gli uni gli altri» (Giovanni 13:34).

    Gesù diede istruzioni alla comunità dei credenti mediante un nuovo comandamento incentrato sull’amore reciproco. Il motivo per cui noi credenti dobbiamo amare il prossimo è che Cristo ha amato noi. Visse ciò che predicava e diede un esempio d’amore; chiese ai suoi discepoli di seguire i suoi passi.

    Gesù rinforza con una promessa il suo «nuovo comandamento» di amarsi gli uni gli altri: «Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri» (Giovanni 13:35). I credenti saranno conosciuti come seguaci di Cristo grazie all’amore che c’è tra di loro, perché l’amore è il segno che distingue un credente. La prima epistola di Giovanni rafforza questa idea:

    «Carissimi, se Dio ci ha amato in questo modo, anche noi ci dobbiamo amare gli uni gli altri. Nessuno ha mai visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio dimora in noi e il suo amore è perfetto in noi» (1 Giovanni 4:11-12).

    Noi dobbiamo seguire l’esempio che Gesù stabilì per i suoi primi discepoli e per tutti quelli che lo sarebbero stati in seguito.

    Pubblicato originariamente nel maggio 2021. Adattato e ripubblicato sull’Ancora in inglese il 27 aprile 2026.

  • Apr 25 Il Cielo, la nostra dimora eterna
  • Apr 22 L’esortazione a ricordare
  • Apr 20 Che cos’è la fede?
  • Apr 18 La speranza del Cielo
  • Apr 15 Non ha mai riguardato solo il pozzo
  • Apr 14 Trionfo nei periodi di prove
  • Apr 13 La parabola dei due debitori
  • Apr 10 Essere diligenti è importante
  • Apr 8 Perché i pensieri contano
   

L’Angolo dei Direttori

Studi biblici e articoli che edificano la fede

  • La vita di un discepolo, parte 8: Comunicare la nostra fede

    [The Life of Discipleship, Part 8: Sharing Our Faith]

    Le ultime istruzioni di Gesù a quelli che credevano in Lui erano di diffondere il Vangelo ovunque e a tutti e di insegnare agli altri tutto ciò che Lui aveva insegnato loro. Nel Vangelo di Marco, alcune delle sue ultime parole prima di ascendere al cielo erano la dichiarazione di intenti per i suoi discepoli: «Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo a ogni creatura» (Marco 16:15). E negli ultimi versetti del Vangelo di Matteo, disse: «Andate dunque e fate discepoli di tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato» (Matteo 28:19-20).

    Gesù era morto sulla croce quarantatré giorni prima e dopo tre giorni era risorto ed era apparso ai suoi discepoli e a oltre cinquecento dei suoi seguaci, impartendo loro le sue ultime istruzioni (1 Corinzi 15:3-7). Lo scopo della sua morte e risurrezione era dare all’umanità l’opportunità di ricevere il perdono dei propri peccati e di iniziare un rapporto con Dio (Giovanni 3:3). Gesù compì la sua missione sulla terra; la sua morte e risurrezione ci permisero di riconciliarci con Dio e di ricevere il suo dono della salvezza eterna.

    Gesù trascorse gli anni del suo ministero pubblico predicando, insegnando e preparando i suoi discepoli a portare avanti la sua missione di salvezza. Affermò che la predicazione del Vangelo era uno dei motivi per cui era sulla terra quando disse: «Devo predicare la buona notizia del regno di Dio [...] perché per questo sono stato mandato» (Luca 4:43). Era stato mandato per predicare il Vangelo e insegnò ai suoi discepoli a fare lo stesso. «Li mandò ad annunciare il regno di Dio e a guarire i malati» (Luca 9:2) e a «proclamare questo messaggio: "Il regno dei cieli è vicino"» (Matteo 10:7 NIV).

    Dopo la sua morte e risurrezione, Gesù disse loro: «Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi» (Giovanni 20:21-22). E prima di ascendere al cielo, dichiarò: «Riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni» (Atti 1:8). Poco dopo, nel giorno di Pentecoste, i primi discepoli furono riempiti dello Spirito Santo e cominciarono ad annunciare con forza il Vangelo (Atti 2:4).

    È mediante la proclamazione del Vangelo che il cristianesimo si diffonde e che il dono della salvezza che Gesù ci ha portato con la sua morte viene offerto agli altri. Se i primi discepoli non avessero proclamato la buona notizia e insegnato agli altri a fare lo stesso, il Vangelo avrebbe smesso di essere conosciuto. Dio ci ha dato qualcosa di così grande, qualcosa che cambia la vita eternamente in modo tale che è nostra responsabilità come discepoli condividerlo con gli altri perché abbiano l’opportunità di ricevere Gesù e conoscere la verità che li renderà liberi (Giovanni 8:32).

    Il Vangelo viene annunciato attraverso le parole dei discepoli, attraverso le pubblicazioni cristiane che loro condividono con gli altri, attraverso la testimonianza che condividono online, così come attraverso la vita che conducono e la manifestazione dello Spirito di Dio in loro. Una parte importante dell’annuncio del Vangelo è una vita vissuta in modo tale che le persone possano vedere l’amore di Dio manifestarsi in noi, attraverso l’amore e la premura che abbiamo per gli altri e la gioia, l’integrità, la pace, la fede e lo scopo che fanno parte di noi.

    I discepoli sono esortati a essere pronti a testimoniare, pregare e servire chiunque Dio metta sul loro cammino. 2 Timoteo 4:2 esprime molto bene questo concetto con le parole «predica la parola, insisti a tempo e fuor di tempo». L’espressione «a tempo e fuor di tempo» è tradotta in altre versioni della Bibbia come perseverare nella predicazione a prescindere che sia conveniente o no, che il momento sia favorevole o no, e continuare a farlo nei momenti opportuni e in situazioni inopportune. Non possiamo sapere quando incontreremo qualcuno che ha bisogno del messaggio di Dio; quando ciò accadrà, in quanto discepoli dobbiamo essere pronti a condividere con loro l’amore e la verità di Dio.

    Gesù si trovò ad affrontare una moltitudine di situazioni diverse e la sua risposta fu quella di testimoniare, insegnare, amare, guarire, perdonare e confortare. Era disposto ad assistere quelli che gli altri respingevano: gli esattori delle tasse tanto odiati, i peccatori, quelli che erano considerati impuri e indegni. Fu criticato quando si rivolse a quelli che erano ai margini della società, ma con le sue azioni indicò quanto ogni anima fosse importante per il cuore di Dio.

    È desiderio di Dio che ogni persona accolga Gesù come suo Signore e Salvatore e Lui gioisce quando questo accade. Dio non ha riguardi personali. Tutti, indipendentemente dalla loro condizione sociale, dal loro passato o dalla loro situazione attuale, sono peccatori davanti a Lui e hanno bisogno del suo amore e della sua redenzione. Come cristiani, siamo esortati a essere pronti a condividere la buona novella del Vangelo con quelli che Lui mette sul nostro cammino, indipendentemente dal loro retroterra, dalla loro occupazione o da qualsiasi altro fattore distintivo.

    La nostra salvezza è dipesa dal fatto che altri ci hanno parlato di Gesù e la loro è dipesa da qualcun altro che aveva trasmesso loro il messaggio in qualche momento della loro vita. Il cristianesimo esiste oggi perché nel corso della storia i credenti hanno fatto ciò che Gesù aveva insegnato ai primi discepoli: predicare il Vangelo e fare discepoli.

    Forse non vi trovate in una situazione in cui potete proclamare il Vangelo a centinaia di persone, ma ognuno di noi può rivolgersi alla persona che ha davanti e fare la propria parte per aiutarla a conoscere Cristo e a fare un passo per arrivare ad aver fede in Lui. Come genitori, possiamo crescere i nostri figli affinché conoscano e amino Gesù, in modo che abbiano l’opportunità di seguirlo quando saranno grandi.

    Ciascuno di noi ha un posto stabilito da Dio nella sua storia universale di salvezza, redenzione e riconciliazione. Il mondo intorno a noi ha tantissimi bisogni: tante vite spezzate, cuori feriti e spiriti distrutti. La guarigione, l’aiuto e la ristrutturazione di cui il nostro mondo distrutto ha bisogno possono venire solo dalla mano di Dio. Come suoi discepoli, siamo i suoi messaggeri nel mondo, per proclamare il suo messaggio di speranza, amore e pace e per portare ad altri la conoscenza salvifica di Gesù.

    I piani di Dio per raggiungere il mondo

    Dio non solo ha dei piani per questo mondo, ma ha anche dei piani in questo mondo. Ogni nuovo giorno porta con sé la realizzazione dei propositi divini. Ma come vengono realizzati? La risposta sorprendente è che i suoi propositi vengono realizzati principalmente attraverso le persone, e per di più attraverso persone molto comuni. […]

    Non so come tu personalmente sia giunto a conoscere Cristo, tranne che per una cosa. C’è stato il coinvolgimento di qualche agente umano. Forse hai ascoltato qualcuno che predicava il Vangelo e grazie a ciò lo Spirito Santo ti ha convinto del tuo bisogno e di come Cristo bastasse a soddisfare tale bisogno. Forse hai letto un libro scritto da qualcuno o hai letto la Bibbia, scritta da uomini sotto l’ispirazione dello Spirito Santo, e di conseguenza sei giunto a conoscere Cristo. Forse nel tuo luogo di lavoro o di studio, o osservando un vicino, hai notato una vita così diversa da suscitare in te il desiderio di trovare ciò che lui o lei aveva in modo così evidente e hai scoperto che era Cristo. Qualunque sia la causa, a un certo punto Dio ha usato delle persone per parlarti di Sé. […] Se Dio ha operato attraverso altri per raggiungerti, il suo piano è di poter operare adesso attraverso di te per raggiungere altri. —Charles Price1

    Evangelizzazione: amore per Dio e amore per gli altri

    Ci sono, in effetti, due motivi che dovrebbero spingerci a evangelizzare costantemente. Il primo è l’amore per Dio e l’interesse per la sua gloria; il secondo è l’amore per l’uomo e l’interesse per il suo benessere. —J. I. Packer

    Non aspettare di provare un sentimento d’amore prima di condividere Cristo con uno sconosciuto. Tu ami già il tuo Padre celeste e sai che questo sconosciuto è stato creato da Lui, ma se ne è allontanato, quindi tu fai quei primi passi nell’evangelizzazione perché ami Dio. —John Piper

    L’evangelizzazione è aiutare ogni giorno e in ogni modo i tuoi amici non credenti ad avvicinarsi a Gesù Cristo. Ciò significa in pratica che ogni giorno dobbiamo chiederci: «Cosa devo fare oggi per aiutare i miei amici non credenti ad avvicinarsi a Gesù?» —Norman e David Geisler

    Evangelizzazione quotidiana

    Tutti i cristiani sono chiamati a condividere il Vangelo e sono incaricati da Gesù stesso di comunicare agli altri il grande piano salvifico di Dio. Di solito le persone non giungono alla fede a meno che noi, come cristiani, non condividiamo il Vangelo con loro. «Come potranno chiedergli di essere salvati, se non credono in lui? E come possono credere in lui, se non ne hanno mai sentito parlare? E come possono sentir parlare di lui, se qualcuno non lo fa?» (Romani 10:14).

    L’evangelizzazione inizia con l’impegno a lasciarti usare da Dio come suo messaggero agli altri nella tua vita quotidiana. Può essere un sacrificio trovare di proposito il tempo per comunicare la tua fede agli altri, ma i risultati eterni della testimonianza valgono più di ogni sacrificio. Dare a qualcuno un opuscolo o altre pubblicazioni cristiane, incontrare un collega per un caffè, instaurare un rapporto con amici non cristiani, visitare i vicini: queste cose spesso accadono solo se le pianifichi, se cerchi intenzionalmente delle opportunità per condividere il Vangelo.

    Non sempre possiamo avere lunghe conversazioni con le persone che incontriamo durante la giornata, ma possiamo comunque piantare i semi del Vangelo. Possiamo dare un opuscolo a qualcuno. Possiamo chiedere loro se c’è qualcosa per cui possiamo pregare. Possiamo essere gentili con loro e dir loro che Gesù li ama. Anche se l’occasione non consente una testimonianza approfondita, puoi preparare il terreno dei cuori delle persone dimostrando l’amore e l’attenzione che Dio ha per loro. Se preghi che il Signore ti aiuti a testimoniare e ti mostri un metodo che possa funzionare nella tua situazione, Lui può darti idee e opportunità.

    In molti casi, il massimo che potrai ottenere dalla tua testimonianza sarà «preparare il terreno» piuttosto che «piantare il seme». Questo periodo iniziale è talvolta chiamato «pre-evangelizzazione». Questa citazione di Norman Geisler lo spiega bene:

    Se l’evangelizzazione è piantare i semi del Vangelo, allora la pre-evangelizzazione è preparare il terreno delle menti e dei cuori delle persone per aiutarle ad essere più disposte ad ascoltare la verità (1 Corinzi 3:6). […] Nel mondo in cui viviamo oggi, potremmo dover piantare molti semi spirituali per un certo periodo di tempo prima che qualcuno prenda seriamente in considerazione la persona di Cristo. Potremmo dover preparare il terreno prima di avere l’opportunità di piantare un seme. Non siamo chiamati a portare tutte le persone a Cristo, ma semplicemente a portare Cristo a tutte le persone.2

    Naturalmente, non esiste un unico contesto o un unico modo per parlare efficacemente del Vangelo. Il modo in cui il messaggio può essere trasmesso a ciascun individuo perché risponda positivamente può variare. Quindi, mentre noi, come discepoli, abbiamo l’incarico di annunciare il Vangelo e abbiamo la potenza dello Spirito Santo a farlo, chi raggiungerai e come lo raggiungerai sarà diverso a seconda della situazione e di come Dio ti guiderà. Ma sappiamo che Dio userà ciascuno di noi per raggiungere gli altri in qualunque circostanza ci troviamo, se siamo disposti a farlo.

    Condividere il Vangelo con gli altri è la chiamata che Cristo rivolge a ogni cristiano. Tutto intorno a noi ci sono persone che devono ancora ascoltare la grande notizia che Dio le ama, che ha mandato suo Figlio affinché tutti quelli che credono in Lui siano salvati e instaurino un rapporto con Lui. Hanno bisogno di qualcuno che spieghi loro come ricevere il dono divino della salvezza, che insegni loro a studiare la Parola di Dio e a venire trasformati spiritualmente, che li guidi nella loro crescita spirituale.

    In 2 Corinzi 5:20 leggiamo che «noi facciamo da ambasciatori per Cristo, e Dio esorta attraverso di noi». È un’affermazione straordinaria. Noi rappresentiamo Gesù e abbiamo il compito di trasmettere il suo messaggio al mondo. E qual è questo messaggio? La seconda parte del versetto presenta quello che dobbiamo trasmettere: «Vi supplichiamo nel nome di Cristo: riconciliatevi con Dio».

    Ci sono milioni, persino miliardi di persone che non conoscono Dio personalmente, che non hanno mai sentito parlare di Gesù e che non hanno alcuna conoscenza del dono della salvezza e del tesoro della vita eterna che li attende quando accetteranno Gesù come loro Salvatore. Il nostro privilegio è quello di condividere questa buona notizia, di presentare Gesù alle persone e, in ultima analisi, di aiutarle ad arrivare a una conoscenza salvifica di Lui (1 Timoteo 2:3-4).

    Piantare il seme

    Il lavoro di un contadino non è facile. Ma un buon contadino lavora sodo per preparare il terreno, piantare i semi, annaffiarli e mantenere i campi liberi dalle erbacce, tutto per un ottimo motivo: si anticipano il momento del raccolto! Non vedono l’ora di raccogliere ceste di frutta fresca e riempire i loro granai di raccolti.

    Mentre ci impegniamo in questo incredibile compito di evangelizzazione, possiamo e dobbiamo anticiparci il raccolto che verrà. Dio si aspetta che le nostre vite e le nostre preghiere portino frutto per il suo regno. Vite saranno cambiate dal messaggio del Vangelo; i cuori di uomini, donne e bambini saranno trasformati e guariti per l’eternità quando riporranno la loro fede in Gesù Cristo. Questa è la visione che Gesù ci ha dato quando ha parlato del raccolto, dicendo: «Altri caddero sul terreno fertile; questi semi germogliarono e produssero un raccolto cento volte maggiore di quanto era stato seminato» (Luca 8:8).

    Ecco perché prepariamo il terreno con diligenza, spargiamo generosamente i semi e innaffiamo fedelmente il terreno. Dio ci ha invitati a partecipare al suo raccolto – e Dio ama i frutti! —Kevin G. Harney3

    Pensieri su cui riflettere

    Uno dei motivi per cui Dio ti ha salvato è perché tu possa portare frutto in questo mondo. Vivi in un mondo affamato, dove le persone sono assetate di realtà spirituale. —Warren W. Wiersbe

    L’evangelizzazione non è uno sport da spettatori. Siamo chiamati tutti a partecipare al gioco. Dio invita ogni seguace di Gesù a lasciare la panchina e scendere in campo. […] Nel piano di Dio per l’evangelizzazione, tutti giocano. Non ci sono spettatori o riserve quando si tratta di evangelizzazione. Dio vuole che tutti scendano in campo, anche quelli che pensano di non essere in grado di farlo o di non avere nulla da offrire. Dio vuole che tu ti impegni. Il mondo ha bisogno che tu entri in gioco. —Kevin G. Harney

    Il compito incompiuto della Chiesa è quello di continuare a uscire nel mondo a proclamare la buona novella di Gesù Cristo a tutti gli uomini. Sì, dobbiamo aiutare i poveri, difendere gli oppressi, visitare i carcerati, difendere gli indifesi, ma tutto questo è solo una parte del compito. Dobbiamo anche annunciare agli uomini, a livello locale e globale, che Dio è venuto a noi in Gesù per offrirci il perdono dei peccati. Gesù ci manda agli angoli delle strade, nei quartieri poveri, nelle fabbriche che sfruttano i lavoratori, nelle scuole, nelle periferie, per invitare le persone a prendere su di sé il giogo di Gesù, a scoprire che il nostro maestro è buono e che il suo amore dura per sempre. —N. T. Wright

    Cosa dice la Bibbia

    «Vedendo le folle, ne ebbe compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: “La messe è grande, ma pochi sono gli operai. Pregate dunque il Signore della mèsse che mandi degli operai nella sua messe”» (Matteo 9:36-38).

    «Ma grazie siano rese a Dio, che sempre ci fa trionfare in Cristo e che per mezzo nostro spande dappertutto il profumo della sua conoscenza. Noi siamo infatti davanti a Dio il profumo di Cristo fra quelli che sono sulla via della salvezza e fra quelli che sono sulla via della perdizione» (2 Corinzi 2:14-15).

    «Noi predichiamo la parola di Dio con sincerità e con l’autorità di Cristo, sapendo che Dio ci sta osservando» (2 Corinzi 2:17 NLT).

    Preghiera

    Signore, prego per un impegno costante e incrollabile a essere obbediente nell’adempimento del Grande Mandato. Aiutami a ricordare sempre l’urgenza e l’importanza di proclamare la tua verità a un mondo bisognoso. Dammi un cuore disposto a fare un passo avanti per fede, a superare la paura e a condividere con coraggio il Vangelo con quelli che mi circondano. […] Preparami con i doni, le capacità e le risorse necessarie per comunicare efficacemente il tuo amore e il tuo messaggio di salvezza. Aprimi porte di opportunità e dammi appuntamenti divini per condividere la Buona Novella con gli altri. […]

    Rinnova il mio amore per le anime smarrite e riempimi di profonda compassione per quelli che ancora non ti conoscono. Aiutami a vedere le persone come le vedi Tu, con i loro bisogni unici, le loro lotte e i loro cuori che cercano. […] Grazie, Signore, per avermi affidato l’incredibile compito di partecipare al Grande Mandato. Ti prego di usarmi come strumento del tuo amore, della tua grazia e della tua verità. Possa la mia vita essere una testimonianza vivente del tuo potere di trasformazione e aiutare gli altri a stabilire un rapporto con te. Nel nome di Gesù, ti prego. Amen.4


    1 Charles Price, Christ for Real: How to Grow into God’s Likeness (Kregel Publications, 2011).

    2 Norman and David Geisler, Conversational Evangelism (Harvest House Publishers, 2009), 22–23.

    3 Kevin G. Harney, Organic Outreach for Ordinary People (Zondervan, 2009).

    4 “7 Prayers To Boldly Share The Gospel Of Jesus”, Daily Prayers,  26 maggio 2025, https://dailyprayers.com/7-prayers-to-boldly-share-the-gospel-of-jesus/.


    Pubblicato originariamente in inglese il 17 febbraio 2026.

  • Apr 7 1 Corinzi, capitolo 15 (versetti 20-36)
  • Mar 24 La vita di un discepolo, parte 7: servire Dio servendo gli altri
  • Mar 10 1 Corinzi: capitolo 15 (versetti 1-19)
  • Feb 24 La vita di un discepolo, parte 6: Amore per gli altri
  • Feb 10 1 Corinzi; capitolo 14 (versetti 26-40)
  • Gen 27 La vita di un discepolo, parte 5: cercare prima il suo regno
  • Gen 13 1 Corinzi: capitolo 14 (versetti 1-25)
  • Dic 30 La vita di un discepolo, parte 4: il rapporto con Dio
  • Dic 16 La vita di un discepolo, parte 3: dimorare in Cristo
   

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