L’Ancora

Devozioni in formato semplice

  • Diffondere la buona novella, un cuore alla volta

    Il tesoro

    [Sharing the Good News—One Heart at a Time]

    Parlare agli altri della propria fede e indicare loro che la salvezza si ottiene mediante la fede in Cristo può essere un compito impegnativo, ma anche molto gratificante. Non tutti sono interessati a conoscere Gesù o a scoprire come entrare in relazione con Dio. Ma quando le persone accolgono la testimonianza e vengono a Cristo, immediatamente o in un secondo momento, è un privilegio meraviglioso poter far parte di quell’esperienza o svolgervi qualche ruolo.

    Alcune delle persone con cui parli o a cui dai un opuscolo religioso forse saranno in un momento della vita in cui sono aperte e pronte a ricevere il messaggio e vogliono conoscere il cristianesimo. Forse altri hanno già piantato in loro i semi della testimonianza, o forse Dio ha operato nella loro vita in altri modi per portarle a quel punto. Allora il Signore le mette sul tuo cammino per aiutarti a portarle alla conoscenza salvifica di Cristo e a ricevere Gesù come loro Signore e Salvatore.

    Non sorprenderti, però, se alcune persone rifiutano apertamente la tua testimonianza o addirittura denigrano la tua fede. Può essere un po’ scoraggiante quando ti rivolgi a una persona per condividere la verità che la renderà libera (Giovanni 8:31-32) e lei ti ignora, cambia argomento, ti guarda con occhio critico o, in alcuni casi, ti scredita o ti rimprovera. Quando succede (come capita a tutti prima o poi), non arrenderti. Il nostro compito è piantare i semi della verità e della fede nella vita delle persone; solo Dio può farli crescere in cuori ricettivi, come vediamo nella parabola del seminatore.

    Un contadino andò nei suoi campi per seminare il grano. Mentre seminava, alcuni semi caddero sulla strada e furono calpestati o mangiati dagli uccelli. Altri semi caddero sulla roccia ricoperta da un basso strato di terra; appena cominciarono a crescere, le pianticelle si seccarono e morirono per mancanza di umidità. Altri semi caddero tra le spine e i teneri steli di grano che crebbero furono soffocati. Altri, invece, caddero sul terreno fertile; questi semi germogliarono e produssero un raccolto cento volte maggiore di quanto era stato seminato. […]

    Questo è il significato della storia: il seme è il messaggio di Dio agli uomini. Il sentiero su cui cadono alcuni semi rappresenta il cuore duro di quelli che ascoltano le parole di Dio, ma poi viene il diavolo e porta via quelle parole, impedendo loro di credere e di essere salvati. Il terreno roccioso rappresenta quelli che ascoltano con gioia il messaggio, che però non penetra fino in fondo al loro cuore, non mette radici, né cresce in loro. Queste persone sanno che il messaggio è vero, e per un po’ credono; ma quando giunge il momento della prova, allora perdono ogni interesse. I semi fra le spine rappresentano quelli che ascoltano e credono alle parole di Dio, ma, dopo un po’, si lasciano soffocare dalle preoccupazioni, dalle ricchezze, dalle responsabilità o dai piaceri della vita e non arrivano a maturità. Ma il terreno fertile rappresenta la gente dal cuore buono e onesto. Queste persone ascoltano le parole di Dio, vi si aggrappano e con la loro perseveranza producono un abbondante raccolto. —Gesù, Luca 8:5-151

    L’esperienza nel giardinaggio o nell’agricoltura ci insegna che chi pianta il seme non ha l’ultima parola sul fatto che cresca o meno. Il giardiniere o l’agricoltore fa la sua parte per coltivare il terreno, piantare il seme, annaffiarlo e concimarlo, ma solo Dio può farlo crescere. Non importa quanto siate bravi a parlare del Vangelo agli altri, il frutto o il risultato finale della vostra testimonianza è nelle mani del Signore e dipende dalla risposta dell’individuo. Una persona può coltivare il terreno, un’altra può piantare il seme e un’altra ancora può annaffiare, ma è Dio che fa crescere (1 Corinzi 3:6).

    La prima reazione di alcune persone alla testimonianza cristiana è negativa semplicemente perché sono state colte alla sprovvista. Non si aspettavano e non erano preparate a discutere di un argomento così profondo come la fede in Dio o il loro destino finale dopo questa vita. Altre potrebbero aver avuto esperienze negative o aver sentito argomenti contro il cristianesimo che li hanno delusi. Alcuni hanno bisogno di essere conquistati da un esempio personale – il Vangelo nelle scarpe di qualcuno – prima di ascoltare il sermone.

    Alcuni potrebbero pensare che se accettassero Gesù come loro Salvatore tradirebbero la religione in cui sono stati cresciuti dai loro genitori o verrebbero emarginati dalla loro famiglia e dalla loro cultura. Alcuni devono ancora scoprire l’inutilità di cercare la verità ultima o uno scopo e un significato nelle cose di questo mondo, oppure non vogliono che vengano ricordate loro la morte e l’aldilà, tanto meno il peccato e il loro destino eterno.

    Ci sono molti motivi per cui le persone non aprono il loro cuore a Gesù la prima volta che ne hanno l’opportunità. Nelle culture non cristiane e secolari, spesso ci vuole tempo e pazienza per portare le persone alla conoscenza salvifica di Gesù. In alcuni casi è necessario costruire un rapporto di amicizia ed essere un buon vicino, amico, collega o compagno di studi. Alcune persone arrivano al cristianesimo grazie all’esempio vivente di ciò in cui crediamo, al modo in cui viviamo e al nostro amore e alla nostra premura per gli altri.

    Se alcune persone non sono pronte a ricevere una testimonianza cristiana, non dovremmo forzarle, ma non dovremmo nemmeno rinunciare a loro. Forse il nostro incontro è solo un passo nel loro cammino verso Gesù. Possiamo continuare a pregare per loro e chiedere al Signore di continuare a operare nei loro cuori e di innaffiare i semi che abbiamo piantato. Possiamo renderci disponibili e far sapere loro che saremmo felici di parlare più a lungo. Forse possiamo incoraggiare la loro fede tramite e-mail o dando loro di tanto in tanto delle pubblicazioni cristiane.

    Il nostro compito è piantare i semi della Parola e della verità di Dio nel terreno dei cuori delle persone. In alcuni casi il sole del suo amore e l’acqua della sua Parola porteranno al miracolo di una nuova vita per quelli che lo accoglieranno. Noi abbiamo la passione e il desiderio di condividere la buona novella della salvezza e aiutare altri ad avvicinarsi alla fede in Cristo, ma solo Dio può operare nel loro cuore e nella loro vita. Noi possiamo solo parlare della verità del Vangelo e mostrare l’amore di Dio; che uno scelga di credere, ricevere e seguire Gesù come loro Signore e Salvatore o no è una questione tra ogni singolo individuo e Dio.

    Noi possiamo solo fare la nostra parte per preparare il terreno, renderlo soffice con le nostre preghiere e piantare il seme. Non sempre potremo vedere il raccolto con i nostri occhi, ma possiamo confidare che il Signore opererà nel cuore e nella vita delle persone che lo accetteranno. Se siamo fedeli nel dare alle persone una testimonianza, un opuscolo religioso, un Nuovo Testamento o altre risorse cristiane, possiamo confidare che lo Spirito Santo opererà nei loro cuori e nelle loro vite. Che quella persona scelga di ricevere il messaggio e venire a Cristo o meno, noi siamo fedeli nell’adempiere la nostra chiamata a predicare il Vangelo (Marco 16:15).

    Suggerimenti per condividere la buona novella in modo efficace

    Abbiamo il compito di condividere la buona novella con tutti, ovunque siano. Nel farlo, è importante essere consapevoli che ogni persona che ci sta di fronte ha un valore intrinseco agli occhi di Dio ed è amata da Lui. Dobbiamo guardare oltre il suo aspetto esteriore per vederla come la vede Dio, come una delle sue creazioni uniche.

    Gesù ci diede un esempio concreto di come avvicinare le persone che ai suoi tempi non erano culturalmente accettabili. Parlò con gli odiati esattori delle tasse, come Zaccheo, e chiamò uno di loro, Matteo, perché diventasse suo discepolo. Si avvicinò a Maria Maddalena, alla samaritana che incontrò al pozzo; guarì gli emarginati e gli «intoccabili» del suo tempo. «Il Signore non guarda alle cose che guarda l’uomo. L’uomo guarda all’apparenza, ma il Signore guarda al cuore» (1 Samuele 16:7). Chiedi a Dio di aiutarti a vedere ogni persona che mette sulla tua strada così come la vede Lui.

    Alcune persone polemiche contesteranno il cristianesimo perché sono scettiche e incredule e vogliono esprimere le loro opinioni. Ma non tutte quelle che sembrano polemiche rientrano in questa categoria. Alcune di quelle che sono sinceramente alla ricerca dibatteranno o discuteranno sulla Bibbia o sul cristianesimo perché in realtà cercano delle risposte; vogliono che le loro obiezioni vengano superate.

    Il modo in cui Gesù rispondeva alle domande che gli venivano poste costituisce un esempio utile. Alcune domande provenivano da persone che desideravano sinceramente conoscere la verità, come Nicodemo, che chiese a Gesù come era possibile nascere di nuovo (Giovanni 3:1-21); come la samaritana al pozzo, che chiese dell’acqua viva (Giovanni 4:5-15). Gesù rispose alle loro domande e indicò loro la verità: chi Lui era e come potevano entrare nel regno di Dio.

    Altre domande provenivano dai capi religiosi del suo tempo, che cercavano di intrappolarlo con le sue stesse parole. Quando Gesù capì che quelli che lo interrogavano volevano solo causargli problemi, rispose con molta cautela, ponendo a loro volta delle domande che smascheravano loro e le loro vere intenzioni. (Vedi, ad esempio, Matteo 22:15-22; Giovanni 8:6-9).

    La Bibbia ci insegna a parlare con convinzione, ma anche con gentilezza e rispetto. «Siate sempre pronti a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. Ma fatelo con gentilezza e rispetto» (1 Pietro 3:15). L’apostolo Paolo scrisse: «Il servitore del Signore non deve essere litigioso, ma deve essere mite con tutti, capace di insegnare, paziente, dolce nel riprendere gli oppositori, nella speranza che Dio voglia concedere loro di convertirsi, perché giungano a riconoscere la verità» (2 Timoteo 2:24-25).

    Se dopo aver trascorso un po’ di tempo cercando di dialogare con una persona polemica o ostile e cercando di rispondere alle sue domande o alle sue obiezioni, ti rendi conto che chiaramente non vuole ascoltare le risposte di Dio nella Bibbia, puoi chiudere cortesemente la conversazione. In Colossesi, ci viene insegnato a «comportarsi con saggezza verso quelli di fuori, recuperando il tempo. Il vostro parlare sia sempre con grazia, condito con sale, per sapere come dovete rispondere a ciascuno» (Colossesi 4:5-6). Spesso il modo migliore per gestire i punti di disaccordo non è confutare ciò che dice l’altra persona, ma ascoltarla e poi presentare la verità in modo amorevole e positivo.

    A volte, se si cerca di testimoniare a due o più persone insieme, una di loro potrebbe essere poco ricettiva e cercare di ostacolare la testimonianza al gruppo facendo commenti denigratori, ponendo domande critiche o insincere, o creando distrazioni per interferire. Spesso, quando è possibile, è più efficace parlare con le persone individualmente, poiché molti si sentono a disagio nel parlare di Dio, della fede e di questioni spirituali davanti ad altri, specialmente ai loro coetanei. A tu per tu, anche le persone che potevano sembrare poco ricettive mentre erano in gruppo possono esserlo di più.

    Una testimonianza accattivante

    In 1 Corinzi, Paolo dichiarò la sua strategia per raggiungere le persone con il Vangelo: «Mi sono fatto servo di tutti, per guadagnarne il maggior numero.  […] Mi sono fatto tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno. Tutto questo lo faccio per amore del Vangelo e per ricevere anch’io con gli altri le sue benedizioni» (1 Corinzi 9:19–23).

    Quando ci avviciniamo alle persone, anche noi possiamo cercare un approccio che tenga conto della loro situazione, della loro formazione e della loro cultura. Possiamo rivolgerci a loro in modo amichevole, comprensivo e compassionevole. Possiamo cercare di stabilire il maggior numero possibile di punti in comune. Quando testimoniamo a persone di origine non cristiana, possiamo concentrarci sulla persona di Gesù, l’unica figura religiosa che ha assunto forma umana, è venuta sulla terra, ha vissuto una vita umana e ha dato la vita per la redenzione e la salvezza dell’umanità. Possiamo parlare del suo grande amore per tutta l’umanità e del suo potere di cambiare, guarire, confortare e ricomporre cuori e vite spezzati.

    Gesù disse di essere venuto per «cercare e salvare ciò che era perduto» (Luca 19:10). Il Signore ci avverte anche di usare saggezza nel modo e nel momento in cui testimoniamo e a chi lo facciamo. «Ecco, io vi mando come pecore in mezzo ai lupi», disse Gesù ai suoi discepoli, «siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe» (Matteo 10:16). Dobbiamo condividere il messaggio dell’amore e della verità di Dio con tutti, ma specialmente con quelli che crederanno e lo accetteranno.

    Le ricompense

    Come cristiani nati di nuovo, abbiamo ricevuto la chiamata e l’incarico di essere testimoni di Gesù e di condividere la buona novella con le persone che il Signore mette sul nostro cammino. «Noi dunque facciamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro; vi supplichiamo nel nome di Cristo: siate riconciliati con Dio» (2 Corinzi 5:20). Essere suoi ambasciatori è allo stesso tempo per noi una vocazione e un privilegio.

    Portare la buona novella del Vangelo è un’esperienza meravigliosa e gratificante! È un privilegio partecipare alla trasformazione che il Signore opera nello spirito e nella vita delle persone e sapere che una persona cara, un amico o qualcuno a cui abbiamo testimoniato è stato portato alla salvezza eterna. «C’è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si ravvede» (Luca 15:10), e anche noi, come strumenti di Dio sulla terra, partecipiamo a quella gioia. Sarebbe già una ricompensa sufficiente, ma c’è molto di più, poiché Gesù ha promesso ricompense abbondanti in cielo a quelli che lo servono come suoi testimoni. «Chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio» (Luca 12:8).

    Non è sempre un compito facile e ci possono essere momenti in cui dovremo affrontare scoraggiamenti o frustrazioni, quando la nostra testimonianza non sembrerà portare molto frutto. In momenti come questi, è utile ricordare che varrà la pena di ogni sacrificio che facciamo in questa vita, quando vedremo Gesù. Un giorno proveremo la gioia di sapere che abbiamo contribuito alla salvezza degli altri e siamo stati fedeli al Grande Mandato di Gesù.

    Da un articolo in Il tesoro, pubblicato dalla Famiglia Internazionale nel 1987. Adattato e ripubblicato sull’Ancora in inglese il 5 febbraio 2026.

    Pubblicato originariamente sull’Ancora in inglese il 5 febbraio 2026.


    1 La parabola del seminatore si trova anche in Matteo capitolo 13 e Marco capitolo 4.

  • Feb 2 L’invito al perdono
  • Gen 31 La meravigliosa grazia divina
  • Gen 30 Meraviglie eterne
  • Gen 28 Seguire le indicazioni divine
  • Gen 24 La vedova di Sarepta: una storia di speranza
  • Gen 23 Un’opera in divenire
  • Gen 19 Comunicare con Dio
  • Gen 17 Superare paura e preoccupazione
  • Gen 10 La forza di Dio nella nostra debolezza
   

L’Angolo dei Direttori

Studi biblici e articoli che edificano la fede

  • La vita di un discepolo, parte 5: cercare prima il suo regno

    [The Life of Discipleship, Part 5: Seeking First His Kingdom]

    Il regno di Dio era un tema centrale degli insegnamenti di Gesù in tutti i Vangeli e si trova in passaggi chiave, come il Padre Nostro (Matteo 6:9-13), il Sermone sul Monte (Matteo 5-7) e l'Ultima Cena (Matteo 26:20-29, Luca 22:14-23). Il Sermone sul Monte, uno degli insegnamenti più noti di Gesù, parla della realtà del regno di Dio e fornisce importanti principi su come vivere come cristiani all'interno del regno di Dio.

    Nei Vangeli, Gesù insegna che il regno di Dio è una realtà presente e futura. In alcune occasioni disse che il regno era arrivato (Marco 1:14-15; Luca 17:20-21), mentre in altre occasioni parlò di un regno che deve ancora venire alla fine dell'età, o del mondo (Matteo 25:31-34). La Bibbia insegna che il completamento del regno avviene quando Gesù ritorna per instaurare il suo regno sulla Terra. "Il regno del mondo è passato al nostro Signore e al suo Cristo ed egli regnerà nei secoli dei secoli" (Apocalisse 11:15).

    Che cos'è dunque il regno di Dio? In termini generali, la Bibbia si riferisce al regno di Dio come al dominio eterno e sovrano di Dio sull'intero universo. "Il Signore ha stabilito il suo trono nei cieli e il suo dominio si estende su tutto" (Salmi 103:19). Il Signore è il sovrano dell'universo e il regno di Dio è il suo regno. Lui è “il benedetto e unico Sovrano, il Re dei re e Signore dei signori, […] a lui sia l'onore e il dominio eterno" (1 Timoteo 6:15-16).

    Il regno di Dio si riferisce anche al dominio attuale di Dio nei cuori e nelle vite di tutti quelli che credono in Lui e si sottomettono a Lui, ricevendo così il suo dono della salvezza. "Anche quando eravamo morti nei peccati, ci ha vivificati con Cristo (è per grazia che siete stati salvati), e ci ha risuscitati con lui e con lui ci ha fatti sedere nei luoghi celesti in Cristo Gesù" (Efesini 2:4-6).

    Per quelli che si affidano a Dio e instaurano un rapporto con Lui attraverso il sacrificio di suo Figlio Gesù, il regno di Dio diventa una realtà presente. Vivere nel regno nel presente significa permettere a Dio di governare e regnare nella nostra vita, riconoscendolo e onorandolo come nostro Creatore. Significa cercare di vivere in modo da onorarlo e glorificarlo, facendo del nostro meglio per vivere secondo le sue parole nelle Scritture.

    Nel Vangelo di Giovanni leggiamo che per entrare nel regno di Dio è necessario nascere di nuovo (Giovanni 3:3). È accettando Gesù come Signore e Salvatore, credendo nella sua risurrezione e impegnandosi a entrare in relazione con Dio che si entra a far parte del suo regno.

    Nel Sermone sul Monte, Gesù insegna ai suoi seguaci a "cercare prima il regno di Dio e la sua giustizia" (Matteo 6:31-34). Nei versetti che precedono questo, Gesù parlò delle cose temporali e materiali di questo mondo e del posto che dovrebbero occupare nella nostra vita rispetto a Dio e alle cose eterne del regno dei cieli: "Non fatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine distruggono e dove i ladri scassinano e rubano, ma fatevi tesori in cielo. […] Perché dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore" (Matteo 6:19-21).

    Quando nasciamo di nuovo nel regno di Dio, il centro della nostra vita cambia completamente. Gesù ci invita a cercare prima il regno di Dio, confidando che tutto il resto seguirà secondo la volontà divina. Quando Dio regna nella nostra vita, riponiamo la nostra fede e la nostra fiducia in Lui e cerchiamo di allineare la nostra volontà alla sua, come Gesù insegnò ai suoi discepoli a pregare: "Sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra" (Matteo 6:10).

    A ciascuno di noi è stato concesso da Dio il libero arbitrio e quindi, in un certo senso, ci è stato dato un "regno" in cui possiamo fare scelte libere. Questo fa parte dell'essere creati a immagine di Dio. Quando entriamo nel regno di Dio, ci viene chiesto di integrare il nostro "regno" — ciò su cui abbiamo controllo — nel suo. Dobbiamo cercare di allineare la nostra volontà con quella di Dio e lasciare che la sua volontà, espressa nella Bibbia, guidi la nostra vita, compresi i nostri pensieri interiori e le nostre azioni esteriori. Come ha detto un commentatore,

    In pratica, cosa significa "cercare prima il Regno"? Significa guardare prima a Dio e al suo Regno per tutto ciò di cui abbiamo bisogno, compreso il nostro scopo nella vita, la nostra disponibilità quotidiana, la nostra ispirazione creativa, le nostre idee imprenditoriali, le nostre relazioni familiari, tutto. Se mantenete Dio e il vostro rapporto con Lui al centro della vostra vita, "tutte queste cose vi saranno date in più".1

    Vivere nel regno di Dio significa vivere giorno per giorno come persone che hanno un rapporto personale e interattivo con Lui, un rapporto che dura tutta la nostra vita terrena e poi continua per l'eternità. Cercare prima il regno di Dio significa riorganizzare le nostre priorità in modo che Dio abbia il primo posto nella nostra vita, al di sopra dei nostri desideri e della nostra volontà, dei nostri beni, dei nostri cari e persino della nostra stessa vita, come evidenziano i seguenti estratti.

    Il Regno di Dio dentro di noi

    Dal momento del suo battesimo fino all'ascensione, Gesù parlò di una cosa sola: la buona notizia del Regno (vedi Matteo 4:23). È questo, ci spiega, che è stato mandato a fare (vedi Luca 4:43). E ha inviato i suoi discepoli a fare lo stesso (vedi Luca 9:1-2). L'espressione "Regno di Dio" o il suo equivalente è usata 101 volte nel Nuovo Testamento. La preghiera che Gesù insegnò ai suoi discepoli inizia e finisce con essa. Le Beatitudini iniziano e finiscono con essa (confronta Matteo 5:3 con 5:10). Lo stesso ministero di Gesù inizia e finisce con il Regno di Dio (confronta Matteo 4:17 con Atti 1:3). […]

    Il Regno di Dio include tutto [per i seguaci di Cristo]. Regola i nostri pensieri e le nostre azioni. Regola il nostro modo di lavorare e di giocare. Regola ciò che diciamo e come lo diciamo. Regola il nostro matrimonio e la nostra famiglia. Regola le nostre amicizie e le nostre finanze. Regola il modo in cui perdoniamo e la frequenza con cui perdoniamo, cioè liberamente e sempre (Matteo 18:21-22; Colossesi 3:13). […]

    Quando Gesù disse che il Regno di Dio è dentro di voi (Luca 17:21), diceva che è radicato nella nostra anima proprio come il nostro DNA è radicato nel nostro corpo. Siamo stati creati per esso, ed esso per noi. Quando viviamo in armonia con i suoi principi, accadono cose meravigliose. Il paradiso scende sulla terra. Spuntano vari Eden e ovunque la natura selvaggia si trasforma in un’oasi, specialmente la natura selvaggia del cuore umano". —Leif Hetland2

    Dio al primo posto

    Mettere Dio al primo posto significa dargli la massima priorità su tutto il resto. Egli è la figura principale della nostra vita ed è al centro di tutto ciò che facciamo e pensiamo. Quando scegliamo di mettere Dio al primo posto, stabiliamo che Egli è più importante di qualsiasi altra persona, la sua Parola è più preziosa di qualsiasi altro messaggio e la sua volontà ha maggior peso di qualsiasi altro obbligo.

    Mettere Dio al primo posto significa osservare il comandamento più grande: "Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente" (Matteo 22:37). In altre parole, siamo totalmente impegnati nel nostro rapporto con Dio. Tutto ciò che abbiamo e tutto ciò che siamo è dedicato a Lui. Non gli rifiutiamo nulla […]

    Gesù ci ha insegnato a cercare il Regno di Dio sopra ogni altra cosa (Matteo 6:33). In altre parole dobbiamo cercare le cose di Dio piuttosto che le cose del mondo. Dobbiamo cercare la salvezza che è insita nel regno di Dio, considerandola più preziosa di tutte le ricchezze del mondo messe insieme (Matteo 13:44-46). La promessa associata a quell’ordine è che, se mettiamo Dio al primo posto, Lui ci darà tutto ciò di cui abbiamo bisogno. —Got Questions3

    Il principio di non-ansia

    Nell'insegnare ai suoi seguaci a dare priorità al regno di Dio nel Sermone sul Monte, Gesù affronta due principi importanti: non essere in ansia per la nostra vita o per i nostri bisogni e confidare che, se cerchiamo prima il regno, Dio si prenderà cura di noi. Esaminiamo questo passo:

    Perciò vi dico: non siate in ansia per la vostra vita, di che cosa mangerete o di che cosa berrete; né per il vostro corpo, di che vi vestirete. Non è la vita più del nutrimento e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, non mietono, non raccolgono in granai, e il Padre vostro celeste li nutre. Non valete voi molto più di loro? E chi di voi può, con la propria ansietà, aggiungere un'ora sola alla durata della sua vita? […]

    Non siate dunque in ansia, dicendo: "Che mangeremo? Che berremo? Di che ci vestiremo?" Perché sono i pagani che ricercano tutte queste cose; il Padre vostro celeste, infatti, sa che avete bisogno di tutte queste cose. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in più (Matteo 6:25-34).

    Gesù ci insegna, come suoi discepoli, a non essere ansiosi, turbati o preoccupati per le cose di questa vita, ma a confidare nella cura di Dio, nella sua conoscenza dei nostri bisogni e nella sua capacità di provvedere. Come figli di Dio, possiamo avere pace nel cuore e nella mente, sapendo che Dio è sovrano, è più grande di ogni nostro problema e preoccupazione e ha a cuore i nostri interessi. Possiamo sostituire l'agitazione e la preoccupazione, così comuni nel mondo attorno a noi, con la fiducia in Dio e nelle sue promesse nella Bibbia, e con la certezza del suo amore e della sua cura per noi. Dio è fedele e possiamo confidare che ciò che promette lo realizzerà.

    Se Gesù ci insegna a non preoccuparci e a non essere ansiosi per il nostro cibo, i nostri vestiti o il nostro futuro, ciò non significa che non dobbiamo lavorare o adempiere alle nostre responsabilità quotidiane o fare il necessario per provvedere alle nostre necessità quotidiane. Lui dice, piuttosto, che non dobbiamo essere ansiosi o timorosi al riguardo. Quando i suoi discepoli chiesero a Gesù di insegnare loro a pregare, Lui insegnò loro a dire: "Dacci oggi il nostro pane quotidiano" (Matteo 6:11). In altre parole, dobbiamo pregare per le nostre necessità quotidiane.

    Dio sa di cosa abbiamo bisogno e, come Padre celeste, ha promesso di prendersi cura delle nostre necessità. Gesù vuole che ci sia pace nel nostro cuore, che abbiamo fiducia in Lui, che sappiamo che può calmare le acque agitate delle nostre preoccupazioni e che si prenderà cura di noi. Gesù ci dice ancora oggi:

    Il vostro cuore non sia turbato; credete in Dio, e credete anche in me! Vi lascio pace; vi do la mia pace. Io non vi do come il mondo dà. Il vostro cuore non sia turbato e non si sgomenti (Giovanni 14:1, 27).

    Dio non vuole che siamo in ansia, preoccupati o stressati, ma che confidiamo nel fatto che, se lo mettiamo al primo posto nel nostro cuore e nella nostra vita e cerchiamo di fare la sua volontà, Lui si prenderà cura di noi. Ci darà la pace del cuore, della mente e dello spirito, come Paolo espresse così bene in Filippesi:

    Non siate in ansia per nessuna cosa, ma in ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio in preghiere e suppliche, accompagnate da ringraziamenti. E la pace di Dio, che supera qualsiasi immaginazione, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù (Filippesi 4:6-7).

    Il nostro Padre compassionevole

    Dio è un Padre premuroso, amorevole e compassionevole. In Salmi 103:13 la Bibbia dice: "Come un padre è pietoso verso i suoi figli, così è pietoso il Signore verso quelli che lo temono". Si preoccupa di tutto ciò che riguarda la nostra vita, con compassione.

    I discepoli ebbero una prova della compassione divina. Nella maggior parte erano pescatori di professione. Un giorno, mentre erano fuori a pescare, Gesù era stanco, così si sdraiò a un'estremità della barca e si mise a dormire. Ma poi si scatenò una tempesta, che doveva essere molto forte perché i discepoli si spaventarono.

    La barca ballava e rollava e si riempiva d'acqua. I discepoli si agitarono e svegliarono Gesù per fargli una delle domande più importanti nella vita: "Maestro, non ti importa?" (Marco 4:38).

    Voi e io poniamo questa domanda a Dio in continuazione, in mille modi: "Dio, hai visto il referto del medico? Non ti importa? Vedi in che stato è il mio matrimonio? Non ti importa? Non vedi che abbiamo pochi soldi in banca, con tutte le bollette da pagare? Non ti importa? Vedi come i miei figli vanno male a scuola? Non ti importa? Tu conosci la paura che mi attanaglia la mente e di cui non riesco a liberarmi. Non ti importa?"

    La risposta è sì, a Dio importa. Anzi, gli importa più di quanto importi a voi. Vuole aiutarvi più di quanto voi vogliate essere aiutati. Sa cosa vi aiuterà più di quanto lo sappiate voi. Ne è consapevole e si preoccupa.

    La Bibbia ci assicura: "Gettate su di lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi" (1 Pietro 5:7). […] Prendetevi del tempo oggi per gettare la vostra ansia su Dio — e confidate che la riceverà con cura e compassione". —Rick Warren4

    Gesù vuole che nel nostro cuore ci sia pace, invece di ansia o paura, e che ci fidiamo di Lui, sapendo che può calmare le acque agitate delle nostre preoccupazioni. Dio non vuole che ci sentiamo ansiosi, preoccupati o soffocati, ma che confidiamo nel fatto che se gli diamo la giusta priorità nella vita e cerchiamo di fare la sua volontà, Lui si prenderà cura di noi e provvederà alle nostre necessità. Ci darà la pace del cuore, della mente e dello spirito.

    Come cristiani, abbiamo il privilegio di vivere la vita nel contesto dell'amore e della cura di Dio per noi. Possiamo gioire del fatto che i nostri nomi sono scritti nei cieli, che siamo in unione e comunione con il nostro Padre celeste. Non importa quali difficoltà possiamo affrontare nella vita, Lui è sempre con noi. Siamo un popolo redento e benedetto che abiterà con Dio nel suo regno per sempre.

    Pensieri su cui meditare

    Gesù ci dice di "cercare prima il regno di Dio" (Matteo 6:33). Questo è il suo invito. Desiderate ardentemente la vostra dimora [celeste]. Nel suo piano tutto ruota attorno al Re e al suo regno. Lui ha scritto il copione, ha ideato le scene, dirige gli attori e conosce già l’ultimo atto: un regno eterno. "E questo è il suo scopo quando i tempi saranno maturati, egli riunirà tutte le cose, sia in cielo che in terra, sotto un unico capo: Cristo" (Efesini 1:10). —Max Lucado

    Affidiamo al Signore le nostre preoccupazioni, perché il giorno ha già abbastanza problemi così com'è. Corriamo dal Signore con le nostre emozioni, cerchiamo il suo regno e il suo controllo nella nostra vita e confidiamo nel fatto che ci darà tutto ciò di cui abbiamo bisogno per glorificarlo — per il suo perfetto piano e la sua perfetta volontà. —Stephanie Englehart

    Cercare la sovranità divina in ogni faccenda e in ogni momento della vita è un modo entusiasmante di vivere. È pieno di libertà, pace, gioia e avventura, oltre che difficoltà, e ne vale la pena. Se credete nella sovranità del vostro Padre celeste, non c’è bisogno di essere ansiosi per nessuna cosa. —John Piper

    Cosa dice la Bibbia

    "Non ci soffermiamo su ciò che vediamo adesso, ma su ciò che non vediamo, perché le cose che si vedono passano, mentre quelle che non si vedono durano per sempre" (2 Corinzi 4:18).

    "Perché il regno di Dio non consiste in vivanda né in bevanda, ma è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo" (Romani 14:17).

    "Quando ero turbato da grandi preoccupazioni, il tuo conforto ha alleviato l'anima mia" (Salmo 94:19).

    Preghiera

    Caro Padre celeste, ci presentiamo a Te con il cuore pieno di gratitudine. […] Aiutaci, Signore, a cercare innanzitutto il tuo regno in tutto ciò che facciamo. Fa’ che le nostre priorità siano allineate con la tua volontà. Fa’ che confidiamo nella tua provvidenza. Riempici di fame e sete di giustizia, sapendo che nel cercare Te troviamo vero appagamento. Noi deponiamo ai tuoi piedi le nostre preoccupazioni e i nostri affanni, nella certezza che Tu sei il nostro Padre amorevole che si prende cura di noi. Concedici la saggezza di fare scelte che ti onorano. Aiutaci a essere una luce in questo mondo. Nel nome di Gesù, ti preghiamo. Amen.5



    1 Matt Tommey, “How Do We Seek the Kingdom of God While Being Here on Earth?” Crosswalk, 8 giugno 2021, https://www.crosswalk.com/faith/bible-study/how-do-we-seek-the-kingdom-of-god-while-being-here-on-earth.html.

    2 Leif Hetland, Seeing Through Heaven's Eyes: A World View that Will Transform Your Life (Destiny Image Publishers, 2011).

    3 “What does putting God first really mean?” GotQuestions.org, 4 gennaio 2024, https://www.gotquestions.org/putting-God-first.html.

    4 Rick Warren, “God Is Aware, and He Cares”, Daily Hope, https://www.pastorrick.com/current-teaching/devotional/god-is-aware-and-he-cares-4-2025.

    5 “Seeking God First—Discovering True Fulfillment in Matthew 6:33,” Women of Faith, https://www.womenoffaith.com/blog/seeking-god-first-discovering-true-fulfillment-in-matthew-6-33.


    Pubblicato originariamente in inglese il 28 ottobre 2025.

  • Gen 13 1 Corinzi: capitolo 14 (versetti 1-25)
  • Dic 30 La vita di un discepolo, parte 4: il rapporto con Dio
  • Dic 16 La vita di un discepolo, parte 3: dimorare in Cristo
  • Dic 2 1 Corinzi: capitolo 13 (versetti 1-13)
  • Nov 18 La vita di un discepolo, parte 2: amare Dio con tutto il nostro essere
  • Nov 4 1 Corinzi: capitolo 12 (versetti 12-30)
  • Ott 21 La vita di un discepolo: introduzione
  • Ott 7 1 Corinzi: capitolo 12 (versetti 1-11)
  • Set 23 1 Corinzi: capitolo 11 (versetti 17-34)
   

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