L’Ancora

Devozioni in formato semplice

  • Prenditi una pausa

    Parole di Gesù

    [Take a Pause]

    “Riversa su di Lui tutte le tue preoccupazioni e i tuoi stress e lasciali lì, perché Lui si prende sempre amorevolmente cura di te”. —1 Pietro 5:7

    Mio caro, vieni a me e trova la pace e il riposo di cui hai bisogno. Non lasciare spazio alla preoccupazione o all’agitazione. Sappi che alla mia presenza troverai il riposo e la pace che cerchi. Siediti semplicemente per qualche minuto; parlami, ricevi quello che ho per te e il tuo equilibrio si ristorerà, le tue vele si raddrizzeranno e sarai di nuovo sulla rotta giusta.

    Quando sembra che le cose non vadano come vuoi tu e ti senti confuso, prenditi una pausa e vieni a Me. Ricorda che “con la tua pazienza salverai la tua anima” (Luca 21:19).

    Imparare ad avere pazienza è una parte importante della tua crescita spirituale. Anche se è nella natura umana arrabbiarsi quando le cose non vanno come pensavi dovessero, se ti prendi il tempo di presentarmi la situazione, possiamo rivederla insieme. Scoprirai che ogni peso è più leggero quando lo porti a Me, perché ti guiderò, ti amerò, ti consiglierò e alleggerirò il tuo carico.

    Ripulisci la mente dai pensieri e dalle preoccupazioni della giornata e riposa in Me. Lascia che preoccupazioni e fastidi si dissolvano mentre ti fermi ed entri alla mia presenza. Fermati un momento; guarda fuori dalla finestra e verso il cielo. Ricorda che, se ho creato il mondo e tutto ciò che contiene, posso certamente prendermi cura di te.

    Quando ti siedi fuori e ti godi la mia bella creazione, fai un respiro profondo e ricorda che ogni cosa bella è un segno del mio amore. Ogni fiore è il mio sorriso, ogni dolce ritornello di un uccello è il mio amore che canta al tuo cuore e ogni tramonto che ti riempie di stupore viene dalla mia mano. Tutte queste cose sono una manifestazione del mio amore per te.

    Quando vedi qualcosa di bello nella creazione, prenditi un attimo per offrire una lode a Me, il Creatore di tutte le cose. Anche se non riesci a vedere il sorgere del sole, puoi lo stesso vederlo con gli occhi della mente. Puoi entrare in un luogo silenzioso nel cuore e nella mente e lì possiamo comunicare in silenzio e intimità.

    Quando sei a letto, in attesa di prendere sonno, sappi che sono lì con te. Se ricordi che sono con te, troverai il riposo di cui hai bisogno.  Mentre metti da parte i pesi della giornata, sussurrerò al tuo cuore e porterò pace al tuo spirito.

    Il mio capolavoro

    “Dio ha fatto ogni cosa bella al suo tempo: egli ha perfino messo nei loro cuori il pensiero dell’eternità, sebbene l’uomo non possa comprendere dal principio alla fine l’opera che Dio ha fatta”. —Ecclesiaste 3:11

    Quando dai un’occhiata a te stesso, al recipiente che ho creato, può essere difficile vederne la bellezza. Io però ho fatto ogni cosa bella al suo tempo, compreso te. Nessuna parte di te è un errore; nessuna sfumatura, tonalità, forma o dimensione è un errore. Ogni parte di te — compresi la tua personalità, i tuoi talenti e le parti che trovi meno attraenti — è stata formata perfettamente così come ti ho creato. Sei il mio capolavoro!

    Niente sfugge al mio amore. Cerca, arriva fino alle profondità del tuo essere e vede ogni cosa. Questo però non cambia il mio amore per te. Tu vedi i tuoi difetti; Io vedo il tuo amore per Me. Tu vedi le tue mancanze; Io vedo la tua perseveranza e il modo in cui riponi la tua fiducia in me nonostante le tue debolezze.

    Sei stato formato per realizzare la mia volontà e la mia chiamata nella tua vita. Risplendi della mia luce; mi lasci brillare attraverso di te, così che altri possano vedere il mio amore risplendere attraverso di te.

    Tu ti aggrappi a Me ed Io non ti lascerò mai andare. Sei prezioso ai miei occhi e mi curo di te; ti copro amorevolmente con il calore del mio amore. Ricevi il mio amore e proverai una gioia indicibile.

    Quando hai la tentazione di scoraggiarti di te stesso, delle tue mancanze e dei tuoi difetti, ricorda che Io faccio tutte le cose bene e che tu sei una creatura bella, non solo adatta a essere usata da Me, ma anche a essere l’oggetto del mio amore. Questo amore non è una specie di compassione per te, per i tuoi difetti e le tue imperfezioni umane, ma è l’amore di un Maestro per un capolavoro di sua creazione.

    Amore perfetto

    “Getta sull’Eterno il tuo peso, ed egli ti sosterrà; egli non permetterà mai che il giusto vacilli”. —Salmi 55:22

    Non c’è preoccupazione troppo grande che tu non possa depositare sul mio altare. Non c’è lacrima che spargi che Io non possa asciugare. Non c’è peso troppo grande che Io non possa portare. Getta su di Me tutte le tue preoccupazioni, poi lasciale lì e ricorda che quando me le affiderai, Io mi prenderò cura di te e delle tue apprensioni, perché ti amo più di quanto tu possa immaginare.

    Il mio amore perfetto caccerà la tua paura del futuro, le tue preoccupazioni per il passato e la tua ansia per il presente. Ricorda che ho sempre a cuore i tuoi migliori interessi. Tutto quello che ti è successo o succederà, o non è ancora successo, coopererà al bene in qualche momento della tua vita. Non sarai dimenticato, perso, tralasciato o trascurato.

    Quando la situazione sembra buia e senti di non riuscire ad andare avanti, rivolgiti a Me. Quando t’immergerai nella mia Parola e comunicherai con Me, la tua fede e la tua speranza si ravviveranno ed Io ti aiuterò ad avere una prospettiva nuova. Mentre ti sforzerai di camminare secondo la mia volontà, proverai la mia gioia.

    Lascia che il mio sole mandi i suoi raggi su di te e ti scaldi. Anche quando ti senti giù e chiudi le tende, i raggi del mio sole passeranno attraverso le fessure e ti scalderanno. Il mio amore non ti lascerà né ti abbandonerà.

    Quando ti sembra di non poter fare un altro passo, fai una pausa e affida tutto a Me. Alza le braccia e affidami pesi e preoccupazioni, uno per uno. Il mio amore ti avvolgerà. Fidati di Me. Credi che sono sempre con te, accetta il mio amore e adagiati in esso.

    Qualsiasi cosa tu stia affrontando, ricorda che Io penso soltanto al tuo benessere, a prendermi cura di te; baderò a te e ti darò tutto ciò di cui hai bisogno. Se questo include punizione o addestramento, lo faccio solo per via del mio grande amore per te; ma non ho mai duri pensieri di giudizio nei tuoi confronti, solo pensieri di amore e premura.

    Il mio amore non conosce barriere. È anche l’amore che desidero tu abbia per gli altri: un amore che ama anche chi è sgradevole, che fa del bene anche a chi ti disprezza, perché grazie a questa testimonianza del mio amore altri saranno attirati a Me. Fai che nessuno incroci il tuo cammino oggi senza ritrovarsi un po’ migliore di prima, senza ricevere una parola di incoraggiamento o sostegno. Tutte le cose che fai, falle con amore (1 Corinzi 16:14). Gratuitamente hai ricevuto, gratuitamente da’ agli altri (Matteo 10:8).

    Pubblicato originariamente nell’ottobre 2005.
    Adattato e ripubblicato sull’Ancora in inglese il 15 novembre 2021.

  • Feb 20 Trovare la volontà di Dio e prendere buone decisioni
  • Feb 17 La realtà dell’eternità
  • Feb 16 Vivere il cammino della fede
  • Feb 13 Qualcosa da fare per Gesù
  • Feb 12 Investire nella nostra crescita spirituale
  • Feb 11 Che cosa vuole dire “amore”
  • Feb 7 Dove sono finiti tutti i fiori
  • Feb 5 Diffondere la buona novella, un cuore alla volta
  • Feb 2 L’invito al perdono
   

L’Angolo dei Direttori

Studi biblici e articoli che edificano la fede

  • 1 Corinzi; capitolo 14 (versetti 26-40)

    [1 Corinthians: Chapter 14 (verses 26–40)]

    Nella prima parte di 1 Corinzi 14, Paolo sottolinea che la ricerca dei doni spirituali deve essere finalizzata all’edificazione della chiesa e dei credenti. Ricorda anche ai credenti che le riunioni di culto dovrebbero essere condotte in modo da servire da testimonianza ai non credenti. Paolo continua a trattare questi temi in questa sezione finale del capitolo.

    Che fare dunque, fratelli? Quando vi radunate ognuno può avere un salmo, un insegnamento, una rivelazione, un discorso in lingue, il dono di interpretarle. Ma tutto si faccia per l’edificazione (1 Corinzi 14:26).

    Per la terza volta in questo capitolo, Paolo si riferisce ai Corinzi come fratelli. Con le parole “che fare dunque?”, chiede loro di considerare quali conclusioni trarre dalla discussione precedente. La risposta è che tutto deve essere fatto in modo ordinato, per l’edificazione dei credenti. Iniziando a definire questo aspetto, prescrive loro di presentarsi al culto preparati a esercitare i loro doni spirituali, che si tratti di un inno oppure di una lezione, di una rivelazione, di un messaggio in lingue o di un’interpretazione.

    Insegnamento probabilmente si riferiva alla predicazione e a varie istruzioni. Rivelazione si riferiva forse a qualche questione specifica che Dio aveva rivelato al credente, forse una profezia. Questo elenco sembra essere un esempio delle attività spirituali che si potevano svolgere in un servizio di culto dell’epoca e Paolo chiarì che tutti avevano la possibilità di contribuire al culto.

    Quando si parla con il dono delle lingue, siano in due o al massimo in tre a parlare, e per ordine; uno poi faccia da interprete. Se non vi è chi interpreta, ciascuno di essi taccia nell’assemblea e parli solo a se stesso e a Dio (1 Corinzi 14:27-28).

    Paolo dà poi istruzioni specifiche per le persone che parlano in lingue (nota anche come glossolalia), limitando a due o al massimo tre quelle autorizzate a farlo. Non dovevano farlo contemporaneamente ma avvicendarsi e doveva essere presente qualcuno che interpretasse il messaggio in modo che la comunità potesse trarne beneficio. Se nessuno era disponibile a interpretare il messaggio, allora nessuno doveva parlare in lingue ad alta voce durante il servizio. Questo segue la precedente osservazione di Paolo, secondo cui le lingue non interpretate non edificano gli altri. Naturalmente, i presenti potevano usare il dono per pregare Dio in silenzio.

    Il commentatore biblico Leon Morris ha notato che:

    L’aspetto più importante è l’edificazione, quindi le “lingue” non devono essere usate se non c’è un interprete. Questo dimostra che non dobbiamo pensare alle “lingue” come al risultato di un impulso irresistibile dello Spirito, che spinge l’uomo a parlare in modo estatico. Potrebbe tacere, e questo, dice Paolo, è ciò che deve fare a meno che non ci sia un interprete. Ciò implica anche che egli sappia in anticipo che intende parlare, altrimenti non controllerebbe la presenza di un interprete.1

    Anche i profeti parlino in due o tre e gli altri giudichino (1 Corinzi 14:29).

    Paolo si concentra ora sui profeti, riferendosi ai credenti con il dono della profezia. Chi aveva questo dono riceveva messaggi o rivelazioni di qualche tipo da trasmettere in forma intelligibile ai membri della chiesa. Allo stesso modo, egli limitò a due o tre il numero di profeti che avrebbero potuto trasmettere un messaggio durante un servizio.

    Paolo stabilì anche che gli altri dovevano soppesare ciò che veniva detto, il che probabilmente implicava la valutazione del messaggio per giudicare se proveniva veramente da Dio. Voleva assicurarsi che la chiesa avesse qualche controllo sulle persone che profetizzavano. Il messaggio dato da quelli che si dichiaravano profeti non doveva essere accettato acriticamente, ma doveva essere soppesato e valutato.2 Queste istruzioni riguardanti la profezia appaiono anche nell’epistola di Paolo ai Tessalonicesi (vedi 1 Tessalonicesi 5:20-22).

    Se una rivelazione è data a uno di quelli che stanno seduti, il precedente taccia (1 Corinzi 14:30).

    Il primo oratore è incoraggiato a cedere la parola a un’altra persona che ha ricevuto una rivelazione. Ciò promuove uno spirito di cooperazione e si allinea al principio biblico di considerare gli altri superiori a se stessi (Filippesi 2:3-4). Inoltre, queste istruzioni aiutano la chiesa a rimanere concentrata sul messaggio di Dio invece che sui doni di un individuo.

    Infatti tutti potete profetizzare a uno a uno, perché tutti imparino e tutti siano incoraggiati. Gli spiriti dei profeti sono sottoposti ai profeti (1 Corinzi 14:31-32).

    In primo luogo, Paolo istruisce gli oratori a cedere la parola l’uno all’altro e, in questo versetto, ad aspettare il proprio turno per dare il messaggio. Si preoccupava che le profezie venissero date in modo ordinato, in modo che tutti potessero ascoltarle, comprenderle e trarne incoraggiamento.

    Dicendo che “gli spiriti dei profeti sono sottoposti ai profeti”, Paolo sottolinea che lo Spirito Santo non prende il controllo dello spirito di una persona fino a renderla incapace di contenersi. È vero il contrario: una delle nove caratteristiche del frutto dello Spirito Santo elencate da Paolo è l’autocontrollo (Galati 5:22-23). Chiunque usi legittimamente un dono spirituale può sempre decidere quando e come iniziare o smettere di esercitarlo.

    Perché Dio non è un Dio di confusione, ma di pace (1 Corinzi 14:33).

    Molti commentatori notano che la prima frase di questo versetto avrebbe dovuto far parte del versetto precedente, sottolineando ancora una volta che chi dà messaggi durante le riunioni di culto dovrebbe farlo in modo ordinato. Paolo descrive questo ordine come pace e come un riflesso della natura divina. Come commenta un autore, “il punto più ampio espresso da Paolo è che questo ordine nella natura di Dio, che agisce in modo coerente, fedele e senza autocontraddizioni, dovrebbe riflettersi nello stile di vita e nel culto del popolo di Dio”.3

    Come si fa in tutte le chiese dei santi, le donne tacciano nelle assemblee, perché non è loro permesso di parlare; stiano sottomesse, come dice anche la legge. Se vogliono imparare qualcosa, interroghino i loro mariti a casa; perché è vergognoso per una donna parlare in assemblea (1 Corinzi 14:34-35).

    Paolo passa poi a parlare delle donne nella chiesa, dicendo che le donne dovrebbero “tacere”, che“non è loro permesso di parlare” ma devono essere “sottomesse”. Questo passo ha causato molti dibattiti e discussioni, poiché in altre parti di questa epistola Paolo ha riconosciuto il loro diritto di pregare e profetizzare nella chiesa. A questo proposito, il teologo Wayne Grudem ha osservato che “in questa sezione Paolo non può proibire ogni discorso pubblico delle donne nella chiesa, perché in 1 Corinzi 11:5 permette loro chiaramente di pregare e profetizzare in chiesa”.4

    Alcuni autori propongono che questo commento si riferisca a situazioni specifiche che si verificavano a Corinto durante il culto. Secondo questo punto di vista, alcune donne o mogli interrompevano il servizio ponendo domande durante il discorso profetico che, pur essendo legittime, venivano poste in modo inappropriato o tale da disturbare.

    Nell’affermare che le donne devono rimanere in silenzio durante il culto pubblico, Paolo nota che questa era la pratica di “tutte le chiese dei santi”. Paolo sottolinea che le istruzioni che stava per impartire non erano un insegnamento destinato unicamente a loro, ma erano lo standard in tutte le chiese cristiane. A quel tempo alle donne non era permesso parlare in chiesa, cosa che accadeva anche a quelli che vivevano sotto la legge ebraica. Questo riflette le norme dell’epoca, secondo le quali i mariti dovevano guidare la famiglia nelle questioni spirituali. Nel mondo greco-romano all’epoca di Paolo parlare in pubblico era riservato agli uomini. Per una donna parlare in un contesto pubblico poteva essere considerato inappropriato e una sfida alla cultura del tempo. Questa visione si ritrova anche in 1 Timoteo. “La donna impari in silenzio con ogni sottomissione. Poiché non permetto alla donna di insegnare, né di usare autorità sull’uomo, ma stia in silenzio” (1 Timoteo 2:11-12).

    Se questa era la prassi ai tempi di Paolo, oggi la maggior parte delle denominazioni protestanti (anche se non tutte) ordina pastori anche le donne. (Per saperne di più su questo argomento, vedi 1 Corinzi: capitolo 11, versetti 2-16).

    La parola di Dio è forse proceduta da voi? O è forse pervenuta a voi soli? Se qualcuno pensa di essere profeta o spirituale, riconosca che le cose che io vi scrivo sono comandamenti del Signore (1 Corinzi 14:36-37).

    Paolo conclude la sua discussione sui doni spirituali nel culto comunitario. Inizia affrontando l’orgoglio spirituale dei Corinzi, sottolineando che la Parola di Dio non viene da loro. Al contrario, è venuta da Dio ed è stata consegnata attraverso gli apostoli, prima ai Giudei in Israele e poi ai Gentili. Uno scrittore osserva: “Sembra che i Corinzi stessero cercando di inventare regole proprie e forse pensavano che la loro parola fosse sufficiente o autorevole, o addirittura che fosse la parola di Dio rivolta particolarmente a loro”.5

    Prosegue istruendo quelli che si consideravano profeti o persone spirituali a riconoscere che i suoi insegnamenti provenivano dal Signore. In questo modo affermava la sua autorità apostolica e sottolineava che ciò che scriveva nelle epistole non era solo una sua opinione, ma un comando del Signore. Ciò va di pari passo con quanto Paolo scrive in 1 Tessalonicesi 2:13: “Quando riceveste da noi la parola della predicazione di Dio, voi l’accettaste non come parola di uomini, ma, quale essa è veramente, come parola di Dio, la quale opera efficacemente in voi che credete”. L’espressione Parola di Dio appare numerose volte nel Nuovo Testamento, quasi sempre in riferimento al messaggio evangelico su Cristo.6 (Vedi, ad esempio, Atti 4:31; 8:14; 11:1; 13:44-48; 2 Corinzi 2:17.) Mentre le profezie date nel culto comunitario dovevano essere soppesate e verificate, la parola apostolica riportata nella Bibbia è la Parola di Dio.7

    Se qualcuno non lo riconosce, neppure lui è riconosciuto (1 Corinzi 14:38).

    Paolo sottolineò che i Corinzi non dovevano trascurare gli insegnamenti e le istruzioni da lui impartite. C’era stato un certo disordine nella chiesa durante il culto. Paolo aveva sottolineato l’importanza di avere ordine e di edificare i credenti mediante messaggi comprensibili, oltre alle conseguenze di non osservarlo. Chiunque ignorasse l’insegnamento di Paolo e non lo riconoscesse come un comando del Signore, lo faceva a suo rischio e pericolo.8

    Pertanto, fratelli miei, desiderate il profetizzare e non impedite il parlare in altre lingue (1 Corinzi 14:39).

    Il fatto di riferirsi ancora una volta ai Corinzi come a fratelli indica una relazione stretta e profonda tra i credenti e l’unità all’interno del corpo di Cristo. Paolo vuole che i membri della chiesa profetizzino per l’edificazione e l’incoraggiamento della chiesa, come scrisse in precedenza in questo capitolo: “Chi profetizza, invece, parla agli uomini per loro edificazione, esortazione e conforto” (1 Corinzi 14:3).

    Paolo affronta il parlare in lingue in maniera meno enfatica, raccomandando ai credenti di “non impedire” di parlare in lingue. Si tratta di una continuazione della sua precedente discussione su questi due doni: “Chi profetizza è superiore a chi parla in altre lingue, a meno che egli interpreti perché la chiesa ne riceva edificazione” (1 Corinzi 14:5).

    Ma ogni cosa sia fatta con dignità e con ordine (1 Corinzi 14:40).

    Concludendo la discussione sui doni spirituali, Paolo invita i Corinzi a condurre le loro riunioni di culto comportandosi in modo organizzato, ben pianificato e ordinato. Le loro interazioni, specialmente quelle che includono il culto e i doni spirituali, devono essere condotte con un comportamento e una condotta adeguati. I doni dello Spirito devono essere esercitati per la gloria di Dio, per l’edificazione dei credenti e per convincere i non credenti e ispirarli ad adorare Dio e a diventare seguaci di Cristo (1 Corinzi 14:24-25).


    1 Leon Morris, 1 Corinthians: An Introduction and Commentary, vol. 7, Tyndale New Testament Commentaries (InterVarsity Press, 1985), 172.

    2 Morris, 1 Corinthians, 172–173.

    3 Anthony Thiselton, The First Epistle to the Corinthians: A Commentary on the Greek Text, Vol. 1 (Eerdmans, 2000), 1145.

    4 Wayne Grudem, Systematic Theology: An Introduction to Bible Doctrine (Zondervan, 1994), 824.

    5 Ben Witherington, Women in the Earliest Churches (Cambridge University Press, 1988), 98.

    6 Alan F. Johnson, 1 Corinthians, The IVP New Testament Commentary Series (IVP Academic, 2004), 278.

    7 Richard L. Pratt, Holman New Testament Commentary—1 & 2 Corinthians. Vol. 7 (B&H Publishing Group, 2000).

    8 Morris, 1 Corinthians, 175.


    Pubblicato originariamente in inglese l’11 novembre 2025.

  • Gen 27 La vita di un discepolo, parte 5: cercare prima il suo regno
  • Gen 13 1 Corinzi: capitolo 14 (versetti 1-25)
  • Dic 30 La vita di un discepolo, parte 4: il rapporto con Dio
  • Dic 16 La vita di un discepolo, parte 3: dimorare in Cristo
  • Dic 2 1 Corinzi: capitolo 13 (versetti 1-13)
  • Nov 18 La vita di un discepolo, parte 2: amare Dio con tutto il nostro essere
  • Nov 4 1 Corinzi: capitolo 12 (versetti 12-30)
  • Ott 21 La vita di un discepolo: introduzione
  • Ott 7 1 Corinzi: capitolo 12 (versetti 1-11)
   

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