L’Ancora

Devozioni in formato semplice

  • Perdonare è difficile

    [The Forgiveness Challenge]

    Il perdono è indubbiamente difficile, eppure è un aspetto fondamentale della vita cristiana. Gesù non solo insegnò questa importante virtù, ma ne fu anche un esempio vivente. In Luca 9:51–56, Gesù non è il benvenuto in un villaggio samaritano perché è diretto a Gerusalemme. I discepoli sono così infuriati per la reazione degli abitanti del villaggio che si offrono di far scendere fuoco dal cielo per bruciarli.

    Gesù ricorda loro che non è venuto per distruggere vite, ma per salvarle. Inoltre, mostra misericordia e perdono verso persone che altrimenti sarebbero state punite, come la donna di Giovanni 8:3–11, che era stata colta in flagrante adulterio. Tra questi esempi spicca la famosa preghiera che Gesù rivolse a quelli che lo crocifissero: «Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno» (Luca 23:34).

    Devo confessare che ho una facile tendenza a nutrire risentimento, ma quando sono tentato di serbare rancore per cose che altri hanno detto o fatto e che mi hanno offeso, ho imparato a riflettere sulle volte in cui io stesso ho avuto bisogno di essere perdonato dagli altri per averli offesi.

    Da ragazzo ho sentito una storia su un contadino e sua moglie che vendettero la loro fattoria perché volevano comprarne una nuova. Venne mostrata loro una fattoria fatiscente e trascurata, ma pur sempre buona. Quando chiesero perché nessuno ci viveva, i vicini dissero che era a causa di un uomo scontroso di nome Grimes che giocava brutti scherzi a chiunque avesse cercato di vivere in quella proprietà. Un vicino arrivò addirittura a definirlo «il diavolo incarnato».

    Il contadino, con grande sorpresa della moglie e dei vicini, disse con determinazione: «Penso che comprerò quella fattoria. E se il vecchio Grimes proverà a farmi uno dei suoi scherzi, ucciderò quel vecchio diavolo». Quando gli chiesero cosa intendesse dire con quella frase, rispose semplicemente: «Ho i miei modi e i miei mezzi per occuparmi di un uomo del genere».

    Fedeli alla parola data, l’uomo e sua moglie acquistano la fattoria e vi si trasferiscono. I guai iniziano quasi subito. Una mattina si svegliano e scoprono che manca l’acqua. Scoprono che è successo perché la tubatura è stata dissotterrata. Un altro giorno, quando il contadino esce nella stalla per mungere le mucche, scopre che sono sparite e che la recinzione del campo dove pascolano è stata tagliata.

    Nei giorni seguenti, il filo del bucato viene tagliato e il loro cane viene avvelenato. Il contadino e sua moglie non hanno alcun dubbio su chi sia il responsabile di questi atti. Ma invece di cedere alla rabbia, meditano sui consigli di Gesù sull’amore e sul perdono e pregano per avere la forza di metterli in pratica. Decidono di cuocere del pane e di lasciarlo sulla veranda di Grimes, insieme ad altri generi alimentari. Pregano anche per avere l’occasione di incontrare quell’uomo e parlargli del Signore.

    Un giorno, il contadino vede il famigerato Grimes dirigersi in paese in auto. L’auto rimane impantanata nel fango e il contadino lo aiuta a liberarla. Grimes esprime allora tutta la sua frustrazione per il fatto che ogni volta che fa qualcosa di meschino al contadino e a sua moglie, loro fanno qualcosa di buono per lui. «Mi state uccidendo», dice, «e non lo sopporto più».

    Il contadino stringe la mano a Grimes e lo invita a entrare in casa per conoscere sua moglie. Lei, felicissima per la risposta alle loro preghiere, invita subito Grimes a sedersi e a bere qualcosa di caldo. A quel punto Grimes racconta di aver maledetto Dio per la morte di sua moglie e del suo bambino, causata da un guidatore ubriaco. Chiede se Dio possa mai interessarsi a «un vecchio orso» come lui. Il contadino e sua moglie gli parlano del potere di Gesù di guarire e perdonare. Grimes chiede scusa per tutte le cattiverie che ha fatto al contadino e a sua moglie e apre il suo cuore a Gesù.

    C’è anche la storia di un’infermiera specialista che fu chiamata ad assistere un uomo responsabile dell’ingiusta incarcerazione di suo padre avvenuta anni prima. Era riluttante ad accettare l’incarico, ma lo fece sapendo che suo padre, che era stato un ministro religioso, avrebbe voluto che lei avesse un cuore pronto al perdono. Nonostante l’indole scontrosa dell’uomo, l’infermiera mostrò un atteggiamento gentile e paziente e alla fine ebbe l’opportunità di parlargli della sua fede in Dio. Alla fine, conquistato dal suo amore e dalla sua gentilezza, l’uomo finanziò un ampliamento dell’ospedale e lo intitolò al padre dell’infermiera.

    Devo confessare che la tendenza a nutrire risentimento mi viene molto facile, ma ho imparato a riflettere sulle volte in cui ho avuto bisogno del perdono degli altri per averli offesi. Per quanto il perdono possa essere una virtù impegnativa, una volta ottenuto ed esercitato non c’è nulla di più liberatorio e trasformante.

    Rendermi conto che in questo mondo ci sono persone che hanno subito ferite ben più profonde di quelle che ho provato io e che tuttavia hanno imparato a perdonare e a superare il proprio dolore, mi spinge a perseguire questa virtù. Per quanto il perdono possa essere una virtù impegnativa, una volta raggiunto e messo in pratica, non c’è nulla di più liberatorio e trasformante. —Steve Hearts

    Perché il perdono?

    Una volta ho letto una definizione di perdono secondo cui perdonare significa fare come se il torto non fosse mai avvenuto. Sembra proprio la definizione di perdono che ne dà Dio. Immaginate un campo di neve candida e al centro di quel campo una pozza di sangue. Raccapricciante, lo so. È anche molto evidente. Il rosso sul bianco è piuttosto difficile da ignorare. Poi arriva una nuova nevicata e tutto quel sangue viene ricoperto, proprio come se non ci fosse mai stato. È così che Dio perdona; fa come se il torto non fosse mai avvenuto.

    «“Venite e discutiamo”, dice il Signore. “Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come la neve; anche se fossero rossi come porpora, diventeranno come la lana”.» (Isaia 1:18). È un passo tratto dal primo capitolo del libro di Isaia, in cui Dio rimprovera Israele per essersi allontanato da Lui, per essersi ribellato e, in sostanza, per essere diventato come Sodoma e Gomorra.

    Ma dopo quindici versetti in cui dice loro che si sono allontanati da Lui, il messaggio cambia bruscamente e diventa un messaggio di redenzione. Dice al popolo di purificarsi, di imparare a fare il bene, di cercare la giustizia e, infine, che anche se i loro peccati sono rossi come lo scarlatto, Lui li renderà bianchi come la neve.

    Per noi esseri umani, un perdono di tale portata è difficile da mettere in pratica. È davvero difficile prendere il proprio dolore, la propria rabbia, l’ingiustizia che si ritiene di aver subito e «fare come non sia mai successo». Non pretendo di comprendere appieno il perdono, ma ecco alcune cose che la Bibbia insegna al riguardo:

    Il perdono ci mette il cuore in pace con Dio. Probabilmente hai sentito il versetto che dice: «Se perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi» (Matteo 6:14). Questo ci riporta al fatto fondamentale che siamo tutti peccatori che hanno bisogno del perdono di Dio (Romani 3:23). Ogni peccato è ripugnante per Dio. Ogni peccato ci separa da Lui e, se vogliamo avere un rapporto con Lui, abbiamo bisogno del suo perdono; quindi, dobbiamo perdonare gli altri.

    Il perdono ci guarisce. È proprio vero che perdonare gli altri spesso è il primo passo per permetterci di iniziare a guarire da qualunque cosa ci abbia ferito. Forse hai sentito il piccolo detto che «serbare rancore è come prendere del veleno e aspettarsi che sia l’altra persona a soffrire». A prescindere dalla colpa dell’altra persona, o da quanta giustizia ritieni che meriti, il risentimento fa più male a te che a lei.

    Perdonare può essere molto difficile, ma cambia la vita in meglio. Ahimè, perdonare può essere difficile. A volte, per me personalmente, lasciarmi la questione alle spalle è un ostacolo troppo alto da superare al primo tentativo. Provo ogni sorta di sentimento riguardo alla situazione, alla persona, al futuro, al passato.

    Potrebbe essere necessario ripetere a te stesso qualche specie di dichiarazione ogni volta che pensi all’evento o alla persona. Qualcosa del tipo: «Ho scelto di perdonarla. Non è quella persona o quell’evento a dirmi chi sono. Credo nell’amore che Dio ha per me e nel suo piano per la mia vita». Oppure potrebbe essere necessario qualcosa di più attivo, come impegnarsi a costruire un rapporto positivo con quella persona. Con il tempo e l’impegno, vedrai che avrai superato qualsiasi situazione o persona verso cui provi risentimento – e avrai davvero perdonato.

    Ecco la cosa meravigliosa del perdono: può anche cambiare in meglio la vita degli altri. Una delle mie storie preferite è quella di Jean Valjean, tratta dal romanzo di Victor Hugo I Miserabili. Jean Valjean era un ladro che era stato rilasciato sulla parola. Il gentile vescovo di Digne lo accolse e gli offrì un pasto e un posto dove dormire. Nonostante la sua governante gli avesse consigliato di farlo, il vescovo non fece mettere al sicuro l’argenteria pregiata. La tentazione fu troppo forte per Jean. Nel cuore della notte, rubò l’argenteria e scappò. Naturalmente, non ci volle molto prima che venisse catturato da alcuni soldati insospettiti e riportato davanti al vescovo.

    Quello fu un momento cruciale. Una sola parola del vescovo e Valjean sarebbe stato rispedito in galera a vita. Il vescovo, però, rifiutò di accusarlo. «L’argenteria era un mio dono», disse, «e, Jean, hai dimenticato i candelieri. Prendi quest’argenteria e usala per iniziare una nuova vita», gli disse il sacerdote. E Valjean fece così.

    Il perdono ci offre una vita nuova e ci libera. Ha anche il potere di trasformare la vita di chi riceve il tuo perdono. —Mara Hodler

    Adattato da un podcast di Just1Thing, un sito cristiano per la formazione dei giovani. Ripubblicato sull’Ancora in inglese il 7 febbraio 2023.

  • Lug 21 Uno stile di vita all’insegna dell’adorazione
  • Lug 20 Resilienza nell’autunno della vita
  • Lug 18 Gesù Cristo è lo stesso
  • Lug 17 La fonte di ogni speranza
  • Lug 16 Le nozze e il vino
  • Lug 15 Gratuitamente ricevuto, gratuitamente dato
  • Lug 14 Trionfare sulla preoccupazione, combattere la paura, parte 2
  • Lug 13 Arcobaleni dopo la pioggia
  • Lug 11 La bontà di Dio nei periodi difficili
   

L’Angolo dei Direttori

Studi biblici e articoli che edificano la fede

  • La vita di un discepolo, parte 12: discepolato quotidiano

    [The Life of Discipleship, Part 12: Everyday Discipleship]

    Il discepolato è un percorso che dura tutta la vita e richiede perseveranza, determinazione, convinzione, l’amore di Dio e la forza dello Spirito Santo. Il defunto reverendo Billy Graham una volta disse: «Il cammino del cristiano nella vita non è uno sprint ma una maratona. […] Il discepolato è un impegno che dura tutta la vita, giorno dopo giorno». Il processo di crescita nel nostro discepolato e di trasformazione a immagine di Cristo è un compito che dura tutta la vita. Come qualcuno ha detto:

    Siamo creati come bozze che devono passare per un processo di correzione. Dio opera per trasformarci passo per passo in un articolo finito che varrà la pena di leggere. Il nostro essere è ripetutamente trasformato dalle scelte e dalle decisioni che prendiamo; i punti superficiali e superflui vengono eliminati grazie alle esperienze difficili della vita e noi veniamo rifiniti e levigati […] nelle mani del Grande Correttore. —Scott Montrose1

    Il nostro discepolato deve comprendere ogni aspetto della nostra vita, compreso il nostro rapporto con Dio e il nostro cammino quotidiano con Lui, nonché il nostro amore per gli altri, che include ogni persona che incontriamo nel corso della giornata. Il nostro discepolato comprende il compito di ambasciatori di Cristo e la condivisione della buona novella con le persone che Lui pone sul nostro cammino, oltre che essere un riflesso vivente dell’amore di Cristo in ogni ambito della nostra vita e sforzarci di crescere a sua immagine.

    Viviamo il nostro discepolato nelle nostre case, sul posto di lavoro, nelle scuole e nella comunità. Incorporiamo i principi del discepolato nella nostra genitorialità, nelle nostre relazioni e nell’investimento del nostro tempo, delle nostre competenze e delle nostre risorse. Ci sforziamo di essere un esempio vivente della nostra fede per le nostre famiglie, i nostri amici e i nostri vicini, per le persone con cui interagiamo durante la giornata e nelle nostre comunicazioni online.

    La vocazione di discepoli di Gesù è una chiamata a uno stile di vita completo. È una chiamata a riorganizzare le nostre priorità in modo che Dio occupi il primo posto nella nostra vita. Ciò non vuol dire che non avremo altre priorità, ma la nostra fedeltà va innanzitutto a Dio — al di sopra dei nostri desideri e della nostra volontà, dei nostri cari, dei nostri beni e persino della nostra stessa vita. Il discepolato cristiano non è facile da vivere — infatti, Gesù disse che «la via è stretta», ma «conduce alla vita» (Matteo 7:13–14). Richiede impegno, dedizione e il mettere Dio al centro della nostra vita, delle nostre decisioni e dei nostri rapporti.

    Nei Vangeli, Gesù sfidò i suoi seguaci a rinunciare alla propria vita per amor suo e a seguirlo. Nel Vangelo di Matteo, disse: «Se uno vuole venire dietro a me, rinunci a se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà» (Matteo 16:24–25).

    Rinunciare a noi stessi può essere inteso come il mettere da parte i nostri desideri, le nostre ambizioni e i nostri obiettivi personali e scegliere di cercare Dio per ricevere la sua guida nella nostra vita e perseguire la sua volontà piuttosto che la nostra. Ciò non significa che il Signore non ci guiderà mai a conseguire le nostre ambizioni e i nostri obiettivi personali. Se cerchiamo la volontà di Dio e desideriamo compiacerlo, è molto probabile che la sua volontà e i nostri desideri siano in armonia (Salmi 37:4). Tuttavia, se le indicazioni di Dio non coincidono con la direzione verso cui ci stavamo orientando, come suoi discepoli saremo disposti a «rinunciare a noi stessi» per seguirlo.

    Gesù ci ha dato la chiave per poter vivere il nostro impegno nel discepolato, a partire dalla nostra rinascita spirituale attraverso la salvezza. «Se uno è in Cristo, è una nuova creatura: le cose vecchie sono passate; ecco, sono diventate nuove. Sono stato crocifisso con Cristo. Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» (2 Corinzi 5:17; Galati 2:20).

    La capacità e la grazia di vivere la vita di un discepolo non derivano solo dal nostro desiderio di obbedire ai comandamenti di Dio e dai nostri sforzi di vivere in modo devoto, ma dalla potenza di Dio attraverso «Cristo in noi» (Colossesi 1:27) e dalla presenza dello Spirito Santo (Giovanni 14:15–17). «Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone che Dio ha predisposto perché noi le praticassimo» (Efesini 2:10).

    Cristo in noi

    Ogni nuova mattina possiamo aspettarci che il Signore Gesù Cristo si manifesti attraverso di noi quel giorno e realizzi qualche aspetto della sua opera, che riusciamo a riconoscere le sue azioni o no. È il nostro privilegio, è la nostra responsabilità.

    Il fatto che Cristo viva in noi ci dà forza. Non possiamo vivere efficacemente con nessun’altra forza se non quella che deriva dalla vita di Gesù Cristo, poiché Lui disse: «Senza di me non potete fare nulla» (Giovanni 15:5). Il fatto di essere in Cristo ci dà uno scopo. Non è una forza che ci permette di vivere per noi stessi, ma che ci mette in grado di realizzare i piani di Cristo. […]

    Il fatto che Cristo sia in noi ci offre delle risorse. Tutto ciò di cui potremmo aver bisogno è nostro nel Signore Gesù Cristo. E il fatto di essere in Cristo ci dà delle responsabilità. Come parte del suo corpo, la questione più importante che io devo affrontare è: «Cosa vuole che io faccia?»

    Il fatto che Cristo sia in noi è dinamico. Essere in Cristo è impegnativo. Se Lui ha qualcosa da fare, ha il diritto di usarci come mezzo per farlo. Se c’è un «eunuco etiope» sulla strada del deserto, Lui ha il diritto di dirti di lasciare la tua Samaria e andare a incontrarlo (Atti 8:26–40). Ma per ogni richiesta che ci fa, Lui fornisce la dinamica del suo Spirito dentro di noi per realizzarla.

    Questa è la vita cristiana. Dopo aver affrontato il nostro insuccesso nel manifestare la sua somiglianza e immagine nel mondo, ci avviciniamo alla Croce per essere perdonati, lo Spirito Santo viene a vivere in noi e veniamo incorporati in Cristo, diventando mezzi per manifestare la sua vita e il suo obiettivo. Il mondo ha un bisogno disperato di saperlo, ma non avrà alcun motivo per crederci finché non vedrà la vita e il carattere di Gesù Cristo vissuti nella tua vita e nella mia. Questo è lo scopo che Dio ha per te! —Charles Price2

    Unirsi alla missione del suo Regno

    Dio ti ha invitato a unirti a Lui per cambiare il mondo. Dio ha un sogno per questo mondo che Gesù ha chiamato il Regno di Dio. Dio ti ha creato per svolgere un ruolo importante nella sua visione del Regno. Non troverai mai il tuo scopo più profondo nella vita finché non troverai il tuo posto nella realizzazione del Regno di Dio.

    Non devi essere un genio per cambiare il mondo, né ricco, né influente, né un gigante spirituale. Quel che devi fare è dire di sì all’invito. Devi essere disponibile e disposto a farti usare, e forse dovrai pagare il prezzo che il seguire Gesù comporta, perché cambiare il mondo e seguire Gesù non è facile e non è a buon mercato. Bisognerà fare dei sacrifici: ce ne sono sempre.

    La nostra fede cristiana non è solo un modo per ricevere il perdono dei nostri peccati e poter entrare nella vita eterna, eppure lo è. Non è solo un sistema di giuste convinzioni sulla verità ultima e sull’ordine delle cose, sebbene lo sia. Né è solo un modo per ricevere conforto da Dio nei momenti difficili o un utile codice di condotta su come vivere una vita buona e produttiva, sebbene sia anche questo. Fondamentalmente, la fede cristiana è la vocazione di […] seguire il nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo e partecipare alla grande missione di Cristo nel nostro mondo. […] Solo allora diventeremo persone complete, persone che vivono secondo il disegno divino più profondo per la nostra vita. —Richard Stearns3

    Conclusione: il progetto per la vita

    Come abbiamo visto nel corso di questa serie sul discepolato, la Bibbia ci insegna qual è il rapporto che Dio desidera avere con noi e come vivere in modo da piacergli. Diventare sempre più simili a Cristo ed essere trasformati a sua immagine è il fondamento per vivere una vita devota e fruttuosa in armonia con Dio e con gli altri, che produce il frutto del suo Spirito nella nostra vita e in quella degli altri (Galati 5:22–23). È nella Bibbia che apprendiamo le verità rivelate da Dio su cui possiamo modellare la nostra esistenza.

    Nella Parola di Dio troviamo i principi biblici che fungono da bussola per la nostra vita e ci aiutano ad affrontare le sfide della vita quotidiana e ad essere testimoni efficaci di Cristo. La sua Parola trasmette principi che ci guidano nelle nostre interazioni con gli altri e nel nostro processo decisionale, aiutandoci a discernere la differenza tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Questi principi spirituali stabiliscono un modello per il nostro standard morale, la nostra etica, il nostro atteggiamento nei confronti della vita, dell’amore, del mondo, dell’ambiente e dei rapporti con gli altri. Sebbene non tratti specificamente ogni possibile situazione che potremmo affrontare, la Bibbia fornisce i principi necessari per affrontare le complessità della vita in un modo gradito a Dio.

    La sua Parola ci insegna a vivere il nostro discepolato amando e servendo gli altri. Il nostro amore per Gesù ci spinge a servire gli altri in suo nome. Ci motiva a essere suoi ambasciatori in qualunque situazione ci troviamo. Ci spinge ad aiutare chi è nel bisogno e a offrire speranza e conforto a chi ne è privo. Possiamo essere le sue mani per aiutare e toccare, la sua bocca per proclamare la verità della sua Parola e infondere incoraggiamento e speranza, i suoi occhi per trasmettere compassione, i suoi piedi per camminare al fianco di un’anima affaticata e le sue braccia per aiutare a portare il loro pesante fardello. Così facendo, le nostre vite lo glorificheranno e saranno di benedizione per gli altri, come evidenziano gli articoli che seguono.

    Una vita bellissima

    Quando la vita di un seguace di Gesù viene condotta come l’intendeva Lui, diventa una cosa di rara bellezza. Essere cristiani e avere un rapporto con Dio dovrebbe permeare le nostre esperienze quotidiane, integrarsi nelle nostre decisioni e colorare il modo in cui percepiamo noi stessi, gli altri e questa vita. Le innumerevoli espressioni dell’amore di Dio condivise con gli altri nel corso della vita di un cristiano possono a volte sembrare insignificanti in sé, tuttavia Dio le vede nella totalità di una vita che rende gloria a Lui ed esulta nella loro bellezza.

    Più siamo decisi a rafforzare il nostro cammino con Gesù e desideriamo mantenere una connessione spirituale con Lui, più Lui potrà manifestare il suo Spirito attraverso di noi. Siamo la sua opera. Quando gli consentiamo di mescolare le diverse sfumature di colore del suo amore e della sua misericordia e di sviluppare la bellezza che desiderava avessimo, diventiamo il suo capolavoro che ispirerà la vita di molti. Accettiamo di tutto cuore il dono inestimabile della sua presenza nella nostra vita. E mentre coltiviamo la bellezza accattivante dell’amore di Dio in tutto ciò che facciamo e diciamo, altri saranno attirati a Lui attraverso di noi. —Maria Fontaine

    Il profumo di Cristo

    L’apostolo Paolo scrisse che la Chiesa è il profumo di Cristo per il mondo: «Noi siamo infatti dinanzi a Dio il profumo di Cristo fra quelli che si salvano e fra quelli che si perdono» (2 Corinzi 2:15). Con questo intendeva dire che ogni credente e ogni comunità di credenti stabilisce una presenza di Cristo nel mondo che è palpabile per i non credenti. […]

    Ma cos’è questa fragranza? Come dovremmo aspettarci che gli altri sentano la presenza di Gesù in noi? Principalmente in due modi: la verità del Vangelo e l’amore di Gesù Cristo. La verità divina parla a ogni aspetto della vita umana. Con la verità della sua Parola, nelle mani del suo Spirito, Cristo rende nuove tutte le cose nella nostra vita (Apocalisse 21:5). Ciò significa che, in ogni ambito della nostra esistenza — tutte le nostre relazioni, i nostri ruoli e le nostre responsabilità — noi cristiani mostriamo una novità che non si conforma allo spirito del mondo, ma allo Spirito Santo di Cristo. La nostra conversazione sarà diversa: non sarà piena di lamentele e critiche, banalità e frivolezza, ma le nostre parole saranno sempre gentili ed edificanti, rispettose delle persone con cui parliamo (Colossesi 4:6; Efesini 4:29).

    Lo stesso vale per il modo in cui svolgiamo il nostro lavoro, educhiamo i nostri figli, partecipiamo alla cultura del nostro tempo e ci comportiamo con dignità e grazia. Siamo nuove creature in Gesù Cristo e, pertanto, sotto molti aspetti, fuori ritmo con la cultura che ci circonda. Ma vivendo la verità in ogni aspetto della nostra vita, facciamo risplendere la luce di Gesù e diffondiamo la fragranza della sua visione del mondo in ogni angolo della nostra esistenza.

    I credenti devono impegnarsi a fondo per essere la fragranza di Gesù. Immergendoci nella Parola di Dio e vivendo con un atteggiamento di preghiera, […] possiamo iniziare a diffondere il profumo del Re Gesù in più aspetti e ambiti della nostra vita quotidiana. Decidiamo, allora, di essere quella fragranza di verità e amore e scopriremo che il vento dello Spirito di Dio ci accompagnerà ovunque andremo, dando l’aroma di Gesù a tutti, e anche a Dio. —T. M. Moore4

    Gesù ci ha affidato la responsabilità di trasmettere il suo amore personale, incondizionato e totale ai nostri simili, a quelli che condividono il pianeta con noi oggi. Il mandato che ha dato ai suoi discepoli è di portare il Vangelo in tutto il mondo. In qualunque luogo il Signore ti abbia chiamato, quello è il tuo campo di missione e tu sei esortato a servire e a raggiungere le persone che Lui pone sul tuo cammino. Ognuno di noi ha qualche opportunità, qualche rete sociale, qualche ambiente in cui può condividere il suo amore e la sua verità con gli altri, rafforzando la fede, la speranza e il cuore delle persone.

    Il Signore benedica il tuo percorso di discepolato e il servizio che svolgi per Lui, insieme alla testimonianza che dai agli altri, così che tu possa essere il sale della terra e la luce del mondo, come Lui ci ha detto di essere (Matteo 5:13–14). Gesù disse: «Risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli» (Matteo 5:16). In questo modo, vivremo una vita di discepolato che glorifica Dio (1 Corinzi 10:31).

    Pensieri su cui meditare

    Il discepolato non è un programma o una circostanza; è uno stile di vita. Non è per un periodo limitato, ma per tutta la vita. Il discepolato […] è per tutti i credenti, per ogni giorno della loro vita. —Bill Hull

    Ogni credente che prende sul serio la propria vocazione di discepolo di Gesù si considererà un «inviato» ovunque si trovi e cercherà di mettersi all’opera in quel luogo. Questo potrebbe assumere la forma di «buon testimone» sul lavoro o di buon vicino per chi vive lì nei pressi, oppure potrebbe comportare il volontariato. —Michael Frost e Alan Hirsch

    Non lasciare che le parole di Gesù rimangano solo stampate nella tua Bibbia. Dai loro le ali, mettendole in pratica. Nella tua vita ci sono anime che hanno bisogno delle tue cure. Pensa a come potresti dimostrare interesse per il loro benessere, amandole e prendendoti cura di loro come già ami e ti prendi cura di te stesso. Quando lo farai, completerai la catena d’amore che è iniziata quando Dio ti ha amato per primo. —Karen Ehman

    Cosa dice la Bibbia

    «Colui che dimora in me, e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete fare nulla. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto, così sarete miei discepoli» (Giovanni 15:4–5; Giovanni 15:8).

    «Come dunque avete ricevuto Cristo Gesù, il Signore, così camminate in lui; radicati ed edificati in lui, saldi nella fede, come vi è stata insegnata, e abbondando nel ringraziamento» (Colossesi 2:6–7).

    «Ma voi, carissimi, edificando voi stessi sulla vostra santissima fede, pregando nello Spirito Santo, conservatevi nell’amore di Dio, aspettando la misericordia del Signore nostro Gesù Cristo, in vista della vita eterna» (Giuda 1:20–21).

    Una preghiera per il discepolato quotidiano

    Padre celeste, grazie per avermi salvato, chiamato e dato uno scopo. Tu sei così buono e la tua grazia mi basta. Ti chiedo di purificare il mio cuore dal peccato e di liberare la mia mente dalle distrazioni che oggi cercano di allontanarmi dalla comunione con te. Aiutami a vivere in Cristo, a imparare da Lui e ad affidarmi a Lui, per poter vivere per Lui e condurre altri a Lui. Tu sei degno di tutta la mia devozione e la mia lode. Rendimi un discepolo fedele e prolifico che ti porta gloria ogni giorno. Nel nome potente e incomparabile di Cristo, mio Re, amen. 5


    1 Scott Montrose, “La vita ci corregge”, Contatto, gennaio 2021, https://activated-europe.com/it/articolo/la-vita-ci-corregge//

    2 Charles Price, Christ for Real: How to Grow into Christ’s Likeness (Kregel Publications, 2011).

    3 Richard Stearns, Unfinished: Believing Is Only the Beginning (Thomas Nelson, 2013).

    4 T. M. Moore, “The Fragrance of Truth and Love”, 29 gennaio 2010.

    5 Annie McGuire, “What is a disciple of Christ?” Daily His Disciple, 11 gennaio 2022, https://dailyhisdisciple.com/2022/01/11/what-is-a-disciple-of-christ/.


    Pubblicato originariamente in inglese il 9 giugno 2026.

  • Giu 23 La vita di un discepolo parte 11: condividere le nostre risorse
  • Giu 9 La vita di un discepolo, parte 10: la nostra vita lavorativa
  • Mag 12 La vita di un discepolo, parte 8: fare discepoli
  • Apr 28 1 Corinzi: capitolo 15 (versetti 37-58)
  • Apr 21 La vita di un discepolo, parte 8: Comunicare la nostra fede
  • Apr 7 1 Corinzi, capitolo 15 (versetti 20-36)
  • Mar 24 La vita di un discepolo, parte 7: servire Dio servendo gli altri
  • Mar 10 1 Corinzi: capitolo 15 (versetti 1-19)
  • Feb 24 La vita di un discepolo, parte 6: Amore per gli altri
   

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