L’Ancora

Devozioni in formato semplice

  • L’invito al perdono

    Peter Amsterdam

    [The Call to Forgiveness]

    Nei Vangeli leggiamo che Gesù fu frustato, picchiato e poi inchiodato a una croce. Mentre era lì appeso, in attesa di morire, alcune delle sue ultime parole furono: «Padre, perdonali» (Luca 23:34). Il perdono fu la sua risposta a un processo ingiusto, all’essere fustigato con un flagello che lacerava la pelle producendo un dolore inimmaginabile, ai chiodi piantati a martellate nelle mani e nei piedi, all’essere lasciato a morire in agonia. Se da una parte questa fu una reazione sorprendente, ha anche perfettamente senso quando leggiamo quello che Gesù insegnò sul perdono durante tutto il suo ministero. Non si limitò a insegnarlo, lo incarnò, sia nella vita che nella morte.

    Il perdono di Gesù rifletteva quello di suo Padre. Nel Vecchio Testamento, quando Dio si rivelò a Mosè, disse di Se stesso: «L’Eterno, l’Eterno Dio, misericordioso e pietoso, lento all’ira, ricco in benignità e fedeltà, che usa misericordia a migliaia, che perdona l’iniquità, la trasgressione e il peccato» (Esodo 34:6-7). Dio stava dicendo che il perdono è uno dei suoi attributi divini, che è radicato nel suo carattere. È un punto che viene ripetuto più volte nel Vecchio Testamento, come vediamo nei seguenti versetti:

    Tu sei un Dio pronto a perdonare, misericordioso, pieno di compassione, lento all’ira e di gran bontà (Neemia 9:17).

    Qual Dio è come te, che perdona l’iniquità e passa sopra la trasgressione del residuo della sua eredità? Egli non conserva per sempre la sua ira, perché prende piacere nell’usare misericordia(Michea: 7:18).

    Leggiamo anche che quando Dio perdona i nostri peccati, questi non ci vengono più imputati.

    Io perdonerò la loro iniquità e non mi ricorderò più del loro peccato (Geremia 31:34. Vedi anche Ebrei 8:12).

    Vediamo l’immensità del perdono divino anche in affermazioni come queste:

    Tu getterai in fondo al mare tutti i nostri peccati (Michea: 7:19).

    Come è lontano l’oriente dall’occidente, così ha egli allontanato da noi le nostre colpe (Salmi 103:12).

    Dio è magnanimo per sua stessa natura. Fedelmente alla sua natura fece in modo che potessimo essere perdonati grazie al sacrificio di suo Figlio Gesù. In un certo senso possiamo dire che la morte di Gesù come sacrificio fu l’incarnazione del perdono di Dio. Se vogliamo seguire l’esempio di Gesù, dobbiamo perdonare.

    Nei suoi insegnamenti, Gesù indicò chiaramente che dobbiamo perdonare gli altri, come vediamo nei seguenti versetti:

    Pietro si avvicinò e gli disse: «Signore, quante volte perdonerò mio fratello se pecca contro di me? Fino a sette volte?» E Gesù a lui: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette» (Matteo 18:21-22).

    E quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate (Marco 11:25).

    E se anche peccasse sette volte al giorno contro di te, e sette volte al giorno ritorna a te, dicendo: «Mi pento», perdonagli (Luca 17:4)

    Gesù sottolineò anche che esiste una correlazione tra la nostra disponibilità a perdonare gli altri e il perdono datoci da Dio quando insegnò ai suoi discepoli a pregare: «E perdonaci i nostri debiti, come anche noi perdoniamo ai nostri debitori». Poi proseguì dicendo: «Se voi non perdonate agli uomini le loro offese, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre» (Matteo 6:12, 15).

    Nella parabola del servo che non perdona, Gesù parlò di un servo a cui il padrone aveva perdonato un debito astronomico, ma che in seguito rifiutò di perdonare un altro uomo che gli doveva una piccola somma di denaro (Matteo 18:23-25). Il padrone allora disse a quel servo spietato: «“Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito, perché mi hai supplicato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo conservo, come io ho avuto pietà di te?” E il suo padrone, adiratosi, lo consegnò agli aguzzini finché non avesse pagato tutto quanto gli doveva». Gesù poi disse a tutti quelli che lo ascoltavano: «Così il mio Padre celeste farà pure a voi, se ciascuno di voi non perdona di cuore al proprio fratello i suoi falli» (Matteo 18:32-35).

    Quando perdoniamo gli altri per le cose che ci hanno fatto, dimostriamo la nostra comprensione del perdono divino. Dobbiamo perdonare gli altri perché siamo stati perdonati. Gesù morì perché i nostri peccati potessero essere perdonati e noi dobbiamo perdonare gli altri quando peccano contro di noi o ci fanno un torto. È una cosa che dimostra somiglianza a Cristo.

    Che cos’è e cosa non è il perdono

    Quando qualcuno ci ferisce, intenzionalmente o no, Cristo ci chiede di perdonarlo. Per farlo, è importante sapere che cos’è e cosa non è il perdono.

    Alcune ferite sono inferte intenzionalmente. Veniamo assaliti in qualche modo: fisicamente, verbalmente o emotivamente. Veniamo traditi da una persona che amiamo: moglie, marito, un parente, un buon amico. Alcune delle ferite che riceviamo sono minori, ma finiscono per ingrandirsi quando sono ripetute più volte.

    Perdonare non vuol dire negare la ferita o il torto che qualcuno ci ha fatto. Non è trovare delle scuse per il motivo per cui ci hanno ferito; non minimizza la gravità dell’offesa. Non vuol dire che la ferita smetta di far male né che venga dimenticata. Perdonare non vuol dire riprendere una relazione senza che ci siano dei cambiamenti; non è un rinnovo automatico della fiducia. A volte bisogna pagare le conseguenze anche dopo il gesto del perdono.

    Il perdono guarda il torto che ci è stato fatto, ammette che ci ha ferito, poi decide di perdonare – e in realtà questa è una decisione. È riconoscere che la ferita è stata personale, ingiusta e profonda; è scegliere di perdonare la persona o le persone che ci hanno ferito. Il perdono è prendere la decisione consapevole di rinunciare ai sentimenti negativi nei confronti della persona che ci ha ferito, lasciandoceli alle spalle così che la ferita non ci influenzi più negativamente.

    Come spiega Kelly Minter nel suo libro The Fitting Room [La cabina di prova]: «Il perdono è guardare in faccia le azioni di chi ci ha offeso, riconoscere la ferita per ciò che veramente è e poi scegliere di perdonare. Non vuol dire negare l’azione sbagliata di chi ci ha ferito, ma vuol senz’altro essere un nostro cambiamento interiore nei suoi confronti».

    A volte vogliamo aspettare a perdonare finché la persona che ci ha ferito si scusa per ciò che ha fatto. Vogliamo che riconosca che le sue azioni erano sbagliate e che esprima il suo dispiacere. Se però aspetti che qualcuno ti chieda scusa, prima di perdonarlo, potresti finire col portarti dietro la ferita per il resto della tua vita. Non ci viene detto di perdonare solo se prima riceviamo delle scuse; il nostro perdono non è subordinato al dispiacere dimostrato da altri.

    Ci sono casi in cui siamo feriti da persone i cui problemi in qualche modo ricadono su di noi. Per esempio, i problemi matrimoniali di una coppia possono ferire i loro figli, ma quella non è una ferita intenzionale da parte dei genitori. A volte siamo feriti da chi commette qualche errore. Forse a volte qualcuno sta perfino cercando di fare qualcosa che ritiene benefico, ma alla fine qualcuno ne rimane ferito. In situazioni simili, è bene ricordarci che, proprio come altri ci possono ferire senza volerlo, anche noi facciamo cose che finiscono per ferire gli altri, anche se non volevamo farlo. Quando succede questo e ce ne rendiamo conto, ovviamente speriamo che le persone che abbiamo ferito ci perdonino. Quindi anche noi dovremmo essere disposti a perdonare gli altri. Come Gesù disse: «Tutte le cose dunque che voi volete che gli uomini vi facciano, fatele anche voi a loro, perché questa è la legge ed i profeti» (Matteo 7:12).

    C’è anche il fattore che non tutte le ferite che riceviamo richiedono il perdono. Molte delle offese che riceviamo nella vita sono causate dalle azioni di persone che non ci vogliono male. Viviamo in un mondo in cui interagiamo regolarmente con persone che spesso fanno o dicono cose senza alcuna intenzione di ferire gli altri; a volte, però, queste cose fanno del male inconsapevolmente. Di solito questi scontri non causano ferite profonde o durature.

    Il perdono è personale. È una persona che ne perdona un’altra che l’ha ferita personalmente.

    Il gesto del perdono

    Capire che le Scritture ci dicono di perdonare gli altri e concordare che dovremmo farlo è una cosa; ma il gesto di perdonare qualcuno che ci ha ferito profondamente può essere un compito difficile e tormentoso. C. S. Lewis ha scritto: «Tutti dicono che il perdono è un’ottima idea, finché non hanno qualcosa da perdonare».

    La parola greca tradotta più frequentemente con perdono è aphiemi, che è usata per esprimere il dimenticare qualcosa, o il cancellare un debito. Quando perdoniamo qualcuno per ciò che ha fatto, lo liberiamo da un debito legale. Riconosciamo di essere stati feriti, di essere stati traditi nella nostra fiducia e di aver ricevuto un torto o che la nostra vita è stata rovinata dalle azioni offensive di qualcuno. Allo stesso tempo capiamo che anche noi siamo peccatori, che spesso offendiamo e feriamo gli altri e che siamo stati perdonati da Dio per le nostre offese. Quando perdoniamo prendiamo la decisione di dimenticare il nostro dolore, il nostro desiderio di vendetta, la nostra rabbia e i nostri sentimenti negativi verso la persona che ci ha ferito. Mettiamo nelle mani di Dio quella persona e le sue azioni – e passiamo oltre.

    Lasciare nelle mani di Dio le azioni che ci hanno ferito profondamente e le persone che ne sono responsabili, significa che le abbiamo affidate a Lui e che possiamo dimenticarle. Non dobbiamo più ripensare a quello che successo o al motivo per cui è successo, perché l’abbiamo lasciato a Dio. Facendo questo, siamo in grado di lasciar andare i sentimenti negativi nei confronti di chi ci ha ferito, di rinunciare alla rabbia e al rancore e di avviare il nostro processo di guarigione emotiva.

    Può venirci naturale pensare che se perdoniamo qualcuno lo scusiamo per quello che ha fatto. Non è così. È una cosa che invece ci rende liberi di rilasciare il dolore per l’offesa ricevuta e di procedere senza che il sentimento di rancore verso la persona che ci ha ferito ci tormenti costantemente. Quando perdoniamo gli altri, in genere cominciamo a provare una diminuzione costante dei sentimenti negativi nei loro confronti. Ciò, comunque, non vuol necessariamente dire che cominciamo ad avere dei sentimenti positivi nei loro confronti, anche se a volte può accadere e accade.

    Se vogliamo continuare ad avere un rapporto con la persona che ci ha ferito, il passo successivo, dopo il perdono, è la riconciliazione. Naturalmente a volte non è possibile riconciliarci perché l’altra persona non ha più contatti con noi. Può anche darsi che, anche se l’abbiamo perdonata, quella non è una persona con cui siamo portati a continuare un rapporto, oppure non è vantaggiosa per la nostra vita spirituale o il nostro benessere emotivo. Ciò non significa che non l’abbiamo perdonata.

    Anche se il perdono può essere complesso e ha molti aspetti, è chiaro che con il suo esempio e i suoi insegnamenti Gesù pose l’accento sul perdono. Ci insegnò a perdonare, senza porre condizioni al suo comando. Se vogliamo davvero essere più simili a Gesù, dobbiamo perdonare gli altri per le loro offese contro di noi – per quanto a volte possa essere difficile – perché Dio ha perdonato le nostre offese contro di Lui. «Sopportatevi gli uni gli altri e perdonatevi a vicenda, se uno ha di che dolersi di un altro. Come il Signore vi ha perdonati, così fate anche voi» (Colossesi 3:13).

    Pubblicato originariamente nel settembre 2017. Adattato e ripubblicato sull’Ancora in inglese il 2 febbraio 2026.

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L’Angolo dei Direttori

Studi biblici e articoli che edificano la fede

  • La vita di un discepolo, parte 5: cercare prima il suo regno

    [The Life of Discipleship, Part 5: Seeking First His Kingdom]

    Il regno di Dio era un tema centrale degli insegnamenti di Gesù in tutti i Vangeli e si trova in passaggi chiave, come il Padre Nostro (Matteo 6:9-13), il Sermone sul Monte (Matteo 5-7) e l'Ultima Cena (Matteo 26:20-29, Luca 22:14-23). Il Sermone sul Monte, uno degli insegnamenti più noti di Gesù, parla della realtà del regno di Dio e fornisce importanti principi su come vivere come cristiani all'interno del regno di Dio.

    Nei Vangeli, Gesù insegna che il regno di Dio è una realtà presente e futura. In alcune occasioni disse che il regno era arrivato (Marco 1:14-15; Luca 17:20-21), mentre in altre occasioni parlò di un regno che deve ancora venire alla fine dell'età, o del mondo (Matteo 25:31-34). La Bibbia insegna che il completamento del regno avviene quando Gesù ritorna per instaurare il suo regno sulla Terra. "Il regno del mondo è passato al nostro Signore e al suo Cristo ed egli regnerà nei secoli dei secoli" (Apocalisse 11:15).

    Che cos'è dunque il regno di Dio? In termini generali, la Bibbia si riferisce al regno di Dio come al dominio eterno e sovrano di Dio sull'intero universo. "Il Signore ha stabilito il suo trono nei cieli e il suo dominio si estende su tutto" (Salmi 103:19). Il Signore è il sovrano dell'universo e il regno di Dio è il suo regno. Lui è “il benedetto e unico Sovrano, il Re dei re e Signore dei signori, […] a lui sia l'onore e il dominio eterno" (1 Timoteo 6:15-16).

    Il regno di Dio si riferisce anche al dominio attuale di Dio nei cuori e nelle vite di tutti quelli che credono in Lui e si sottomettono a Lui, ricevendo così il suo dono della salvezza. "Anche quando eravamo morti nei peccati, ci ha vivificati con Cristo (è per grazia che siete stati salvati), e ci ha risuscitati con lui e con lui ci ha fatti sedere nei luoghi celesti in Cristo Gesù" (Efesini 2:4-6).

    Per quelli che si affidano a Dio e instaurano un rapporto con Lui attraverso il sacrificio di suo Figlio Gesù, il regno di Dio diventa una realtà presente. Vivere nel regno nel presente significa permettere a Dio di governare e regnare nella nostra vita, riconoscendolo e onorandolo come nostro Creatore. Significa cercare di vivere in modo da onorarlo e glorificarlo, facendo del nostro meglio per vivere secondo le sue parole nelle Scritture.

    Nel Vangelo di Giovanni leggiamo che per entrare nel regno di Dio è necessario nascere di nuovo (Giovanni 3:3). È accettando Gesù come Signore e Salvatore, credendo nella sua risurrezione e impegnandosi a entrare in relazione con Dio che si entra a far parte del suo regno.

    Nel Sermone sul Monte, Gesù insegna ai suoi seguaci a "cercare prima il regno di Dio e la sua giustizia" (Matteo 6:31-34). Nei versetti che precedono questo, Gesù parlò delle cose temporali e materiali di questo mondo e del posto che dovrebbero occupare nella nostra vita rispetto a Dio e alle cose eterne del regno dei cieli: "Non fatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine distruggono e dove i ladri scassinano e rubano, ma fatevi tesori in cielo. […] Perché dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore" (Matteo 6:19-21).

    Quando nasciamo di nuovo nel regno di Dio, il centro della nostra vita cambia completamente. Gesù ci invita a cercare prima il regno di Dio, confidando che tutto il resto seguirà secondo la volontà divina. Quando Dio regna nella nostra vita, riponiamo la nostra fede e la nostra fiducia in Lui e cerchiamo di allineare la nostra volontà alla sua, come Gesù insegnò ai suoi discepoli a pregare: "Sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra" (Matteo 6:10).

    A ciascuno di noi è stato concesso da Dio il libero arbitrio e quindi, in un certo senso, ci è stato dato un "regno" in cui possiamo fare scelte libere. Questo fa parte dell'essere creati a immagine di Dio. Quando entriamo nel regno di Dio, ci viene chiesto di integrare il nostro "regno" — ciò su cui abbiamo controllo — nel suo. Dobbiamo cercare di allineare la nostra volontà con quella di Dio e lasciare che la sua volontà, espressa nella Bibbia, guidi la nostra vita, compresi i nostri pensieri interiori e le nostre azioni esteriori. Come ha detto un commentatore,

    In pratica, cosa significa "cercare prima il Regno"? Significa guardare prima a Dio e al suo Regno per tutto ciò di cui abbiamo bisogno, compreso il nostro scopo nella vita, la nostra disponibilità quotidiana, la nostra ispirazione creativa, le nostre idee imprenditoriali, le nostre relazioni familiari, tutto. Se mantenete Dio e il vostro rapporto con Lui al centro della vostra vita, "tutte queste cose vi saranno date in più".1

    Vivere nel regno di Dio significa vivere giorno per giorno come persone che hanno un rapporto personale e interattivo con Lui, un rapporto che dura tutta la nostra vita terrena e poi continua per l'eternità. Cercare prima il regno di Dio significa riorganizzare le nostre priorità in modo che Dio abbia il primo posto nella nostra vita, al di sopra dei nostri desideri e della nostra volontà, dei nostri beni, dei nostri cari e persino della nostra stessa vita, come evidenziano i seguenti estratti.

    Il Regno di Dio dentro di noi

    Dal momento del suo battesimo fino all'ascensione, Gesù parlò di una cosa sola: la buona notizia del Regno (vedi Matteo 4:23). È questo, ci spiega, che è stato mandato a fare (vedi Luca 4:43). E ha inviato i suoi discepoli a fare lo stesso (vedi Luca 9:1-2). L'espressione "Regno di Dio" o il suo equivalente è usata 101 volte nel Nuovo Testamento. La preghiera che Gesù insegnò ai suoi discepoli inizia e finisce con essa. Le Beatitudini iniziano e finiscono con essa (confronta Matteo 5:3 con 5:10). Lo stesso ministero di Gesù inizia e finisce con il Regno di Dio (confronta Matteo 4:17 con Atti 1:3). […]

    Il Regno di Dio include tutto [per i seguaci di Cristo]. Regola i nostri pensieri e le nostre azioni. Regola il nostro modo di lavorare e di giocare. Regola ciò che diciamo e come lo diciamo. Regola il nostro matrimonio e la nostra famiglia. Regola le nostre amicizie e le nostre finanze. Regola il modo in cui perdoniamo e la frequenza con cui perdoniamo, cioè liberamente e sempre (Matteo 18:21-22; Colossesi 3:13). […]

    Quando Gesù disse che il Regno di Dio è dentro di voi (Luca 17:21), diceva che è radicato nella nostra anima proprio come il nostro DNA è radicato nel nostro corpo. Siamo stati creati per esso, ed esso per noi. Quando viviamo in armonia con i suoi principi, accadono cose meravigliose. Il paradiso scende sulla terra. Spuntano vari Eden e ovunque la natura selvaggia si trasforma in un’oasi, specialmente la natura selvaggia del cuore umano". —Leif Hetland2

    Dio al primo posto

    Mettere Dio al primo posto significa dargli la massima priorità su tutto il resto. Egli è la figura principale della nostra vita ed è al centro di tutto ciò che facciamo e pensiamo. Quando scegliamo di mettere Dio al primo posto, stabiliamo che Egli è più importante di qualsiasi altra persona, la sua Parola è più preziosa di qualsiasi altro messaggio e la sua volontà ha maggior peso di qualsiasi altro obbligo.

    Mettere Dio al primo posto significa osservare il comandamento più grande: "Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente" (Matteo 22:37). In altre parole, siamo totalmente impegnati nel nostro rapporto con Dio. Tutto ciò che abbiamo e tutto ciò che siamo è dedicato a Lui. Non gli rifiutiamo nulla […]

    Gesù ci ha insegnato a cercare il Regno di Dio sopra ogni altra cosa (Matteo 6:33). In altre parole dobbiamo cercare le cose di Dio piuttosto che le cose del mondo. Dobbiamo cercare la salvezza che è insita nel regno di Dio, considerandola più preziosa di tutte le ricchezze del mondo messe insieme (Matteo 13:44-46). La promessa associata a quell’ordine è che, se mettiamo Dio al primo posto, Lui ci darà tutto ciò di cui abbiamo bisogno. —Got Questions3

    Il principio di non-ansia

    Nell'insegnare ai suoi seguaci a dare priorità al regno di Dio nel Sermone sul Monte, Gesù affronta due principi importanti: non essere in ansia per la nostra vita o per i nostri bisogni e confidare che, se cerchiamo prima il regno, Dio si prenderà cura di noi. Esaminiamo questo passo:

    Perciò vi dico: non siate in ansia per la vostra vita, di che cosa mangerete o di che cosa berrete; né per il vostro corpo, di che vi vestirete. Non è la vita più del nutrimento e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, non mietono, non raccolgono in granai, e il Padre vostro celeste li nutre. Non valete voi molto più di loro? E chi di voi può, con la propria ansietà, aggiungere un'ora sola alla durata della sua vita? […]

    Non siate dunque in ansia, dicendo: "Che mangeremo? Che berremo? Di che ci vestiremo?" Perché sono i pagani che ricercano tutte queste cose; il Padre vostro celeste, infatti, sa che avete bisogno di tutte queste cose. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in più (Matteo 6:25-34).

    Gesù ci insegna, come suoi discepoli, a non essere ansiosi, turbati o preoccupati per le cose di questa vita, ma a confidare nella cura di Dio, nella sua conoscenza dei nostri bisogni e nella sua capacità di provvedere. Come figli di Dio, possiamo avere pace nel cuore e nella mente, sapendo che Dio è sovrano, è più grande di ogni nostro problema e preoccupazione e ha a cuore i nostri interessi. Possiamo sostituire l'agitazione e la preoccupazione, così comuni nel mondo attorno a noi, con la fiducia in Dio e nelle sue promesse nella Bibbia, e con la certezza del suo amore e della sua cura per noi. Dio è fedele e possiamo confidare che ciò che promette lo realizzerà.

    Se Gesù ci insegna a non preoccuparci e a non essere ansiosi per il nostro cibo, i nostri vestiti o il nostro futuro, ciò non significa che non dobbiamo lavorare o adempiere alle nostre responsabilità quotidiane o fare il necessario per provvedere alle nostre necessità quotidiane. Lui dice, piuttosto, che non dobbiamo essere ansiosi o timorosi al riguardo. Quando i suoi discepoli chiesero a Gesù di insegnare loro a pregare, Lui insegnò loro a dire: "Dacci oggi il nostro pane quotidiano" (Matteo 6:11). In altre parole, dobbiamo pregare per le nostre necessità quotidiane.

    Dio sa di cosa abbiamo bisogno e, come Padre celeste, ha promesso di prendersi cura delle nostre necessità. Gesù vuole che ci sia pace nel nostro cuore, che abbiamo fiducia in Lui, che sappiamo che può calmare le acque agitate delle nostre preoccupazioni e che si prenderà cura di noi. Gesù ci dice ancora oggi:

    Il vostro cuore non sia turbato; credete in Dio, e credete anche in me! Vi lascio pace; vi do la mia pace. Io non vi do come il mondo dà. Il vostro cuore non sia turbato e non si sgomenti (Giovanni 14:1, 27).

    Dio non vuole che siamo in ansia, preoccupati o stressati, ma che confidiamo nel fatto che, se lo mettiamo al primo posto nel nostro cuore e nella nostra vita e cerchiamo di fare la sua volontà, Lui si prenderà cura di noi. Ci darà la pace del cuore, della mente e dello spirito, come Paolo espresse così bene in Filippesi:

    Non siate in ansia per nessuna cosa, ma in ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio in preghiere e suppliche, accompagnate da ringraziamenti. E la pace di Dio, che supera qualsiasi immaginazione, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù (Filippesi 4:6-7).

    Il nostro Padre compassionevole

    Dio è un Padre premuroso, amorevole e compassionevole. In Salmi 103:13 la Bibbia dice: "Come un padre è pietoso verso i suoi figli, così è pietoso il Signore verso quelli che lo temono". Si preoccupa di tutto ciò che riguarda la nostra vita, con compassione.

    I discepoli ebbero una prova della compassione divina. Nella maggior parte erano pescatori di professione. Un giorno, mentre erano fuori a pescare, Gesù era stanco, così si sdraiò a un'estremità della barca e si mise a dormire. Ma poi si scatenò una tempesta, che doveva essere molto forte perché i discepoli si spaventarono.

    La barca ballava e rollava e si riempiva d'acqua. I discepoli si agitarono e svegliarono Gesù per fargli una delle domande più importanti nella vita: "Maestro, non ti importa?" (Marco 4:38).

    Voi e io poniamo questa domanda a Dio in continuazione, in mille modi: "Dio, hai visto il referto del medico? Non ti importa? Vedi in che stato è il mio matrimonio? Non ti importa? Non vedi che abbiamo pochi soldi in banca, con tutte le bollette da pagare? Non ti importa? Vedi come i miei figli vanno male a scuola? Non ti importa? Tu conosci la paura che mi attanaglia la mente e di cui non riesco a liberarmi. Non ti importa?"

    La risposta è sì, a Dio importa. Anzi, gli importa più di quanto importi a voi. Vuole aiutarvi più di quanto voi vogliate essere aiutati. Sa cosa vi aiuterà più di quanto lo sappiate voi. Ne è consapevole e si preoccupa.

    La Bibbia ci assicura: "Gettate su di lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi" (1 Pietro 5:7). […] Prendetevi del tempo oggi per gettare la vostra ansia su Dio — e confidate che la riceverà con cura e compassione". —Rick Warren4

    Gesù vuole che nel nostro cuore ci sia pace, invece di ansia o paura, e che ci fidiamo di Lui, sapendo che può calmare le acque agitate delle nostre preoccupazioni. Dio non vuole che ci sentiamo ansiosi, preoccupati o soffocati, ma che confidiamo nel fatto che se gli diamo la giusta priorità nella vita e cerchiamo di fare la sua volontà, Lui si prenderà cura di noi e provvederà alle nostre necessità. Ci darà la pace del cuore, della mente e dello spirito.

    Come cristiani, abbiamo il privilegio di vivere la vita nel contesto dell'amore e della cura di Dio per noi. Possiamo gioire del fatto che i nostri nomi sono scritti nei cieli, che siamo in unione e comunione con il nostro Padre celeste. Non importa quali difficoltà possiamo affrontare nella vita, Lui è sempre con noi. Siamo un popolo redento e benedetto che abiterà con Dio nel suo regno per sempre.

    Pensieri su cui meditare

    Gesù ci dice di "cercare prima il regno di Dio" (Matteo 6:33). Questo è il suo invito. Desiderate ardentemente la vostra dimora [celeste]. Nel suo piano tutto ruota attorno al Re e al suo regno. Lui ha scritto il copione, ha ideato le scene, dirige gli attori e conosce già l’ultimo atto: un regno eterno. "E questo è il suo scopo quando i tempi saranno maturati, egli riunirà tutte le cose, sia in cielo che in terra, sotto un unico capo: Cristo" (Efesini 1:10). —Max Lucado

    Affidiamo al Signore le nostre preoccupazioni, perché il giorno ha già abbastanza problemi così com'è. Corriamo dal Signore con le nostre emozioni, cerchiamo il suo regno e il suo controllo nella nostra vita e confidiamo nel fatto che ci darà tutto ciò di cui abbiamo bisogno per glorificarlo — per il suo perfetto piano e la sua perfetta volontà. —Stephanie Englehart

    Cercare la sovranità divina in ogni faccenda e in ogni momento della vita è un modo entusiasmante di vivere. È pieno di libertà, pace, gioia e avventura, oltre che difficoltà, e ne vale la pena. Se credete nella sovranità del vostro Padre celeste, non c’è bisogno di essere ansiosi per nessuna cosa. —John Piper

    Cosa dice la Bibbia

    "Non ci soffermiamo su ciò che vediamo adesso, ma su ciò che non vediamo, perché le cose che si vedono passano, mentre quelle che non si vedono durano per sempre" (2 Corinzi 4:18).

    "Perché il regno di Dio non consiste in vivanda né in bevanda, ma è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo" (Romani 14:17).

    "Quando ero turbato da grandi preoccupazioni, il tuo conforto ha alleviato l'anima mia" (Salmo 94:19).

    Preghiera

    Caro Padre celeste, ci presentiamo a Te con il cuore pieno di gratitudine. […] Aiutaci, Signore, a cercare innanzitutto il tuo regno in tutto ciò che facciamo. Fa’ che le nostre priorità siano allineate con la tua volontà. Fa’ che confidiamo nella tua provvidenza. Riempici di fame e sete di giustizia, sapendo che nel cercare Te troviamo vero appagamento. Noi deponiamo ai tuoi piedi le nostre preoccupazioni e i nostri affanni, nella certezza che Tu sei il nostro Padre amorevole che si prende cura di noi. Concedici la saggezza di fare scelte che ti onorano. Aiutaci a essere una luce in questo mondo. Nel nome di Gesù, ti preghiamo. Amen.5



    1 Matt Tommey, “How Do We Seek the Kingdom of God While Being Here on Earth?” Crosswalk, 8 giugno 2021, https://www.crosswalk.com/faith/bible-study/how-do-we-seek-the-kingdom-of-god-while-being-here-on-earth.html.

    2 Leif Hetland, Seeing Through Heaven's Eyes: A World View that Will Transform Your Life (Destiny Image Publishers, 2011).

    3 “What does putting God first really mean?” GotQuestions.org, 4 gennaio 2024, https://www.gotquestions.org/putting-God-first.html.

    4 Rick Warren, “God Is Aware, and He Cares”, Daily Hope, https://www.pastorrick.com/current-teaching/devotional/god-is-aware-and-he-cares-4-2025.

    5 “Seeking God First—Discovering True Fulfillment in Matthew 6:33,” Women of Faith, https://www.womenoffaith.com/blog/seeking-god-first-discovering-true-fulfillment-in-matthew-6-33.


    Pubblicato originariamente in inglese il 28 ottobre 2025.

  • Gen 13 1 Corinzi: capitolo 14 (versetti 1-25)
  • Dic 30 La vita di un discepolo, parte 4: il rapporto con Dio
  • Dic 16 La vita di un discepolo, parte 3: dimorare in Cristo
  • Dic 2 1 Corinzi: capitolo 13 (versetti 1-13)
  • Nov 18 La vita di un discepolo, parte 2: amare Dio con tutto il nostro essere
  • Nov 4 1 Corinzi: capitolo 12 (versetti 12-30)
  • Ott 21 La vita di un discepolo: introduzione
  • Ott 7 1 Corinzi: capitolo 12 (versetti 1-11)
  • Set 23 1 Corinzi: capitolo 11 (versetti 17-34)
   

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  • La Famiglia Internazionale (LFI) [The Family International – TFI] è una comunità cristiana online impegnata nella diffusione del messaggio dell’amore di Dio in tutto il mondo. Crediamo che tutti possano avere una relazione personale con Dio, mediante Gesù Cristo, che concede felicità e pace spirituale, oltre alla motivazione ad aiutare altri e a diffondere la buona novella del suo amore.

Missione

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  • L´obiettivo principale della Famiglia Internazionale è il miglioramento della qualità di vita degli altri mediante la condivisione del messaggio vivificante dell´amore, della speranza e della salvezza che troviamo nella Parola di Dio. Crediamo che l´amore di Dio — applicato a livello pratico nella nostra vita quotidiana — sia la chiave per risolvere molti dei problemi della società, anche nel mondo complesso e frenetico di oggi. Impartendo la speranza e l´orientamento che troviamo negli insegnamenti della Bibbia, crediamo di poter contribuire alla costruzione di un mondo migliore — cambiando il mondo un cuore alla volta.

Valori

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  • La ricerca dello Spirito di Dio

    Desideriamo conoscere e comprendere la verità della Parola di Dio, l’essenza della natura divina. Teniamo in gran conto i principi fondamentali della Parola scritta, l’ascoltare il Signore e il seguire la sua guida.

A proposito di LFI

LFI online è una comunità di membri della Famiglia Internazionale. LFIè una comunità cristiana internazionale impegnata a diffondere il messaggio dell'amore di Dio alle persone intorno al globo.

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Ultime serie

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Una serie di articoli che coprono i fondamenti della fede e della dottrina cristiana.
Vivere il Cristianesimo
Applicare gli insegnamenti della Bibbia alla nostra vbita di tutti i giorni a alle nostre decisioni.
Gesù - la sua vita e il suo messaggio
Principi fondamentali tratti dai Vangeli su cui costruire le nostre vite.