L’Ancora

Devozioni in formato semplice

  • Calcolare il costo

    Peter Amsterdam

    [Counting the Cost]

    Il quattordicesimo capitolo del Vangelo di Luca contiene alcune delle affermazioni più difficili che Gesù fece sul discepolato. Include la parabola della grande cena (Luca 14:16–24), che parla di quelli che antepongono i propri interessi personali alla chiamata di entrare in comunione con Dio. Il capitolo prosegue dicendo che molta gente andava con Gesù e fu a queste folle che Lui si rivolse con queste parole molto forti:

    «Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e persino la sua propria vita, non può essere mio discepolo. E chi non porta la sua croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo» (Luca 14:26–27).

    Dopo aver detto alla folla che chi voleva seguirlo doveva fare dei sacrifici, Gesù proseguì col raccontare, una di seguito all’altra, due parabole brevi ma forti sul discepolato e sul bisogno di pensare attentamente al prezzo da pagare per seguirlo.

    La prima parabola dice: «Chi di voi, infatti, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolare la spesa per vedere se ha abbastanza per poterla finire? Perché non succeda che, quando ne abbia posto le fondamenta e non la possa finire, tutti quelli che la vedranno comincino a beffarsi di lui, dicendo: "Quest'uomo ha cominciato a costruire e non ha potuto terminare" (Luca 14:28–30).

    La frase che inizia con “chi di voi” è una domanda retorica, che si aspetta che la risposta sia “nessuno”. Gesù utilizzò domande retoriche simili anche per introdurre altre parabole, come quella della pecora smarrita (Luca 15:4). (Vedi anche Luca 11:5–7; 17:7.)

    In questa parabola, è sottinteso che nessuno con un po’ di buon senso comincerebbe a costruire un edificio senza prima stimarne il costo e stabilire se ha abbastanza denaro per completarlo.

    Nelle Scritture troviamo vari riferimenti a torri. Alcuni parlano di torri costruite per scopi militari, o con analogie militari, come: «Il nome dell’Eterno è una forte torre; a lui corre il giusto ed è al sicuro (Proverbi 18:10). Altri  si riferiscono a torri usate per scopi agricoli (Isaia 5:2). I contadini utilizzavano le torri come alloggi o per tenervi gli attrezzi e i prodotti agricoli, e come punti d’osservazione per proteggere i raccolti da ladri e animali.1

     Nel contesto di questa parabola, Gesù probabilmente si riferiva a una torre utilizzata per scopi agricoli. Il padrone ha buone intenzioni. Costruire una torre gli sarà utile. Oltre a poter proteggere meglio i suoi prodotti o animali da ladri e animali predatori, si guadagnerà anche il rispetto dei vicini per aver migliorato la sua proprietà. Comunque, se quell’uomo è abbastanza sciocco da non valutarne il costo e calcolare se ha abbastanza risorse per completare la torre, è visto come uno stupido e sarà messo in ridicolo.

    Nella cultura di quei tempi, era molto importante essere considerato una persona d’onore, mentre la vergogna doveva essere evitata a ogni costo. La conseguenza di un progetto malfatto sarebbe stata che tutti quelli che avrebbero visto l’edificio incompleto avrebbero schernito l’uomo evidenziando il suo fallimento e la sua stoltezza. Dicendo che l’uomo che non aveva calcolato il costo della costruzione sarebbe stato preso in giro, era sottinteso che avrebbe perso il suo prestigio, sarebbe diventato lo zimbello del paese e si sarebbe messo in ridicolo.

    Gesù sfidava le persone a cui chiedeva di seguirlo a pensare bene all’impegno che stavano per prendersi e al ciò che comportava — a valutare il costo del discepolato e a prendere decisioni sagge e ponderate, invece di un impegno che non sarebbero state in grado di rispettare.

    La storia parallela a questa parabola dice: «Oppure, qual è il re che, partendo per muovere guerra a un altro re, non si sieda prima a esaminare se con diecimila uomini può affrontare colui che gli viene contro con ventimila? Se no, mentre quello è ancora lontano, gli manda un'ambasciata e chiede di trattare la pace» (Luca 14:31–32).

    Anche se questa seconda parabola esprime lo stesso concetto della prima, la decisione del re mette a repentaglio la vita di diecimila uomini, oltre alla sua, quindi la posta in gioco è molto più alta. L’uomo che non calcola il costo della torre si espone soltanto al ridicolo e alla vergogna, mentre il re affronta la possibilità di perdere la vita di molti soldati e perfino il suo regno.

    Sebbene nella seconda parabola i rischi fossero molto più grandi, il concetto espresso è lo stesso. Il re deve valutare saggiamente la situazione. Ha solo la metà dei soldati del suo avversario. Per vincere, le sue troppe dovrebbero essere molto più abili dei soldati da affrontare. Dovrebbero essere anche eccezionalmente coraggiosi per affrontare con fiducia un esercito grande il doppio del loro.

    Inoltre, dovrebbe anche considerare la possibilità di avere qualche altro vantaggio — familiarità con il terreno, condizioni meteorologiche, linee di rifornimento migliori o una popolazione civile più favorevole e così via — per compensare la disparità numerica. Il re deve decidere se esistono le condizioni perché i suoi soldati possano vincere e se è una battaglia che vale la pena di combattere.

    La prima parabola indica che chi considera di diventare discepolo di Gesù dovrebbe “calcolare il costo”, per vedere se ha le doti necessarie per essere un discepolo. La seconda parabola consiglia di pensar bene alle possibilità di successo prima di prendere una decisione importante come impegnarsi nel discepolato. Entrambe le parabole stimolano la persona che contempla il discepolato a valutare la propria situazione, così che quando prenderà la decisione di seguire Gesù lo farà dopo averci pensato per bene. È una chiamata a prendere una decisione attenta e essere determinati quando ci s’impegna al discepolato.

    Quando leggiamo che Gesù chiamò i suoi primi discepoli, siamo colpiti dalla prontezza con cui abbandonarono tutto e lo seguirono.

    «Or Gesù, camminando lungo il mare della Galilea, vide due fratelli: Simone detto Pietro e Andrea suo fratello, i quali gettavano la rete nel mare, poiché erano pescatori; e disse loro: «Seguitemi e io vi farò pescatori di uomini». Or essi, lasciate prontamente le reti, lo seguirono. E, proseguendo il cammino, vide due altri fratelli: Giacomo, il figlio di Zebedeo e Giovanni suo fratello, nella barca con Zebedeo loro padre, i quali riassettavano le reti; e li chiamò. Ed essi, lasciata prontamente la barca e il padre loro, lo seguirono (Matteo 4:18–22).

    Anche se lo seguirono immediatamente dopo il suo invito, non doveva necessariamente essere la prima volta che lo incontravano. Nel Vangelo di Giovanni leggiamo che Andrea, fratello di Simon Pietro, incontrò Gesù e passò la giornata con Lui (Giovanni 1:38–42). La mattina dopo incontrò suo fratello Pietro e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» (Giovanni 1:41). Non ci sono indicazioni che Pietro o Andrea l’abbiano seguito in quel momento. In Luca leggiamo che Gesù stava insegnando sulle sponde del lago di Gennesaret quando notò due barche vicino alla riva e dei pescatori sulla piaggia che pulivano le reti. Gesù salì su una delle barche che apparteneva a Simone (Pietro). Quando finì d’insegnare disse a Simone di uscire dove l’acqua era più profonda e gettare le reti. Simone lo fece e pescò un gran numero di pesci, così chiese ai suoi soci, Giacomo e Giovanni, di salire in barca e aiutarlo. È a questo punto che leggiamo che Pietro lasciò ogni cosa e seguì Gesù (Luca 5:1–11).

    In altri punti dei Vangeli vediamo esempi di come Gesù mise in guardia quelli che volevano seguirlo, indicando il costo del discepolato:

    «Allora uno scriba, accostatosi, gli disse: “Maestro, io ti seguirò dovunque tu andrai”. E Gesù gli disse: “Le volpi hanno delle tane, e gli uccelli del cielo dei nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha neppure dove posare il capo”. Poi un altro dei suoi discepoli gli disse: “Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre”. Gesù gli disse: “Seguimi, e lascia che i morti seppelliscano i loro morti» (Matteo 8:19–22).

    A Gesù non interessava che le masse lo seguissero. Cercava chi lo avrebbe seguito, non per la sua popolarità o perché sfamava le folle e operava miracoli, ma perché credeva profondamente in chi Lui era e nella verità che insegnava. Li avvertì delle possibili conseguenze del discepolato, di pensare alle esigenze che avrebbe richiesto e di accertarsi di comprenderne i requisiti. Poi, dopo aver preso in considerazione tutte le potenziali difficoltà, le prove e i sacrifici, li invitò a prendere la decisione consapevole di seguirlo. Non stava cercando di scoraggiare la gente dal diventare discepoli, ma la incoraggiava a prenderne attentamente in considerazione il significato.

    Fare la scelta di seguire Gesù vuol dire scegliere di ristrutturare la nostra vita secondo i suoi insegnamenti. Significa cambiare il nostro modo di pensare, dando le giuste priorità a ciò cui dedichiamo il nostro tempo, la nostra energia e il nostro denaro. Cambia i rapporti che abbiamo con gli altri e il nostro modo di interagire con loro, perché ci viene chiesto di diventare meno egocentrici. È una richiesta a riorganizzare radicalmente la nostra vita, tanto da essere disposti a soffrire ridicolo, discriminazione o persecuzione per la nostra fede (Matteo 5:10–12). È un impegno per tutta la vita, che richiede una decisione appassionata di seguirlo.

    La scelta di essere un seguace di Gesù è la decisione migliore e più importante che si possa fare, perché non solo migliora la nostra vita adesso, ma per tutta l’eternità. E se siamo fedeli a condividere il messaggio di Gesù sulla salvezza, renderà migliore anche la vita degli altri.

    Pubblicato originariamente nel gennaio 2018.
    Adattato e ripubblicato sull’Ancora in inglese il 24 agosto 2026.


    1 Arland J. Hultgren, The Parables of Jesus (Grand Rapids: Eerdmans, 2000), 139.

  • Ago 22 Fede per il sostegno finanziario
  • Ago 18 La generosità divina
  • Ago 17 Adattarsi ai cambiamenti nelle stagioni della vita
  • Ago 15 Gioia in mezzo alle avversità
  • Ago 14 La sua presenza nelle tempeste della vita
  • Ago 12 Lezioni di guida da 2 Corinzi 5
  • Ago 10 Nuova vita in Cristo
  • Ago 7 Cercare e salvare le anime smarrite
  • Ago 4 Non smarrirti
   

L’Angolo dei Direttori

Studi biblici e articoli che edificano la fede

  • La vita di un discepolo, parte 8: fare discepoli

    [The Life of Discipleship: Discipling Others]

    Con l’ultimo grande incarico che diede ai discepoli, mentre stava per ascendere al cielo, Gesù affidò loro la missione di evangelizzare e fare discepoli. «Andate dunque e fate discepoli di tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato» (Matteo 28:19-20). Come suoi discepoli, anche noi siamo chiamati a fare discepoli, a insegnare ad altri la fede cristiana e aiutarli a crescere nel loro discepolato.

    Insegnare alle persone chi è Gesù e aiutarle a crescere nella fede è essenziale per la continuità della fede ed è così che il cristianesimo viene portato nel futuro. Gesù trascorse circa tre anni a istruire i suoi seguaci e prepararli a continuare la sua opera e a diffondere la fede dopo la sua morte e risurrezione. Se i discepoli non fossero stati fedeli all’insegnamento di «insegnare ad altri a insegnare ad altri» (2 Timoteo 2:2), il messaggio sarebbe scomparso entro la loro generazione. Fare discepoli e insegnare ad altri sono elementi importanti del discepolato e del proseguimento della fede.

    C’è una differenza tra predicare il Vangelo e insegnare. Il termine greco usato nel Nuovo Testamento per predicare significa rendere pubblico, proclamare apertamente. Alcune delle definizioni del termine greco del Nuovo Testamento usato per insegnare sono impartire istruzioni, instillare dottrine. Lungo tutto il suo ministero Gesù fece entrambe le cose: predicò e insegnò, come indica Matteo 11:1: «Quando Gesù ebbe finito di dare istruzioni ai suoi dodici discepoli, se ne andò di là per insegnare e predicare nelle loro città».

    Gesù proclamò la Buona Novella e i suoi insegnamenti alle folle, e insegnò anche a singoli individui, come vediamo nel caso di Nicodemo (Giovanni 3:1-12) e della Samaritana al pozzo (Giovanni 4:7-30). Dichiarò che la sua missione era predicare e proclamare il regno di Dio. «Bisogna che io annunci la buona notizia del regno di Dio [...] perché per questo sono stato mandato» (Luca 4:43). Con i suoi insegnamenti formò discepoli in varie situazioni e contesti, e insegnò a quelli che a loro volta avrebbero formato altri discepoli, in modo che il processo potesse ripetersi più e più volte, persona dopo persona, secolo dopo secolo.

    Proclamare la buona notizia e guidare le persone alla salvezza mediante la fede in Cristo le pone sulla via del discepolato. Aiutare qualcuno a crescere nella fede e nel discepolato è un ulteriore passo avanti ed è importante per rafforzare i nuovi credenti e la loro vita spirituale. La storia e la crescita del cristianesimo in tutto il mondo si sono basate sulla condivisione della fede da parte dei credenti e sulla formazione di discepoli, che a loro volta condivideranno la loro fede e formeranno altri discepoli.

    Evangelizzare e fare discepoli sono fondamentali per la crescita e la continuità del cristianesimo. Se i credenti non proclamano la buona notizia, se non aiutano gli altri a crescere nella fede e a portare avanti la missione di Cristo, non possiamo adempiere alla nostra chiamata a essere la luce del mondo (Matteo 5:14).

    Cosa significa «fare discepoli»? I seguenti brani estratti da vari articoli ci forniscono utili definizioni:

    Fare discepoli indica un rapporto in cui camminiamo insieme ad altri discepoli per incoraggiarci, prepararci e sfidarci a vicenda con amore a crescere verso la maturità in Cristo. Ciò include anche preparare il discepolo perché insegni ad altri. —Greg Ogden1

    L’espressione «fare discepoli» è un termine che viene usato molto spesso, ma significa semplicemente aiutarsi a vicenda in modo deliberato a crescere in conformità con Gesù. Fare discepoli è una funzione deliberata perché cerca di aiutare individui specifici a crescere in maniera specifica verso la pietà. La funzione del fare discepoli è reciproca perché non è una strada a senso unico con un saggio da una parte e uno studente dall’altra. Ogni cristiano ha bisogno di una formazione spirituale e ogni cristiano è dotato dallo Spirito del necessario a edificarsi a vicenda (Giuda 1:20; Efesini 4:12; 1 Pietro 2:5).

    Non è necessario essere un guru per fare discepoli, basta essere disponibili. Non è necessario essere un teologo, basta essere un tramite di grazia per gli altri discepoli. Fare discepoli è un compito per dei comuni seguaci di Gesù, acquistati dal suo sangue e imperfetti. Quindi, cristiani, impegniamoci a fare discepoli gli uni degli altri! —Tony Shepherd2

    Non è necessario avere grandi doti di insegnante della Bibbia o avere una profonda conoscenza della dottrina cristiana per fare discepoli. Formare discepoli significa fare tutto il possibile per aiutare gli altri nel loro percorso spirituale e sforzarsi di essere un modello di Cristo. Non tutti sono insegnanti dotati, ma tutti dovremmo imparare a condividere la nostra fede in Dio e nel suo amore e aiutare gli altri ad aumentare la loro comprensione di Gesù, della salvezza e dei fondamenti della fede. Si può anche studiare la Bibbia o altro materiale di lettura cristiano insieme ad altri per aiutarli a crescere nella fede.

    Potreste non avere tutte le risposte a possibili domande poste da una persona nuova alla fede o da qualcuno che sta attraversando un periodo di crisi di fede, ma potete aiutarli a cercare le risposte nella Bibbia o mediante le lezioni di bravi insegnanti della Bibbia, oppure potete condividere ciò che avete imparato attraverso la vostra esperienza personale nel vostro cammino con il Signore. Potete pregare con loro e così facendo aiutarli a imparare a pregare e a rivendicare i versetti della Bibbia.

    Il discepolato è un processo che dura una vita, poiché veniamo progressivamente trasformati nell’immagine di Cristo «di gloria in gloria» (2 Corinzi 3:18). Formare qualcuno come discepolo non significa necessariamente guidarlo in ogni fase della sua vita cristiana, ma piuttosto condividere con lui la vostra esperienza e la vostra fede e indirizzarlo al Signore e alla sua Parola. L’obiettivo è fare in modo che il tempo che trascorrete con lui lo aiuti ad accrescere la sua comprensione e il suo rapporto con Dio e a rafforzare la sua fede.

    Fare discepoli non deve necessariamente essere una lezione formale; può essere la condivisione di un momento di comunione spirituale. Può essere il rispondere alle domande delle persone, pregare con loro nei momenti di difficoltà e aiutarle a trovare risposte ai loro dubbi. Può essere camminare al loro fianco in momenti tragici o luttuosi, riflettendo su di loro l’amore e il conforto di Cristo.

    Gesù dedicò gran parte del suo ministero a formare consapevolmente i suoi convertiti. Sono i discepoli che portano avanti e diffondono la fede e poiché l’obiettivo è fare discepoli di tutte le nazioni, formare altri discepoli è una parte importante del Grande Mandato. La formazione e l’insegnamento rendono più forti i cristiani che giungono alla fede nel Signore. È nell’insegnamento, nel radicare le persone nella fede, nella comprensione delle dottrine cristiane fondamentali, nell’esperienza della presenza di Gesù e nello sviluppo di un cammino più vicino a Dio, che i discepoli crescono nel loro discepolato.

    Discepoli che fanno discepoli

    Fin dall’inizio del cristianesimo, la naturale conseguenza dell’essere discepoli di Gesù è sempre stata quella di fare [altri] discepoli di Gesù. «Seguitemi», disse Gesù, «e vi farò pescatori di uomini» (Matteo 4:19). Era una promessa: Gesù avrebbe preso i suoi discepoli e li avrebbe trasformati in formatori di discepoli. Ed era un comando: disse a ciascuno dei suoi discepoli di andare e fare discepoli di tutte le nazioni, battezzandoli e insegnando loro ad obbedirgli (Matteo 28:19-20). Il disegno di Dio è stato fin dall’inizio che ogni singolo discepolo di Gesù facesse discepoli che facessero discepoli che facessero discepoli fino a quando il Vangelo non si fosse diffuso a tutti i popoli.

    Fece in modo che tutto il suo popolo potesse conoscere la sua gioia mentre condivide il suo amore, diffonde la sua Parola e moltiplica la sua vita tra tutti i popoli della terra. È questo il grande scopo per cui siamo stati creati: godere della grazia di Cristo mentre diffondiamo il Vangelo di Cristo da dove viviamo fino ai confini della terra. E vale la pena di dedicare la nostra vita a realizzare questo scopo. Ne vale la pena per miliardi di persone che ancora non conoscono la misericordia e la maestà di Dio in Cristo. E ne vale la pena per te e per me, perché siamo stati creati per essere discepoli che fanno discepoli, fino al giorno in cui vedremo il volto di Colui che seguiamo e, insieme a tutte le nazioni, saremo da Lui saziati per tutta l’eternità. —Francis Chan & Mark Beuving3

    Agenti della trasformazione evangelica

    Dopo la sua risurrezione e verso la fine del suo ministero terreno, Gesù affidò ai suoi discepoli l’incarico che oggi conosciamo come il Grande Mandato, una dichiarazione carica di implicazioni. […]

    «Andate dunque, e fate discepoli di tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutte le cose che io vi ho comandato. Or ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine dell’età presente. Amen» (Matteo 28:19-20).

    Andate. Fate discepoli. Battezzate. Insegnate. Ispirate.

    In verità, nulla scioglie il freddo pungente di un mondo caduto più rapidamente del calore esponenziale di una persona che fa un discepolo, due che ne fanno altri due, quattro che ne fanno altri quattro, fino a quando nuovi credenti maturi spuntano e si diffondono a macchia d’olio. […]

    Questo sviluppo della crescita e dei principi spirituali tra il popolo di Dio, specialmente quando applicato ai cuori appassionati dei nuovi cristiani, popola la chiesa di ribelli formati biblicamente, il cui amore per ritrovare i figli di Dio perduti è pari solo al nutrire i suoi figli ritrovati. —Ed Stetzer4

    La chiamata di Dio è proclamare il Vangelo, condividere il suo amore e la sua verità con gli altri e aiutare le persone a crescere nel loro discepolato. Ma dove, come e a chi realizzare il suo Grande Mandato dipende da dove Dio vi ha posto, dalla vita che vi ha chiamati a condurre e dalle persone che ha messo sul vostro cammino. Condividere la buona notizia e fare discepoli dei nuovi credenti avviene nel nostro quartiere, nella nostra comunità, sul nostro posto di lavoro, all’università, in un campo missionario straniero, in un’organizzazione non profit locale, ovunque Dio ci abbia posto. Gesù stesso ci ha incaricati di aiutare gli altri a diventare discepoli. I discepoli fanno discepoli.

    Fare discepoli non comporta un rapporto formale, ma di amicizia. Gesù chiamava amici quelli che stava trasformando in discepoli: «Vi ho chiamati amici, perché vi ho fatto conoscere tutte le cose che ho udite dal Padre mio» (Giovanni 15:15). L’aspetto dell’amicizia è molto importante. Ci sono molti modi pratici per creare momenti di amicizia con le persone che state evangelizzando e trasformando in discepoli, come invitarle a prendere un caffè, invitarle a cena, andare a fare una passeggiata o avviare un gruppo di preghiera o un piccolo gruppo di studi biblici.

    Quando accompagnate una persona nel suo percorso spirituale, contribuite ad aiutarla a formare un rapporto più profondo con Dio. I brani di questo articolo lo esprimono bene:

    Discepolato nell’amicizia

    Fare discepoli non è solo compito della cosiddetta élite spirituale, ma è compito di ogni discepolo (Matteo 28:18-20). I discepoli fanno discepoli.

    È utile ricordare che Gesù chiamò amici i suoi discepoli (Giovanni 15:12-15). È un fatto sorprendente. Sulla croce, l’ira di Dio si abbatté sul Figlio, affinché noi potessimo essere amici di Dio. Quando il Figlio di Dio ti ha chiamato al discepolato, ti ha chiamato all’amicizia con lui. Sentire l’amicizia di Gesù attraverso la sua Parola, la preghiera e il suo popolo significa vivere il discepolato (Giovanni 15:7-11). Fare discepoli, quindi, significa invitare anche altri a essere amici di Gesù. Significa chiedersi: «Come posso aiutare questa persona a conoscere e ad amare Gesù di più?».

    Essere discepoli spesso significa semplicemente essere presenti. Significa pregare insieme a qualcuno durante una riunione. Significa discutere di ciò che hai imparato dal sermone. Significa cantare a voce abbastanza alta da incoraggiare le persone intorno a te, anche se non hai una voce da corista. Significa condurre una vita cristiana in modo da essere un esempio di Cristo e invitare gli altri a viverla insieme a te. Per fortuna, la crescita spirituale degli altri è in ultima analisi opera di Dio, nonostante i nostri sforzi imperfetti di fare discepoli (1 Corinzi 3:6-7). Non dobbiamo essere una fonte di completa saggezza spirituale. Né abbiamo bisogno di una laurea in teologia o di anni di esperienza in pastorale vocazionale. Quando facciamo discepoli, aiutiamo semplicemente gli altri a incrementare la loro amicizia con Gesù condividendo e modellando ciò che abbiamo imparato attraverso la Parola di Dio nella nostra amicizia con Gesù. —Quina Aragon5

    La vita spirituale di una persona è come un viaggio. Il punto di partenza di ogni persona sarà diverso. Il Signore potrebbe chiamarti a camminare al fianco di qualcuno per un po’, per trasmettere il suo amore, la sua verità e la sua Parola e condividere la comunione. Potresti seminare o annaffiare, aiutandoli a diventare discepoli o aiutandoli a crescere nel loro discepolato, se si trovano a un punto del viaggio in cui sono pronti a dedicarsi maggiormente a Dio. Tu sei lì per aiutare, per dare loro consigli quando lo chiedono, per condividere con loro i principi di Dio, per aiutarli a comprendere la sua Parola e le sue vie, per incoraggiarli e sostenerli, per condividere con loro il tuo percorso di vita come discepolo.

    Insegnare e fare da guida spirituale a qualcuno richiede tempo, ma quando riusciamo a guidare efficacemente anche una sola persona, è tempo ben speso. Potremmo essere inclini a valutare il nostro successo nel guidare spiritualmente gli altri in base al numero di persone che aiutiamo nel loro percorso della fede, ma questo non è un metro di misura accurato. Dobbiamo solo fare ciò che Dio ci chiede, testimoniare e guidare spiritualmente quelli che Lui mette sul nostro cammino, pregare e confidare che lo Spirito Santo opererà nella loro vita.

    Francesco d’Assisi una volta disse: «Il nostro cammino per andare a predicare è inutile se il nostro cammino non è la nostra predicazione». La nostra forza e la nostra motivazione per condividere Gesù con gli altri inizia con il nostro amore per Lui e il nostro rapporto con Lui. La capacità del cristiano di vivere la vita di un discepolo, di testimoniare e di fare da guida spirituale per gli altri nasce quando fa le cose che Dio ha chiesto ai discepoli di fare, per esempio modellare la nostra vita secondo la sua Parola e seguire l’esempio di Gesù. (Vedi le parti 1-4 della serie La vita di un discepolo). Tutto inizia con l’individuo: l’individuo che lo ama e vive secondo i suoi principi, che poi ha anche la convinzione, la spinta, il desiderio di testimoniare e proclamare la Buona Novella e di far parte del processo di formazione dei discepoli.

    Ognuno di noi ha delle opportunità, una rete di contatti, un ambiente in cui può entrare in contatto con gli altri e rafforzare la loro fede, la loro speranza e il loro spirito vivendo il suo discepolato e applicando i principi del discepolato alle sue relazioni. Lo stesso Gesù ci incarica di aiutare gli altri a diventare discepoli. Come discepoli, amiamo, crediamo e seguiamo gli insegnamenti di Gesù e contribuiamo anche a diffondere gli insegnamenti, la Parola di Dio, aiutando altri e insegnando loro a crescere nel discepolato.

    Pensieri su cui riflettere

    Ogni cristiano dovrebbe aiutare i non credenti a diventare credenti mostrando loro Cristo. Questo è fare un discepolo. E ogni cristiano dovrebbe aiutare gli altri credenti a crescere sempre più nella maturità. Questo è fare un discepolo. —John Piper

    I discepoli si moltiplicano. Una delle ultime cose che Gesù disse ai suoi discepoli prima della sua ascensione fu di «andare e fare discepoli di tutte le nazioni» (Matteo 28:19). Questo implica l’evangelizzazione, ovvero condividere il Vangelo ed esortare le persone a pentirsi e a credere in Cristo, ma implica anche il discepolato. I cristiani dovrebbero impegnarsi attivamente nella formazione di persone che a loro volta formeranno altre persone. È il modello che vediamo nel ministero di Gesù: Egli formò undici uomini che trascorsero il resto della loro vita come formatori di discepoli, formando altri affinché diventassero a loro volta formatori di discepoli, e così via. —Got Questions6

    Quando saremo trasformati a sua immagine, gli altri vedranno Gesù in noi e conosceranno la forza che distrugge le paure e i dubbi e dà loro speranza. In 1 Corinzi 11:1, l’apostolo Paolo esorta: «Seguite il mio esempio, come io seguo l’esempio di Cristo». Non c’è modello migliore di Gesù per fare discepoli! Egli insegnò ai suoi seguaci a trasformare altri in discepoli, dando loro l’esempio con la sua vita. —Shawn D. Anderson

    Cosa dice la Bibbia

    «Il vangelo è in mezzo a voi, e nel mondo intero porta frutto e cresce, come avviene anche tra di voi dal giorno che ascoltaste e conosceste la grazia di Dio in verità» (Colossesi 1:6).

    «Un discepolo non è da più del maestro; ma ogni discepolo ben preparato sarà come il suo maestro» (Luca 6:40).

    «Dio ha voluto far loro conoscere quale sia la ricchezza della gloria di questo mistero fra gli stranieri, cioè Cristo in voi, la speranza della gloria, che noi proclamiamo, esortando ciascun uomo e ciascun uomo istruendo in ogni sapienza, affinché presentiamo ogni uomo perfetto in Cristo» (Colossesi 1:27-28).

    Una preghiera

    Padre celeste, grazie per avermi dato uno stile di vita che mi permette di fare discepoli in Cristo Gesù. Mentre affronto ogni momento di questa giornata, aiutami ad amare te e le persone che incrociano il mio cammino. […] Aiutami a non perdermi le avventure che mi stai mettendo davanti per vivere e proclamare la Buona Novella di Gesù oggi. Indirizza il mio cuore a te e alle persone cui desideri che mi avvicini per stringere amicizie che formino discepoli simili a Gesù. Con la tua Parola e il tuo Spirito, trasformami in un seguace di Gesù che ama te, ama le persone e forma discepoli. Nel nome di Gesù, amen.7


    1 Greg Ogden, Transforming Discipleship (InterVarsity Press, 2016).

    2 Tony Shepherd, “Disciple Others”, 9Marks.org, March 30, 2021, https://www.9marks.org/article/disciple-others/.

    3 Francis Chan and Mark Beuving, Multiply: Disciples Making Disciples (David C. Cook, 2012).

    4 Ed Stetzer, Subversive Kingdom: Living as Agents of Gospel Transformation (B&H Publishing Group, 2012).

    5 Quina Aragon, “But I’ve Never Been Discipled”, The Gospel Coalition, August 8, 2020, https://www.thegospelcoalition.org/article/never-been-discipled/.

    6 “What is Christian discipleship?” GotQuestions.org, https://www.gotquestions.org/Christian-discipleship.html.

    7 “Disciplemaker’s Prayer”, Cadre Missionaries, https://www.cadremissionaries.com/disciplemakers-prayer.


    Pubblicato originariamente in inglese il 17 marzo 2026.

  • Apr 28 1 Corinzi: capitolo 15 (versetti 37-58)
  • Apr 21 La vita di un discepolo, parte 8: Comunicare la nostra fede
  • Apr 7 1 Corinzi, capitolo 15 (versetti 20-36)
  • Mar 24 La vita di un discepolo, parte 7: servire Dio servendo gli altri
  • Mar 10 1 Corinzi: capitolo 15 (versetti 1-19)
  • Feb 24 La vita di un discepolo, parte 6: Amore per gli altri
  • Lug 14 La vita di un discepolo, parte 12: discepolato quotidiano
  • Giu 23 La vita di un discepolo parte 11: condividere le nostre risorse
  • Giu 9 La vita di un discepolo, parte 10: la nostra vita lavorativa
   

Dottrine

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  • La Famiglia Internazionale (LFI) [The Family International – TFI] è una comunità cristiana online impegnata nella diffusione del messaggio dell’amore di Dio in tutto il mondo. Crediamo che tutti possano avere una relazione personale con Dio, mediante Gesù Cristo, che concede felicità e pace spirituale, oltre alla motivazione ad aiutare altri e a diffondere la buona novella del suo amore.

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