L’Ancora

Devozioni in formato semplice

  • Vivere il cammino della fede

    Parole di Gesù

    [Living the Walk of Faith]

    Quando dovrai attraversare le acque, io sarò con te; quando attraverserai i fiumi, essi non ti sommergeranno. —Isaia 43:2

    I cambiamenti nella vita possono essere difficili, specialmente quando arrivano in un momento in cui ti senti a tuo agio e a posto con la situazione attuale. I cambiamenti che alterano la vita spesso ti mettono alla prova e ti indirizzano verso un nuovo modo di fare le cose che alla fine renderà la vita più facile o servirà meglio agli obiettivi che ho per te nella fase attuale della tua vita.

    Fare il primo passo, però, può essere duro, specialmente quando è difficile vedere i benefici immediati del cambiamento che hai davanti. È importante prendere decisioni sagge in preghiera, affidando ogni aspetto della situazione a Me e cercando la mia guida. Poi confida in Me per il risultato e vai avanti per fede.

    I sacerdoti che trasportarono l’Arca dell’Alleanza attraverso il fiume Giordano dovettero fare il primo passo nelle acque per fede, confidando che le acque si sarebbero aperte davanti a loro come Giosuè aveva detto. E nell’istante in cui entrarono nell’acqua, il fiume si prosciugò e loro ebbero via libera per attraversarlo (Giosuè 3:14-17).

    Quando ci sono cambiamenti nella tua vita, una volta presa la decisione, fai semplicemente il primo passo, fidandoti che Io sarò con te e che, anche se tu dovessi affrontare fiumi di difficoltà, non ne sarai travolta. Metti la tua mano nella mia e Io sarò per te più di una lampada e meglio di una via conosciuta. Ti ho creata, ti ho redenta e ti ho chiamata per nome. Tu sei mia (Isaia 43:1). Ho uno scopo per ogni fase della tua vita, senza eccezioni.

    Affrontare una perdita

    Beati gli afflitti, perché saranno consolati. —Matteo 5:4

    Quando subisci la perdita di un caro amico, di una persona che ti ha fatto sentire amata e speciale, può essere un momento difficile ed è naturale provare dolore e tristezza. Un vero amico è comprensivo e si preoccupa per te, per ciò che provi e per ciò che è importante per te. Vede in te le qualità che meritano di essere amate e ammirate e perdona i tuoi difetti e le tue debolezze.

    Capisco che possa essere difficile andare avanti nella vita quando si perde un amico caro. Ti manca, ed è naturale che ti manchino i momenti speciali trascorsi insieme. C’è un tempo per piangere e arriverà un tempo per essere consolata dal tuo dolore (Ecclesiaste 3:1-4).

    Ci sono altre persone intorno a te che hanno bisogno di te, del tuo amore e della tua amicizia. Forse non proverai lo stesso tipo di amicizia o affetto che avevi con quella persona speciale, ma c’è gioia nel fare amicizia con gli altri, nel conoscerli, nell’aiutarli e nel condividere con loro parte della tua vita.

    Continuerai a sentire la mancanza delle persone a te più care quando se ne andranno, ma ti sentirai meno sola, e Io opererò attraverso di te per benedire la vita degli altri quando apri una comunicazione per fede per costruire nuove amicizie e relazioni. La vera amicizia è una benedizione dalla mia mano; l’amore e la gentilezza che condividi con gli altri sono un segno e una testimonianza del mio amore per loro.

    Rimanere legati alla Parola di Dio

    Tutta la Scrittura infatti è ispirata da Dio e utile per insegnare, convincere, correggere e formare alla giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona. —2 Timoteo 3:16–17

    A volte può sembrare impossibile sopravvivere spiritualmente su questa terra senza essere sopraffatti dallo spirito del mondo. Il mondo non solo ti circonda fisicamente, ma con la tecnologia moderna è anche dentro casa tua e nel tuo posto di lavoro e può facilmente invadere la tua vita quotidiana. Quindi, come puoi rispettare la mia chiamata a essere «nel mondo ma non del mondo» (Giovanni 17:14–16) quando il mondo è diventato così pervasivo e sembra insinuarsi in ogni spazio e ogni angolo?

    Immagina di essere un astronauta in missione nello spazio profondo. Hai la tua navetta spaziale e al suo interno c’è ossigeno, ma la missione è carica di pericoli e i rischi professionali abbondano. Ci sono milioni di chilometri di spazio intorno a te. Quando devi uscire dalla navetta, le probabilità di essere inghiottiti da quella oscurità infinita possono sembrare elevate.

    Ma la realtà è che non ti perderai nello spazio finché il cavo che ti collega alla navicella sarà al suo posto, impedendoti di fluttuare via. Allo stesso modo, per quanto lo spirito del mondo possa sembrare onnipresente nel mondo di oggi, non ti sopraffarà finché rimarrai attaccato a Me e alla mia Parola.

    Finché sei nel mondo, devi filtrare ciò che permetti al mondo di entrare nel tuo modo di pensare e nella tua mentalità. Devi farlo deliberatamente, non devi permettere che le icone e le tendenze culturali, gli ideali e le norme del mondo trasmesse attraverso la tecnologia e il flusso infinito di informazioni diventino parte di te. Non amare il mondo né le cose del mondo. Questo mondo e tutti i suoi desideri passeranno, ma chiunque fa la mia volontà e mi segue rimarrà per sempre (1 Giovanni 2:15-17).

    Sbattuti e strizzati

    Carissimi, non vi stupite per l’incendio che divampa in mezzo a voi per provarvi, come se vi accadesse qualcosa di strano. Anzi, rallegratevi in quanto partecipate alle sofferenze di Cristo, perché anche al momento della rivelazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare. —1 Pietro 4:12-13

    Non pensare che sia strano il fuoco della prova che stai attraversando, poiché fa parte del processo di santificazione e purificazione che tutti i miei seguaci devono sopportare. Tutti attraverseranno momenti difficili in diversi momenti della vita.

       Quando metti i vestiti nella lavatrice, la macchina li scuote in una direzione e poi nell’altra, ed è proprio quel movimento avanti e indietro che li pulisce. Poi, dopo il risciacquo, vengono centrifugati ad alta velocità; i vestiti vengono schiacciati contro le pareti della lavatrice fino a quando non sono completamente strizzati.

    Quindi non sorprenderti e non pensare che sia strano se ti sembra che la tua vita sia sballottata, centrifugata, strizzata e schiacciata. Se ti sembra che il processo non abbia fine, abbi fiducia nel fatto che ti amo e che sono con te. Anche se in quel momento il processo di «lavaggio» non sembra piacevole, tuttavia produrrà un frutto di giustizia e di pace nella tua vita (Ebrei 12:11).

    Raggiungere i perduti

    Riesci a sentire le invocazioni e gli aneliti delle tante persone perdute che ti circondano? Sono povere nello spirito, affamate delle mie parole di verità e di vita e delle risposte alle difficili domande della vita. Accetterai la sfida di camminare nel mio amore e tendere la mano per aiutare chi ha bisogno?

    Sebbene tutti affrontino delle difficoltà nella vita, molte persone non salvate hanno molte più difficoltà ad affrontare gli alti e bassi della vita di quanto possa sembrare a prima vista. Quando affronti le prove della vita, o una perdita o una tragedia, puoi trovare conforto nella consapevolezza che Io ti amo e che, qualunque cosa tu debba affrontare, tutte le cose coopereranno al tuo bene (Romani 8:28), ma per molte persone del mondo che non mi conoscono c’è poco conforto, a volte nessuno.

        Sii fedele nel tendere la mano e condividere il mio amore con gli altri oggi. Così facendo, conoscerai la vera gioia di servirmi pienamente. Nessuna felicità terrena potrà mai sostituire quella gioia.

    Pubblicato originariamente nel 2001. Adattato e ripubblicato sull’Ancora in inglese il 16 febbraio 2026.

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  • Feb 12 Investire nella nostra crescita spirituale
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  • Feb 5 Diffondere la buona novella, un cuore alla volta
  • Feb 2 L’invito al perdono
  • Gen 31 La meravigliosa grazia divina
  • Gen 30 Meraviglie eterne
  • Gen 28 Seguire le indicazioni divine
   

L’Angolo dei Direttori

Studi biblici e articoli che edificano la fede

  • 1 Corinzi; capitolo 14 (versetti 26-40)

    [1 Corinthians: Chapter 14 (verses 26–40)]

    Nella prima parte di 1 Corinzi 14, Paolo sottolinea che la ricerca dei doni spirituali deve essere finalizzata all’edificazione della chiesa e dei credenti. Ricorda anche ai credenti che le riunioni di culto dovrebbero essere condotte in modo da servire da testimonianza ai non credenti. Paolo continua a trattare questi temi in questa sezione finale del capitolo.

    Che fare dunque, fratelli? Quando vi radunate ognuno può avere un salmo, un insegnamento, una rivelazione, un discorso in lingue, il dono di interpretarle. Ma tutto si faccia per l’edificazione (1 Corinzi 14:26).

    Per la terza volta in questo capitolo, Paolo si riferisce ai Corinzi come fratelli. Con le parole “che fare dunque?”, chiede loro di considerare quali conclusioni trarre dalla discussione precedente. La risposta è che tutto deve essere fatto in modo ordinato, per l’edificazione dei credenti. Iniziando a definire questo aspetto, prescrive loro di presentarsi al culto preparati a esercitare i loro doni spirituali, che si tratti di un inno oppure di una lezione, di una rivelazione, di un messaggio in lingue o di un’interpretazione.

    Insegnamento probabilmente si riferiva alla predicazione e a varie istruzioni. Rivelazione si riferiva forse a qualche questione specifica che Dio aveva rivelato al credente, forse una profezia. Questo elenco sembra essere un esempio delle attività spirituali che si potevano svolgere in un servizio di culto dell’epoca e Paolo chiarì che tutti avevano la possibilità di contribuire al culto.

    Quando si parla con il dono delle lingue, siano in due o al massimo in tre a parlare, e per ordine; uno poi faccia da interprete. Se non vi è chi interpreta, ciascuno di essi taccia nell’assemblea e parli solo a se stesso e a Dio (1 Corinzi 14:27-28).

    Paolo dà poi istruzioni specifiche per le persone che parlano in lingue (nota anche come glossolalia), limitando a due o al massimo tre quelle autorizzate a farlo. Non dovevano farlo contemporaneamente ma avvicendarsi e doveva essere presente qualcuno che interpretasse il messaggio in modo che la comunità potesse trarne beneficio. Se nessuno era disponibile a interpretare il messaggio, allora nessuno doveva parlare in lingue ad alta voce durante il servizio. Questo segue la precedente osservazione di Paolo, secondo cui le lingue non interpretate non edificano gli altri. Naturalmente, i presenti potevano usare il dono per pregare Dio in silenzio.

    Il commentatore biblico Leon Morris ha notato che:

    L’aspetto più importante è l’edificazione, quindi le “lingue” non devono essere usate se non c’è un interprete. Questo dimostra che non dobbiamo pensare alle “lingue” come al risultato di un impulso irresistibile dello Spirito, che spinge l’uomo a parlare in modo estatico. Potrebbe tacere, e questo, dice Paolo, è ciò che deve fare a meno che non ci sia un interprete. Ciò implica anche che egli sappia in anticipo che intende parlare, altrimenti non controllerebbe la presenza di un interprete.1

    Anche i profeti parlino in due o tre e gli altri giudichino (1 Corinzi 14:29).

    Paolo si concentra ora sui profeti, riferendosi ai credenti con il dono della profezia. Chi aveva questo dono riceveva messaggi o rivelazioni di qualche tipo da trasmettere in forma intelligibile ai membri della chiesa. Allo stesso modo, egli limitò a due o tre il numero di profeti che avrebbero potuto trasmettere un messaggio durante un servizio.

    Paolo stabilì anche che gli altri dovevano soppesare ciò che veniva detto, il che probabilmente implicava la valutazione del messaggio per giudicare se proveniva veramente da Dio. Voleva assicurarsi che la chiesa avesse qualche controllo sulle persone che profetizzavano. Il messaggio dato da quelli che si dichiaravano profeti non doveva essere accettato acriticamente, ma doveva essere soppesato e valutato.2 Queste istruzioni riguardanti la profezia appaiono anche nell’epistola di Paolo ai Tessalonicesi (vedi 1 Tessalonicesi 5:20-22).

    Se una rivelazione è data a uno di quelli che stanno seduti, il precedente taccia (1 Corinzi 14:30).

    Il primo oratore è incoraggiato a cedere la parola a un’altra persona che ha ricevuto una rivelazione. Ciò promuove uno spirito di cooperazione e si allinea al principio biblico di considerare gli altri superiori a se stessi (Filippesi 2:3-4). Inoltre, queste istruzioni aiutano la chiesa a rimanere concentrata sul messaggio di Dio invece che sui doni di un individuo.

    Infatti tutti potete profetizzare a uno a uno, perché tutti imparino e tutti siano incoraggiati. Gli spiriti dei profeti sono sottoposti ai profeti (1 Corinzi 14:31-32).

    In primo luogo, Paolo istruisce gli oratori a cedere la parola l’uno all’altro e, in questo versetto, ad aspettare il proprio turno per dare il messaggio. Si preoccupava che le profezie venissero date in modo ordinato, in modo che tutti potessero ascoltarle, comprenderle e trarne incoraggiamento.

    Dicendo che “gli spiriti dei profeti sono sottoposti ai profeti”, Paolo sottolinea che lo Spirito Santo non prende il controllo dello spirito di una persona fino a renderla incapace di contenersi. È vero il contrario: una delle nove caratteristiche del frutto dello Spirito Santo elencate da Paolo è l’autocontrollo (Galati 5:22-23). Chiunque usi legittimamente un dono spirituale può sempre decidere quando e come iniziare o smettere di esercitarlo.

    Perché Dio non è un Dio di confusione, ma di pace (1 Corinzi 14:33).

    Molti commentatori notano che la prima frase di questo versetto avrebbe dovuto far parte del versetto precedente, sottolineando ancora una volta che chi dà messaggi durante le riunioni di culto dovrebbe farlo in modo ordinato. Paolo descrive questo ordine come pace e come un riflesso della natura divina. Come commenta un autore, “il punto più ampio espresso da Paolo è che questo ordine nella natura di Dio, che agisce in modo coerente, fedele e senza autocontraddizioni, dovrebbe riflettersi nello stile di vita e nel culto del popolo di Dio”.3

    Come si fa in tutte le chiese dei santi, le donne tacciano nelle assemblee, perché non è loro permesso di parlare; stiano sottomesse, come dice anche la legge. Se vogliono imparare qualcosa, interroghino i loro mariti a casa; perché è vergognoso per una donna parlare in assemblea (1 Corinzi 14:34-35).

    Paolo passa poi a parlare delle donne nella chiesa, dicendo che le donne dovrebbero “tacere”, che“non è loro permesso di parlare” ma devono essere “sottomesse”. Questo passo ha causato molti dibattiti e discussioni, poiché in altre parti di questa epistola Paolo ha riconosciuto il loro diritto di pregare e profetizzare nella chiesa. A questo proposito, il teologo Wayne Grudem ha osservato che “in questa sezione Paolo non può proibire ogni discorso pubblico delle donne nella chiesa, perché in 1 Corinzi 11:5 permette loro chiaramente di pregare e profetizzare in chiesa”.4

    Alcuni autori propongono che questo commento si riferisca a situazioni specifiche che si verificavano a Corinto durante il culto. Secondo questo punto di vista, alcune donne o mogli interrompevano il servizio ponendo domande durante il discorso profetico che, pur essendo legittime, venivano poste in modo inappropriato o tale da disturbare.

    Nell’affermare che le donne devono rimanere in silenzio durante il culto pubblico, Paolo nota che questa era la pratica di “tutte le chiese dei santi”. Paolo sottolinea che le istruzioni che stava per impartire non erano un insegnamento destinato unicamente a loro, ma erano lo standard in tutte le chiese cristiane. A quel tempo alle donne non era permesso parlare in chiesa, cosa che accadeva anche a quelli che vivevano sotto la legge ebraica. Questo riflette le norme dell’epoca, secondo le quali i mariti dovevano guidare la famiglia nelle questioni spirituali. Nel mondo greco-romano all’epoca di Paolo parlare in pubblico era riservato agli uomini. Per una donna parlare in un contesto pubblico poteva essere considerato inappropriato e una sfida alla cultura del tempo. Questa visione si ritrova anche in 1 Timoteo. “La donna impari in silenzio con ogni sottomissione. Poiché non permetto alla donna di insegnare, né di usare autorità sull’uomo, ma stia in silenzio” (1 Timoteo 2:11-12).

    Se questa era la prassi ai tempi di Paolo, oggi la maggior parte delle denominazioni protestanti (anche se non tutte) ordina pastori anche le donne. (Per saperne di più su questo argomento, vedi 1 Corinzi: capitolo 11, versetti 2-16).

    La parola di Dio è forse proceduta da voi? O è forse pervenuta a voi soli? Se qualcuno pensa di essere profeta o spirituale, riconosca che le cose che io vi scrivo sono comandamenti del Signore (1 Corinzi 14:36-37).

    Paolo conclude la sua discussione sui doni spirituali nel culto comunitario. Inizia affrontando l’orgoglio spirituale dei Corinzi, sottolineando che la Parola di Dio non viene da loro. Al contrario, è venuta da Dio ed è stata consegnata attraverso gli apostoli, prima ai Giudei in Israele e poi ai Gentili. Uno scrittore osserva: “Sembra che i Corinzi stessero cercando di inventare regole proprie e forse pensavano che la loro parola fosse sufficiente o autorevole, o addirittura che fosse la parola di Dio rivolta particolarmente a loro”.5

    Prosegue istruendo quelli che si consideravano profeti o persone spirituali a riconoscere che i suoi insegnamenti provenivano dal Signore. In questo modo affermava la sua autorità apostolica e sottolineava che ciò che scriveva nelle epistole non era solo una sua opinione, ma un comando del Signore. Ciò va di pari passo con quanto Paolo scrive in 1 Tessalonicesi 2:13: “Quando riceveste da noi la parola della predicazione di Dio, voi l’accettaste non come parola di uomini, ma, quale essa è veramente, come parola di Dio, la quale opera efficacemente in voi che credete”. L’espressione Parola di Dio appare numerose volte nel Nuovo Testamento, quasi sempre in riferimento al messaggio evangelico su Cristo.6 (Vedi, ad esempio, Atti 4:31; 8:14; 11:1; 13:44-48; 2 Corinzi 2:17.) Mentre le profezie date nel culto comunitario dovevano essere soppesate e verificate, la parola apostolica riportata nella Bibbia è la Parola di Dio.7

    Se qualcuno non lo riconosce, neppure lui è riconosciuto (1 Corinzi 14:38).

    Paolo sottolineò che i Corinzi non dovevano trascurare gli insegnamenti e le istruzioni da lui impartite. C’era stato un certo disordine nella chiesa durante il culto. Paolo aveva sottolineato l’importanza di avere ordine e di edificare i credenti mediante messaggi comprensibili, oltre alle conseguenze di non osservarlo. Chiunque ignorasse l’insegnamento di Paolo e non lo riconoscesse come un comando del Signore, lo faceva a suo rischio e pericolo.8

    Pertanto, fratelli miei, desiderate il profetizzare e non impedite il parlare in altre lingue (1 Corinzi 14:39).

    Il fatto di riferirsi ancora una volta ai Corinzi come a fratelli indica una relazione stretta e profonda tra i credenti e l’unità all’interno del corpo di Cristo. Paolo vuole che i membri della chiesa profetizzino per l’edificazione e l’incoraggiamento della chiesa, come scrisse in precedenza in questo capitolo: “Chi profetizza, invece, parla agli uomini per loro edificazione, esortazione e conforto” (1 Corinzi 14:3).

    Paolo affronta il parlare in lingue in maniera meno enfatica, raccomandando ai credenti di “non impedire” di parlare in lingue. Si tratta di una continuazione della sua precedente discussione su questi due doni: “Chi profetizza è superiore a chi parla in altre lingue, a meno che egli interpreti perché la chiesa ne riceva edificazione” (1 Corinzi 14:5).

    Ma ogni cosa sia fatta con dignità e con ordine (1 Corinzi 14:40).

    Concludendo la discussione sui doni spirituali, Paolo invita i Corinzi a condurre le loro riunioni di culto comportandosi in modo organizzato, ben pianificato e ordinato. Le loro interazioni, specialmente quelle che includono il culto e i doni spirituali, devono essere condotte con un comportamento e una condotta adeguati. I doni dello Spirito devono essere esercitati per la gloria di Dio, per l’edificazione dei credenti e per convincere i non credenti e ispirarli ad adorare Dio e a diventare seguaci di Cristo (1 Corinzi 14:24-25).


    1 Leon Morris, 1 Corinthians: An Introduction and Commentary, vol. 7, Tyndale New Testament Commentaries (InterVarsity Press, 1985), 172.

    2 Morris, 1 Corinthians, 172–173.

    3 Anthony Thiselton, The First Epistle to the Corinthians: A Commentary on the Greek Text, Vol. 1 (Eerdmans, 2000), 1145.

    4 Wayne Grudem, Systematic Theology: An Introduction to Bible Doctrine (Zondervan, 1994), 824.

    5 Ben Witherington, Women in the Earliest Churches (Cambridge University Press, 1988), 98.

    6 Alan F. Johnson, 1 Corinthians, The IVP New Testament Commentary Series (IVP Academic, 2004), 278.

    7 Richard L. Pratt, Holman New Testament Commentary—1 & 2 Corinthians. Vol. 7 (B&H Publishing Group, 2000).

    8 Morris, 1 Corinthians, 175.


    Pubblicato originariamente in inglese l’11 novembre 2025.

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