L’Ancora

Devozioni in formato semplice

  • Qualcosa da fare per Gesù

    John Lincoln Berg

    [Something to Be Done for Jesus]

    Le Scritture ci insegnano che c’è qualcosa che va fatto per Gesù. Ci soffermiamo su quella parola, “Gesù”, l’oggetto centrale del nostro amore. Il Padre lo amava ed era compiaciuto del suo lavoro. Gli angeli lasciarono i loro troni per introdurlo in questo mondo e cantarono in occasione della sua nascita, vegliarono su di Lui durante i suoi pellegrinaggi terreni e lo riaccolsero nella gloria celeste.

    Gesù, il Figlio di Dio, il Salvatore dell’umanità. Lui è il nostro insegnante; noi siamo i suoi scolari. Lui è il nostro capitano; noi siamo i suoi soldati; Lui è il nostro pastore; noi siamo le sue pecore. Lui è il nostro Signore; noi siamo i suoi servi. Lui è il nostro re; noi siamo i suoi sudditi. Certamente dovremmo fare qualcosa per Lui.

    Siamo nati di nuovo grazie al suo vangelo; lavati dal suo sangue; ispirati dal suo esempio; animati dalla sua speranza e consolati dal suo Spirito. Certamente dovremmo fare qualcosa per Gesù. La nostra invocazione dovrebbe essere quella dell’apostolo Paolo: “Signore, cosa vuoi che io faccia?” Come Cristo era nel mondo in qualità di servo, anche noi dovremmo servire.

    Che cosa desidera da noi Cristo, più di ogni altra cosa? Il prodotto delle nostre capacità e delle nostre fatiche? Forse che non possiede queste in abbondanza?

    Mio Padre è ricco di case e terre,
    tiene le ricchezze del mondo nelle mani:
    ha rubini e diamanti, argento e oro,
    ha scrigni ricolmi, ha ricchezze incalcolabili.
    —Harriet E. Buell, 1877

    Desidera innanzitutto i nostri cuori. L’amore è attivo. Gli uomini dimostrano il loro amore, non tanto a parole quanto con le azioni.

    Nel mondo delle infermità, dove tantissimi languiscono su un letto, qualcosa si può fare per Gesù. Nel mondo della sofferenza, dove i cuori si spezzano per le delusioni della vita e la perdita di persone care, qualcosa si può fare per Gesù. Nel grande mondo del peccato, dove tanti non si curano della salvezza della propria anima e non menzionano mai il nome di Dio, se non nel linguaggio della bestemmia, si può fare qualcosa per Gesù.

    Fai quel che puoi in preghiera. Abraamo invocava: “Oh, possa Ismaele vivere davanti a Te!” Giacobbe lottò con l’angelo del Signore finché non ricevette una benedizione. L’antico profeta pregò per la pace e la prosperità di Sion. Ezechia pregò che il Signore prolungasse i suoi giorni e la sua vita fu prolungata di altri quindici anni. La preghiera fu la chiave che nelle mani di Elia aprì le nuvole e fece scendere la pioggia dal cielo. Salomone pregò per ricevere saggezza celeste per governare il suo grande popolo e la sua preghiera fu esaudita.

    Quando Pietro era in prigione, il piccolo gruppo si radunò a casa di Maria e pregò per la sua liberazione; Dio ascoltò, spezzò le catene, aprì le porte della prigione e ridiede libertà all’apostolo. Veniamo rassicurati che la preghiera del giusto ha grande efficacia. Pregate che il regno dei cieli possa venire sulla terra nei cuori e nelle case degli uomini.

    Fate il possibile per testimoniare di Cristo. I profeti antichi si consideravano testimoni del Signore. I primi discepoli dissero: “Noi siamo suoi testimoni”. Nessuna epoca è stata priva dei suoi grandi testimoni per Cristo; nessuno ha mai avuto bisogno più grande di testimoni di quanto ne abbia l’epoca presente.

    Cristo chiamò Andrea. Andrea portò a Gesù suo fratello Pietro. Cristo chiamò Filippo e Filippo invitò Nataniele. Cristo disse all’uomo in mezzo alle tombe di andare a raccontare ai suoi amici le grandi cose che Dio aveva fatto per lui. Cristo mandò Pietro a predicare a Cornelio e Cornelio invitò i suoi parenti. Migliaia di cristiani devono lodare Dio perché qualche tipo di amico ha parlato loro della salvezza dell’anima.

    C’è un lavoro da fare in ogni posto e in ogni luogo dove se ne presenti l’opportunità. Cristo disse: “Cura le mie pecore; pasci i miei agnelli”. Cristo ti chiama perché tu vada a lavorare nella sua vigna, a fare discepoli di tutte le nazioni, ad andare a predicare il vangelo a ogni creatura. Ti chiama ad armarti della spada dello Spirito e a far risplendere la tua luce affinché gli altri vedano le tue buone opere e glorifichino tuo Padre che sta nei cieli.

    Se c’è un’altra cosa che vorrei farti capire, se c’è un’altra cosa che vorrei far penetrare nella tua coscienza, è questa: ogni singolo cristiano ha un lavoro da fare e se non lo fa, non sarà fatto; un’influenza da esercitare e se non l’esercita, sarà negata; una parola buona da dire e se non la dice, non sarà mai detta.

    Che cos’hai fatto per Cristo in famiglia, nella società, sul lavoro? Che cos’hai fatto per Cristo in un’opera filantropica? Che cos’hai fatto per soccorrere i morenti, consolare gli addolorati, rinforzare la fede dei deboli, richiamare a casa i vagabondi, trovare la pecora perduta e glorificare il Padre tuo che sta nei cieli? Hai fatto quel che potevi? Se no, chiedi perdono a Cristo e ricorda ciò che Lui fece per te, poi fai ogni sforzo per redimere il passato e fare di più per il Maestro.

    Che cosa stai facendo per Gesù tu che sei ricco, tu che sei povero, tu che hai una buona reputazione, tu che hai una cattiva reputazione? È una domanda rivolta personalmente a ogni cuore. Esiste nel tuo cuore il desiderio e la richiesta a Dio di portare la salvezza alle anime perdute? Hai fatto qualcosa in passato, e lo stai facendo adesso, per promuovere la gloria di Dio?

    Dio non chiederà niente che vada oltre la tua capacità. Fatti questa importante domanda: “Ho fatto quel che potevo? Il criterio con cui giudico i miei doveri sta avanzando? La mia vita è migliore?” L’uomo d’affari impegnato, le persone che hanno successo nella vita, quelle deluse e tristi, quelle sfortunate e quelle che sono state rovinate dai crimini degli altri, si pongano tutte questa domanda: “Ho fatto quello che potevo?”

    È un pensiero impellente che se facciamo quel che possiamo, siamo immediatamente pronti a fare di più. Facciamo un passo alla volta. A poco a poco la vita si apre davanti a noi; a poco a poco la nostra fede aumenta; a poco a poco raggiungiamo un alto livello nei pensieri e nella vita, a concezioni più ampie della bontà divina, rendendoci conto a malapena di come siamo arrivati a vedere così tanto, fare così tanto, godere di così tanto seguendo il pensiero di fare quello che possiamo.

    Conosci la sua promessa: chi offre un bicchiere d’acqua fresca al minimo dei suoi discepoli non perderà la sua ricompensa. E le sue parole: “Tutte le volte che l’avete fatto ad uno di questi miei minimi fratelli, l’avete fatto a me” (Matteo 25,40).

    Oggi onoriamo il Maestro con nuove risoluzioni di servirlo con tutta la forza della nostra anima e con tutto l’affetto del nostro cuore, sapendo che non dimenticherà le nostre opere di fede; sapendo che, se facciamo del nostro meglio in pensiero, parole, preghiera e fatti, delle anime si salveranno, Cristo sarà glorificato e la chiesa procederà di conquista in conquista!

    John Lincoln Brandt (1860–1946) era il padre di Virginia Brandt Berg. Brani tratti da Soul Saving Revival Sermons.

    Pubblicato sull’Ancora in inglese il 21 giugno 2022.

  • Feb 12 Investire nella nostra crescita spirituale
  • Feb 11 Che cosa vuole dire “amore”
  • Feb 7 Dove sono finiti tutti i fiori
  • Feb 5 Diffondere la buona novella, un cuore alla volta
  • Feb 2 L’invito al perdono
  • Gen 31 La meravigliosa grazia divina
  • Gen 30 Meraviglie eterne
  • Gen 28 Seguire le indicazioni divine
  • Gen 24 La vedova di Sarepta: una storia di speranza
   

L’Angolo dei Direttori

Studi biblici e articoli che edificano la fede

  • 1 Corinzi; capitolo 14 (versetti 26-40)

    [1 Corinthians: Chapter 14 (verses 26–40)]

    Nella prima parte di 1 Corinzi 14, Paolo sottolinea che la ricerca dei doni spirituali deve essere finalizzata all’edificazione della chiesa e dei credenti. Ricorda anche ai credenti che le riunioni di culto dovrebbero essere condotte in modo da servire da testimonianza ai non credenti. Paolo continua a trattare questi temi in questa sezione finale del capitolo.

    Che fare dunque, fratelli? Quando vi radunate ognuno può avere un salmo, un insegnamento, una rivelazione, un discorso in lingue, il dono di interpretarle. Ma tutto si faccia per l’edificazione (1 Corinzi 14:26).

    Per la terza volta in questo capitolo, Paolo si riferisce ai Corinzi come fratelli. Con le parole “che fare dunque?”, chiede loro di considerare quali conclusioni trarre dalla discussione precedente. La risposta è che tutto deve essere fatto in modo ordinato, per l’edificazione dei credenti. Iniziando a definire questo aspetto, prescrive loro di presentarsi al culto preparati a esercitare i loro doni spirituali, che si tratti di un inno oppure di una lezione, di una rivelazione, di un messaggio in lingue o di un’interpretazione.

    Insegnamento probabilmente si riferiva alla predicazione e a varie istruzioni. Rivelazione si riferiva forse a qualche questione specifica che Dio aveva rivelato al credente, forse una profezia. Questo elenco sembra essere un esempio delle attività spirituali che si potevano svolgere in un servizio di culto dell’epoca e Paolo chiarì che tutti avevano la possibilità di contribuire al culto.

    Quando si parla con il dono delle lingue, siano in due o al massimo in tre a parlare, e per ordine; uno poi faccia da interprete. Se non vi è chi interpreta, ciascuno di essi taccia nell’assemblea e parli solo a se stesso e a Dio (1 Corinzi 14:27-28).

    Paolo dà poi istruzioni specifiche per le persone che parlano in lingue (nota anche come glossolalia), limitando a due o al massimo tre quelle autorizzate a farlo. Non dovevano farlo contemporaneamente ma avvicendarsi e doveva essere presente qualcuno che interpretasse il messaggio in modo che la comunità potesse trarne beneficio. Se nessuno era disponibile a interpretare il messaggio, allora nessuno doveva parlare in lingue ad alta voce durante il servizio. Questo segue la precedente osservazione di Paolo, secondo cui le lingue non interpretate non edificano gli altri. Naturalmente, i presenti potevano usare il dono per pregare Dio in silenzio.

    Il commentatore biblico Leon Morris ha notato che:

    L’aspetto più importante è l’edificazione, quindi le “lingue” non devono essere usate se non c’è un interprete. Questo dimostra che non dobbiamo pensare alle “lingue” come al risultato di un impulso irresistibile dello Spirito, che spinge l’uomo a parlare in modo estatico. Potrebbe tacere, e questo, dice Paolo, è ciò che deve fare a meno che non ci sia un interprete. Ciò implica anche che egli sappia in anticipo che intende parlare, altrimenti non controllerebbe la presenza di un interprete.1

    Anche i profeti parlino in due o tre e gli altri giudichino (1 Corinzi 14:29).

    Paolo si concentra ora sui profeti, riferendosi ai credenti con il dono della profezia. Chi aveva questo dono riceveva messaggi o rivelazioni di qualche tipo da trasmettere in forma intelligibile ai membri della chiesa. Allo stesso modo, egli limitò a due o tre il numero di profeti che avrebbero potuto trasmettere un messaggio durante un servizio.

    Paolo stabilì anche che gli altri dovevano soppesare ciò che veniva detto, il che probabilmente implicava la valutazione del messaggio per giudicare se proveniva veramente da Dio. Voleva assicurarsi che la chiesa avesse qualche controllo sulle persone che profetizzavano. Il messaggio dato da quelli che si dichiaravano profeti non doveva essere accettato acriticamente, ma doveva essere soppesato e valutato.2 Queste istruzioni riguardanti la profezia appaiono anche nell’epistola di Paolo ai Tessalonicesi (vedi 1 Tessalonicesi 5:20-22).

    Se una rivelazione è data a uno di quelli che stanno seduti, il precedente taccia (1 Corinzi 14:30).

    Il primo oratore è incoraggiato a cedere la parola a un’altra persona che ha ricevuto una rivelazione. Ciò promuove uno spirito di cooperazione e si allinea al principio biblico di considerare gli altri superiori a se stessi (Filippesi 2:3-4). Inoltre, queste istruzioni aiutano la chiesa a rimanere concentrata sul messaggio di Dio invece che sui doni di un individuo.

    Infatti tutti potete profetizzare a uno a uno, perché tutti imparino e tutti siano incoraggiati. Gli spiriti dei profeti sono sottoposti ai profeti (1 Corinzi 14:31-32).

    In primo luogo, Paolo istruisce gli oratori a cedere la parola l’uno all’altro e, in questo versetto, ad aspettare il proprio turno per dare il messaggio. Si preoccupava che le profezie venissero date in modo ordinato, in modo che tutti potessero ascoltarle, comprenderle e trarne incoraggiamento.

    Dicendo che “gli spiriti dei profeti sono sottoposti ai profeti”, Paolo sottolinea che lo Spirito Santo non prende il controllo dello spirito di una persona fino a renderla incapace di contenersi. È vero il contrario: una delle nove caratteristiche del frutto dello Spirito Santo elencate da Paolo è l’autocontrollo (Galati 5:22-23). Chiunque usi legittimamente un dono spirituale può sempre decidere quando e come iniziare o smettere di esercitarlo.

    Perché Dio non è un Dio di confusione, ma di pace (1 Corinzi 14:33).

    Molti commentatori notano che la prima frase di questo versetto avrebbe dovuto far parte del versetto precedente, sottolineando ancora una volta che chi dà messaggi durante le riunioni di culto dovrebbe farlo in modo ordinato. Paolo descrive questo ordine come pace e come un riflesso della natura divina. Come commenta un autore, “il punto più ampio espresso da Paolo è che questo ordine nella natura di Dio, che agisce in modo coerente, fedele e senza autocontraddizioni, dovrebbe riflettersi nello stile di vita e nel culto del popolo di Dio”.3

    Come si fa in tutte le chiese dei santi, le donne tacciano nelle assemblee, perché non è loro permesso di parlare; stiano sottomesse, come dice anche la legge. Se vogliono imparare qualcosa, interroghino i loro mariti a casa; perché è vergognoso per una donna parlare in assemblea (1 Corinzi 14:34-35).

    Paolo passa poi a parlare delle donne nella chiesa, dicendo che le donne dovrebbero “tacere”, che“non è loro permesso di parlare” ma devono essere “sottomesse”. Questo passo ha causato molti dibattiti e discussioni, poiché in altre parti di questa epistola Paolo ha riconosciuto il loro diritto di pregare e profetizzare nella chiesa. A questo proposito, il teologo Wayne Grudem ha osservato che “in questa sezione Paolo non può proibire ogni discorso pubblico delle donne nella chiesa, perché in 1 Corinzi 11:5 permette loro chiaramente di pregare e profetizzare in chiesa”.4

    Alcuni autori propongono che questo commento si riferisca a situazioni specifiche che si verificavano a Corinto durante il culto. Secondo questo punto di vista, alcune donne o mogli interrompevano il servizio ponendo domande durante il discorso profetico che, pur essendo legittime, venivano poste in modo inappropriato o tale da disturbare.

    Nell’affermare che le donne devono rimanere in silenzio durante il culto pubblico, Paolo nota che questa era la pratica di “tutte le chiese dei santi”. Paolo sottolinea che le istruzioni che stava per impartire non erano un insegnamento destinato unicamente a loro, ma erano lo standard in tutte le chiese cristiane. A quel tempo alle donne non era permesso parlare in chiesa, cosa che accadeva anche a quelli che vivevano sotto la legge ebraica. Questo riflette le norme dell’epoca, secondo le quali i mariti dovevano guidare la famiglia nelle questioni spirituali. Nel mondo greco-romano all’epoca di Paolo parlare in pubblico era riservato agli uomini. Per una donna parlare in un contesto pubblico poteva essere considerato inappropriato e una sfida alla cultura del tempo. Questa visione si ritrova anche in 1 Timoteo. “La donna impari in silenzio con ogni sottomissione. Poiché non permetto alla donna di insegnare, né di usare autorità sull’uomo, ma stia in silenzio” (1 Timoteo 2:11-12).

    Se questa era la prassi ai tempi di Paolo, oggi la maggior parte delle denominazioni protestanti (anche se non tutte) ordina pastori anche le donne. (Per saperne di più su questo argomento, vedi 1 Corinzi: capitolo 11, versetti 2-16).

    La parola di Dio è forse proceduta da voi? O è forse pervenuta a voi soli? Se qualcuno pensa di essere profeta o spirituale, riconosca che le cose che io vi scrivo sono comandamenti del Signore (1 Corinzi 14:36-37).

    Paolo conclude la sua discussione sui doni spirituali nel culto comunitario. Inizia affrontando l’orgoglio spirituale dei Corinzi, sottolineando che la Parola di Dio non viene da loro. Al contrario, è venuta da Dio ed è stata consegnata attraverso gli apostoli, prima ai Giudei in Israele e poi ai Gentili. Uno scrittore osserva: “Sembra che i Corinzi stessero cercando di inventare regole proprie e forse pensavano che la loro parola fosse sufficiente o autorevole, o addirittura che fosse la parola di Dio rivolta particolarmente a loro”.5

    Prosegue istruendo quelli che si consideravano profeti o persone spirituali a riconoscere che i suoi insegnamenti provenivano dal Signore. In questo modo affermava la sua autorità apostolica e sottolineava che ciò che scriveva nelle epistole non era solo una sua opinione, ma un comando del Signore. Ciò va di pari passo con quanto Paolo scrive in 1 Tessalonicesi 2:13: “Quando riceveste da noi la parola della predicazione di Dio, voi l’accettaste non come parola di uomini, ma, quale essa è veramente, come parola di Dio, la quale opera efficacemente in voi che credete”. L’espressione Parola di Dio appare numerose volte nel Nuovo Testamento, quasi sempre in riferimento al messaggio evangelico su Cristo.6 (Vedi, ad esempio, Atti 4:31; 8:14; 11:1; 13:44-48; 2 Corinzi 2:17.) Mentre le profezie date nel culto comunitario dovevano essere soppesate e verificate, la parola apostolica riportata nella Bibbia è la Parola di Dio.7

    Se qualcuno non lo riconosce, neppure lui è riconosciuto (1 Corinzi 14:38).

    Paolo sottolineò che i Corinzi non dovevano trascurare gli insegnamenti e le istruzioni da lui impartite. C’era stato un certo disordine nella chiesa durante il culto. Paolo aveva sottolineato l’importanza di avere ordine e di edificare i credenti mediante messaggi comprensibili, oltre alle conseguenze di non osservarlo. Chiunque ignorasse l’insegnamento di Paolo e non lo riconoscesse come un comando del Signore, lo faceva a suo rischio e pericolo.8

    Pertanto, fratelli miei, desiderate il profetizzare e non impedite il parlare in altre lingue (1 Corinzi 14:39).

    Il fatto di riferirsi ancora una volta ai Corinzi come a fratelli indica una relazione stretta e profonda tra i credenti e l’unità all’interno del corpo di Cristo. Paolo vuole che i membri della chiesa profetizzino per l’edificazione e l’incoraggiamento della chiesa, come scrisse in precedenza in questo capitolo: “Chi profetizza, invece, parla agli uomini per loro edificazione, esortazione e conforto” (1 Corinzi 14:3).

    Paolo affronta il parlare in lingue in maniera meno enfatica, raccomandando ai credenti di “non impedire” di parlare in lingue. Si tratta di una continuazione della sua precedente discussione su questi due doni: “Chi profetizza è superiore a chi parla in altre lingue, a meno che egli interpreti perché la chiesa ne riceva edificazione” (1 Corinzi 14:5).

    Ma ogni cosa sia fatta con dignità e con ordine (1 Corinzi 14:40).

    Concludendo la discussione sui doni spirituali, Paolo invita i Corinzi a condurre le loro riunioni di culto comportandosi in modo organizzato, ben pianificato e ordinato. Le loro interazioni, specialmente quelle che includono il culto e i doni spirituali, devono essere condotte con un comportamento e una condotta adeguati. I doni dello Spirito devono essere esercitati per la gloria di Dio, per l’edificazione dei credenti e per convincere i non credenti e ispirarli ad adorare Dio e a diventare seguaci di Cristo (1 Corinzi 14:24-25).


    1 Leon Morris, 1 Corinthians: An Introduction and Commentary, vol. 7, Tyndale New Testament Commentaries (InterVarsity Press, 1985), 172.

    2 Morris, 1 Corinthians, 172–173.

    3 Anthony Thiselton, The First Epistle to the Corinthians: A Commentary on the Greek Text, Vol. 1 (Eerdmans, 2000), 1145.

    4 Wayne Grudem, Systematic Theology: An Introduction to Bible Doctrine (Zondervan, 1994), 824.

    5 Ben Witherington, Women in the Earliest Churches (Cambridge University Press, 1988), 98.

    6 Alan F. Johnson, 1 Corinthians, The IVP New Testament Commentary Series (IVP Academic, 2004), 278.

    7 Richard L. Pratt, Holman New Testament Commentary—1 & 2 Corinthians. Vol. 7 (B&H Publishing Group, 2000).

    8 Morris, 1 Corinthians, 175.


    Pubblicato originariamente in inglese l’11 novembre 2025.

  • Gen 27 La vita di un discepolo, parte 5: cercare prima il suo regno
  • Gen 13 1 Corinzi: capitolo 14 (versetti 1-25)
  • Dic 30 La vita di un discepolo, parte 4: il rapporto con Dio
  • Dic 16 La vita di un discepolo, parte 3: dimorare in Cristo
  • Dic 2 1 Corinzi: capitolo 13 (versetti 1-13)
  • Nov 18 La vita di un discepolo, parte 2: amare Dio con tutto il nostro essere
  • Nov 4 1 Corinzi: capitolo 12 (versetti 12-30)
  • Ott 21 La vita di un discepolo: introduzione
  • Ott 7 1 Corinzi: capitolo 12 (versetti 1-11)
   

Dottrine

Altro…
  • La Famiglia Internazionale (LFI) [The Family International – TFI] è una comunità cristiana online impegnata nella diffusione del messaggio dell’amore di Dio in tutto il mondo. Crediamo che tutti possano avere una relazione personale con Dio, mediante Gesù Cristo, che concede felicità e pace spirituale, oltre alla motivazione ad aiutare altri e a diffondere la buona novella del suo amore.

Missione

Altro…
  • L´obiettivo principale della Famiglia Internazionale è il miglioramento della qualità di vita degli altri mediante la condivisione del messaggio vivificante dell´amore, della speranza e della salvezza che troviamo nella Parola di Dio. Crediamo che l´amore di Dio — applicato a livello pratico nella nostra vita quotidiana — sia la chiave per risolvere molti dei problemi della società, anche nel mondo complesso e frenetico di oggi. Impartendo la speranza e l´orientamento che troviamo negli insegnamenti della Bibbia, crediamo di poter contribuire alla costruzione di un mondo migliore — cambiando il mondo un cuore alla volta.

Valori

Altro…
  • L’amore per l’umanità

    L’amore incondizionato di Dio per l’umanità, che non conosce barriere di razza, credo o condizione sociale, ci motiva e ci spinge ad andare incontro, sia spiritualmente sia praticamente, ai bisogni delle persone con cui veniamo in contatto.

A proposito di LFI

LFI online è una comunità di membri della Famiglia Internazionale. LFIè una comunità cristiana internazionale impegnata a diffondere il messaggio dell'amore di Dio alle persone intorno al globo.

Visita il nostro sito principale se vuoi saperne di più su LFI.

Se sei un membro di LFI, fai l'accesso per vedere altro contenuto.

Ultime serie

Altro…
Arrivare al Cuore di tutto
Una serie di articoli che coprono i fondamenti della fede e della dottrina cristiana.
Vivere il Cristianesimo
Applicare gli insegnamenti della Bibbia alla nostra vbita di tutti i giorni a alle nostre decisioni.
Gesù - la sua vita e il suo messaggio
Principi fondamentali tratti dai Vangeli su cui costruire le nostre vite.