L’Ancora

Devozioni in formato semplice

  • La presenza di Dio nei momenti di depressione

    Compilazione

    [God’s Presence in Times of Depression]

    Il Signore cammina egli stesso davanti a te; egli sarà con te; non ti lascerà e non ti abbandonerà; non temere e non perderti di animo. —Deuteronomio 31:8

    Se non hai vissuto momenti di depressione, è difficile capire come sia terribile. Arrivare alla guarigione non è facile e richiede tempo. Nessuno ha tutte le risposte. Qui però ci sono alcune cose utili da ricordare, se sei un cristiano che passa momenti di depressione o se conosci qualcuno che lo fa.

    Non sei tagliato fuori da Dio. L’amico più grande che troviamo in mezzo al nostro dolore è Gesù. Ha pianto per noi. Sulla croce ha sperimentato la completa separazione da Dio. Il nostro Salvatore sa cosa vuol dire soffrire le tenebre della depressione. Quando però si è in preda a una crisi della salute mentale e ci si sente isolati, è molto facile dimenticare che Dio è letteralmente dentro di noi. […]

    Gesù ha promesso ai suoi seguaci il dono dello Spirito Santo – Dio in loro – come il suo mezzo per fornire loro pace e guida in ogni giorno di vita. Se hai riposto fiducia in Gesù, questo stesso Spirito abita dentro di te. Dio non potrebbe essere più vicino a te di così, letteralmente, in qualsiasi cosa tu stia passando. […]

    La Bibbia fornisce molti esempi di persone che sperimentarono la depressione, le tenebre e la frustrazione nei confronti di Dio. Lui non si arrabbia per le tue parole sincere. Dio vuole che il tuo rapporto con Lui sia autentico. […] Dio può tollerare i tuoi dubbi, le tue frustrazioni, i tuoi fallimenti e i tuoi momenti più bui, perché è incredibilmente magnanimo. Ti ama in mezzo a tutto, perché è fatto semplicemente così. […]

    La buona notizia è che il tuo rapporto con Dio dipende dalla sua fedeltà immutabile e non dalle tue emozioni mutevoli. «Dio stesso ha detto: “Io non ti lascerò e non ti abbandonerò”» (Ebrei 13:5). «Sono persuaso che né morte né vita né angeli né demoni né i nostri timori per il presente né le nostre preoccupazioni per il domani e nemmeno le potenze dell’inferno potranno separarci dall’amore di Dio» (Romani 8:38)1 […]

    Se soffri di depressione o di qualche altra malattia mentale, sappi questo: Dio ti ha veramente a cuore quando soffri. Provi dolore, forse ti chiedi dov’è Dio. È lì con te, proprio come sempre, che tu lo senta o no. Anche se sei così depresso che non riesci a esprimere le tue preghiere con parole coerenti, Dio capisce. Dio ascolta il grido del tuo cuore ed è con te. Come dice Salmi 34:18: «L’Eterno è vicino a quelli che hanno il cuore rotto e salva quelli che hanno lo spirito affranto».

    Se ti senti depresso, parlane a qualcuno. Dillo a un medico, a un amico, a un membro della tua famiglia o a un consulente. Per favore, non soffrire da solo. —Elizabeth Clayton Lee e Mary Keith2

    Suggerimenti per resistere alla depressione

    La depressione può essere molto debilitante. Se non è gestita e superata, può influenzare drasticamente il tuo benessere spirituale, fisico ed emotivo. La depressione può crescere col tempo, fino a far sembrare che ogni cosa che succede si vada ad aggiungere direttamente a pensieri e sensazioni deprimenti che sono già come una nube che blocca la tua visione di una realtà più positiva. Le difficoltà, gli ostacoli, le paure e le preoccupazioni cominciano a fondersi, al punto che la vita comincia a sembrare cupa e tu cominci a sentirti privo di speranza.

    Presentare le nostre battaglie e i nostri problemi al Signore e chiedergli di aiutarci e guidarci è sempre il primo passo da fare ogni volta che abbiamo problemi in qualunque area della nostra vita. Spesso, nelle attività della vita quotidiana non ci prendiamo abbastanza tempo per fermarci, pregare, pensare, meditare, riflettere ed esaminare il nostro cuore. Così, oltre a sentirsi triste e depressa, quando arriva la depressione la persona che ne è affetta potrebbe non sapere nemmeno perché si sente così. Per questo è importante cercare il Signore per chiedergli guida e aiuto in questi momenti.

    Quando una persona si sente depressa, potrebbe non avere voglia di fare niente; quindi, per chi lotta contro la depressione può essere difficile riuscire a pensare con chiarezza, concentrarsi, leggere la Parola e ascoltare il Signore per riceverne guida e aiuto. Ci può essere la tendenza a dimenticarsi della depressione una volta che non è più tanto forte; quello, invece, è il momento giusto per chiedere al Signore consiglio, incoraggiamento e aiuto per prevalere e fare progresso. Lui ha le soluzioni a tutto quello che affrontiamo nella vita, anche nei momenti di peggior confusione.

    Una delle cose più difficili e sconcertanti riguardo alla depressione è che spesso non si può identificare cosa c’è che non va o perché ci si sente così scoraggiati. Le persone che passano questo sanno che qualcosa non va, ma non sanno esattamente che cosa e perché. Spesso si sentono giù, tristi, deluse, confuse, frustrate o disorientate e non riescono a capire cosa succede.

    La depressione mina il benessere emotivo e mentale e può essere ancora più pericolosa delle malattie fisiche, perché, come dice la Bibbia, «lo spirito dell’uomo lo sostiene nella sua infermità, ma chi può sollevare uno spirito abbattuto» (Proverbi 18:14) per questo le persone che combattono la depressione hanno bisogno del sostegno e dell’incoraggiamento degli altri.

    Sono molte le cose che possono innescare la depressione o contribuire a essa, come una perdita o una tragedia personale; forti contrattempi come la perdita del lavoro, problemi medici, malattie o dolori cronici; problemi nei rapporti, stress e ansia; menopausa; cambiamenti nelle abitudini del sonno; mancanza di sonno o difficoltà nell’addormentarsi. Le persone che soffrono di depressione spesso sono tentate di pensare che il problema giaccia dentro di loro. Potrebbero cominciare a pensare che il problema siano loro e che la situazione sia disperata o che la loro vita sia inutile. Lasciata senza controllo, la depressione può minare la felicità di una persona e ostacolare la sua fede.

    Qualunque ne sia la causa, gli attacchi di depressione non vanno presi alla leggera ed è importante fare i passi necessari per gestirla e superarla, e fornire aiuto e sostegno alle persone intorno a noi che la provano. Se tu o qualcuno che conosci soffre di depressione, è importante chiedere preghiera e aiuto ad altri.

    A prescindere dai problemi che incontriamo sulla strada della vita, abbiamo la certezza che la grazia soprannaturale di Dio e la pace che supera ogni comprensione sono reali e sono lì come un rifugio per noi (Filippesi 4:7). La Bibbia dice che c’è un tempo e un luogo per ogni cosa (Ecclesiaste 3:1), quindi abbiamo la certezza che, anche se ora siamo «abbassati» e passiamo momenti difficili, non sarà sempre così. Il Signore conosce ogni nostro bisogno e non mancherà di supplire e prendersi cura di te, mentre continui a resistere in mezzo alle tempeste e a confidare in Lui.

    Guarda a Lui per conforto e guida; abbi fede che c’è una speranza in ogni situazione. Non esistono limiti al suo amore e ai miracoli che può fare per donare pienezza di vita a ognuno dei suoi figli. —Maria Fontaine

    *

    «[Prego] perché, radicati e fondati nell’amore, siate resi capaci di abbracciare con tutti i santi quale sia la larghezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità dell’amore di Cristo e di conoscere questo amore che sorpassa ogni conoscenza, affinché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio». —Efesini 3:17–19

    Una preghiera contro la depressione

    Caro padre celeste, grazie perché non cambi mai, nemmeno quando tutto intorno a me cambia ed è imprevedibile (Ebrei 13:8). Grazie perché sei stabile, anche quando mi sento molto instabile. Mi sento come se Satana mi stesse sbattendo di qua e di là. Sostienimi, ti prego, proteggimi e dammi la forza di resistere. […]

    Ti prego di guidarmi alla giusta fonte di aiuto. Grazie per come capisci quello che sto passando (Ebrei 4:15), grazie che la tua Parola mi dice che anche tuo Figlio ha passato dei momenti difficili emotivamente. Ci sono stati momenti in cui era depresso e sopraffatto dal dolore, quando è stato solo e ha provato una tristezza profonda. Dopo la morte di Giovanni si è isolato (Matteo 14:13). Ha pianto mentre pregava e a volte è stato immensamente triste (Ebrei 5:7–9). […]

    Grazie per la grazia che hai fornito (Ebrei 4:16). Prego che userai questo momento difficile per farmi approfondire il mio rapporto con Te. […] Grazie per come userai questo periodo della mia vita; grazie per tutto quello che stai facendo per mezzo di questa depressione. Grazie che hai permesso che la mia debolezza si manifestasse sotto forma di depressione, così che T possa inserire maggiormente la tua immagine nella mia vita.

    Grazie perché non sono definito da questa debolezza. Poiché sono tuo figlio, sono definito da ciò che Tu hai compiuto sulla croce. Grazie alla morte di Cristo sulla croce io possono svegliarmi ogni mattino e vivere sapendo che, qualsiasi cosa io faccia, pensi, dica o senta, la croce copre tutto. Poiché hai offerto il tuo Figlio diletto, posso avere la tua pace e affrontare ogni nuovo giorno con speranza e grazia rinnovate. Aiutami a concentrarmi su ciò che è vero e non su come mi sento. Mentre siedo davanti alla croce, aiutami a rinnovare la mia riconoscenza per ciò che significa per me su base giornaliera.

    Aiutami ad accettare la mia debolezza come un dono. Ricordami che la mia debolezza ti permette di operare attraverso di me anche quando sono così debole e mi sento incapace di fare qualsiasi cosa (2 Corinzi 12:9). Prego che grazie a questo momento Tu possa allargare il mio cuore perché io possa amarti, ubbidirti e amare gli altri più profondamente. Amen. —Gina Smith3

    Pubblicato originariamente sull’Ancora in inglese il 27 settembre 2022.

  • Giu 5 Dio si prenderà cura di te
  • Giu 2 Pensieri pieni di fede
  • Giu 1 Avere sempre più perseveranza, parte 1
  • Mag 28 Persecuzione a Corinto
  • Mag 27 Comunicare l’amore di Dio
  • Mag 25 Discepolato cristiano, parte 3: la promessa
  • Mag 22 Il coraggio di andare avanti
  • Mag 21 Fede per vincere
  • Mag 20 Grazia per i tempi difficili
   

L’Angolo dei Direttori

Studi biblici e articoli che edificano la fede

  • 1 Corinzi: capitolo 14 (versetti 1-25)

    [1 Corinthians: Chapter 14 (verses 1–25)]

    Alla fine del capitolo 13, Paolo scrive che “queste tre cose rimangono: fede, speranza e amore; ma la più grande di esse è l’amore” (1 Corinzi 13:13). Nel capitolo 14, sottolinea l’importanza dell’amore nell’uso dei doni spirituali durante il culto comune.

    Ricercate l’amore e desiderate ardentemente i doni spirituali, principalmente il dono di profezia (1 Corinzi 14:1).

    Nell’incoraggiare i Corinzi a ricercare l’amore, Paolo sottolinea che l’amore è di prima importanza e che i credenti devono dargli la priorità. L’amore è il fondamento che deve guidare tutto ciò che facciamo ed è ciò a cui aspiriamo. Siamo esortati a fare dell’amore il nostro principio guida in tutte le nostre azioni e interazioni. L’amore non si riferisce semplicemente a un’emozione: è una scelta, un impegno ad agire in linea con la volontà divina.

    Paolo collega la ricerca dell’amore con il desiderio sincero dei doni spirituali. In precedenza, in 1 Corinzi 12, Paolo aveva insegnato che tutti i doni spirituali sono dati dallo Spirito e sono dati allo scopo di servire le altre membra del corpo di Cristo (1 Corinzi 12:7-10). In questo capitolo, incoraggia i Corinzi a esercitare i doni dello Spirito nel loro culto unito — in particolare la profezia — per l’edificazione degli altri e della chiesa.

    Perché chi parla in altra lingua non parla agli uomini, ma a Dio; poiché nessuno lo capisce, ma in spirito dice cose misteriose (1 Corinzi 14:2).

    Chi parla in lingue pronuncia parole incomprensibili che gli altri non possono comprendere senza qualcuno che possa interpretare ciò che viene detto. Per questo motivo, chi parla in lingue non parla agli altri ma a Dio e i misteri che pronuncia non possono essere compresi dagli altri.

    Chi profetizza, invece, parla agli uomini un linguaggio di edificazione, di esortazione e di consolazione (1 Corinzi 14:3).

    Sebbene parlare in lingue in preghiera sia una pratica corretta e buona, in questo passo Paolo si concentra sui doni spirituali per l’edificazione degli altri. In questo contesto, promuove la profezia come mezzo per rafforzare, incoraggiare e confortare i credenti. La profezia nella prima Chiesa era simile alla predicazione nelle chiese di oggi. Come dice uno studioso della Bibbia:

    La profezia nella Chiesa primitiva assomigliava per molti aspetti alla predicazione contemporanea. Era un messaggio di Dio al suo popolo, pronunciato nella lingua del popolo. La profezia portava benefici alle persone in innumerevoli modi ed era usata al servizio dell’amore.1

    Chi parla in altra lingua edifica se stesso; ma chi profetizza edifica la chiesa (1 Corinzi 14:4).

    Paolo continua il suo paragone sottolineando che quando una persona parla in lingue, edifica solo se stessa, poiché è una forma di comunione personale con Dio. Naturalmente, non c’è nulla di sbagliato in questo e, come Paolo suggerisce più avanti in questo capitolo, c’è spazio per parlare in lingue per l’auto-edificazione. Tuttavia, nel culto pubblico, i doni dello Spirito devono essere esercitati per l’edificazione della chiesa. Tale edificazione comunitaria ha luogo solo quando ciò che viene detto può essere compreso dalla comunità.

    Vorrei che tutti parlaste in altre lingue, ma molto più che profetizzaste; chi profetizza è superiore a chi parla in altre lingue, a meno che egli interpreti perché la chiesa ne riceva edificazione (1 Corinzi 14:5).

    Pur continuando a incoraggiare i Corinzi a esercitare il dono di parlare in lingue, Paolo preferisce che profetizzino, a meno che non ci sia chi possa interpretare il messaggio dato in lingue, in modo che la chiesa ne possa beneficiare.

    Dunque, fratelli, se io venissi a voi parlando in altre lingue, che vi servirebbe se la mia parola non vi recasse qualche rivelazione, o qualche conoscenza, o qualche profezia, o qualche insegnamento?
    Perfino le cose inanimate che danno suono, come il flauto o la cetra, se non danno suoni distinti come si riconoscerà ciò che si suona con il flauto o con la cetra? E se la tromba dà un suono sconosciuto, chi si preparerà alla battaglia?
    (1 Corinzi 14:6-8)

    Paolo usò il termine “fratelli” (o “fratelli e sorelle” in altre traduzioni) per ammorbidire le sue parole e per aiutare i Corinzi a non mettersi sulla difensiva. Iniziò presentando uno scenario ipotetico in cui si sarebbe recato a visitarli, affermando che tale visita non avrebbe portato alcun beneficio ai credenti di Corinto, a meno che non avesse portato qualche rivelazione o conoscenza o profezia o insegnamento. L’unico beneficio di una visita di Paolo sarebbero stati gli insegnamenti che avrebbe impartito loro.

    In secondo luogo, Paolo utilizza un esempio musicale come illustrazione. Non è possibile distinguere una melodia suonata da un flauto o da un’arpa se non c’è una serie distinguibile di note. In terzo luogo, fa riferimento a una tromba usata come richiamo in battaglia, notando che il segnale non sarà compreso se la tromba non emetterà un richiamo chiaro; altrimenti, avrà fallito il suo scopo. Paolo usa queste illustrazioni per sottolineare che le lingue senza interpretazione non rivelano nulla, non comunicano conoscenza e non forniscono istruzioni. Sono piuttosto come uno strumento stonato che emette suoni che non giovano a nessuno.

    Così anche voi, se con la lingua non proferite un discorso comprensibile come si capirà quello che dite? Parlerete al vento (1 Corinzi 14:9).

    Paolo conclude che è necessario comunicare chiaramente per l’edificazione e il rafforzamento degli altri e lo applica direttamente alla situazione di Corinto. L’implicazione è che i Corinzi praticavano un parlare in lingue inintelligibili, che in definitiva non era altro che parlare al vento.2

    Ci sono nel mondo non so quante specie di linguaggi e nessun linguaggio è senza significato. Se quindi non comprendo il significato del linguaggio sarò uno straniero per chi parla, e chi parla sarà uno straniero per me (1 Corinzi 14:10-11).

    Paolo sottolineò che, sebbene al mondo esistano diversi tipi di lingue, il loro scopo è quello di comunicare con gli altri. Se qualcuno non capisce ciò che viene detto, se non si parla la stessa lingua, allora chi ascolta e chi parla sono praticamente stranieri tra di loro. I loro tentativi di comunicare falliranno e alla fine non gioveranno a nessuno.

    Così anche voi, poiché desiderate i doni dello Spirito, cercate di abbondarne per l’edificazione della chiesa (1 Corinzi 14:12).

    Paolo approvava il desiderio dei Corinzi di ricercare le manifestazioni dello Spirito Santo. Tuttavia, li esorta a sforzarsi di eccellere in quelle che edificano e costruiscono la Chiesa.

    Perciò chi parla in altra lingua preghi di poter interpretare, perché, se io prego in altra lingua, il mio spirito ben prega, ma la mia mente rimane infruttuosa (1 Corinzi 14:13-14 LND).

    Dopo aver sottolineato i limiti del parlare in lingue, Paolo fece notare che quando qualcuno pregava in quel modo, le sue preghiere coinvolgevano solo il suo spirito e non la sua mente. Pertanto, sarebbe più vantaggioso se la persona pregasse anche per l’interpretazione delle lingue, in modo da comprendere e beneficiare del messaggio.

    Paolo conclude che le lingue senza interpretazione non possono essere comprese da nessuno, incluso chi sta dando il messaggio. Se Paolo non capiva quello che diceva quando pregava in lingue, come potevano capirlo e trarne beneficio i suoi ascoltatori?

    Che fare dunque? Pregherò con lo spirito, ma lo farò anche con la mente; canterò con lo spirito, ma canterò anche con la mente (1 Corinzi 14:15 LND).

    A causa dei limiti della preghiera in lingue, Paolo decise di pregare, cantare e lodare sia con lo spirito che con la mente. Mentre il canto e la preghiera in lingue erano appropriati nella preghiera e nell’adorazione privata, non era così nel culto pubblico.

    Altrimenti, se tu benedici Dio soltanto con lo spirito, colui che occupa il posto come semplice uditore come potrà dire «Amen!» alla tua preghiera di ringraziamento, visto che non sa quello che tu dici? Quanto a te, certo, tu fai un bel ringraziamento, ma l’altro non è edificato (1 Corinzi 14:16-17).

    Paolo sottolineò l’importanza di una comunicazione chiara durante il culto e fece notare che se qualcuno parla in lingue senza interpretazione, quelli che non capiscono la lingua non possono unirsi alla preghiera.

    Io ringrazio Dio che parlo in altre lingue più di tutti voi; ma nella chiesa preferisco dire cinque parole intelligibili per istruire anche gli altri, che dirne diecimila in altra lingua (1 Corinzi 14:18-19).

    Anche se Paolo sperimentava personalmente le benedizioni di questo dono nel suo culto privato, in pubblico preferiva pronunciare cinque parole che potessero essere comprese da chi ascoltava piuttosto che migliaia di parole in lingue. La sua attenzione era rivolta a parole che servivano a insegnare e istruire gli altri, onorando così Dio.

    Fratelli, non siate bambini quanto al ragionare; siate pur bambini quanto a malizia, ma quanto al ragionare, siate uomini compiuti (1 Corinzi 14:20).

    Ancora una volta, Paolo si riferisce ai Corinzi come fratelli, cosa che probabilmente esprime l’intensità del suo appello nei loro confronti. Ammonendoli di non pensare come bambini, Paolo suggerisce che l’attenzione dei Corinzi per la glossolalia [il parlare in lingue] rivela la loro immaturità spirituale.

    A volte la Scrittura elogia gli atteggiamenti infantili dei credenti, come quando Gesù sottolinea la fiducia di un bambino come esempio di fede (Marco 10:15). In questo caso, però, Paolo afferma che i credenti dovrebbero essere innocenti come i bambini nei confronti del male; in altre parole, i credenti non dovrebbero praticare il male ma tenersene lontani. Naturalmente, i cristiani non devono essere ingenui in quanto al male, come Gesù disse ai discepoli di “essere prudenti come i serpenti e semplici come le colombe” (Matteo 10:16), ma Paolo insistette sul fatto che i credenti dovrebbero pensare in modo maturo per quanto riguarda la dottrina e la pratica cristiana.

    È scritto nella legge: «Parlerò a questo popolo per mezzo di persone che parlano altre lingue e per mezzo di labbra straniere; e neppure così mi ascolteranno», dice il Signore. Quindi le lingue servono di segno non per i credenti, ma per i non credenti; la profezia, invece, serve di segno non per i non credenti, ma per i credenti (1 Corinzi 14:21-22).

    Paolo parafrasò Isaia 28:11-12 per sottolineare la necessità che i Corinzi pensassero correttamente alle lingue. In questo passo, Isaia aveva avvertito l’Israele settentrionale che Dio li avrebbe esiliati in un luogo dove avrebbe usato lingue sconosciute e straniere per parlare al suo popolo. Tuttavia, nonostante questa punizione, essi continuarono a non ascoltare il Signore.

    Quando dunque tutta la chiesa si riunisce, se tutti parlano in altre lingue ed entrano degli estranei o dei non credenti, non diranno che siete pazzi? (1 Corinzi 14:23)

    Dopo aver argomentato che le lingue non interpretate nel culto unitario non sono proficue per la comunità, Paolo passa a sottolineare come possano ostacolare l’evangelizzazione allontanando i non credenti. Presenta uno scenario ipotetico in cui persone estranee e non credenti partecipano a un incontro pubblico in cui tutta la chiesa parla in lingue. Chi non ha alcuna conoscenza del cristianesimo li penserebbe pazzi e potrebbe finire per allontanarsi senza ascoltare il messaggio del Vangelo.

    Ma se tutti profetizzano ed entra qualche non credente o qualche estraneo, egli è convinto da tutti, è scrutato da tutti, i segreti del suo cuore sono svelati; e così, gettandosi giù con la faccia a terra, adorerà Dio, proclamando che Dio è veramente fra voi (1 Corinzi 14:24-25).

    Paolo contrappone lo scenario precedente a quello di un non credente che entra in un servizio di culto in cui vengono dati messaggi in profezia con parole comprensibili per l’estraneo. L’effetto sarebbe molto diverso, perché il visitatore si sentirebbe ammonito dal messaggio e Dio gli parlerebbe attraverso di esso. Il visitatore si scoprirebbe peccatore, adorerebbe Dio e riconoscerebbe la presenza divina nella congregazione.

    Con le parole di un commentatore della Bibbia:

    Questi nuovi convertiti sarebbero rimasti tanto stupiti dalla parola di Dio proclamata nell’assemblea cristiana che avrebbero proclamato: “Dio è davvero in mezzo a voi”. […] La conversione dei perduti fa parte dello scopo delle assemblee cristiane.3

    (Continua)


    1 Richard L. Pratt, Holman New Testament Commentary—1 & 2 Corinthians. Vol. 7 (B&H Publishing Group, 2000), 244.

    2 Leon Morris, 1 Corinthians: An Introduction and Commentary, vol. 7, Tyndale New Testament Commentaries (InterVarsity Press, 1985), 767.

    3 Pratt, Holman New Testament Commentary—1 & 2 Corinthians.


    Pubblicato originariamente in inglese il 14 ottobre 2025.

  • Mag 12 La vita di un discepolo, parte 8: fare discepoli
  • Apr 28 1 Corinzi: capitolo 15 (versetti 37-58)
  • Apr 21 La vita di un discepolo, parte 8: Comunicare la nostra fede
  • Apr 7 1 Corinzi, capitolo 15 (versetti 20-36)
  • Mar 24 La vita di un discepolo, parte 7: servire Dio servendo gli altri
  • Mar 10 1 Corinzi: capitolo 15 (versetti 1-19)
  • Feb 24 La vita di un discepolo, parte 6: Amore per gli altri
  • Feb 10 1 Corinzi; capitolo 14 (versetti 26-40)
  • Gen 27 La vita di un discepolo, parte 5: cercare prima il suo regno
   

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