L’Ancora

Devozioni in formato semplice

  • Crescere in santità: autocontrollo

    Peter Amsterdam

    [Growing in Godliness: Self-Control]

    Dio infatti ci ha dato uno spirito […] di forza, d’amore e di autocontrollo. —2 Timoteo 1:7

    Nel quinto capitolo della lettera ai Galati, l’apostolo Paolo elenca nove aspetti del frutto dello Spirito, iniziando dall’amore e terminando con l’autocontrollo. Una delle cose che contribuiscono a costruire un carattere cristiano è avere la capacità di controllare noi stessi – le nostre emozioni, i nostri desideri e i nostri sentimenti – mediante la potenza dello Spirito Santo. Il concetto scritturale di autocontrollo implica che, come esseri umani, abbiamo desideri che dovremmo controllare invece di soddisfare; che ci sono alcuni impulsi che dovrebbero essere seguiti moderatamente o addirittura respinti.

    Nel libro dei Proverbi leggiamo: «L’uomo che non ha autocontrollo, è una città smantellata, priva di mura» (Proverbi 25:28). In epoca biblica, la difesa principale di una città erano le sue mura. Senza una simile difesa, non c’era sicurezza; se le mura c’erano ma venivano sfondate, un nemico poteva entrare in città e distruggere le case, saccheggiarne i beni e prenderne prigionieri gli abitanti. L’autocontrollo rappresenta le mura che ci difendono spiritualmente dalle tentazioni del peccato. Ci aiuta a controllare i nostri desideri, a restare nei giusti limiti e a evitare gli eccessi.

    Avere autocontrollo significa controllare le nostre azioni, i nostri appetiti e i nostri desideri fisici, oltre a pensieri, emozioni e parole. Nel libro di Tito, l’apostolo Paolo scrive che la grazia di Dio ci insegna a «vivere in questo mondo moderatamente, giustamente e in modo santo» (Tito 2:12). Ognuno di noi ha nel proprio cuore e nella propria mente degli elementi negativi contro i quali deve combattere e che può limitare o frenare per grazia di Dio e con l’aiuto dello Spirito Santo, oltre che con la volontà di esercitare il proprio autocontrollo.

    L’autocontrollo, così come è descritto nelle Scritture, può essere interpretato come una forza di carattere interiore che ci permette di controllare le nostre passioni e i nostri desideri, oltre a metterci in grado di esercitare un buon giudizio quando si tratta di pensieri, emozioni, azioni e decisioni. Avere buon giudizio ci permette di stabilire il corso d’azione giusto, il modo corretto di rispondere a una situazione. La forza interiore è necessaria per fare ciò che il buon giudizio ci indica essere la cosa migliore. Una cosa è sapere cosa fare; un’altra è avere la forza interiore per farlo, specialmente quando non ne abbiamo esattamente voglia. L’autocontrollo è l’esercizio della forza interiore combinata con il buon giudizio, che ci permette di pensare, fare e dire cose che fanno piacere a Dio.1

    Quando osserviamo il mondo che Dio ha creato, vediamo molte cose belle e meravigliose che ci piacciono e di cui possiamo godere. «Dio … ci dà ogni cosa in abbondanza, perché ne possiamo godere» (1 Timoteo 6:17). La cosa difficile è che, a causa del peccato, tendiamo a lasciare che le cose piacevoli che Dio ha creato acquistino troppa importanza, al punto che possono cominciare ad avere dominio su di noi. Ci sono molte attività che sono perfettamente accettabili se svolte con moderazione, ma che diventano un problema se fatte in maniera eccessiva. Alcuni esempi sono il bere alcol, il mangiare, giocare al computer o guardare la televisione. Se eccediamo in attività del genere, tanto da portare a risultati insalubri o irreligiosi, o se acquistano una parte troppo importante nella nostra vita, allora permettiamo a delle attività legittime, piacevoli e rilassanti di sfuggire al nostro controllo, a nostro danno.

    L’autocontrollo è necessario anche quando dobbiamo fare cose che sono necessarie ma difficili. Un esempio è l’esercizio fisico. Sappiamo che offre molti vantaggi per la salute, che irrobustisce i nostri corpi e ci fa perfino stare bene; tuttavia, per molti di noi può essere difficile tenerci in esercizio regolarmente. Un altro esempio è il riservare un momento specifico ogni giorno da passare con il Signore e la sua Parola. Sappiamo che ne abbiamo bisogno e che gioverà al nostro rapporto con Dio, ma può essere lo stesso difficile farlo rigorosamente. Fare ciò che sappiamo di dover fare è una parte dell’esercitare il nostro autocontrollo.

    Anche resistere alle cose che nuocciono a noi e agli altri fa parte dell’avere autocontrollo. Per esempio, la rabbia e un linguaggio scorretto. Giacomo disse che la lingua è «un male che non si può frenare, è piena di veleno mortale». Disse: «Con essa benediciamo il Signore e Padre; e con essa malediciamo gli uomini che sono fatti a somiglianza di Dio. Dalla medesima bocca escono benedizioni e maledizioni. Fratelli miei, non dev’essere così» (Giacomo 3:8-10). Ci viene consigliato di badare a ciò che diciamo, di evitare di aprire la bocca solo per farne uscire parole avventate.

    Le Scritture denunciano anche chi sparla e spettegola (Proverbi 11:13; 20:19; 26:20).

    Siamo anche ammoniti a non calunniare le persone, a non fare affermazioni false e maliziose, a non diffamare o infangare gli altri (1 Pietro 2:1). Avere autocontrollo sopra ciò che diciamo è essenziale per essere simili a Cristo; quindi, faremmo una cosa saggia a pregare: «Signore, poni una guardia davanti alla mia bocca, sorveglia l’uscio delle mie labbra» (Salmi 141:3).

    Parte dell’esercitare autocontrollo è la necessità di porre un freno ai nostri pensieri. Le nostre azioni rispecchiano ciò che succede prima nella nostra mente: i nostri pensieri, le decisioni, i ricordi, il dialogo interiore ecc. Alcuni scrittori cristiani si riferiscono a questo come alla nostra «vita mentale». Ciò che succede nella nostra mente è la base delle nostre azioni e delle nostre parole.

    Gesù parlò di ciò che c’è dentro di noi: «Perché è dal di dentro, dal cuore degli uomini, che escono cattivi pensieri, fornicazioni, furti, omicidi, adulteri, cupidigie, malvagità, frode, lascivia, sguardo maligno, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive escono dal di dentro e contaminano l’uomo» (Marco 7:21–23). La parola greca qui tradotta con cuore indica l’anima o la mente come sede di emozioni, desideri, appetiti e passioni, oltre che della volontà e del carattere. Come dice il proverbio: «Il pensiero è il padre dell’azione».

    Esercitare autocontrollo sui nostri pensieri è fondamentale per viere in maniera cristiana.

     Spesso permettiamo nella nostra mente ciò che non permettiamo nelle nostre azioni; ma facendolo, corriamo il rischio che questi pensieri si trasformino in azioni. Avere autocontrollo nella nostra vita mentale è un procedimento in due parti: una è il fare del nostro meglio per evitare di assorbire ciò che è irreligioso; l’altra è il rinnovare la nostra mente pensando alle cose giuste.

    «Quindi, fratelli, tutte le cose vere, tutte le cose onorevoli, tutte le cose giuste, tutte le cose pure, tutte le cose amabili, tutte le cose di buona fama, quelle in cui è qualche virtù e qualche lode, siano oggetto dei vostri pensieri» (Filippesi 4:8).

    Un altro aspetto dell’autocontrollo è il saper contenere certe emozioni. Rabbia, furia, risentimento, autocommiserazione e rancore sono tutti esempi di emozioni che causano danni a noi stessi e agli altri. La rabbia che si manifesta in scatti irascibili è nociva in due sensi: dà sfogo a una passione priva di freni e irreligiosa, e ferisce chi è oggetto della nostra ira.

    Le persone che sono incapaci di controllare la propria rabbia spesso hanno la tendenza ad attaccare verbalmente gli altri. Di solito in seguito se ne pentono, ma la rabbia può lasciare dietro di sé ferite e rapporti incrinati che non sono facilmente riparabili. L’autocontrollo potrebbe non impedire di arrabbiarsi, ma può senz’altro evitare che una persona se la prenda con gli altri e li ferisca. «Chi è lento all'ira ha molto buon senso, ma chi è pronto ad andare in collera mostra la sua follia» (Proverbi 14:29).

    Altre emozioni, come risentimento, rancore e autocommiserazione non feriscono necessariamente gli altri come la rabbia, ma sono distruttive per noi e per il nostro rapporto con il Signore. Divorano la nostra vita spirituale e sono distruttive per la nostra salute spirituale. Controllare le nostre emozioni non è facile, ma se le esaminiamo dal punto di vista del raggiungimento di una vita simile a quella di Cristo, ci rendiamo conto che sforzarci di controllarle è essenziale.

    Crescere in santità significa permettere allo Spirito di Dio di avere pieno controllo sulla nostra vita. Ci richiede di sottometterci al Signore nella mente e nel corpo, di avere pensieri giusti e intraprendere l’azione giusta.

    La via per sviluppare l’autocontrollo inizia con il riconoscere i punti della nostra vita in cui ne siamo privi e dove, se avessimo più autocontrollo, vivremmo più in linea con la Parola di Dio. Il passo successivo è presentare il problema al Signore, chiedendogli di cambiarci. Poi mettiamo in effetto le nostre preghiere praticando autocontrollo – o dicendo di no alle cose che sappiamo di non dover fare, oppure dicendo di sì alle cose che sappiamo che dovremmo fare.

    L’apostolo Paolo ha paragonato l’apprendimento dell’autocontrollo al duro allenamento di un atleta:

    «Chiunque fa l’atleta [si autocontrolla] in ogni cosa; e quelli lo fanno per ricevere una corona corruttibile; ma noi, per una incorruttibile. Io quindi corro così; non in modo incerto; lotto al pugilato, ma non come chi batte l’aria; anzi, tratto duramente il mio corpo e lo riduco in schiavitù, perché non avvenga che, dopo aver predicato agli altri, io stesso sia squalificato» (1 Corinzi 9:25–27).

    Sviluppare autocontrollo è un’impresa che dura una vita, un processo nel quale a volte facciamo due passi avanti e uno indietro. Richiede preghiera, man mano che lavoriamo per cambiare le aree della nostra vita che non sono in linea con la Parola di Dio. Ma più ci opponiamo al peccato, più la nostra volontà si rinforza. Più agiremo per fare le cose che sono buone, anche se a volte difficili, più avremo la forza di continuare a farle. Avere sempre più autocontrollo ci permette di liberarci dai legami di un’eccessiva indulgenza con noi stessi e ci dà la forza di diventare più simili a Gesù.

    Pubblicato originariamente nel giugno 2017.
    Adattato e ripubblicato sull’Ancora il 6 ottobre 2022.


    1 Jerry Bridges, The Practice of Godliness (Colorado Springs: NavPress, 2012), 152–53.

  • Giu 26 In difesa dei poveri
  • Giu 25 Il Dio della Bibbia è amore
  • Giu 22 La parabola del fattore infedele
  • Giu 20 La grazia divina
  • Giu 19 Il mio Spirito all’opera in te
  • Lug 7 Vivere in pace
  • Lug 6 La natura di Dio: la gentilezza
  • Lug 4 Quando Dio parla
  • Giu 30 Vestitevi di mansuetudine
   

L’Angolo dei Direttori

Studi biblici e articoli che edificano la fede

  • La vita di un discepolo parte 11: condividere le nostre risorse

    [The Life of Discipleship, Part 11: Sharing Our Resources]

    La generosità è un tema centrale della Bibbia e riflette il carattere di Dio, descritto come un Dio generoso e magnanimo che ama elargire doni preziosi ai suoi figli (Matteo 7:11). Quando contempliamo la sua creazione dell’universo – il sole, la luna, i pianeti e miliardi di galassie e stelle – intravediamo la natura munifica e generosa di Dio. La creazione dell’umanità – il coronamento della sua opera (Salmi 8:5) – e di tutte le creature viventi e della vita vegetale fornisce la prova della sua generosa bontà. «I cieli raccontano la gloria di Dio e il firmamento annuncia l’opera delle sue mani» (Salmi 19:1), offrendo un’illustrazione continua della sua generosità e della sua benevolenza nei nostri confronti.

    Il dono più grande che Dio ha fatto all’umanità è stato suo Figlio Gesù, che ha dato la vita per la nostra redenzione. «Colui che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per noi tutti, non ci donerà forse anche tutte le cose con lui?» (Romani 8:32). Dio non solo ci ha donato la vita eterna e la salvezza attraverso il sacrificio di Gesù, ma ci ha anche adottati come suoi figli e ci ha reso coeredi con Cristo (Galati 4:4–7; Romani 8:16–17). Grazie alla copiosa generosità divina, la nostra vita è piena di benedizioni. «Benedetto sia Dio, Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che ci ha benedetti di ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo» (Efesini 1:3).

    Gesù insegnò spesso l’importanza della generosità e offrì ai suoi discepoli un esempio concreto di dare e di servire il prossimo. Lo espresse bene Paolo: «Infatti voi conoscete la grazia del nostro Signore Gesù Cristo il quale, essendo ricco, si è fatto povero per voi, affinché, mediante la sua povertà, voi poteste diventare ricchi» (2 Corinzi 8:9). Mentre cerchiamo di diventare sempre più simili a Cristo, vediamo che la generosità fa parte della stessa natura di Gesù ed è una virtù che dobbiamo sforzarci di coltivare.

    Gesù articolò il principio della generosità quando insegnò: «Date, e vi sarà dato; vi sarà versata in seno una buona misura, pigiata, scossa, traboccante; perché con la misura con cui misurate, sarà rimisurato a voi» (Luca 6:38). Con questo esprimeva una legge spirituale che è prevalente sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento: quando si dà, si riceve; Dio ricompensa la generosità; aiutare gli altri è un aspetto della vita dei discepoli e nel fare queste cose si onora e si glorifica Dio ma, ancora di più, si dà a Dio.

    Naturalmente, non è sempre facile essere generosi, sia con le nostre finanze e con i nostri i beni materiali, sia con il nostro tempo e il nostro servizio. Dare agli altri è un sacrificio. Ha un prezzo. Significa che offriamo a un altro qualcosa che ci appartiene e, così facendo, in un certo senso lo perdiamo. Tuttavia, come Dio disse numerose volte sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento, Lui benedice quella generosità in modi tangibili.

    Dio ha promesso di benedire chi è generoso e di prendersene cura:

    «Se tu supplisci ai bisogni dell’affamato e sazi l’afflitto, la tua luce spunterà nelle tenebre e la tua notte oscura sarà come il mezzogiorno; il Signore ti guiderà sempre, ti sazierà nei luoghi aridi, darà vigore alle tue ossa; tu sarai come un giardino ben annaffiato, come una sorgente la cui acqua non manca mai» (Isaia 58:10–11).

    «Dagli generosamente e, quando gli darai, il tuo cuore non si rattristi; perché proprio per questo il Signore Dio tuo ti benedirà in ogni lavoro e in ogni cosa a cui avrai messo mano» (Deuteronomio 15:10).

    Quando siamo generosi, quando diamo, quando ci prendiamo cura degli altri, noi diamo a Dio. «Chi ha pietà del povero presta al Signore, che gli contraccambierà l’opera buona» (Proverbi 19:17).

    Gesù insegnò ai suoi discepoli a dare generosamente: «Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera un prestito da te, non voltare le spalle» (Matteo 5:42). Insegnò anche a non aspettarsi nulla in cambio del loro dono:

    «Se prestate a coloro dai quali sperate di riavere, che merito ne avrete? Anche i peccatori prestano ai peccatori, per riceverne altrettanto. Ma amate i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e il vostro premio sarà grande e sarete i figli dell’Altissimo, perché egli è benigno verso gli ingrati e i malvagi» (Luca 6:34–35).

    L’Antico Testamento insegna la stessa cosa: «Non rifiutare un beneficio a chi vi ha diritto, quando è in tuo potere di farlo. Non dire al tuo prossimo: “Va’ e torna, te lo darò domani”, quando hai la cosa con te» (Proverbi 3:27–28).

    Come discepoli, abbiamo anche il compito di essere generosi gli uni con gli altri, specialmente davanti a una necessità. «Siate solleciti per le necessità dei fratelli, esercitando con premura l’ospitalità. Finché ne abbiamo l’opportunità, facciamo del bene a tutti, ma specialmente a coloro della famiglia della fede» (Romani 12:13; Galati 6:10).

    Amare e prendersi cura degli altri nella nostra «famiglia della fede» è chiaramente importante. Quando veniamo a sapere che alcuni nostri fratelli e sorelle nella fede si trovano in difficoltà, il Signore si aspetta che ci sforziamo di aiutarli in qualche modo, che si tratti di fornire l’assistenza necessaria, di prenderci cura di qualcuno nel momento del bisogno, di offrire un sostegno economico quando ne abbiamo la possibilità, di preparare e consegnare pasti, di condividere provviste o vestiti in eccesso, o di accompagnarli in auto da qualche parte. Essere generosi significa dare per soddisfare un bisogno e a volte ciò di cui c’è più bisogno è l’amicizia, la compagnia, un orecchio attento e il dono del proprio tempo e di un sostegno spirituale ed emotivo.

    Essere generosi piace a Dio, che ha promesso di ricompensare abbondantemente la nostra generosità. Dare agli altri è un investimento nel nostro presente e nel nostro futuro eterno, e causa ringraziamenti e lodi al Signore. «[Ordina loro] di fare del bene, di arricchirsi di opere buone, di essere generosi nel donare, pronti a dare, così da mettersi da parte un tesoro ben fondato per l’avvenire, per ottenere la vera vita» (1 Timoteo 6:18–19).

    Vivere in maniera generosa

    La generosità è la qualità di essere premurosi e altruisti, specialmente quando si tratta di condividere denaro e altri beni. La Bibbia ha molto da dire sulla generosità come qualità desiderabile del nostro carattere. Proverbi 22:9 dice: «Chi ha l’occhio generoso sarà benedetto,
    perché egli dona del suo pane al povero». Dio è generoso e si aspetta che seguiamo il suo esempio.

    La generosità divina è evidente ovunque intorno a noi. Dio ha creato questo pianeta che è particolarmente adatto a sostenerci e a provvedere ai nostri bisogni e ai nostri piaceri. Ci dona i colori, la luce, i suoni, l’aria e la capacità di gustare e godere, di ascoltare e apprezzare, di toccare e di essere soddisfatti. Soprattutto, Dio ha dimostrato la sua generosità quando ha offerto suo Figlio come sacrificio per espiare il nostro peccato. Di fronte a tanta generosità, possiamo solo dire: «Ringraziato sia Dio per il suo dono ineffabile!» (2 Corinzi 9:15 […]

    Visto che Dio è generoso, anche noi dobbiamo esserlo. La generosità può manifestarsi in molti modi. Possiamo donare il nostro tempo, le nostre risorse materiali, la nostra ospitalità e la nostra amicizia. […] La Parola di Dio dice chiaramente che i generosi vengono ricordati e ricompensati, sia in questa vita che nella prossima. —Got Questions1

    Più beati

    Gesù ci insegna che «ci è più gioia nel dare che nel ricevere» (Atti 20:35). […] Cosa dice la Bibbia? «Dio ama chi dona con gioia» (2 Corinzi 9:7). Perché? Forse perché quando doniamo siamo più simili a Dio, e Lui non dona a malincuore.

    Inoltre, quello che diamo determina quanto Dio può fare nella nostra vita. Quando doniamo a Lui con gioia, ci apriamo a ricevere da Lui liberamente. Malachia 3:10 dice: «“Portate tutte le decime alla casa del tesoro, perché ci sia cibo nella mia casa; poi mettetemi alla prova in questo”, dice il Signore degli eserciti; “vedrete se io non vi aprirò le cateratte del cielo e non riverserò su di voi tanta benedizione che non vi sia più dove riporla”». […] Non possiamo dare più di Dio. Come disse una volta un anziano contadino credente: «Io riempio il granaio di Dio a palate e Lui riempie il mio a palate – ma Dio ha una pala più grande». —Rick Warren2

    Mettere in pratica il principio della generosità

    Ci sono molti modi per mettere in pratica il principio della generosità nella nostra vita quotidiana e spesso questo richiede da parte nostra scelte precise di dedicare il nostro tempo, le nostre preghiere, il nostro denaro, le nostre risorse e i nostri doni a servire gli altri. Fa parte dell’offrire noi stessi «come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio» che Paolo descrive come il nostro «culto spirituale» a Dio (Romani 12:1). Donare noi stessi è un culto gradito a Dio. «Non dimenticate la beneficenza e di far parte dei vostri beni agli altri, perché Dio si compiace di tali sacrifici» (Ebrei 13:16).

    Come cristiani, siamo esortati a mettere in pratica la nostra fede e a tendere la mano a chi è sfinito e turbato, così come agli emarginati, agli oppressi e ai bisognosi, come se fossero Gesù stesso. Donare generosamente il nostro tempo, le nostre preghiere e le nostre risorse a chi si trova nel bisogno è un modo meraviglioso per esprimere la nostra fede: servire Dio servendo il prossimo. I meno fortunati, i bisognosi, gli affamati hanno bisogno di sapere che sono amati, che c’è chi tiene a loro, che sono apprezzati. Dio ama ogni essere umano come una sua creazione unica e a noi cristiani viene chiesto di fare lo stesso.

    Condividere la buona notizia del Vangelo con gli altri, pregare per loro e aiutarli a crescere nella fede è un modo importante per dare agli altri e adempiere il Grande Mandato. Servire negli orfanotrofi o negli ospedali, visitare i malati, prendersi cura dei rifugiati e dei senzatetto, assistere i detenuti, insegnare ai meno fortunati e partecipare a campagne sanitarie sono tutti modi preziosi per portare l’amore di Cristo ai bisognosi.

    Vivere la nostra fede e seguire le orme di Gesù significa mettere la fede in azione, dare agli altri e prendersi cura di loro come se fossero il Signore stesso. Lo facciamo quando tendiamo la mano alle persone che potrebbero trovarsi in difficoltà, affrontare tragedie, perdite o ansie, per condividere con loro il conforto divino e una speranza per il futuro. Inoltre, offriamo generosamente le nostre ricchezze spirituali a quelli che, pur non mancando di salute o di beni materiali, sono afflitti, turbati e smarriti. L’amore di Cristo ci costringe a farlo, poiché non viviamo più per noi stessi, ma per Colui che ha dato la vita per noi (2 Corinzi 5:14–15).

    Come suoi seguaci, aiutiamo i bisognosi; sosteniamo la missione di Dio nel mondo, spesso in modi invisibili di cui altri potrebbero non venire mai a conoscenza, come ad esempio: finanziare una squadra di missionari in un paese lontano; donare qualcosa di cui abbiamo bisogno a chi ne ha più bisogno di noi; sacrificare il nostro tempo per intercedere per i bisogni di un’altra persona che forse non sa nemmeno che si sta pregando per lei. Facciamo queste cose come se fossero per il Signore, come sottolinea il seguente articolo.

    Il Dio della Bibbia è un Dio missionario con un programma mondiale e porta avanti la sua missione mediante il suo popolo. I cristiani [sono chiamati] a spendere e a spendersi per la causa di Gesù Cristo. Alcuni partecipano a questi sforzi portando il Vangelo dove è più necessario. Altri inviano missionari e sostengono quelli che sono partiti. Pertanto, una delle responsabilità dei cristiani è donare per sostenere l’opera evangelica.

    Donare fa parte del culto. È importante non pensare alle donazioni cristiane semplicemente come a un dono fatto a individui o istituzioni. Ogni donazione all’opera evangelica è in effetti un atto di culto. Si rende grazie a Dio e gli si si dà ciò che gli è dovuto. In un certo senso, si offre un sacrificio di lode al Signore. Donare è un gesto di gratitudine in risposta a ciò che Dio ha fatto mediante Cristo e per il privilegio di far parte della sua famiglia (2 Corinzi 8–9). È un modo per riconoscere che tutto appartiene a Dio e proviene da Lui (Giacomo 1:17).

    Ci è stato comandato di donare. Dio si aspetta che il suo popolo contribuisca alla sua opera e sostenga i suoi collaboratori. Ogni cristiano coopera alla mietitura di Dio (Filippesi 1:3–5). Visto che Dio ci benedice con dei mezzi economici, siamo esortati a essere amministratori buoni e fedeli di quelle benedizioni. A chi molto è dato, molto sarà richiesto. E queste benedizioni richiedono che la nostra donazione sia generosa, fatta con gioia e disposta al sacrificio.

    Dio utilizza dei mezzi. Dio realizza i suoi propositi e i suoi piani attraverso vari mezzi, spesso tramite strumenti umani. Ciò significa che le persone non giungeranno alla fede se non vi sarà chi predichi (Romani 10:15–17). […] Quelli che sono inviati devono essere sostenuti. Dio permette alle persone di prendere parte alla sua opera missionaria. Provvede e soddisfa i bisogni utilizzando mezzi umani – con generose donazioni, per esempio. Per un cristiano, è un privilegio meraviglioso essere invitato a partecipare alla missione divina di salvare persone di ogni lingua, tribù e nazione, anche attraverso le sue donazioni. —Chopo Mwanza3

    Ciò che diamo agli altri – il nostro servizio, le nostre preghiere, le nostre donazioni – lo diamo a Gesù. Non lo facciamo per ottenere riconoscimento, guadagno economico o per fare carriera nella società. Tutto ciò che facciamo, in qualsiasi ministero o nelle nostre azioni quotidiane, lo facciamo per glorificare il Signore. Ci sentiamo spronati a fare ciò che possiamo per migliorare la vita degli altri, per aiutarli nel momento del bisogno e per condividere la buona notizia della nostra speranza eterna in Cristo. Camminiamo come camminava Gesù.

    Vivere secondo il principio della generosità ci rende una benedizione per gli altri e in cambio ci porta la benedizione di Dio. Quando scegli di donare te stesso, il tuo tempo, le tue preghiere, le tue risorse e le tue finanze, non stai solo compiendo atti generosi, stai diventando una persona generosa e Dio benedice chi è generoso. «In ogni cosa vi ho mostrato che bisogna venire in aiuto ai deboli lavorando così, e ricordarsi delle parole del Signore Gesù, il quale disse egli stesso: “Vi è più gioia nel dare che nel ricevere”» (Atti 20:35).

    Pensieri su cui meditare

    La Bibbia dice che la generosità attira benedizioni. In Proverbi 11:25, la Bibbia ci dice: «La persona generosa si arricchirà e chi annaffia sarà egli pure annaffiato». Dio si avvicina alle persone che sono generose, che prestano liberamente e agiscono con giustizia (Salmi 112:5). Se date generosamente, allora Dio riverserà su di voi più benedizioni di quanto possiate immaginare (Malachia 3:10). —Chris Witts

    Dimostriamo di essere veramente figli di Dio con tutto ciò che portiamo con noi in modo da poter godere per sempre di un rapporto con Lui. […] La generosità ci mantiene concentrati su ciò che conta davvero, su ciò che è veramente importante per Dio. Quando siamo generosi nel nome di Cristo, stiamo arredando la nostra dimora eterna con tesori ben più grandi di qualsiasi cosa si possa acquistare sulla terra. —Todd Harper

    Quando doniamo come fa Dio e con quel dono lo onoriamo, ci avviciniamo maggiormente a Lui. Ci fa smettere di vedere solo noi e ci spinge a prenderci cura degli altri. Più ci avviciniamo a Dio, più le nostre priorità e i nostri valori iniziano a riflettere i suoi. In che modo, allora, possiamo vivere con generosità? Partendo dal chiedere a Dio di darci una mentalità generosa. —YouVersion.com

    Cosa dice la Bibbia

    «Dio vi farà ricchi di tutto, in modo che possiate dare a tutti generosamente, e quando porteremo la vostra offerta a quelli che ne hanno bisogno, essi ringrazieranno e loderanno Dio per il vostro aiuto» (2 Corinzi 9:11).

    «Ma se qualcuno possiede dei beni di questo mondo e vede suo fratello nel bisogno e non ha pietà di lui, come potrebbe l’amore di Dio essere in lui?
    Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e in verità» (1 Giovanni 3:17–18).

    «Dio ha il potere di far abbondare in voi ogni grazia perché, avendo sempre il necessario in tutto, possiate compiere generosamente tutte le opere di bene» (2 Corinzi 9:8).

    Una preghiera per essere generosi

    Caro Signore, ti chiediamo un cuore generoso. Aiutaci a donare liberamente il nostro tempo, le nostre risorse e il nostro amore a chi ne ha bisogno. Facci vedere le opportunità di fare la differenza. Possa la nostra generosità essere un riflesso del tuo amore e della tua bontà.

    Grazie per le benedizioni che abbiamo ricevuto. Aiutaci a condividerle con gli altri e a essere una luce nel mondo. Aiutaci a essere generosi non solo con i nostri beni materiali, ma anche con il nostro tempo, la nostra attenzione e la nostra compassione. Aiutaci a riconoscere i bisogni di chi ci sta intorno e a rispondere con cuori e mani aperte. Possa la nostra generosità ispirare altri a donare e creare un effetto a catena di bontà e sostegno.

    Preghiamo per le persone bisognose. Fornisci loro le risorse e il sostegno di cui hanno bisogno e aiuta noi a essere parte della soluzione. Grazie per la gioia che viene dal donare. Aiutaci a coltivare uno spirito di generosità in tutto ciò che facciamo. Nel nome di Gesù, Amen.4


    1 “What does the Bible say about Generosity?” GotQuestions.org, https://www.gotquestions.org/Bible-generosity.html.

    2 Rick Warren, God’s Power to Change Your Life (Harper Collins, 2006).

    3 Chopo Mwanza, “If God Provides, Why Should We Give to Missions?” radical.net, 6 gennaio 2025, https://radical.net/article/why-give-to-missions/.

    4 “A Prayer for Generosity”, tmumc.org, https://www.tmumc.org/stories/posts/a-prayer-for-generosity.

    Pubblicato originariamente in inglese il 19 maggio 2026.

  • Apr 7 1 Corinzi, capitolo 15 (versetti 20-36)
  • Giu 9 La vita di un discepolo, parte 10: la nostra vita lavorativa
  • Mag 12 La vita di un discepolo, parte 8: fare discepoli
  • Apr 28 1 Corinzi: capitolo 15 (versetti 37-58)
  • Apr 21 La vita di un discepolo, parte 8: Comunicare la nostra fede
  • Mar 24 La vita di un discepolo, parte 7: servire Dio servendo gli altri
  • Mar 10 1 Corinzi: capitolo 15 (versetti 1-19)
  • Feb 24 La vita di un discepolo, parte 6: Amore per gli altri
  • Feb 10 1 Corinzi; capitolo 14 (versetti 26-40)
   

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