L’Ancora

Devozioni in formato semplice

  • Calcolare il costo

    Peter Amsterdam

    [Counting the Cost]

    Il quattordicesimo capitolo del Vangelo di Luca contiene alcune delle affermazioni più difficili che Gesù fece sul discepolato. Include la parabola della grande cena (Luca 14:16–24), che parla di quelli che antepongono i propri interessi personali alla chiamata di entrare in comunione con Dio. Il capitolo prosegue dicendo che molta gente andava con Gesù e fu a queste folle che Lui si rivolse con queste parole molto forti:

    «Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e persino la sua propria vita, non può essere mio discepolo. E chi non porta la sua croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo» (Luca 14:26–27).

    Dopo aver detto alla folla che chi voleva seguirlo doveva fare dei sacrifici, Gesù proseguì col raccontare, una di seguito all’altra, due parabole brevi ma forti sul discepolato e sul bisogno di pensare attentamente al prezzo da pagare per seguirlo.

    La prima parabola dice: «Chi di voi, infatti, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolare la spesa per vedere se ha abbastanza per poterla finire? Perché non succeda che, quando ne abbia posto le fondamenta e non la possa finire, tutti quelli che la vedranno comincino a beffarsi di lui, dicendo: "Quest'uomo ha cominciato a costruire e non ha potuto terminare" (Luca 14:28–30).

    La frase che inizia con “chi di voi” è una domanda retorica, che si aspetta che la risposta sia “nessuno”. Gesù utilizzò domande retoriche simili anche per introdurre altre parabole, come quella della pecora smarrita (Luca 15:4). (Vedi anche Luca 11:5–7; 17:7.)

    In questa parabola, è sottinteso che nessuno con un po’ di buon senso comincerebbe a costruire un edificio senza prima stimarne il costo e stabilire se ha abbastanza denaro per completarlo.

    Nelle Scritture troviamo vari riferimenti a torri. Alcuni parlano di torri costruite per scopi militari, o con analogie militari, come: «Il nome dell’Eterno è una forte torre; a lui corre il giusto ed è al sicuro (Proverbi 18:10). Altri  si riferiscono a torri usate per scopi agricoli (Isaia 5:2). I contadini utilizzavano le torri come alloggi o per tenervi gli attrezzi e i prodotti agricoli, e come punti d’osservazione per proteggere i raccolti da ladri e animali.1

     Nel contesto di questa parabola, Gesù probabilmente si riferiva a una torre utilizzata per scopi agricoli. Il padrone ha buone intenzioni. Costruire una torre gli sarà utile. Oltre a poter proteggere meglio i suoi prodotti o animali da ladri e animali predatori, si guadagnerà anche il rispetto dei vicini per aver migliorato la sua proprietà. Comunque, se quell’uomo è abbastanza sciocco da non valutarne il costo e calcolare se ha abbastanza risorse per completare la torre, è visto come uno stupido e sarà messo in ridicolo.

    Nella cultura di quei tempi, era molto importante essere considerato una persona d’onore, mentre la vergogna doveva essere evitata a ogni costo. La conseguenza di un progetto malfatto sarebbe stata che tutti quelli che avrebbero visto l’edificio incompleto avrebbero schernito l’uomo evidenziando il suo fallimento e la sua stoltezza. Dicendo che l’uomo che non aveva calcolato il costo della costruzione sarebbe stato preso in giro, era sottinteso che avrebbe perso il suo prestigio, sarebbe diventato lo zimbello del paese e si sarebbe messo in ridicolo.

    Gesù sfidava le persone a cui chiedeva di seguirlo a pensare bene all’impegno che stavano per prendersi e al ciò che comportava — a valutare il costo del discepolato e a prendere decisioni sagge e ponderate, invece di un impegno che non sarebbero state in grado di rispettare.

    La storia parallela a questa parabola dice: «Oppure, qual è il re che, partendo per muovere guerra a un altro re, non si sieda prima a esaminare se con diecimila uomini può affrontare colui che gli viene contro con ventimila? Se no, mentre quello è ancora lontano, gli manda un'ambasciata e chiede di trattare la pace» (Luca 14:31–32).

    Anche se questa seconda parabola esprime lo stesso concetto della prima, la decisione del re mette a repentaglio la vita di diecimila uomini, oltre alla sua, quindi la posta in gioco è molto più alta. L’uomo che non calcola il costo della torre si espone soltanto al ridicolo e alla vergogna, mentre il re affronta la possibilità di perdere la vita di molti soldati e perfino il suo regno.

    Sebbene nella seconda parabola i rischi fossero molto più grandi, il concetto espresso è lo stesso. Il re deve valutare saggiamente la situazione. Ha solo la metà dei soldati del suo avversario. Per vincere, le sue troppe dovrebbero essere molto più abili dei soldati da affrontare. Dovrebbero essere anche eccezionalmente coraggiosi per affrontare con fiducia un esercito grande il doppio del loro.

    Inoltre, dovrebbe anche considerare la possibilità di avere qualche altro vantaggio — familiarità con il terreno, condizioni meteorologiche, linee di rifornimento migliori o una popolazione civile più favorevole e così via — per compensare la disparità numerica. Il re deve decidere se esistono le condizioni perché i suoi soldati possano vincere e se è una battaglia che vale la pena di combattere.

    La prima parabola indica che chi considera di diventare discepolo di Gesù dovrebbe “calcolare il costo”, per vedere se ha le doti necessarie per essere un discepolo. La seconda parabola consiglia di pensar bene alle possibilità di successo prima di prendere una decisione importante come impegnarsi nel discepolato. Entrambe le parabole stimolano la persona che contempla il discepolato a valutare la propria situazione, così che quando prenderà la decisione di seguire Gesù lo farà dopo averci pensato per bene. È una chiamata a prendere una decisione attenta e essere determinati quando ci s’impegna al discepolato.

    Quando leggiamo che Gesù chiamò i suoi primi discepoli, siamo colpiti dalla prontezza con cui abbandonarono tutto e lo seguirono.

    «Or Gesù, camminando lungo il mare della Galilea, vide due fratelli: Simone detto Pietro e Andrea suo fratello, i quali gettavano la rete nel mare, poiché erano pescatori; e disse loro: «Seguitemi e io vi farò pescatori di uomini». Or essi, lasciate prontamente le reti, lo seguirono. E, proseguendo il cammino, vide due altri fratelli: Giacomo, il figlio di Zebedeo e Giovanni suo fratello, nella barca con Zebedeo loro padre, i quali riassettavano le reti; e li chiamò. Ed essi, lasciata prontamente la barca e il padre loro, lo seguirono (Matteo 4:18–22).

    Anche se lo seguirono immediatamente dopo il suo invito, non doveva necessariamente essere la prima volta che lo incontravano. Nel Vangelo di Giovanni leggiamo che Andrea, fratello di Simon Pietro, incontrò Gesù e passò la giornata con Lui (Giovanni 1:38–42). La mattina dopo incontrò suo fratello Pietro e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» (Giovanni 1:41). Non ci sono indicazioni che Pietro o Andrea l’abbiano seguito in quel momento. In Luca leggiamo che Gesù stava insegnando sulle sponde del lago di Gennesaret quando notò due barche vicino alla riva e dei pescatori sulla piaggia che pulivano le reti. Gesù salì su una delle barche che apparteneva a Simone (Pietro). Quando finì d’insegnare disse a Simone di uscire dove l’acqua era più profonda e gettare le reti. Simone lo fece e pescò un gran numero di pesci, così chiese ai suoi soci, Giacomo e Giovanni, di salire in barca e aiutarlo. È a questo punto che leggiamo che Pietro lasciò ogni cosa e seguì Gesù (Luca 5:1–11).

    In altri punti dei Vangeli vediamo esempi di come Gesù mise in guardia quelli che volevano seguirlo, indicando il costo del discepolato:

    «Allora uno scriba, accostatosi, gli disse: “Maestro, io ti seguirò dovunque tu andrai”. E Gesù gli disse: “Le volpi hanno delle tane, e gli uccelli del cielo dei nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha neppure dove posare il capo”. Poi un altro dei suoi discepoli gli disse: “Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre”. Gesù gli disse: “Seguimi, e lascia che i morti seppelliscano i loro morti» (Matteo 8:19–22).

    A Gesù non interessava che le masse lo seguissero. Cercava chi lo avrebbe seguito, non per la sua popolarità o perché sfamava le folle e operava miracoli, ma perché credeva profondamente in chi Lui era e nella verità che insegnava. Li avvertì delle possibili conseguenze del discepolato, di pensare alle esigenze che avrebbe richiesto e di accertarsi di comprenderne i requisiti. Poi, dopo aver preso in considerazione tutte le potenziali difficoltà, le prove e i sacrifici, li invitò a prendere la decisione consapevole di seguirlo. Non stava cercando di scoraggiare la gente dal diventare discepoli, ma la incoraggiava a prenderne attentamente in considerazione il significato.

    Fare la scelta di seguire Gesù vuol dire scegliere di ristrutturare la nostra vita secondo i suoi insegnamenti. Significa cambiare il nostro modo di pensare, dando le giuste priorità a ciò cui dedichiamo il nostro tempo, la nostra energia e il nostro denaro. Cambia i rapporti che abbiamo con gli altri e il nostro modo di interagire con loro, perché ci viene chiesto di diventare meno egocentrici. È una richiesta a riorganizzare radicalmente la nostra vita, tanto da essere disposti a soffrire ridicolo, discriminazione o persecuzione per la nostra fede (Matteo 5:10–12). È un impegno per tutta la vita, che richiede una decisione appassionata di seguirlo.

    La scelta di essere un seguace di Gesù è la decisione migliore e più importante che si possa fare, perché non solo migliora la nostra vita adesso, ma per tutta l’eternità. E se siamo fedeli a condividere il messaggio di Gesù sulla salvezza, renderà migliore anche la vita degli altri.

    Pubblicato originariamente nel gennaio 2018.
    Adattato e ripubblicato sull’Ancora in inglese il 24 agosto 2026.


    1 Arland J. Hultgren, The Parables of Jesus (Grand Rapids: Eerdmans, 2000), 139.

  • Ago 22 Fede per il sostegno finanziario
  • Ago 18 La generosità divina
  • Ago 17 Adattarsi ai cambiamenti nelle stagioni della vita
  • Ago 15 Gioia in mezzo alle avversità
  • Ago 14 La sua presenza nelle tempeste della vita
  • Ago 12 Lezioni di guida da 2 Corinzi 5
  • Ago 10 Nuova vita in Cristo
  • Ago 7 Cercare e salvare le anime smarrite
  • Ago 4 Non smarrirti
   

L’Angolo dei Direttori

Studi biblici e articoli che edificano la fede

  • La vita di un discepolo, parte 12: discepolato quotidiano

    [The Life of Discipleship, Part 12: Everyday Discipleship]

    Il discepolato è un percorso che dura tutta la vita e richiede perseveranza, determinazione, convinzione, l’amore di Dio e la forza dello Spirito Santo. Il defunto reverendo Billy Graham una volta disse: «Il cammino del cristiano nella vita non è uno sprint ma una maratona. […] Il discepolato è un impegno che dura tutta la vita, giorno dopo giorno». Il processo di crescita nel nostro discepolato e di trasformazione a immagine di Cristo è un compito che dura tutta la vita. Come qualcuno ha detto:

    Siamo creati come bozze che devono passare per un processo di correzione. Dio opera per trasformarci passo per passo in un articolo finito che varrà la pena di leggere. Il nostro essere è ripetutamente trasformato dalle scelte e dalle decisioni che prendiamo; i punti superficiali e superflui vengono eliminati grazie alle esperienze difficili della vita e noi veniamo rifiniti e levigati […] nelle mani del Grande Correttore. —Scott Montrose1

    Il nostro discepolato deve comprendere ogni aspetto della nostra vita, compreso il nostro rapporto con Dio e il nostro cammino quotidiano con Lui, nonché il nostro amore per gli altri, che include ogni persona che incontriamo nel corso della giornata. Il nostro discepolato comprende il compito di ambasciatori di Cristo e la condivisione della buona novella con le persone che Lui pone sul nostro cammino, oltre che essere un riflesso vivente dell’amore di Cristo in ogni ambito della nostra vita e sforzarci di crescere a sua immagine.

    Viviamo il nostro discepolato nelle nostre case, sul posto di lavoro, nelle scuole e nella comunità. Incorporiamo i principi del discepolato nella nostra genitorialità, nelle nostre relazioni e nell’investimento del nostro tempo, delle nostre competenze e delle nostre risorse. Ci sforziamo di essere un esempio vivente della nostra fede per le nostre famiglie, i nostri amici e i nostri vicini, per le persone con cui interagiamo durante la giornata e nelle nostre comunicazioni online.

    La vocazione di discepoli di Gesù è una chiamata a uno stile di vita completo. È una chiamata a riorganizzare le nostre priorità in modo che Dio occupi il primo posto nella nostra vita. Ciò non vuol dire che non avremo altre priorità, ma la nostra fedeltà va innanzitutto a Dio — al di sopra dei nostri desideri e della nostra volontà, dei nostri cari, dei nostri beni e persino della nostra stessa vita. Il discepolato cristiano non è facile da vivere — infatti, Gesù disse che «la via è stretta», ma «conduce alla vita» (Matteo 7:13–14). Richiede impegno, dedizione e il mettere Dio al centro della nostra vita, delle nostre decisioni e dei nostri rapporti.

    Nei Vangeli, Gesù sfidò i suoi seguaci a rinunciare alla propria vita per amor suo e a seguirlo. Nel Vangelo di Matteo, disse: «Se uno vuole venire dietro a me, rinunci a se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà» (Matteo 16:24–25).

    Rinunciare a noi stessi può essere inteso come il mettere da parte i nostri desideri, le nostre ambizioni e i nostri obiettivi personali e scegliere di cercare Dio per ricevere la sua guida nella nostra vita e perseguire la sua volontà piuttosto che la nostra. Ciò non significa che il Signore non ci guiderà mai a conseguire le nostre ambizioni e i nostri obiettivi personali. Se cerchiamo la volontà di Dio e desideriamo compiacerlo, è molto probabile che la sua volontà e i nostri desideri siano in armonia (Salmi 37:4). Tuttavia, se le indicazioni di Dio non coincidono con la direzione verso cui ci stavamo orientando, come suoi discepoli saremo disposti a «rinunciare a noi stessi» per seguirlo.

    Gesù ci ha dato la chiave per poter vivere il nostro impegno nel discepolato, a partire dalla nostra rinascita spirituale attraverso la salvezza. «Se uno è in Cristo, è una nuova creatura: le cose vecchie sono passate; ecco, sono diventate nuove. Sono stato crocifisso con Cristo. Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» (2 Corinzi 5:17; Galati 2:20).

    La capacità e la grazia di vivere la vita di un discepolo non derivano solo dal nostro desiderio di obbedire ai comandamenti di Dio e dai nostri sforzi di vivere in modo devoto, ma dalla potenza di Dio attraverso «Cristo in noi» (Colossesi 1:27) e dalla presenza dello Spirito Santo (Giovanni 14:15–17). «Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone che Dio ha predisposto perché noi le praticassimo» (Efesini 2:10).

    Cristo in noi

    Ogni nuova mattina possiamo aspettarci che il Signore Gesù Cristo si manifesti attraverso di noi quel giorno e realizzi qualche aspetto della sua opera, che riusciamo a riconoscere le sue azioni o no. È il nostro privilegio, è la nostra responsabilità.

    Il fatto che Cristo viva in noi ci dà forza. Non possiamo vivere efficacemente con nessun’altra forza se non quella che deriva dalla vita di Gesù Cristo, poiché Lui disse: «Senza di me non potete fare nulla» (Giovanni 15:5). Il fatto di essere in Cristo ci dà uno scopo. Non è una forza che ci permette di vivere per noi stessi, ma che ci mette in grado di realizzare i piani di Cristo. […]

    Il fatto che Cristo sia in noi ci offre delle risorse. Tutto ciò di cui potremmo aver bisogno è nostro nel Signore Gesù Cristo. E il fatto di essere in Cristo ci dà delle responsabilità. Come parte del suo corpo, la questione più importante che io devo affrontare è: «Cosa vuole che io faccia?»

    Il fatto che Cristo sia in noi è dinamico. Essere in Cristo è impegnativo. Se Lui ha qualcosa da fare, ha il diritto di usarci come mezzo per farlo. Se c’è un «eunuco etiope» sulla strada del deserto, Lui ha il diritto di dirti di lasciare la tua Samaria e andare a incontrarlo (Atti 8:26–40). Ma per ogni richiesta che ci fa, Lui fornisce la dinamica del suo Spirito dentro di noi per realizzarla.

    Questa è la vita cristiana. Dopo aver affrontato il nostro insuccesso nel manifestare la sua somiglianza e immagine nel mondo, ci avviciniamo alla Croce per essere perdonati, lo Spirito Santo viene a vivere in noi e veniamo incorporati in Cristo, diventando mezzi per manifestare la sua vita e il suo obiettivo. Il mondo ha un bisogno disperato di saperlo, ma non avrà alcun motivo per crederci finché non vedrà la vita e il carattere di Gesù Cristo vissuti nella tua vita e nella mia. Questo è lo scopo che Dio ha per te! —Charles Price2

    Unirsi alla missione del suo Regno

    Dio ti ha invitato a unirti a Lui per cambiare il mondo. Dio ha un sogno per questo mondo che Gesù ha chiamato il Regno di Dio. Dio ti ha creato per svolgere un ruolo importante nella sua visione del Regno. Non troverai mai il tuo scopo più profondo nella vita finché non troverai il tuo posto nella realizzazione del Regno di Dio.

    Non devi essere un genio per cambiare il mondo, né ricco, né influente, né un gigante spirituale. Quel che devi fare è dire di sì all’invito. Devi essere disponibile e disposto a farti usare, e forse dovrai pagare il prezzo che il seguire Gesù comporta, perché cambiare il mondo e seguire Gesù non è facile e non è a buon mercato. Bisognerà fare dei sacrifici: ce ne sono sempre.

    La nostra fede cristiana non è solo un modo per ricevere il perdono dei nostri peccati e poter entrare nella vita eterna, eppure lo è. Non è solo un sistema di giuste convinzioni sulla verità ultima e sull’ordine delle cose, sebbene lo sia. Né è solo un modo per ricevere conforto da Dio nei momenti difficili o un utile codice di condotta su come vivere una vita buona e produttiva, sebbene sia anche questo. Fondamentalmente, la fede cristiana è la vocazione di […] seguire il nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo e partecipare alla grande missione di Cristo nel nostro mondo. […] Solo allora diventeremo persone complete, persone che vivono secondo il disegno divino più profondo per la nostra vita. —Richard Stearns3

    Conclusione: il progetto per la vita

    Come abbiamo visto nel corso di questa serie sul discepolato, la Bibbia ci insegna qual è il rapporto che Dio desidera avere con noi e come vivere in modo da piacergli. Diventare sempre più simili a Cristo ed essere trasformati a sua immagine è il fondamento per vivere una vita devota e fruttuosa in armonia con Dio e con gli altri, che produce il frutto del suo Spirito nella nostra vita e in quella degli altri (Galati 5:22–23). È nella Bibbia che apprendiamo le verità rivelate da Dio su cui possiamo modellare la nostra esistenza.

    Nella Parola di Dio troviamo i principi biblici che fungono da bussola per la nostra vita e ci aiutano ad affrontare le sfide della vita quotidiana e ad essere testimoni efficaci di Cristo. La sua Parola trasmette principi che ci guidano nelle nostre interazioni con gli altri e nel nostro processo decisionale, aiutandoci a discernere la differenza tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Questi principi spirituali stabiliscono un modello per il nostro standard morale, la nostra etica, il nostro atteggiamento nei confronti della vita, dell’amore, del mondo, dell’ambiente e dei rapporti con gli altri. Sebbene non tratti specificamente ogni possibile situazione che potremmo affrontare, la Bibbia fornisce i principi necessari per affrontare le complessità della vita in un modo gradito a Dio.

    La sua Parola ci insegna a vivere il nostro discepolato amando e servendo gli altri. Il nostro amore per Gesù ci spinge a servire gli altri in suo nome. Ci motiva a essere suoi ambasciatori in qualunque situazione ci troviamo. Ci spinge ad aiutare chi è nel bisogno e a offrire speranza e conforto a chi ne è privo. Possiamo essere le sue mani per aiutare e toccare, la sua bocca per proclamare la verità della sua Parola e infondere incoraggiamento e speranza, i suoi occhi per trasmettere compassione, i suoi piedi per camminare al fianco di un’anima affaticata e le sue braccia per aiutare a portare il loro pesante fardello. Così facendo, le nostre vite lo glorificheranno e saranno di benedizione per gli altri, come evidenziano gli articoli che seguono.

    Una vita bellissima

    Quando la vita di un seguace di Gesù viene condotta come l’intendeva Lui, diventa una cosa di rara bellezza. Essere cristiani e avere un rapporto con Dio dovrebbe permeare le nostre esperienze quotidiane, integrarsi nelle nostre decisioni e colorare il modo in cui percepiamo noi stessi, gli altri e questa vita. Le innumerevoli espressioni dell’amore di Dio condivise con gli altri nel corso della vita di un cristiano possono a volte sembrare insignificanti in sé, tuttavia Dio le vede nella totalità di una vita che rende gloria a Lui ed esulta nella loro bellezza.

    Più siamo decisi a rafforzare il nostro cammino con Gesù e desideriamo mantenere una connessione spirituale con Lui, più Lui potrà manifestare il suo Spirito attraverso di noi. Siamo la sua opera. Quando gli consentiamo di mescolare le diverse sfumature di colore del suo amore e della sua misericordia e di sviluppare la bellezza che desiderava avessimo, diventiamo il suo capolavoro che ispirerà la vita di molti. Accettiamo di tutto cuore il dono inestimabile della sua presenza nella nostra vita. E mentre coltiviamo la bellezza accattivante dell’amore di Dio in tutto ciò che facciamo e diciamo, altri saranno attirati a Lui attraverso di noi. —Maria Fontaine

    Il profumo di Cristo

    L’apostolo Paolo scrisse che la Chiesa è il profumo di Cristo per il mondo: «Noi siamo infatti dinanzi a Dio il profumo di Cristo fra quelli che si salvano e fra quelli che si perdono» (2 Corinzi 2:15). Con questo intendeva dire che ogni credente e ogni comunità di credenti stabilisce una presenza di Cristo nel mondo che è palpabile per i non credenti. […]

    Ma cos’è questa fragranza? Come dovremmo aspettarci che gli altri sentano la presenza di Gesù in noi? Principalmente in due modi: la verità del Vangelo e l’amore di Gesù Cristo. La verità divina parla a ogni aspetto della vita umana. Con la verità della sua Parola, nelle mani del suo Spirito, Cristo rende nuove tutte le cose nella nostra vita (Apocalisse 21:5). Ciò significa che, in ogni ambito della nostra esistenza — tutte le nostre relazioni, i nostri ruoli e le nostre responsabilità — noi cristiani mostriamo una novità che non si conforma allo spirito del mondo, ma allo Spirito Santo di Cristo. La nostra conversazione sarà diversa: non sarà piena di lamentele e critiche, banalità e frivolezza, ma le nostre parole saranno sempre gentili ed edificanti, rispettose delle persone con cui parliamo (Colossesi 4:6; Efesini 4:29).

    Lo stesso vale per il modo in cui svolgiamo il nostro lavoro, educhiamo i nostri figli, partecipiamo alla cultura del nostro tempo e ci comportiamo con dignità e grazia. Siamo nuove creature in Gesù Cristo e, pertanto, sotto molti aspetti, fuori ritmo con la cultura che ci circonda. Ma vivendo la verità in ogni aspetto della nostra vita, facciamo risplendere la luce di Gesù e diffondiamo la fragranza della sua visione del mondo in ogni angolo della nostra esistenza.

    I credenti devono impegnarsi a fondo per essere la fragranza di Gesù. Immergendoci nella Parola di Dio e vivendo con un atteggiamento di preghiera, […] possiamo iniziare a diffondere il profumo del Re Gesù in più aspetti e ambiti della nostra vita quotidiana. Decidiamo, allora, di essere quella fragranza di verità e amore e scopriremo che il vento dello Spirito di Dio ci accompagnerà ovunque andremo, dando l’aroma di Gesù a tutti, e anche a Dio. —T. M. Moore4

    Gesù ci ha affidato la responsabilità di trasmettere il suo amore personale, incondizionato e totale ai nostri simili, a quelli che condividono il pianeta con noi oggi. Il mandato che ha dato ai suoi discepoli è di portare il Vangelo in tutto il mondo. In qualunque luogo il Signore ti abbia chiamato, quello è il tuo campo di missione e tu sei esortato a servire e a raggiungere le persone che Lui pone sul tuo cammino. Ognuno di noi ha qualche opportunità, qualche rete sociale, qualche ambiente in cui può condividere il suo amore e la sua verità con gli altri, rafforzando la fede, la speranza e il cuore delle persone.

    Il Signore benedica il tuo percorso di discepolato e il servizio che svolgi per Lui, insieme alla testimonianza che dai agli altri, così che tu possa essere il sale della terra e la luce del mondo, come Lui ci ha detto di essere (Matteo 5:13–14). Gesù disse: «Risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli» (Matteo 5:16). In questo modo, vivremo una vita di discepolato che glorifica Dio (1 Corinzi 10:31).

    Pensieri su cui meditare

    Il discepolato non è un programma o una circostanza; è uno stile di vita. Non è per un periodo limitato, ma per tutta la vita. Il discepolato […] è per tutti i credenti, per ogni giorno della loro vita. —Bill Hull

    Ogni credente che prende sul serio la propria vocazione di discepolo di Gesù si considererà un «inviato» ovunque si trovi e cercherà di mettersi all’opera in quel luogo. Questo potrebbe assumere la forma di «buon testimone» sul lavoro o di buon vicino per chi vive lì nei pressi, oppure potrebbe comportare il volontariato. —Michael Frost e Alan Hirsch

    Non lasciare che le parole di Gesù rimangano solo stampate nella tua Bibbia. Dai loro le ali, mettendole in pratica. Nella tua vita ci sono anime che hanno bisogno delle tue cure. Pensa a come potresti dimostrare interesse per il loro benessere, amandole e prendendoti cura di loro come già ami e ti prendi cura di te stesso. Quando lo farai, completerai la catena d’amore che è iniziata quando Dio ti ha amato per primo. —Karen Ehman

    Cosa dice la Bibbia

    «Colui che dimora in me, e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete fare nulla. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto, così sarete miei discepoli» (Giovanni 15:4–5; Giovanni 15:8).

    «Come dunque avete ricevuto Cristo Gesù, il Signore, così camminate in lui; radicati ed edificati in lui, saldi nella fede, come vi è stata insegnata, e abbondando nel ringraziamento» (Colossesi 2:6–7).

    «Ma voi, carissimi, edificando voi stessi sulla vostra santissima fede, pregando nello Spirito Santo, conservatevi nell’amore di Dio, aspettando la misericordia del Signore nostro Gesù Cristo, in vista della vita eterna» (Giuda 1:20–21).

    Una preghiera per il discepolato quotidiano

    Padre celeste, grazie per avermi salvato, chiamato e dato uno scopo. Tu sei così buono e la tua grazia mi basta. Ti chiedo di purificare il mio cuore dal peccato e di liberare la mia mente dalle distrazioni che oggi cercano di allontanarmi dalla comunione con te. Aiutami a vivere in Cristo, a imparare da Lui e ad affidarmi a Lui, per poter vivere per Lui e condurre altri a Lui. Tu sei degno di tutta la mia devozione e la mia lode. Rendimi un discepolo fedele e prolifico che ti porta gloria ogni giorno. Nel nome potente e incomparabile di Cristo, mio Re, amen. 5


    1 Scott Montrose, “La vita ci corregge”, Contatto, gennaio 2021, https://activated-europe.com/it/articolo/la-vita-ci-corregge//

    2 Charles Price, Christ for Real: How to Grow into Christ’s Likeness (Kregel Publications, 2011).

    3 Richard Stearns, Unfinished: Believing Is Only the Beginning (Thomas Nelson, 2013).

    4 T. M. Moore, “The Fragrance of Truth and Love”, 29 gennaio 2010.

    5 Annie McGuire, “What is a disciple of Christ?” Daily His Disciple, 11 gennaio 2022, https://dailyhisdisciple.com/2022/01/11/what-is-a-disciple-of-christ/.


    Pubblicato originariamente in inglese il 9 giugno 2026.

  • Giu 23 La vita di un discepolo parte 11: condividere le nostre risorse
  • Giu 9 La vita di un discepolo, parte 10: la nostra vita lavorativa
  • Mag 12 La vita di un discepolo, parte 8: fare discepoli
  • Apr 28 1 Corinzi: capitolo 15 (versetti 37-58)
  • Apr 21 La vita di un discepolo, parte 8: Comunicare la nostra fede
  • Apr 7 1 Corinzi, capitolo 15 (versetti 20-36)
  • Mar 24 La vita di un discepolo, parte 7: servire Dio servendo gli altri
  • Mar 10 1 Corinzi: capitolo 15 (versetti 1-19)
  • Feb 24 La vita di un discepolo, parte 6: Amore per gli altri
   

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