L’Ancora

Devozioni in formato semplice

  • Pensieri pieni di fede

    Compilazione

    [Thinking Faith-Filled Thoughts]

    In conclusione, fratelli, tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri. —Filippesi 4:8

    La nostra cultura influenza costantemente il nostro modo di pensare, che si tratti di eventi sportivi, politica o semplicemente di cose casuali che riempiono la nostra mente e il nostro tempo. Come cristiani, in una cultura che cerca costantemente la nostra attenzione, dovremmo rivolgere la nostra attenzione a Dio e alla sua Parola. Dovremmo porci questa domanda: «In che modo Dio vede il mondo e su cosa vuole che io rifletta?» Dovremmo rendere importante per noi ciò che è importante per Dio.

    Riflettete su queste cose: il libro dei Filippesi fu scritto da Paolo durante la sua prigionia a Roma. Scrisse ai credenti di Filippi per diversi motivi. Tra questi c’era quello di incoraggiarli nel loro percorso con il Signore. In Filippesi 4:2–9 Paolo li incoraggia a rallegrarsi nel Signore, a pregare e a pensare alle cose che rendono gloria al Signore. […]

    Uno dei temi principali che emergono in questa lettera è la gioia. Filippesi 4:4 dice: «Rallegratevi sempre nel Signore; ve lo ripeto ancora: rallegratevi!». Parla di rallegrarsi nel Signore, non solo una volta alla settimana o una volta al mese, ma sempre. Nonostante le circostanze dovute al vivere in un mondo imperfetto, i credenti possono rallegrarsi nel Signore. Dio ci ha dato molto più di quanto meritiamo. Ha mandato il suo unico Figlio a morire per noi affinché potessimo avere un rapporto con Lui. La grazia che Dio ci ha mostrato ci dà motivo di rallegrarci anche nei momenti difficili. Egli è degno di ogni lode, onore e gloria. […]

    Paolo prosegue il suo ragionamento dopo aver detto che dovremmo rallegrarci, esortandoci a pregare. Come credenti, Dio è nostro Padre e desidera che parliamo con Lui lungo tutta la giornata. Dio provvede a noi in tanti modi, quindi perché non trascorrere il giorno parlando con Lui delle nostre preoccupazioni e ringraziandolo per ciò che ci ha donato? Egli è degno del nostro tempo.

    «Non siate in ansia per nulla, ma in ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste, con preghiere, suppliche e ringraziamenti; e la pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù» (Filippesi 4:6–7).

    Paolo conclude i suoi pensieri in Filippesi 4 dicendoci di pensare alle cose che sono degne di lode. La bellezza che si trova nella creazione proclama la gloria di Dio e annuncia l’opera delle sue mani (Salmi 19:1–6). Il Creatore dell’universo è degno di essere lodato ed è degno dei nostri pensieri. […] Quindi sforziamoci di pensare alle cose che rispecchiano il suo cuore e lo magnificano. —Hope Field1

    Affermazioni piene di fede

    Ne corso della vita, prima o poi la maggior parte di noi deve combattere un atteggiamento negativo.

    I nostri pensieri modellano il nostro atteggiamento e a sua volta questo modella le azioni che contribuiscono a formare il nostro futuro. Una vita nuova inizia con un cambiamento nel modo di pensare. La Bibbia ci consiglia: «Siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente» (Romani 12:2). Mettiamo in moto quel procedimento riempiendoci di proposito la mente di pensieri buoni e positivi. «Tutte le cose che sono sincere, tutte le cose che sono oneste, tutte le cose che sono giuste, tutte le cose che sono pure, tutte le cose che sono amabili, tutte le cose che sono di buona fama, se vi è qualche virtù e se vi è qualche lode, pensate a queste cose […] e il Dio della pace sarà con voi» (Filippesi 4:8–9). Ci vuole pratica per concentrarsi sul lato positivo, ma col tempo ne vedrai i risultati con una vita più felice e sicura.

    La Bibbia è piena di affermazioni positive. Quando impariamo ad applicarle a noi stessi e alle situazioni di tutti i giorni, cominciamo a vedere noi stessi e la vita come ci vede Dio; questo si riflette nei nostri pensieri e nel nostro comportamento.

    Ecco alcuni esempi di possibili affermazioni positive che sono in armonia con le promesse di Dio nella Bibbia.

    • Che mi senta capace di svolgere questo incarico o no, confiderò in Dio e farò del mio meglio. «Io posso ogni cosa in Cristo che mi fortifica» (Filippesi 4:13).
    • Oggi ho commesso un errore, ma sono deciso a trarne una lezione, a rialzarmi e provarci di nuovo. «I passi dell’uomo sono guidati dall’Eterno, quando egli gradisce le sue vie. Se cade, non è però atterrato, perché l’Eterno lo sostiene per la mano» (Salmi 37:23–24).
    • Forse le cose non vanno come ho sperato e pregato che andassero – almeno per il momento – ma continuerò a confidare che Dio opererà in questa situazione e per mezzo d’essa per i suoi buoni propositi. «È Dio che produce in voi il volere e l'agire, secondo il suo disegno benevolo» (Filippesi 2:13).
    • Potrei anche essere una persona imperfetta e piena di difetti, ma sono speciale agli occhi di Dio, perché mi ha creato a sua immagine e mi dato una mente unica, una personalità e un’anima eterna. «Sono stato fatto in modo stupendo; le tue opere sono meravigliose» (Salmi 139:14).
    • Niente si può interporre tra me e l’amore di Dio. «Sono persuaso che né morte né vita né angeli né principati né potenze né cose presenti né cose future, né altezze né profondità, né alcun’altra creatura potrà separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore» (Romani 8:38–39).
    • Non ho niente da temere, perché Dio mi ama ed è sempre con me. «L’amore perfetto caccia via la paura» (1 Giovanni 4:18).
    • Oggi penserò di più agli altri e meno a me stesso; regalerò a un altro una giornata migliore. «C’è maggior felicità nel dare che nel ricevere!» (Atti 20:35).
    • Non mi arrenderò! Gesù ha promesso di darmi la forza di cui ho bisogno, basta che continui a provarci. «Non stanchiamoci di fare il bene; se infatti non desistiamo, a suo tempo mieteremo» (Galati 6:9).
    • Forse non ho tanti beni materiali come altri, ma ho qualcosa di più importante: onestà e pace interiore. «Essere pio è un grande guadagno, quando uno è contento del proprio stato» (1 Timoteo 6:6).
    • Dio vuole guidare la mia giornata e aiutarmi a usare il mio tempo saggiamente e seguire la sua volontà. «Confida nel Signore con tutto il cuore e non ti appoggiare sul tuo discernimento. Riconoscilo in tutte le tue vie ed egli appianerà i tuoi sentieri» (Proverbi 3:5–6).
    • Dio mi aiuterà a prendere le decisioni giuste. «Se qualcuno di voi manca di sapienza, la chieda a Dio che dona a tutti liberamente senza rimproverare, e gli sarà data» (Giacomo 1:5).

    Queste non sono affermazioni fatte a casaccio, tanto per farti stare meglio, e prive di fondamenta solide. Ognuna d’esse si basa su una delle infallibili promesse divine; quello che Dio ha promesso, Lui è anche in grado di fare (Romani 4:21). —Ronan Keane

    Chiavi per superare i pensieri negativi

    La lettura quotidiana della Bibbia, in particolare gli studi incentrati sulle promesse di Dio, è di grande aiuto per superare i pensieri negativi. È utile ricordare che, per quanto fosche possano essere le circostanze attuali, ai cristiani sono promessi l’amore di Dio e la vittoria in Cristo (Romani 8:37–39; 2 Corinzi 2:14). […]

    La lotta contro i pensieri negativi è una battaglia della mente. L'apostolo Paolo dice ai credenti a cosa pensare: cose che sono vere, onorevoli, giuste, pure, amabili, ammirevoli, onorevoli e degne di lode (Filippesi 4:8). Oltre a definire quali pensieri dovrebbero riempire la nostra mente, questo testo insegna implicitamente che possiamo controllare ciò a cui pensiamo. Quando un pensiero negativo si fa avanti, chi ha la mente di Cristo (1 Corinzi 2:16) ha la capacità di scacciarlo dalla propria mente e sostituirlo con pensieri devoti. È una cosa che richiede pratica, ma con la perseveranza diventa più facile. […]

    Finché i cristiani vivranno in un mondo pieno di paura e di stress, i pensieri negativi continueranno ad arrivare. Abbiamo la possibilità di sradicare quei pensieri o di alimentarli. La buona notizia è che i pensieri negativi possono essere sostituiti con quelli positivi; più questa sostituzione divina avviene, più pace e gioia possiamo provare. —GotQuestions.org2

    Pubblicato originariamente sull’Ancora in inglese il 2 giugno 2026.


    1 Hope Field, “Think On These Things”, Ethnos 360 Bible Institute, 21 aprile 2023, https://e360bible.org/blog/think-on-these-things/

    2 “How can I stop having negative thoughts?” GotQuestions.org, https://www.gotquestions.org/negative-thinking.html

  • Giu 1 Avere sempre più perseveranza, parte 1
  • Mag 28 Persecuzione a Corinto
  • Mag 27 Comunicare l’amore di Dio
  • Mag 25 Discepolato cristiano, parte 3: la promessa
  • Mag 22 Il coraggio di andare avanti
  • Mag 21 Fede per vincere
  • Mag 20 Grazia per i tempi difficili
  • Mag 18 Discepolato cristiano, parte 2: il prezzo
  • Mag 16 Dio nel mondo
   

L’Angolo dei Direttori

Studi biblici e articoli che edificano la fede

  • 1 Corinzi: capitolo 14 (versetti 1-25)

    [1 Corinthians: Chapter 14 (verses 1–25)]

    Alla fine del capitolo 13, Paolo scrive che “queste tre cose rimangono: fede, speranza e amore; ma la più grande di esse è l’amore” (1 Corinzi 13:13). Nel capitolo 14, sottolinea l’importanza dell’amore nell’uso dei doni spirituali durante il culto comune.

    Ricercate l’amore e desiderate ardentemente i doni spirituali, principalmente il dono di profezia (1 Corinzi 14:1).

    Nell’incoraggiare i Corinzi a ricercare l’amore, Paolo sottolinea che l’amore è di prima importanza e che i credenti devono dargli la priorità. L’amore è il fondamento che deve guidare tutto ciò che facciamo ed è ciò a cui aspiriamo. Siamo esortati a fare dell’amore il nostro principio guida in tutte le nostre azioni e interazioni. L’amore non si riferisce semplicemente a un’emozione: è una scelta, un impegno ad agire in linea con la volontà divina.

    Paolo collega la ricerca dell’amore con il desiderio sincero dei doni spirituali. In precedenza, in 1 Corinzi 12, Paolo aveva insegnato che tutti i doni spirituali sono dati dallo Spirito e sono dati allo scopo di servire le altre membra del corpo di Cristo (1 Corinzi 12:7-10). In questo capitolo, incoraggia i Corinzi a esercitare i doni dello Spirito nel loro culto unito — in particolare la profezia — per l’edificazione degli altri e della chiesa.

    Perché chi parla in altra lingua non parla agli uomini, ma a Dio; poiché nessuno lo capisce, ma in spirito dice cose misteriose (1 Corinzi 14:2).

    Chi parla in lingue pronuncia parole incomprensibili che gli altri non possono comprendere senza qualcuno che possa interpretare ciò che viene detto. Per questo motivo, chi parla in lingue non parla agli altri ma a Dio e i misteri che pronuncia non possono essere compresi dagli altri.

    Chi profetizza, invece, parla agli uomini un linguaggio di edificazione, di esortazione e di consolazione (1 Corinzi 14:3).

    Sebbene parlare in lingue in preghiera sia una pratica corretta e buona, in questo passo Paolo si concentra sui doni spirituali per l’edificazione degli altri. In questo contesto, promuove la profezia come mezzo per rafforzare, incoraggiare e confortare i credenti. La profezia nella prima Chiesa era simile alla predicazione nelle chiese di oggi. Come dice uno studioso della Bibbia:

    La profezia nella Chiesa primitiva assomigliava per molti aspetti alla predicazione contemporanea. Era un messaggio di Dio al suo popolo, pronunciato nella lingua del popolo. La profezia portava benefici alle persone in innumerevoli modi ed era usata al servizio dell’amore.1

    Chi parla in altra lingua edifica se stesso; ma chi profetizza edifica la chiesa (1 Corinzi 14:4).

    Paolo continua il suo paragone sottolineando che quando una persona parla in lingue, edifica solo se stessa, poiché è una forma di comunione personale con Dio. Naturalmente, non c’è nulla di sbagliato in questo e, come Paolo suggerisce più avanti in questo capitolo, c’è spazio per parlare in lingue per l’auto-edificazione. Tuttavia, nel culto pubblico, i doni dello Spirito devono essere esercitati per l’edificazione della chiesa. Tale edificazione comunitaria ha luogo solo quando ciò che viene detto può essere compreso dalla comunità.

    Vorrei che tutti parlaste in altre lingue, ma molto più che profetizzaste; chi profetizza è superiore a chi parla in altre lingue, a meno che egli interpreti perché la chiesa ne riceva edificazione (1 Corinzi 14:5).

    Pur continuando a incoraggiare i Corinzi a esercitare il dono di parlare in lingue, Paolo preferisce che profetizzino, a meno che non ci sia chi possa interpretare il messaggio dato in lingue, in modo che la chiesa ne possa beneficiare.

    Dunque, fratelli, se io venissi a voi parlando in altre lingue, che vi servirebbe se la mia parola non vi recasse qualche rivelazione, o qualche conoscenza, o qualche profezia, o qualche insegnamento?
    Perfino le cose inanimate che danno suono, come il flauto o la cetra, se non danno suoni distinti come si riconoscerà ciò che si suona con il flauto o con la cetra? E se la tromba dà un suono sconosciuto, chi si preparerà alla battaglia?
    (1 Corinzi 14:6-8)

    Paolo usò il termine “fratelli” (o “fratelli e sorelle” in altre traduzioni) per ammorbidire le sue parole e per aiutare i Corinzi a non mettersi sulla difensiva. Iniziò presentando uno scenario ipotetico in cui si sarebbe recato a visitarli, affermando che tale visita non avrebbe portato alcun beneficio ai credenti di Corinto, a meno che non avesse portato qualche rivelazione o conoscenza o profezia o insegnamento. L’unico beneficio di una visita di Paolo sarebbero stati gli insegnamenti che avrebbe impartito loro.

    In secondo luogo, Paolo utilizza un esempio musicale come illustrazione. Non è possibile distinguere una melodia suonata da un flauto o da un’arpa se non c’è una serie distinguibile di note. In terzo luogo, fa riferimento a una tromba usata come richiamo in battaglia, notando che il segnale non sarà compreso se la tromba non emetterà un richiamo chiaro; altrimenti, avrà fallito il suo scopo. Paolo usa queste illustrazioni per sottolineare che le lingue senza interpretazione non rivelano nulla, non comunicano conoscenza e non forniscono istruzioni. Sono piuttosto come uno strumento stonato che emette suoni che non giovano a nessuno.

    Così anche voi, se con la lingua non proferite un discorso comprensibile come si capirà quello che dite? Parlerete al vento (1 Corinzi 14:9).

    Paolo conclude che è necessario comunicare chiaramente per l’edificazione e il rafforzamento degli altri e lo applica direttamente alla situazione di Corinto. L’implicazione è che i Corinzi praticavano un parlare in lingue inintelligibili, che in definitiva non era altro che parlare al vento.2

    Ci sono nel mondo non so quante specie di linguaggi e nessun linguaggio è senza significato. Se quindi non comprendo il significato del linguaggio sarò uno straniero per chi parla, e chi parla sarà uno straniero per me (1 Corinzi 14:10-11).

    Paolo sottolineò che, sebbene al mondo esistano diversi tipi di lingue, il loro scopo è quello di comunicare con gli altri. Se qualcuno non capisce ciò che viene detto, se non si parla la stessa lingua, allora chi ascolta e chi parla sono praticamente stranieri tra di loro. I loro tentativi di comunicare falliranno e alla fine non gioveranno a nessuno.

    Così anche voi, poiché desiderate i doni dello Spirito, cercate di abbondarne per l’edificazione della chiesa (1 Corinzi 14:12).

    Paolo approvava il desiderio dei Corinzi di ricercare le manifestazioni dello Spirito Santo. Tuttavia, li esorta a sforzarsi di eccellere in quelle che edificano e costruiscono la Chiesa.

    Perciò chi parla in altra lingua preghi di poter interpretare, perché, se io prego in altra lingua, il mio spirito ben prega, ma la mia mente rimane infruttuosa (1 Corinzi 14:13-14 LND).

    Dopo aver sottolineato i limiti del parlare in lingue, Paolo fece notare che quando qualcuno pregava in quel modo, le sue preghiere coinvolgevano solo il suo spirito e non la sua mente. Pertanto, sarebbe più vantaggioso se la persona pregasse anche per l’interpretazione delle lingue, in modo da comprendere e beneficiare del messaggio.

    Paolo conclude che le lingue senza interpretazione non possono essere comprese da nessuno, incluso chi sta dando il messaggio. Se Paolo non capiva quello che diceva quando pregava in lingue, come potevano capirlo e trarne beneficio i suoi ascoltatori?

    Che fare dunque? Pregherò con lo spirito, ma lo farò anche con la mente; canterò con lo spirito, ma canterò anche con la mente (1 Corinzi 14:15 LND).

    A causa dei limiti della preghiera in lingue, Paolo decise di pregare, cantare e lodare sia con lo spirito che con la mente. Mentre il canto e la preghiera in lingue erano appropriati nella preghiera e nell’adorazione privata, non era così nel culto pubblico.

    Altrimenti, se tu benedici Dio soltanto con lo spirito, colui che occupa il posto come semplice uditore come potrà dire «Amen!» alla tua preghiera di ringraziamento, visto che non sa quello che tu dici? Quanto a te, certo, tu fai un bel ringraziamento, ma l’altro non è edificato (1 Corinzi 14:16-17).

    Paolo sottolineò l’importanza di una comunicazione chiara durante il culto e fece notare che se qualcuno parla in lingue senza interpretazione, quelli che non capiscono la lingua non possono unirsi alla preghiera.

    Io ringrazio Dio che parlo in altre lingue più di tutti voi; ma nella chiesa preferisco dire cinque parole intelligibili per istruire anche gli altri, che dirne diecimila in altra lingua (1 Corinzi 14:18-19).

    Anche se Paolo sperimentava personalmente le benedizioni di questo dono nel suo culto privato, in pubblico preferiva pronunciare cinque parole che potessero essere comprese da chi ascoltava piuttosto che migliaia di parole in lingue. La sua attenzione era rivolta a parole che servivano a insegnare e istruire gli altri, onorando così Dio.

    Fratelli, non siate bambini quanto al ragionare; siate pur bambini quanto a malizia, ma quanto al ragionare, siate uomini compiuti (1 Corinzi 14:20).

    Ancora una volta, Paolo si riferisce ai Corinzi come fratelli, cosa che probabilmente esprime l’intensità del suo appello nei loro confronti. Ammonendoli di non pensare come bambini, Paolo suggerisce che l’attenzione dei Corinzi per la glossolalia [il parlare in lingue] rivela la loro immaturità spirituale.

    A volte la Scrittura elogia gli atteggiamenti infantili dei credenti, come quando Gesù sottolinea la fiducia di un bambino come esempio di fede (Marco 10:15). In questo caso, però, Paolo afferma che i credenti dovrebbero essere innocenti come i bambini nei confronti del male; in altre parole, i credenti non dovrebbero praticare il male ma tenersene lontani. Naturalmente, i cristiani non devono essere ingenui in quanto al male, come Gesù disse ai discepoli di “essere prudenti come i serpenti e semplici come le colombe” (Matteo 10:16), ma Paolo insistette sul fatto che i credenti dovrebbero pensare in modo maturo per quanto riguarda la dottrina e la pratica cristiana.

    È scritto nella legge: «Parlerò a questo popolo per mezzo di persone che parlano altre lingue e per mezzo di labbra straniere; e neppure così mi ascolteranno», dice il Signore. Quindi le lingue servono di segno non per i credenti, ma per i non credenti; la profezia, invece, serve di segno non per i non credenti, ma per i credenti (1 Corinzi 14:21-22).

    Paolo parafrasò Isaia 28:11-12 per sottolineare la necessità che i Corinzi pensassero correttamente alle lingue. In questo passo, Isaia aveva avvertito l’Israele settentrionale che Dio li avrebbe esiliati in un luogo dove avrebbe usato lingue sconosciute e straniere per parlare al suo popolo. Tuttavia, nonostante questa punizione, essi continuarono a non ascoltare il Signore.

    Quando dunque tutta la chiesa si riunisce, se tutti parlano in altre lingue ed entrano degli estranei o dei non credenti, non diranno che siete pazzi? (1 Corinzi 14:23)

    Dopo aver argomentato che le lingue non interpretate nel culto unitario non sono proficue per la comunità, Paolo passa a sottolineare come possano ostacolare l’evangelizzazione allontanando i non credenti. Presenta uno scenario ipotetico in cui persone estranee e non credenti partecipano a un incontro pubblico in cui tutta la chiesa parla in lingue. Chi non ha alcuna conoscenza del cristianesimo li penserebbe pazzi e potrebbe finire per allontanarsi senza ascoltare il messaggio del Vangelo.

    Ma se tutti profetizzano ed entra qualche non credente o qualche estraneo, egli è convinto da tutti, è scrutato da tutti, i segreti del suo cuore sono svelati; e così, gettandosi giù con la faccia a terra, adorerà Dio, proclamando che Dio è veramente fra voi (1 Corinzi 14:24-25).

    Paolo contrappone lo scenario precedente a quello di un non credente che entra in un servizio di culto in cui vengono dati messaggi in profezia con parole comprensibili per l’estraneo. L’effetto sarebbe molto diverso, perché il visitatore si sentirebbe ammonito dal messaggio e Dio gli parlerebbe attraverso di esso. Il visitatore si scoprirebbe peccatore, adorerebbe Dio e riconoscerebbe la presenza divina nella congregazione.

    Con le parole di un commentatore della Bibbia:

    Questi nuovi convertiti sarebbero rimasti tanto stupiti dalla parola di Dio proclamata nell’assemblea cristiana che avrebbero proclamato: “Dio è davvero in mezzo a voi”. […] La conversione dei perduti fa parte dello scopo delle assemblee cristiane.3

    (Continua)


    1 Richard L. Pratt, Holman New Testament Commentary—1 & 2 Corinthians. Vol. 7 (B&H Publishing Group, 2000), 244.

    2 Leon Morris, 1 Corinthians: An Introduction and Commentary, vol. 7, Tyndale New Testament Commentaries (InterVarsity Press, 1985), 767.

    3 Pratt, Holman New Testament Commentary—1 & 2 Corinthians.


    Pubblicato originariamente in inglese il 14 ottobre 2025.

  • Mag 12 La vita di un discepolo, parte 8: fare discepoli
  • Apr 28 1 Corinzi: capitolo 15 (versetti 37-58)
  • Apr 21 La vita di un discepolo, parte 8: Comunicare la nostra fede
  • Apr 7 1 Corinzi, capitolo 15 (versetti 20-36)
  • Mar 24 La vita di un discepolo, parte 7: servire Dio servendo gli altri
  • Mar 10 1 Corinzi: capitolo 15 (versetti 1-19)
  • Feb 24 La vita di un discepolo, parte 6: Amore per gli altri
  • Feb 10 1 Corinzi; capitolo 14 (versetti 26-40)
  • Gen 27 La vita di un discepolo, parte 5: cercare prima il suo regno
   

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