Compilazione
Il Dio della Bibbia è «il Dio di ogni grazia» (1 Pietro 5:10). La grazia è amore, ma un amore di tipo speciale. È un amore che si abbassa, che si sacrifica e serve, un amore che è buono con chi è sgarbato, generoso con gli ingrati e gli immeritevoli. La grazia è il favore di Dio, libero e immeritato, che ama i non amabili, che cerca i fuggitivi, soccorre i disperati e solleva il mendicante dal letamaio per farlo sedere in mezzo ai principi.
Fu la grazia a spingere Dio a stabilire il suo patto con un popolo in particolare. La grazia di Dio è un patto di grazia. Sì, è vero, viene anche mostrata a tutti, senza distinzione. È chiamata la sua «grazia comune«, mediante la quale dà indiscriminatamente a tutti gli uomini benedizioni come ragione e coscienza, amore e bellezza, vita e cibo, matrimonio e figli, lavoro e tempo libero, un governo stabilito e molti altri doni.
Tuttavia, la creazione di un patto speciale tra Dio e un popolo speciale può essere descritta come un suo caratteristico atto di grazia; poiché con esso prese l’iniziativa di scegliersi un popolo e di impegnarsi a essere il loro Dio. Non scelse Israele perché fosse più grande o migliore di altri popoli. Il motivo della scelta dipese da Lui, non da loro. Come spiegò Mosè: «Il Signore … ha riposto il suo amore su di voi … perché il Signore vi ama» (Deuteronomio 7:7–8). […]
In origine «redenzione» non era un termine teologico ma commerciale. Spesso nell’Antico Testamento (come anche oggi) leggiamo della redenzione di un terreno che era stato alienato dalla proprietà di un uomo, o ipotecato.
C’erano anche persone che dovevano essere redente, come schiavi e prigionieri. In ciascun caso qualcosa o qualcuno doveva essere comprato, anzi ricomprato, da qualche stato di alienazione o schiavitù. Redimere significava comprare la libertà di qualcuno, recuperare con un pagamento una cosa che era stata persa. […]
Questo è lo sfondo veterotestamentario della grande opera di redenzione di Gesù Cristo. L’alienazione e la schiavitù dell’umanità sono spirituali. È stato il nostro peccato — la nostra ribellione contro Dio e contro il benessere del nostro prossimo — a renderci schiavi e a separarci da Dio. L’uomo nel peccato è un uomo sotto giudizio; per la nostra ribellione non meritiamo altro che la morte.
È in questa situazione di impotenza e disperazione che venne Gesù Cristo. Prese la nostra natura quando nacque e la nostra colpa quando morì. Nel linguaggio nudo e crudo del Nuovo Testamento prima «si è fatto carne», poi «è diventato peccato» e infine «è diventato maledizione» per noi (Giovanni 1:14; 2 Corinzi 5:21; Galati 3:13). Perché la semplice verità è che prese il nostro posto. Si identificò così a fondo con noi, nella nostra situazione difficile, che portò i nostri peccati e morì la nostra morte. […]
Ora è descritto come “seduto alla destra di Dio”, mentre riposa dalla sua opera di redenzione ormai terminata ed è incoronato di gloria e onore. Ha vinto per noi una «redenzione eterna» (Ebrei 9:12). —John Stott1
Un amore che si china
La grazia è favore in assenza di merito. La grazia è amore che si china. A quelli che si meritano niente, la grazia dà tutto in cambio di niente (Efesini 2:8–9).
Donald Barnhouse ha detto: «L’amore rivolto verso l’alto è culto, adorazione; l’amore rivolto all’esterno è affetto; l’amore che si china è grazia». La parola usata nell’Antico Testamento per grazia (chen) significa «piegarsi». Dio tratta con gli umili (Romani 12:16), corre incontro ai peccatori (Luca 15:20) e ama gli impossibili da amare (Romani 5:6). […]
La grazia non è influenzata dalle dimensioni del peccato, come Gesù non era influenzato dalla gravità delle malattie delle persone che guariva. La grazia salvò il «primo dei peccatori». Paolo pensava che, se ci fosse stata una classifica di peccatori, lui sarebbe stato il primo; tuttavia, la grazia del Signore «è sovrabbondata» in lui (1 Timoteo 1:14–15).
La grazia salvò pubblicani e peccatori. Gesù operò miracoli in mezzo ai disprezzati dall’élite religiosa. (Luca 7:34). Anche se pubblicani e peccatori pensavano che la religione non facesse per loro, Gesù insegnò che la gente «buona», come i farisei, non aveva il monopolio della religione. Anzi, gli ipocriti sono stati lasciati fuori dal regno, mentre molti degli ex empi ce l’hanno fatta (Matteo 21:43). Gesù non venne per «chiamare dei giusti, ma dei peccatori» (Matteo 9:13).
La grazia salvò pagani e depravati. Nell’Impero Romano non c’erano Las Vegas, Rio o San Francisco, ma c’era Corinto. I suoi cittadini erano molto noti per la loro immoralità. Evangelizzare là intimorì il cuore temprato del missionario veterano Paolo (Atti 18:9–10; 1 Corinzi 2:3). Certamente, pensò, sto sprecando il mio tempo qui. Ma il Signore sapeva ciò che Paolo ignorava. Persone i cui nomi erano scritti nei registri della polizia presto saranno scritti in cielo (Filippesi 4:3). […]
Quando Paolo, già anziano, scriveva il suo ultimo libro, era fiducioso nella grazia divina: «So in chi ho creduto e sono convinto che egli ha il potere di custodire il mio deposito» (2 Timoteo 1:12). Quando il suo corpo ebbe problemi fisici, Gesù gli disse: «La mia grazia ti basta» (2 Corinzi 12:9). Davide osservò: «Io sono stato giovane e sono anche divenuto vecchio, ma non ho mai visto il giusto abbandonato, né la sua discendenza mendicare il pane» (Salmi 37:25). […]
Dio ci ha comprati a gran prezzo: la vita di Gesù (Efesini 1:7). Quando Gesù pagò per noi, ci rese liberi; e se «il Figlio vi farà liberi, sarete veramente liberi» (Giovanni 8:36). —Allen Webster2
Grazia Eterna
Alcuni di quelli che credono che i cristiani possano perdere la salvezza non interpretano «eterno» come «per sempre», ma piuttosto come un tipo di vita in relazione a Dio, che possono avere per un certo periodo e poi perdere. Comunque, questo concetto non concorda con il significato della parola greca aiōnios, che è quella più utilizzata nelle Scritture per perenne, eterno. La definizione di aiōnios è: senza fine, che non cesserà mai, eterno, perenne.
La vita eterna è presentata in contrasto a giudizio, condanna e separazione da Dio. Chi riceve Gesù ed è nato di nuovo, non è condannato: è stato redento dalla morte di Cristo sulla croce (Giovanni 3:17–18).
La salvezza non mette fine al peccato nella nostra vita. Come cristiani dobbiamo sempre sforzarci di superare il peccato, ma gli esseri umani hanno una natura peccatrice e di conseguenza tutti noi pecchiamo; quando succede, dobbiamo chiedere perdono a Dio. Anche se i nostri peccati hanno conseguenze sulla nostra vita spirituale, perché influenzano il nostro rapporto personale con Dio, non causano la perdita della salvezza. Potremmo subire le conseguenze dei nostri peccati ed essere castigati, perché Dio, da buon genitore, cerca amorevolmente di insegnarci e addestrarci; ma non perdiamo il nostro posto come figli di Dio, adottati nella sua famiglia (Ebrei 12:6, 8, 10–11).
Come figli di Dio, siamo eredi della vita eterna. È l’eredità che ci è promessa mediante la salvezza.
«Quando però si sono manifestati la bontà di Dio, salvatore nostro, e il suo amore per gli uomini, egli ci ha salvati non in virtù di opere di giustizia da noi compiute, ma per sua misericordia mediante un lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo, effuso da lui su di noi abbondantemente per mezzo di Gesù Cristo, salvatore nostro, perché giustificati dalla sua grazia diventassimo eredi, secondo la speranza, della vita eterna» (Tito 3:4–7).
Essendo giustificati per fede, cioè salvati mediante il sacrificio di Gesù, siamo titolari di un’eredità incorruttibile, conservata nei cieli per noi e custodita dalla potenza di Dio.
Dio ha promesso la salvezza; Gesù l’ha adempita attraverso la sua morte e risurrezione; lo Spirito Santo la garantisce. La nostra salvezza è sicura, permanente ed eterna. Una volta che l’abbiamo avuta, non possiamo perderla.
Potremmo avere delle momentanee mancanze di fede, ma queste mancanze di fede e di ubbidienza non cambiano la nostra posizione legale di eredi, di individui giustificati dal sangue di Gesù (Romani 5:9). Chi è stato salvato, chi ha ricevuto Gesù ed è nato di nuovo, non perde la propria salvezza.
I cristiani che hanno accettato Gesù come Salvatore e sono nati di nuovo sono salvati in modo permanente. Abbiamo ricevuto la salvezza eterna, il dono d’amore di Dio. Abbiamo la vita eterna, siamo riconciliati con Dio e vivremo per sempre — tutto perché Dio ci ama e Gesù è morto per noi, perché potessimo ricevere il dono meraviglioso della salvezza.
Dio è il vero, giusto giudice; è Lui che conosce il cuore e i motivi di ogni persona, che capisce tutto di ognuno di noi. Desidera ardentemente che tutti siano salvati. Ci ama tutti e fa liberamente dono della salvezza a tutti quelli che la vogliono ricevere. —Peter Amsterdam
Pubblicato originariamente sull’Ancora in inglese il 4 ottobre 2022.